Progetto #Gilda35: Beta 1.1: Fenomenologia dei Bimbiminkia

dechirico1Sarà che sono nato con Pong…
Sarà che nella mia vita ho fatto un job rounding furioso, come una pallina di pixel che rimbalza da un lato all’altro del tubo catodico…
Sarà che in questo girovagare tra le esperienze lavorative più disparate ho avuto modo anche di imbattermi in temi interessanti come advertising, customer care,design, bimbiminkia e processi di trasformazione urbana…
Sarà che l’incestuoso legame tra bimbiminkia e designer mi fa un po’ paura.
Premetto: quello che leggerete qui potrà risultare un po’ controverso.
Premetto: ad alcuni di voi non piacerà quello che leggeranno.
Premetto: sputatemi in faccia, ma la penso così.
Con questo post risponderò ad una domanda: “perché il progetto #Gilda35 se la prende tanto con i bimbiminkia?”

Perché i bimbiminkia stanno trasformando da anni il cyberspazio e addirittura le metropoli, in cui abitiamo.
Non perché siano consapevoli di quello che fanno, ma perché i designer modellano ogni cosa in loro funzione.
Sta avvenendo questo anche per Twitter, ma non ce ne rendiamo conto.
I designer di Twitter lo stanno calibrando a misura di bimbiminkia, perché loro e le c.d. Twitstar sono i prosumer di questo prodotto. Per questo Twitter si sta riempiendo di algoritmi che sparano inutili toptweet, di who to follow che ti invitano a seguire personaggi improbabili, di cataloghi di insulsi utenti di riferimento (le Twitstar) su cui orientare chi accede le prime volte, di add-on spamma notifiche e infine di giochini, giochini, giochini…
Mi direte:“Twitter è grande c’è spazio per tutti”.
A mio avviso non è proprio così.
Il nostro spazio si sta restringendo ogni giorno senza che ce ne rendiamo conto.
Potrebbe venire il tempo in cui ci ritireremo da Twitter nauseati da tonnellate di notifiche e post insulsi, come molti di noi hanno già fatto con Facebook.
E’ una questione di entropia dell’informazione.
I social network non hanno un ciclo biologico di nascita, espansione, apogeo, contrazione, morte.
I social network non nascono dalla mente di qualche nerd sfigato per caso.
I social network non si sviluppano in modo autonomo un po’ a casaccio.
I social network sono oggetto di attento design e come tali nulla che li riguardi è lasciato all’improvvisazione.
I social network sono un prodotto e come tali muoiono solo quando bisogna lanciare qualcosa di nuovo.
I social network sono un prodotto che veicola pubblicità e come tali devono essere attentamente strutturati in modo evolutivo per allargare di continuo la base utenti.
Non ci rendiamo conto che nel mondo attuale il design evolutivo è molto più importante della pubblicità.
Siamo così sovra stimolati, che ci siamo convinti che siamo noi che seguiamo le mode e le tendenze.
Non è così, sono le mode e le tendenze che ci seguono.
Le pubblicità ci vendono esattamente il prodotto che cerchiamo.
E quel prodotto è stato elaborato da designer molto attenti, per rispondere alle esigenze della elite dei consumatori: i prosumer.
Prosumer che quando sono giovani chiamiamo bimbiminkia, da adulti shopping addicted.
Prosumer sui quali si regge la nostra economia di indebitamento finalizzato al consumo (v. crisi dei mutui sub prime).
Prosumer che sanciscono il successo o il fallimento di un prodotto, uno spettacolo, un personaggio.
In Italia abbiamo una visione assolutamente distorta dei fenomeni legati al mondo della pubblicità, determinata dalla nostra attuale fase politico culturale.
Certa stampa ha banalizzato e deformato il fenomeno della pubblicità, che viene presentata come una sorta di strumento di condizionamento psichico.
E’ una lettura, a mio avviso, errata, che è stata determinata soprattutto dall’inadeguatezza della Sinistra italiana a fare autocritica sulla propria incapacità di generare veri leader e veri intellettuali nell’ultimo trentennio.
L’intellighenzia di Sinistra al suo completo invece di chiedersi perché non riesce più a fornire una risposta alle esigenze della collettività, si è autoassolta dichiarando che Mr. B. ha plagiato un’intera nazione con la televisione commerciale. I Maîtres à penser della Sinistra hanno così espanso a dismisura i poteri della pubblicità, che nella loro visione della realtà diviene uno strumento di “innesto corticale” alla Philip K. Dick di pulsioni, desideri e aspirazioni (quasi che se trasmettessimo “Heimat” a reti unificate per 20 anni otterremmo un popolo di intellettuali, o con “Mary Poppins” un nuovo ordine mondiale di pace e armonia). L’assunto è che non è stata la Sinistra a disperdere la propria egemonia culturale e di consenso, che aveva raggiunto tra gli anni sessanta e settanta, ma che è stato Mr. B. con la televisione commerciale a plagiare le menti di milioni di persone, comprimendone il libero arbitrio. Persone che lasciate a sé stesse non lo avrebbero mai votato.
Chi pensa quanto sopra o mente sapendo di mentire, o non conosce minimamente i meccanismi della pubblicità.
Mr. B. vince perché è un ottimo pubblicitario e come tale sa fare design in progress del suo prodotto/partito, per renderlo adeguato alle esigenze, di cui sono portatori i sui consumatori/elettori. Come dicono altrimenti i politologi perché “parla alla pancia della gente”.

