Ecco perché vogliono fottere Chiara Ferragni

Originariamente apparso su Gilda35.com 

ONtro

Esimi Ricercatori, mi scuso fin d’ora per il titolo irriverente che è una parafrasi del celebre racconto di James G. Ballard “Ecco perché voglio fottere Ronald Reagan”. In quel mirabolante testo, contenuto nel mai abbastanza acclamato “La Mostra delle Atrocità” (1970), veniva analizzato l’effetto nella sfera sessuale prodotto dalla figura iconica dell’allora governatore della California Ronald Reagan, di cui veniva profetizzata l’elezione a Presidente USA.

Ebbene le polemiche dei giorni scorsi sulla figura di Chiara Ferragni dilagate nella Rete italica, mi hanno ricordato molto da vicino quel testo. La reazione all’accorata denuncia di Repubblica dell’attività mercenaria della celebre fashion blogger, mi ha ricordato molto da vicino le reazioni sessualmente scomposte degli psicotici descritte nel racconto di Ballard.

E’ stato come assistere alla versione digitale della vegetoterapia carattero-analitica di Wilhelm Reich con le sue orgoniche dinamiche di tensione-scarica-distensione.

Ma andiamo con ordine come di consueto.

La mia nerditudine congenita

Qualche giorno addietro in uno dei tanti aggregatori di notizie che utilizzo per barcamenarmi nel mare magnum del digitale, scorgo una notizia clamorosa: “La blogosfera si è liberata di Chiara Ferragni”.

Avendo con la moda rapporto da Nerd abominevole, sul momento mi domando: “Ma chi è sta Chiara Ferragni?”

Mi documento un po’ e scopro che è la Top Blogger più importante d’Italia con oltre 1.800.000 contatti giornalieri al blog… che è bellissima, famosissima, griffatissima, contesissima, ricercatissima… che ha studiato alla Bocconi… che ha un fidanzato fighissimo che la fotografa e photoshoppa mattina sera e colazione… che ha un blog bilingue “The Blonde Salad” letto molto anche all’estero… che ha fatto anche campagne social per Yamamai… che la pagano fior di quattrini perché partecipi alle sfilate…

Lo so miei esimi Ricercatori che state pensando: ma questo dove vive?

Tuttavia devo significarvi che su Google non ho mai cercato un solo termine di ricerca che potesse farmi imbattere nella summenzionata deità digitale. Le mie passioni, come sapete, mi portano su lidi molto lontani da Prada e Louis Vitton…

Fase Orgonica della Tensione

Innanzitutto partiamo dalla fase orgonica della tensione.

La polemica contro Chiara Ferragni e le fashion/outfit blogger in genere è stata preceduta da una tensione notevole… post astiosi… commenti velenosi alle spalle… critiche varie in ordine sparso sulla qualità del suo lavoro… frecciatine… allusioni… critiche di ogni genere grado e dimensione… da cui si distinguono solo poche divertenti invettive come quella pubblicata dall’ottimo Antonio Lupetti…

Tutto è passato al setaccio, le si rimprovera ogni possibile scelta stilistica in nome della Qualità.

Orbene quando sento parlare di Qualità riguardo Internet mi viene da sbellicarmi dalle risate. Pensare che qualcosa su Internet funzioni a livello di broadcast perché è qualitativamente elevato va in totale controtendenza con le più banali considerazioni riguardanti le metriche digitali. Come detto reiteratamente, su internet qualcosa funziona a livello di volumi di traffico se tratta di: pornografia, sesso, moda, tecnologia per geek fighetti.

L’Internet mainstream è il regno della Quantità, anzi ad essere più precisi è il regno del “Tanta Roba” (e la Ferragni che aggiorna il suo blog al ritmo stakanovista di oltre 500 post annui lo sa bene).

E così, quelli che nel gergo di noi dell’underground internet si chiamano i Rosiconi, iniziano a masticare amaro, semplicemente perché non hanno capito una cosa semplicissima: Chiara Ferragni non è un autore, Chiara Ferragni è un prodotto.

Chiara Ferragni con l’attività di un blogger non c’entra nulla.

Chiara Ferragni pone se stessa come un prodotto: è bella, di moda, tecnologicamente evoluta.

Chiara Ferragni è l’oggetto sessuale perfetto del geek medio.

Chiara Ferragni è il benchmark perfetto di ogni fashionista media.

Chiara Ferragni ha delle competenze sul web broadcasting che fanno spavento.

I Rosiconi se ne facessero una Ragione: “Non saranno mai come Chiara Ferragni”.

Eppure la tensione monta, si gonfia, il livore cresce…

Fase Orgonica della Scarica

E arriviamo finalmente al fatidico giorno del liberatorio orgasmo digitale.

Il giorno 02 aprile 2012 A.D. l’autorevole sezione Affari & Finanza della versione online de La Repubblica posta questa fondamentale notizia, che fa tremare i mercati di mezzo mondo e mette in ginocchio il MIB30:

“La scorsa settimana, il marchio di abbigliamento Stefanel ha invitato a Milano un gruppo di blogger da tutto il mondo per promuovere la nuova collezione, in un evento esclusivamente dedicato a loro. Nella schiera, però, mancava il nome di una delle più famose in Italia. Secondo alcune indiscrezioni, infatti, la nuova “star” interverrebbe agli eventi soltanto dietro un compenso a quattro zeri”.

