Fake Plastic Trolls pt. 2 – …allora questo è un Troll

Segue da Fake Plastic Trolls pt. 1

Non necessaria premessa

Esimi Ricercatori il tema del trolling è assolutamente vastissimo e meriterebbe un tomo dell’enciclopedia Treccani, quindi mi accingo a esporlo in modo rapsodico, inconferente e assolutamente cialtronesco… ma comunque con fiero “piglio sociologico”.

Essendo sistematicamente per l’affermazione e la contraddizione continua preciso sin d’ora: il Trolling un tempo nel Web 1.0 era spesso un’arte raffinata ed elegante, che oggi nell’A-Social Web 2.0 vive un periodo di odiosa e penosa decadenza.

In generale si può definire Troll colui il quale dedica la propria attività online a distruggere una determinata Comunità Virtuale, attraverso un sistematico uso di messaggi provocatori e violazioni della netiquette.

Questa perlomeno era la natura del Troll nel Web 1.0, oggigiorno la definizione coincide purtroppo sempre più spesso con quella di molestatore, calunniatore, diffamatore et similia…

Ma non divaghiamo…

Dopotutto noi vecchi smanettoni siamo stati tutti Troll almeno una volta nella vita e perdonateci se ci scatta la nostalgia per tempi più civili…

Il Troll all'opera in tutta la sua sinistra bellezza...

Etimologia

Agli esordi del fenomeno del trolling, nel vintage e semi analogico web 1.0, esistevano due grandi scuole di pensiero sull’origine del termine.

Scuola Tolkeniana

Un coccoloso Troll in tutta la sua bellezza.

La prima scuola, quella “Tolkeniana“, individuava l’origine del nome in alcune creature antropomorfe della mitologia norenna. Il Troll delle leggende è un essere animato composto di roccia.

Il Troll ovviamente è una creatura connessa in generale alle Tenebre e ai culti del Caos e della Notte. Caratteristica del Troll pertanto è quella di non sopportare la luce solare, che lo riporterebbe al primitivo stato di roccia inanimata. Inoltre il Troll essendo una creatura del Caos odia l’ordine naturale delle cose e si applica in ogni modo per devastare il Creato… e per non farsi mancare nulla è pure cannibale e gradisce i bambini.

La forma è quella di un gigante peloso, bitorzoluto e maleodorante dotato di scarsa intelligenza.

Il libro “Lo Hobbit” di J.R.R. Tolkien riporta un passaggio in cui Frodo e la propria compagnia di nani vengono rapiti da tre Troll, parecchio imbecilli che a forza di litigare su come cucinarli finiscono per attendere il sorgere del sole e trasformarsi in rocce…

Secondo questa teoria pertanto il Troll sarebbe caratterizzato da:

  • agire protetto dalle Tenebre: trincerarsi dietro il comodo anonimato delle Comunità Online;
  • dissoluzione alla luce del Sole: se la loro identità reale viene “scoperta” abbandonano la Comunità Online per paura di possibili ritorsioni legali, o d’altra natura più fisica (tipo: “Te vengo a cercà sotto casa e meno a te e tre quarti della palazzina tua”);
  • cuore di pietra: il Troll è per sua natura spietato, non chiede né concede pietà;
  • culto del Caos: il Troll adora ingenerare scompiglio nell’ordinata vita delle Comunità Online tramite apposite tecniche di trolling (v. oltre), mirate a sovvertire gerarchia, ideali, regole e stile di vita;
  • linguaggio idiota: la stragrande maggioranza delle tecniche di trolling 1.0 prevedevano il ricorso al c.d. non-humour, utilizzando un linguaggio volutamente grezzo, irritante, decontestualizzato.

