BANNgate 2010

Questa mattina ho letto una cosa che mi ha veramente infastidito: pare che Italia dei Valori abbia imbavagliato @marcomenu nel più totale disinteresse della stampa.

La notizia mi ha lasciato abbastanza interdetto.

Come può chi come Antonio Di Pietro si è speso in prima persona con l’iniziativa “No al Bavaglio” (v. il post “No al bavaglio per la Rete” del suo blog personale ), acconsentire che i propri collaboratori blocchino un utente di Twitter, che si è limitato a porre delle domande politiche?

Questa è la vicenda come è stata raccontata da @MarcoMenu nel suo Blog: “Di Pietro @idvstaff mi blocca su Twitter: ecco cosa succede a chi fa domande” e questa è l’interessante intervista twittera che @endecasillabo gli ha rivolto: “TwiNtterVISTA @MarcoMenu”

Sembra, pare, la notizia va presa con le dovute cautele, ma…

Insomma la faccio breve @IDVstaff ha bloccato @MarcoMenu per queste domande:

1) Com’è possibile che una berlusconiana venga candidata tra le fila del suo partito come riempi-lista, mentre l’IDV è costantemente impegnata in campagne contro la politica del Governo Berlusconi?

2) Quali sono i criteri di selezione dei candidati? Anche nell’IDV sta passando in primo piano la “bella presenza”, a discapito dell’impegno e delle idee politiche?

Sarò un po’ vintage ma non ci ravvedo nulla di offensivo del sentimento religioso, alcun vilipendio alle più alte cariche dello stato, alcun contenuto discriminante per razza o genere sessuale, alcuna incitazione all’odio, alcun insulto rivolto a parlamentari dell’IDV o a propri congiunti, alcun elemento diffamatorio…

E’ solo la domanda, che un elettore di Italia dei Valori rivolge alla dirigenza del proprio partito. Il fatto costituisce un normalissimo e sano fenomeno di dialettica interna, come avviene in qualsiasi altro partito politico al mondo, eccezion fatta per il Partito Comunista Cinese.

Insomma in quelle domande non c’è nulla di offensivo che giustifichi il blocco.

Ma, si chiederanno coloro che hanno meno dimestichezza con Twitter, che cos’è il blocco?

E’ una piccola funzionalità di Twitter che consente di impedire in modo assoluto la comunicazione tra due utenti. In sostanza se io blocco Tizio, costui non sarà più in grado di menzionarmi in un suo tweet, non potrà più inviare alcunché che mi menzioni. E’ una estrema ratio dettata dalla necessità di impedire spam (invio di messaggi pubblicitari molesti, es. l’invito a procurarsi Viagra e Cialis di importazione Indiana a € 10,00 al kilo) o a interdire la possibilità di trollaggi troppo fastidiosi (es. il bimbominkia cretino che inizia a postarvi bestemmioni ogni 5 minuti).

Il blocco è la forma di più assoluta chiusura di una comunicazione tra due utenti.

In vita mia ho bloccato solo produttori di Viagra/Cialis e bestemmiatori seriali. Non ho bloccato neppure persone che preda di momentanei stati d’ira mi hanno dato del “mafioso, pidduista, faccendiere, segaiolo“. Questo perché credo in modo irrefutabile che chiunque possa esprimere nella Rete il suo pensiero come meglio crede e non credo di avere un’etica più elevata della media degli utenti di Twitter.

Laddove confermata la notizia data da @MarcoMenu sarebbe molto grave e indicatrice di un uso della Rete assolutamente non democratico e pluralista da parte di Italia dei Valori.

Mi auguro che la cosa possa essere ascritta a un errore, o al comportamento troppo solerte di qualche attivista di sezione. In ogni caso gradirei che, come fece Riccardo Luna con l’Internet For Peace Gate (v. Peace is War), Antonio Di Pietro rispondesse ufficialmente disponendo la rimozione del blocco di @MarcoMenu e chiarendo che si è trattato di un colossale errore materiale.

Bastano un twit e la rimozione del blocco.

Non mi sembra una richiesta incredibile.

Altrimenti l’evento andrebbe ascritto a uno sgradevolissimo episodio censorio, che registrerebbe l’ennesima condotta omissiva da parte di quegli stessi giornali che urlano “daje al Censore” quotidianamente.

Esistono bavagli eticamente “cattivi” e “bavagli buoni”?

Esistono bavagli che rispondono a “supremi principi costituzionali”?

Se imbavaglia il Nemico è un atto esecrabile, se imbavaglio io è etica?

Spero si tratti di una svista, altrimenti le domande sono pesanti.

Chiudo citando la “Lettera aperta di #Gilda35 a @Twitter_it: libera l’uccellino azzurro!“:

Un tweet è un piccolo pensiero che i tuoi utenti affidano all’eternità elettronica della Rete, che tutto conserva e nulla distrugge.
Un tweet è un’idea e come tale sopprimerla, cancellarla, rapirla è un atto crudele che calpesta la dignità e la libertà degli utenti, che ogni giorno affidano nelle tue mani il parto delle loro menti.
Un tweet è il cinguettio di un uccellino e gli uccellini non si imbavagliano.

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38 pensieri su “BANNgate 2010

  1. Sono sempre i piccoli che si devono confrontare con queste problematiche: I grandi censurano i piccoli e così mancano le voci al coro!!
    Ma chi utilizza il web non si rende conto della manipolazione a monte; Su FB ad esempio gira solo quello che decidono i “grandi”, ad esempio la foto di #Sara è stata volutamente fatta circolare dalle autorità sicuramente corrotta dalla TV per alterare la sensibilità dell’italiano medio e poco colto.
    Ci sono tanti esempi quotidianamente!

    • Al di la delle mistificazioni sulla “Rete delle Reti orizzontale e plurale in cui tutti sono leader” la triste realtà con cui ci confrontiamo quotidianamente è una Rete Piramidale con linee di comunicazione verticali top/down strutturate sul rapporto leader/massa. Il web 2.0 non è mai iniziato.

  2. Siamo davanti a un sistema organizzato che ormai ha trasformato le nostre opportunità vitali, comunicative, culturali in disumane (o fin troppo umane) scelte di marketing. Grazie Giovanni per l’interesse dimostrato. Grazie a tutti quelli che resistono al torpore mediatico collettivo che ci avvolge e lottano per creare e diffondere un’autonoma coscienza sociale.

