BOTpolitick: Elezioni Amministrative 2011

Exploit Digitale

Esimi nonché egregi Ricercatori, mentre guardo i soliti analogici politici della Seconda Repubblica che dichiarano tutti “abbiamo vinto noi”, provo la stessa ebrezza che mi suscita una bella partita di cricket, cioè lo zero assoluto.

Girano i soliti discorsi, le solite parole d’ordine, i soliti sondaggi, le solite dirette dal Viminale, i soliti interventi telefonici, le solite provocazioni, le solite repliche piccate, la solita noia…

Quello che mi dispiace, ma direi che è anche ovvio data la vetustà dell’impianto ideologico/culturale dei giornalisti italiani, è che nessuno affronti uno dei temi più notevoli di queste elezioni amministrative 2011: la BOTpolitick.

Con questo termine amo indicare, in modo un po’ irriverente, le modalità con cui i politici italiani affrontano il mondo dei social network, per lo più con simulacri digitali affidati ad apposite agenzie di comunicazione.

A mio avviso in queste elezioni, per la prima volta l’uso dei social network in politica qualche voto l’ha spostato. Penso soprattutto al caso di Luigi De Magistris, delle Liste Cinque Stelle di Beppe Grillo, dell’area politica legata a Nichi Vendola, soggetti molto attivi presso i social network, che hanno avuto una resa sorprendente incompatibile con il solito teorema: “più minuti appari in televisione più voti racimoli”.

Insomma al netto delle solite ormai barbosissime menate sulla par-condicio televisiva, la Rete per la prima volta inizia a diventare (timidamente per carità) uno strumento di generazione del consenso politico.

A mio avviso un solo dato politico emerge da queste elezioni: che i partiti politici devono rinforzare la loro presenza in Rete. Anche perché fondamentalmente i Citizen 2.0 rappresentano un elettorato più fluido rispetto a quello geologicamente stratificato del pubblico televisivo. E, a mio modestissimo parere saranno sempre di più le Comunità Online il vero soggetto politico dei prossimi anni.

Ammetto che non ritenevo funzionale la BOTpolitick, che la reputavo arretrata e antiquata per approccio e linguaggio, invece devo ammettere che nel suo piccolo ha scompigliato il quadro politico nazione.

Fenomenologia della BOTpolitick

Prima di andare oltre analizziamo le caratteristiche attuali della BOTpolitick a beneficio dei Ricercatori tutti:

  • Simulacro Digitale: i politici affidano la propria immagine in rete ad apposite agenzie di comunicazione che animano un loro simulacro digitale. Il ricorso a un “account ufficiale” di Twitter o a una fan page di Facebook, in luogo dell’account personale, da molti (tra cui il sottoscritto) viene vissuta come una presa di distanza. Un po’ come un esserci ma non esserci. Tuttavia la stragrande maggioranza dei politici di destra e sinistra opera con account solo apparentemente personali.
  • Comunicazione monodirezionale: l’utilizzo di un simulacro digitale comporta che il politico 2.0 posti dei proclami monodirezionali leader/massa, privi in genere di replica agli altri utenti del social network in cui operano. A mio avviso si genera l’effetto Tazebao (i giornali pubblici della Cina di Mao), perché almeno sui temi più importanti qualche risposta ogni tanto sarebbe molto gratificante per gli elettori.
  • Blog: altro elemento distintivo (Beppe Grillo docet) è il Blog autoriale, anche questo affidato ad apposite agenzie specializzate, che spesso non consente ai lettori di operare commenti (forse per evitare una sfiancante moderazione dei troll politici).
  • Elevata incidenza di BOT tra i follower: i politici 2.0 di Twitter hanno un’incidenza di BOT (i celebri software che si fingono utenti di social network) tra i propri followers estremamente elevata. Molti simulacri politici hanno centinaia e centinaia di BOT, che non fanno altro che seguirli. Forse si ricorre a questo escamotage per dare l’impressione di un vasto seguito e spingere i più timidi a manifestare la propria “preferenza”.
  • Politica Digitale: un aspetto positivo di quei politici che scelgono di operare nei social network è che a differenza della maggior parte dei propri colleghi, ogni tanto si cimentano in incursioni nel mondo della politica digitale dura e pura parlando di open source, privacy, hacking, ecc…
  • Catalogo delle Twitstar: una pratica a mio avviso molto giusta è quella di sfruttare i sistemi di certificazione degli account ufficiali offerti da Twitter. La maggior parte dei politici che operano in questo social network sono censiti nel celeberrimo catalogo delle Twitstar alla voce “Politica” e adornano i propri avatar col bollino dell’utente “verificato”, che ne sancisce la bontà.
  • Politichese: purtroppo a livello di linguaggio i simulacri digitali riflettono il linguaggio parlato dei propri originali, così assistiamo a post e messaggi prolissi che inevitabilmente rimandano al blog per la lettura del messaggio nella sua interezza. Il linguaggio dei blog è diviso in genere in due macro tipologie: il “Blog Invettiva”, cui scappa pure qualche parolaccia e il “Blog Aulico” in cui non è infrequente trovare termini da Accademico della Crusca.
  • Eccesso di moderazione: alle volte i gestori dei simulacri sono talmente terrorizzati dalle conseguenze del c.d. Trolling (l’equivalente digitale di una molestia verbale) dal qualificare come spammer chiunque inizi a porre domande in modo troppo insistente.