[Precedentemente apparso nella sezione Affari e Finanza de La Repubblica]

Se cercate oggi la notizia non la troverete, è stata cancellata. Forse perché qualche Capo Redattore di La Repubblica si sarà reso conto (mi auguro) che:

  • Non è buona educazione parlar male di qualcuno senza menzionarlo.
  • Non è una notizia da Affari & Finanza, ma al massimo degna del supplemento domenicale di D.
  • Fare la morale al prossimo su quanto si chiede per il proprio lavoro in un Paese come questo è grottesco.
  • E’ ridicolo che se qualcuno ha fatto del blog una professione da 8 ore al giorno debba farlo gratuitamente.
  • E’ triste vedere il solito torneo di calcetto Giornalisti vs Blogger.
  • E’ stato scritto da qualcuno che non ha neppure idea di cosa siano le metriche di internet (ci ritornerò oltre nella fase della distensione).

Arriva peraltro puntuale la piccata replica di Chiara Ferragni sia via Twitter, sia via Facebook…

“Come ho già scritto a chi mi ha chiesto: smentisco assolutamente, sono già d’accordo con il giornalista per un’intervista per avere una visione oggettiva, visto che non è la prima volta che lo stesso pr dice cose false e assolutamente verificabili come tali (anche solo tramite le email che sono state scambiate).

Sono abbastanza stufa degli stessi giochetti che vengono fatti da certe persone, ci sono prove oggettive ed è giusto che vengano usate. Naturalmente ci sono progetti a pagamento, ma la partecipazione ad un evento con altre blogger non è mai stata una di quelle, e soprattutto collaboro volentieri con marchi come Stefanel o anche low cost, come ho fatto con Mango, Yamamay e come farei con altri brand, naturalmente se incontrano il mio gusto personale. Tutto è sempre dichiarato sul blog, che siano collaborazioni o regali, non ho niente da nascondere.

Passo e chiudo, spero vedrete presto i risultati di questa vicenda.

Vi terrò aggiornati.”

[Tratto dalla fanpage di The Blonde Salad]

Ma ormai la miccia è innescata e come ai tempi del Caso Patrizia Pepe tutti i blogger si sentono in dovere di dire la loro. Per carità di patria vi risparmio i link vi basta fare una ricerca in giro per la Rete e troverete un profluvio di testi sul Caso Ferragni…

C’è chi l’accusa di non essere una blogger… chi fa la morale sul fatto di farsi pagare… chi l’accusa di essere un prodotto ideato dal proprio fidanzato pure lui bello e cosmopolita… chi la descrive come un bel faccino col vuoto intorno… chi si erge in accusa/difesa deliziandoci con erudite elcubrazioni sul marketing etico (quasi fosse il girone di ritorno di Internet 4 Peace)… chi di essere una sciattona che veste pure con roba cheap tipo Yamamai… chi ci dona perle sul tema giornalismo vs blogging istruzioni per l’uso… chi urla “sti cazzi”… chi dichiara “io odio Chiara Ferragni” e ci spiega pure diffusamente il perché (mi verrebbe da chiamare la neuro)… chi ci spiega le modalità di auto-sostentamento dei blogger (vi prego donategli il vostro 5×1000 e fateli tacere)… chi ci spiega che la Ferragni è un genio perché riesce a convincere la gente a comprare fuffa a prezzi costosissimi… chi ci fa lezione su plusvalore marginale della merce nel mercato della globalizzazione fashionista… chi preda di un travaso di bile dichiara in sostanza: “E a me la HP mi ha regalato solo una stampante dopo migliaia di post!”… chi si rende conto che fare il salariato zerbino di Google a 0,000000001 centesimo al contatto non è stata la migliore delle idee e urla al mondo la propria rabbia… chi si lancia in ardite contro-narrazioni complottiste manco fossimo all’indomani del 15 ottobre… chi ci parla dei precari, dei sucidi degli imprenditori, invocando un mai sopito cattolico senso di colpa (perché in Italia essere belli, giovani, bravi e ben pagati non si perdona a nessuno)… mancava solo l’accusa di essere una Rettiliana.

Un’orgia di parole in libertà.

Tutto perché un innominato giornalista dichiara (senza neppure citarla) che Chiara Ferragni (forse) chiede 10.000 euro a sfilata.

Fase Orgonica della Distensione

Nonostante le reiterate insistenze della Cabina di Regia, pubblico solo oggi a freddo questo articolo, perché siamo finalmente arrivati alla fase della distensione, quella in cui generalmente i summenzionati blogger possono sperimentare due sensazioni:

  • un garbato senso di appagamento;
  • un senso di vuoto e di insoddisfazione.

Chi come il sottoscritto ha fatto il lurker dell’intero andamento della vicenda, se la ride da dietro le tende… Mi sembra giunto il momento di mettere qualche puntino sulle “i”…

Innanzitutto chiariamo un concetto: se c’è qualcuno che “fotte” Chiara Ferragni sono gli uffici marketing delle Maison, che si comprano i suoi post con un po’ di merci e quattro spiccioli.

