Teamfollowback, ovvero come allevare un account Twitter

“Money never sleeps”
Gordon Gekko, Wall Street 1987

ONtro

Librarsi soavi nell'etere digitale di Tecnonucleo...

Esimi Ricercatori, durante la scorsa primavera ebbi una conversazione digitale con Giuseppe Mauriello su un tema che gli aveva suscitato un certo sconcerto: gli account di Twitter con pochissimi tweets (messaggi) e migliaia di following/followers.

Si chiedeva l’amico Pino, come fosse possibile avere account così “pompati”, essendo degli illustri conosciuti e senza aver mai postato apparentemente nulla di consistente. Citava addirittura casi con migliaia di followers e 0 messaggi.

Ovviamente con alcuni Ricercatori ci siamo messi al lavoro… abbiamo sguinzagliato qualche controparte digitale… ci siamo infiltrati in una serie di Comunità Online in giro per il mondo… ed abbiamo trovato la risposta all’arcano, anzi due: Teamfollowback e Autofollowback!

Ma andiamo con ordine come di consueto.

Fase 1: Breve profilo del Segugio Digitale

Innanzitutto mi sono messo alle calcagna di questi curiosi soggetti, che d’ora in poi chiameremo i Segugi.

Qualunque account di Twitter superi il migliaio di followers è seguito dai un discreto numero di Segugi, le cui caratteristiche posso riassumere come segue (sono dati di massima):

  • Numero di Following (“persone che segui”) notevolmente superiore al numero di followers (“persone che ti seguono”).
  • Numero di following/followers nell’ordine delle migliaia.
  • Numero di Tweet basso tenuto conto del volume di “contatti”.
  • Contenuti pressoché assenti: spam di link, scarsissima interazione reale con altri utenti, tendenza a fare infiniti listoni di nomi.
  • Utilizzo compulsivo dell’hashtag #Teamfollowback, in cui vengono inclusi account presi casualmente tra persone che non sono né following né followers.
  • Nickname stranissimi e arzigogolati.
  • Utilizzo quasi esclusivo della lingua inglese.
  • Provenienza in genere da USA, UK, Australia e altri stati del Commonwealth.

La ricerca è stata abbastanza dura, perché ho sempre considerato chi mi inserisce nei listoni di #Teamfollowback un molestare seriale e come tale tendo a bloccarlo…

Il mio stomaco ne ha risentito per giorni.

Fase 2: Infiltrazione e Teamfollowback

Ho creato pertanto un fake account da Segugio (ebbene sì sono un Fake Ricercatore), successivamente distrutto al termine dell’esperimento. Quindi ho iniziato ad utilizzare l’hastag Teamfollowback, scoprendo una inquietante Comunità Online di Segugi.

La Tribù dei Segugi imperversa nella relativa etichetta di ricerca di twitter #TEAMFOLLOWBACK, fondamentalmente applicando la regola del “Se mi segui, ti seguo”.

Pertanto quando uno sconosciuto vi inserisce in un elenco insensato di account usando l’etichetta #TeamFollowBack vi sta garbatamente invitando a seguirlo, per pompare vicendevolmente i vostri account.

Ho letto spesso in rete di ricerche in tal senso: il follow viene restituito nella stragrande maggioranza dei casi e se si scrivono pochi post è un ottimo strumento di fidelizzazione (chi scrive parecchio, presto o tardi, innervosisce qualcuno)…

In sostanza gli appartenenti alla Comunità dei Segugi non fanno altro che estendere la propria rete di contatti: cercare followers, indicare followers da seguire, fare strizzatine d’occhio a nuovi account…

La cosa particolare è che dopo un paio di giorni procedono a cancellare i messaggi contenenti l’etichetta in parola. La loro pagina di Twitter appare abbastanza normale, o nei casi più estremi vuota…

A corollario del fosco quadro sopra descritto, quotidianamente campeggia in cima ai tweet dell’etichetta Teamfollowback questo singolare “Top Tweet”:

http://twitter.com/#!/TeamFollowWacky/status/108261409695088641

Se si cercano in Rete le etichette riportate dall’account @TeamFollowWacky, in particolare InstantFollowBack si scopriranno delle misteriose liste (v. ad esempio http://www.twibes.com/instantfollowback/twitter-list)…

Cercando poi tra gli account che utilizzano l’etichetta #InstantFollowBack ci si imbatte poi nel termine chiave: Autofollowback.

