Apocalisse Maya 2012 – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Apocalisse Maya 2012 – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Il 21/12/2012 doveva finire il mondo. La Terra doveva essere sconvolta da un immane cataclisma, solo perché il sistema di calcolo del tempo dei Maya aveva concluso tutte le interazioni possibili. Storia dell’Apocalisse tra cibernetica e memetica.

ONtro
Esimi Ricercatori l’anno appena trascorso sarà ricordato per una delle migliori mitopoiesi della storia del genere umano: quella dell’Apocalisse Maya.

E’ stata una di quelle vicende assolutamente esemplari di come il mito si integra a pennello nel digitale, che diventa l’ecosistema in cui ogni mass media confluisce e stratifica informazioni, che in quegli infiniti cicli di copypasta-repost-remix generano qualcosa di assolutamente nuovo ed inedito.

Ma andiamo con ordine come di consueto.

Sincronie gildiche
Il 14 dicembre scorso il buon Renato Gabriele mi lancia un intrigante gildogamma…

Secondo me ci puoi fare un megapost. Son sicuro che ti si libera la fantasia… “Er mondo ha da finì er 21 perché se blocca la lancetta ner meccarnismo de lorologio!”
Io ho speso molto tempo in SF, con proff di Berkley, nel studiare la macchina di babbage. L’unica funzionante, ed è noto dalla sua invenzione il problema che senza superare il banale problema del addizione e riporto sui rulli avrebbe avuto un termine oltre il quale non avrebbe potuto calcolare.
Come l’algoritmo inventato dai maya per misurare il tempo.
Come curiosità, uno dei test che ci fecero fu proprio il capirne l’esistenza, individuarlo e spiegare il meccanismo.
Ti ricordi gli scherzi o le visioni apocalittiche quando nel mondo ICT irruppe il millennium bug ? L’anno 2000.
Secondo me, c’è da divertirsi…

Renato Gabriele

…cui allega un interessante video didattico della NASA finalizzato a informare correttamente un’opinione pubblica parecchio suggestionata…
Quasi parallelamente nel novello Gilda35 Hive Cluster il buon Aldo Pinga presentava uno dei suoi uber-meme particolarmente significativo.

A questo punto diventa evidente l’esigenza di dirimere puntualmente questa matassa spazio-temporale, sviluppata da astronomi precolombiani, informatici steampunk e catastrofismo postmoderno.

Il senso degli Antichi per il tempo
A suo tempo accennammo nel trattare i Rettiliani al simbolo, centrale nel mondo antico, dell’Ouroboros, ovvero il serpente che si morde la coda. Questo particolare simbolo rappresenta, tra l’altro, il senso circolare del tempo che avevano le culture pre-cristiane.

Il concetto lineare di svolgersi del tempo, infatti, è un’invenzione abbastanza recente della teologia giudaico-cristiana, che prevede un’eternità che precede la Creazione, la Creazione del cosmo da parte di Dio, la Caduta, lo svolgersi delle vicende umane segnate prima dall’attesa del Messia, la cui venuta segna il “tempo zero”, poi successivamente dall’attesa del Giorno del Giudizio (c.d. Armagheddon o Fine dei Tempi, ma erroneamente chiamata Apocalisse, che significa invece “Libro delle Rivelazioni”), in cui le forze della Luce e delle Tenebre si fronteggeranno nello scontro finale, per concludersi con l’eternità ultramondana della Gerusalemme Celeste, priva di sole e luna (ovvero senza tempo)…

Immaginate quindi il “tempo giudaico-cristiano” come un filo che si svolge in modo lineare con un inizio e una fine ben definiti… Concezione del tempo che a ben vedere poi si riflette anche nella vulgata delle teorie sulla fisica, in cui i concetti di Big Bang e Entropia, vanno a sostituire quelli di Creazione e Fine dei Tempi, senza troppo approfondimento.

Il senso del tempo degli Antichi era completamente differente, essendo caratterizzato dall’osservazione di aspetti naturali come l’alternarsi del ciclo giorno/notte, le fasi lunari, gli equinozi e i solstizi, le eclissi di sole e di luna, le stagioni, i movimenti delle costellazioni celesti. Ne discendeva un concetto dello svolgersi del tempo ciclico.

Il modo migliore per spiegare il concetto degli antichi del tempo è quello utilizzato da Alan Moore in Watchmen (opera tutta incentrata sulle varie simbologie connesse all’Ouroboros): immaginate un gigantesco orologio composto da vari ingranaggi, in cui le ruote più piccole muovono ruote più grandi e così via, in una colossale interazione meccanica.

In una simile concezione del tempo a livello cosmico ciò che è accaduto, tornerà a accadere (l’Eterno Ritorno che tanto appassionava Nietzche). Pertanto è del tutto naturale in questa concezione del tempo che tutto si svolga secondo grandi Ere caratterizzate da periodici cicli di Distruzione/Rigenerazione.

Il calendario Maya, la macchina di Babbage e il Millennium Bug
Come si può ben constatare nel video sopra presentato il calendario Maya altro non era che un gigantesco orologio analogico capace di misurare l’evolvere di intere Ere.