In Italia per un box minuscolo in cinquantesima pagina su un giornale di portata nazionale ti chiedono € 5.000,00. Non mi soffermo neppure ad esaminare quanto si spende per qualche minuto di pubblicità sui programmi di successo.

Ebbene il blog di Chiara Ferragni, The Blonde Salad, è letto da 1.800.000 persone al giorno distribuite in aree geografiche particolarmente interessanti per chi fa marketing.

Di seguito qualche report proveniente dal sito Alexa riguardante The Blonde Salad:

Scherzando e ridendo parliamo di un blog che genera lo 0.02% del traffico mondiale di internet

Se Chiara Ferragni scrive in un italiano ed un inglese da prima elementare è perché la versione anglofona del testo deve essere letta in paesi stranieri messi anche peggio dell’Italia a livello di conoscenza della lingua. Anche i sassi sanno che i blog bilingue hanno un successo esponenzialmente superiore a quelli in italiano perché sono indicizzati meglio da Google.

I seicentosessantamilioni e dispari di contatti che genera annualmente il sito della Ferragni provengono dai seguenti mercati (il numero a fianco al Paese indica il livello del blog nella Rete geografica di riferimento per intenderci il Blog di BeppeGrillo in Italia è il n. 151):

  • Italy 1,020
  • Norway 2,028
  • Czech Republic 2,270
  • Tunisia 3,976
  • Portugal 4,827
  • Bulgaria 5,711
  • Lithuania 6,188
  • Greece 6,423
  • Spain 6,772
  • Netherlands 8,060
  • Belgium 8,492
  • Canada 9,610
  • Switzerland 11,255
  • Mexico 13,189
  • Germany 14,379
  • Romania 16,811
  • Ukraine 17,621
  • Poland 19,060
  • United Kingdom 20,561
  • Turkey 25,012
  • France 27,371
  • United States 27,847
  • Brazil 29,428
  • India 43,122

Non solo, la gente viene catapultata sul suo blog non perché cerca un dato marchio, ma perché cerca proprio il brand: “Chiara Ferragni”.

Di seguito le query più gettonate e relativa percentuale sul totale:

  • 1 chiara ferragni 15.00%
  • 2 dapoxetine 1.09%
  • 3 chiara tonelli 0.52%
  • 4 che cosa 0.48%
  • 5 chiara 0.44%
  • 6 silvian heach 0.39%
  • 7 fabrizio viti louis vuitton 0.29%

Paradossalmente sono Gucci e Louis Vitton, che non saranno mai cercati quanto Chiara Ferragni.

Peraltro il profilo del lettore medio del blog è di quelli molto gustosi e appetibili:

  • Sesso: Femminile.
  • Età: tra i 18 e i 34 anni.
  • Titolo di Studio: Laurea.
  • Senza figli.

Ossia giovani fashioniste single, cosmopolite e senza figli, che possono spendere libere dai vincoli della famiglia e della necessità. Un piatto molto ghiotto.

Più che un pubblico il sogno di ogni Ufficio Marketing

In ragione di quanto sopra appare evidente come le agenzie di marketing hanno così trovato la propria gallina dalle uova d’oro: una super vetrina pompatissima, che ti puoi portare via con quattro lire.

Alla luce di quanto sopra ne convengo: è uno scandalo che offrano a Chiara Ferragni SOLO diecimila euro a comparsata.

La stanno fregando.

Conclusioni

Concludendo, miei esimi Ricercatori, mi sorge un piccolo, legittimo e malizioso dubbio.

La medesima analisi computazionale del corpo elettrico di Chiara Ferragni può essere compiuta da qualunque blogger disgraziato e scamuffo.

I report di Alexa non saranno all’altezza di un’indagine Nielsen, però due o tre termini di paragone ce li forniscono.

Non è che magari tutti i summenzionati blogger/giornalisti ammiratori/detrattori di Chiara Ferragni hanno trovato opportuno abbandonare per un giorno le tematiche eco-green-pongo-politically-correct-geek per raggranellare qualche centinaia di migliaia di contatti nel pieno della “scarica digitale”?

A pensar male si fa peccato, ma in un mondo ossessionato dalle metriche e dai contatti come il nostro ci si azzecca quasi sempre.

Il triste mercato dell’elemosina della visibilità riflessa.

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83 pensieri su “Ecco perché vogliono fottere Chiara Ferragni

  1. L’invidia di massa alimentata da quella maestra della De Filippi può creare molto rumore. La Ferragni o chi per lei hanno colto l’attimo, ci sono numerosi cloni e molti/e vengono sponsorizzate dalle casa di moda, è così come è così per le videoblogger dei tutorial make up, dopo l’attacco (?) alla Ferragni mi sarei aspettata un finto scandalo riguardo loro

  2. Come sempre il maestro Scròfani cambia le regole smascherando il vero volto del politically correct: l’invidia. E come diceva un famoso giornalista nostrano un moralista è solo un peccatore senza occasioni. Da oggi il mondo (non solo dei blog) non è più lo stesso.