Fase 3: Scoperta dei software di Autofollowback

Come si può ammirare in numerosi siti in lingua inglese (v. la pagina di Squidoo 7 Auto-follow Tools for Twitter Marketing) il termine autofollowback si riferisce a particolari strumenti di Social Media Marketing…

In sostanza esistono dei software (costo intorno ai € 50,00), che consentono di seguire in automatico, chiunque ci segua, seguire in automatico intere liste di utenti, automatizzare le attività di following/defollowing per pompare il proprio account fino ai 500 followers giornalieri, automatizzare le attività di inserimento e cancellazione dei propri messaggi…

Di seguito elenco la top seven di questi software generatori di Simulacri Digitali:

  1. Tweet Adder
  2. TweetBig
  3. BirdieAdder
  4. ValueTweets
  5. AutoTweeting
  6. TwiPing
  7. SocialOomph

Ovviamente Twitter ha un blocco e non consente di seguire più di 50-75 account al giorno… tenuto conto però che almeno tre quarti dei contatti restituisce il follow… nel giro di un annetto, senza produrre alcun contenuto, si potrebbe avere un account con 15.000-30.000 followers… scusatemi se è poco…

Certo i Software di cui sopra sono l’ulteriore conferma (come se ce ne fosse bisogno) dei nostri esperimenti. Persino ai livelli medio bassi del Social Media Marketing esistono una pluralità di software per l’automatizzazione della totalità delle azioni umane… Altro che fake il più scamuffo Social Media Expert ha interi vivai di Simulacri Digitali in costante allevamento… Questo risponde a parecchie domande sulla sincronia di certi eventi, ogni riferimento alle Tre Stigmate di Justin Bieber è puramente voluto…

L'espressione da gaglioffo del Twitter Adder è impagabile!

Fase 4: E poi il bruco mette le ali…

Vi siete mai chiesti come fa l’account di un film appena uscito ad avere al day one migliaia di contatti? O un sito appena aperto? O un nuovo prodotto appena lanciato? O una nuova band?

Ve l’ho detto: i software di Autofollowback vengono esplicitamente presentati come strumenti di Social Media Marketing…

In sostanza il giochino è abbastanza semplice e alla portata di qualunque Social Media Expert con un minimo di alfabetizzazione informatica:

  • Si crea un “vivaio” di fake account: fornendo un nome arzigogolato e farlocco, appiccando una foto di qualche aspirante starlette nella propria disponibilità, buttando giù una bio inconsistente che gridi TEAMFOLLOWBACK…
  • Si attiva un software di autofollow, per dargli una parvenza di vita digitale.
  • Si allevano i fake account nelle vasche di riproduzione del “Teamfollowback”.
  • Si cerca un cliente per il nuovo account.
  • Quando il bruco è “maturo” ed ha raggiunto un cospicuo numero di followers, si cambia nickname inserendo quello definitivo (Twitter lo consente), si cambia biografia, si inserisce il link al sito giusto, si defollowano in massa tutti i propri followers (opzionale), si inseriscono contenuti di “qualità“.
  • Spesso alla fase operativa è preceduta una fase da “crisalide” con un ulteriore nome transitorio e account lucchettato, in attesa che si stabilizzino gli usuali defollow di ripicca.

Et voilà avrete il vostro account da 15.000-30.000 follower, 150 following (non seguire nessuno è inelegante), pochi contenuti di qualità e un cliente soddisfatto… e potrete monetarizzare il vostro Simulacro Digitale.

Ovviamente nessuno si accorgerà di nulla… la maggior parte dei vecchi followers si troverà a seguire un account mai visto prima, ma difficilmente se ne accorgerà, perché non ci sarà nessuna interazione precedente che attesti qualche rapporto… L’unico modo di accorgersene è attraverso strumenti come Who Unfollowed Me, quando vi evidenziano misteriosi defollow da parte di persone che non vi ricordate di aver mai seguito.

Un account “grasso” di followers è una calamita per gli altri utenti, inoltre una volta che l’account diventa “serio” è agevolmente certificabile, rendendo spianata la strada per diventare una Twitstar a tutti gli effetti.