La cosa si chiarisce consultando semplicemente Wikipedia:

Il calendario maya è il calendario che veniva utilizzato dai Maya e da altri popoli dell’America centrale (Aztechi e Toltechi). Si tratta di un calendario molto elaborato, basato su più cicli di durata diversa:

il ciclo Tzolkin aveva una durata di 260 giorni.
il ciclo Haab aveva una durata di 360 giorni, più i “cinque giorni fuori dal tempo”.
il Lungo computo indicava il numero di giorni dall’inizio dell’era maya.

(omissis)

Non si usava numerare gli “anni” né del ciclo Tzolkin, né del ciclo Haab. Invece si utilizzava il Lungo computo: una numerazione progressiva dei giorni in un sistema di numerazione posizionale misto in base 13, 18 e 20. Precisamente si trattava di un numero di cinque “cifre”: la prima (quella delle “unità”) in base 20, la seconda (le “decine”) in base 18, la terza e la quarta di nuovo in base 20, la quinta in base 13. Queste “cifre” si scrivono da sinistra a destra, come per i numeri arabi; nella notazione moderna, si scrivono i numeri corrispondenti separati da punti, ad esempio 12.19.13.7.18 (corrispondente al 4 luglio 2006).

Il ciclo completo del Lungo computo era quindi di 20×18×20×20×13 = 1 872 000 giorni (circa 5125 anni), ed era multiplo del ciclo Tzolkin di 260 giorni. Le prime quattro cifre si contavano a partire da 0 (quindi la seconda andava da 0 a 17, le altre da 0 a 19), la quinta invece andava da 1 a 13, con il 13 avente la funzione di zero. Il primo giorno del lungo computo era il 13.0.0.0.0, data che è ripetuta il 21 dicembre 2012.

Wikipedia

Era in sostanza un antichissimo algoritmo di calcolo del tempo, che ovviamente esaurita ogni combinazione numerica possibile, non faceva altro che azzerare il conteggio e ripartire da zero. Ciò perché i numeri utilizzabili per il calcolo erano limitati.

Il sistema giudaico-cristiano del tempo invece ponendo al centro della storia umana l’evento dell’incarnazione di Gesù Cristo e facendo leva sul sistema numerico decimale arabo/indiano può estendersi all’infinito nel passato e nel futuro secondo una progressione potenzialmente infinita.

La fine del mondo è vicina

COMITATO ITALIANO PER IL CONTROLLO DELLE AFFERMAZIONI SUL PARANORMALE

http://www.cicap.org/new/stampa.php?id=273764

La Macchina di Babbage aveva limiti assai simili.

Il matematico inglese Charles Babbage ideò nell’ottocento un computer a vapore, mai realizzato. Questa opera oltre ad averci regalato tonnellate di splendida letteratura steampunk, basata su universi alternativi in cui Babbage ha effettivamente realizzato e reso industrialmente replicabile la propria opera, ci insegna parecchio sui sistemi di calcolo analogici. La Macchina di Babbage, infatti, potendo operare un numero finito di interazioni meccaniche, poteva operare un numero per l’epoca notevole, ma finito di calcoli matematici.
Lo stesso concetto a ben vedere fu alla base del fenomeno del c.d. Millennium Bug. Molto banalmente la potenza di calcolo dei primi computer digitali era scarsissima. Con così pochi byte a disposizione l’unica soluzione che si trovò fu quella di far calcolare gli anni utilizzando solo gli ultimi due decimali (in pratica 1993 si leggeva 93).

Questa caratteristica, chissà perché, fu trasmessa dai primordiali sistemi operativi a quelli successivi, col risultato che l’anno 2000 avrebbe potuto essere confuso con l’anno 1900 (entrambi infatti venivano letti come 00). Bastò questa banalità a scatenare surreali apprensioni su possibili catastrofi dei sistemi di controllo delle centrali nucleari e di altri sistemi di sicurezza di apparecchiature sensibili.

Millennium Bug

ATTENZIONE, L’INVENZIONE TECNOLOGICA CHE QUESTO ARTICOLO ESPONE È MALVAGIA! Quindi non ti preoccupare se i computer ti taglieranno la testa o se le lavatrici ti laveranno la bocca con il sapone se…

http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Millennium_Bug

Millenarismo Surmoderno
Una rapida lettura del quadro summenzionato è sufficiente a capire come teorie cosmogoniche e strumenti di calcolo del tempo possono generare laddove mal comprese vere e proprie Apocalissi Surmoderne.

In quel calderone di culture ibride che è internet le due concezioni del tempo Antica e Cristiana sono andate a confluire. Pertanto in un poderoso mash-up postmoderno la totalità dei sistemi empirici di calcolo del tempo degli Antichi si sono integrate nello svolgimento lineare del tempo Giudaico-Cristiano. Pertanto ogni fase finale di Distruzione/Rigenerazione del pensiero Antico (il Ragnarork dei Vichinghi, le Yuga degli Induisti, il Lungo Computo dei Maya, ecc…) diviene “profezia” sulla fine dei tempi prossima ventura.