    • Penso che sia fondamentale “interessarsi” in questo frangente in cui siamo assediati da Macchine, che di umano hanno solo le appendici biologiche con cui gironzolano nel nostro modo. Non esiste cosa più orrenda, nel mondo del web, che essere bannato o bloccato. E’ l’atto supremo di esclusione da quella moderna Agorà che dovrebbe essere la Rete. La cosa più triste da constatare è l’alienazione che regna tra gli utenti: tutti pronti a inserire triangoli gialli, richiami ad Annozero, hastag con #noalbavaglio… ma poi silenziosi quando vengono calpestati i diritti di espressione di un altro utente. Rivendico l’assoluta mostruosità dell’utilizzo del bann e del block come strumenti di creazione di consenso. Come ci ha spiegato l’amico @elmook dietro @IdVstaff probabilmente c’è Casaleggio Associati, o qualche altra agenzia di marketing virale. Il politico su Twitter è un prodotto, è inutile rivolgergli domande “politiche”, si viene cancellati da chi ne gestisce il posizionamento del brand. Resistere al torpore mediatico, sempre.

  3. La rete come nuovo media da “occupare” con il populismo digitale.
    Rendersi conto e diffondere la coscienza di meccanismi subdoli è per noi sempre più complesso. Vai a spiegare a persone che sono convinte di interagire, che la loro opinione è una valvola di sfogo utile ad acquisire consenso, e che l’interazione è un’allucinazione di libertà.
    Alcuni dopo le mie segnalazioni hanno risposto che ero un esagerato, che deliravo (lo stesso @elmook mi ha dato del “martire” e del “troll”). Sorrido, perché il mio stato d’animo lo ha spiegato bene @jovanz74 in questo post: e se lui lo ha capito, evidentemente chi mi prende per “mitomane” non vuole proprio capire.

    • Eppure mio caro Marco, io prima di tutto analiticamente riconosco la differenza che c’è tra l’insistenza è l’indecenza. Quante mentions hai mandato prima di essere bloccato a @idvstaff? Urlare è l’unico modo che si conosce adesso per “essere” politically correct? E cosa si fa se non si viene ascoltati da un posizionamento markettaro? Si grida alla censura? Si grida al colpo di stato? Io penso che forse facendo meno twitt e più fatti concreti e scendendo dallo scranno della binomia buono / cattivo e del politically correct si potrebbe con più obiettività analizzare come stanno le cose. Se son loro a sbagliare bloccandoti tu non sei da meno continuando ad opporre una logica virale per posizionare il loro prodotto in modo negativo. Non si può combattere la carne con il pesce, Tu parli di politica ma per loro non sei nè più nè meno di un cliente non necessario, non sono interessati al tuo target. E insistendo a combattere con un linguaggio che non è il loro, su un campo che poco o niente gli compete ai miei occhi cerchi di martirizzarti sull’onda del posizionamento positivo dell’urlo politically correct (onda che già tanti hanno calvalcato non ultimo il caro Santoro). E il trolling è quell’opera che ti ha portato al blocco, chiedere è lecito, insistere è diabolico dilagare è trollico. Prima di gridare al lupo al lupo cerchiamo di guardarci allo specchio e vedere se non sembriamo noi il lupo.

      • @Elmook è evidente che o non hai letto, o non hai compreso quanto ho già ampiamente espresso in post, tweet e commenti sui blog.
        Ho già fatto delle riflessioni sul rapporto marketing – politica, e spiegato come per me le scelte di marketing rispecchino vere e proprie scelte politiche (soprattutto quando si tratta di un partito). Questa è la mia prospettiva. Se poi vuoi dire che la mia è sbagliata e la tua è giusta fai pure. Abbiamo opinioni diverse. Permetti?
        Tu però vai oltre: incastri paroloni che poi analizzati non sanno di niente. Mi dai del martire e del troll (però dici anche che il blocco è da condannare). Da non so quale piedistallo mi inciti all’autocritica, mentre se avessi letto i miei post avresti notato che ho già ampiamente spiegato di non essere un martire e ho detto io stesso di aver insistito, forse anche in modo fastidioso.
        Ma cosa dovrebbe fare un cittadino che fa delle domande a un politico? Incassare la risposta telegrafica e accontentarsi? No, questo in rete, oggi non è più tollerabile. Forse tu ti saresti comportato in maniera diversa, non tutti siamo uguali. Piuttosto che criticare il mio comportamento con il mitico “fatti, non pugnette”, perché non spieghi cosa avresti fatto tu, e quali sono i tuoi grandi impegni concreti?
        Siamo in rete e discutere di certi argomenti per me è un fatto, non teoria. Ragionamenti come il tuo, quelli si che sono pura demagogia. Non mi risulta che tu abbia agito in qualche modo ascoltando la mia vicenda, ne proposto qualcosa, e non conosco tue imprese eroiche destinate a cambiare il mondo. Sinceramente il predicozzo da te, non solo non lo accetto, ma ci rido su di brutto.
        Bella questa frase: “tu non sei da meno continuando ad opporre una logica virale per posizionare il loro prodotto in modo negativo”.
        Io tento di posizionare cosa? Ahaha, queste si che sono supercazzole. Vi immaginate la scena? Marco Menu (VS) Casaleggio associati… non ho parole.
        La mia logica è politica, non virale. Quello che ho fatto, l’ho fatto con il solo intento di avere delle spiegazioni sui criteri di candidatura dell’IDV, poi ho preso spunto per riflettere sulla comunicazione politica in rete. Si può parlare di questo per favore, senza perdersi in masturbazioni mentali che lasciano il tempo che trovano?
        Grazie. 🙂

      • A mio modesto avviso va fatto un distinguo: se si importuna un privato cittadino con le proprie domande insistenti lo si sta trollando.
        Se si importuna, con domande anche insistenti, qualcuno che viene in un Social Network per “fare politica attiva”, quel qualcuno deve rispondere. Altrimenti non capisco il senso della sua presenza in un Social Network.
        Michael Moore quando importuna manager e politici è un troll?
        In un Social Network la comunicazione non può essere monodirezionale.
        Twitter è un news network: una domanda è una richiesta di informazione che va in qualche modo soddisfatta.

