La Prima Guerra Digitale: Anonymous contro Twitter?

ONtro

Esimi Ricercatori, come sapete, in questi giorni ha imperversato la Prima Guerra Digitale, che ha visto contrapposte la Comunità Online di Anonymous e i siti facenti parti del consorzio Economico/Istituzionale ritenuto responsabile dell’ennesimo “giro di vite contro gli hacker” (per citare Bruce Sterling).

Nonostante le semplificazioni (ai limiti della banalizzazione) proposte dalla rete media di Tecnonucleo l’azione non è riconducibile né alla sola proposta dei provvedimenti di contrasto alla “Pirateria Digitale” (c.d. SOPA o PIPA), né all’avvenuta chiusura dei “siti canaglia” Megaupload e Megavideo.

La mobilitazione della celeberrima comunità hacker, nata presso 4chan e passata alle cronache grazie alla vicenda Wikileaks, ha motivazioni di carattere più generale connesse al progressivo (e direi anche inquietante) irrigidimento della giurisdizione USA in materia di tutela del diritto d’autore.

Le recenti richieste di estradizione a carico di Richard O ‘Dwyer di TV Shack (v. “UK, i dolori del giovane admin” di Punto Informatico e l’hashtag #richardo costantemente aggiornato dagli amici Tweetstormers) e Kim Schmitz di Megaupload sono a loro modo esemplari. Reati finora bagatellari come la violazione del copyright vengono trattati dalla Giustizia USA alla stregua di crimini interazionali, con tanto di intervento dei G-man dell’FBI e richieste di estradizione (anche per fatti che sul territorio dell’estradato non sono reato).

Ma i casi di pesanti azioni penali internazionali a carico di hacker, veri o presunti, iniziano ad assommarsi in modo pesante, con proposte di pene detentive, che in Italia non si riservano neppure a chi procura vere e proprie stragi. L’obiettivo non dichiarato di queste azioni non sono i singoli hacker, ma le Comunità Online di riferimento degli stessi. Comprimere le potenzialità espressive di internet è un ottimo modo, per uccidere una vera e propria Cultura, che in questi anni ha dato parecchio filo da torcere all’Autorità.

Ad ogni buon conto nell’interessante storify di Intervistato “#OpMegaupload: la risposta di #Anonymous alla chiusura di #Megaupload” potete trovare una bella ricostruzione a caldo della reazione della nota comunità hacker all’assommarsi di pressioni verso la Rete…

Quello che mi sorprende è l’assoluta facilità con cui vengono sparati giudizi sulla vicenda e la psicosi, che ormai riconduce qualunque incidente informatico a un atto di “terrorismo digitale“…

L’apoteosi si è avuta a mio avviso con la metamorfosi in attacco hacker di un banale fail whale di Twitter verificatosi in coincidenza delle partite del Campionato di Football Americano del 22 gennaio u.s…

Ma andiamo con ordine come di consueto, anche in questi tempi convulsi…

Affinità e divergenze tra il fail whale e il DDoS

Il Fail Whale (in italiano “la balena”) è un fenomeno, che accade abbastanza regolarmente, quando su Twitter si verifica un sovraccarico di traffico. Fondamentalmente i server di Twitter non riescono a seguire in modo perfettamente scalare la crescita della propria base utenti…

Il fail whale prende il nome da una spiritosa immagine che lo staff di Twitter pubblica, quando i propri server ingrippano…

Ben altra cosa è un attacco DDoS (Distributed Denial of Service)… questa pratica di hacking consiste nella generazione di un artificioso e massivo numero di richieste di accesso al sito, tale da bloccarlo e impedirne l’accesso agli altri utenti… Spesso la cosa avviene con l’utilizzo di alcuni computer “zombie”, che più o meno volontariamente vengono messi a disposizione dell’attacco. E’ prassi nel mondo hacker preannunciare, o quantomeno rivendicare un attacco DdoS, proprio per distinguerlo da banali malfunzionamenti…

Mi direte, esimi Ricercatori, la differenza è quantomai chiara…

OppureNO.

