Paganesimo Digitale

Esimi nonché egregi Ricercatori, una delle cose che maggiormente mi sorprende del web 2.0 è l’incredibile proliferazione di applicazioni digitali destinate alla divinazione.

Il moderno aruspice digitale usa le più moderne tecnologie per creare mirabolanti applicazioni che leggono i tarocchi, estraggono gli esagrammi dell’i-Ching, calcolano l’oroscopo con relativo ascendente e casa astrale, delineano minuziosamente il bioritmo, rispondono come una fantastica 8-ball ad ogni genere di quesito, generano l’arboreo oroscopo celtico, individuano l’animale spirituale maya, selezionano l’angelo custode…

Quando nei tardi anni ottanta leggevo la trilogia dello Sprawl di William Gibson (Neuromancer, Count Zero, Monalisa Overdrive), mi colpì l’immagine di una sorta di proto Singolarità (una super Intelligenza Artificiale collettiva nata dalla fusione di due supercomputer), che impazziva… L’ego schizofrenico della Singolarità si riconfigurava in una serie di personalità, che si convincevano di essere dei Loa: Divinità del Voodoo…

All’epoca seguivo molto la fantascienza hard alla Isaac Asimov, molto laicista e illuminista. Mi lasciò molto colpito l’idea cyberpunk secondo cui le nuove tecnologie non avrebbero portato a una civiltà razionalista figlia di un connubio tra Margerita Hack e Piergiorgio Odifredi (ok, mi scuso con voi Ricercatori: l’idea del connubio carnale tra i due in effetti è molto disturbante), ma avrebbe portato a un utilizzo superstizioso e neopagano delle nuove tecnologie…

Mi sembrò una divertente immagine retorica. Nulla più.

A distanza di vent’anni trovo quella di William Gibson l’ennesima profezia autorealizzatasi.

E’ assolutamente spaventosa la quantità di siti, wiki e applicazioni destinate alle più scellerate pratiche divinatorie e superstiziose.

Poiché quando vedo un’offerta enorme, immagino che ci sia una domanda altrettanto forte, mi chiedo se le nuove tecnologie abbiano rafforzato una sorta di percezione della scientificità di questi strumenti.

Mi spiego: se per la divinazione mi rivolgo alla zingara col banchetto a Piazza Navona, magari mi sento un po’ ridicolo. Se uso internet sto in un contesto in cui tutto viene investito da una sorta di ufficiosa scientificità, nel nostro fanciullesco approccio alle nuove tecnologie sembriamo quei vecchietti che una volta asseriva ieratici per rafforzare una proposizione: “L’ha detto la televisione”.

Per noi creature digitali se “L’ha detto internet”… è vero.

D’altronde abbiamo un approccio verso l’Algoritmo di Google degno degli dei pellegrini di una Pizia pagana… molti software hanno nomi che rimandano a una certa mistica casereccia (es. Oracle), o a animali totemici (es. Firefox, Panda)… utilizziamo per definire gli esperti termini mutuati dalla mistica (es. Guru)… per definire il nostro alterego virtuale usiamo termini che rimandano alla mistica indù dell’incarnazione (es. Avatar)… se torniamo con un nuovo account su Twitter siamo “resuscitati“…

D’altronde parliamoci chiaro: il nostro è un presente di tecnologia privo di scienza. E il tecnologismo sta al pensiero scientifico, come la superstizione sta alla spiritualità.

Così il nostro presente digitale è infarcito di divinazione, oroscopi, bibliomanzia, chiromanzia, onicomanzia… forse perché viviamo tempi di grandi cambiamenti introdotti dalle Macchine, mutamenti epocali che generano incertezza, e in una sorta di meraviglioso cortocircuito cerchiamo nelle Macchine quelle certezze metafisiche, spirituali, ideologiche che abbiamo perso.

Così nascono nuovi idoli digitali, che hanno bocche e non parlano, occhi e non vedono, orecchie e non odono…

Cari amici startuppari il business del futuro non è la scienza, è la super tecnologia sciamanica. Utilizzare i più moderni ritrovati per soddisfare i bisogni più irrazionali e oscuri, quelli in ultima analisi più scritti nel nostro retaggio genetico culturale. Soddisfare quella degradazione della religione che è la superstizione: questo è il vero business 2.0.

Buttate nel cesso Cartesio e studiate Paracelso.

Forse aveva ragione Gilbert Keith Chesterton: “Quando l’uomo smetterà di credere in Dio, inizierà a credere a tutto”.