  4. Uno dei capolavori che ha ottenuto chi fa marketing politico (non mi venite a parlare di destra e sinistra, sono entrambe figlie della medesima ideologia industrialista) è questo senso di appartenenza tipo tifoseria calcistica al proprio partito. L’uso dei colori per identificarsi (giallo, verde, azzurro, arancione, viola, ecc…), lo slogan di impatto immediato (Forza Italia, No al Bavaglio, I care) e soprattutto la demonizzazione non solo del Nemico esterno, ma del dissenso interno, ormai afferiscono più a un atteggiamento di “appartenenza umorale”, che alla “politica ragionata”. Nel web non si discute di “politica” si rivendicano delle appartenenze e chi si lamenta va escluso. Nell’esclusione della dissidenza non c’è però alcunché di politico, è un mero atto di confinamento della “pubblicità negativa” al proprio brand politico.

    • Rispondo sotto perché non mi permette di rispondere sotto a quello di marco.
      @Marco
      Incomincio con una cosa che mi preme sottolineare:
      Cosa ho fatto io per cambiare il mondo nel mio piccolo? Preferisco fare volontariato nel mondo vero e non fare pubblicità sui SN. Mi occupo di accessibilità a spada tratta per un accesso universale (e soddisfacente del web) e se proprio vogliamo parlare di protesta spesso mi sono trovato in assemblee, e manifestazioni universitarie per capire come andavano le cose dal vero (non per ultima ho distribuito caffè e latte durante la notte bianca della sapienza). Io questi li chiamo fatti.
      Come già ti ho replicato io non ho nulla di contrario al fatto che tu abbia idee diverse delle mie, e come già ti ho detto preferisco avere una discussione con chi la pensa diversamente da me, che bearmi della lunga coda dei “fans”(polemici si nasce XD). Dico fans perché ad oggi anche il tuo discorso esula dalla politica per collocarsi in una sorta di “partita” di pallone moderno dove non c’è più l’amore per lo sport ma l’odio verso il “marchio avversario” che unisce. Incastro paroloni? Cavoli, pensavo di parlare con un pubblico che vada oltre al linguaggio osceno che gira oggi per i media, se non altro perché per cercare appunto di differenziarmi dal livello da osteria con la quale si trattano certi argomenti. Se tutto questo è stato da te travisato come un utilizzo di latinorum (che se c’è è involontario) me ne scuso e mi riprometto di essere più chiaro e “potabile”.
      Ma andiamo con ordine più o meno logico.
      Cosa implica il fatto di dire:
      Mi dai del martire e del troll (però dici anche che il blocco è da condannare)
      Io sono per la discussione per questo riconosco nel blocco un errore. L’antica arte della discussione è proprio quello che è venuta a mancare e che ci fa ritrovare nello sfracelo “markettistico-politico” odierno. Quando alle discussioni si contrappongono slogan (come fanno per inciso TUTTI i partiti moderni “YES WE CAN”) se uno ti blocca è perché non ha più vantaggio a confrontarsi con te. Ci perderebbe in immagine ancor più di una risposta. Perché Berlusconi non appare mai in campagna elettorale se non come/quando/dove vuole lui? Non è paura ma pura tecnica pubblicitaria. Per questo io condanno il blocco è una pratica comune, che non condivido, ma non trovo contrapposizioni con i termini che ho usato.
      Prima di passare oltre vorrei mettere in chiaro alcune cose:
      1) Io non ce l’ho con te, e non cerco di screditarti.
      2) Non avendo una collocazione partitica(o pubblicitaria) non sto cercando di convincere nessuno, come ho già detto all’inizio cerco di “analizzare” quello che è successo. Anzi facendo ciò sono anti-demagogico ad essere pignoli.
      3) Non faccio prediche e/o giudico nessuno, ripeto è un’analisi personale non giudizio
      4) I termini di pancia troll e martire sono usati per esaltare non un giudizio ma una definizione “markettara e netiquettara” per portare ad essere saliente quel che io credo sia la situazione di quel che ancora viene chiamato “politica italiana”
      Passiamo alla ciccia. Mi ripeto dicendo che io ho opposto un’analisi e tu l’hai presa come un predicozzo ma andiamo con calma. Se io ti dico che tu opponi una logica virale te lo posso dimostrare. Quanti followers hai guadagnato dall’inizio del bangate? E quanti ti hanno retwittato, seguito o coinvolto? Scommettiamo che in questo numero X un buon 80% è orientato verso posizioni Filo Travagliesche Grilline? E la stessa cosa è capitata a me quando sono andato in toptweet per caso con un tweet che si poteva benissimo posizionare per modello di comunicazione sul “Forze del Bene Casaleggio™”.
      Cosa dimostra questo? Che il Viral è un virus tu non devi essere necessariamente il creatore per poter diffonderlo, puoi essere involontariamente un “unto” che diffonde la cosa. Ora non prenderla (ripeto) come “HA l’hai fatto solo per la gloria” perché non è questo il mio intento , ma è come sia difficile rendersi immuni o tirarsi fuori da questi giochi di posizionamento e profiling messi in atto su ampia scala da tutti media italiani quando si parla di politica. Ti ho anche paragonato a Santoro perché anche lui (ma secondo me lui ci marcia non è involontario come nel tuo caso) sfrutta questa “lunga scia” per il suo programma che fa numeri stellari rispetto magari ad una Gabanelli che si posiziona in modo molto più tecnico. Queste ti sembrano masturbazione mentali? Dire che tu opponi strumenti leciti e mossi da intenti nobili ma che parli una lingua che “loro” non vogliono e non sono interessanti a parlare. E’ demagogico cercare di ricondurre a “politica” quello che non lo è più? Forse però, prima bisogna imparare (IMO) a riconoscere, smascherare e opporre quelli che sono gli strumenti moderni della comunicazione politica ormai scaduti e svuotati di veri contenuti (quali invece tu sei interessato).
      In conclusione, io non mi ritengo su un piedistallo anzi essendo coinvolto (questa zuffa lo dimostra) cerco di tirarmene un po’ fuori, per poter da curioso quale sono capire quale può essere la soluzione per riportare al livello di politica vera la cosa. Se fossi al di sopra delle questione non potrei esercitare una vera analisi perché ci sono cose che per capirle ti ci devi per forza sporcarti le mani. I social network sono uno strumento (utile e pericoloso) ma in Italia è ancora piuttosto acerbo o comunque ad un ritmo totalmente diverso da quello del grosso della società.

