La sindrome del Missionario 2.0

Sguardo ossessionato da Missionario della Verità

Esimi Ricercatori, un morbo inquietante si diffonde ogni giorno di più nei Social Network: la Sindrome del Missionario!

Doverosa precisazione il presente nonPOST non parla di posizioni sessuali.

Altrettanto doverosa precisazione il presente nonPOST non parla di religione.

Quantomai doverosa precisazione il presente nonPOST non parla di malattie.

Semplicemente è che la figura dei Missionari 2.0 si sta diffondendo davvero viralmente nei Social Network nostrani… Sentiamo i loro occhi febbricitanti che squadrano con malcelato disprezzo quanto andiamo scrivendo in rete… E ogni tanto sentiamo salire anche il nostro Missionario interno…

Quindi bisogna vigilare sulla proliferazione dei Missionari…

Vi sarà capitato di incontrare nei Social Network tizi che non fanno che postare in una giornata 2572 post riguardanti Berlusconi (o Fini, o Vendola, o Topogiggio)… mentecatti capaci di retwittare ogni singolo tweet contenga la parola #wikileaks ossessi capaci di postare ogni giorno la solita tirata contro il Nucleare…

Per carità a tutti noi ogni tanto prende la matta idea di spenderci pesantemente in qualche iniziativa… Il problema è che il Missionario non fa altro ed è pure caustico verso chi non è come lui.

Sarà che come ci insegna Giacobbo il 2012 e i Tempi Supplementari dell’Apocalisse sono alle porte… sarà che tra Tsunami, Centrali Nucleari che bruciano, bunga bunga, Guerra in Libia, scandali di preti pedofili… il millenarismo e la monomania divampano…

Al confronto di un Missionario, la più funesta delle Twitstar è Coccolino Morbidoso.

Precisiamo: quella del Missionario è una figura mutuata dal mondo della criminologia, non della religione… Indica una particolare tipologia di serial killer, che si sente investito di una sorta di “missione“, che deve compiere a ogni costo necessario (il più delle volte eliminando anche fisicamente delle persone)…

Orbene, i Social Network si stanno riempiendo anche di queste mitiche figure: i Missionari 2.0!

Cerchiamo brevemente di tratteggiarne un profilo improvvisato, analogico e bidimensionale:

  • Missione:
    • Il Missionario ha un’altissima missione da compiere, la cui riuscita è di fondamentale importanza per la salvezza del genere umano.
    • I temi più ricorrenti sono: deporre il tiranno Berlusconi, sostenere Berlusconi la vittima dei media, incitare all’uso della bicicletta, combattere le legioni di preti pedofili che insidiano i bambini di tutto il mondo, catechizzarci col Verbo, non meglio definibili forme di ecogreenpongo, l’animalismo, la difesa delle donne, la difesa del maschio italico, propugnare la propria struggente opera artistica di impareggiabile genio, ammorbarci con una start up, scassarci i cosiddetti con i vantaggi di Linux, inneggiare ai prodotti Apple come apice del pensiero umano, catechizzarci con Wired, ecc…
    • Stare sui Social Network ha un solo scopo il successo della Missione.
    • La Missione sarà compiuta quando tutti la penseranno come il Missionario.
    • Perché è evidente che il Missionario ha ragione e chi non la vede come lui è pazzo, venduto, laido, arido, idiota.
  • Metodo:
    • Il metodo è alquanto spaventoso e comune a tutti: postano/twittano/rewtittano in modo ossessivo in ogni Social Network possibile brevi messaggi inneggianti alla propria missione allegando link, che per lo più portano a notizie che abbiamo già letto su Google News, o sulle maggiori testate giornalistiche online.
    • Nella propria ricerca disperata di rendere virali le proprie Verità compie ogni genere di nefandezza, la più comune un utilizzo dissennato di #sapevatelo su Twitter o qualche altro hastag di successo.
    • Il Missionario, per diffondere viralmente la propria opera, spesso utilizza senza scrupoli le più imbecilli applicazioni di Facebook taggando la totalità delle persone che conosce.
    • L’opera del Missionario è di  evangelizzazione, pertanto non si rivolge ai “vicini”, ma ai “lontani”. Pertanto più sei refrattario alle sue idee più sarai invitato ai suoi eventi (manifestazioni, raduni di preghiera, vernissage, sit in, aste di beneficienza…).
  • Disprezzo per gli altri utenti:
    • Il Missionario, nonostante centinaia di amici di Facebook e migliaia di followers di Twitter, è un uomo isolato, solidarizza solo con altri Missionari.
    • Col tempo vive momenti di involuzione e smette di seguire tutti coloro che non sono produttori/consumatori delle Verità che cerca disperatamente di rendere virali.
    • Periodicamente lancia strali contro gli esseri ciechi e abbietti che non condividono la propria missione, cercando il sostegno di chi “ha visto la Luce” (normalmente altri Missionari come lui che commentanto “Bravo!”, “Vero!”, “Si!” che leggendoli ti immagini la vocina decerebrata del Bambino Gigi).
  • Superesperienza:
    • I Missionari sono tutti superesperti di geopolitica internazionale, arte concettuale, fisica nucleare, meccanica quantistica, chirurgia sperimentale…
    • Il Missionario non dialoga. Asserisce.
    • Al Missionario bastano 4 righe per esprimere in modo apodittico il proprio pensiero con assoluta e autoreferenziale fermezza.
    • Tuttavia non è mai del tutto chiaro che lavoro faccia nella vita reale…
    • Dopo un po’ che contraddici un Missionario con dei fatti (perché può capitare che ne sai più di lui), impazzisce e finisce per insultarti.
  • Addio alle armi:
    • Dopo un periodo variabile (1 mese-10 anni) di botto il Missionario abbandona il Social Network.
    • Le Masse ottuse non meritano che lui continui a spendersi per la loro Salvezza.
    • Spesso lascia un messaggio di addio delirante in cui dichiara che si deve occupare di cose molto più importanti in Real Life.
  • Il Ritorno del Figliol Prodigo:
    • Di norma dopo una settimana ritorna nel Social Network che aveva abbandonato.
    • Perché probabilmente in Real Life non combina un cazzo.

