Bufale Senza Latte – #IJF15 Perugia 17.04.2015

Venerdì 17 aprile, ore 19:30 presso la Sala del Dottorato, parteciperò al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia insieme agli amici di Gilda35 (la crew al gran completo Aldo Pinga, Pierluigi Canino, Domenico Polimeno e Renato Gabriele) e al “Giullare Digitale” Francesco Lanza, per l’evento “BUFALE SENZA LATTE – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la politica digitale”.

Arianna Ciccone, deus ex machina del Festival, ci ha invitato, non senza una mia certa dose di sorpresa, ad articolare un intervento durante questa importante manifestazione, che convoglia volontari dalla bellezza di 22 Paesi.

Considerata quantità di burle, che abbiamo accumulato negli anni ai danni di poveri ignari giornalisti, è un po’ come mandare Lady Gaga a fare una catechesi in Vaticano.

Ovviamente abbiamo accettato tutti con piacere.

Sintesi

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Per chi non vuole procedere nella lettura del sottostante spiegone questa è la sintesi rapida rapida dell’evento:

Internet è la nuova terra di conquista della propaganda politica. Il dibattito politico si svolge a botte di hashtag, meme e diavolerie digitali assortite. Eppure qualcosa sembra non funzionare a dovere. Il “Popolo di Internet” sembra seguire regole tutte sue insuscettibili di analisi razionali. Alcuni frequentatori delle zone meno visibili di internet forniranno alcuni spunti su come nascono, si sviluppano e strani fenomeni virali come robotiche rivoluzioni per le primarie, conduttori di programmi televisivi candidati alle massime cariche dello Stato, fantasiosi mediatori culturali tra politici e popolo del web, raid digitali che affiorano dagli abissi insondabili della Rete, anonimi vendicatori, sorridenti sobillatori di lanciatori di tweet… Ma niente paura, internet è meno strano e cattivo di come lo si dipinge. (“BUFALE SENZA LATTE – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la politica digitale”, Abstract)

Poiché come sempre capita in questi casi il tempo sarà tiranno… poiché voglio sentire il Verbo di Francesco Lanza di cui sono un umile fan… poiché non voglio rubare spazio alle spassose carambole digitali del Gilderz… mi sembra opportuno prendermi un po’ di spazio, qui dove è casa mia, per spiegare un po’ più (in)decentemente il senso delle slide che presenterò.

Così ecco a voi uno spiegone bonelliano coi controfiocchi.

Immaginatevi Martin Mystere che interrompe improvvisamente una scena di combattimento con gli Uomini in Nero, per spiegare per filo e per segno come l’Arazzo di Bayeux rappresenti una battaglia svoltasi su una stazione spaziale atlantidea. Insomma immaginate la contronarrazione della mistificazione di una confutazione. Qualunque cosa significhi.

Sul titolo

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Innanzitutto partiamo dal titolo: Dal Rickrolling a Magalli Presidente, passando per Gangam Style e Kim Jong Un.

L’epoca allucinata, in cui viviamo, produce ogni tanto qualche “fenomeno di internet”, cui il giornalista politico medio s’affretta a fornire un significato.

Qualche anno addietro ci si è inventati di sana pianta un nuovo soggetto politico denominato Popolo della Rete, che ci è stato presentato come molto più assennato, evoluto e informato delle orde di idioti videodipendenti, che normalmente bazzicano le urne. Per dialogare con questo nuovo soggetto politico ovviamente i politici in prima battuta si sono dotati di smartphone, account social e agenzie di comunicazione, inizialmente un po’ alla disperata, progressivamente in modo sempre più strutturato (e spesso insopportabile).

Peccato che il “Popolo della Rete” spesso produce fenomeni bizzarri, come il “Magalli Presidente”. Orbene quando il “Popolo della Rete” per il più alto degli scranni chiede scandendo bene le sillabe un fine giurista come RO-DO-TÀ, la narrazione fila via liscia come l’olio. Ma quando il “Popolo della Rete” invoca Giancarlo Magalli, quale nuovo inquilino del Quirinale, qualcosa in effetti non torna. Perlomeno è qualcosa che lascia il commentatore politico un po’ così: “E mo’ che me invento? So’ stati i troll del Piddì? So’ stati i troll cyberorchi che spacciano carammelline ai piccoli internauti? Lo chiede davvero laggente?! Allora quella bufala della signora che fa girare il marito nudo per casa con la maschera di Magalli è vera?”