      • E non ci pensi che così come a non piace vantarti dei fatti concreti che compi, anche altri la pensino allo stesso modo? A maggior ragione il tuo richiamo ai “fatti concreti” è provocatorio e fuori luogo, perché lascia intendere che nel mio caso manchino del tutto, che mi occupo di aria fritta e non agisco. Serve a qualcosa dire che ti sbagli? Forse sarebbe meglio curare bene la forma di certi commenti, anche facendo autocritica, e certe discussioni affrontarle in modo approfondito in altri contesti (non sul web dove il tono è spesso molto ambiguo e ci si lascia trasportare dalle emozioni, registrandole, amplificandole e distorcendole).
        Lanci statistiche sui miei follower, ma manca la verifica. Se leggi il contenuto dei #FollowFriday attualmente non vengo segnalato come “il bloccato” ma come un utente interessato all’informazione critica (e anche in quel settore i grillini travaglini non mancano, quindi come verificare quello che dici?). Inoltre ho dedicato ben poco spazio negli ultimi mesi alla questione del blocco. Sarà si e no un tweet ogni settimana circa: questo è verificabile e verificato. Ok, scommettiamo, ma urge una dimostrazione: mi piace discutere di fatti, non di semplici supposizioni.
        “Dire che tu opponi strumenti leciti e mossi da intenti nobili ma che parli una lingua che “loro” non vogliono e non sono interessanti a parlare.” Ok questo già mi suona meglio, ma è proprio da questo contrasto che dovrebbero scaturire le riflessioni della comunità. Proprio parlandone si rende visibile agli occhi dei cittadini la distanza tra chi usa Twitter come megafono politico e chi cerca interazione: senza il contrasto, per come l’ho posto io, tutto sarebbe caduto nel silenzio e sarebbe mancato uno stimolo della capacità critica. Il silenzio assordante avrebbe continuato ad avvolgere usi e costumi della comunicazione in rete dell’IDV. Mi pare invece che grazie alla mia insistenza si sia sviluppato un dibattito che ha portato alla luce questioni molto interessanti.
        Siamo appunti qui a parlare di comunicazione politica in rete, marketing e politica, interazione tra cittadini e politici. Basta parlare di @MarcoMenu, mi pare chiaro che io conti davvero poco. Parliamo di fatti che riguardano tutti: promuoviamo un dibattito articolato che sfoci in qualcosa di concreto e utile alla società.
        Ve lo devo chiedere per favore? 🙂

  5. Penso invece he la politica, intesa nel suo significato originale come “arte del governare” sia presente in ogni scelta che ogni soggetto compie. In questo caso la cattiva politica è stata affidare le proprie comunicazioni e la propria immagine a un’azienda (Casaleggio per Di Pietro e Italia Dei Valori) che ha assunto comportamenti antidemocratici e censori nei confronti di un cittadino.
    La politica di gestione pubblica delle proprie idee e della propria immagine esiste da sempre, fin da prima che venisse coniata la parola “marketing”. Quindi attenzione a non dirottare il ragionamento su piani differenti, perché a ben vedere, qualsiasi scelta di marketing è una vera e propria scelta politica.

  6. La mia modesta opinione è che di “arte del governare” ne sia rimasta ben poca in giro. Ci stiamo rapidamente spostando verso “tecniche di consenso” (sempre meno trasparenti e sempre più invasive), in questo senso l’elemento “marketing” a mio avviso è preponderante rispetto all’aspetto “politico”, perlomeno nel frangente che stiamo vivendo.
    Mi chiedo quanto veramente “scegliamo”?
    I Partiti attuali propongono una visione ideologica del “governo”? O piuttosto vengono modulati per assecondare le esigenze dell’elettore/consumatore?
    Quanto c’è di presa di posizione onesta e quanto di “posizionamento” nell’agire politico attuale?
    Ho molti dubbi, poche le certezze.
    Mi sembra che il marketing abbia ingoiato la politica.

    • Scegliamo nel momento in cui siamo messi in condizione di ragionare. Ma la politica si orienta al mercato dei voti e delle idee, e se vuoi stare nel mercato devi battere chi gioca sporco e annullare il senso critico. Ecco perché nessuno sarà mai del tutto “pulito”. Tutti scendono a compromessi e si allineano alla tendenza generale.
      E’ indispensabile porsi dei dubbi, riteniamoci dei privilegiati. Il mondo da sempre è governato da chi impone dogmi. Infrangere le regole del marketing e dell’estetica per riscoprire l’umanità che ci appartiene: forse è questo l’unico, ultimo, concreto brivido di libertà che ci è rimasto da vivere.

  7. Dirò la mia, sicuro di attirarmi qualche antipatia.
    marcomenu, non sei stato censurato. “Censurarti”, “imbavagliarti” vuol dire impedirti di parlare, e non è questo il caso a parer mio. IdvStaff ha deciso di non leggerti più, perché infastidito dai tuoi quesiti (o dall’insistenza con cui sono stati posti, non so): questo non fa onore a loro, sia chiaro, tanto più se pretendono di rappresentare una corrente che della libertà di pensiero e della “democrazia” in generale ha fatto un cavallo di battaglia. Ma non sei stato imbavagliato, continui a scrivere e a farti leggere, con tutta la libertà concessa dal mezzo, oltretutto mi sembri un poco insofferente alle critiche.
    E sì, forse l’insistenza nel proporre la questione (del blocco di IdvStaff a marcomenu, non del “bavaglio” in generale) è un po’ virale. E autoreferenziale.

    Saluti!