Anonymous vs Twitter oppureNO

Avviene così che in alcuni splendidi articoli pieni di analisi algoritmiche (es.” Twitter goes down within hours of Anonymous’ threat against it”) si racconta di un massivo attacco di Anonymous contro Twitter… In pratica nella notte del 22 gennaio 2012, oltre ai siti di svariate Multinazionali e Istituzioni, Anonymous, per non farsi mancare nulla, rivolgeva le proprie attenzioni anche al noto social network…

Messa così la notizia non farebbe una piega, corredata com’è da grafici e autorevoli analisi…

Peccato che è una bufala pazzesca.

Anonymous per sferrare il proprio attacco DDoS ha utilizzato un software denominato “Low orbit ion cannon”, che zombificava su base volontaria i PC. Contrariamente a quanto affermato da molti siti il “Low orbit ion cannon” non è stato distribuito con le modalità di un virus, ma pubblicamente tramite un link diffuso su Twitter…

In pratica secondo la geniale ricostruzione giornalistica Anonymous dirigeva l’attacco DDoS proprio contro lo stesso strumento che ne consentiva la diffusione… Come diciamo noi a Roma “evirarsi per far dispetto alla moglie”.

Vero è che l’azione di Anonymous è stata talmente vasta, che tutto è possibile (ad esempio l’attacco personale contro il capo della FBI, a mio avviso è stato un grosso errore ideologico e strategico)… Va peraltro ricordato che Anonymous è una Comunità Online e non un Partito Politico, pertanto il vincolo organizzativo appare essere molto labile e spesso c’è chi, in totale autonomia, si mette la maschera di Guy Fawkes e posta qualche delirante video, credendo di incarnare il movimento.

Però su Youranonnews (account legato in modo saldo alla galassia Anonymous) appare questo chiaro messaggio suddiviso in 3 tweet:

Traduzione libera:

“Twitter va giù per alcune ore – la Minaccia di Anonymous incombe” |goo.gl/hDNu4 << ma che cazzo, FATE QUALCHE RICERCA… FORSE normalissimi utenti hanno inondato Twitter con tweet sulle partite del Campionato di Football Americano nel momento in cui è andato giù? I risultati delle partite corrispondono ai tempi di inattività Twitter… il che è un ottimo esempio del perché devi riflettere su quello che leggi sui media e chiederti come/perché ti è presentato in questo modo. / che palle!

Vi direte miei esimi: più chiari di così si muore.

OppureNO.

Rapporto tra Anonymous e i Social Network

Nella giornata di oggi si è potuto assistere ad un ulteriore e ottuso fiorire di articoli su un paventato attacco a Facebook previsto per il 28 gennaio… nonostante campeggiasse il seguente tweet ufficiale di Anonymous:

La motivazione per cui Anonymous non attacca l’Oligopolio Digitale è di mera opportunità tattica. Chi ha studiato un minimo questa Comunità conosce bene le pesanti riserve, che nutre per l’uso manipolatorio dei dati personali fatto delle Major del Digitale… Tuttavia con la vicenda Wikileaks: Anonymous ha perfezionato le proprie modalità di comunicazione e ormai utilizza in modo massivo i Social Network per le proprie azioni. Ciò ha un duplice vantaggio:

  • da un lato consente di ampliare la base di utenti coinvolti dalle proprie azioni, anche a soggetti sprovvisti di competenze informatiche che tramite la zombificazione digitale, mettono a disposizione i propri PC, o comunque manifestano sostegno con i propri messaggi;
  • dall’altro costringe l’Autorità a dover spegnere i Social Network, per poter spegnere la mobilitazione… con conseguenti mal di pancia delle Lobby del Digitale, che ne sostengono le campagne elettorali…

Se qualche rallentamento può essere registrato da parte della Rete è certamente dettato dall’intensità delle vicende di questi giorni e forse anche dalle orde di software di polizia di turing sguinzagliati alla mappatura della “Dissidenza Digitale“.

