Giù la maschera

Egregi Ricercatori, onde non sfinirmi con continue mail, messaggi privati su Facebook, messaggi diretti su Twitter e piccioni viaggiatori, ritengo opportuno chiarire nel nostro spazio perché ieri ho deposto la maschera da Socialeroe.

Ripercorrerò la vicenda dall’inizio per rendere meglio comprensibile la mia scelta.

I Socialeroi

Il Batman camp di Adam West insieme al fido Robin

Innanzitutto le premesse:

  • questa estate con alcuni amici su Twitter iniziamo a scherzare, ironizzando sul nostro ruolo da “Socialeroi”;
  • chi come me viene dall’underground degli anni ’90 sa bene come la figura del supereroe sia un elemento ricorrente nell’immaginario nerd, quasi una categoria dello spirito oggetto di ogni declinazione e applicazione possibile e immaginabile;
  • nella comunità nerd esistono due tipi di approccio, con cui di solito è stata affrontata questa figura:
    • l’approccio ironico del c.d. “Supereroe Camp” (tipo il Batman di Adam West dell’omonima serie televisiva), sostanzialmente uno scanzonato buffone con la passione per il travestimento e la farsa, che esprime una visione del mondo colorata e clownesca;
    • l’approccio duro del c.d. “Supereroe Revisionista” (tipo il Batman di Christian Bale della nota trilogia hollywoodiana), sostanzialmente uno psicopatico che ama vestirsi in calzamaglia per scaricare le proprie nevrosi, ammazzando di botte il prossimo, che esprime una visione del mondo cupa e reazionaria;
  • ovviamente ho vissuto i Socialeroi come una serie di scherzi espressione del Supereroe Camp, la qual cosa è confermata dall’ottimo post dell’amico Salvatore Russo, con cui è stata brillantemente “strutturata” l’iniziativa goliardica: Genesi dei SocialEroi #SE;
  • nasce quindi un simpatico Gruppo Facebook dedicato a una serie di buffonesche “Mission”, volte a castigare scherzosamente i c.d. “Socialcriminali” (es. finti account di Google, che volevano trarre in errore i clienti);
  • l’attività durante il mese di agosto conosce una bellissima stagione il cui apice è stato raggiunto col noto scherzo di Ovosapiens (v. “Sabotaggio FollowFriday, quando Ovosapiens castigò Bieber”), in cui brillantemente unimmo le forze di questa Comunità con quella dei Socialeroi, cui va la grossa parte del merito nell’ideazione ed esecuzione della burla;
  • è evidente che a questo punto la mia partecipazione da Socialeroe, come “L’Uomo da Sei Milioni di Post” rientra in quei piccoli scherzi dadaisti con cui vi delizio ogni tanto;
  • Logo Socialeroi

    tuttavia il Gruppo successivamente subisce alcune modifiche abbastanza consistenti, nasce il sito ufficiale (www.socialeroi.it ), nasce l’account Twitter ufficiale (@socialeroi), nasce il logo, nasce la Pagina Facebook (Socialcaverna), nascono tentativi di merchandising, nascono iniziative legati a corsi e lezioni, vengono sviluppate svariate Mission, nasce anche un forum su Google, il tutto in chiave ironica e leggera;

  • com’è ovvio l’attività sul Gruppo Facebook diventa frenetica e, poiché, come sapete, quando sono al lavoro non mi connetto ai Social Network e mi occupo di cose assolutamente differenti, non riesco più a seguire le attività del Gruppo come vorrei;
  • così la mia partecipazione si riduce a qualche trenino dei saluti ogni tanto e a qualche commento salace quando richiesto;
  • fornisco anche ai Socialeroi la mia disponibilità a fornire eventuali contributi creativi laddove si fosse sviluppata una piccola testata online, tuttavia vedo evolvere il discorso verso temi sul Brand Management, che mi interessano poco.