  3. “l’invidia di massa” è la perfetta chiave di lettura. Anche io sono anni luce distante da codesto mondo e continuerò a vivere ignorandolo, ma certe meccaniche sono interessanti. Notare che c’è sempre un risvolto del tipo “trombone mediatico VS nuovo modello di informazione à là Internet”, come qualche altro folle vaneggiava su queste stesse pagine 😉

    • Hanno dimostrato tutta la pochezza dei propri strumenti culturali: analizzare la Ferragni come un’autrice di prodotti culturali, anziché riconoscerle il valore di ideatrice di un’ottimo strumento di marketing, che ha raggiunto persino nerd irraggiungibili come noi…

  4. La tua analisi è come sempre sconvolgentemente illuminante.. ma con quel tono pacato che ti impedisce di NON capire.

    Quello che traspare tra le righe, riguardo la psiche della infosfera italiana, è che siamo tristemente provinciali ed anche persone che dovrebbero essere protagoniste della comunicazione, sono poco più che cavernicoli digitali, capaci di tirare fuori frasi come “oddio, si fa pagare per scrivere sul computer”

    Amarezza

  5. Non è stato per niente carino da parte tua, Giovanni, farmi notare la mia totale ignoranza in merito alla suddetta Ferragni. Mi sento orfana di stile. Non visito mai questi pseudo “blog di moda” nel terrore che mi propinino qualche indumento maculato.
    I Rosiconi, invece, li conosco bene. Eh sì.
    Un abbraccio a te e a tutta la comunità nerdomane.

  6. La signora Ferragni, a mio avviso, ha semplicemente costruito un personaggio che ruota attorno al suo blog.
    E grazie a quel personaggio lo sapete cosa ha avuto, signore e signori?
    UN LAVORO!!!

    Un lavoro come io non ne avrò mai anche se ho passato la vita a studiare e a farmi un culo così!

    Potrà non essere bellissima, potrà essere antipatica, potrà essere presuntuosa.

    Ma si è fatta da sola, dal nulla. Punto.

    Per mantenere quel personaggio in vita, magari, deve dire a quelli di Stefanel che lei non si mischia alle altre blogger. Ma va bene così!
    Sei un attore sul palcoscenico: non è che improvvisamente puoi decidere di cambiare il copione.

    Io mi preoccuperei di più delle quasi quarantenni single e rosicone che commentano negativamente il suo operato.

    • Grazie Carolina, avevo già letto il tuo post. Uno dei rari che faceva osservazioni di merito su elementi concreti. Sarà perché parli da insider e conosci sia il mestiere che il mondo che gravita attorno alla moda.

  7. Avevo scritto un commento lungo e articolato, ma WordPress me l’ha mangiato. Il riassunto è il seguente: non mi intendo di moda, non sapevo chi era Chiara Ferragni fino a poche settimane prima che scoppiasse questa inutile polemica e a me di Chiara Ferragni non mi importa niente (in un modo positivo: lei non è proprio nel mio radar).
    Nonostante questo credo ho un paio di perplessità sulla vicenda.

    1. Perché Chiara Ferragni non vuole farsi chiamare Blogger? Sembra un po’ come sputare nel piatto in cui si mangia.
    2. La qualità dei blogger importa eccome. A mio avviso ogni cosa dovrebbe essere valutata da un punto di vista soggettivo e da un punto di vista oggettivo. Nel caso specifico di Chiara Ferragni non posso dire se lei sia veramente una che di moda se ne intende, ma nel mio settore posso dire che a me piace molto il blog “Mashable” ma se devo cercare articoli di qualità vado su Social Media Examiner o su Jeffbulas.com. E’ come quando scrivevi i temi a scuola: la prof valuta cosa hai scritto e COME lo hai scritto. Un tema bellissimo ma sgrammaticato può piacerti, ma oggettivamente non è scritto bene. Questo vale per tutto: Steve Buscemi può piacere, ma ciò non significa che sia oggettivamente brutto (Povero Steve, ma è vero!). Ti può piacere Justin Bieber e capire che i Queen però sono su un’altra galassia. Etcetc.

    Spero di essere stata chiara 🙂

      • Sì, ma infatti nessuno gli dice niente su quello. Tanto di cappello. Ma ripeto c’è differenza tra piacere ed essere oggettivamente preparata. Anche io potrei scrivere di moda, mi piacciono le magliette e ne ho una collezione infinita e magari trovo gente a cui piacerebbe seguirmi, ma ciò non significa che io sia un’esperta di moda.
        Chiara Ferragni piace, piace moltissimo, è la fashion blogger più famosa d’Italia e questo è un fatto, ma ciò non significa necessariamente che sia esperta di moda.
        Qualità versus quantità.
        (Ripeto: qua io sto parlando di aria fritta, perché veramente non so giudicare il lavoro di Chiara Ferragni)

    • Grazie Angel, sei stata chiarissima. Ovviamente non sono contro la Qualità (dopotutto sono un ammiratore di R. Pirsig!), sono contro l’uso strumentale che si fa della qualità tra blogger per denigrarsi a vicenda 😉

  8. Complimenti Giovanni per questo lungo ma estremamente interessante post, tolto qualche termine un po’ ostico 😉 per il resto mi piace come hai colto alcuni aspetti fondamentali non solo della vicenda Ferragni, ma del web in generale. 🙂

  9. Chiara Ferragni è tanto noiosa quanto la moda di cui parla.
    Le persone hanno bisogno di questo, come dei programmi di Maria Defilippi o del Grande Fratello o di party all’ultimo grido con sushi e champagne. Hanno bisogno di distrarsi, di sognare.
    Povere care. Assaggiare con gli occhi, quel qualcosa che non avranno mai.

