Perché le campagne elettorali nel digitale sono eccessive | Cinguettii

Originariamente pubblicato su Data Manager Online

Spesso si sostiene che internet sia un media più riflessivo della televisione. Eppure scorrazzando nei social network ci si rende conto di come l’unica cifra possibile nel digitale sia quella di una comunicazione eccessiva, violenta e paradossale.

Spesso capita di sentire lunghe ed erudite disquisizioni su quanto internet sia uno strumento di comunicazione molto più “intelligente” della televisione. Da più parti si osanna un fantomatico “Popolo di Internet” molto meglio informato e preparato di quello televisivo.

Dopodiché arrivano gli stenterelli eredi di Marshall McLuhan a spiegarci in modo pasticciato la differenza tra media caldi e freddi… senza rendersi conto di un piccolo dettaglio: che il web 2.0 è la versione impazzita della televisione.

Chiunque si faccia un giro presso le proprie reti sociali, constaterà come la comunicazione politica declinata nel digitale crei dinamiche eccessive, violente e paradossali. La comunicazione digitale in questi giorni pre-elettorali si svolge come in un gigantesco caleidoscopio di mini canali televisivi che sparano uno straniante spettacolo di politica con contorno di urla, strepiti, frizzi e lazzi…

Il ciclo è facilmente riassumibile:

  • il politico di turno la spara grossa sui media mainstream… riabilitando Mussolini proprio durante il Giorno della Memoria, evocando lupi che sbranano i nemici, invocando attentati di Al Qaeda, rievocano la memoria di magistrati morti, rimangiandosi tasse che ha promosso o votato, sparando sullo Statuto dei Lavoratori… una corbelleria random… un sasso gettato nello stagno…
  • su Twitter, che ormai è saldamente presidiato dalle truppe cammellate delle varie fazioni in lotta, scattano immediatamente due fenomeni antitetici: da un lato sparuti gruppi di sostenitori cercano di tener vivo qualche hashtag stenterello a sostegno del proprio leader (es. il goffo #lisbraniamo degli Spartani di Bersani), dall’altro ben nutriti gruppi di detrattori iniziano ad ironizzare più o meno pesantemente sull’uscita del leader della parte avversa (es. la #propostashock di Berlusconi sulla restituzione dell’IMU)…
  • quindi nei relativi Gruppi Facebook parte una sorta di piagnisteo sulla cifra di “ecco ci temono“, “siamo sotto attacco“, “sono tutti contro di noi“…
  • e alla fine arrivano i mezzi di comunicazione mainstream che raccontano dei patemi del “Popolo di Internet“, raccontando degli umori che si agitano nella rete.

L’ho già detto quando si è tenuto il Monti Live Show, è inutile pretendere che il digitale venga vissuto da comunicatori esperti in propaganda elettorale vecchio stampo, come uno strumento di reale condivisione di contenuti e di formazione delle coscienze.

Questa campagna elettorale dimostra come l’unico scopo perseguito dalle parti in lotta sia la creazione/distruzione di “parole d’ordine“. Goffi tentativi di creare un “senso comune“, che alla fine si risolvono in trite chiamate a “serrare i ranghi“.

Non esiste neppure la parvenza di un tentativo di avviare un dialogo tramite la Rete. La misura è sempre quella dello strepito, del ringhio o del piagnisteo.

Il perché di tutto ciò è abbastanza semplice.

Il digitale è diventato un momento della televisione. La televisione vomita nel digitale le proprie suggestioni, i social network le rielaborano, le stravolgono, le alterano, per poi restituirle raffinate al mezzo televisivo. Un ciclo di autoreferenzialità pazzesco.

Così è tutto un fioccare di finti dialoghi, di finte sollevazioni popolari, di finte iniziative, di finte indignazioni. Internet serve solo a fornire la rappresentazione di una “massa” che esprime delle istanze, che guarda caso sono proprio quelle che incarna il Leviatano Digitale di turno.

Queste sembravano essere le elezioni che avrebbero portato il digitale al centro del dibattito politico. Stanno diventando invece un penoso momento di mortificazione delle potenzialità del digitale. Tutto sta venendo irrigidito e appesantito riducendo la Rete a una sorta di allucinata versione di quei curiosi personaggi che nei salotti televisivi annuiscono alle spalle del politico di turno.

E in questo scenario quanto più la comunicazione si fa rozza, stupida, emotiva, grossolana, tanto più è funzionale al discorso sviluppato da questa brutta politica.

Siamo di fronte all’ennesimo appuntamento perso con il cambiamento?

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