Eppure basterebbe che ci si affacciasse un pochino oltre il recinto piccoletto della scena digitale italiana per scoprire che sto “Popolo della Rete” è un soggettino ben strano…

Ecco questo è il racconto dei padri nobili di un certo approccio sconcertante alla materia informativa, dei postriboli digitali dove si è formata una bizzarra coscienza collettiva, di cantati sfigati spinti a furor di popolo al successo, di improbabili inni alla libertà di pensiero, di sosia di dittatori che divengono un successo planetario, di come il 2012 (forse) non finirà mai, essendosi realizzata in modo imprevedibile la Profezia Maya…

La Magalliadie

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Se fossi un giovane senza lavoro voterei Magalli e lo voterei pure se il lavoro lo avessi perso a cinquant’anni. Se fossi un esodato voterei Magalli e sulla scheda aggiungerei qualche insulto a chi mi ha ridotto così. (“Quirinale: perché Magalli” di Antonio Padellaro)

L’approccio classico alla narrazione dei fenomeni di internet è stato per molti anni quello di relegarli nella categoria delle idiozie. Tuttavia di recente il digitale ha assurto una certa spettacolare centralità nel dibattito politico, quindi si cerca disperatamente di non buttare il bambino con l’acqua sporca.

Nascono così le odierne contronarrazioni, in cui il fine osservatore di turno non riuscendo ad articolare una narrazione coerente dell’evento, genera una contronarrazione artificiosa, ma monoliticamente atta a dimostrare che quanto si è svolto – badabene – non è il delirio di una folla in tumulto di stolti zuzzurelloni, bensì un grido di inespressa indignazione popolare che trova finalmente il proprio sfogo.

Nel caso del Magalli Presidente ci si è inerpicati in ricostruzioni a tratti realmente geniali per capacità creativa. Penso che se al posto di Magalli si fosse utilizzato qualche altro meme… che so io, una pornostar… avremmo goduto di mirabolanti contronarrazioni su come il Popolo della Rete sentisse il bisogno di un rapporto più intimo con le Istituzioni Repubblicane.

Se ti affidi al web devi essere pronto a tutto, anche alla beffa, al gesto situazionista, al mal di pancia. Il web è un posto dove tutti pensano di avere opinioni da esprimere e perciò l’obbligo di pensare è optional. In questo caso però è prevalso una sorta di inconscio dadaista. (“Magalli, il candidato virale che non si ritira” di Aldo Grasso)

Come ho già scritto in precedenza, l’unico ad aver centrato il punto sulla vicenda Magalli Presidente è stato il critico televisivo Aldo Grasso. La cosa non mi sorprende, perché per comprendere i fenomeni più profondi della cultura digitale contemporanea è spesso più efficace un’analisi che parta dagli aspetti più spettacolari e controversi del nostro presente.

E’ un dato di fatto: per capire internet è più funzionale una conoscenza approfondita dell’evoluzione storica del concetto di “corte di nani e ballerine”, piuttosto che ardite interpretazioni sociologiche, o peggio (orrore!) estrapolazioni di “big data”, novella burocratizzazione della pinzillacchera.

Cyberdadaismo

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Ovviamente quando ho letto Aldo Grasso citare il dadaismo e il situazionismo per i fenomeni virali di internet, in cuor mio ho gongolato meschinamente soddisfatto. Ai tempi in cui ero un (non)blogger assiduo e animavo la community informale di Gilda35, mi sforzavo di far comprendere ai miei (non)lettori come la vera anima dell’internet virale non avesse il volto degli hacker cyberpunk, né il severo piglio della psicopolizia orwelliana e neppure fosse riconducibile appieno alle scanzonate isterie bieberiane dei nativi digitali…

Per capire bene internet bisognava andare indietro, pure parecchio… addirittura ai primi del novecento.

Dada non significa nulla. È solo un suono prodotto della bocca. (“Manifesto Dada” del 1918 di Tristan Tzara)

LHOOQI prodromi di una certa controcultura digitale vanno ricercati in quell’enorme shock culturale che rappresentò la Prima Guerra Mondiale. L’evento fu immensamente traumatico, una sorta di apocalittica realizzazione degli astratti furori nichilisti dell’ultima parte dell’ottocento.