Ovviamente le tecniche di cui sopra vengono utilizzate anche da normali utenti e giovani artisti emergenti, per fare “personal brand”. Molti sinceramente vivono il “TeamFollowBack” come uno strumento per fare nuove conoscenze… ma la natura furbesca dell’operazione è evidente e massiva.

Conclusioni

Insomma cari Ricercatori il mistero è svelato…

Quando incontriamo questi sconclusionati account che seguono migliaia di persone twittando pochissimo… quando veniamo inseriti in misteriosi trenini di TeamFollow… quando subiamo defollow da parte di illustri sconosciuti che non ricordavamo di aver seguito… quando vediamo questi tweet che appaiono e scompaiono pochi giorni dopo… siete di fronte a un piccolo bruco del marketing di Tecnonucleo, che lotta per librarsi come una farfalla nell’etere digitale…

Probabilmente avrete incontrato l’account larvale della prossima boyband di successo, della prossima app fine di mondo, del prossimo Topblogger internazionale, del prossimo blockbuster globale…

Ricordate Ricercatori: il denaro non dorme mai.

E neanche Tecnonucleo.

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17 pensieri su “Teamfollowback, ovvero come allevare un account Twitter

  1. Come al solito il post è ineccepibile, curioso e ben fatto. Ma la domanda quanto mi trovo di fronte a queste cose è sempre quella: vi è una resa in tutto ciò?
    Voglio dire ha senso avere 1000-2000-10000 follower che molto probabilmente non esistono e sono dei morti-viventi creati solo per la funzione di “enlarge-your-tweetins”? Il CTR dei link postati successivamente alla cura in vasca di riproduzione avrà realmente un incremento, sfruttando le solito cose che la gente segue solo quelli grossi?

    Thanks e scusa l’intrusione.

    • Rick ma quale intrusione, qui sei di casa!
      Francamente non ho le competenze per valutare la resa commerciale di questo ricorso dissennato al “Simulacro Digitale”… certo che se la cosa suscita perplessità in un esperto del tuo calibro la mia naturale diffidenza esce rafforzata…
      A mio avviso, e parlo da semplice utente, le trovo pratiche dissennate e controproducenti che disaffezionano piuttosto che fidelizzare gli utenti, oltretutto creano un buzz assolutamente artificiale e oppressivo, che alla lunga infastidisce…
      Certe campagne “shock” come quelle dei sabotaggi ai TopTweet avevano proprio lo scopo di lanciare un warning ai Social Media Expert e ai semplici utenti: siamo sicuri che il Marketing del Simulacro Digitale paga? Alla lunga potrebbe uccidere il web 2.0…
      Esiste pure un’entropia dell’informazione.

      • @Jovanz ovviamente l’analisi è senza ombra di dubbio perfetta.

        @merlinox chi si occupa di marketing digitale ha bisogno come il pane di giocare con l’intelligenza(?) delle persone.

        Svelato il trucco del fenomeno Bieber, che non era poi tanto “trucco”, sono venute fuori realtà italiane e internazionali legate proprio l Social Media Mrketing d’assalto che non fanno altro che lacerare il sottile strato che c’era tra utente e utonto.Utente può essere quindi definito chi usufruisce di un servizio avvalendosi della tecnologia come strumento di informazione, dall’altro lato l’utonto si fa investire da questo fenomeno. Non a caso le schiere di twitstar defender, in altri post trattate, sono presi e usati proprio per dare valore monetario al tweet, valore che viene definito in base all’importanza dell’account.

        In breve succede che, come ribadito da Jovanz nel commento precedente, il web 2.0 si avvii verso una fine poco onorevole, perchè l’utente può non concatenarsi a scelte di campo dettate dal marketing.
        La domanda che poi viene da porsi è: che fine fa la vera informazione?

      • Telesio, efficace come sempre!
        La vera informazione? Morta e sepolta dal web 2.0… Il web è stato intasato da questo “infotaiment” degenerato in cui l’unico obiettivo è intrattenere e vendere ciarpame e fuffa… Le stesse Twitstar hanno un solo obiettivo vendere i propri dischi, libri, articoli, servizi… Tutto è funzionale a Tecnonucleo, anche quando fanno i Garibaldini e ti invitano all’insurrezione digitale… Poi prendono i tweet migliori ci fanno una pagina piena di ADsense e se “buca” arriva il libro… E gli utonti esultano.

