Il Mud Wrestling degli Influencer

 Originariamente apparso su Gilda35.com 

In questa torrida estate digitale divampa la lotta nel fango tra influencer. Nessuna regola, tutto è permesso pur di prevalere in questa spaventosa battaglia di sangue e melma. Ma domanda si agita nelle nostre testoline affaticate: che senso ha tutto questo?

On line il 90% dei contenuti è creato dal 10% degli utenti, queste persone sono gli influencer, quando si accede alla rete per avere un’informazione, si accede ad un’informazione che di solito è integrata dall’influencer o è creata direttamente dall’influencer.
Queste persone in modo diretto o indiretto gestiscono le comunità on line e per parlare della loro età, circa metà hanno meno di 22 anni, gli studenti sono al 40%, la maggior parte degli influencer sono uomini, il 60% e molte delle persone che accedono alla rete come influencer, quindi per pubblicare dei propri contenuti sono persone che hanno una derivazione professionale o artistica o tecnologica.

“Gli Influencer” Casaleggio Associati

ONtro

Esimi Ricercatori ormai divampa nella Rete Italica il Mud Wrestling degli Influencer. Orde di social media expert, SEO, web evangelist, social media marketer, community manager, community architect, power user e blogger si scannano con la bava alla bocca nel fango digitale in una folle gara a chi lorda di più il proprio prossimo.

E’ uno spettacolo di inusitata estetica dell’orrore.

E’ un gustoso grandguignol di poetica oscenità.

E’ un supremo autodafé di frenetica feorocia.

Fermo subito sul nascere chi di Voi esimi vuol ricondurre queste spregevoli e incantevoli pratiche alla nobile arte del Trolling Strutturato.

No esimi.

Questo non è trolling. E’ mud wrestling, è lotta nel fango indossando mutandine di pizzo.

Il trolling è un’attività anche complessa e frutto spesso di trovate vivaci ed intelligenti. Il mud wrestling è follia destrutturata allo stato brado, che dilaga ormai in ogni anfratto digitale possibile e immaginabile.

Ma andiamo con ordine come di consueto.

Il fenomeno

Come sapete i pogrom digitali sono da sempre uno dei nostri oggetti di studio preferiti (v. Chiara Ferragni e Patrizia Pepe così per fare due nomi a caso). Tuttavia in questi giorni stiamo assistendo a qualcosa di assolutamente fantasmagorico.

Non c’è evento in cui non si alzi la canizza più feroce… in cui gli influencer non si azzannino alla gola chiamando in causa parenti e cari estinti fino all’ottavo grado… in cui si diano del venduto, del mafioso, del mascalzone…

Se anche si organizza una partita di scopone scientifico e si invitano alcuni influencer gli altri si scatenano con le setole ritte e le zanne in bella mostra, aizzando la canaglia digitale a rendere Twitter e Facebook degli sfogatoi per malati di mente. Salvo poi ricomporsi il mattino dopo e produrre un testo in cui fanno una misurata e accorta analisi dell’accaduto, corroborata da un’infografica e qualche intervista.

Basta un commento in un post per scatenare l’inferno in terra con generazione di omeriche inimicizie, basta una sgamata di una pratica deontologicamente non corretta per scatenare botte di narrazioni e contronarrazioni al vetriolo.

Insomma miei esimi gli influencer italiani se le stanno dando di santa ragione come se non ci fosse un domani.

Va detto peraltro che i “sostenitori” dei vari influencer (che spesso a loro volta sono altri influencer) continuano ad aizzare i propri Campioni affinché lo spettacolo di Mud Wrestling non termini mai…

Il fenomeno è davvero strano perché in Italia è difficile che appartenenti ad una categoria di professionisti si randellino pubblicamente. Intendiamoci i professionisti tra di loro si disprezzano in modo agghiacciante, però hanno il buon gusto di non farlo pubblicamente in aule di tribunale, sale operatorie, uffici pubblici… e soprattutto non chiamano in aiuto vicini e passanti…

Così come direbbe l’immortale Marzullo “la domanda sorge spontanea“: cosa influenza negativamente gli influencer a farsi del male a vicenda?

Scrivo solo ora questo nonPOST dopo aver raccolto in Rete e dal vivo alcune teorie sul proliferare di questo misterioso fenomeno.

Lo dico sin d’ora sono tutte godibilissime, ma dissento da tutte. Rimando alle conclusioni per dire la mia sulla questione. Pertanto lo dico esplicitamente: con questo nonPOST non parteggio per nessuno, non avvaloro la tesi di nessuno, non fiancheggio nessuno, non spalmo la mota in faccia a nessuno…

Con questo nonPOST tratto semplicemente del Cuore di Tenebra degli influencer. Di tutti gli influencer. Di nessun influencer.

La Teoria Geriatrica

Secondo questa teoria siamo di fronte a un classico conflitto generazionale.

