Social Winner o Social Loser? – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Social Winner o Social Loser? – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Secondo l’ultimo antologico libro di Riccardo Luna i Social Media hanno giocato un ruolo chiave nelle ultime elezioni. Analizziamo col consueto piglio irriverente questo nuovo viaggio all’interno della Politica Digitale, per vedere se “fu vera gloria”… oppureNO.

Social Winner o Social Loser?
Tutta colpa di Alessandro Vitale
Esimi Ricercatori, lo dico subito: se le mie strade si incrociano di nuovo con quelle di Riccardo Luna è colpa di quel pessimo elemento del mio carissimo amico Alessandro Vitale.

Qualche giorno addietro Alessandro, a valle del PoliticsTTT/BO, mi ha coinvolto per un parere sull’ultima fatica di Riccardo Luna e Soci: “Social winner: Come la rete ha giocato un ruolo decisivo nelle elezioni 2013”.

Ovviamente essendo una persona mostruosamente corretta ho deciso di gettarmi nella lettura del testo, tenuto conto che sembrava essere una dotta analisi dei dati monitorati e organizzati dalla Aida Monitoring di Massimo Spaziani ed Emanuela Zaccone, professionista che stimo molto.

Così abbandonavo per un attimo la lettura dell’ottimo libro di Daniele Chieffi sulle “Social Media Relations” e mi gettavo, lo ammetto con qualche riserva, nella lettura di quello che dal titolo prometteva livelli di Katzing paurosi.

Cosa penso della capacità dei social media di spostare voti, l’ho già espresso in altra sede, quindi gettiamoci anima e corpo nella disamina di questa nuova mirabolante opera di Luna e Soci.

Ottime premesse
Devo ammettere che, al di là del titolo roboante, le premesse erano abbastanza buone.

Il libro prometteva di essere una riflessione molto ragionata della discreta massa di dati raccolta da Aida Monitoring con Italia2013.

Per chi di Voi non lo sapesse, Italia2013.me è stato un sito messo su da Riccardo Luna e Marco Pratellesi con l’aiuto di giovani giornalisti per raccontare in diretta le “prime elezioni social”. Nelle intenzioni, bene espresse da Pratellesi:

Viviamo in una società caratterizzata da un’abbondanza di informazioni e da una scarsità di tempo. Ricostruire una storia, un evento attraverso la rete può richiedere ore di lavoro e ricerca. E il lettore non sempre ha questa disponibilità. Proveremo a fare noi questo lavoro, da oggi e fino alla fine della campagna elettorale, con una redazione di giovani giornalisti che analizzando i flussi di informazioni dai social media ricostruiranno in tempo reale il valore, la qualità, la rilevanza attraverso “il racconto della rete” (omissis) Le nostre fonti siete voi, le “conversazioni” dei cittadini, ma anche quelle dei candidati che per la prima volta sembrano aver capito l’importanza di essere presenti sui social media (anche se, nel loro caso, non proprio per conversare e confrontarsi con gli elettori)

Prime elezioni social: “Il racconto della rete”
Peraltro il sito si appoggiava a numerose elaborazioni di dati effettuati da Aida Monitoring, per evidenziare:

Mention e RT dei politici: ultime 24 ore
I politici e i temi più conversati
I volumi di mentions e RT su Twitter nelle ultime 24 ore
Top 3 Retweeted Tweets
Mappa dinamica
Twitter poll
Era lecito pertanto attendersi a bocce ferme un’analisi dei dati non dico spinta all’eccesso, ma alquanto solida. Da un lato c’era un sito che si sforzava con una Redazione di pulire il rumore e raccontare le elezioni nel loro divenire. Dall’altro c’erano degli analisti che fornivano alla Redazione una serie di dati preziosi per sbrogliare la matassa, non dico con un piglio scientifico, ma quanto meno sanamente divulgativo.

Ovvio per chi come me ha visto nella comunicazione politica coi social media di questa ultima tornata elettorale qualcosa di assolutamente goffo, superficiale e velleitario, il testo appariva particolarmente sfidante.

Peraltro devo dare atto a Riccardo Luna di non essersi perso nei soliti meccanismi narrativi improntati all’eccesso di emotività, bensì di aver scritto una introduzione al libro particolarmente onesta.

È stato detto da tutti gli osservatori che questa campagna elettorale cambierà per sempre la politica nel nostro paese. Noi ci auguriamo che possa cambiare in meglio anche il giornalismo. Nessuno di noi è in grado di dare lezioni, tutti chi più chi meno abbiamo sbagliato. Ma quello che conta è che adesso abbiamo l’occasione di cambiare, provare a fare il nostro mestiere in modo diverso. Che poi non vuol dire inventarsi qualche diavoleria tecnologica. La rete è solo uno strumento, formidabile, in più per avere le nostre antenne sulla società. È quel satellite per le previsioni del tempo sociale che ci mancava. Il resto è fatto dalla voglia di capire cosa succede e dalle infinite storie da raccontare che ci sono nell’aria. Il resto è giornalismo. Farlo bene, farlo meglio, farebbe bene a tutti.

