Come insegnare a vostro figlio a giocare a Grand Theft Auto

Oggi mi è capitato di leggere per colpa di Lorenzo Fantoni il roboante articolo: Videogiochi che «allenano» alla violenza E io li stavo per regalare a mio figlio  scritto dalla pediatra Sabrina Salvadori per la 27^ Ora, il blog di tematiche femminili del Corriere della Sera.

Avendo un figlio di nove anni che gioca ai videogame molto meglio di me, mi sembra il caso di fare qualche piccola osservazione sul rapporto tra minori e videogame.

Caro lettore, in primis mi sembra opportuno fare una puntualizzazione: i tuoi figli si imbatteranno inevitabilmente in tanti brutti contenuti, che disapprovi strenuamente. Entreranno in contatto con forme di intrattenimento che trovi oscene, pornografiche, violente, disgustose e odiose.

Incontreranno il male, è inevitabile.

Ora il problema non è far vivere tuo figlio in una sorta di bolla sottratta dal tempo e dallo spazio, creando trincee di filo spinato attorno al suo corpicino.

Il punto è educarlo, condurlo a fruire con consapevolezza dei vari contenuti, in cui si potrà imbattere.

Mio figlio ha nove anni.

Gioca ai videogame da quando ne aveva due.

Mio figlio se vede una copertina come quella di Grand Theft Auto V ha la seguente reazione: esclama “è un gioco da grandi, non fa per me“.

Ho in casa GTAV, ma mio figlio lo scansa, perché ha altre cose adatte alla sua età con cui giocare, perché gioca ai videogame con me, perché con me discute dei contenuti dei giochi con cui si cimenta e di quelli con cui gioco io.

Mio figlio, col mio piccolo aiuto, ha imparato a giocare in modo critico coi videogame. Ha imparato a crearsi poco a poco una struttura culturale, con cui affrontarli. Non c’è nulla, con cui giochi mio figlio, che non sia vagliato, esaminato, discusso e (soprattutto) giocato insieme al sottoscritto.

Presto o tardi mio figlio giocherà a qualche porcata come GTAV. E’ inevitabile. Però lo farà dopo aver fatto un percorso di maturazione, dopo aver imparato a gestire il tempo sulla console, dopo aver imparato a distinguere il reale dal virtuale, dopo aver imparato quali sono le età giuste in cui fruire di un contributo, dopo aver sviluppato una serie di anticorpi culturali, che lo renderanno in grado di capire cosa sta facendo senza lasciarsi travolgere.

Articoli come quelli della 27^ Ora mi dispiacciono. Mi chiedo sempre:

  1. perché un genitore compra al figlio giochi senza essersi informato adeguatamente sul loro contenuto?
  2. perché un genitore compra al figlio minore giochi che riportano un +18 a caratteri cubitali sulla confezione?
  3. perché un genitore non gira la confezione che fornisce una discreta sinossi dei contenuti del gioco?
  4. perché un genitore ritiene di aver cresciuto un figlio che cerca un “simulatore di femminicidio“?
  5. perché un genitore invece di parlare col figlio va a sentire parrucconi che dicono cose che potrebbe agevolmente trovare nero su bianco su Wikipedia?
  6. perché un genitore invece di educare il figlio ad avere un’affettività sana sente il bisogno di scrivere articoli, fare interpellanze parlamentari, alzare barricate?

In classe di mio figlio giocano a GTAV dalla quarta elementare. Lui ora è in quinta, ce l’ha disponibile a casa da un sacco di tempo. Semplicemente non gli interessa. Perché ha un sacco di cose più interessanti da fare. Con suo padre.

P.S. articolo scritto sotto l’attenta supervisione di Figlio1.

P.P.S. la Signora Scrofani è un’insegnante e approva.

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10 pensieri su “Come insegnare a vostro figlio a giocare a Grand Theft Auto

  1. L’ha ribloggato su Io e Orsone ha commentato:
    Non posso fare a meno di rebloggare, viste le festività natalizie, il post di Giovanni, che riguarda lo Scrofani Jr.
    Non sono un padre, ma sono uno zio molto attento di tre nipoti, anzi di 5, visti gli altrui splendidi acquisiti tramite la mia fidanzata Mita. Jacopo ha 9 anni e quando è da me gioca ai videogames. I videogiochi non sono il male, anzi, bisogna conoscerli e magari giocarci coi più piccoli.

    • Caro Simone, tu sei un gran conoscitore di cinema. Penso che i videogiochi siano una forma di intrattenimento simile al cinema: se non si viene educati a fruire dei contenuti cinematografici, poi si finisce per ingurgitare porcherie assortite. Inutile fare tirate contro il cinema di serie B o Z, se poi non si educa il pubblico sin da piccoli.

  2. Hai ragione. Hai davvero ragione. In casa abbiamo una fila di Call of Duty, ma Andrea ha cominciato a giocarci solo questo anno ( ha quasi 13 anni)nonostante mio marito ci gioca da diversi anni.
    Per lui sino ad ora, esisteva spider man e FIFA 2018277282882781, nonostante GTAV sia un gioco molto richiesto dai suoi compagni: ci ha giocato a casa di un amico, ce lo ha raccontato, ma è finita lì.
    Grande articolo

    • Grazie Sabrina! Hai colto lo spirito dell’articolo. Penso che educare un ragazzo su questi temi, funzioni nella misura, in cui questi spontaneamente matura un proprio gusto sano nella fruizione di contenuti digitali. Con mio figlio non ci sono mai stati divieti o imposizioni: solo dialogo e gioco insieme.

  3. D’accordo. Come su Facebook ribadisco che siamo cresciuti giocando con pistole ed archi ma non andiamo in giro a sparere, questo perché’ i na genitori ci hanno educato a capire la differenza tra finzione e realtà’

    • Condivido pienamente, Giuseppe. Rilancio osservando che la nostra generazione é cresciuta con anime giapponesi, che se si seguisse il filo di ragionamento degli allarmisti ci avrebbero dovuto rendere maniaci pericolosi. Il problema é sempre quanto uno viene seguito dai genitori.

  4. GtaV etichettato come porcata è una porcata. Essendo il frutto del lavoro e del genio di molta gente. Dopodichè sta al genitore essere maturo o no.

    • Pippo, hai ragione. A me GTA5 piace e lo trovo profondo, impegnativo e se giocato a dovere pure parecchio spassoso. Con quel “porcata” cercavo di pormi nell’ottica del genitore non-gamer, che di fronte a certe scene (es. la sessione di tortura di Trevor) possono rimanerne turbati senza leggerne i sottotesti di black humour e di satirica denuncia sociale. Grazie dell’intervento!

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