    • A mio avviso l’elemento più interessante emerso dalla vicenda è il ricorso dei politici ad agenzie di marketing non convenzionale, per la gestione del proprio brand su internet (blog, Facebook, Twitter, ecc…).
      Se come dicono i “soliti ben informati” @idvstaff è affidato in outsourcing, a mio avviso, Antonio Di Pietro, che come hai ben detto, della libertà di espressione (anche dura e sopra le righe) fa una bandiera, dovrebbe chiarire la linea per la gestione degli “utenti scomodi”. A mio avviso incaricare un funzionario di partito di scomodarsi a scrivere ogni tanto 140 battute di replica, sarebbe una ottima alternativa al blocco. Poi se uno continua a insistere nonostante la replica, una bella figura non la fa.
      Il problema a mio avviso non è che abbiano bloccato @MarcoMenu, ma che l’abbiano fatto senza rispondere alle sue domande. Che senso ha per un politico aprirsi al web, se non dialoga? I Social Network devono diventare un surrogato dei comunicati stampa? Mi sembra l’ennesimo lock-in della politica italiana.

    • Ci fosse solo un tipo di bavaglio la questione non si porrebbe, ma evitando la discussione e indicandomi come “spammer” @idvstaff ha fatto di più. Mi ha additato come disturbatore senza rispondere alle mie domande sui criteri di candidatura, utilizzando la tecnica dello screditamento dell’interlocutore per nascondere il problema da me evidenziato. Chiudendo il dibattito con il blocco mi ha esplicitamente imbavagliato sulla sua TL, ci mancherebbe che avesse il potere di farlo in generale! Ma chi ha mai detto questo? Forse sono stato frainteso.
      Vi informo che la discussione in rete va avanti da mesi. Capisco che non tutti abbiano il tempo e la voglia di leggere tutto il materiale pubblicato per capire bene la mia posizione e i vari sviluppi, ma io non ho mai fatto la vittima e gridato al colpo di Stato e ho sempre cercato di comunicare, anche in privato, con politici e staff dell’IDV senza successo. Sono stato ignorato anche dai maggiori quotidiani e blog molto seguiti come Beppe Grillo. Altro che logica virale…
      Mi spiace essere ripetitivo ma voglio che sia chiaro: quello che ho fatto, l’ho fatto con il solo intento di avere delle spiegazioni sui criteri di candidatura dell’IDV, poi ho preso spunto per riflettere sulla comunicazione politica in rete. Si può parlare di questo per favore, senza perdersi in masturbazioni mentali che lasciano il tempo che trovano?
      Grazie. 🙂

      • ok c’è il dibattito, e sicuramente non sono aggiornato su tutto perché non l’ho seguito. Forse non farai la vittima, non griderai al colpo di stato, ma allora il tuo mostrarti con il bavaglio e le mani dietro la testa è pretestuoso…anche questo è marketing.

  8. Ma sarò libero di mostrarmi come mi pare e piace? Qui il problema è diventata la mia rappresentazione e si trascura completamente il dibattito su quella di un partito politico che siede in parlamento? Assurdo.
    Se il mio è marketing, allora spiegami che benefici ne ottengo a espormi in questo modo. Penso seriamente che siano più gli effetti negativi che altro. Faccio marketing contro me stesso a ben vedere. Non diventerò mai una Twitter star e nessun quotidiano mi assumerà per le mie domande, se pensi che questo sia il mio obiettivo.
    Ora, sul serio: si può discutere della luna invece di guardare il dito al microscopio?

    • Credo che la “luna” sia talmente ampia che la sua discussione non si può relegare in un commento, e come hai giustamente detto, è stata discussa per mesi e il dibattito avrà preso una consistenza tale che è stupido parlare del dito. Ma il post che stiamo commentando parla proprio del dito, perciò ho espresso un mio parere a proposito. Ora mi infilo la tuta spaziale, vado ad esplorare la “luna” e magari discuterò anche di quella 🙂 .

      Saluti!

  9. condivido a pieno ma sono molto scoraggiato: stare sempre nella minoranza e sbeffeggiato come perdente eterno;))
    In questa piramide mi sento di dire che preferisco la filosofia dei NoGlobaL dove tutto è di tutti e tutti a disposizione di tutti con responsabilità e condivisione;)
    Sono le multinazionali e le banche i padroni del mondo e sono questi i prodotti e i servizi che vanno boicottati.
    Questo per far crollare le regole sbagliate e per consentire alle persone di fare scelte verso i veri bisogni dell’uomo.Tutto il resto sono una conseguenza e si adeguano per forza maggiore.
    Una rivoluzione nelle menti arriva purtroppo solo quando si tocca il fondo.

    • A mio avviso uno dei pericoli più grandi che rischiamo di correre proviene proprio dai tecnocrati di Tecnonucleo.
      La nostra idea di politica sta venendo rasa al suolo da questa continua esaltazione dell0 “strumento”, della Macchina, contro l’Uomo e le interazioni che questo dovrebbe avere coi suoi simili.
      E’ passata anche in politica questa logica distorta della creazione del “simulacro”.
      Il politico è un brand, il suo volto un logo, la sua partecipazione su internet mero push di idee talmente digeribili da essere divenute una pappetta di luoghi comuni, in cui lo slogan ha assurto un ruolo eminentemente superiore rispetto al contenuto che veicola.
      Non sono uno scemo, ho una laurea e sono avvocato, eppure in Italia ho capito che alcuni sono pro-Berlusconi, altri anti-Berlusconi e altri ancora anti-Tutti.
      Non ho minimamente chiaro come queste tre posizioni si traducano in una visione ideologica sull’Uomo e sulla Società, in cui si deve inserire il suo agire.
      Il problema è proprio il “dito”, la luna è divenuta talmente piccola da essere ormai lontana e irrilevante.
      Se la partecipazione del politico a Internet si traduce nell’affidamento in outsourcing del proprio brand, affinché i Social Network forniscano una mera cassa di risonanza a quanto il politico dice in Televisione e sui Giornali, si è smarrito completamente il senso dell’attivismo politico via web.
      Se per fingere un seguito si crea un’orda di BOT (controllate i follower dei nostri politici e vedrete che il 50% di loro sono BOT programmati da sfigati che nella vita online si limitano a seguirli), si manifesta un disprezzo di fondo verso la partecipazione dell’Umano al dibattito politico.
      Se si continuano a postare comunicatini stampa da 140 caratteri, qualcosa si è rotto completamente e il web è solo un sofisticato megafono.
      Se quando vengono associati al brand del politico contenuti poco adatti, si banna o si blocca l’autore si manifesta un radicale disprezzo per l’espressione del pensiero, per il confronto.
      Il brand del politico si riduce a qualcosa da piazzare.
      Essere contro questa logica non significa essere di Destra, di Sinistra, antiCasta o noGlobal, significa solo essere ancora umani.