      • ehehe quindi non accetti del tutto una risposta che va al di fuori dell’articolo da te commentato e ovviamente lo fai notare. me ne sbatto dei fini della discussione. soprattutto se questa discussione porta a niente. il mio era un commento sterile e nulla di più.

  10. Ho sentito parlare di Chiara Ferragni la prima volta 4 giorni fa. A pelle, le sue “skills” mi indurrebbero a non berci neppure un nicchier d’acqua insieme. Di fatto Chiara sta rappresentando un elemento di rottura importantissimo:
    1) è ora che chi si è impegnato per costruirsi un’immagine ed è riconosciuto come “opinion leader”, sia ricompensato adeguatamente. (In Italia c’è il brutto vizio di vedere sedere ai tavoli dei convegni sempre gli stessi sputasentenze serviti e riveriti, un pò di “nuovo”, non fa male a nessuno)
    2) Ci avete raccontato cazzate per anni, adesso che iniziamo a dialogare fra noi, siete spacciati: le lobby sono finite. Il mondo della moda (e d’altra parte certi filmetti Merilstrippiani li abbiamo visti tutti..) ha vissuto di lobby autoreferenziali per anni. E’ naturale che il fashion sia fra le dimensioni più sofferenti a causa del web (Patrizia Pepe, Tazenis…): non possono controllarlo.
    3) Fare web è un mestiere. Ci si perde tempo, si fanno ricerche, ci si informa. E’ ora di smetterla di pensare che tutto quello che passa attraverso un’adsl debba essere per forza gratis.

    Che poi ci siano dei blogger che non valgono un cazzo… ragazzi, siamo sempre in Italia!

  11. E pensare che io da anni faccio un vanto definirmi blogger!
    Non ignoro assolutamente la Ferragni ma questa polemica l’ho persa tutta.
    La tua analisi è interessante non tanto per il caso della ragazza, ma perché evidenzia un fatto: che dal digitale, gli unici ad averci veramente guadagnato sono i brand. Pagano niente e diffondono ampiamente il proprio messaggio. Forse se si invertissero un po’ i dati, ci sarebbe qualche posto di lavoro in più.

    Però la Ferragni, ho la sensazione, che senza il vecchio mezzo tradizionale della tv, non avrebbe diffuso la sua immagine con tanto velocità. Quindi il digitale è ancora lontano dall’arrivare…

    • La domanda che pongo è proprio questa: possibile che per il digitale valgono regole completamente diverse da quelle dei media tradizionali? Non mi soffermo sui contenuti, ma sul veicolo, che è performante.

      • Per andare al di là di fashion blogger e contro-fashion blogger (il fenomeno dei criticoni c’è anche in altri paesi, deve essere la categoria veramente digital-globale ad innervosire quelli che criticandole si sfogano e sperano di guadagnarci), la difficoltà di capire come aumentare i guadagni rimane, ma il digitale non è un media tradizionale. Per lo meno non era nato così. Perché farlo diventare tipo tv? Ora come ora il web è una sorta di far west dove i brand hanno scarso controllo. Forse questo li frena. E comunque non sono convinta che chi “arriva” e quindi attira sponsor, compia un percorso del tutto pulito (cioè non faccia poi uso di altri mezzi, tipo giveaways per accrescere i numeri dei like su fb. Quindi come fanno gli sponsor a fidarsi seriamente?
        Rimanendo in tema di fashion blogger, penso che i compensi siano tutto sommato comprensivi ora, vista la confusione, visti gli sforzi, i costi e i risultati che danno queste ragazze. Sono tutto sommato una versione fatta in casa delle modelle vere. E le chiacchiere che si sviluppano intorno e tra di loro, sembrano quelle delle scolaresche. Invidia, gelosia, cattiveria o devozione totale. Se l’età non è più quella di scuola (sono tutte persone adulte), anche questo è un fatto su cui ragionare.

      • Incornicerei il tuo commento. Il problema per me che sto online da un ventennio è proprio questo. Da un modello di web partecipativo in cui l’elemento della creazione di cultura dal basso e di condivisione gratuita di beni culturali era preponderante… si sta passando a questo modello di web broadcasting volto a creare una sorta di meta-televisore con un miliardo di canali in cui l’utente è fondamentalmente passivo… peccato che come mostrato reiteratamente ciò che ancor oggi “muove” il web sono le comunità creative organizzate secondo il web 1.0 dei padri… tutti questi fenomeni virali e markettari fanno cultura? cambiano qualcosa? no, sono solo un altro strumento nelle mani degli uffici marketing. E’ appassionante sul piano culutrale una dialettica su come fissare il pricing di un supporto marketing come quello del blog di Chiara Ferragni (che altro non è che uno strumento avanzato di advertising)? Per quelli che appartengono alla mia subcultura non dovrebbe. Eppure ho trovato vaneggiamenti sul Caso Ferragni in ogni anfratto della blogosfera.
        Peraltro aggiungo un piccolo dettaglio: finito il periodo delle Super Top Model (quelle che funestavano le notti insonni dei nerd anni ’90) gli uffici marketing hanno scoperto il valore delle “ragazze della porta accanto”, per la semplice ragione che gli utenti finali dei prodotti avevano bisogno di modelli di immedesimazione raggiungibili.
        Sogni troppo elevati generano infelicità e frustrazione.
        La Ferragni è la felicità a portata di mano.
        Per chi ci crede.
        Ovvio.