In un contesto in cui ogni certezza spirituale, politica e culturale era stata messa in discussione dalla potenza distruttrice della tecnologia, nacque in Svizzera un movimento, il dadaismo, che si propose di mettere in discussione il senso stesso dell’arte.

Mi concentrerò in questa trattazione su un particolare aspetto seminale dell’esperienza dadaista: l’impiego della tecnologia nella produzione artistica finalizzato al demistificazione del binomio “Arte e Verità” attraverso attive campagne di distruzione creativa.

Ben prima della nascita della pop art e dei meme di internet i dadaisti spinsero fino alle estreme conseguenze le tecniche di ready made e di collage.

Il ready made dadaista, in estremissima sintesi, è la tecnica di prendere un oggetto di produzione industriale (es. un gabinetto), strapparlo al contesto in cui è comunemente utilizzato (es. il bagno), aggiungervi nuovi elementi distintivi che lo caratterizzino come opera d’arte (es. la firma di un artista), e ricontestualizzarlo (es. porlo in una galleria attribuendogli il nome di “Fontana”).

Nelle community dei c.d. internet pranksters e troll viene comunemente riconosciuto nella celebre “Monnalisa coi baffi” di Machel Duchamp il primo “trolling meme”. La costruzione dell’opera ricorda moltissimo la tecnica dei meme di internet:

  • Duchamp prese una stampa molto in voga all’epoca. Ergo un prodotto industriale, che replicava tecnicamente un’opera d’arte saldamente ancorata nella coscienza collettiva.
  • Vi aggiunse due elementi dissacratori i baffi e la scritta LHOOQ (acronimo che letteralmente significa “ha il culo caldo” ad indicare l’eccitazione sessuale).
  • Il risultato fu qualcosa di completamente nuovo, che nella propria dissacrazione era capace di assumere una polifonia di significati.

Anche per i fake di internet il dadaismo ha fornito un contributo culturale importante. Il primo fake elaborato grazie ai nuovi strumenti tecnologici allora disponibili fu sempre opera di Marcel Duchamp, che ideò insieme al fotografo Man Ray il personaggio di Rrose Sélavy un’aristocratica artista e animatrice culturale dei primi del novecento… che altri non era che lo stesso Duchamp travestito da donna. In questo caso l’elemento capace di tenere desta la finzione è lo strumento fotografico, che venne utilizzato dal duo di artisti per infondere verosimiglianza in questo personaggio.

Se al quadro summenzionato si aggiunge la stupidità programmatica e l’infantilismo sistemico di buona parte della produzione dadaista, si comprenderà bene quanto buona parte delle forme di controcultura contemporanee gli siano debitrici.

Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso. (“La Società dello Spettacolo” di Guy Debord)

Lo sconquassamento generato dal dadaismo all’arte moderna fu notevole ed ebbe un’ondata parecchio lunga. Buona parte del surrealismo e della pop art, per esempio, possono essere viste a pieno titolo come evoluzioni di intuizioni dadaiste.

Questo sviluppo attraverso una serie di correnti carsiche arrivò a farsi movimento culturale rivoluzionario con l’Internazionale Situazionista di Guy Debord.

Il Situazionismo attraverso una serie di pratiche rivoluzionarie rendeva il gioco dadaista vera e propria forma di lotta permanente alle convenzioni culturali, generando “situazioni” definite come “momenti di vita concretamente e deliberatamente costruiti mediante l’organizzazione collettiva di un ambiente unitario e di un gioco di eventi”.

Maturano all’interno dell’Internazionale situazionismo alcune pratiche di lotta culturale, che come vedremo avranno ampio risalto nell’attuale controcultura digitale.

In primo luogo va ricordato l’Urbanismo Unitario e la psicogeografia, che si promettevano di rivoluzionare l’approccio con gli spazi urbani generando “smarrimenti” che consentissero all’essere umano di esprimere pienamente le proprie emozioni. Rivoluzionare l’approccio con lo spazio esterno per consentire una vera e propria indagine interiore.

