I Temi di Tendenza e le policy ombra di Twitter

“They say jump, you say how high”
Rage Against The Machine

Esimi Ricercatori, negli scorsi giorni abbiamo ricevuto una ghiotta conferma di alcuni esperimenti e studi effettuati su Twitter: esiste una policy ombra sui Temi di Tendenza, che probabilmente sarà oggetto di implementazione.

Come sapete giochiamo abbastanza spesso con questa simpatica funzionalità, che è così brillantemente riassunta dal sito di Supporto di Twitter:

Tutto il mondo di Twitter ruota intorno all’attualità e il nostro algoritmo sui Temi di Tendenza identifica temi che sono popolari in quel preciso momento, non sono temi popolari per un certo tempo o per giorno. I Temi di Tendenza aiutano a scoprire le novità assolute o le notizie importanti in quel momento nel mondo. Crediamo che queste tendenze siano gli oggetti di discussione più interessanti su Twitter. (estratto da Cosa sono i Temi di Tendenza?)

I Temi di Tendenza vengono restituiti dalla versione web di Twitter ma anche dalla maggior parte delle applicazioni ad esso relative. Fungono un po’ da “faro” per capire quali sono le parole d’ordine del giorno presso l’utenza del Social Network. Rappresentano il lato di Twitter più marcatamente orientato verso il “News Network” (rete di produzione, fruizione e scambio di notizie).

Ogni volta che un giornalista titola qualche articolo sul “Popolo della Rete”, le “Rivoluzioni dei Social Networket similia fa regolarmente riferimento ai Temi di Tendenza di Twitter. La rilevanza dei Temi di Tendenza quando un giornalista cerca di descrivere il “buzz” dei Social Network è assoluta. Consentono, infatti, in tempo reale di prendere il polso dei temi del giorno in una data area geografica (sono geolocalizzati) senza doversi inerpicare in faticose ricerche su pagine Facebook, Google+, ecc…

Ai tempi del clamore suscitato, durante il Cablegate, dal mancato inserimento di Wikileaks nei Temi di Tendenza nonostante una frequenza di menzioni di circa 500 tweets per minuto, ricevemmo una serie di spiegazioni da alcuni pool di Ricercatori. Alla fine giungemmo alla conclusione che l’algoritmo era tarato appositamente per favorire/sfavorire l’emersione di determinate tematiche (v. Perché #Wikileaks non può essere Trend Topic).

Ebbene come anticipato qualche nonPOST addietro abbiamo avuto una robusta conferma in un articolo di Tweetsmarter che esistono delle policy ombra di Twitter in materia di Temi di Tendenza: Twitter admits editing offensive Trending Topics, plans to remove more.

Ad una utente che si sentiva disturbata dalla presenza di un Tema che inneggiava a picchiare la propria fidanzata (#reasontobeatyourgirlfriend), il CEO di Twitter (Dick Costolo) rispondeva così:

Traduzione approssimativa:

@CandaceKuss i Temi di Tendenza sono selezionati da un algoritmo, non scelti da noi, che tuttavia rimuoviamo manualmente qualunque Tema contenente oscenità e mi piacerebbe vedere rimossi anche quelli chiaramente offensivi.

Innanzitutto complimenti a Dick Costolo per la trasparenza e il sapiente uso del mezzo. Se in Italia un utente qualunque rivolge una domanda a un VIP presente su Twitter al massimo si becca un silenzioso sguardo digitale di disapprovazione.

Però il Tweet Rivelatore è veramente gustoso per due ordini di motivi:

  1. il primo perché ammette candidamente quanto abbiamo sempre sostenuto: oltre all’algoritmo c’è un intervento umano di “moderazione”, che alla luce di quanto spesso appare nei Temi di Tendenza è abbastanza particolare… ogni santo giorno l’inossidabile Justin Bieber, cui Twitter ha dedicato il 3% dei propri server è in qualche modo Tema di Tendenza in ogni anfratto del globo… sono stati temi di tendenza i soliti insulti ai politici… però Wikileaks non è stata trendtopic… in Spagna è stata #Spanishrevolution… invece in UK è stata #LondonRiots…
  2. il secondo è che il Top Management di Twitter ha intenzione di “potenziare” l’intervento umano nella moderazione dei temi di tendenza.