Premetto: quella che leggerete è una storia vera.
Per un lungo periodo, tra le mille cose che ho fatto, sono stato responsabile della Carta dei Servizi di una Società, che fornisce una serie di servizi immobiliari (dall’ingegneria, ai servizi, alla gestione commerciale, all’advertising), all’interno di uno dei più grandi Gruppi economici italiani. Ciò ha comportato per alcuni anni un contatto costante con le Associazioni di Consumatori e Disabili, ma soprattutto una formazione sul campo dei temi legati alla pubblicità e alla comunicazione.
Mi sono dovuto leggere molta roba: dal grande classico “I Persuasori Occulti” di Vance Packard fino alle più scafate teorie sul neuromarketing.
La conclusione cui sono giunto è una: la pubblicità non può inserire nelle nostre testoline nulla che non ci sia già dentro. Anzi sono i designer dei prodotti che rincorrono le esigenze di noi clienti.
Se un prodotto non funziona, non c’è pubblicità che tenga, anzi quanto più si reitera il messaggio quanto più si crea disaffezione nel consumatore.
La nuova frontiera, infatti, è rappresentata dal modellare il prodotto sulle esigenze espresse (marketing tradizionale) e inespresse (neuro-marketing) del consumatore. Il design in progress del prodotto, per adeguarlo costantemente alle esigenze del consumatore, è un elemento essenziale per la buona riuscita di qualunque progetto.
Nel
mio caso ciò che vendeva l’azienda, per cui lavoravo, erano progetti di rigenerazione urbana.
Il Gruppo di cui facevo parte organizzò un’intensa campagna di analisi della customer satisfaction ad ampio spettro, che andava dai questionari one to one, al cliente misterioso e ogni altra diavoleria ideata dagli indagatori dell’animo umano.
Vennero intervistate migliaia di persone di ogni estrazione sociale su tutto il territorio nazionale, raccogliendo una quantità di dati immensa.
Poiché se s’investe in un progetto di rigenerazione urbana è importante il ritorno commerciale dell’investimento, realizzato un progetto pilota era importante capire a quale cliente tipo l’azienda si stesse rivolgendo, per adeguare i futuri progetti alle esigenze dei prosumer.
L’Istituto ci consegnò il report, da cui risultò che il nostro cliente tipo (individuato tra milioni di clienti) era:

  • Età: 15-25 anni;
  • Stato civile: single;
  • Professione: studente;
  • Titolo di Studio: diploma;
  • Caratteristiche:

    • Molto tempo libero a disposizione;
    • Versato nei social network;
    • Ottima propensione alla spesa;
    • Si muove in comitiva;
    • Attento alle nuove tendenze.