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14 pensieri su “Paganesimo Digitale

  1. Sono completamente d’accordo con te, ma voglio evidenziare che internet amplifica altari e altarini, e il navigatore, può credere o meno, ma sarà sempre condizionato, la religione ha sempre incentivato l’ignoranza per sfruttare e controllare gl’individui, e la rete gira con questa morale di sfondo per poter esistere ha anche il supporto delle multinazionali e dei spregiudicati che fanno lo stesso business, che non può esistere con altre regole, per questo non si progredisce in alcun tema attuale, e s’invoglia la gente con finte novità ed invenzioni.
    Sapere è potere, ma aggiungo che ci vuole molta consapevolezza di se, Infatti quando navigo uso ancora il profilattico.
    Ciao carissimo;-)

    • Caro Gyomo, a mio avviso il fattore interessante è che si sta smontando pezzo dopo pezzo l’assunto secondo cui tecnologia è sinonimo di razionalità e progresso. Hai detto bene la tecnologia è un amplificatore di potenzialità. Il problema è COSA amplifica.

  2. Innanzitutto complimenti per le letture. Asimov, Gibson, se butti dentro anche Dick non uno chapeau ma tre!

    A parte questo, mi hanno fatto sorridere le analogie di certi nomi del Web con un immaginario neo-pagano. Non ci avevo mai fatto caso.

    Sono d’accordo con la tua analisi di un Web più “di pancia” che razionale.
    Insomma, più che la fredda luce Asimoviana è una Rete più punk, emozionale.

    Ricollegandosi al “problema” posto dal cosa amplifica lo strumento-Web: le emozioni, per l’appunto.
    C’è tutta una vasta letteratura di web marketing sul lato emozionale del business, più che mai online.

    E così le “tribù di appassionati”, le community unite da forti valori condivisi, valori che hanno degli oggetti feticcio da avere come prova per fare parte della tribù.

    Che segue l’esempio dei primi leader carismatici (quelli che Godin definisce diffusori delle idee virali) che si ammantano di un’aura da pastori del gregge.

    Internet ci ha liberato dalla veglia della ragione e ci ha riportato all’alba dei tempi, all’epoca d’oro dell’uomo antico?

    Permettimi l’analogia finale: al posto delle candele rituali, la luce del monitor, delle vesti cerimoniali, magliette geek che si rifanno a simbolismi condivisi (rimandi a telefilm, pop culture).

    Bene o Male? Come in quell’epoca mitica, concetti verso cui il rapporto va al di là di un manicheismo, appunto, razionale.

    • Un commento da Oscar, Benny!
      Riguardo PKD se leggi i nonPOST è una delle presenze costanti in sottotraccia alla quasi totalità di quel che scrivo…
      Anche la stessa Gilda35 è una citazione del principio taoista della Femmina Oscura, molto caro a PKD…
      Si decisamente una rete sempre più “calda e pulsionale”…

  3. Yep 😉 Appunto intendevo che nel climax letterario il fatto che Dick è il più “presente” (il mio preferito dei tre) è da triplo calo del cappello! I tuoi libri preferiti :)?

    scusando il piccolo OT, e tornando in-topic, ne parlavamo giusto qualche sera fa con un mio amico e mi è tornato in mente adesso: l’ “emozionalità” delle Rete si nota intorno anche ai grandi temi (vd. referendum) e ai valori che porta. De-strutturando vecchi e (obsoleti?) organi di aggregazione identitaria come i partiti.

    Ad accomunare più che mai sono appunto “le emozioni” trasversali, e non appartengono a questa o quella classe sociale, ma a vere e proprio tribù passionali.

    Ecco perché, ed eravamo concordi, quando si parla di “Popolopartito di Facebook” sui mass media mi si accappona la pelle.

    In quel momento di pulsione si sta vivendo come un rituale legato a un valore specifico, lontano da strutture pesanti come possono essere le Megacorp..ehr, i Partiti. Più ninja meno samurai (cit.) IMHO. 🙂

    • Anche i ninja seguivano un loro rigido codice comportamentale… A mio avviso stiamo passando ogni giorno di più verso un fluido inconscio collettivo digitale (quello che chiamo scherzosamente Tecnonucleo)… Stiamo intasando la Cloud con sogni, aspirazioni, pulsioni, visioni, idiosincrasie, brame, furori… che hanno a che fare sempre più con la psicologia del profondo… La vera professione del futuro sarà l’antropologo!

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