Jonah Berger “Contagioso” – La Recensione

Su invito di Marco Massarotto (il fondatore di Hakagure), ho partecipato a un interessante evento della LUISS intitolato “Contagious! Why and How Social Communication Generates Viral-like Business Developments” dedicato alla presentazione dell’edizione italiana dell’omonimo libro del prof. Jonah Berger, uno dei massimi esperti di marketing virale.

L’intervento del professore è stato molto simile a quei brillanti TED, in cui solitamente mi dico: “WOW! Interessante! Certo che è stato più furbo che intelligente come intervento, ah come vorrei approfondire!”

Così, poiché il libro faceva bella mostra su un espositore ho acquistato l’opera in un insano raptus da compratore compulsivo.

Contagioso. Perché un’idea e un prodotto hanno successo e si diffondono” è un libro semplice e denso costellato da divertenti case histories di successo “virale”, che tengono desta l’attenzione. Nulla di trascendentale. Però mette finalmente in fila una serie di concetti sui fenomeni virali speperinati in una quantità di testi negli ultimi 10 anni.

Il testo è volutamente leggero nella trattazione, tuttavia la ricca e curata bibliografia, consente di approfondire dal punto di vista tecnico numerosi passaggi solo accennati.

Sostanzialmente Jonah Berger espone i cosiddetti STEPPS, gli ingredienti la cui combinazione rende un virale un prodotto o un’idea:

  • Social Currency: il “valore sociale“, che guadagna agli occhi del proprio gruppo sociale  chi diffonde un’informazione relativa a un prodotto/idea. Condividiamo ciò che ci rende interessanti.
  • Triggers: ciò che rende facile associare un prodotto/idea ad un altro concetto, che lo rende di facile memorizzazione (es. Kit Kat e caffé). Condividiamo ciò che ci salta in mente più spesso.
  • Emotion: la capacità di un prodotto/idea di associarsi a emozioni che a prescindere dal loro contenuto “positivo/negativo” spingano all’azione (es. entusiasmo/allegria, ma anche rabbia/ansia), anziché alla stasi (es. soddisfazione, o tristezza). Condividiamo ciò che abbiamo a cuore.
  • Public: ha maggiore probabilità di condivisione ciò che è pensato sia per essere mostrato, che per crescere
  • Practical Value: tendiamo a condividere ciò che possiede per noi un qualche valore pratico.
  • Stories: i contenuti che si inseriscono in una storia, hanno una maggiore capacità di memorizzazione e diffusione, utilizzando il racconto come “Cavallo di Troia”.

Come potete ben comprendere dalla succinta panoramica suesposta il testo è molto più concentrato sul passaparola fisico, di quello virtuale (considerato interessante, ma non decisivo nei processi di marketing virale). Berger peraltro sceglie, a mio avviso correttamente di non concentrarsi sul concetto di “influencer” (malamente tradotti come “influenti”). Dopotutto quando valuti la portata di un incendio non misuri le dimensioni della scintilla di partenza.

Concludendo:

  • per chi vuole una introduzione al marketing virale: un ottima risorsa informativa, con tanti spunti interessanti;
  • per gli esperti di marketing: discreta lettura, ma niente che non abbiate già letto in ordine sparso nel corso degli anni, dedicatevi a esplorare la gustosa bibliografia;
  • per chi vuole avere successo planetario grazie ai segreti contenuti nel libro: compra un gratta e vinci.

Di seguito i contenuti dell’evento.

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4 pensieri su “Jonah Berger “Contagioso” – La Recensione

  1. Nel 2014 ancora parliamo di virale? Mi piacerebbe chiedere ai diretti interessati, compreso il nosttano Massarotto, cosa ne pensano delle azioni BOT, BOTnet servers e dei profili fasulli nei social.

    Nel 30% di traffico reale, il 70% di quello che scrivono, può essere inteso come: non corrispondente alla realtà dei fatti e loro sanno il perché. Diritto di critica, lo stesso Google sta certificando con dei filtri da applicare ad Analitycs le azioni di BOT e finti googlebot che interrogano siti e AdWords e AdSense in negative SEO, negative SMM ecc..

    Di “vitale” e non “virale”, posso solo notare che a nascondere sotto il tappeto quello che è diventaro un cancro della rete, presto o tardi intaccherà la credibilità pubblica di quei sogetti che avvalorano teci corroborandole di dati da certificare a monte di azioni illecite.

    Nero su bianco? Alloro sono falsi ideologici e se hanno fini di lucro, passibili di querela per tentata truffa?

    Diritto di critica… di virale ci vedo solo il nascondere il problema di queste automazioni che portano solo alla popolarità di idiozie sul nulla. Un video virale? Per numero di visualizzazioni? Ricondivisioni?

    Azioni di DOM e BOT, non fanno altro che questo, avvalorado quindi la tesi che, di virali ci sono delle grosse bugie di altrettanto startupper e addetti ai labori on condivisione preorganizzata in sharing spam compulsivo.

    • Sei un po’ fuori strada, Alessandro.
      Il libro si sofferma sul “virale” autentico: il passaparola che si svolge nelle conversazioni reali. Giustamente, a mio avviso, ritiene la viralità digitale come un fenomeno molto marginale.
      Per il resto, e qui parlo da avvocato, francamente non capisco il continuo lamentarsi di “azioni illecite”, che continuamente riproponi (tu come altri). Se qualcuno viola norme di legge, ovvero lede un tuo diritto va molto banalmente denunciato presso le opportune sedi giudiziarie.

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