Personal Bombing

L’estate 2014 è stata caratterizzata dalla devastante fusione di due fenomeni prima d’ora sostanzialmente sconnessi: il personal branding (l’arte di vendere se stessi come fustini di detersivo) e il photobombing (l’arte di rovinare le foto altrui).

Introduzione al disagio digitale

Lo senti questo disagio, quando sei online?

Ti senti come schiacciato da ingombranti presenze?

La tua timeline sembra una sorta di girone di ritorno dell’Invasione degli Ultracorpi?

Quando accendi il tuo smartphone sai che sarai investito da tante boccucce a culo di gallina, che ti rimprovereranno di dedicargli poche attenzioni?

Ti ripeti sempre più spesso: e mo’ che vuole questo/a? come sono finito a parlare dell’utilizzo a fini ricreativi della Coccoina? perché mi sento come un cartellone pubblicitario di un farmaco per emorroidi? perché anche se vedo campagne online buone, giuste e divertenti provo solo astio? perché continuo a cancellarmi e a reiscrivermi sui social? sono cattivo? sono marcio? sono sbagliato? sono solo una patetica testa di cazzo?

Tranquillo, soffri come tutti noi della Sindrome da Stress Post Traumatico da Personal Bombing.

Adesso rilassati, prendi una tazza di caffè caldo, che ti spiego tutto per filo e per segno.

Etimologia di un fenomeno incontrollato

Dai tempi in cui scrivevo per Gilda35 sono sempre stato molto critico verso quelle becere pratiche di personal branding, che spesso inquinano le conversazioni, che teniamo online. Da anni la conversazione da strumento di condivisione sta passando a mera espressione di narcisismo. Quindi leggiti i vari pistolotti che ho sparso negli anni e amen.

Sul photobombing invece non mi sono mai dilungato più di tanto. Quindi due paroline le spenderò.

Il photobombing è l’arte di inserirsi nelle foto altrui al fine di rovinarne la riuscita.

Il termine è diventato di uso comune negli ultimi anni, ma esiste da sempre.

Hai presente il bambino che alla foto di classe della quinta elementare ti faceva le corna da dietro la testa?

Il disturbatore Gabriele Paolini, che turbava perennemente le riprese delle troupe dei telegiornali RAI?

Silvio Berlusconi che al G8 motteggiava gli altri primi ministri con due “simpatiche cornette”?

Peraltro oggigiorno il photobombing è un’arte molto in voga anche presso le star di Hollywood, su tutte la simpaticissima Jennifer Lawrence, che l’ha resa una sorta di proprio marchio di fabbrica.

Ebbene sì entrare di straforo nelle foto altrui è diventato un simpatico strumento di autopromozione di starlette più o meno famose. Dopotutto cosa c’è di più gossipparo di una starlette che “buca” la foto di una vecchia gloria?

jennifer-lawrence

Personal Bombing, come arte del “ce lo devono sapere tutti”

I rigori dell’estate 2014 ci hanno regalato così questa nuova meraviglia: il Personal Bombing.

Il Personal Bombing altro non è che l’arte di porre la propria persona al centro di qualunque fruizione di contenuti online da parte degli altri utenti.

E’ la versione attiva e militarizzata del narcisismo. E’ l’aspirazione demenziale di rendere la propria Persona una sorta di universo chiuso, in cui ridurre l’esperienza online degli altri utenti.

Il Personal Bomber non si limita a bearsi della propria persona, dei propri contenuti come un meraviglioso Narciso rapito da amorosi sensi verso la propria persona.

No.

Il Personal Bomber si piace e “ce lo devono sapere tutti”. Anzi a tutti devono piacere pure il suo lavoro, i suoi genitori, i suoi figli, la moglie/marito, la sua amante, il suo fidanzato/la morosa, il suo cane, il suo gatto, il suo canarino, il suo cobra, il suo ufficio, il suo nuovo smartphone, i suoi amici, la sua birra preferita, le sue serie televisive, la sua religione, le sue idiosincrasie, le sue marchette, i suoi post, i suoi video, le sue campagne, le sue candidature, le sue colazioni, i suoi centrotavola, la sua nonna ottuagenaria… TUTTO.

E se non ti piace sei uno venduto, un rosicone e un troll.

Il lavoro di un Personal Bomber non è mai una cosa noiosa, con tempi morti, fatta anche di momenti poco creativi.

No.

Il lavoro del Personal Bomber è fichissimo, bellissimo, creativo, pieno di freschezza. Il Personal Bomber al lavoro è sempre “eccitato” e non può trattenersi dal dimostrarlo.