    • Sono d’accordo, ma nel momento in cui il mondo della politica utilizza i meccanismi subdoli delle multinazionali (marketing virale per esempio) per racimolare consenso, semplicemente illudendo i cittadini di un dialogo che di fatto non esiste, è lecito segnalare la cosa, discuterne, pretendere chiarimenti e il ripristino di strumenti comunicativi realmente democratici.
      Siti e account di partiti politici attualmente assomigliano a della grosse valvole di sfogo per elettori insoddisfatti o esaltati. Manca un vero dialogo. Manca una vera comunicazione a misura di cittadino che sfrutti con intelligenza questo meraviglioso (quanto letale) strumento che è la rete.

      • Su invito di Marco Menu faccio una piccola precisazione…
        Questo passaggio volto a creare una dadaistica suspance: “Sembra, pare, la notizia va presa con le dovute cautele, ma…”, era risultato poco gradito all’amico Marco Menu.
        Ciò in quanto in effetti il blocco è avvenuto davvero nel mese di luglio scorso (v. il post di Marco Menu http://menu.myblog.it/archive/2010/07/15/la-non-spiegazione-di-idvstaff-mi-danno-dello-spammer-e-inva.html) e, cosa che non sapevo, IdV staff ha motivato (a mio avviso male, ma ha comunque motivato) il perché della propria azione.
        Leggendo la motivazione di IdV Staff mi chiedo: ma questa fantomatica Agenzia di Marketing Virale, che anima le azioni del partito nel Web, conosce il gergo della Rete?
        La pratica dello spam (che deriva da uno sketch dei Monty Python) consiste nel bombardare un potenziale cliente con messaggi commerciali indesiderati… non mi sembra che Marco Menu abbia fatto questo (al massimo a voler essere miopi lo si poteva accusare di trolling)…
        Ma la domanda inquietante che sorge spontanea è può esistere lo “spamming politico”?
        Anche in politica sorgono le categorie di spamming, trolling e di conseguenza guerrilla marketing, ambush marketing, viral marketing?
        Comunque apprezzo un fatto che IdV staff una risposta, seppure inadeguata, l’ha fornita…
        Ora rimuovesse il blocco e recuperasse punti…
        Imparassero dallo Home Office UK, quando la rete chiama si deve rispondere “aprendosi” non “chiudendosi”!

  10. Lo staff dell’Italia dei Valori (@idvstaff) etichettandomi come spammer e bloccandomi ha semplicemente cercato di screditarmi agli occhi dei suoi “follower”. Una tattica dialettica al vetriolo vecchia come il mondo: non vogliono rispondere nel merito, perché questo implicherebbe mettersi in discussione e magari mostrare delle debolezze, dunque gettano ombre su chi rivolge una domanda che in qualche modo li mette in crisi. Una tecnica per molti versi simile a quella usata per esempio da “il Giornale” di Feltri, sospeso dall’ordine dei giornaloidi per il fango gettato su Boffo.

    Analizzando gli strumenti che IDV utilizza contro un cittadino che ha semplicemente chiesto spiegazioni su criteri di candidatura del partito, mi pare che non differiscano molto da quelli che ogni giorno lo stesso partito critica, disprezzando l’operato degli scribacchini fedeli a Berlusconi.

    Ignorare l’interlocutore, e se insiste lanciare fango e ignorare ancora più pesantemente.

    Questo atteggiamento è deprecabile dal punto di vista commerciale. E’ immorale e antisociale se si parla di comunicazione politica. E’ ridicolo se ad attuarlo è un partito che usa come slogan “Dalla parte dei cittadini”.

    Per quanto mi riguarda non recuperano punti semplicemente togliendo il blocco. In sostanza cosa cambierebbe se continuassero a ignorare le domande dei cittadini come hanno sempre fatto? Devono iniziare ad ascoltare, interagire e rispondere nel merito alle domande di tutti i cittadini, sia ben chiaro, e non solo dei loro elettori.
    Lo staff di “Generazione Italia” (@generazione_ita) ha dimostrato che interagire con i cittadini è possibile. Basta solo volerlo. Poi si dovrà trovare un modo per verificare il peso politico di tale interazione.

    Ma iniziamo con piccoli passi. Iniziamo a pretendere e ricevere delle risposte.

    • Però a mio avviso, caro Marco, parti da un presupposto un po’ fallace: parli di @IdVStaff, come se in qualche modo si realizzasse una immedesimazione organica col Partito.

      Abbiamo appurato che tutto ciò che lega @IdVStaff a Antonio Di Pietro e Italia dei Valori è un mero contratto di outsourcing, per posizionare la loro immagine in Rete.

      Come possono fornire risposte politiche?

      Dal loro punto di vista bloccando un elemento di disturbo, che posizionava negativamente il brand del loro cliente, hanno fatto un’azione meritoria.

      Gli uomini, che si celano dietro il simulacro con la faccia di Antonio Di Pietro che ride, sono creature del Marketing Virale più puro. Probabilmente se ne infischiano delle motivazioni del loro cliente. Sono pagati solo per “animare” account di Twitter, pagine e gruppi su Facebook, scrivere post per i blog, penso che da Italia dei Valori ricevano solo degli abstract sui temi da trattare. Nulla più.

      A mio avviso devi scrivere alla Persona. Manda una bella Lettera Aperta 1.0 (con carta e francobollo e tutto il resto) all’onorevole Antonio Di Pietro in persona. Scrivi alla Sede del Partito. Poi pubblica tutto nel web come è tuo diritto.

      Qualunque atto farai qui nel web verrà intercettato da chi sta dietro @idvstaff ed è probabibile che neppure raggiunga le Persone reali che vuoi raggiungere.

      Se continui a giocare nel loro campo da gioco le regole le detteranno sempre loro.

      Finora non ti puoi lamentare del Partito, ma delle persone a cui il Partito ha affidato la comunicazione sul web. La differenza è enorme, purtroppo.

