You Tube Downloader e il Crepuscolo degli Influencer

ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU GILDA35

Un universitario siciliano inventa You Tube Downloader la start up che in breve diventa l’app più scaricata del Samsung Store e vince un premio di $ 100.000. Poi l’invidia italica prende il sopravvento e il giovane perde tutto. E’ andata davvero così?

You Tube Downloader e il Crepuscolo degli Influencer

ONtro

Esimi Ricercatori, assistiamo ad un nuovo mirabolante picco della Guerra dei Sogni 2.0: il Kulturkampf di You Tube Downolader, in cui le forze deiMaoisti Digitali e il Resto del Mondo hanno finalmente iniziato a darsele di santa ragione nel Götterdämmerung finale.

Lo dico da subito miei esimi Ricercatori: siamo di fronte alla sessione di Mud Wrestling più mirabolante di tutti i tempi con ondate di melma digitale che vagano per ogni dove…

Quindi perdonatemi, ma per rendere comprensibile la vicenda, dovrò effettuare una doverosa e sobria ricostruzione.

Romanzo Siciliano

Tutto è iniziato quando “Chefuturo! Il lunario dell’innovazione” la testata giornalistica online di CheBanca! Gruppo Mediobanca, Direttore Riccardo Luna (apprezziamo molto il mirabolante gioco di parole Lunario:Chefuturo = Luna:Chebanca), ha pubblicato l’articolo “Andrea Giarrizzo: Come fare la app più scaricata del mondo se hai 20 anni e vivi in un paesino siciliano“.

L’articolo scritto dallo stesso Andrea Giarrizzo raccontava l’esperienza di questo studente universitario siciliano che appena ventenne inziava a produrre applicazioni per smartphone (le c.d. app) per il Play Market di Google e per il Market di Samsung.

Un giorno il giovane programmatore si iscrive al concorso “Samsung Smart App Challenge 2012” indetto dalla Samsung e vince nella categoria NON-GAMES, che essendo questo un nonBLOG riteniamo essere la più prestigiosa. Vince un premio da centomila dollari, un trofeo e gli si spalancano le porte del Paradiso dell’Innovazione.

OppureNO.

Il seme del dubbio

Accade tuttavia che Matteo Bianconi, un giornalista a Voi noto e caro, dal suo account Facebook semina un dubbio non peregrino…

“YOUTUBE DOWNLOADER: è un software che permette di scaricare i video da YouTube, Facebook, e molti altri e convertirli in altri formati video”.

NAPSTER: ha pagato 26 milioni di dollari come risarcimento per utilizzo non autorizzato di brani musicali e 10 milioni di dollari per royalties future.

PEER TO PEER: molte controversie sono legate al traffico dei dati e si “mormora” che i provider limitino questo tipo di traffico.

DDUNIVERSE: hanno provato a chiuderlo più di una volta, come tanti altri forum di sharing. Ci sono anche riusciti, “più di una volta”.

MEGAVIDEO: Kim Schmitz e altri suoi collaboratori arrestati dall’FBI.

E ora a questo ragazzo è stato assegnato un premio di centomila dollari per il “Samsung Smart App Challenge 2012“ e si trova in prima posizione nella classifica delle app gratuite del Samsung Apps di quasi tutti gli stati del mondo, tra cui Italia, Stati Uniti e India.

Io sono per la libera trasmissione dei dati, per la condivisione continua e per il Partito Pirata, ecco, l’ho ammesso. Ma non capisco tutta questa ufficialità per UN’APPLICAZIONE CHE VIOLA TUTTE LE NORMATIVE YOUTUBE.

È come se dessero il Premio Nobel per la Pace a chi ammazzasse Berlusconi, ecco. Ci siamo capiti, vero?

C’è qualcosa che mi è sfuggito?