Conclusioni

Esimi Ricercatori, chiudo con qualche piccola e provvisoria considerazione sulla vicenda:

  • è innegabile che stiamo assistendo ad un irrigidimento notevole dell’applicazione della normativa sulla “pirateria digitale” da parte dell’Amministrazione USA, con atti plateali come le estradizioni di Richard O ‘Dwyer e Kim Schmitz (tratteggiato anche dai media come una sorta di “Barone della Coca” 2.0);

  • i fenomeni di cui sopra fanno ben comprendere come già oggi, senza norme quali il SOPA sono possibili azioni ben peggiori, più eclatanti e a tratti abnormi: il sito di TV Shack era un mero elenco di link a siti esterni dove trovare materiale da scaricare (peraltro per la giustizia inglese non sembra essere reato) e su Megaupload esistevano terabyte di dati caricati in modo perfettamente legale;

  • assistiamo peraltro al fenomeno di lotta senza quartiere tra le Lobby dell’Oligopolio Digitale e Lobby di Intrattenimento e Informazione, tutta guerreggiata all’interno degli apparati legislativi americani;

  • in questa lotta c’è chi, come i promotori del SOPA (e in casa nostra la SIAE quando propose la propria gabella sui trailer) mira fondamentalmente a colpire la c.d. “utenza pulita“, facendogli maturare la percezione di internet come un gigantesco campo minato;

  • c’è poi la Comunità di Anonymous, che preda di uno spontaneismo estremamente difficile da decifrare dall’esterno produce una quantità di azioni dimostrative delle quali alla fine si rischia di perdere il filo conduttore;

  • e alla fine arriva il grande circo dell’Infotaiment, che ci offre uno splendido caleidoscopio, in cui hacker, SOPA, FBI, Pirateria Digitale diventano pura narrazione, quasi la versione pompata di “War Games – Giochi di Guerra”.

L’impressione è di trovarci difronte ad un momento fondamentale della storia di internet, in cui si muovono una pluralità di attori portatori di interessi contrapposti e apparentemente inconciliabili: gli Hacker col proprio bisogno di libertà da vincoli e costrizioni, l’Oligopolio Digitale che macina miliardi grazie ad un assetto di deregulation a proprio uso e consumo, le Major dell’Intrattenimento in crisi di liquidità e alla ricerca di nuovi vincoli e protezioni, le Autorità di Pubblica Sicurezza che sembrano aver trovato in internet lo strumento di controllo definitivo, l’enorme massa dell’Utenza Pulita che lotta in modo stenterello per difendere (in buona fede) gli interessi di questo e quell’Oligopolio e infine i poveri Autori, che tutti tutelano e che nella maggior parte dei casi non vedono un quattrino…

Vedremo cosa accadrà con il già paventato Black March…

Vi saluto con la constatazione che comunque il deface del sito di Justin Bieber è stato uno dei momenti più alti della Prima Guerra Digitale, che porterò sempre nel mio cuore…

Annunci

13 pensieri su “La Prima Guerra Digitale: Anonymous contro Twitter?

  1. ottimo articolo, se posso aggiungere qualcosa, vi siete dimenticati di dire chi sia il generale che comanda la guerra. Leggendo alcuni blo g americani, si vede che la sopa e la pipa sono volute per farsi campagna elettorale il presidente americano Obama . Il quale prende e ha già preso circa 4 milioni di dollari dalle major holliwodiane , la campagna elettorale di 4 anni fa gli costò gli stessi soldi che ha gia preso da holliwood ….

  2. Molto bello complimenti. Oggi il tuo nick di Facebook è passato in RAI, non sarà la prima volta (credo) che accade e non mi stupisco di averlo visto. I post riguardavano l’ennesimo acquisto delle auto blu. Ancora complimenti.

  3. […] Simulare un essere umano: Il Malware Perfetto deve spingere il bersaglio all’interazione autodistruttiva. Il modo migliore è progettare Macchine di Turing che spingano a banali interazioni tipo una risposta, un click a un link. Bastano interazioni minime per zombificare un computer. […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...