Da un lato ci sarebbero vecchie glorie della scena digitale sempre più appannate e affamate di consulenze e gettoni di presenza… dall’altro giovani rampanti molto aggressivi e coesi che gli erodono sempre più spazio.

In pratica si tratterebbe del berciare/battibeccare tra diverse generazioni di comunicatori immigrati e nativi digitali, che parlerebbero linguaggi diversi e inconciliabili.

Così chi proviene dalla comunicazione mainstream tradizionale, in cui tutto ha un preziario, poco digerirebbe metodiche disinvolte di gestione del personal brand, in cui consolidare la propria reputazione viene prima del vile denaro…

Ovviamente se io cliente (gratis o quasi) posso permettermi un bravo influencer, perché dovrei convocare a caro prezzo un vecchio trombone che non sa parlare alle nuove generazioni?

Domanda che non fa una piega. Però questa teoria non mi soddisfa, perché il fenomeno del mud wrestling è trasversale per età e stato sociale.

Il Mud Wrestling non guarda in faccia a sesso, età e ruolo dei contendenti.

La Teoria Criminologica

Questa è spassosa.

In pratica secondo questa teoria ci troveremmo di fronte ad un nuovo tipo di criminale lombrosiano: il Social Media Gangster.

Questo fosco personaggio si diletterebbe a piazzare delle bombe davanti alle saracinesche digitali dei clienti. In pratica quando il Social Media Gangster elargisce le proprie zaccagnate l’obiettivo non sarebbe l’influencer oggetto delle sue vibrate invettive, sarebbero i potenziali clienti. Intendendo come cliente chiunque inviti gratis o a pagamento un influencer a partecipare ad un evento, o a sviluppare una campagna anche mini di comunicazione.

Se il Social Media Gangster aizza pogrom digitali, entra a gamba tesa in un tread, conciona in 20.000 battute sulla bruttezza di un’iniziativa… lo scopo è solo uno: estorcere dal cliente un contratto cicciotto.

Questa teoria è divertente. Suscita suggestioni che per un fan di “Romanzo Criminale” sono gustosissime… Però è evidente come sia abbastanza campata per aria.

L’unico risultato che ottengono gli influencer quando si spalmano il fango sul grugno a vicenda è perdere entrambi il cliente, che spesso e volentieri non vorrà più sentir parlare di comunicazione digitale.

La Teoria Vittimologica

Questa teoria è speculare alla precedente: in pratica sarebbe tutta colpa delle “vittime“.

Esisterebbero degli influencer particolarmente incapaci ed irritanti. Costoro sarebbero impregnati di un aziendalismo opportunista ed ipocrita che li porterebbe ad osannare indecentemente ogni squallido evento cui vengono invitati, ad esaltare sconciamente ogni prodotto delle compagnie con cui hanno degli endorsement…

Vili mercenari del web capaci di esaltare oggi iOS e domattina Android in preda a forme di bispensiero orwelliano… Scribacchini venduti che incenserebbero col loro hard twitting qualunque boiata in cui venissero coinvolti anche per sbaglio… Squallidoni vanitosi che si comprano i follower su twitter per pavoneggiarsi al bar con gli amici…

Ebbene anche questa teoria non mi convince oltremodo… Come a dire che se esistono gli stupratori è colpa delle ragazze discinte…

Della serie: Assuntina copriti!

Tutta colpa di Wendy che agita quella mazza…

La Teoria Negazionista

Secondo questa intrigante teoria gli influencer non esisterebbero.

Tutti sarebbero influencers. Come in un mondo in cui tutti hanno i superpoteri e quindi nessuno può essere un superoe.

Pertanto se in rete si assiste a quotidiane lotte a suon di tweet, post, infografiche, report, analisi, minacce di denuncie per diffamazione, articoli, interviste, narrazioni, contronarrazioni, hashtag, azioni di massa, affabulazioni… ebbene tutto sarebbe una normalissima dinamica tra comuni persone che dialogano…

Teoria mirabolante, ma alquanto inconsistente.

In primo luogo perché i cultori del Mud Wrestling sono professionisti o semiprofessionisti del digitale. In secondo luogo perché quando in una normale conversazione dissento da qualcuno non mi do la briga di trascorrere giorni e giorni a demolirne l’immagine su internet, né a scrivere la “Critica della Ragion Bloggera“…

Bocciata.

La Teoria Castale

E con questa iniziamo ad addentrarci nelle teorizzazioni più metafisiche.

In pratica la Casta Digitale con cui qualche anno addietro noi burloni dadaisti dileggiavamo i Topblogger nazionali esisterebbe davvero.

Ebbene sì esisterebbe una sorta di Setta degli Assassini Digitali persino più pericolosa dei Redattori del Libro Wikipediano dei Morti.

