Progetto #Gilda35 la Fase beta.

“ONTRO”

Descrivere un’esperienza di giocoso DaDaismo illogico, e metarazionale come il Progetto #Gilda35 su una rivista scientifica è di per sé un piccolo coccoloso atto di sabotaggio al buonsenso. Non posso quindi che accogliere con entusiasmo la proposta di Alessandra Colucci, uno dei membri del Comitato Tecnico Scientifico del Progetto. Mi accosto al mondo delle cose serie con tutta l’irriverenza, la falsa modestia e la più totale spensieratezza di cui sarò capace.

#Gilda35 è una case history di come si possa fare un uso eterodosso di un Social Network, per finalità non solo non previste dai designer che l’hanno realizzato, ma addirittura opposte. Dimostra come un gruppo di utenti qualunque, privi di mezzi, può rapidamente diventare una sorta di piccola e agguerrita élite di un Social Network, intervenendo in modo attivo sulle sue dinamiche.

#Gilda35 nasce come un atto d’amore di un gruppo di ormai 175 “Ricercatori” verso il proprio Social Network preferito: Twitter. E’ un “rigoroso progetto collettivo scientifico dadaista”, che si sta svolgendo da circa un mese soprattutto su un tema di tendenza di Twitter (c.d. trend topic o hashtag), #Gilda35 appunto (http://twitter.com/#search?q=%23Gilda35) e sul suo nonBLOG (http://jovanz74.splinder.com/), che in realtà ne è il DaDaista romanzo a puntate.

Scopo del Progetto è combattere, con una serie di “sabotaggi dadaisti”, le forme di socialads (marketing e advertising specializzato per Social Network), che invece di andare verso la creazione di una rete dialogante tra consumatore e produttore, utilizzano stantie forme di pubblicità occulta. Il casus belli da cui è propagato il Progetto è stata l’introduzione dei c.d. Toptweets (una sorta di vetrina dei contenuti più in voga su Twitter). A mio avviso questo nuovo strumento stava creando i presupposti per una svolta in senso più smaccatamente commerciale di quello che finora era stato il Social Network più etico nell’utilizzo dei socialads. Così sono corso ai ripari, ideando una sorta di supereroina creata ad hoc: #Gilda35:

  • Gilda come la dark lady impersonata da Rita Haywort, come la prima bomba atomica, come le associazioni medioevali di autotutela dal basso;
  • 35  come i primi Ricercatori che hanno dato vita al Progetto (peraltro nella smorfia napoletana il 35 è “l’uccellino” il simbolo di Twitter).

#Gilda35 è una sorta di avatar collettivo all’interno del quale si muovono tutti gli appartenenti al Progetto. Per darle vita ho attinto a piene mani dalle mie grandi passioni: le avanguardie culturali del secolo scorso (dadaismo, futurismo e surrealismo), il cyberpunk, la fantascienza di Philip K. Dick e Kurt Vonnegut, il postmoderno di Thomas Pynchon, i fumetti di Alan Moore. In pratica il fritto misto di cultura mainstream che anima il mio avatar Jovanz74. Come ho detto altrove #Gilda35 è un ibrido tra Luther Blissett, Valis e Catwoman.

L’idea di partenza è stata quella di una performance collettiva di teatro situazionista all’insegna dell’esperimento “scientifico dadaista”. Insieme ad un’ilare équipe di quelli che sono poi diventati i 175 Ricercatori/Sabotatori, abbiamo dato il via ad una guerra al marketing con il marketing, all’intrattenimento con l’intrattenimento. Così in poche settimane abbiamo spazzato via le pubblicità occulte della Disney dall’homepage di Twitter. L’arma è stata quella di una campagna di “micro sabotaggi” leciti, carini e coccolosi, che in sostanza ha fatto implodere l’algoritmo dei toptweet. Addirittura ridefinendone i contenuti.

Di seguito riporterò le fasi iniziali relative alla nascita del progetto e le basi concettuali che l’hanno generato. I testi ivi riportati sono alcuni estratti, debitamente resi più comprensibili, del romanzo dadaista a puntate sviluppato sul nonBLOG. Quella che segue è la mia personalissima esperienza  con tutti i limiti che ciò comporta. Spero che vi diverta e che vi induca qualche riflessione. Oppure no.