La necessità di potenziare la moderazione nasce a mio avviso da motivazioni di carattere prettamente politico e sono finalizzate ad evitare spiacevoli interventi normativi da parte di autorità esterne.

Indubbiamente ha pesato il 37° G8, quello di Deauville presieduto dalla Francia e dedicato al difficile rapporto tra Potere Politico e Oligopolio Digitale, quella che Eric Schmidt definisce la Gang of Four formata da Google, Amazon, Apple, Facebook. Il G8 si è posto in chiave apertamente “Controrivoluzionaria” verso le c.d. “Rivoluzioni dei Social Network, che imperversano in Medioriente e che ora fanno capolino anche in Occidente.

La risposta da parte della Banda dei Quattro è stata affidata in via informale ad Eric Schmidt (presidente di Google) ed è stata abbastanza sonora, della serie: non ci faremo mettere i piedi in testa da nessuno (v. “La banda dei quattro all’attacco di internet” del Sole 24 Ore).

Tuttavia i fatti di Londra hanno ancor di più inasprito la situazione di contrapposizione tra Potere Politico e Oligopolio Digitale. Il Premier Britannico Cameron è arrivato a paventare un possibile blocco dei Social Network per ragioni di ordine pubblico (v. David Cameron in Parlamento «Pronti a bloccare i social network» del Corriere della Sera), mossa che in precedenza quando adottata da Hosni Mubarak aveva fatto inorridire noi Occidentali…

Insomma per i Social Network si impone il problema dell’autocensura, per evitare pesanti interventi normativi. L’Oligopolio nei vent’anni appena compiuti in cui si è sviluppato Internet ha goduto pressoché ovunque di una deregulation che si è tradotta in profili stratosferici.

Tra chi si occupa di digitale lo scontro viene riassunto così: da un lato il Potere Politico becero e censore, dall’altro la Gang of Four difenditrice della libertà di espressione.

Francamente non la penso così.

Lo dico candidamente: tra un potere politico comunque espressione di una volontà popolare e un gruppo di Tycoon e Top Manager espressione di un Oligopolio che grida vendetta rispetto ad ogni regola di Antitrust, non parteggio per i secondi. I primi possono essere mandati a casa col voto, i secondi no. Quindi ritengo necessario che la Gang of Four agisca in un contesto di regole trasparenti e aperte al mercato (è da idioti esaltarsi per ogni acquisizione effettuata da Google in pieno spregio di qualsiasi regola di antitrust).

Lo dico pertanto altrettanto candidamente non ci vedo nulla di male che Twitter “moderi” i Temi di Tendenza. Però, poiché quegli stessi temi hanno ricadute di ordine pubblico interno e internazionale (v. Tunisia, Egitto, Spagna, Gran Bretagna, ecc…), è necessario che questa moderazione avvenga all’insegna della trasparenza più assoluta. Altrimenti si rischia di gettare una luce foschissima su ciò che avviene nei Social Network: senza trasparenza siamo dalle parti dell’ingegneria sociale e della manipolazione dell’opinione pubblica.

La pongo come un’iperbole e prendetela come tale: perché se viene saccheggiato il Museo del Cairo e avvengono evasioni di massa di detenuti, trovo evidenziati solo Temi di Tendenza che parlano di una fantomatica “Rivoluzione Egiziana” (accezione positiva)? Mentre, invece, se vengono saccheggiati in Gran Bretagna dei Megastore siamo di fronte alla “Sommossa di Londra” (accezione negativa)?

Chi decide cosa è una Rivoluzione e cosa è una Sommossa? Il moderatore di Twitter?

E poi alla fine della fiera, terminate le tempeste di 140 caratteri cosa rimane?

In Egitto dopo la “Rivoluzione Egiziana” sono ancora al governo le Élite militari, è stato solo deposto il fantoccio Hosni Mubarack.