Matteo Bianconi

Dubbio che viene ripreso da Riccardo Mares, SEO e blogger arcinoto su questi lidi, il quale con estrema schiettezza alcune domande:

Quello che mi sfugge è come sia stato possibile premiare un’applicazione che consente di effettuare una cosa ILLEGALE e addirittura farla promuovere in Italia dai principali influencer del mondo dell’innovazione e delle startup.

Ovviamente l’applicazione non è presente in Google Play, il cui proprietario è proprietario anche di Youtube. Inoltre l’applicazione non è per nulla innovativa: penso che da quando è nato Android sia nata anche una app per fare video downloader. TubeMate ad esempio, presentata proprio qui qualche mese fa, è un’app targata luglio 2011, più di un anno fa.

Ora mi chiedo: di cosa stiamo parlando? Quale innovazione è stata premiata? Nei tempi sicuramente no. Nei modi temo nemmeno: script per il download del sorgente video di Youtube si trovano in ogni dove e in qualsiasi linguaggio, altre applicazioni sono decisamente più potenti, offrendo un browser completo per Youtube e un tasto “download” con tanto di convertitore di formato.

Adesso mi chiedo: era veramente un’app così meritevole? Era veramente un’app che meritava così tanto spazio mediatico? La gente prima di fare un RT o una condivisione legge cosa sta avallando e si pone mai la domanda “sarà roba buona”?

Youtube Downloader: Innovazione?

Ed in effetti i Termini di Servizio di Youtube parlano abbastanza chiaro:

non è consentito accedere ai Contenuti per qualsiasi ragione diversa dall’uso esclusivamente personale e non commerciale come inteso tramite, e permesso dalla, normale funzionalità del Servizio, ed esclusivamente per Streaming. “Streaming” indica una trasmissione digitale in contemporanea del materiale da parte di YouTube tramite Internet verso uno strumento abilitato all’accesso ad Internet operato da un utente in modo tale che i dati sono resi disponibili per una visione in tempo reale e non sono invece disponibili per il download (sia permanente che temporaneo), per essere copiati, conservati, o ridistribuiti dall’utente

Youtube – Termini di Servizio – art. 5. Limitazioni generali sull’utilizzo lett. L

Come raccontato nel post di Riccardo Mares i dubbi vengono girati via twitter allo staff di Chefuturo, che tuttavia omette di rispondere, come è prassi in questi casi in cui l’incauto piccolo influencer si accosta ai vertici della Piramide Digitale.

Ma il dinamico duo Bianconi-Mares non si perde d’animo e commentando direttamente nell’articolo di Andrea Giarrizzo sottopone all’attenzione degli altri lettori i propri dubbi.

A questo punto interviene lo stesso Riccardo Luna con un commento chiarificatore…

a proposito di quanti sollevano la presunta illegalità del servizio offerto da questa app, ritengo che a rispondere dovrebbero essere nell’ordine: Google, che ospita la app sul suo store e che vede una sua property, YouTube, quale possibile “vittima” di questo servizio; Samsung, che l’ha premiato; e per ultimo Andrea.
Io qui mi limito a riportare quanto leggo sulle FAQ della app, ovvero: I can download the video file into my computer, is legal?Yes, when you watch a video in flash from a website (like YouTube) the video is downloaded into your computer, in the folder “Temporary Internet Files” of your browser. The program does the same thing, allowing you to select the destination folder. This means that the file is saved on your computer while you watch the video and there remains until you do deleteit.What kind of use I can do of video file?You can use the video saved for personal use only. We do not assume any responsibility to content you are attempting to download and strongly recommend that you do not download copyrighted material.

Riccardo Luna

Insomma l’ennesima piccola tempesta perfetta in un bicchiere d’acqua, che si risolve con un’apodittica lettura delle FAQ…

Di fronte a tanto mi limitavo a produrre un mesto meme dedicato al “Gioco a premi con scasso” utilizzando il Lucky Larry (il meme di quelli predestinati al win), come a dire: “finalmente viene ufficializzato anche in Italia come la Cultura della Violazione sia parte integrante del processo produttivo del Maoismo Digitale.”

