La Politica Italiana al tempo della collera

“Le tigri dell’ira sono più sagge. dei cavalli dell’educazione”
William Blake

ONtro

Esimi Ricercatori, domenica scorsa oltre alla vittoria dell’ennesimo scudetto della Juventus… oltre alle elezioni per la selezione del nuovo marito di Carla Bruni… oltre al dramma di Emma, cui Belen ha rubato il fidanzato… oltre alla nuova puntata di Amici… si sono tenute le Elezioni Amministrative.

Debbo fare i miei complimenti in particolare a La Repubblica e Il Corriere della Sera che per tutta la giornata di domenica e per una buona metà di lunedì hanno riportato la notizia con una visibilità abbondantemente al di sotto di Pallone e Tette.

Solo quando i risultati sono iniziati ad apparire in tutta la loro virulenta potenza è stato dato il giusto risalto alla notizia.

Tuttavia, passata la sbornia, la nostra classe politica rischia di non ascoltare l’ennesimo campanello d’allarme… Ignazio La Russa già parla di candidature sbagliate, Massimo D’Alema già parla di vittoria, Umberto Bossi gongola per la vittoria di Tosi, Giorgio Napolitano tira le orecchie a Beppe Grillo, Pierferdinando Casini defollowa il Terzo Polo con un messaggio su Twitter…

Simili al quartetto d’archi del Titanic che continua a suonare la stessa musica fino all’affondamento finale.

Ma andiamo con ordine come di consueto…

Un messaggio inascoltato

Partiti insostiuibili…

Miei illustrissimi, come ogni primavera da quando il digitale ha fatto la propria irruzione sulla scena politica italiana, le Elezioni Amministrative rappresentano la fase di reboot dei processi politici. E come ogni primavera di politica digitale, la nostra classe politica finge di non capire il messaggio.

Lo scorso anno le elezioni amministrative prima e i referendum poi segnarono un momento di rottura senza precedenti rispetto agli schemi tradizionali delle liturgie politiche. Ovviamente i nostri politici non recepirono il messaggio e si sono dovuti sorbire senza capire i drammatici eventi del 15 ottobre, inseriti in un autunno digitale particolarmente caldo… sfociato in una sorta di autoinflitto sabotaggio dadaista del Governo Berlusconi… Un incredibile e imbarazzante cupio dissolvi di escort, usi impropri di divinità pagane della fertilità, compravendita di parlamentari, gare di burlesque, nipotine di dittatori arabi, bunga bunga… in cui ogni cosa è stata amplificata, registrata, ridondata a dismisura nelle conversazioni che hanno animato le Comunità Online.

Il tutto si è graziosamente concluso con l’Italia commissariata dai Tecnici, come una Parmalat qualsiasi.

Collasso da eccesso di gestione scellerata, come il Gioiellino di Tanzi.

Il girotondo della Saraghina

Ma se Atene piange, non è che Sparta se le ride…

Il Partito Democratico coi suoi Penati, il Terzo Polo coi Lusi e Lega coi Belsito… coi loro lingotti d’oro, le loro spese pazze, le loro lobby, le family, le fondazioni, i kooly noody, le scorte particolari, le cartomanti, i cerchi magici… hanno contribuito a coinvolgere l’intero arco parlamentare in un felliniano girotondo surreale e autolesionista.

Puntuale risposta alle polemiche sull’acquisto di 400 nuove auto blu…

Pensavamo che senza Berlusconi ci saremmo annoiati, invece siamo stati deliziati ogni giorno dalle boutade dei Tecnici e da scandali degni del Cabaret Voltaire dei Padri Dadaisti…

E dopo tutto questo cosa accade?

Quello che era chiaro a chiunque avesse un account Facebook, o Twitter: hanno iniziato a perdere pezzi consistenti di consenso.

E adesso di chi è la colpa?

Di un nuovo spettro che si aggira per l’Italia: l’Antipolitica.

Penso che gli amici Rudy Bandiera e Paolo Mulè nei rispettivi articoli, che certamente avrete letto, hanno espresso brillantemente quanto siano vuote queste lamentazioni postume e quanto grottesco appaia il richiamo all’antipolitica.

Se c’è qualcuno che ha fatto attivamente antipolitica sono i Partiti tradizionali. Chi ha allontanato il Corpo Elettorale dal diritto di voto sono stati i Partiti con le loro sozzure, con i loro leader capaci di nefandezze che li hanno resi motivo di imbarazzo per i propri congiunti. Chi ha regalato il Paese al cinismo, alla rabbia, alla rassegnazione, al malcontento lamentoso sono stati i Partiti con le proprie clientele, i propri sprechi, la propria opacità, la propria incoerenza endemica, la propria incapacità di governo, i propri scandali… in ultima analisi: il proprio nulla.

Essere Beppe Grillo

E francamente la smettessero di inseguire Beppe Grillo.

Gli Italiani non sono dei babbei, conoscono benissimo tutti i difetti di Beppe Grillo e della macchina da guerrilla marketing di Casaleggio Associati. Il problema è che di fronte allo spettacolo indegno sopra richiamato appaiono quisquilie.

La politica italiana in disfatta si rivolge a un nuovo guru: il dr. Albert Wesker

E la smettessero di andare dai presunti guru del digitale per cercare di creare la nuova start up. Chi ha evidenziato le storture del grillismo è stata proprio la Rete… Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle non crescono “grazie” alla Rete, ma in una dialettica (anche conflittuale) con la Rete.