  12. bellissimo articolo! l’ho gia ritwittato e postato sul mio blog…posso dire una cosa che non c’entra niente? sono una scema, ero all’evento di stefanel (x altri motivi, sono una beauty blogger e truccatrice, amica di una fashion blogger presente a quell’evento) e non ho fatto nemmeno una foto con loro…a sapere che veniva fuori tutto sta casino me le facevo fare!!

      • Certamente, é un ottimo risultato ma comunque il numero reale é un ventesimo di quello riportato che, ovviamente, cambia il calcolo dei “compensi” meritati dalla piattaforma dell’insalata bionda.
        Inoltre hai detto una cosa molto interessante all’inizio dell’articolo: il sesso vende, e la signorina Ferragni questo lo sapeva bene agli inizi della sua carriera nel web, poco prima di fondare il blog!

    • La domanda, Sara, resta immutata: in ultima analisi cosa da valore a un prodotto (sia esso un iPhone, una borsa Louis Vitton) e in base a cosa si stabilisce quanto sei disposto a pagare per sponsorizzarlo? Stiamo parlando di metriche del nulla più assoluto. Dell’opinabile elevato a sistema di governance economica. Francamente da Affari e Finanza e dalla nostra amata blogosfera mi aspettavo e mi aspetto molto di più. Vogliamo parlare delle fashion blogger, della moda benissimo allora affrontiamo il tema sul campo del marketing, non sul piano dell’attacco personale. Mi spiace che i blogger a differenza di ogni altra categoria professionale adorano la pratica dello sputtanamento vicendevole al grido di tutti contro tutti e/o tutti contro uno.

      • Si stabilisce in base a quanto quella vetrina sia virale. 🙂 Ovviamente non pagherò (io ipotetica azienda che deve vendere un prodotto) ugualmente un sito con 1000 visitatori unici al mese e uno con, per dire, un milione. Non pagherò Canale 5 come La7 and so on…
        Che i blogger si sputtanino, beh… dipende per cosa. Nel senso, se la mia critica ha cognizione di causa o se fatta solo perché devo sputare per partito preso su quello fatto da altri, a prescindere che sia più o meno popolare di me. Il secondo può essere sputtanamento, ma il mondo dei blog almeno non é una Lobby, sai che tristezza finire come quelle categorie che si coprono le spalle a vicenda, anche tra persone che dovrebbero essere “avversarie”?
        Invece ti segnalo che il fidanzato della signorina Ferragni ha aperto una spa per fashion blogger assieme ad un altro tizio, e c’é quindi una piccola mafia per cui hanno contatti con un’agenzia di spettacolo per presenziare ad eventi e simili (presentazioni, piccoli spot, piccole campagne pubblicitarie). Lui é un sedicente “marketing lover”, uno dei primi in Italia ad aver sperimentato l’acquisto di pacchetti di “mi piace” su facebook.
        Però, non si dice però, le cifre a 4 zeri sono assolutamente inventate, né tantomeno viene contesa dagli stilisti, tutt’altro… le critiche più ponderate e azzeccate vengono da questi ultimi o da mostri sacri come Franca Sozzani.
        Poi ci sono sul web gli articoli che la definiscono “gradino tra stilista e consumatore finale”, come per prima si é autodefinita lei. Quelli sono gli articoletti leccaculisti che solo certe testate possono partorire, senza fare nomi. I soliti e banali luoghi comuni per incensare la bella e bionda e dolcissima starlette di turno.

      • Ottime osservazioni… Andiamo con ordine rapsodico…
        Mi sembra di averlo precisato nel non-POST, Chiara Ferragni con il blogging in quanto tale non c’entra nulla. Chiara Ferragni e Principe Consorte sono un fenomeno di marketing e costume. Mi sembra assurdo come ho letto in giro per la rete applicare ad un fenomeno di marketing categorie mentali legate alla produzione di beni culturali. Chiara Ferragni, se va criticata, va criticata sul piano appunto della “viralità” del suo operato, che è indiscutibilmente elevata a prescindere dalle metriche. Ripeto se il brand “Chiara Ferragni” ha raggiunto comunità di nerd, hacker, hardcore gamer che come me hanno un rapporto con la moda tipo: “Porca puttana devo pure mettere la cravatta per andare a lavoro!”… allora quelli che affettuosamente definisco i “Rosiconi” dovrebbero rendersi conto che hanno fornito alla suddetta l’ennesimo boost di visibilità.
        Peraltro ciò che mi da fastidio non è la conflittualità in quanto tale (se leggi l’archivio di questo blog scoprirai che mi cimento in pugilati digitali con personaggi ben più pesanti della Ferragni). Ciò che trovo indigesto (e qui sì mi viene un po’ di orgoglio di categoria) è che un giornalista sfigato lancia una troll bait contro il mondo del blogging e tutti abboccano come fessi scatenando il pogrom digitale. Repubblica ha parlato contro l’intera categoria dei blogger fondamentalmente dichiarando che spendere su un blogger è inutile, quasi che fosse per tutti un hobby (come nel mio caso).
        In sostanza i “Rosiconi” pensando di demolire la “Ferragni” hanno dato un bel boost a un fenomeno di costume (perché la signora alla fine della vicenda ne esce sostanzialmente bene e con maggiore visibilità… persino io adesso voglio capire meglio il suo lavoro) e avvalorato la tesi dei Giornalisti e dell’Autorità secondo cui i blogger sono una categoria fondamentalmente inutile, se non nociva, per l’informazione.