Questi loschissimi figuri dedicherebbero le proprie esistenze a mantenere tutto il denaro che circola nell’ambito del digitale appannaggio di pochissimi eletti, squalificando ad arte i competitori…

In effetti spesso gli influencer si inseriscono in Comunità Online, spesso utilizzano dinamiche di Sciame Umano, spesso si spalleggiano a vicenda…

Teoria brillante, peccato per un dettaglio: più che di fronte alla Casta Digitale saremmo di fronte alle Bocciofile Digitali.

Se tutti si rimproverano a vicenda di appartenere alla Casta Digitale è evidente che quest’ultima non esiste. Circostanza corroborata dall’assoluta irrilevanza del digitale nell’orientare le decisioni dei nostri politici molto più attenti ad altri comparti quali l’edile e l’editoriale classico (tanto per fare un esempio).

La Teoria Complottista

Esisterebbe una sorta di Eldorado delle Start Up.

Nessuno sa bene dove si trovi (un disegno di legge, un fondo europeo, una banca rettiliana)…

Eppure ci sono un fottio di soldi da spendere nel digitale.

Milioni di milioni pronti a entrare nelle tasche di giovani imprenditori digitali.

Tra poco la pioggia inizierà a cadere…

Così il feroce mud wrestling cui assistiamo altro non sarebbe che un’astuta strategia di posizionamento per trovarsi più in alto nella piramide digitale quando inizieranno a piovere quattrini.

Ecco quando inizierò a veder piovere quattrini considererò questa teoria attendibile…

La Teoria Fuffologica

La colpa in questo caso sarebbe della fuffa.

Gli influencer sarebbero ormai talmente intasati della dolce morbida fuffa, da essersi tramutati in puri fuffologi.

Tutto quello che fanno semplicemente non avrebbe alcun senso concreto.

L’obiettivo perseguito con violenza parossistica sarebbe solo l’apprezzamento espresso dal like su Facebook, dal retweet su Twittier, dal +1 su Google Plus… E basta.

Il fuffologo ormai vivrebbe in un totale scollamento dalla realtà, cercherebbe l’apprezzamento per il solo gusto di essere apprezzato da quella folla in tumulto che chiamiamo Scena Digitale… e poiché la gente chiederebbe sangue, il fuffologo concederebbe sangue…

Teoria parecchio inquietante per i suoi risvolti pavloviani.

Mi permetto di osservare soltanto che la definizione di “fuffa” in questa teoria è talmente amplia che alla fine arriva ad assorbire ogni genere di contenuto.

In pratica per non produrre fuffa si dovrebbe tacere.

Eccessivo.

Questa teoria è particolarmente cara a molti di Voi e ha giustificato le azioni di taluni talvolta con mio personale disappunto.

In pratica non staremmo ad assistere al mud wrestling tra influencer, ma ad un’epica lotta tra le Forze della Legge e dell’Ordine e le Forze del Caos. Non si lotterebbe nel fango, ma si farebbe pulizia sgamando truffatori, raddrizzando torti, svelando la verità…

Tutto molto bello peccato che una volta che si è usato twittercounter per sgamare chi ha il classico andamento a gradoni rivelatore dell’acquisto di follower, o l’esatta coincidenza tra following/follower (magari con successivo defollow di massa) stigmate della nefasta pratica del teamfollowback… una volta che si sono sgamate le più oscure connessioni della mappa del potere digitale… una volta che si è pure prodotto un meme o un hashtag rivelatore… l’unica cosa che si produce è Caos.

Osservare il mud wrestling rivela una semplice verità: è Caos assoluto e disgregante. Se anche ha fini nobili produce solo Caos.

Il mud wrestling degli influencer è entropia. A prescindere dagli scopi con cui si scende sul ring.

Conclusioni

Così miei esimi Ricercatori smontate tutte le teorie di cui sopra cosa rimane?

Nulla.

Perché il mud wrestling degli influencer è proprio questo: il conflitto sul nulla.

Convincersi di stare combattendo una grande battaglia ideale, o di fare la più grande furbata di questo mondo, mentre ci si rende semplicemente ridicoli.

Ho appreso una bella lezione da questa violenta estate digitale: in quasi un ventennio la Scena Digitale italiana è involuta quasi ad un livello di non ritorno.

Vecchi incartapecoriti bibliotecari bizantini che si danno le capocciate sui denti per stabilire il sesso degli angeli.

Ovviamente per chi come il sottoscritto nel frattempo mangia i popcorn a bordo campo è tutto tremendamente disgustoso e divertente.

Ma lo sapete: io sono una persona cattiva…

Eppure dentro di me c’è questa parte inguaribilmente buona che desidererebbe tanto che si tornasse a tempi più civili, riflessivi e rispettosi dell’altrui professionalità… per scioglierci tutti in un arcobaleno di abbracci e di colori!

OppureNO.

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