Scuola dei Pescatori

Pescatori di Niubbi

Secondo invece la scuola dei “Pescatori” il trolling trarrebbe origine da una peculiare tecnica di pesca anglosassone, in cui l’amo, gettato da un’imbarcazione in movimento, viene abilmente celato per catturare i pesci più ostici…

Secondo questa teoria pertanto la caratteristica principale del Troll sarebbe il suo desiderio smodato di “prendersi giuoco degli incapaci”. In sostanza il Troll si porrebbe su un piano superiore rispetto a quello dei comuni utenti della Comunità Virtuale, cui lancerebbe delle “esche” per farli cadere nella propria trappola. Da qui nasce il caro vecchio detto anglosassone delle IRC che furono:

“Do not to feed Trolls”
(trad. Non date da mangiare ai Troll)

Diciamo che entrambe le teorie a mio avvero sono contemporaneamente vere e tagliamo la testa al topo…

Tipologie di Troll

Esistono numerosi studi di psicologia del comportamento sul fenomeno del trolling. In generale potremmo così riassumerle:

  • Troll Giustiziere: qualcuno in una Comunità Online gli ha fatto un torto. Non avrà pace fin quando non avrà cancellato dai server ogni traccia dell’odiato nemico, dei suoi sostenitori, dei sostenitori dei suoi sostenitori. Come un “Borghese Piccolo Piccolo” intraprende un’escalation di violenza digitale. Combatte “fino a che non ci sarà più nemico ma solo pace. Amen”.
  • Troll Egomaniaco: in sostanza ha bisogno di catalizzare l’attenzione su di sé, non importa se in modo negativo. La Comunità Virtuale deve avere un solo chiodo fisso: Lui. Se riceve 1.000 insulti giornalieri, comunque a fine serata è soddisfatto.
  • Troll Beffardo: colui che propriamente “si fa giuoco degli incapaci“. In una data Comunità Online scorge dei comportamenti che giudica puerili e decide di satireggiare gli utenti per il suo personale godimento sottoponendoli a ogni genere di angheria e provocazione.
  • Troll Depressivo: è quello che posta frasi deprimenti e senza senso, augurando di continuo a sé stesso e agli altri utenti la morte. Genera numerosi casi di orchite.
  • Troll Dr. House: ostenta atteggiamenti esageratamente cinici e spocchiosi su qualunque argomento, andando costantemente contro corrente rispetto al senso comune. Se contraddetto, magari anche garbatamente, si scatena ricoprendo di insulti il malcapitato.
  • Troll Devastatore: ha un solo obiettivo distruggere l’ecosistema digitale che lo ospita. Con ogni mezzo necessario. Normalmente porta rancore verso l’intera comunità online per le motivazioni più bizzarre (essere stato bannato da un forum, essere decaduto dal rango di webstar, abbassamenti di ranking, ecc…).
  • Troll Neuroprogrammatore Linguistico: assolutamente micidiale. Non insulta. Non va fuori tema. Non dice mai esplicitamente nulla di offensivo verso nessuno. Eppure dal modo in cui compone i suoi post nel blog, da come twitta, da come scrive capite che vi sta prendendo atrocemente in giro davanti al mondo. A voi, proprio a voi E quando gli chiedete conto dei suoi atteggiamenti si comporta come il più mite degli agnellini, facendovi apparire come rancorosi minchioni paranoici.

Tecniche di Trolling 1.0

Nel caro vecchio web dell’epoca de Checchennina il trolling non consisteva nel riempire di insulti qualcuno, o postargli quotidianamente inutili critiche, o nell’augurargli la morte, come oggidì… Una volta il Troll si divertiva a gironzolare sui forum e a violarne la netiquette:

  • pubblicando degli spoiler (es. forum sul film “Il Sesto Senso”: capperi non l’avevo mica capito che Bruce Willis era il fantasma!);
  • andando sistematicamente “off topic” (es. forum sui Jonas Brothers: eh ragazzi qualcuno mi spiega come fare un back-up?);
  • generando flame assurdi per crociate senza senso (es. Facebook Fan Page di un Atelier: BASTA con queste modelle anoressiche! Dopo la STRAGE di modelle che c’è stata quest’anno ancora con questi stereotipi?! …vi ricorda qualcosa?)…
  • scrivendo in modo volutamente sgrammaticato per farsi riprendere dagli utenti più leziosi;
  • enfatizzando ogni interazione positiva o negativa spesso assumendo un atteggiamento completamente incoerente con il contesto (es. “ecco ce l’avete tutti con me“);
  • assumere una “domination” di un canale di comunicazione (un forum, una chat, un Gruppo Facebook) postando una quantità esorbitante di contenuti spesso di qualità nulla, rendendo così illeggibile e incoerente la timeline.