Insomma se guardo alla comunicazione politica da BOTpolitick il successo dei politici 2.0 non si spiega molto. E’ un tipo di comunicazione spesso scostante, monodirezionale, verticistica. La BOTpolitick soffre delle medesime carenze della politica tradizionale.

Allora perché funziona così bene?

Il ritorno del Militante

A mio avviso l’elemento di forza della politica 2.0 è rappresentato da un nuovo tipo di militante: quelli che amo scherzosamente definire i Missionari 2.0. Sono proprio questi ultimi, col loro accanito (e spesso oppressivo) entusiasmo ad animare parallelamente al simulacro digitale l’azione politica nei social network.

Nei social network, al netto di certe futili forme di trolling politico, si respira parecchia passione politica, paradossalmente di stampo più polarizzato a sinistra e a destra, piuttosto che in quel centro moderato tanto caro ai nostri politologi.

Diciamo quindi che i Missionari 2.0 riescono con la loro passione a integrarsi con la BOTpolitick e a generare una sorta di particolare Soggetto Politico così articolato:

  • Simulacro Digitale: agenzia di comunicazione che pubblica slogan in modo monodirezionale leader/massa, senza interagire.
  • Missionario 2.0: che si occupa di diffondere viralmente il verbo nella Rete, interagendo con gli altri utenti (ed in tal modo compensando il deficit comunicativo del Simulacro).
  • Sostenitore esterno: chi gradendo qualche iniziativa (per lo più quelle generate dai Missionari 2.0 e connesse a qualche meme divertente tipo i #morattiquotes, i #gelminiquotes, ecc…) comunque si rende parte attiva (più o meno consapevolmente) della comunicazione politica.

Quando poi al Simulacro Digitale si sostituisce un politico in carne ed ossa che interagisce realmente l’effetto è notevolmente potenziato.

Conclusioni

Da impolitico praticante mi auguro che la politica inizi a svilupparsi maggiormente in Rete. Per adesso le forme di manifestazione nel digitale della politica sono ancora goffe e impacciate, però iniziano a muovere voti e a sviluppare un dibattito sicuramente più interessante di quello tristanzuolo cui si assiste ogni giorno in televisione e sui giornali.

I Social Network offrono possibilità molto partecipative di approccio alla politica, spiace rilevare che anche questa volta in televisione non se ne sia parlato minimamente.

Il futuro dell’agone politica è la Rete… finchè magari in un futuro non troppo lontano Tecnonucleo ci tirerà fuori un super Algoritmo, che si preoccuperà per noi di selezionare i governanti che rispecchiano meglio le nostre esigenze e saremo affrancati anche da questo problema.

OppureNO.