Peccato che, a ben leggere l’Apocalisse di San Giovanni Evangelista, dietro un linguaggio simbolico venivano descritte le persecuzioni subite dai cristiani dell’epoca, a significare che la “Fine dei Tempi” è ogni giorno e che ogni giorno nel cuore dell’uomo si svolge una lotta tra la Luce e le Tenebre.

Ma si sa Hollywood ha bisogno di periodiche e spettacolari “Apocalissi Mediatiche” alla Signore degli Anelli (altra opera che pesca a piene mani dal concetto circolare del tempo con le sue Ere), che ci raccontano un mondo felice e pacificato dopo un’ordalia di fuoco e sangue.

Così è accaduto nell’ultimo ventennio un processo di mitopoiesi assolutamente fantastico.

In un colossale cortocircuito narrativo su internet è confluita ogni tradizione possibile. Come nello splendido meme di Aldo, tradizioni cristiane, esoterismo pagano, culture precolombiane (la celebre immagine del Calendario Maya in realtà è Atzeca), millenarismo medioevale, catastrofismo, meteoriti, epidemie di morti viventi, esseri provenienti dallo spazio interstellare, Macchine Ribelli… tutto è confluito in una pazzesca “Apocalisse Mediatica Permanente”, cui i media tradizionali attingono a piene mani per sceneggiature di film, serial televisivi, programmi di approfondimento e quant’altro.

La cosa farebbe ridere se non fosse che alla fine il 10% della popolazione mondiale (parliamo di seicentomilioni di persone!) era sinceramente preoccupato per l’Apocalisse Maya.

Apocalisse Maya: il 10% del mondo ha creduto alla fine.

Il 21 dicembre 2012 è arrivato (sebbene non ancora finito), i media straripano di ironia sui creduloni superstiziosi che hanno dato credito alla presunta profezia dei Maya, magari in qualche angolo

http://www.lastampa.it/2012/12/21/blogs/underblog/apocalisse-maya-il-del-mondo-ha-creduto-alla-fine-AVIzuXsRBM9SLPzLS3VcCN/pagina.html

E proprio il meme di Aldo col suo richiamo al Killroy, che normalmente uso con l’emoticon °L° e che i bimbiminkia traducono in OuO, richiama quella bibbia della postmodernità che è il V. di Thomas Pynchon.

In quel libro ampio risalto viene dato al Killroy e alle sue connessioni alle teorie del complotto più disparate. V. ci racconta qualcosa di fondamentale sulle “Apocalissi Mediatiche”: rappresentano la pulsione autodistruttiva della Civilizzazione Occidentale.

In quest’ottica fenomeni come i totalitarismi non sono incidenti di percorso, ma realizzazione di profondi bisogni culturali di autodistruzione.

Nel libro di Pynchon come in 2001 Odissea nello Spazio di Kubrick le Macchine ideate dall’uomo non fanno che replicare questo bisogno di violento reset/formattazione.

{0} – La Repubblica

NELLE sue Lezioni americane, Italo Calvino traccia una storia ideale del romanzo come aspirazione enciclopedica. Si parte da Goethe, che voleva scrivere un romanzo sull’ universo; e passando …

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/06/19/pynchon-dell-apocalisse.html

Il dato più preoccupante che offrono queste narrazioni di mitopoiesi è la conferma che non esiste alcuna mega cospirazione internazionale, nessuna oscura minaccia esterna da cui difendersi. Siamo di fronte ad una Civilizzazione ormai moribonda da un paio di secoli, che non si decide a morire, ma che sente un dannato bisogno di farlo.

Forse la trovata più intelligente è stata quella della Community di Canv.as, che ha proceduto a realizzare attraverso i meme un Calendario Maya che esorcizzasse la fine del mondo. L’unica salvezza dalla “Apocalisse Mediatica Permanente”, forse, sta proprio nella cultura dei meme, che rappresenta in ultima analisi un tentativo “morbido” di superamento della cultura occidentale.

Pick a square, Draw a square

ITT: we draw the awesome Sticker del Dia.

http://canv.as/p/w6lby

Conclusioni
Esimi Ricercatori, francamente a me preoccupa un mondo di persone che passivamente si rifugiano in un orizzonte apocalittico, perché è qualcosa che alla lunga deresponsabilizza sul futuro. Non è un caso se la crisi economica attuale può riassumersi nella seguente immagine retorica che spesso ricorre in questi giorni: un nonno che invece di tagliare un albero e ripiantarne uno nuovo per i nipoti, ha dato fuoco alla foresta… Come dare torto a questi nonni se un futuro non c’è…

E per concludere mi affido alle parole con cui ho salutato il nuovo anno…

Buon 2013 a tutti e complimenti: siamo sopravvissuti a Millennium Bug e Apocalisse Maya. Poche generazioni vivono due bufale così grosse.

— Giovanni Scrofani (@Jovanz74) Gennaio 1, 2013
… e al salvifico Calendario Canv.as della non-Apocalisse…

Read more: http://gilda35.com/apocalisse-maya-2012#ixzz3VnsTDpjH
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