Social Winner, il giornalismo al tempo di Beppe Grillo
Pinocchio e i dottori
E invece nei testi che seguono ci si trova di fronte ad uno spettacolo che lascia alquanto perplessi.

La maggior parte delle “analisi” si riducono a narrazioni di come si sono svolti i temi di tendenza, raccontando al massimo quanto hanno pesato certi termini. Fondamentalmente nulla di molto lontano da quanto fanno blogger (io incluso) quando per far raccapezzare il lettore prendono qualche numero da Twittercounter, Faker, Trendistic, Twitreach, o fanno qualche elaborazione con The Archivist.

Altro che Big Data… altro che algoritmi finanziari che leggono il “sentiment” di Twitter… altro che analisi di linguistica computazionale…

Siamo dalle parti dei dottori di Pinocchio, che declamano al capezzale del malato: “Se il burattino è vivo, allora significa che non è morto.”

Il massimo ragionamento che si trova è: visto che Beppe Grillo ha beccato una caterva di voti, è merito dei social network. Sillogismo tutto da dimostrare, ma non c’è neppure il tentativo di un’analisi minimamente strutturata.

Il colmo si raggiunge quando l’analista Matteo Flora per spiegarci che Twitter è una cosa seria declama con termini pirotecnici che sembrano generati da un algoritmo:

Twitter può quindi essere inteso come il medium ideale per il Cabaret, per i tempi e gli spazi ristretti e serrati. Tuttavia, analizzato nell’ottica dei Big Data e sempre ricordando la presenza di un’oligarchia di opinion leader che hanno influenza su determinati stakeholders e che governano una “terra di mezzo” digitale, rimane sempre la certezza di fondo che, nella limitazione del mezzo, si esprima, forse esacerbata, la vera natura di chi scrive e si esternino i pensieri più immediati e profondi dell’esperienza di vita degli utilizzatori. Quelle esperienze e quegli scritti veloci e d’impulso trasformano Twitter nello specchio delle emozioni più che delle intenzioni; nello specchio di desideri, sogni, amarezze e, perché no, gesti scaramantici e beffardi: il nostro essere irrazionalmente, incoerentemente, superficialmente e, in modo meravigliosamente fallace, completamente umani.

Ma a conti fatti, Twitter è una cosa seria?
Lo ammetto non ridevo così di gusto dai tempi dell’applicazione della Regola G a Gianni Riotta. Altro che analisi, siamo dalle parti del vortice entropico di Katzing Assoluto.

Francamente da Analisti, Giornalisti e Divulgatori scientifici mi aspetto qualcosa di più di qualche roboante parolone lanciato a caso, un paio di infografiche hipster, manciate di tabelle, quattro foto sgranate di Instagram e piccole metanarrazioni.

Insomma mi sono sciroppato tutte le pagine del libro senza aver capito come i Social Media abbiano “vinto” qualcosa. Mi reputo mediamente intelligente: non ho trovato un singolo capitolo che mi abbia aiutato a comprendere come abbiano agito i social media negli spostamenti di voti.

Per carità non mi aspettavo l’analisi netnografica definitiva, ma almeno uno straccio di analisi sì.

Scusate ma raccontare le emozioni di un giornalista di fronte allo svolgersi di un tema di tendenza, è pura narrativa d’evasione.

Concludendo
Esimi Ricercatori, sono rimasto veramente sconcertato da questa pietra miliare dei nostri studi sull’incestuoso rapporto tra Big Data all’italiana e Katzing.

E lo scrivo una volta tanto con dispiacere, perché l’idea alla base di Italia2013.me è sicuramente interessante, perché si capisce che di lavoro dietro le quinte ce n’è stato parecchio, perché probabilmente quello che è uscito è la punta di un iceberg che sarebbe bello ammirare nella sua completezza.

La cosa più tremenda è che se scorrete i nomi del libro non ci troviamo di fronte a pizza e fichi, ma ad alcune delle migliori penne in tema di nuove tecnologie.

Ora mi verrebbe quasi da dire: se loro non sono riusciti ad elaborare neppure la parvenza di analisi e modelli interpretativi, perché non fare una bellissima operazione di civic hacking e mettere la banca dati di Italia2013 a disposizione di tutti gli internauti di buona volontà. Magari corredando il tutto con un paio di informazione sugli algoritmi e le metodiche utilizzate.

Magari qualche simpatico smanettone riuscirà a farci capire se i Social Media nelle elezioni 2013 sono stati Winner o Loser.

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