Fattelanarisata libero: 15 giorni nel cuore di Twitter

  1. ONtro

  2. Esimi nonché egregi Ricercatori, è con gioia immensa che vi comunichiamo che le nostre azioni per la scarcerazione di Fattelanarisata si sono concluse positivamente!

    Ieri, infatti, Twitter ha ritirato la sospensione inflitta all’account dell’amico Francesco Marziale, che torna a mostrarsi in tutto il proprio splendore agli occhi dei Ricercatori tutti.
  3. Come ricorderete, miei esimi burloni dadaisti, avevamo scritto un’accorata missiva al BOT del supporto Twitter, chiedendo di riabilitare il povero Fattelanarisata, reo di essersi comportato come un web crawler, per comporre la propria tesi di laurea sulla presenza dei politici su Twitter… Il BOT di controllo era scattato inflessibile e aveva strappato Fattelanarisata alla disponibilità dell’amico Francesco Marziale, che straziato, ma confidente si era rivolto a questa Comunità.
  4. Immediatamente ci lanciammo in iperboliche conversazioni digitali con le Macchine, che suscitarono qualche (legittima) perplessità… Ma come ben sapete, noi conosciamo molto bene i nostri polli… e quando Gilda35 chiama le Macchine rispondono… Dopotutto Tecnonucleo (l’embrione di Mente Alveare prodotta dall’interazione Uomo/Macchina) è ancora piccino, va preso per mano e accompagnato verso un più elevato grado di consapevolezza… arriverà mai a produrre una Singolarità? Staremo a vedere…
  5. Fatto sta che alla fine la nostra strategia ha avuto successo e il buon Fattelanarisata è tornato tra noi, con questo splendido messaggio, con cui ha salutato le Macchine Ribelli:
  6. @Jovanz74 @chinaski_83 @wmsaver @Marygrace83 @gilda35 Ciao ragazzi sono tornatooooooooooooooo!!!!!!! t.co/YjGqBKkK
  7. Siamo pertanto orgogliosi di offrirvi la cronaca della prigionia di Fattelanarisata, pervenutaci tramite i consueti gildagrammi… Che altro dire miei adorabili mattacchioni? Buon diverimento…
  8. 15 Giorni nel cuore di Twitter (di Fattelanarisata)

  9. Sono venuti a prendermi una domenica pomeriggio. Loro fanno
    così, arrivano quando meno te lo aspetti, quando sei tranquillo sul tuo divano,
    dopo le partite, dopo il thè, quando hai abbassato la guardia. Non fanno
    rumore, non succede come vedi nei film, semplicemente arrivano e ti portano
    via, come una brezza mattutina che smuove appena le foglie.

    Ho ricordi vaghi e confusi dell’estrazione – Loro la
    chiamano così – solo una sensazione di stordimento, come dopo un lungo sonno,
    quando le palpebre sono pesanti e non sei ancora del tutto sveglio. Poco prima
    che tutto diventassi confuso ho avuto un momento di lucidità, sapevo che se non
    lo avessi sfruttato poteva essere la fine per me. Ho raccolto tutte le forze,
    tutta la mia concentrazione e sono riuscito a inviare un breve S.O.S  alla Gilda35 e ai SocialEroi, gli unici che
    mi avrebbero potuto salvare, poi l’oscurità.

    Mi sono svegliato in una cella, nudo, al buio. Come un
    bambino che ancora non conosce il mondo ho gattonato, ho toccato per capire,
    per vedere senza gli occhi. La cella era non più grande di 2m x 2m, un panca di
    cemento sulla sinistra e un lavandino di fronte alla porta.

    Quando non puoi usare gli occhi il cervello dirotta le tue
    energie verso gli altri sensi. L’udito, il tatto, l’olfatto sono la tua luce.
    Man mano che le ore passavano riuscivo a distinguere meglio le voci, i gemiti,
    le urla che giungevano dalle altre celle. Spammer rinchiusi da troppo tempo
    ripetevano  le stesse frasi, le stesse
    parole per ore e ore, fino allo stremo, fino a svenire. Ogni tanto dagli altoparlanti
    fuoriuscivano parole familiari: apple, i-pod, justin bieber, lady gaga, a quei
    segnali si scatenava il putiferio, alcuni account nelle loro celle
    incominciavano a fremere, a sbattere contro i muri, si sentivano rumori di
    teste contro le porte di ferro, unghie grattare contro le parti, irrequieti
    come cani  da caccia in gabbia davanti ad
    una preda. E poi  quel ronzio. Nei rari
    momenti di silenzio sentivo un ronzio, dapprima sommesso, un sibilo, poi sempre
    più forte, non capivo. Cos’era? Mi era familiare. L’illuminazione, erano i
    server, certo le celle dovevano essere vicino ai server. Che tortura, prendersi
    così gioco di me, recluso nel cuore di Twitter, così vicino alla soluzione di
    tutto eppure mai così lontano.

