Ti unfollowo, perché ti amo troppo

"Lo strategismo sentimentale è l'arte del paradosso..." Fotografato a Roma zona Piazza Bologna. Autore Ignoto.

ONtro

Esimi nonché egregi Ricercatori, oggi parleremo di uno dei fenomeni più sconcertanti di Twitter: lo psicodramma da unfollow.

Quando diedi il via alla virale iniziativa dei #100HatersOf100FactsAboutMe ero convinto che sarebbe stata un flop colossale (non pensavo avrebbe superato le 20 adesioni, invece sfiorò in un pugno di giorni le 100 adesioni, segno che lo zoccolo duro dei Sabotatori ha gli attributi)… Non soltanto perché la Rete è spesso intrisa di buonismo ipocrita, ma perché ormai esiste questa sorta di psicosi da unfollow, che domina ogni aspetto dell’operare delle Comunità Online che animano Twitter in Italia.

Sarà perché in Italia è molto diffuso Facebook, ma curiosamente da noi più che da altre parti dare e ricevere un unfollow rappresenta curiosamente un momento di grave sofferenza psichica.

Teoria e pratica dell’unfollow

Un piccolo chiarimento per i non usi di vicende twittere.

Twitter non è il classico Social Network alla Facebook, in cui proseguire online le amicizie della vita reale. Twitter è strutturato per essere un News Network, ossia uno strumento con cui Comunità Online e singoli utenti si scambiano news attraverso meccanismi di condivisione digitale.

Pertanto followare/seguire un utente dovrebbe essere un po’ come seguire un canale di news.

Ovviamente parliamo di news in senso lato, amplio e fluido.

Ad esempio chi segue il sottoscritto troverà news satiriche sul mondo dell’informatica, della comunicazione, del marketing, ma anche news di carattere più privato.

L’utilizzo di 140 caratteri e la possibilità di inserire collegamenti ipertestuali sono molto funzionali alla produzione di news.

Tuttavia in Italia Twitter è stato presentato come una piattaforma di microblogging… peraltro in un paese in cui blog fa rima perlopiù con “diario digitale”… e poi in Italia tutti hanno il palato ormai avvezzo a Facebook…

Così Twitter viene vissuto come una sorta di “micro diario” in cui fare “amicizia” con tante persone da inserire in interminabili “trenini” di saluti che si ripetono quotidianamente.

Il tutto condito con una quantità di caramello digitale da coma diabetico.

E quindi un fenomeno naturale come smettere di seguire un utente, analogo a quello di cambiare canale televisivo, o rivista, viene vissuto come la drammatica rottura di un’amicizia.

Rudy, Matteo e le separazioni virtuali

Devo ammettere che ho dedicato molta attenzione al fenomeno dell’unfollow dopo il Job Meeting di Bologna, in cui vissi una grandiosa giornata in compagnia di Matteo Bianconi e Rudy Bandiera. Tra barcamp, convegni e randagie passeggiate uno dei temi con cui ci sollazzammo furono le paranoie da “separazione virtuale”, che caratterizzano l’unfollow di Twitter in Italia. Il racconto più meraviglioso fu quello di una signora che smettendo di seguire Rudy, sentì il bisogno di giustificarsi scrivendo: “Mi dispiace ma scrivi troppo”, l’equivalente digitale di un “Ti lascio perché ti amo troppo”.

Condividemmo quel giorno una serie di splendidi momenti di addio digitale, che mi indussero a osservare con attenzione crescente questo stupefacente fenomeno.

Questo è il risultato provvisorio delle mie ricerche.

Fenomenologia dei carnefici: gli unfollowatori

Esistono varie tipologie di unfollowatori, cerchiamo di analizzarle velocemente:

  • I Melodrammatici: fanno seguire l’unfollow da invettive contro l’odiato ex-amico reo di avere offeso la loro sensibilità. I toni sono alti, vibrati, quasi epici. In 140 caratteri concentrano tutto il loro sdegno… peccato che non menzionino MAI l’unfollowato, che apprende del loro abbandono quando magari dopo mesi controlla chi l’ha “mollato” grazie ad applicazioni come “Who Unfollowed Me” (per lo più chiedendosi “ah mi seguiva questo tizio?”).
  • Gli Unfollowatori di Massa: questi sono esseri semplicemente meravigliosi. Pianificano di diventare delle mini Twitstar con un rapporto following/follower di almeno 100/1.000… Così dopo essersi associati ad ogni sorta di lurida congrega di followatori seriali tipo l’odiato “Team Followback” (una Comunità Online di molestatori che propugna il Verbo del “se mi segui ti seguo”), all’improvviso defollowano centinaia di persone. E provano finalmente l’ebrezza di essere seguiti da migliaia di persone mentre loro non si filano nessuno… peccato che la gioia duri poco perché chi di unfollow colpisce, in genere di unfollow perisce…
  • I Tiramolla: questi curiosi soggetti prima di defollowano per motivazioni imperscrutabili, poi per motivazioni altrettanto oscure riprendono a seguirti, facendo precedere la ripresa del contatto da qualche battuta pseudo-casuale. Sono l’equivalente di coloro che nella vita reale dopo cinque anni che non li senti ti chiamano dicendo: “Poi mi sono dimenticato di restituirti quel libro. A proposito cosa fai sta sera?”
  • Non sei degno di me”: questi sono assolutamente spassosi. Improvvisamente vieni raggiunto da un loro messaggio che ti rimprovera qualche comportamento talmente odioso da averli spinti all’abbandono. Accorate invettive via mail o messaggio diretto. Pubblico sdegno espresso sulla timeline. Roba da chiamare un Giudice di Pace, per stabilire a chi affidare i tweet dove compaiono i nomi di entrambi.
  • I mentecatti: questi sono i più spassosi di tutti. L’oggetto della loro furia è in genere qualcuno che ricambia il follow. Improvvisamente, e senza apparente motivo, lo “bloccano” (cioè bloccano la possibilità di essere seguiti dalla propria vittima e di ricevere messaggi dalla stessa), dopodiché gli inviano un delirante messaggio di addio, cui è impossibile rispondere. Immagino che successivamente finiscano come il Bob Geldof di “Don’t Leave me Now” del film “The Wall“…

Fenomenologia delle vittime: gli unfollowati

Ma anche le vittime sono semplicemente grandiose:

  • I sedotti e abbandonati: dopo aver preso coscienza dell’abbandono da parte dell’amico virtuale, questi utenti si lasciano andare ad uno stizzito commento verso il proprio carnefice. E si può assistere a questi profluvi di parole di rimprovero del tipo: “dopo tutto quello che ho twittato per te!”  I commenti si fanno duri, tutta la timeline deve sapere che l’odiato ex amico virtuale è uno sporco unfollowatore, che prima ti da il follow e poi te lo toglie, lasciandoti solo e disperato.
  • Quelli che “non me lo spiegare”: come l’inconsolabile Tiziano Ferro di un celebre brano di qualche anno addietro, questi soggetti non si riescono a fare una ragione dell’abbandono. Così chiedono ragione al carnefice dell’insano gesto con tweet lacrimosi pieni di faccine: “Perché?!? :O” E se il carnefice non risponde rimangono lì a “farneticare, fingere di stare bene, mentre è inverno, ecc…”
  • I dissociati: li avevo quasi rimossi dalla mia mente (infatti li aggiungo solo oggi 23/05/2011), eppure trasudano grandiosità da tutti i pori. Questi favolosi individui in genere seguono pochissimi utenti e amano avere un rapporto di following/follower sbilanciato, per pavoneggiarsi come Twitstar, come a dire: “Tutti mi seguono, ma io non posso seguire tutti!”  Poi viene il giorno dell’unfollow, che li trova psicologicamente impreparati, e subito chiedono ragioni al proprio carnefice, che in genere sbotta un “Ma che cosa vuoi da me scusa! Neanche tu mi seguivi, che siamo all’Asilo Mariuccia?!” Assolutamente impagabili.

Conclusioni

Insomma chissà perché in Italia Twitter presso gli utenti meno consapevoli non ha attecchito come News Network, ma come fratellino in 140 caratteri di Facebook. Così il banale fatto di smettere di seguire un altro utente genera un’esplosione esagerata di emotività.

E così la timeline è un fiorire di addii rancorosi, che perfino un avvocato divorzista resterebbe basito.

Mi chiedo ma vivere tutto questo in modo un po’ più asettico? Non dico freddo e logico come il Dr. Spock, ma un minimo più composto, beh sì.

OppureNO.

Vi lascio con questo accorato appello, che mi ha commosso nel profondo…

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22 pensieri su “Ti unfollowo, perché ti amo troppo

  1. Molto molto interessante e utile a capire la ‘psicologia’ (se mai ce ne fosse una :P) dietro Twitter e le sue dinamiche. Specialmente per una Twittera novellina come me 😉 Grazie!

  2. L’analisi di Twitter come news network non mi convince più. E’ nato così, ma oggi è molto di più, mentre Facebook non è più un social network ma un social hub. Il resto è molto divertente e interessante

    • Condivido in parte le tue perplessità su Twitter come news network… è uno strumento potentissimo dalle potenzialità appena esplorate. In questo articolo ho voluto analizzare alcune dinamiche deteriori, che invece di farlo diventare “molto di più”, certe volte ne comprimono le potenzialità rendendolo “molto di meno” 😉

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