I Partiti sono riusciti nei propri goffi tentativi di manipolazione occulta a guastare la comunicazione giornalistica, televisiva, radiofonica, per il bene di tutti lasciassero in pace la comunicazione digitale… Perché tanto l’idea che li pervade in modo bipartizan è che il web è solo un sofisticato strumento di manipolazione… se c’è un modello è quello della politica digitale alla venezuelana, con tutti noi trasformati in uomini sandwich del Potere

Nessuna cultura, nessuna condivisione dei saperi, solo un nuovo campo da gioco del Potere.

E rimproverano in sostanza a Beppe Grillo e Casaleggio Associati di essere arrivati primi su questo nuovo campo da gioco.

In questi mesi continua incessante la generazione di Nuovi Partiti Digitali collaterali a quelli tradizionali atti a intercettare “il Popolo del Web”… Penso stia nascendo di media una volta a settimana un nuovo soggetto politico politically-pongo… creano partiti specchio, che si richiamano a open data, wiki, open government, crowdsourcing, etica hacking… Parole vuote, provenienti Partiti nuovi che puzzano già di vecchio con i loro riciclati, le loro Associazioni fiancheggiatrici, i loro finanziatori misteriosi.

Se nella primavera 2011 arrivò un messaggio chiaro su cosa sarebbe seguito nell’autunno scorso, questa volta il messaggio è ancora più forte.

Per dirla come nei romanzi di George R. R. Martin: “L’Inverno sta arrivando“, con tutto ciò che ne consegue. L’aria è tesa, si taglia col coltello. La collera inizia a pervadere ceti, che normalmente la rifuggivano.

Chi come me ha fatto le elementari negli Anni di Piombo e il liceo durante nella stagione delle Stragi di Mafia ringrazia Dio ogni giorno che il “pericoloso dissenso” sia attualmente rappresentato dal Movimento Cinque Stelle.

Conclusioni

Come concludere, miei esimi Ricercatori?

Essendo un dadaista propendo per un rinnovamento distruttivo.

Questo assetto politico non è riformabile. Deve comprendere che la propria stagione è finita. Deve comprendere che deve sgombrare il campo.

I Partiti devono chiudere la Seconda Repubblica con dignità: nuova legge elettorale, abolizione del finanziamento pubblico, abolizione dei privilegi.

Poi via tutti a casa, sperando che la parte migliore del Paese prenda coscienza di sé e utilizzi gli strumenti del digitale per creare cultura nuova, in questo Paese agonizzante, che vive di glorie passate.

Perché siamo davvero sicuri che “le tigri dell’ira sono più sagge dei cavalli dell’educazione“?

E intanto si scivola…
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12 pensieri su “La Politica Italiana al tempo della collera

  1. io penso sempre che i vecchi politicanti non mollano la poltrona perche’ alla fine il problema e’ il mutuo sulla casa. signori, questi devono far politica e stare in parlamento, in regione, in provincia per pagare la casa.

  2. Quanta verità leggo nelle tue parole, sono pure io uno di quelli che erano a scuola durante quei grigi anni della storia italiana. Come simpatizzante dadaista propendo pure io per un rinnovamento distruttivo ma chi lo innescherà? Temo che finchè tutte le sante sere continueremo tutti (tutti) ha tornare a casa e troveremo una minestra calda in tavola, tette e culi in tv, partite di calcio stellari, i nostri figlioli alla Playstation a giocare… il rinnovamento tarderà. Ti lascio questo video di Monicelli che esprime perfettamente un mio pensiero vecchio di 20 anni: http://www.youtube.com/watch?v=eMIXPCsbXBA&feature=youtube_gdata_player

    • Penso che i Politici debbano dimostrare senso di responsabilità… Perché se continua cosi la zuppa calda potrebbe iniziare a mancare… E le loro responsabilità morali sono allucinanti… La gente su è dimenticata che incubo a occhi aperti erano gli anni di piombo… Merito di tanti film e fiction retoriche sull’argomento…

      • Caro Giovanni gli attuali politici devono morire TUTTI ora, subito, adesso, in sincronia. Per il resto può far meglio chiunque, anche mio figlio di 6 anni. La gente si è dimenticata e non ha metabolizzato gli anni di piombo grazie al calcio, ai culi e alle tette. I file retorici li abbiamo visti solo io, te e i pochi altri altrimenti non eravamo qui a diffondere il verbo. Che bellezza…

      • Maresciallo ci tengo a specificare che il “morire” utilizzato dall’amico antonio è usato nel senso digitale del termine… Quando qualcuno ci sta sulle palle gli scriviamo “muori” per intendere la sua cancellazione violenta dai social network… Equivale a: levassero le tende in fretta 😀

  3. stamattina accendo la tv e trovo cirino pomicino che disquisisce di politica monetaria. poi il direttore de l’Unitá che elenca osservazioni come fossimo nel 1985. ho visto anche l’ex ministro Meloni. Al di lá dell’appartenenza, termine che ha una nuova e densa interpretazone ed evoluzione nel momentum digitale, tutti “appartengono” ad una forma mentis anziana e che non vuole morire. e ne siamo tutti contaminati. Servirebbe un nuovo Focault che scrivesse Le parole e le cose per i nostri tempi. oppure é il momento di scriverlo insieme. comprendo il fascino dell’avventura ma prima dobbiamo capire il come. e non é banale.

    • Caro Simone, comprendo appieno quello che scrivi. Mi sconvolge sempre questo tempo fuori sincrono in cui si svolgono gli eventi di televisione e digitale. Da un lato il tubo catodico offre una realtà statica, ancorata a modelli culturali ed ideologici dei tardi anni ottanta (che in ultima analisi non si sono mai conclusi), dall’altro il Web continua a correre ad una velocità vertiginosa creando e divorando nuovi miti ed eroi…. Mi ritrovo nella seconda parte del tuo ragionamento: dobbiamo scrivere noi il nuovo “Le parole e le cose per i nostri tempi”, per quanto ciò sia arduo.

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