Non si rendono conto che visti da fuori sembrano tante feroci e dementi Kendall Jones: la cheerleader texana che, volendosi autopromuovere per un reality show sulla sua attività di cacciatrice, ha inondato i social network di foto che la ritraggono splendida, sorridente ed eccitatissima abbracciata ad animali appena abbattuti a pallettoni… facendo ovviamente svalvolare tutta la Rete… al punto da rendere così ridicoli e parossistici i propri detrattori da generare il meme di “Steven Spielberg che uccide cose“…

E’ ancora vero che “Content is the King”? Mi spiace, ma “The King is dead”. Ormai i social sono inondati di fotogrammi di gente entusiasta tipo quel mito della Raffaella Parvolo, l’autoproclamata “Sosia di Raffaella Fico”, felice ed estatica pure mentre pulisce il frigorifero.

Conta ancora davvero cosa si sta facendo?

No.

Conta davvero solo essere “coinvolgenti” ed “emozionanti”. Persino il video della decapitazione del povero James Foley piuttosto che un supplizio medioevale, sembra la versione torture porn di uno Youtuber ansioso di fare incetta di visualizzazioni.

Persino l’altruismo è diventato autopromozione: una gloriosa gara di T-shirt bagnate degna dei migliori postriboli di Fort Lauderdale, in cui dare sfoggio della propria bontà.

La chiamata all’azione è continua: il Personal Bomber ha sempre bisogno dell’amore dei suoi fan/amici/follower. Il Personal Bomber vuole like, retweet, acquisti, beni, servizi, lavori, clienti, sostegno, adesione, comprensione, amore… TUTTO.

Weiner Photobomb

Personal Bombing, come arte del far deragliare su di sé le conversazioni

E nelle normali conversazioni le cose non vanno meglio.

Se esprimi qualche apprezzamento su un fenomeno, in meno di sei secondi arriva il Personal Bomber di turno, che devia il discorso su se stesso.

Stai parlando di pirateria informatica? di real time marketing? della Ice Bucket Challenge? di aringhe surgelate?

Ecco che arriva il Personal Bomber a spiegare perché e percome lui è pro/contro… perché potete anche criticarlo ma il Personal Bomber fa quel che ritiene sia giusto… perché il Personal Bomber è fuori dagli schemi… perché il Personal Bomber è libero… perché al Personal Bomber questo contenuto dà fastidio e devi rimuoverlo… perché il Personal Bomber è d’accordo con te, perché c’è questa grandiosa iniziativa, questo grandioso evento, questo splendido libro in cui lui spiega che…

E tu manco l’avevi pensato di striscio.

Ma ormai la conversazione è deragliata e non verte più sul tema originario, ma sul Personal Bomber.

Ormai le “Bombe Ego” sono state lanciate a grappolo e non c’è compound, in cui puoi nasconderti.

train crash gif

Personal Bombing, come arte dell’affissione emotiva abusiva

E tu piccola vittima innocente del Personal Bombing, prima di dire la tua ormai, ci pensi dieci volte… vai prima in perlustrazione sui profili altrui… tremi al pensiero che il tuo profilo si trasformi in una sorta di glorioso manifesto promozionale dell’ego del Personal Bomber…

Così magari diventi pure un po’ introverso e schivo…

Ti tieni lontano dalle Community, per evitare di perire sotto bombardamenti incrociati di post, flame ed egocentrismi assortiti…

Ma è tutto inutile.

Se anche ti astieni dalla lotta, il Personal Bomber viene a prenderti a casa.

Tra le più infauste pratiche di Personal Bombing infatti ci sono il tag e il name dropping: non sia mai che ti sei tenuto fuori da una discussione, o non hai letto quel post… vieni nominato, taggato, cooptato, spammato, inserito, infilato, introiettato, inoculato…

E tu non capisci niente… sei catapultato magari in un flame spaventoso sulla modifica dei DNS australiani… costretto a leggere un pistolotto contro questo o quel politico/cantante/attore… scaraventato in ogni genere di contenuto tossico fino uscirne emotivamente liquefatto…

Perché tu sei il cartellone pubblicitario del Personal Bomber.

Tu sei un impianto per l’affissione di contenuti di Personal Bomber in lotta per la visibilità totale.

Tu sei un canale televisivo e i Personal Bomber sono il palinsesto.

Conclusioni

A questo punto avrai finito il caffè e magari ti sarai concesso pure un biscottino.

Insomma in te non c’è nulla che non va.

Sei solo un poverino che cerca di dire ogni tanto la sua e di informarsi in Rete. Sei solo la vittima collaterale di una guerra, che si svolge tra ego di dimensioni titaniche.

Mi chiedi se puoi salvarti dal Personal Bombing?

Basterebbe disconnettersi.

Ma non lo farai, perché dopotutto sei dipendente dalla Guerra dei Sogni. Sei come un Rambo digitale,  che è vissuto talmente tanto tempo sotto i bombardamenti, che senza le esplosioni non prende sonno.

PS un saluto da Betty
PS un saluto da Betty
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