Il caso Palazzochigi

A questo punto Socialeroe o difensore di Socialcriminali?
Socialeroe in prepensionamento

Veniamo quindi alla “crisi di brand management e marketing relazionale” di Palazzochigi (per maggiori dettagli v. “Twitter, il falso Mario Monti scompare: satira o furto?” di Sky Tg24), da cui è scaturita la mia cancellazione dal Gruppo dei Socialeroi:

  • qualche settimana addietro nel Gruppo Facebook dei Socialeroi inizio a leggere distrattamente un profluvio di post contro @Palazzochigi (l’account satirico del sen. Mario Monti), considerato il volume degli interventi e la scarsità di tempo a mia disposizione, non riesco a prestare troppa attenzione alla cosa;
  • alcuni Socialeroi infatti iniziano a segnalare l’account di @Palazzochigi a Twitter, in quanto  suscettibile di generare confusione presso i comuni utenti con la reale persona del sen. Mario Monti;
  • personalmente dissento da questa posizione, ritenendo l’account una lecita impersonificazione parodistica, non dando molto peso alla questione;
  • il profluvio di post aumenta di intensità e, a quanto riesco a ricostruire, alcuni “Socialeroi“, che avevano usato l’hashtag #SE (quello delle Mission) e l’account ufficiale del gruppo @Socialeroi si trovano a ingaggiare uno scontro senza requie con gruppi di fan di Palazzochigi, che difendevano l’account in modo anche aggressivo;
  • alla fine vuoi per la segnalazione alla Polizia Postale da parte dell’on. Andrea Sarubbi, vuoi per le segnalazioni effettuate da parecchi utenti, l’account chiude e alcuni Socialeroi  si rallegrano pubblicamente dell’accaduto;
  • chiarisco al riguardo che, al di la della simpatia personale che nutro verso i  miei amici, ritengo che i Socialeroi abbiano avuto un ruolo molto marginale nella vicenda della chiusura di Palazzochigi e che siano balzati al centro dell’attenzione mediatica più per la visibilità che hanno dato al proprio operato, che per l’effettiva efficacia dell’iniziativa;
  • ciò non toglie che su Twitter esplode una micro tempesta perfetta e gruppi più o meno strutturati di fan di @Palazzochigi iniziano a dare ai Socialeroi dei fascisti, degli squadristi, delle camicie verdi, ecc… (v. questo post del sempre ottimo Matteo Bianconi sull’argomento “Palazzo Chigi, Twitter e la Terra dei Cachi: vincitori e vinti”);
  • personalmente non mi sento minimamente chiamato in causa perché ormai da mesi la mia presenza tra i Socialeroi è ridotta a quella di una mascotte, o di un Nonno Libero 2.0;
  • peraltro devo anche giustificarmi con alcuni, che conoscendo la mia natura satirica e irriverente, pensano che dietro Palazzochigi ci sia proprio io e che abbia ordito la cosa con i Socialeroi al solo fine di pompare il loro brand (sic!);
  • comunque, ormai mi conoscete, la chiusura di Palazzochigi scatena in me una profondissima indignazione, anche perché da più parti si inizia a evocare il reato di “furto di identità“, con la logica conseguenza che se iniziamo a incarognire il discorso e a sostituire la Polizia Postale ai moderatori di Twitter e le sanzioni penali alle sospensioni degli account, rischiamo di impoverire ulteriormente il web italiano;
  • così mi forzo a non scrivere su queste colonne, dove i toni sarebbero stati gioco forza “eccessivi”, ma mi applico e faticosamente riesco ad elaborare per Fanpage un articolo super partes, finalizzato a confutare in fatto e in diritto queste forme di compressione della libertà di espressione e riportare un po’ tutti alla ragione: “Palazzochigi: fake, furto di identità o impersonificazione?”;
  • i toni del mio articolo per Fanpage sono stati molto pacati e finalizzati a sviluppare un ragionamento sull’assoluta non correttezza giuridica e sostanziale della chiusura di Palazzochigi, peraltro ho colto l’occasione per colloquiare con l’on. Andrea Sarubbi, che ha convenuto coi contenuti dell’articolo;
  • vengo quindi sottoposto a un pomeriggio di chiarimento con quei Socialeroi, che si erano spesi contro Palazzochigi, perché secondo loro avrei preso le distanze dal Gruppo, anzi avrei dovuto scrivere l’articolo rivendicando la mia appartenenza al gruppo;
  • nel chiarire che ho scritto l’articolo a titolo personale come Giovanni Scrofani e che non ho citato i Socialeroi proprio per evitare pesanti prese di distanza pubbliche, colgo l’occasione per chiare una serie di errori logici che a mio avviso hanno compiuto nella gestione della “crisi” alcuni membri;
  • mi tocca anche chiarire nella Cabina di Regia di Gilda35 affinità e divergenze tra le due realtà (che ovviamente sono profonde):