OppureNO.

You Tube Downloader e il Crepuscolo degli Influencer

Distruttori di sogni

Tuttavia il giorno dopo ci attende una brutta notizia, sempre dalle colonne di Chefuturo! Riccardo Luna ci racconta che i gaglioffi, di cui sopra hanno ucciso i sogni del povero Andrea Giarrizzo, cui la Samsung ha ritirato il premio.

La ricostruzione di Riccardo, da sapiente narratore qual è, tocca le corde dell’emotività, ci parla di un Andrea Giarrizzo irreperibile, di multinazionali che altalenano dalla faciloneria al rigorismo, di innovatori azzoppati dall’italico livore, chiosando con questa iperbolica asserzione:

Con più calma faremo considerazioni più ragionate se ne varrà la pena. Adesso a caldo, più che il dispiacere per il sogno infranto di Andrea Giarrizzo, che in ogni caso ha dimostrato talento e grinta che spero in futuro gli consentiranno una rivincita, mi resta il sapore amaro, livoroso di certi messaggi che invece di vedere e incoraggiare il talento, magari anche consigliando opportune correzioni, hanno puntato l’indice su un ragazzo di 20 anni che, ingenuamente forse, ha fatto quello che in questi venti anni di web è successo altre migliaia di volte, da Napster in poi.
Ma noi non siamo l’America. Un anno dopo che Napster era stato chiuso per illegalità, nel 2002 il suo fondatore Shwan Fanning veniva scelto dal MIT tra i 100 top innovator under 35 del mondo.

La app made in Sicily più scaricata del mondo non c’è più

L’articolo di Luna ovviamente ha scatenato una vasta gamma di reazioni che sono andate dalle bonarie prese in giro, su tutte vi consiglio questi due spassosi e ficcanti articoli di Loffio

…a ragionate dissertazioni sul valore educativo dell’intera vicenda, per le quali rimando a questo articolo di Massimo Melica, che come vedremo scatenerà un polverone…

Nelle Community di specialisti del digitale ovviamente l’articolo di Luna è stato dissezionato a livelli di inusitata precisione, con una prolusione di testi cui l’Occidente non assisteva dai tempi dell’esegesi del Corpus iuris civilis… Con il povero Andrea Giarrizzo che viene dipinto da Maoisti Digitali e loro detrattori ora come un novello Leonardo da Vinci, ora come un bieco procacciatore di bufale…

Il Lato Oscuro della Rete? E’ Massimo Melica!

Nel bel mezzo del polverone di cui sopra Salvo Mizzi fornisce involontariamente il nome del Cuore di Tenebra della Rete che da tanto tempo andiamo cercando: è Massimo Melica!

Esatto il mio amico Melica con cui mi sento tutti i giorni per ridere dal loggione come Statler & Waldorf di questa o quella corbelleria letta in giro sui social…

Ma andiamo con ordine…

Dapprima Salvo Mizzi (Telecom, Working Capital, Agenda Digitale, Adesso! di Renzi, ecc…) sbotta contro i servi dei Giganti dell’industria digitale e i bigotti incattiviti che hanno ucciso la cultura della Rete in Italia…

…per poi prendersela direttamente con l’amico Massimo per l’articolo sopra citato…

Ovviamente Massimo Melica non la prende benissimo e produce un’articolata replica, tutta da leggere, di cui qui riporto il passaggio più vibrato:

I miei non hanno la presunzione di essere degli articoli, non sono un giornalista, non sono un blogger professionista, chi mi legge -che sempre ringrazio – lo fa con clemenza perché mi sente vicino nella dialettica e non dietro un cattedra.

Adesso (non è il motto di Matteo Renzi) i miei studenti dell’università sapranno che sono la rovina del web italico, i miei amici lettori avranno meno considerazione di me e questa mattina non mi sono svegliato allegro.