RESONANTE

Sono membro di una generazione, per cui l’informatica costituisce una fondante esperienza infantile, sono legato a Pong come Proust alle sue madeline. Tra i nuovi media offerti dal Web 2.0, quelli che mi hanno sempre tragicamente più incuriosito e deluso sono stati i “social network“. Un mondo con cui ho avuto sempre contatti fugaci, perché ai miei occhi riducono la condivisione dei contenuti a mero chiacchiericcio su quanto di più futile e vacuo la mente umana possa partorire.

Dopo anni di nauseabonde interazioni venni a conoscenza di Twitter, tramite articoli che favoleggiano dello strumento di comunicazione definitivo, in cui entrare in contatto dialogante con la crema dell’intellighenzia del Web 2.0. Affascinato cercai la home di Twitter e fui io per primo a subire uno shock culturale. Sotto la dicitura TopTweets rinvenni le faccine di Hanna Montana e dei Jonas Brothers (popstar della Disney), che sparavano assurdità in quell’odioso gergo dei giovani internettari conosciuto come bimbominkiese (bimbominkia è un epiteto atto a definire i giovani utenti del web privi di netiquette, per intenderci quelli che scrivono illuminanti haiku tipo “Ki@r@ L0vv@ i J0n@S Br0th€r$ ❤”). Superai lo sbigottimento iniziale, creai il mio account di Twitter: @Jovanz74. Però, nonostante una homepage decisamente disincentivante, mi si aprì un mondo di relazioni interessanti, di persone vere, di contenuti genuini. Per la prima volta in anni di peregrinazioni mi divertii con un Social Network e quasi mi dimenticai della sconcertante esperienza iniziale.

Il Progetto #Gilda35 vero e proprio è nato perché una sera di fine luglio, mi venne in mente un tweet stupidello:

  • @Jovanz74: #twitter: 140 caratteri per dire qualcosa. #fb: caratteri infiniti per non dire niente.

Una frase insulsa gettata tra le onde del Web, per dichiarare il mio smodato amore per Twitter e la nausea per Facebook. All’epoca non raggiungevo i 100 followers (amici di Twitter), che per la maggior parte del tempo m’ignoravano, come è il destino di ogni niubbi (nuovo utente) di un social network.

Tuttavia…

Dopo mezz’ora controllai i miei tweet e rinvenni una menzione del sito Resonancers, che mi informava che ero diventato un toptweeter. Sulla relativa pagina web scoprii di essere uno dei trenta autori di tweet in italiano più retwittato. Il retwit è l’equivalente del pulsante “mi piace” di Facebook, in pratica un utente tramite questa funzione si appropria di un messaggio interessante di un altro user e lo propone ai propri amici. Mi chiesi come avessi fatto a finire in Toptweet, così rapidamente. Su Twitter scrivono popstar, politici, giornalisti, intellettuali, scrittori, opinion maker. Tra tutti gli utenti italici quello col contenuto più interessante ero proprio io. Controllando nella homepage tra i Toptweet, scorsi il mio faccione incastonato tra quelli di Hanna Montana e i Jonas Brothers. Sbigottito mi interrogai: i casi erano due o avevo sbagliato lavoro e dovevo guadagnarmi da vivere come copywriter di piccoli slogan, o qualcosa non andava nell’algoritmo che selezionava i toptweet.

 

 

FeNOMENOLOGIA DEI TOPTWEETERS

Incuriosito iniziai a prestare attenzione crescente al fenomeno. Riassumo di seguito alcune caratteristiche singolari, che rinvenni in quei messaggi:

  • i toptweet di fine luglio 2010, contenevano quasi tutti riferimenti a Twitter;
  • erano stati emessi da giovani utenti che adottavano il volto di una popstar di Disney Channel come avatar, con nickname che riecheggiavano i nomi dei propri idoli;
  • erano stati retwittati in un range compreso tra un minimo di 19 volte e un massimo di 87 volte (il mio, sic!);
  • tutti i retweet erano stati effettuati in orario pomeridiano o serale (erano assenti i tweet mattinieri).