Gilda35 e Socialeroi hanno una cosa in comune: l’atteggiamento strafottente e scherzoso. Possono avere degli obiettivi apparentemente comuni (es. lo sputtanamento di alcune idee balorde in materia di nuovi media). Per il resto sono due Comunità agli antipodi. Parliamoci chiaro Gilda35 è una Comunità (un po’ snob, ammettiamolo) di hacker etici, esegeti del trolling intelligente, lamer sofisticati, smanettoni incalliti, nerd e hacktivisti. Socialeroi è una Comunità di Social Media Expert di ottimo livello, che cercano di svolgere il proprio lavoro divertendosi. La mia partecipazione è un elemento di colore, se vogliamo. L’obiettivo di Gilda35 è dadaista: la destrutturazione di tutte le sovrastruttre ipocriti, borghesi e disumanizzanti presenti nel web 2.0 attraverso l’azione e la contraddizione continua, la generazione di caos e la delucidazione. L’obiettivo dei Socialeroi è quello di migliorare il web, “castigando” approcci ritenuti non “fair”. (omissis) Sono due mondi agli antipodi. Non significa che siano due mondi in contrasto.

[Tratto dal Gruppo “La rivoluzione è sempre tre quarti fantasia e per un quarto realtà”]

  • ritengo a questo punto di aver chiarito bene e “empaticamente” la questione, ma mi sbaglio;
  • iniziano infatti ad arrivarmi una serie di segnalazioni sul fatto che sia sul sito di Socialeroi, che su blog critici col Gruppo il mio articolo per Fanpage è stato presentato come espressione del pensiero di un Socialeroe, senza prima essersi confrontati con me: QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE @PALAZZOCHIGI di Socialeroi,  “Alcune cose che ho imparato da un fake” di Buoni Presagi, “F for fake and fear” di Loredana Lipperini;
  • ovunque in risposta alle critiche viene riportato lo stesso commento:

(omissis) Vi consiglio di leggere anche questo post: http://www.fanpage.it/palazzochigi-fake-furto-di-identita-o-impersonificazione/ Si da il caso che sia un SocialEroe….. abbiamo opinioni diverse… meglio così!

[Commento di WMsaver presente in tutti e tre gli articoli citati]

  •  ovviamente chi accusava i Socialeroi di essere dei “fascisti tecnoesaltati” legge il mio articolo, come il tentativo di un membro anziano di attenuare la responsabilità del Gruppo e levargli le castagne dal fuoco:

(omissis) E senza sconfinare nella fiction, la storia è piena di atti di squadrismo infarciti di goliardia. Ma squadrismo resta. Sareste molto più eroi se scendeste un tantino dal piedistallo e tornaste nei ranghi degli utenti comuni, evitando di catalizzare i peggiori istinti, come avete fatto in questa circostanza. L’articolo di Scrofani è un capolavoro di equilibrio che però ha un solo difetto: è palesemente (e magistralmente) costruito per fare uscire dalla scena VOI, al costo di ammettere che la chiusura dell’account @palazzochigi sia stata un errore. In sintesi “questa storia è stata tutta un errore commesso da ALTRI”. No, voi avete giocato un ruolo e vi tocca assumervene l’onere. Com’era quella storia? “Grandi poteri comportano grandi responsabilità”. I poteri ve li siete dati (a prescindere che li abbiate o meno). Ora smettete di schivare le responsabilità.

[Commento di “Ivan” tratto da QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE @PALAZZOCHIGI ]

  • pertanto ritengo imprescindibile rispondere nel merito della questione:

Ivan permettimi, ma l’articolo chiamato in causa è sinceramente scritto perché detesto pratiche ignobili come la chiusura degli account. Ritengo che chiudere Palazzochigi sia stato un provvedimento abnorme e assurdo, che è indice del nervosismo e della scarsa competenza che ha dimostrato Twitter nella gestione della vicenda. Da sempre sono schierato a favore di ogni forma espressiva nel web. Peraltro con la mia Comunità di appartenenza Gilda35 (v. http://www.gilda35.com) siamo da sempre schierati a favore della satira anche assumendo posizioni scomode e venendo tacciati di essere i fiancheggiatori di ogni hacker, troll e lamer possibile e immaginabile. Ti dico solo che in parecchi pensavano che Palazzochigi fossi io. La mia “appartenenza” ai Social Eroi è più onoraria che effettiva. E’ un gruppo di persone simpatiche con cui in passato mi sono divertito a sviluppare alcuni “scherzi” ai danni soprattutto di forme di feticismo digitale come Klout e Follow Friday. Sono miei cari amici, cui tuttavia ho manifestato il mio dissenso rispetto alla gestione della questione Palazzochigi, esprimendo giudizi abbastanza duri. L’aspetto più divertente della vicenda è che ho dovuto passare il pomeriggio a rispondere alle critiche dei Socialeroi per i contenuti dell’articolo che hai citato che veniva da loro visto come una pesante presa di distanze dalla loro iniziativa. Francamente non voglio fa uscire nessuno dalla scena. Ho voluto dialogare in queste ore con tutti i “responsabili” della chiusura dell’account (tranne Twitter che è un totem) e penso che ognuno debba assumersi le proprie responsabilità. Personalmente ho fatto leggere il mio pezzo anche all’on. Andrea Sarubbi cercando di fargli comprendere l’errore da lui compiuto con la segnalazione alla Polizia Postale. A mio avviso in questa vicenda hanno perso tutti: l’on. Andrea Sarubbi che poteva evitare un intervento così pesante come la segnalazione alla Polizia Postale, i Socialeroi che a mio avviso si sono posti in modo poco ironico come delle Ronde della Netiquette, i fan di Palazzochigi che hanno esaltato il fatto che l’account non andasse modificato perché era divertente ridere alle spalle degli “Sveglioni”… Ma soprattutto chi ho trovato realmente penoso è stato Twitter che continua a trincerarsi dietro una net neutrality di facciata. Twitter è anche uno strumento di comunicazione politica e come tale va trattato è assurdo che vengano applicate in modo pedestre policy pensate per difendere il marchio coca-cola dalle contraffazioni. Ho scritto l’articolo da te menzionato anche per confutare le tesi di molti che parlavano a sproposito addirittura di “furto di identità”, giustificando azioni penali ben peggiori della sospensione di un account. Non voglio mai dare al “Palazzo” strumenti per toglierci ulteriori spazi di libertà di espressione.  E francamente questo è tutto ciò che ho da dire su questa storia.

[Commento di Giovanni Scrofani tratto da QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE @PALAZZOCHIGI ]
  • essendomi reso conto della quantità assurda di equivoci in buona fede accumulatasi in pochi giorni, scrivo due righe via messaggio diretto su Facebook per chiudere formalmente la mia esperienza col Gruppo;
  • scrivo non tanto in segno di rottura con alcuno, ma perché mi sono reso conto da un lato che non sono più in sintonia con lo spirito dell’iniziativa, dall’altro perché non riuscendo ad avere una partecipazione attiva nelle vicende del Gruppo il mio nome e il mio operato possono essere chiamati in causa per questioni a me totalmente aliene.

E questo francamente è tutto ciò che ho da dire su Palazzochigi, Socialeroi e compagnia bella.

Con rispetto e stima di tutti i Socialeroi, ma (con dispiacere) butto giù la maschera. Ho ricevuto una grande lezione sulle Comunità Online e sul rapporto tra marketing e politica di cui farò tesoro.

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18 pensieri su “Giù la maschera

  1. i “SocialEroi” non mi sono mai piaciuti, perché ho sempre visto più la tendenza a pubblicizzare un brand che un gruppo ironico e dedito allo sbeffeggiamento (e la deriva merchandising recente me lo conferma). Quando un gruppo del genere è ideato e gestito da chi fa “quella” professione, il conflitto di interessi è evidente. Noto lo stesso atteggiamento tra molti degli “Indigeni Digitali” di Facebook, ma lì è più giustificato (anche se c’è gente che ogni cazzata che scrive deve aggiungere un rimando -guardacaso- al suo sito/blog).
    La via corretta è la “società civile”: persone che professionalmente hanno altri interessi e si incontrano per discutere-vagliare-confrontarsi con un occhio di appassionati, ok, ma totalmente non interessati. Gilda35 ne è l’esempio migliore.

    Sulla questione @palazzochigi sono in disaccordo con Jovanz. Oppure NO 🙂 . Voglio dire: chiudere un account tout-court è sicuramente una misura eccessiva e forse addirittura repressiva, ma quell’account, secondo il mio punto di vista, era un fake. Le motivazioni di jovanz perfettamente esposte nel suo articolo su Fanpage sono inoppugnabili dal punto di vista giuridico (non è materia mia mentre è la sua), ma quando ho “incrociato” @palazzochigi non ho notato elementi palesi della falsità di quell’account. Diciamo che “ero certo” fosse una burla, ma a prima vista poteva non esserlo e un utente meno esperto ci sarebbe sicuramente cascato. Non regge il fatto che “si capiva da quello che scriveva”, perché ciò non toglie l’utilizzo improprio di un nome, una foto e una bio. Da questo punto di vista l’opinione che più mi rappresenta è quella di Tigella: combattere i furbi attraverso la diffusione della cultura digitale, soprattutto nella PA, è il modo secondo me migliore.

    logoff 🙂

    • Il tema dell’alfabetizzazione digitale è di fondamentale importanza. Purtroppo parliamoci chiaro tutti noi abbiamo appreso (più o meno) ad utilizzare lo strumento sbattendoci la capoccia (io una caterva di volte). Peraltro l’alfabetizzazione digitale viene promossa solo da poche menti illuminate. Al resto di Tecnonucleo piace che la gente rimanga ignorante: più manipolabile.

