L’insostenibile leggerezza di Magalli Presidente

Dopo aver letto il delirante editoriale di Antonio Padellaro “Quirinale: perché Magalli” sento il dovere civile di scrivere due righe di chiarimento sulla vicenda.

Sto leggendo in queste ore una tale sequela di bizzosi spiegoni sulla vicenda Magalli, che mi vengono le vertigini: Magalli come incarnazione della protesta, Magalli come eroe di masse di beoti cresciuti a pane e televisione, Magalli come rifiuto della nomenclatura piddina, Magalli sulla Luna…

L’unico che ha centrato il punto nel giornalismo mainstream è stato Aldo Grasso, che sulla vicenda ha saggiamente scritto:

“Se ti affidi al web devi essere pronto a tutto, anche alla beffa, al gesto situazionista, al mal di pancia. Il web è un posto dove tutti pensano di avere opinioni da esprimere e perciò l’obbligo di pensare è optional. In questo caso però è prevalso una sorta di inconscio dadaista.”

“Magalli, il candidato virale che non si ritira”

Ebbene sì cari i miei paludati giornalisti, quelli che voi chiamate sprezzantemente troll spesso e volentieri sono piuttosto configurabili come performer situazionisti o moderni epigoni del dadaismo. Chiunque mi conosca dai tempi di Gilda35 sa che ho sempre inquadrato campagne come “Magalli Presidente” più volentieri come espressioni di “cyber dadaismo” piuttosto che come becere espressioni di scontento.

Mi spiace per i drittoni di Giornalettismo, ma la vicenda Magalli non nasce dalla bufala sulla signora ossessionata a tal punto dal conduttore televisivo da costringere il marito a indossarne la maschera (v. “Ecco perché Giancarlo Magalli è il nuovo eroe di Facebook (e no, non è morto)”). Quando è nata la bufala, Magalli era già saldamente incardinato nell’inconscio collettivo internettaro.

La vicenda di Magalli è solo una esemplare vicenda di “memetica”.

Tra gli allegri burloni della scena digitale italiana, lo dico con una certa cognizione di causa perché ne faccio parte, è invalsa negli anni l’usanza di inventarsi quello che amo definire “l’idolo della settimana”.

Si prende un personaggio più o meno famoso e si bombardano i social con le sue immagini. Se attecchisce il personaggio diventa un tormentone virale, che ossessiona le bacheche di tutta Italia. Altrimenti dopo un po’ svanisce.

Il personaggio ovviamente deve avere le caratteristiche dadaistiche tipiche dell’idolo, deve cioè essere suscettibile di essere ridotto a un infantile meraviglioso gioco di collage. Deve diventare un meme, non più un personaggio ma una sorta di gene culturale, di mattoncino informativo, una vera e propria “unità auto-propagantesi di evoluzione culturale”.

Come è nato Magalli Presidente? E’ nato in un brodo primordiale di pagine Facebook gestite da ragazzini pazzoidi e vecchi nerd burloni, dove si posta tutti i santi giorni la stessa foto di Toto Cutugno, dove Salvatore Aranzulla da divulgatore informatico diventa icona erotica, dove Magalli diventa il dio del Metal Magallica, dove nascono eroiche “sosia di Raffaella Fico”… dove ogni beffa dadaista possibile e immaginabile si fa carne.

Luoghi in cui lo spam si fa struttura di pensiero orientata al sabotaggio culturale.

Luoghi in cui si risponde al quotidiano bombardamento di immagini inquinanti prodotte dai mass media mainstream con una guerriglia di immagini ancor più tossiche.

In questa temperie culturale è nato e si è autopropagato il meme di “Magalli Presidente”. Inutile che cerchiate un autore, come dice saggiamente Jonah Berger per i fenomeni virali: di fronte a un grande incendio cercare la scintilla di innesco è un esercizio ozioso.

Quello che come cittadino mi lascia alquanto interdetto è l’assoluta assenza di autocritica mostrata dal direttore del Fatto Quotidiano e dagli altri giornalisti che in queste ore si stanno spendendo ad analizzare la vicenda.

Ricapitolando:

  • Per l’ennesima volta si fa il giochino delle “Quirinarie”, ovvero: votate il vostro candidato Presidente della Repubblica.
  • Per l’ennesima volta si cerca attraverso il giochino di accreditare qualcuno come il candidato del Popolo della Rete.
  • Per l’ennesima volta si mette a disposizione una piattaforma di voto colabrodo che consente di votare innumerevoli volte semplicemente svuotando la cache del proprio browser.
  • Per l’ennesima volta si mette a disposizione di qualche agenzia di comunicazione politica priva di scrupoli uno strumento che con qualche piccolo accorgimento informatico (proxy, botnet e trallallero trallallà…) consente di gonfiare i dati del proprio candidato a dismisura.
  • Per l’ennesima volta si mette a disposizione uno strumento di comunicazione inquinante e distorsiva che consente di fare pressione sui parlamentari inventando il “candidato della gente”.

Ma stavolta la “Rete” ha giocato in contropiede.

Sta volta vi hanno bucato il giochino e hanno pompato un candidato che veniva dai quei postriboli di internet, che tanto abborrite.

Invece di fare autocritica, invece di smetterla con queste castronerie, ci state facendo una contronarrazione. E’ uscito Magalli, allora “Magalli è il candidato della gente”.

No signori miei. Magalli è il candidato dei simpatici burloni di internet, di persone che sono Legione, di gente per cui “uno vale dieci, cento, mille”.

E il bello è che quelli del Fatto se ne sono pure accorti e a metà del giochino hanno cambiato le modalità di voto esigendo l’inserimento di un indirizzo email. Peccato che si potesse inserire anche una email falsa, perché non c’era nessun reale sistema di certificazione informatica.

Sono desolato, ma Magalli Presidente non rappresenta il candidato della gente, palesa semplicemente l’insulsaggine dell’approccio del giornalismo italiano al digitale ridotto nella migliore delle ipotesi a becero meccanismo acchiappa click, nella peggiore a opaco strumento di propaganda politica.

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8 pensieri su “L’insostenibile leggerezza di Magalli Presidente

  1. Mi scusi ma non capisco. Passare da rappresentanti politici concorrenti di telequiz a un rappresentante politico presentatore tv non è di per se un salire di livello? Mi sembra che non si capisca appieno dove sta andando la modernità.
    E poi mi sembra chiaro che Magalli serve solo a tirare la volata a Lino Banfi, il cui nome verrà fatto due ore prima della quarta votazione.

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