La parola Twitter in questi toptweet era associata al volto di bei giovani (ovviamente escluso il mio), con messaggi accattivanti, che trasudavano l’idea di un Social Network con una bassa età media, utilizzato da adolescenti goderecci, che amano frequentarsi anche nella vita reale e che possono entrare in contatto con le proprie star. Il mio faccione in giacca e cravatta, che pubblicizzava Twitter, in quel contesto pareva quello di un trentenne affetto dalla sindrome di Peter Pan. C’erano addirittura una citazione letteraria (Bukowski) e una “alternativa” (Sud Sound System), giuste per soddisfare gli appetiti meno convenzionali. Era una pagina talmente perfetta da rasentare il trascendente. Una reclame ideale di Twitter, con un retrogusto alla Disney Channel. L’effetto, se uno degnava la homepage di un’occhiata disattenta, era bello e ammiccante, ma ad un’analisi più attenta era spiacevolmente furba. Peccato, perché era stato proprio Evan Williams (uno dei co-fondatori di Twitter), che nel 2008 aveva dichiarato:“Non voglio fare soldi, voglio solo che la gente usi il mio servizio.” Erano queste le cose che mi avevano attratto di Twitter lo spirito libero, indipendente, social, pulito. Invece mi trovavo davanti a una homepage, che pareva costruita da un webdesigner con dei copywriter scafatissimi, che pubblicizzava al contempo Twitter e Disney Channel. Il tutto all’apparenza generato casualmente da un algoritmo. Non c’era alcuna traccia dei contenuti da microblog sensibili, intelligenti, sferzanti, che tanto mi avevano colpito, incontrati per caso, scorrazzando proprio su Twitter. Nessuna traccia di quei contenuti che avevano veramente risuonato nella mia mente.

Le mie incursioni tra i toptweeters mi lasciarono questa spiacevole sensazione (su internet è impossibile arrivare a conclusioni):

  • da un lato un gruppo di adolescenti, o presunti tali, che diffondevano in modo virale la propria passione per i Jonas e Twitter;
  • dall’altro un nugolo di BOT (software che simulano le azioni di un utente umano), che retwittavano random qualunque fesseria avesse riferimenti alla parola Jonas o Twitter;
  • in cima alla piramide un ottuso algoritmo, che assemblava il tutto in una danzante ghirlanda di contenuti pop.

Sottolineo che pensai, e penso tuttora, che né Twitter né la Disney c’entrino molto in questa storia, ci vedo di più le prove generali di Terze Parti indipendenti, che sviluppavano nuovi socialads, sfruttando le falle logiche della progettazione dell’algoritmo dei toptweet. Tutto ciò che riguarda internet è oggetto di un livello così alto di sofisticazione, che ogni verifica è impossibile. Qualsiasi conclusione può essere confutata a posteriori. Ma il toro andava affrontato per le corna, finché si era in tempo e l’unico modo di vincere questa battaglia era un attacco DaDaista alle inafferrabili entità, che si muovono dietro le quinte della Rete, che ho affettuosamente ribattezzato il Tecnonucleo.

Leggendo nella bio di @toptweets_it si può infatti leggere questo messaggio:

  • Bio: Top Tweets seleziona e ritwitta attraverso un algoritmo i più interessanti tweet attualmente presenti su Twitter. Buon divertimento!

L’algoritmo è una Macchina e come tale segue la ferrea logica dei propri programmatori, l’unico modo di vincerlo era ucciderne la logica “belletto degli impotenti della creazione” (Tzara).

Il seme di #Gilda35 era piantato.

 

Questo non è un tweet

Decisi di sviluppare il Progetto #Gilda35 in una serie di step simili a quelli dello sviluppo di un videogioco:

  • Fase Beta: si sarebbe concentrata sull’Esperimento Fine di Mondo ossia provare a far retwittare a un gruppo di amici un messaggio nonsense, per vedere se l’algoritmo lo spediva comunque in toptweet;
  • Fase Gold: compreso il funzionamento dell’algoritmo sabotare lecitamente la pagina dei toptweet con inserimento ripetuto di messaggi nonsense.

La fase beta di studio dei toptweet si sarebbe conclusa con un piccolo esperimento surrealista: mandare in toptweet un messaggio stile Ceci n’est pas une pipe. Volevo mandare in toptweet un messaggio chiaro: “Questo non è un toptweet” Puntando sulla piena buona fede degli amministratori di Twitter, volevo semplicemente chiarire che un meccanismo, il quale faceva salire in Top contenuti sulla base della mera frequenza di retweet, non fosse idoneo a selezionare contenuti interessanti. Ciò in quanto facilmente eludibile con l’impiego massivo dei BOT da parte di società di marketing.