  2. Finalmente leggo gli eventi in ordine cronologico!

    Penso che ogni social eroe abbia una propria, personalissima idea di cosa siano i Social Eroi.
    Finora non c’è mai stato un reale confronto su cosa fare di questo network nato spontaneamente (come centinaia di network ogni giorno in Italia, giusto per avere un quadro), per cui quando si accusano i social eroi di spingere un brand mi suona strano, perché alla fine è solo un loghetto.
    Spingere cosa?
    E’ chiaro che in base alla nostra interpretazione della realtà carichiamo più o meno di significato qualsiasi azione vediamo compiere agli altri. Io non ho visto questa spinta verso il merchandising, questo spingere un marchio… magari!

    Perché dico magari, perché a me piacerebbe avere uno schemino chiaro dei social eroi dal punto di vista professionale, con ciò che ognuno di noi può offrire, mettere su un piano, una strategia e soprattutto un’identità condivisa.

    Quando, Giovanni, scrivi: ‘nascono tentativi di merchandising, nascono iniziative legati a corsi e lezioni, vengono sviluppate svariate Mission’ e metti tutto sullo stesso piano, è forse l’unico garnde ‘peccato di leggerezza’ che fai nella tua visione delle vicende.

    Non sono sullo stesso piano… per me.
    Perché ripeto: il network appare ad ognuno di noi in modo diverso, in base alla propria personale interpretazione.

    (Apro parentesi) Ciò significa che se io in un primo momento mi sento offesa da alcune parole di Benny, l’attimo dopo non lo sono più per vari motivi. Uno tra tutti: posso essere d’accordo con lui, per cui anche io muoverei le stesse mozioni ai miei amici #SE. Così come le ho mosse e Salvatore può testimoniare che rispetto a certe Mission o non ci sono proprio o, addirittura, rompo le scatole e remo contro. E che problema c’è? Non posso credere che qualcuno pensi che 20 menti possano ragionare tutte allo stesso modo. (Chiusa parentesi)

    Qui si parla di un network di persone che fa tutto e niente.
    E le cose diverse, diversissime che fa, possono confondere e infatti hanno generato confusione.

    I corsi di Alex, sia chiaro per tutti, sono un’opportunità per chi li terrà, non solo per Alex. E’ per me la concretizzazione più sana e professionale del network: ‘mi fido di te, lavoriamo insieme.’
    E’ l’aspetto che riesco a gestire e controllare meglio. Sto sui social network con il mio nome e cognome da pochi mesi: a me mission, gruppetti, persone che tweettano tanto per tweettare, chiacchiere e gossip non interessano molto, non riesco proprio a seguirli.

    Se io sembro strana a spingere un gruppo come i Social Eroi sull’aspetto professionale, alcuni SE sembrano a me strani quando chiacchierano su ogni minimo micro-evento sul web.

    I Social Eroi forse dovrebbero dividersi prima di tutto in 2.

    Ad ogni modo prendo tutto quanto sta accadendo come una lente attraverso la quale osservare certe dinamiche, per imparare qualcosa di più sulle persone e sulle persone quando sono online.

    Se ci vedessimo tutti insieme dal vivo, sarebbe bello confrontarci (noi, così diversi tra noi) sugli eventi accaduti da agosto ad ora.

    Grazie per il post Giovanni.

    [swooooooooooooom]

    Brunella

    • Brunella la tua visione è splendidamente di parte in quanto professionista del settore…va bene, ma il mio punto di vista è differente. Che poi questa cosa di “fare la morale” al Web proprio non mi piace. Giusto arginare certi fenomeni come lo SPAM , le truffe, ecc…ma chi autorizza un non precisato gruppo di “eroi” a scrivere ad un account twitter chiedendogli di cambiare la bio?

