Linkedin, la pubblicità e la fuffa

Un vecchio adagio recita: “La pubblicità è l’anima del commercio”. Pertanto stupisce che il maggiore Social Network professionale, Linkedin, nel proprio sito ospiti contenuti pubblicitari alquanto sconcertanti. Manca solo l’Arrotino…

Linkedin, la pubblicità e la fuffa

ONtro

Esimi Ricercatori, come sapete non è che sia un purista in tema di pubblicità. Non sono una di quelle persone che se vede un banner su un sito urla con la bava alla bocca: “Venduto!”

Essendo una persona discretamente obiettiva, so benissimo che per mandare avanti un sito servono soldi. Peraltro più il sito e i servizi che offre sono articolati e complessi, più soldi servono.

Pertanto se non si vuole ricorrere a continue campagne di donazione o costringere i propri visitatori/utenti ad esosi abbonamenti, introdurre della pubblicità può essere una soluzione di autofinanziamento dignitosa.

Ovviamente purché ciò sia fatto con un capo e una coda…

Linkedin e me

Linkedin è un social network di tipo professionale. Praticamente è uno di quei nuovi media in cui professionisti presentano sé stessi vuoi alla ricerca di nuove opportunità di lavoro, vuoi per ampliare la propria rete di contatti professionali, vuoi per avere una sorta di biglietto da visita digitale delle poprie attività strutturate.

Personalmente ho sempre trovato l’idea di un Social Network professionale molto buona. Anche perché tendo a fare un uso abbastanza diversificato di Twitter (informazione), Facebook (cultura e intrattenimento) e Google+ (noia)… Quindi un social network professionale sarebbe una soluzione interessante.

Invece, come molti, mi dimentico di Linkedin e come parecchi uso i Gruppi Facebook come egregio sostituto di un Social Network professionale.

L’urlo di Experteer terrorizza anche l’occidente

Quelle rare volte che mi avventuro su Linkedin per aggiornare il mio “biglietto da visita digitale” mi imbatto sempre in pubblicità che mi lasciano quantomeno perplesso.

Durante lo scorso inverno ogni volta che si apriva Linkedin si veniva travolti dalla voce dell’Arrotino Digitale di Experteer.

Il mio primo impatto con Experteer fu spaventoso: era notte fonda, avevo dimenticato l’audio acceso a volume elevato, venni aggredito dal ruggito di una voce che mi intimava di iscrivermi al loro servizio.

Sono quasi morto.

Sospinto dall’indignazione ne parlai su Indigeni Digitali e con Luca Perugini ideammo una piccola campagna di sensibilizzazione su Twitter (#experteerstopbanner) per convincere Experteer ad abbassare l’audio…

Il mio contributo alla campagna #experteerstopbanner

Il mio contributo alla campagna #experteerstopbanner

Il picchettaggio digitale ebbe discreto successo ed Experteer passò ad un uso più garbato dei Social ADS…

Peraltro decisi di toccare con mano la bontà del servizio offerto da Experteer…

Mi iscrissi al sito, lasciando vuoto il mio profilo…

Risultato?

Con regolare cadenza mi arrivano mail da Experteer dal titolo: Giovanni un recruiter cerca il tuo profilo… Giovanni il tuo profilo è ricercato… Giovanni un’azienda ti cerca… Giovanni, Recruiter selezionati vogliono entrare in contatto con te…

A saperlo che la candidatura perfetta e più ambita d’Italia era quella di un profilo vuoto!

 

Gli Head Hunter mi amano

Gli Head Hunter mi amano

Straziami ma di click saziami

Arriviamo così al capolavoro visto qualche giorno addietro.

Apro il mio profilo Linkedin per rispondere ad una richiesta di contatto da parte di un mio amico professionista della comunicazione e che trovo a fare bella mostra di sé a fondo pagina?

Questo capolavoro…

Linkedin, la pubblicità e la fuffa

Con tutta la buona volontà del mondo è possibile arrivare al punto di inserire in un sito professionale finti messaggi, per indurre l’internauta disattento a regalare per errore un click?

Poi magari la società in questione offre un servizio di HR eccezionale, ma con quella pubblicità lì francamente uno non è interessato ad approfondire…

Conclusioni

Come concludere, miei esimi Ricercatori?

Francamente sono una persona parecchio old style: tendo ad aspettarmi materiale pubbliciario per contenuti e stile in linea col prodotto di editoria digitale che sto utilizzando/consultando.

E’ come sfogliare Vogue e trovare la pubblicità della “Salama della Valtellina”.

Una pubblicità di qualità (magari su temi come l’aggiornamento professionale, eventi, saggistica, ecc…), darebbe anche un’altra immagine al sito. Se uno è investito di pubblicità, esteticamente fastidiosa, che parla solo di ricerca di lavoro, è naturale che tenda poi a non sfruttare a dovere Linkedin come network professionale.

Che altro dire?

Donne è arrivato l’arrotino…

 

Poscritto

Integro il nonPOST con questa divertente testimonianza di Fabrizio Di Carlo sulla vita di una preda dei misteriosi Head Hunter di Experteer…

Gli Head Hunter sanno tutto di noi… anche se non compiliamo i profili…

Read more: http://gilda35.com/linkedin-la-pubblicita-e-la-fuffa#ixzz37U6sTPFh
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