Il trolling era per lo più una tecnica di non-humour, uno scherzo alla Andy Kauffman, di quelli che fanno ridere solo chi li mette in pratica e non vengono minimamente capiti da chi li subisce. L’obiettivo principale del Trolling vintage era quello di prendere di mira piccole manie delle Comunità Online e sputtanarne l’intrinseca ipocrisia.

Spesso l’obiettivo del Troll era demistificatorio: dimostrare come dietro all’apparenza di una “Rete Orizzontale Eco-Green-Social-Pongo” affettuosa e carammellosa, si celasse in realtà una Piramide in cui l’istinto gregario Leader/Massa è la norma e l’atteggiamento da “manganellatori digitali” è pronto a scattare alla minima violazione di regole non scritte ma cogenti.

Il LULZ e le tecniche di Trolling 2.0

La celebre: Trollface

Nel web 2.0 la quantità di strumenti messi a disposizione delle Comunità Online ha mutato radicalmente la figura del Troll, sempre maggiormente orientato a generare “LULZ”.

Il LULZ è la versione malvagia del LOL (l’acronimo utilizzato in rete per dire “ridere a crepapelle“), in sostanza:

Il termine “LULZ”, per esempio, esprime la gratificazione di guardare altri che soffrono nella cloud.
Jaron Lanier “Tu non sei un Gadget” pag. 83

Il Troll 2.0 pertanto si differenzia sia dai suoi illustri predecessori, sia dai Fake veri e propri. Il Troll 2.0 utilizza l’anonimato e un certo tipo di comunicazione rozza e destrutturata per godere della sofferenza psicologica del prossimo.

Nel suo libro Jaron Lanier cita parecchi casi di cronaca nera legati al trolling: il suicidio della star coreana Choi Jin-Sil, che si tolse la vita a causa del pesante trolling da cui era stata bombardata… Lori Drew che venne trollata fino allo sfinimento, dopo aver indotto al suicidio con un fake una rivale d’amore della figlia… la giornalista Kathy Sierra, la cui carriera fu rasa letteralmente al suolo dal trolling… il suicidio di Mitchell Jenderson…

A questi casi possiamo agevolmente associare la quantità di video postati su Youtube che ritraggono atti di bullismo, spesso rivolti verso minorati mentali… i ricatti a sfondo sessuale verso minorenni, resi possibili dalle nuove tecnologie digitali… gli insulti insistiti, pesanti, volgari e sciovinisti rivolti a un utente spesso non in grado di difendersi…  gli assalti all’arma bianca stile tutti contro uno (con un sovvertimento logico del vecchio Troll che era uno contro tutti)… le parodie crudeli…

Conclusioni

Egregi Ricercatori, sconsolato concludo questa lunga scorrazzata, constatando come paradossalmente i nuovi media abbiano progressivamente depauperato culturalmente alcuni fenomeni anche interessanti.

Si è passati dai Fake e i Troll 1.0, spesso pervasi anche da un genuino gusto per la performance e la provocazione, a questi Fake Plastic Trolls 2.0 amanti del LULZ più sfrenato…

E comunque stiamo in guardia verso il nostro “Troll interno“…

OppureNO.