A Londra ho vissuto nei quartieri teatro degli scontri per alcuni periodi tra il 1990 e il 1994: le uniche scritte in caratteri latini erano i nomi delle strade, dopo le 22.00 non si poteva uscire di casa perché eravamo “withe people”, moltissimi abitanti non sapevano l’inglese. Fossi nei britannici porrei qualche “Tema di Tendenza” sui processi di integrazione alla base delle “Sommosse”.

Concludendo ritengo sacrosanto che Twitter proceda a moderare i Temi di Tendenza, tuttavia ritengo altrettanto necessario che renda pubblico il quadro di regole seguito per la moderazione. Altrimenti si potrebbe pensar male e sospettare che gli “Ingegneri Sociali dell’Informazione Manipolata”, tanto cari ai Complottisti, definiscano un Agenda secondo cui ciò che nel Terzo Mondo è Rivoluzione da sostenere ed esaltare acriticamente, in Occidente è Rivolta da stigmatizzare altrettanto acriticamente.

Quello che in ogni caso eviterei è la soluzione furbetta, in cui, per mantenere rapporti di buon vicinato col Potere Politico, si adottano “policy ombra” concordate in progress, al solo scopo di mantenere il mercato non regolamentato e saldamente in mano ai soliti Oligopolisti, che macinano utili.

Perché in ultima analisi, cari Ricercatori, chi modera i moderatori?

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17 pensieri su “I Temi di Tendenza e le policy ombra di Twitter

  1. In passato gli strumenti e le strategie di comunicazione sono state poste con il fine di influenzare le masse. Un esempio banale è il cartone animato di braccio di ferro con il quale le lobby agricole che producevano spinaci favorirono sia la vendita dell’ortaggio sia millionarie commesse con il Governo statunitense.

    Diffido dei social network se non controllati direttamente dagli utenti (allo stato impossibile) e aggiungo che la rivoluzione nel nord africa non è stata dettata dal web ma dall’emittente Al Jazeera che per anni ha posto in discussione ideologie, religione e governi portando trasparenza nella popolazione. Se i social network sono serviti è stato per darsi appuntamento, a questo punto anche il calendario o l’orologio hanno avuto un ruolo importante.

    Per fortuna che c’è Gilda35 capace di esprimere concetti razionali e fuori dal coro.

    • Grazie Massimo, personalmente ritengo che i Social Network abbiano fornito una “chiave di lettura” in Occidente di quanto stava avvenendo in Medioriente. Il coinvolgimento del Top Management di Google nella vicenda (in particolare dell’Area Marketing per il Medioriente) è stato massivo e determinante nel dare una lettura univoca dell’intera vicenda. In Rete vedevo video che erano una chiamata alle armi stile Vespri Siciliani, per difendere l’onore delle “sorelle nella fede”, che in Occidente venivano decontestualizzati e trasformati in “appelli riformisti”…

  2. è una gran bella analisi, ed è effettivamente un problema che pochi si pongono, ancora troppo esaltati (come me, lo ammetto) di fronte alla straordinaria potenza di internet per rendersi conto della piramide ancora più rigida di quella “socio-politica”, per così dire, della “vita reale”, che si viene invece a creare sulla rete, e più precisamente sul sistema di informazione all’interno della rete.

    Scriverò un post sul mio blog, che intanto vi invito a seguire se vi va!

    Buon lavoro,

    Giuseppe

    • Grazie Giuseppe, il tema della Rete Piramidale è una delle immagini cui torno spesso… Il problema è che i fini di chi è in cima alla piramide non sono chiari e i metodi quantomeno opachi, mentre chi è alla base della piramide si beve la bufala di una Rete orizzontale ed egalitaria in cui il Potere politico è il male, mentre quello dei Tycoon del digitale è il bene… È proprio un oscuro scrutare…

  3. […] consapevoli che hanno sfidato i confini e i millenni,  i social network sono nelle mani di aziende private non necessariamente trasparenti e i cui interessi hanno poco a che fare con la ricer…. Vederli come praterie in cui i barbari galoppano liberi può essere molto […]

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