  13. Chiara Ferragni, chi era costei? Con tutto ‘sto casino, le hanno fatto un favore! Mo’ la conosco pure io, me devo preoccupa’….

  14. Questo articolo mi ha fatto riflettere su un grande problema dell’età moderna: dove la critica non è accettata, si parla di invidia.
    L’invidia è la scusa per i poveri di critica dalla mentalità chiusa; l’invidia è la scusa di chi non vuole mettersi in dubbio.
    Socrate diceva “Saggio è colui che sa di non sapere”. Colui che sa di non sapere accetta le critiche e le trasforma in consigli, miglioramenti; le critiche portano all’evoluzione.
    Chi scambia le critiche per invidia non si evolverà mai e continuerà a crogiolarsi con profonda mestizia nel proprio ego.

    Posso capire quanto faccia comodo parlare di invidia e di rosiconi brutti e cattivi che si aggirano intorno alla Ferragni sperando di godere almeno della sua luce riflessa, quindi mi limiterò a lasciarvi gozzovigliare nella vostra pochezza d’animo (perché di pochezza stiamo parlando, non prendiamoci in giro). Dalle lodi e dai complimenti non nasce nulla: è solo dalle critiche e dai contrasti che l’animo umano si dibatte e si evolve.

    Se vi fa piacere pensarmi come una rosicona solo invidiosa, ben venga; come voi avete la libertà di pensare male di me, io ho la libertà di farvi conoscere la mia opinione.

    Ciao 🙂

    • Gli articoli sulla Ferragni sono stati esercizio di pensiero critico? EpicLOL!
      Se un blog che normalmente parla di hitech si sofferma a parlare di quanto è sfigata la Ferragni lo fa solo con un occhio al SEO sperando che Google lo restituisca in seconda posizione dopo The Blonde Salad. Siamo onesti suvvia.

  15. Molti blogger (non) vorrebbero essere blogger ma (non) si dicono blogger.
    Altri blogger vorrebbero essere blogger e non si dicono altro che blogger.
    Altri (non) vorrebbero ci fosse un albo.
    Questo tutto sommato a me ricorda voglia di autocatalogazione, quasi a dire sono qualcosa presentandomi, oppure “faccio cose, vedo persone” che poi sommata al passaggio creazione faccia significa sostanziamente convenzione, (ndr non intendo dire che non si faccia un beneamato e…), quella convenzione appunto da presentare.
    Al momento esistono/evano i blogger di professione anche al di fuori dai i circuiti di creazioni di contenuto (quindi non parlo dei 5 o 3 euro a post) ma gente che guadagna etc, e personalmente io lego il guadagno al lavoro e/o al gioco d’azzardo e non.
    Inutile sottoineare che ben prima dei blog esistevano figure simili alla non blogger S. F., che con meccanismi semplici come le catena di convincimento e la presenza sociale proprio in quel campo (fashion, sfashion and lol gang bang)
    Credo, ma non ricordo bene, fuori dai nostri comunque limitati/nti confini ci siano stati casi simili a questo, ma meno orgonici.
    Ora la giusta affermazione di molti (soprattutto in nicchie di settore) affermazione: “ci metto tempo, contenuti, autorevolezza e credibiltà (faccia costruita come dicono i giapponesi beh che male c’è se ci guadagno?”.
    Come detto prima se ci sono beni o denari
    Sottolineo giusta e coerente dire allora che la sovrapposizione dei generi non esiste, mentre esiste un mercato, che molti prima affermavano di avere capito, mentre ora probailmente hanno capito e… rosicano?

    ndr aldopinga (azz ho dimenticato la pass di aldopinga su wordpress e per la foga di postare…)

  16. Io spero che ritorni nell’ombra..non è giusto dare tanto spazio ad una persona che ostenta ed ostenta soldi, borse da migliaia di euro, vestiti che nessuno può mai comprare a parte un “figlio di papà”. Trovo che in questo periodo dove le famiglie fanno stenti per arrivare a fine mese, sponsorizzare una persona che vive di “nulla”, perchè è nulla una borsa, una maglia, una griffe..sia alquanto amorale. Se poi la si guarda come si legge una “favola” dove si sa benissimo che non sia la realtà allora ben venga. Ma vedo che tante ragazzine vorrebbero i suoi vestiti, i suoi soldi, insomma..una sorta di “male” che si insinua nei pc di menti fragili..
    Dico la mia, la seguivo, mi piacevano inizialmente i suoi “spunti” su come vestire..poi mi ha annoiato, non era più possibile seguire i suoi “spunti, se indossa solo cose dal costo a 3 zeri..