  2. Lo scopo a mio avviso è uno solo: come puoi lanciare Avatar, Harry Potter, con un account che il primo giorno ha solo un follower? Suonerebbe ridicolo a chiunque… Non userò mai un software per incrementare i miei follower, però è effettivamente diverso lanciare il sito di un prodotto popolare e invece lanciare il suo account su twitter.

    Lavoro nel commercio elettronico e ho migliaia di visite. Ma l’account di twitter, quando era appena partito, faceva molta tristezza… e lavorare per incrementarlo e’ quello che ho fatto e che sto facendo, ma che fatica ragazzi! 😀

    • A mio avviso Francesco stai sbagliando… Se devi lanciare il nuovo Harry Potter crei l’account di Twitter il giorno in cui si inizia a lavorare alla sceneggiatura… Parti da zero, dai la notizia sui canali giusti e racconti il processo creativo dell’opera nel suo divenire… Ne verrebbe fuori qualcosa di esteticamente migliore e più efficace del solito pupazzone digitale che spamma link alla pagina ufficiale… 😉

  3. Cosa dire tutto vero ma:
    1) morte del web 2.0? Nah, cambiamento sì. Sempre più spesso oggi si vedono utenti più smaliziati che iniziano a disertare i circoli viziosi, sono pochi e non saranno la maggioranza ma porteranno ad un cambiamento.
    2) Perché raccogliere follow? Su FB ci sono le pagine che vendono fan al kilo è un business. Essere seguito da Xmila persona ha due effetti (anche grazie ai bot): Il primo è il reach anche se virtuale. Il secondo authority. Se vediamo siti tipo peerindex o klout uno degli indici è SEMPRE il numero di utenti. Quindi alla fine è funzionale al tecnonucleo che come un catoblepa si autofagocita per far girare più soldi.
    3) Controllo delle masse. Forse sarò esagerato ma già dalla fine degli anni 90 si è assistito al fenomeno dell’educazione forzata agli idoli commerciali. Alcuni nomi:
    Britney Spears
    Harry Potter
    Justin Bieber
    Tutti e 3 questi nomi hanno potuto contare (specialmente il terzo) su un imposizione dall’alto legata sopratutto al fatto che sono “cresciuti” con i loro fans. Non è magically magic lo fanno tutti (le feste per bambini e il parco giochi al macdonald vi fa suonare qualche campanella?) e il meccanismo dell’autofollowing è una specie di rinforzo massivo di tipo positivo applicato ai social media che fa presa proprio su chi ha meno difese e che occupa uno spazio relativamente caotico come “l’internet” dandogli una dimensione consumistica ben precisa.

    my 5 cents

    • Grazie Domenico 😉
      1) In web 2.0 imho sta implodendo piuttosto che evolvendo… Si ritorna alla distinzione tra utenti/utonti tanto cara al web 1.0…
      2) I misuratori “quantitativi” di Potenza Digitale, non solo non misurano la “qualità” del proprio agire in Rete, ma neppure se qualcosa “funziona”… Ok Tizio genera millemila contatti ma a che giova se quello che dice alla fine della fiera è irrilevante e non produce né cultura in senso proprio, né ricchezza in senso lato? Un giorno Tecnonucleo si sveglierà tutto sudato…
      3) Sulla creazione dei vivai psicologici avvenuta nell’evoluzione da Web 1.0 a Web 2.0 si potrebbe scrivere un romanzo…

  4. Secondo me, la possibilità di cambiare nickname in Twitter è il Male. Ma Tecnonucleo, ovviamente, non pensa nemmeno a ritornare sui suoi passi ed abolire questo obbrobrio.
    Gran post, Jovanz!

    • Grazie Sal, ecco se Twitter eliminasse questa funzionalità tante storture si eliminerebbero e si incrementerebbe anche il valore di Twitter eliminando gli account “fuffa” e “da allevamento”… Account multipli OK, ma “vitali” 🙂

    • Caro Luca, questi sono qualcosa di molto peggio delle vasche di allevamento di Matrix… in Matrix alla fine l’individuo era salvo… aveva una sua individualità… qui si crea la Gestalt 2.0 ogni giorno noi più simili ai BOT e i BOT più simili a noi °__°

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