La mia vita #NoFreeJobs

Ho sempre detestato non valorizzare il mio tempo.
Se faccio qualcosa gratis deve essere per motivi culturali, religiosi, affettivi… E anche in quei casi non sento di averla fatta gratis, perché  in qualche modo ne esco arricchito…
Pertanto ho sempre detestato e deprecato la logica del praticantato gratuito in favore di chi si arricchisce economicamente col sudore della mia fronte…
Quando dovetti svolgere il servizio militare, a ventitré anni, scelsi di fare l’Ufficiale di Complemento… Feci il mio bravo Concorso AUC, faticosamente vinsi, mi sparai il Corso da Allievo Ufficiale (che considerato il mio carattere non fu una passeggiata), feci i miei quattordici mesi di militare PAGATO, lavorando in un’altra città e studiando la notte… Non diedi ascolto a chi mi diceva di tirarla per le lunghe nella speranza che abolissero il servizio… Fu dura ma ne valse davvero la pena e penso di aver reso un ottimo servizio al mio Paese.
Quando dovetti svolgere la pratica forense mi cercai un lavoro, per pagarmi gli “studi”… Fu durissima la mattina in Tribunale per le udienze e poi al lavoro fino alle 21:30… Due anni di fuoco… Ma per me era assurdo trascorre due anni senza retribuzione… Non ascoltai le Sirene del tieni duro ora poi ti si spalancheranno le Porte del Paradiso… E adesso quel lavoro iniziato per permettermi gli studi è diventato la mia professione in cui sono cresciuto un giorno dopo l’altro…
So di essere stato fortunato, ma so anche di essermi costruito la mia fortuna.
Se l’Italia è piena di forme pubbliche e private di medioevale praticantato non retribuito è anche “colpa” di chi “offre” forza lavoro gratis.
Se è vero come dicono gli economisti  che “non esistono pasti gratis”, allora non esistono lavori gratis.
La dignità nessuno ce la riconosce spontaneamente, bisogna prenderla.

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6 pensieri su “La mia vita #NoFreeJobs

  1. Grande Jovanz. E’ molto simile anche qui, anche se piu’ che altro in certi settori (media, moda, pubbliche relazioni, giornalismo, cinema). Periodicamente appare un articolo sul Guardian o su qualche altro ‘broadsheet’ (giornali di qualita’) che denuncia la situazione. Siccome per legge un lavoro deve pagare la paga minima statale, allora adesso tutto diventa un’ internship e poi dopo qualche mese ti buttano fuori e prendono qualcun’altro.

    Hai ragione tu, Jovanz: i #freejobs bisogna smettere di accettarli, finche’ c’e’ chi li fa, il sistema non cambiera’ mai.

  2. grandioso. Sentire tanti amici che devono farsi il mazzo in vari studi legali o notarili “aggratis” mi fa letteralmente vomitare. Fortunatamente non mi sono mai trovato in quella situazione, ai tempi in cui mi sono laureato io in ingegneria elettronica, il mio lavoro è sempre stato rispettato e retribuito. Tuttavia, ancora oggi sento sempre quella cantilena… Servirebbe una ribellione di massa da parte di queste categorie.

    • Qualunque professione tragga le proprie radici (anche in senso lato) da mestieri medioevali è affetta da questo male… Attività artistiche incluse… Le persone devono avere il coraggio di ribellarsi… Invece continuo a sentire i soliti piagnistei… Quando i professionisti non avranno più i c.d. “negri” (termine orrendo sentito più di una volta) disponibili a tempo pieno, vedrai come cambia la musica.

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