    • Ok, tutto sacrosanto, ma allora riflettiamo sulla complessiva coerenza del mercato della popolarità mainstream… 10.000 euro è il prezzo per una comparsata di un finalista del Grande Fratello in discoteca… Non so se rendo il concetto…

  17. ciao Giovanni,
    secondo me la Ferragni da sola ci mette la presenza e magari qualche pensiero (in italiano un po’ discutibile..) il resto è opera in primis del fidanzato laureato in marketing, il suo “team” e credo ora anche agenzie di immagine
    il blog appare, come del resto tutti gli altri fashion molto famosi, come “normale” ma in verità tutto è studiato nei minimi dettagli (dettagli insignificanti proprio ma che possono fare la differenza)
    su quanto sia giusto o meno insomma…sono pareri personali
    lei è una bella ragazza, ha i suoi difetti, ma innegabilmente è adatta a presentare bene gli abiti, che ci piaccia o no…si vedono certe blogger che non hanno la presenza fisica, il che non significa dire che solo alta e magra è sinonimo di bellezza, ma che queste caratteristiche sono indispensabili nella moda, almeno adesso, con l’immaginario collettivo contemporaneo (prendi solo gli anni ’90, le modelle erano taglia 42 normale, era già un altro pianeta)
    tutto il resto è business, certo un business nuovo perchè legato alla tecnologia, ma prima di lei in Francia e altri posti le fashion blogger avevano attirato l’attenzione e si erano trasformate in professioniste, da noi arriva sempre tutto in ritardo, accolto con diffidenza
    va detto tra noi che personalmente le blogger italiane sono quasi tutte insipide, noiose, spesso non tanto belle o magari belle ma con uno stile che non comunica niente, la Ferragni è indubbiamente l’unica che vuoi per cura del blog, vuoi per bellezza (finalizzata allo scopo, non assoluta), vuoi per contatti, posizione (Milano) resta la migliore…almeno adesso (inizialmente il blog non era niente di che e lei era anche meno bella o meglio..curata) è un peccato che non riescano ad emergere altre blogger di qualità, anche se penso che da noi il sogno “di Barbie” resti purtroppo quello più spendibile e vincente

    • Infatti quello che ho voluto evidenziare è proprio la qualità editoriale del prodotto. Spesso si associa il blog a un prodotto editoriale scarsamente qualitativo. Il blog della Ferragni è un prodotto di discreta fattura, professionale. Poi sul contenuto da “Barbie” si potrebbe disquisire fino a morirne. Però parliamoci chiaro evidentemente fornisce una risposta a una domanda 😉

  18. ti dico quello che penso cercando di riassumere
    -il suo blog a uno sguardo superficiale non è male, i contenuti sono ben dosati, mai una parola negativa, mai uno stato d’animo scoraggiato, è tutto studiato per mostrare soltanto cose al positivo, la coppia perfetta, il cane perfetto, gli amici perfetti ecc e fin qui ci siamo, nel senso che a me questo non dispiace, non amo quei blog dove si leggono testi da crisi isteriche o volgarità ecc
    -le foto sono naturali, mai luci strane, sempre tutto normale, naturale, che non trasmette idea di ricercatezza visiva, di pretenziosità
    -lei è carina ma ha i suoi difetti e spesso non li nasconde nemmeno o comunque fa sempre bella mostra di una certa fiducia in se stessa che non guasta mai di questi tempi

    e ora ti dico cosa non va e che secondo me indispettisce la gente

    -il fatto che nonostante tutto c’è la sensazione di costruito, di falsità, come se fosse (e credo lo sia) un prodotto ben confezionato ma poco sincero
    -il suo ragazzo e i suoi amici non trasmettono una grande simpatia, ma sembrano molto impostati per “fare i simpatici”
    -lei crede troppo nel suo fisico, nella sua bellezza, se la crede troppo insomma, dato che non è Bar Rafaeli forse dovrebbe abbassare la cresta e dovrebbe curare di più i contenuti, l’italiano, il rischio è proprio quello di apparire come una bambola un po’ troppo presuntuosa che non si cura di niente al di fuori della sua apparenza ( e forse Bar è anche più umile di lei!)
    -parole come designer usate forse a sproposito che fanno girare le scatole a chi spende i suoi soldi per studiare da stilista,editor ecc
    -la sua presenza alle sfilate e altri eventi, magari collaterali alla cultura, che alla luce della sua misteriosa (chiamiamola così) preparazione nella moda o in altri settori fa storcere il naso agli studiosi e agli esperti

    in definitiva?
    secondo me prenderla a piccole dosi, ogni tanto non guasta con la debita ironia, un tuffo in questa Milano da bere vagamente paninara, seguirla assiduamente o farne un modello..anche no
    pretendere troppo dal blog no anche quello, una via di mezzo insomma (e vale per tutti i blog di moda)

    • Un commento da incorniciare! Trovo le tue argomentazioni molto interessanti. Penso che nel caso del Blog della Ferragni siamo di fronte al classico prodotto editoriale, cui estimatori e detrattori attribuiscono valori penso neppure immaginati nell’atto di produzione dei contenuti.

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