Intervista per Techvideo TV – “Cyberdadaismo Digitale”

Esimi Ricercatori è online la seconda parte dell’intervista rilasciata dal sottoscritto all’ottimo Antonio Savarese per Techvideo.tv, sul “Cyberdadaismo Digitale” di cui di seguito potete trovare il link:

[ http://www.techvideo.tv/content/cyberdadaismo-digitale ]

Questo il lancio:

“Anni fa ci interrogavamo su come fare cultura con Internet?” afferma Giovanni Scrofani il fondatore di Gilda35. In quegli anni si parlava molto del dadaismo un movimento culturale nato a Zurigo, nella Svizzera neutrale della Prima guerra mondiale, e sviluppatosi tra il 1916 e il 1920. Il movimento ha interessato soprattutto le arti visive, la letteratura (poesia, manifesti artistici), il teatro e la grafica, che concentrava la sua politica anti bellica attraverso un rifiuto degli standard artistici attraverso opere culturali che erano contro l’arte stessa. Internet ha reso possibile (basti pensare alla tecnica del collage delle immagini) applicare questi concetti ai giorni d’oggi; prendo un elemento culturale lo estrapolo dal contesto e lo arricchisco con una mia considerazione e lo rendo eversivo e antitetico rispetto a quell’immagine. Quest’approccio ha enfatizzato la stravaganza, la derisione e l’umorismo. Gli artisti dada erano volutamente irrispettosi, stravaganti, provavano disgusto nei confronti delle usanze del passato; ricercavano la libertà di creatività per la quale utilizzavano tutti i materiali e le forme disponibili pertanto anche nella sua applicazione digitale è forte la componente dello scherzo che d’altronde era molto presente nella cultura hacker degli anni 90. Fenomeni importanti sono il fake con cui si ricerca di andare aldilà dell’identità individuale.

Questo fenomeno ha dato vita  a manifestazioni importanti come ad esempio #Occupywallstreet che nasce come idea di Adbusters che la lanciano ufficialmente il 13 luglio 2011 con un blogpost e una newsletter e che poi diviene un fenomeno mondiale o anche a  Anonymous che nasce su un sito come 4chan dove si pubblicano i meme  e dove ci sono immagini artefatte. Da lì esplode per diventare un fenomeno globale.

[Tratto da “Cyberdadaismo Digitale” di Techvideo.tv]

Mentre nella prima parte dell’intervista analizzavo il rapporto con le amate/odiate Twitstar televisive, in questa mi sono concentrato sulle Comunità Creative che dopo la nascita di internet iniziarono a fare cultura con questo nuovo strumento/habitat.

Ho ripreso i temi trattati nell’ormai celebre talk di Natale per Indigeni Digitali circa il Cyberdadaismo, conditi da considerazioni in ordine sparso dedicate al dadaismo delle origini, alla grammatica dei meme, al rapporto tra 4chan e Anonymous, nonché a quei due colossali e immortali scherzoni che sono Occupywallstreet e il Rickrolling.

Concludo ringraziando ancora Antonio Savarese, perché guardando questa seconda parte dell’intervista mi sono ricordato quanto è stata piacevole e spontanea la nostra chiacchierata.

Non resta che augurarvi buon divertimento, miei esimi!

Marchel Ducham: first meme creator/troller
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4 pensieri su “Intervista per Techvideo TV – “Cyberdadaismo Digitale”

  1. Grandissimo, sempre chiaro ed informato.

    Permettimi un remark su facebook. Gli US sono un po l’opificio delle mode mondiali: ciò che nasce qui in breve arriva in Italia. Ora in America il fenomeno facebook è molto più forte che non in Italia. Ogni americano ha un ipad/iphone costantemente collegato a fb e lo usa quasi in sostituzione di cellulare o mail. Mentre in Italia molti utenti usano fb saltuariamente e dedicano poco tempo alla produzione di contenuti in America fb è una seconda identità virtuale. Tutte le istituzioni hanno un profilo facebook ufficiale con il quale si può comunicare. fb sta diventando sempre più un canale di comunicazione ufficiale: una volta per le comunicazioni ufficiali si usavano le raccomandate, poi le mail, domani anche i messaggi fb. La timeline di fb è richiesto per molti colloqui di lavoro, come il CV (immagino che alla risposta “non ho fb” replicheranno “non ingaggiamo sociopatici”). Con fb si costruiscono i rapporti all’interno dell’ambiente di lavoro. Anche per questo nessuno su fb ha un nick fasullo (come il mio).

    Riassumentdo: in America se non sei su Facebook non esisti. In America il Grande Fratello Zuckemberg ha vinto.

    Grazie a Dio la scarsa alfabetizzazione informatica in Italia ci tiene lontani da tutto ciò…per un po ancora.

    • Grazie per il contributo interessante e da insider, Prof!
      Ti dirò visti dall’esterno gli States mostrano una scena digitale più eterogenea di quella italiana. E’ vero che se non sei su Facebook non sei ma (mi sembra) che a fianco a Facebook si affianchino una serie di piattaforme specializzate per musica, blogging, microblogging, news, foto, che tendono tutte a integrarsi con esso.
      In Italia la maggioranza della popolazione ha un computer perché ha Facebook e tende a usare solo quello. Facebook da noi ha alfabetizzato gli ultrasessantenni.
      Certo che lo scenario che tratteggi è inquietante e il tuo “non ingaggio sociopatici” è da Pulitzer!

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