C’è una cura al morbo del Missionario?

Francamente cari Ricercatori penso proprio di no.

L’unico modo di salvarsi dal nostro Missionario interno è l’autoironia.

A tutti i Missionari del Mondo: fateve na risata che siete di una tristezza assurda!

E voi Ricercatori: vigilate su voi stessi… La Sindrome del Missionario presto o tardi becca tutti… OppureNO

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16 pensieri su “La sindrome del Missionario 2.0

    • È che le Masse non sono pronte e lui deve proseguire la sua azione salvifica in Real Life, magari iscrivendosi ai Talebani, ai Focolarini, alle Brigate Rosse, a un corso di cucito…

  1. Bellissimo post e concordo con l’analisi antropologica! 😉 Dici che al profilo del missionario confluisce anche quello di maestro di vita preso da orgiastiche proliferazioni di citazioni spirituali o laico esperenziali? 😉

    • Adesso abbiamo anche l’approvazione dell’Antropologa ufficiale del Progetto!
      No io Maestro di Vita 2.0 è diverso dal Missionario 2.0: il primo cerca di convincerti della bontà delle sue idee (ponendosi su un piano ipocritamente paritario), l’altro asserisce.
      I Maestri di Vita 2.0 hanno maggiore consapevolezza dello strumento 😉
      Penso che ci scriverò su…

  2. Il “Missionario 2.0” o per dirla in termini più terroristic friendly “Fondamentalista 2.0” che tu Jovanz descrivi, per me è un archetipo che estremizza comportamenti socialmente virtuosi uniti a una forte dose di chiusura mentale e frustrazione. Ecco perché, come giustamente lasci intendere, c’è un potenziale missionario in tutti noi.

    Io definirei certi atteggiamenti estremisti come “effetti collaterali da information overflow” uniti a una non sufficiente coscienza sociale e critica del mezzo. La differenza tra un Missionario 2.0 e un Cittadino 2.0 in questi termini sta essenzialmente nell’approccio di apertura o chiusura al confronto e al dibattito. E soprattutto nella predisposizione a cambiare se stessi, solo dopo magari fare i conti con gli altri.

    Che male c’è a condividere informazioni e stimolare un dibattito informato e aperto sui temi che reputiamo importanti (anche se ampiamente sdoganati)? Nessuno a mio parere: in rete ci raggruppiamo proprio intorno agli argomenti che (coscientemente o meno, questo è da verificare) percepiamo come interessanti. Altrimenti invece di dedicare 10 minuti a un commento su questo esimio blog, starei beatamente a scrivere su un forum di cucina cinese.

    In rete come in “real life”, non è l’attivismo che rischia di renderci schiavi dell’informazione e del nostro personaggio, ma un atteggiamento di chiusura che ha origine da un preciso modello culturale. Una dottrina di isolamento e individualismo che appiattisce le masse e ci porta a schierarci invece che confrontarci.

    Ecco perché Internet, come qualsiasi strumento, di per se non può essere considerato a priori un veicolo di dialogo e di pace.

    • Un commento da quotare dall’inizio alla fine.
      Penso che le caratteristiche che rendono tale un Missionario 2.0 sono soprattutto il “disprezzo per gli altri utenti” e la “superesperienza”… che sono le stigmate di “una non sufficiente coscienza sociale e critica del mezzo”.
      Se nel fare attivismo in Rete (io ad esempio mi spendo spesso per i diritti degli hacker, che per me rappresentano l’apice della Cultura Digitale) si diventa autoreferenziali (e il rischio lo corriamo tutti quotidianamente) allora lo strumento invece che media per comunicare, diventa una “panic room”.
      Stai sempre sul pezzo 😉

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