Così dopo un’ilare campagna virale denominata #faketoptweet (in pratica lo stravolgimento in chiave satirica dei toptweets), che mi aveva procurato una discreta visibilità tra menti aperte al sano e lucido sberleffo, elaborai il tweet dell’Esperimento Fine di Mondo:

  • @Jovanz74: “Facciamo un esperimento, per verificare se i #toptweet sono scelti da un algoritmo, senza intervento umano. Retwittate tutti questo tweet!” postato alle 22:45 del 19 Agosto 2010 via Twitter for iPhone e Ritwittato da 145 persone

In meno di mezz’ora il messaggio fu retwittato da 35 persone e salì in toptweet (anche da qui #Gilda35). In seguito raggiunse la mitica soglia di 145 retweet. Le mie teorie erano confermate l’algoritmo era legato a meri criteri di frequenza basati sul rapporto retweet/tempo. Non c’era nulla che qualificasse come interessante il contenuto.

Avendo verificato le mie teorie sull’algoritmo, capii che con un gruppo di 35 buontemponi potevo mandare tra i toptweet qualunque genere di contenuto. Si apriva per me e i miei neoreclutati Ricercatori l’autostrada del sabotaggio “lecito e coccoloso”. Dovevamo proseguire con un’azione di shock culturale.

Iniziai a preparare il terreno con una serie di post contenenti lo hastag #Gilda35, che fingevano contenuti da haters dei c.d. bimbiminkia. Lo scopo era solo quello di creare hype (attenzione mediatica) sull’iniziativa. Bombardai la time line con tweet che creavano un clima sempre più irrazionale e bellicoso, una sorta di surreale chiamata alle armi. In seguito insieme ai Ricercatori iniziammo ad andare regolarmente in toptweet con messaggi che andavano dall’insurrezione contro i fake (gli utenti che si fingono topmodel o personaggi famosi per gabbare il prossimo), a più seri messaggi contro la lapidazione delle adultere in Iran. Per salire in top bastava semplicemente darsi appuntamento ad una certa ora e retwittare tutti il messaggio designato.

La campagna fu così insistita pesante e surreale che alla fine l’Algoritmo implose. In pratica dopo ogni sabotaggio veniva “spento”, senza aggiornarsi per parecchi giorni. Quello che notammo, man mano che procedevamo con gli esperimenti fu che sebbene i nostri sabotaggi ormai venissero filtrati e non finissero più in toptweet, gli stessi avevano una rilevanza fortissima tra gli altri utenti (uno fu involontariamente citato addirittura dalla Stampa di Torino in un articolo sul Nuovo Twitter).

Se oggi guardate i toptweets sono radicalmente differenti da quelli di un mese e mezzo addietro. Per carità non saranno perfetti, ma riportano contenuti di topblogger e di utenti comuni, con un crollo verticale dei riferimenti impliciti a prodotti o spettacoli di Disney Channel.

Una coincidenza? Ci piace pensare di no.

Conclusioni

Parlando di numeri oggi #Gilda35 è diventato uno dei trend più in voga di Twitter:

  • fonte Google: circa 10.000 risultati per #Gilda35;
  • fonte Tweetreach: #Gilda35 può arrivare a contattare tra le 4.500 a 30.000 persone con 50 tweet;
  • fonte Twirus: #Gilda35 è saldamente nella topten dei “trend topic” italiani;
  • il Progetto conta ormai 175 Ricercatori (simpatizzanti), di cui circa 70 Sabotatori (attivi nelle operazioni di Retwittaggio), nonché un Comitato Tecnico Scientifico di cinque membri: @AleBrandCare (comunicazione), @Alcheringia (antropologia), @Alexias74 (comunicazione), @Jovanz74 (creatività), @La_Splendia (creatività), @TheN0ise (informatica).

Il tutto a poco più di un mese dalla sua nascita.

Devo rivolgere i più sentiti complimenti allo staff di Twitter, perché hanno accettato di buon grado le nostre provocazioni artistiche, senza mai lasciarsi andare ad atteggiamenti censori o ostili. E perché, a modo suo, ha saputo cogliere lo spunto lanciato da noi Ricercatori di #Gilda35, sforzandosi di migliorare il proprio prodotto. Ma ancor di più ringrazio tutti i folli Ricercatori cyberDaDa, che mi accompagnano in questa pazza avventura.

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