      In Tecnonucleo forma e sostanza non coincidono mai.

      Pensaci.

      • Mi sembrava di aver già chiarito questo punto discutendo con @elmook su Twitter. Tu sembravi d’accordo.

        Ora dici:
        “Finora non ti puoi lamentare del Partito, ma delle persone a cui il Partito ha affidato la comunicazione sul web. La differenza è enorme, purtroppo.”

        Forse è il caso di precisare il mio punto di vista: se IDV incarica delle persone di curare le proprie comunicazioni e queste persone si comportano in maniera scorretta nei confronti dei cittadini, la responsabilità è di IDV. Quindi si, mi posso lamentare con il partito Italia Dei Valori. In quanto presidente, Di Pietro non è solo un simulacro ma responsabile diretto della macchina organizzativa.

        Se IDV dimostra l’intenzione di usare la rete per fare politica, è naturale pretendere delle risposte politiche qui in rete e non puoi banalizzare consigliandomi di inviare una lettera cartacea a Di Pietro (tra l’altro chi mi assicura che leggerà e risponderà lui e non qualche altro “incaricato”?). Forse l’unico modo efficace sarebbe fermarlo per strada e fargli due domande a proposito: ho già pensato a questo, ma non ho ancora avuto l’occasione.

        Il fatto che continui a ripetere che la Casaleggio si occupi solo di marketing e non politica è fuorviante. Si potrebbe anche pensare che dietro il progetto della Casaleggio (Grillo, IDV) ci siano degli obiettivi politici. Le tecniche di marketing fanno parte della propaganda politica adottata dal partito, dunque le due cose non stanno esattamente su due piani diversi. Quel tipo di marketing è strumento di quella politica.

        La politica si serve di strategie di marketing, ma su questo avevo già scritto:

        “La politica di gestione pubblica delle proprie idee e della propria immagine esiste da sempre, fin da prima che venisse coniata la parola “marketing”. Quindi attenzione a non dirottare il ragionamento su piani differenti, perché a ben vedere, qualsiasi scelta di marketing è una vera e propria scelta politica.”

        Per me è fondamentale che il maggior numero possibile di cittadini prenda coscienza della “grande presa in giro” e inizi a pretendere risposte. Il mio obiettivo è che la comunicazione politica prenda la forma di un grande dibattito costruttivo. Ma se noi non iniziamo a pretenderlo questo non succederà mai.

      • Sono d’accordo con te (te l’ho detto più volte), ma ritengo che stai rivolgendo le domande giuste all’interlocutore sbagliato.
        Faccio un esempio che sembrerà oltraggioso, ma che è ficcante: se in televisione ti pubblicizzano un nuovo telefonino, con una pubblicità fenomenale che ne esalta qualità incredibili, poi lo compri e scopri che il prodotto è mostruosamente scadente, con chi te la prendi? Col televisore, con l’agenzia pubblicitaria, con l’emittente, oppure col venditore o il produttore?
        Io ti sto dando ragione dell’operato di @idvstaff deve rispondere Antonio Di Pietro.
        Mi sembra invece, è un’impressione, magari non è così, che ti stai rivolgendo soprattutto a @idvstaff.
        Stai chiedendo “comunicazione politica” da un ente che non è un soggetto politico.
        Pretendi chiarimenti da chi di professione fa marketing.
        @idvstaff non è un partito politico, né ha mai candidato nessuno.
        Il massimo che può fare è rimuovere il tuo blocco e chiedere alla propria committenza se ritiene opportuno rispondere alle tue domande.
        @idvstaff è solo uno strumento di marketing per posizionare il brand “Antonio Di Pietro”, penso che neppure abbiano idea di quali siano le dinamiche delle candidature del suo Partito.
        A mio avviso devi rivolgere le tue domande direttamente (nelle forme che riterrai opportune) alle Persone di Italia dei Valori, non alle loro Macchine di marketing virale.
        Vuoi il “grande dibattito costruttivo” ? Rivolgiti semplicemente alle Persone.
        Altrimenti contribuisci a creare la sensazione negli altri utenti che @idvstaff sia Antonio Di Pietro e indirettamente fai il loro gioco.
        Il dibattito si pretende dalle Persone.
        Con simpatia, stima e sostengo.

  11. Twitter per tanti famosi, come politici, é solo una tool per fare vedere la gente, che sono technologicamente aggiornati ! Manché sanno cosa é la WEB, figurati á rispondere ai utenti !
    Sono d`accordo con Jovan, é solo un instrumento di marketing dell IDV !
    Buona fortuna,

  12. Jovanz ahimè non è tutto così semplice. Parliamo di cose concrete: abbiamo il dubbio che dietro @idvstaff ci sia solo un’agenzia di marketing (Casaleggio), ma nessuna dimostrazione di questo. Inoltre credo abbia delle responsabilità sia chi blocca (@idvstaff), sia chi incarica qualcuno di gestire in quel modo la propria comunicazione pubblica (Di Pietro). Volendo dirla utilizzando il linguaggio giuridico: “IGNORANTIA LEGIS NON EXCUSAT”, e in rete la legge è l’interazione.

    Ci tengo a precisare, forse non lo hai recepito, che ho mandato decine di e-mail a Di Pietro, Pedica, De Magistris, Sonia Alfano presso la loro casella istituzionale (non sui loro siti personali). Dunque mi sono già rivolto alle persone. Ho scritto a quotidiani e blogger senza avere risposta. Il fatto è che nessuno ha mai risposto nemmeno per dire: “non siamo interessati”. Possibile che dietro a tutto ci sia Casaleggio e il marketing? No, penso che dietro ci sia un certo modo di intendere la rete, piuttosto televisivo e unidirezionale, perciò cerco di comunicare la mia esperienza in modo da diffondere una coscienza sociale tra i cittadini. Dopo aver letto la mia storia molti forse si renderanno conto dell’utilizzo limitato e limitante della rete che certi soggetti compiono (politici, quotidiani, blogger) e agiranno di conseguenza.

    Una cosa è certa: è difficile denunciare un “uso scorretto” della rete in un Paese dove manca a priori una cultura della rete. E’ quella che bisogna innanzitutto stimolare per avere i presupposti per costruire un grande dibattito in rete.