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23 pensieri su “Fake Plastic Trolls pt. 2 – …allora questo è un Troll

  1. Caro Jovanz,
    innanzi tutto mi ha fatto molto piacere che la puntata di Hole of Ass abbia stimolato due post come i tuoi ultimi… onorato (io, ma anche Er Vitello).
    Come scritto su Twitter, sono stato un Troll 1.0 per parecchi anni, soprattutto su un forum nel quale la mia esperienza di Troll è stata particolarmente esauriente.
    In quegli anni ho passato diverse fasi di Troll… in verità praticamente tutte quelle da te egregiamente elencate, anche se quella a cui resto più affezionato, che oserei definire “della maturità” dal momento che è stata l’ultima in ordine di tempo, è quella del Troll Neuroprogrammatore Linguistico. Sono d’accordo con te quando affermi che il Troll 2.0 è uno svilimento del Troll 1.0, che era invece una figura coraggiosa e a tratti ammirevole, quasi romantica, come il Don Chisciotte di Cervantes.
    I motivi per cui si sia arrivati al 2.0 sono per me principalmente due: il primo lo chiamerei “follow the leader”, il trollaggio per emulare qualcuno di più popolare sperando di vivere di luce riflessa, mentre il secondo lo definirei “per arrampicatori sociali”. Immaginando l’immediatezza del concetto della prima causa di trasformazione del Troll medio nel corso degli anni, passo ad esporre la mia opinione sulla seconda.
    Ha contribuito a cambiare la figura del Troll quella che chiamerei – passami l’espressione – “l’estrema personalizzazione del web”. In principio i terreni di caccia del Troll 1.0 erano le chat, i forum, al limite MySpace: luoghi di condivisione, ma ancora abbastanza chiusi, non così social. Ora, tra Facebook, Twitter, Google+, ecc… ogni persona può potenzialmente essere su più piattaforme, e un trollaggio ben riuscito assicura un ritorno di popolarità non da poco. E la popolarità, quando ci sono milioni di utenti che formano il “mercato” di internet, è tutto, in particolar modo per chi poi con il web ha intenzione di camparci.
    Perché alla fine tutto si risolve a quello: oggi il Troll è spesso quello che vuole guadagnare qualcosa – di materiale o meno poco importa – dalla sua attività di trollaggio, quasi come se facesse curriculum. Come dimostra per esempio il caso di @orghl (quello di “Sucate”), un solo trollaggio può essere particolarmente remunerativo – 750 followers circa per un solo trollaggio, tra l’altro a mio parere puramente 1.0 e senza secondi fini, lo ha fatto per il LOL – e in questo modo dare il via alla scalata nella “società di internet”.
    Spero di non aver detto una serie di banalità, in ogni caso sono le 3.27 e mi potete giustificare. E se non mi giustificate voi lo faccio da solo.
    Non dovesse piacervi lo sproloquio vi prego di ricordarmi unicamente come uno dei due che ha ispirato questi post e dimenticatevi di questo commento.
    Una buonanotte e complimenti a te, Jovanz.

    • Caro Fourthalf, il tuo non è un commento, ma un perfetto compendio al nonPOST, di cui costituisce il necessario completamento! Tanto di cappello… E essendo io stesso un glorioso esponente della categoria dei Troll 1.0 non posso che dirmi completamente d’accordo con quello che hai (splendidamente) scritto. Masperpiece.

  2. Visto che noi di Gilda35 amiamo le coincidenze… Chissà perché con noi si verificano un po’ più spesso che ad altri: per l’ennesima volta il giorno dopo la pubblicazione di un nonPOST il Fatto Quotidiano se ne esce con articoli che non sappiamo se interpretare come NONomaggio, NONparodia, NONplagio.
    Godetene 8)
    Il brutto della Rete: i “troll” | Layla Pavone | Il Fatto Quotidiano
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/15/il-brutto-della-rete-i-“troll”/145375/

  3. I post di Jovanz sono chicche uniche e rare, da gustare responsabilmente. Ci potrei scrivere un saggio a proposito. In sociologia e psicologia, dopo le varie scuole (Chicago, Palo Alto et similia), l’unica vera valida e attiva è quella di Gilda35. Chiamerò tutto questo struttural-funzionalismo 2.0 di Jovanz74.

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