    Dopo tre giorni di buio, o almeno quelli che credo essere
    stati 3 giorni, sono arrivati 3 giorni di luce, affilata come la lama di un
    rasoio: forte, accecante, insopportabile. Ho potuto vedere quello che avevo
    solo intuito con le dita. I muri erano pieni di incisioni, graffi: @mention,
    Re-tweet, replies, tweet, partoriti da qualche account ormai impazzito. Tutto
    intorno a me, come un monito, una sentenza: resterai qua dentro  e impazzirai. . Ero frustrato, spaventato, ma
    una fiamma di speranza ardeva in me: Il mio messaggio, il mio S.O.S. Sapevo che
    era arrivato, doveva essere arrivato, era la mia unica speranza di uscire da
    li. Il mio capitano Jovanz 74, Blakebruttocaratter,
    MaryGrace83 con tutta la Gilda e tutti i Social Eroi erano là fuori che
    combattevano per me, prima o poi sarebbero arrivarti a salvarmi. Non potevo
    mollare, non dovevo impazzire.

    Dopo la luce è arrivata la voce: fredda, metallica, disumana

    “Faccia al muro, non muoverti, non girarti”.

     Ho eseguito, troppo a
    pezzi per discutere gli ordini. La porta si è aperta, pesante è ruotata sui
    cardini cigolando, aria fresca è entrata, per un secondo sono stato meglio, le
    mia narici si sono aperte e la hanno accolta dopo giorni di fetore. Poi di
    nuovo quella voce antropomorfica:

     “Non uscirai da qui,
    non hai speranza, abbiamo intercettato il messaggio, i tuoi amici sono
    spacciati.”

    La porta si è richiusa inesorabile e con lei le mie
    speranza.

    Dapprima frustrazione, poi paura, poi rabbia. Un dubbio mi
    attanagliava: e se mi avessero usato come esca? Se mi avessero lasciato mandare
    il messaggio?  Se avessero scelto me, il
    più giovane, il meno esperto, solo per prendere loro? Non avrei mai potuto
    perdonarmelo.

     I Bot sono spietati,
    loro non hanno emozioni e si prendono gioco delle nostre.

    Ancora giorni di buio, luce, fetore e urla, poi la porta si
    è aperta, qualcuno è entrato. Non ho guardato, ero nudo, sporco e raggomitolato
    per terra sul cemento. Ho temuto fosse la fine, se neanche dovevo stare spalle
    al muro erano venuti a prendermi.

    “Sembri Andy Dufresne, ti manca solo il poster, ma tu non ne
    hai bisogno per scappare vero?”

    Quando ho aperto gli occhi la porta si era richiusa. Andy Dufresne,
    poster? Chi  è Andy Dufresne? Che   mi voleva dire? Stavano giocando con me?
    Volevano farmi impazzire?

    Ho pensato e ripensato e poi, poi ho capito: Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank,
    Le ali della libertà, Andy Dufresne era il protagonista, il poster di Rita
    Hayworth.

    Gilda!

    Rita Hayworth
    impersonava Gilda, il mio messaggio era arrivato, stavano venendo a salvarmi!

    Nelle prigioni di
    Twitter impari a non fidarti.  Chi era
    quella voce? Perché un bot mi aiutava? Non importava ero euforico, lo sapevo
    che non l’avrebbero fatta a Jovanz, lui le macchine le conosce bene, troppo
    furbo per loro. Nei giorni successivi la porta si è aperta di nuovo, ho provato
    a guardare, ma il Bot era nell’ombra, non sono riuscito a vederlo bene, mi ha
    tirato un pezzo di carta e una penna.

    “Scrivi” – ha
    detto  – “e io lo farò arrivare fuori.
    Sei fortunato, qualcuno sta lavorando per te.”

    Solo ora che sono
    uscito ho potuto dare un nome a quell’uomo. È Santolamazza1, è un personaggio
    misterioso, potente, lavora nell’ombra. Può uscire ed entrare da Twitter senza
    fari vedere, alcuni Bot là sotto lavorano per lui.

    Sono venuti a
    prendermi di  domenica notte. Loro
    fanno così, arrivano quando meno te lo aspetti, quando sei tranquillo, quando
    hai perso le speranze, quando hai abbassato la guardia. Non fanno rumore, non
    succede come vedi nei film, semplicemente arrivano e ti portano via, come una
    brezza mattutina che smuove appena le foglie.  

    Mi sono svegliato per il rumore del vento, per l’odore
    dell’erba.

    Ero fuori.

    Ero Libero.

     

  10. Conclusioni

  11. Come altro concludere se non con un bel… “Vado matto per i piani ben riusciti!”
  12. A-team – Vado matto per i piani ben riusciti
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4 pensieri su “Fattelanarisata libero: 15 giorni nel cuore di Twitter

  1. Bellissimo questo articolo, mi son scompisciato, l’unica cosa triste di questa storia è che (almeno a quanto ho capito), sia la “prigionia” che la “scarcerazione” sono avvenute senza una parola, ovvero nessuno mai ha spiegato a @fattelaunarisata il Perché… se si vede questo, unito al fantasioso racconto veramente divertente, mi viene in mente un atmosfera a metà tra Orwell e Matrix, schiavi di IA ?

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