    Altra cosa fondamentale: questa faccenda sembra essere circoscritta a uno scontro tra me e @idvstaff, tra me e Antonio Di Pietro. Qualcuno ogni tanto ne parla, scrive a @idvstaff o pubblica un post, come avete fatto tu e @endecasillabo, ma quando è tempo di “agire” sembra essere una mia gatta da pelare. Tu dici: “rivolgiti alle persone”. In poche parole me la dovrei vedere per l’ennesima volta da solo, una sorta di Don Chisciotte 2.0. Nessuno sembra avere intenzione di prendere posizione e rischiare qualcosa. Uniamoci e… parti.

    Lancio una proposta: uniamoci e pretendiamo delle risposte tutti insieme: facciamo qualcosa di concreto.
    Finché questo macroscopico problema di comunicazione sociale è circoscritto al “caso @MarcoMenu” non si andrà da nessuna parte. Io continuerò a comunicare il comunicabile, e quelli continueranno ad ignorare un cittadino.

    • Premetto che francamente le accuse di vigliaccheria non mi piacciono. Neanche quelle velate.
      Ognuno è libero di moderare come meglio crede l’attenzione che da a determinate problematiche.
      Per te il problema è la luna, per me magari è il dito.
      Sono entrambe posizioni legittime.
      Per te è importante che si risponda alle domande politiche che hai rivolto a Antonio Di Pietro.
      Per me è importante che chi sta dietro @idvstaff rimuova il blocco nei tuoi confronti.
      Perché per me la risposta alla seconda istanza ha risvolti più profondi della prima.
      Tutto dipende da quanto interesse si ha nell’interloquire con un Partito Politico. Io francamente non ne ho alcuno.
      Lo ammetto l’unico ambito della Politica che mi appassiona in questo frangente è la Politica Digitale, per le ripercussioni antropologiche e sociologiche che potrebbe avere sul nostro futuro immediato. Quello che sta avvenendo nelle nuove tecnologie sta cambiando la nostra stessa idea di Uomo. Forse in modo difficilmente reversibile.
      Come sai sono uno che rischia in proprio e pure parecchio. Non so quanti blogger in Italia hanno avuto i coglioni di scrivere al Ministero dell’Interno della Gran Bretagna (o di qualunque altro Stato), per una causa da cui non ricavano alcun beneficio in termini professionali, economici o di visibilità. In Italia al massimo si fanno le pernacchie a Mr. B., sport preferito da blogger nazionali.
      Francamente nutro il più totale disinteresse alle risposte concrete che Antonio Di Pietro potrebbe fornire alle tue domande. La risposta alle stesse non cambia di un punto le dinamiche interne a Italia dei Valori, e non cambia di una virgola il quadro politico italiano. Te lo dico col rispetto più profondo possibile. Sono domande importanti per molte persone, e vi rispetto, ma non lo sono per me.
      Semplicemente io nel tuo caso sono interessato al fatto che ti abbiano bloccato, alle meccaniche di marketing politico che dilagano in Rete. Perché se le persone acquistano consapevolezza che quanto leggono su internet da parte dei politici è una bufala colossale, se capiscono che stanno rivolgendosi a vuoti simulacri, se capiscono che sono solo parte di una Mente Alveare dal volto amichevole e dall’animo feroce… perché se le persone capiscono tutto questo il loro orizzonte può cambiare.
      Ti stimo e sarò sempre al tuo fianco, ma cerca di capire un vecchio orso disilluso come me: per me quello che pensa Antonio Di Pietro è del tutto irrilevante. E’ solo un altro tool di un meccanismo molto più grande di lui.
      Con rispetto e stima.

      • Sia ben chiaro, per me la questione IDV e relative domande ha due dimensioni, entrambe di stampo informativo-giornalistico: uno relativo alle dinamiche interne, riguarda i criteri di candidatura, e una più generale che riguarda la comunicazione politica in rete (non so se hai letto le mie ultime domande http://bit.ly/apzPv4) e si estende più in generale a tutti i partiti.
        Se poi IDV si accorgerà del difetto e vorrà “migliorare”, ben venga. Il mio obiettivo però è alimentare dibattiti e riflessioni sui temi che ho, e abbiamo elencato.
        La mia non è una lotta politica consacrata a IDV. Anche io vado oltre e tento di analizzare i meccanismi di consenso, tanto più impalpabili e spietati quanto più efficaci sono i mezzi di comunicazione al loro servizio.
        Penso tuttavia sia utile interessarsi sia ai macro che ai micro meccanismi, e dov’è possibile intervenire, o si corre il rischio di perdere il contatto con la realtà che ci circonda.
        Contraccambio stima e rispetto ovviamente. 🙂

      • Nulla da eccepire.
        Il problema è che a mio avviso i Partiti per primi hanno completamente perso il contatto con la realtà che li circonda.
        Affidare la propaganda politica alle Agenzie di Marketing è l’ennesima conferma di un processo di alienazione dai propri elettori, ridotti a una massa amorfa da controllare.
        E chi come te spicca con la propria individualità, va “scartato”.
        Comunque ho in serbo un nuovo nonPOST sull’argomento…

  13. Questa situazione mi ricorda tanto quella del caso Vendola di qualche tempo fa.
    Il fatto che delle agenzie si occupino di alcuni servizi in nome e per conto di un politico non è proprio vicinanza al cittadino. Sicuramente non ho detto nulla di nuovo, ma ci sono be altri metodi di lotta al sistema, magari davvero pocoortodossi, ma ci sono.
    Rammento a tutti il sito di Brunetta in periodo “cazzate di Brunetta”.

    Cordialmente.

    • Secondo me l’utilizzo di agenzie di marketing per impestare i social network di propaganda elettorale da quattro soldi è uno dei metodi migliori per alienare cittadini che in condizioni normali ti potrebbero in astratto trovare persino simpatico… Mi spiego se critichi il politico Tizio perché usa i media in modo poco chiaro e manipolatorio e poi costruisci un pupazzone progettato da super markettari per imperversare nella blogosfera, su Facebook e su Twitter per intercettare i “prosumer della politica” io la differenza tra te e Tizio inizio a non vederla più…

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