  3. Ciao Benny,
    pensavo di essere sopra le parti, e invece mi dici che così non sembra, ci penserò.

    Non conosco i dettagli di quanto accaduto, per questo ringrazio Giovanni per la sua sintesi, che non considero di parte, ma solo un punto di vista.
    Così come è un punto di vista la mia visione, che in generale ho esposto, dei Social Eroi. Nulla di più. Non posso parlare per tutto un network e non mi piacerebbe se accadesse il contrario.
    Rispetto a Twitter credo che tutti siano autorizzati a scrivere a chiunque altro, nel rispetto della netiquette. Perché mi fai la domanda sui Social Eroi? Forse mi sfugge qualche passaggio.

    • era una domanda ad esposizione della mia personale opinione sui SocialEroi, così giusto per dare un esempio pratico al mio punto di vista, non pretendeva un risposta 🙂

      Poi quando ti ho detto che tu sei “di parte” non voleva essere in un’accezione negativa, tanto per precisare 😉

  4. regà,on entro nella disputa socialeroi.
    Su @palazzochigi concordo con Benny.
    E’ sempre vero che un occhio attento poteva capirne la satira. Ma ci son molti più occhi sbadati. Occhio sbadato, sorride per una stupidata, retweet, effetto valanga, e ci troviamo in toptweet un messaggio che ad una prima occhiata SEMBRA provenire da un account del governo.
    Magari a mercati aperti. Così poi succedon casini. Con la c minuscola.

    • Vedi quando facevamo le nostre azioni dimostrative contro i top tweet e i temi di tendenza era proprio per dimostrare come certi strumenti siano assolutamente fallaci e potenzialmente pericolosi. In un momento di depressione economica come questo c’è ancora chi sperimenta algoritmi per leggere gli umori di Twitter e giocare in borsa. Sono pazzi.

  5. Ciao Giovanni,
    ma x’ nn vieni sabato prox all’evento #se e ne parliamo face to face? a me sembra che come sempre sul web le cose vengano rimaneggiate e passate di bocca in bocca. Ma è bello capire i meccanismi che portano alle incomprensioni, parlarne e riflettere insieme dal vivo, secondo me tutti abbiamo molto da imparare rispetto a questa storia.
    Per quanto mi riguarda sono dispiaciuta della polemica, trovo fuori luogo l’intervento di Benny Evangelista..faccio la social media manager e allora nn mi posso esprimere su una cosa successa sul web x’ se no mi sto facendo pubblicità? Fossi un ingeniere e mi chiedessi un parare sulla dinamica di scotruzione di un ponte e esprimessi un mio giudizio penseresti lo stesso che mi sto facendo pubblicità? Per quanto riguarda l’argomento “fake”, bazzico sul web da appassionata dai tempi di MySpace e penso che ognuno possa aprire gli account “gogliardici” ma esplicitandolo. Non è giusto confondere informazione con qualcosa che non lo è, la gente che non è avvezza al web non dovrebbe incorrere nella situazione di ritrovarsi con informazioni date da un fake e non da un organo ufficiale( pensate che non tutti hanno la stessa alfebetizzazione del web, non tutti capiscono che l’account è un fake).
    Per Giovanni, davvero rinnovo il mio invito a conoscerci e parlarne dal vivo, se non ce la fai questa sett perchè no un’altra, io ci terrei molto, Laura

    • Avrei molto piacere a partecipare all’evento ma un signorina bionda dai grandi occhi azzurri mi trattiene a Roma: la mia terzogenita compie un anno!
      Comunque mi sono chiarito telefonicamente con Salvatore e per via telematica con parecchi Socialeroi…
      Le incomprensioni nascono dalle modalità con cui si partecipa alle attività di una Comunità Online… Certe volte è meglio non esserne parte che parteciparvi male, fino al punto di trovare (in buona fede) stravolto il proprio pensiero (scrivo come giurista, non come “Capo Gilda” e mi ritrovo ad aver scritto come Socialeroe)… Benny (come spesso accade) nei suoi commenti si è fatto portavoce dei sentimenti di una fetta importante di questa Comunità… È stato bello che la sua posizione è stata discussa con pacatezza e senza flame. Si è dialogato bene.
      Io sto in rete dai tempi di videotel, quando tutto era fake… quando cocacola.it era una lamerata per rivendere il dominio… Penso che parecchio dipenda dall’educazione informatica delle persone. In ogni caso aver invocato la Polpost per una minchiata come Palazzochigi, la dice lunga sul parziale scollamento dalla realtá che viviamo tutti (nessuno escluso) in Rete in questi giorni…

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