Impressioni su Gomorra la Serie

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Mio figlio dice che utilizzo il computer come televisione solo per guardare storie di draghi, cavalieri e gangster.

La passione per le storie fantasy nasce nell’infanzia e non mi ha più abbandonato. Il mio primo film al cinema fu a due anni “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” e ha segnato buona parte del mio approccio alla cinematografia.

Invece ho iniziato a fruire di crime novel ai tempi della pratica forense. Fu la frequentazione delle aule giudiziarie di Piazzale Clodio a Roma ad aprirmi un mondo neppure immaginato. Un mondo incredibilmente sospeso tra tragedia e sarcasmo.

Mi allontanai rapidamente dalla crudezza della pratica penale. Per essere un buon penalista servono doti caratteriali di cui sono sprovvisto. Dietro la mia scorza ruvida ogni “storiaccia” mi rimane incollata addosso e la pena che genera è profonda.
Ma rimase la curiosità per quel mondo così alieno.

Avevo avuto modo di assistere al secondo stralcio del processo alla Banda della Magliana. Fu una sorta di shock culturale apprendere che quei criminali truci e beffardi avevano realizzato buona parte dei lavori delle Olimpiadi di Barcellona, che avevano comprato isole (!) dal governo francese, che in tutto il mondo erano in possesso di beni paragonabili a quelli di una multinazionale.

Gomorra la Serie è la prima opera che mi ha trasmesso le medesime sensazioni. Molto superiore al seppur ottimo Romanzo Criminale.

In Romanzo Criminale, forse per via dell’opera del grande Giancarlo De Cataldo, da cui è derivato, traspare una dimensione epica delle vicende criminali. Gli stessi banditi adottano un proprio personale codice etico non scevro di coerenza e di un certo anelito alla grandezza. Le Forze dell’Ordine nella loro ambiguità morale sembrano comunque tirare le redini della vicenda da dietro le quinte .

Romanzo Criminale è qualcosa di bello, ma profondamente falso.

In Gomorra la Serie si respira la verità, come la si può conoscere nelle aule di tribunale. Una verità sporca, indigesta, in cui lo Stato è qualcosa di marginale e irrilevante, in cui la vita criminale è una sorta di feroce “capitalismo con altri mezzi”, in cui l’economia legale è un momento di un più ampio inquietante contesto.

Il lavoro fatto dagli autori, dai registi e (soprattutto) dagli attori è riuscito a rendere in modo direi antropologicamente perfetto un mondo, dei tipi umani finora mai approfonditi con questa efficacia.

Non ci sono eroi in Gomorra, il bello di Napoli non compare neanche in mezzo fotogramma, pure la lingua è sporca, spezzata (v. al riguardo questo bel post di Simone Corami).

In questo è secondo me la grandezza di Gomorra, aver reso con una potenza espressiva unica nel panorama televisivo italiano un mondo mai raccontato.

Gomorra non parla di Napoli, della Camorra, di gangster. Parla del Male, quello vero privo di qualunque bellezza e grandezza. Il Male così com’è.

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