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13 pensieri su “BOTpolitick: Elezioni Amministrative 2011

  1. Esimio Ricercatore,
    guardo raramente la televisione, ma non mi stupisce che non abbia dato notizia della BOTpolitik™.
    Probabilmente perché le novità fanno paura. Magari perché ad alcuni fa piacere che tutto cambi affinché tutto rimanga come prima, con la testa del gattopardo imbalsamata come un trofeo in salotto, per buona pace del Tomasi e di Lampedusa…
    A vederli da twitter, i nostri politici sembrano un po’ goffi, molto spesso indecisi se twittare in terza o prima persona oppure pronti con la frase supercazzola che eccede il limite del tweet…
    Finito poi questo periodo di eccitazione politica, partiremo tutti per tre lunghi mesi di vacanze (solo dalla politica ovviamente) … rimarremo con un pugno di missionari 2.0 ed un sacco di BOT appiccicosi e poco coccolosi … e chi si occuperà di noi? ma ovviamente l’ufficio politico!
    Repressione è civiltà! Oppure (forse è meglio) no. :/

    • Caro iBizi. un ragionamento efficace come tuo solito!
      Diciamo che sono un inguaribile romantico e ottimista (sebbene parecchio distaccato dalla politica politicante) perciò mi auguro che anche per mere ragioni di calcolo politico, comprendano le potenzialità partecipative del web e la sua capacità di attrarre un elettorato più fluido di quello tradizionale.
      Ho letto in queste ore di come i militanti del PdL e della Lega hanno usato i forum dei propri siti per manifestare il proprio malcontento… sono fatti importanti se di web si può anche vincere, di web si può anche perdere… il web può diffondere approvazione e malcontento… insomma è uno strumento che dovranno ogni giorno curare meglio… 😉

  2. Ciao, ho trovato interessantissimo il tuo articolo e mi complimento per la tua professionalità.

    Concordo con te che dovrebbe esserci maggior interazione (sono pagine statiche e sorde anche quelle dei migliori politicanti attivi sui Social Network) tra politico e “massa” sul web, ma volevo farti una domanda.

    Ssecondo te esiste un’altra via per i politici che non sia quella di affidare i loro “simulacri digitali” ad agenzie di comunicazione specializzate? Come è possibile per un politico (tra i mille impegni) gestire al meglio le loro pagine Facebook e Twitter?

    • Grazie dei complimenti Francesco 🙂
      Parto dalla mia case history: sono un giurista d’impresa che lavora 12 ore al giorno a progetti di investimento, posso stare sui social network nel tragitto in tram casa-lavoro e dedicarmi al nonBLOG dopo cena quando ho un attimo di respiro (ho 3 figli piccoli)… non sono Superman eppure sono diventato un influencer di Twitter e animo un sito molto apprezza da “pubblico & critica”… dipende solo dalla volontà di fare le cose… Poiché chi rivolge una domanda tramite un Social Network non è un cretino che cazzeggia (in Italia questo pregiudizio, vedi Report, è duro a morire), ma un potenziale elettore che vuole formare la sua coscienza politica… Basterebbe che dedicassero mezz’ora del proprio tempo ai Social Network, magari con l’aiuto dell’Agenzia che gli evidenzi domande e temi più importanti… Questo allo straminimo, il politico di domani a mio avviso dovrebbe passare il 90% sui social network e fare un comparsata in televisione quando ha tempo…
      Una sola cosa è emersa da queste elezioni Destra e Sinistra devono rivedere le poprie strategie sui Social Network, dopotutto 6 Italiani su 10 sono connessi al web 2.0 e non è poca cosa…

  3. il problema sono i miei genitori che non sanno mandare sms dal cellulare, ritirare i soldi dal bancomat, fotografano con il rullino ecc. ecc. ecc. internet non sanno proprio dove si trova; premesso questo una domanda mi sorge spontanea: come è potuto sfuggire al sistema l’aspetto potenzialmente rivoluzionario della rete?

    • La risposa a mio avviso è abbastanza semplice: perché internet è un sistema di comunicazione militare sfuggito di mano.
      La struttura di trasmissione dei dati per “pacchetti” venne studiata per evitare che in caso di attacco nucleare che distruggesse parte della Rete, la parte restante dell’infrastruttura continuasse a funzionare.
      Nella sua semplicità internet è assolutamente uno strumento perfetto (e non arginabile).

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