Forse dovrò evitare certi ambienti e certe personalità digitali e così dovranno fare loro con molta, ma molta, attenzione.

Credetemi con tutto quello che si legge in giro non pensavo proprio io di essere la causa del depauperamento del web italico, sono sincero.

“Povero web italico” ed io pare che ne sia la causa

Comunque per inciso se Massimo Melica impoverisce il web italico, mi chiedo come qualificare le orde di specialisti del nulla che ci ammorbano quotidianamente con le proprie mefitiche campagne di Cultura Tossica.

Tuttavia la questione sul piano giuridico prosegue con ardite e interessanti interpretazioni giuridiche tese a smontare il valore vincolante dei Termini di Servizio…

Così il buon Massimo è costretto di nuovo a tornare a bomba sull’argomento chiarendo la centralità che i Termini di Servizio hanno nel complessivo ecosistema economico e culturale che chiamiamo internet…

E Matteo Bianconi morde la coda del serpente

Alla fine arriva Matteo Bianconi, che come l’ Ouroboros sacro ai Rettiliani, riconduce tutto al punto in cui era iniziato: il proprio ragionamento postato su Facebook.

Ovviamente nel frattempo è scoppiato il finimondo, la cosa è finita sui media tradizionali e il buon Matteo dice la sua con grande schiettezza:

Non mi interessa indorare la pillola. E neanche affogare nelle chiacchiere da social lobby. Ci sono tante, tantissime start up in Italia che meritano luce, attenzione e palcoscenico. Così come ci sono tanti altri giovani che non trovano uno straccio di lavoro, pur avendo menti brillanti e spirito guerriero… e che ci provano, malgrado tutto. Andrea non è il simbolo di un “povero web italico”, non sarà mai il martire che qualcuno desidera per spingere avanti i propri progetti elettorali. Non condivido la commiserazione, figlia d’Italia. Il dramma italico è la prospettiva: chi ha un’idea e fallisce diventa spesso qualcosa che non ha più valore. In America è il contrario: chi ha un’idea e fallisce ci ha provato, cazzo, merita rispetto e forse nuove possibilità. E allora prendiamocela con Samsung che non ha controllato un’app che voleva premiare con 100 mila euro, se davvero abbiamo bisogno di incolpare qualcuno. Vi confido anche un segreto di Pulcinella: con la policy di Youtube, Google difende solo i propri diritti economici. Perché proibire il download? Non c’entra il diritto d’autore: c’entra il fatto che se scarichi il video, non vedrai mai la pubblicità correlata! Ma forse questa è un’altra storia…

Youtube Downloader: come fosse Antani, per due

Eh già! Dopo tante tirate educative, giuridiche, esistenziali… il buon Matteo ci riporta alla cruda realtà del fine ultimo delle scaramucce interne all’Oligopolio Digitale: il vil denaro.

OppureNO.

You Tube Downloader e il Crepuscolo degli Influencer

Conclusioni

Esimi Ricercatori questa storia è troppo ghiotta e pertanto mi fornirà spunti per i mesi a venire su temi quali Cultura della Violazione, Involuzione del Digitale, progettazione in regime di Maoismo Digitale, abolizione del Diritto d’Autore, ecc…

Qui mi limito in primis a farvi notare alcune cosine:

  • innanzitutto il concorso di Samsung non c’entrava nulla con l’innovazione, veniva semplicemente premiata l’applicazione col maggior numero di download (il regolamento parla espressamente di criterio dello “Highest download counts – Consumer Judging“);
  • come sappiamo la Rete è piena di downloader di Youtube (dopotutto trattasi un banale script che invece di scaricare il file nella cartella temporanea lo dirotta tra i documenti), ma desta sorpresa scoprire che lo stesso Play Market di Google presenta app di questo tipo (grazie a Dev Fillib per la segnalazione):
  • dire che un dowloader di Youtube è stato scaricato un milione di volte non significa assolutamente nulla, da Napster in poi qualunque cosa sia borderline in termini di normative e regolamenti viene scaricata alla velocità della luce, nella consapevolezza dell’imminente cancellazione;
  • si continua in sostanza a gettare la croce addosso al duo Bianconi/Mares per aver scatenato il “flame“, senza considerare, che forse il passaggio televisivo di Andrea Giarrizzo a Ballarò può aver destato più di un’attenzione indesiderata;
  • le modalità con cui si è svolta l’intera vicenda sono assolutamente ridicole: multinazionali che indicono concorsi senza controllare i requisiti di validità dei prodotti e poi negano pure il premio, giornalisti a caccia di “belle storie da raccontare” che alla fine scatenano più ondate emotive che ragionamenti, personalità di primo piano della Rete che al minimo incidente di percorso invece di dialogare dichiarano la sopraggiunta morte del web, infinite discussioni sulla qualità dell’app che nessuno ha testato “è una bufala”/”è geniale” a prescindere, solita retorica della startup che da “impresa in divenire” viene ridotta ad “applicazione digitale”

A mio avviso questa storia apre delle domande molto importanti su cui dovremmo interrogarci un po’ tutti…

  • Ha senso continuare a discutere con queste modalità fanciullesche?L’impressione è quella di una Community di quaranta/cinquantenni formatisi sui canaglieschi forum dei tardi anni ’90 che non ha saputo cambiare linguaggio. Per carità la cosa possiede ancora una sua barbara estetica, però inizia ad essere inquietante.
  • Ha senso parlare di innovazione con riferimento alle applicazioni per telefonini? Le applicazioni, non me ne vogliate, ma sono il cancro della Rete, sono un’ulteriore chiusura del web, un ulteriore impoverimento dell’esperienza dell’utente… e soprattutto nella stragrande maggioranza dei casi hanno una logica parassitaria sfruttando codici di altri prodotti.
  • Ha senso continuare a parlare con toni enfatici di start up quando siamo di fronte ad applicazioni che non avviano alcun processo imprenditoriale? Non siamo forse di fronte ai servi della gleba della programmazione? Ogni volta che mi raccontano la storia del “Nuovo Zuckerberg del Mese” io mi chiedo sempre ma questo signore con la sua start up a quante persone dà lavoro? E la domanda non è peregrina.
  • Ha senso dare un valore positivo alla Cultura della Violazione a scopo di lucro? Se un hacker, viola un sistema per motivi ideologici o di sperimentazione è un “terrorista informatico“… se il “Nuovo Zuckerberg del Mese” fa altrettanto a scopo di lucro è un genio, purché riesca a trarne un profitto, altrimenti è un lestofante. E’ questo il futuro digitale che vogliamo? Un sobrio Anarco-Capitalismo Digitale?
  • Ha senso ergersi a difensori dell’Oligopolio Digitale quando questo sa benissimo difendersi da solo? Capiamoci reputo l’ecosistema di Google la più grande invenzione dopo la ruota, ma ormai abbiamo maturato riflessi troppo pronti nella sua difesa. Dobbiamo ragionare con obiettività sulle sue pecche.

Ogni volta che leggo una discussione feroce come quella del caso You Tube Dowloader mi chiedo se il digitale abbia davvero ampliato in noi la capacità di comunicare, o non l’abbia piuttosto atrofizzata. Mi piacerebbe, e non scherzo, che un giorno i maggiori protagonisti di questa storia, Giarrizzo, Bianconi, Mares, Luna, Mizzi e Melica, si incontrassero per discutere i tanti punti importanti lasciati aperti da questa vicenda… L’alternativa è continuare a randellarsi in un Ragnarök sempre più autoreferenziale e scollato dalla realtà.

E nella speranza di ricondurre la Rete ad un arcobaleno di abbracci e di colori vi saluto con Julie Andrews…

OppureNO.

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