Qualcuno ha detto: “Cazzo! Ma è un bimbominkia!”?
Una pubblicità è funzionale nel momento in cui fa leva sulle esigenze del consumatore con un prodotto che soddisfa quelle esigenze. Se non si realizza questo incestuoso triangolo tra esigenze del consumatore-prodotto conforme alle esigenze-messaggio di richiamo non c’è pubblicità che tenga.
Così i bimbominkia stanno cambiando il nostro habitat. Non perché siano consapevoli di ciò, ma perché sono i prosumer
(i consumatori di eccellenza) della società in cui viviamo. E i designer (di abbigliamento, di programmi televisivi, di popstar, di social network, di grandi infrastrutture, ecc…) li monitorano costantemente per adeguare i prodotti alle loro esigenze.
Un padre di famiglia, monoreddito, con due figli, precario ha una propensione al consumo ridicola, con lui non c’è pubblicità, moda o tendenza che tenga.
I bimbiminkia hanno, invece, una tendenza al consumo parossistica. Spendono e spandono allegramente, fottendosene di tutto e tutti. Parlano un linguaggio da bulli, cinici, vuoti e sessisti. Hanno connessioni internet a banda larga, smartphone
, ingurgitano tonnellate di schifezze e di programmi televisivi, si appropriano di ogni genere di accessorio o diavoleria di tendenza, che i designer abbiano costruito su misura per loro.
Perfino le città in cui viviamo si stanno trasformando, per seguire le loro esigenze.
Quando la nostra città, il nostro aeroporto, la nostra stazione, il nostro porto, la nostra università, il nostro parco, si trasformano in un ibrido tra uno shopping center
e un parco a tema chiediamoci a misura di chi sono fatti.
Può Twitter sottrarsi a questo processo?
La risposta a mio avviso è no.
Twitter sta venendo disegnato giorno per giorno a misura di bimbiminkia.
Lo attesta la continua reiterazione di messaggi inconsistenti, violenti e sessisti tipici dei bimbiminkia, che vengono reiterati in toptweet.
Lo attesta il who to follow
stile facebook.
Lo attestano le milioni di notifiche insensate che ci giungono ogni giorno.
La necessità di allargare quanto più possibile la base del prodotto Twitter a quei meravigliosi consumatori compulsivi di popstar, di film, di spettacoli, di gadget, di accessori, che sono i bimbiminkia, comporta la necessità di calibrare questo media pubblicitario a loro uso e consumo.

Perché Twitter è un media pubblicitario.
Non c’è miglior strumento per vendere un prodotto o uno spettacolo, che rendere consapevole l’acquirente, che comprandolo garantisce la propria appartenenza a una community.
Fenomeni come Twilight, i Jonas Brothers, Hanna Montana, Harry Potter e compagnia, non venderebbero tanto se i loro acquirenti non fossero convinti di appartenere ad una comunità.
L’uomo è un animale gregario e le Major usano i social network per far leva su questi aspetti insiti in noi.
Magari a noi altri non ci interessano, ma questi contenuti sono come mucillagini, che alla fine creano entropia dell’informazione, rendendo l’ambiente asfittico.
Come arginare un fenomeno apparentemente inarrestabile?
Con un piccolo, deliberato, lecito e simpatico atto di sabotaggio: il Progetto #Gilda35
L’obiettivo del progetto #Gilda35 non è di attaccare i bimbiminkia in quanto tali.
Figuriamoci, sarebbe pura follia!
Il progetto #Gilda35 ha lo scopo di colpire con una cyber beffa i designer
di Twitter, per costringerli quantomeno a riflettere prima di procedere alla taratura del nostro social network preferito, come strumento accalappia bimbiminkia/prosumer.
Pena condannare Twitter a fare la fine di Facebook.

Coming soon il Dr. Jovanz74, l’Esperimento Fine di Mondo e i suoi allegri #Faketoptweets.

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6 pensieri su “Progetto #Gilda35: Beta 1.1: Fenomenologia dei Bimbiminkia

  1. Ho scritto questo articolo prima degli esperimenti di oggi. Alla luce di quanto accaduto sul tread di #Gilda35 su Twitter, mi sembra profetico.Avrei aspettato un po' a pubblicarlo, ma i fatti mi hanno anticipato.

  2. Si sono d'accordo sul fatto che il target di crescita ideale per twitter è molto sovrapponibile ai cd bimbiminkia (non mi piace il termine perchè inevitabilmente diventa generalista ed in quel senso b.minkia lo siamo stati tutti) ma credo che il mezzo sia sufficientemente generalista da garantire 'ampiezza di banda' a tutti. Come sempre è un mezzo, dentro ci passa il contenuto che ognuno di noi desidera modellando la propria TL e dicendo quello che si vuole.Rimane l'opacità con cui gli azionisti di twitter comunicano sul modo in cui intendono fare soldi, ma è condivisibile (da un punto di vista dell'azienda) puntare sul target che consenta la diffusione più rapida (macchia d'olio generazionale) funzionando poi da cavallo di troia per i target adiacenti (genitori, fratelli maggiori etc etc).Boh. A me piace.

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