Grande importanza rivestirà poi la tecnica del “Détournement”, ovvero l’impiego delle tecniche espressive proprie del capitalismo contro se stesso. Si impiegavano cioè elementi della c.d. civiltà dello spettacolo quali ad esempio slogan, marchi, pubblicità per veicolare concetti rivoluzionari, che strappassero gli spettatori all’alienazione mercantilista in cui conducevano le proprie esistenze.

Se leggendo le righe di cui sopra vi saltano in mente Culture Jammers, i vari movimenti Occupy, le campagne di ADBusters, flash mob e compagnia cantando, beh avete appena capito di chi sono i nipotini.

Se la finzione si adatta così bene alla tecnologia (al punto da farne uno dei temi dominanti nei parchi di divertimento) è perché la tecnologia, dal canto suo, si adatta molto bene alla finzione, a tutte le finzioni. (“La guerra dei sogni” di Marc Augé)

Sebbene l’Internazionale Situazionista si sia sostanzialmente suicidata ben prima del suo formale scioglimento nel 1972, vasta eco ebbero i suoi principi cardine. Partendo da un seminale pamphlet di Guy Debord, “La Società dello Spettacolo”, nacquero estese riflessioni su come il capitalismo nella sua fase più matura si stesse trasformando in un sistema estremamente performante di manipolazione delle coscienze. Tra le riflessioni più compiute e accessibili al pubblico va certamente menzionato il saggio “La guerra dei Sogni” del sociologo francese Marc Augé.

Nell’opera vengono diffusamente analizzati i parallelismi tra il sistema di indottrinamento religioso adottato dalla Chiesa Cattolica con le popolazioni pagane, la c.d. “Guerra delle Immagini”, con l’attuale e più evoluto sistema di indottrinamento politico/commerciale adottato dal capitalismo, definito appunto “Guerra dei Sogni”. Entrambi i sistemi utilizzano le “Immagini/Sogni” come vero e proprio “cavallo di troia”, per influenzare le coscienze. Augé concorda coi situazionisti nel definire un simile sistema come alienante, in quanto attraverso il “sogno/spettacolo”, riesce a colonizzare l’immaginario individuale e collettivo estraniando l’individuo dalla propria reale emotività e dai propri genuini bisogni, sostituendoli con una realtà fittizia (la c.d. Sur-Realtà) funzionale al mantenimento del potere per le classi dominanti.

Buona parte delle odierne riflessioni sulla Teoria Unificata della Cultura Tossica, parto appunto da evoluzioni della linea di pensiero sopra succintamente tratteggiata.

“Situazionista” è divenuto un passepartout che apre ora la porta del dadaismo rimasticato ora quella del facile millenarismo tecnologico. In un mondo nichilista, tutto ciò che è reale è “situazionista”.

(“Guy Debord è morto davvero” di Luther Blissett)

A metà degli anni novanta venne pubblicata una bellissima e particolarmente matura riflessione del collettivo Luther Blissett, ora Wu Ming Foundation, su come “dadaista” e “situazionista” erano divenuti una sorta di grimaldello culturale in cui far passare ogni sorta corbelleria. Il paradosso esaminato in quell’articolo è che concetti nati per sabotare la c.d. cultura mainstream erano divenuti essi stessi parte del format della “Società dello Spettacolo”. Nel contemporaneo tutto è un gioco situazionista: finti reportage giornalistici fatti da comici, comici che diventano fenomeni politici, politici che si improvvisano barzellettieri, barzellettieri che si improvvisano giornalisti, giornalisti che fanno veri reportage su bufale inventate di sana pianta dal burlone di turno, il burlone di turno che diventa il nuovo grande pensatore di grido, il pensatore di grido che bercia urlando in televisione, scrivendo scemenze sui social network…

Paradossalmente il dadaismo rimasticato e il situazionismo passepartout nella (sur)realtà iper-tecnologizzata del nostro contemporaneo hanno subito essi stessi una paradossale détournement divenendo lo strumento grazie al quale abbattere definitivamente ogni barriera che in precedenza separava informazione, cultura, spettacolo e politica. Assistiamo quindi a un colossale détournement, in cui forme di lotta anti-capitalista divengono esse stesse uno strumento di consolidamento della (sur)realtà capitalista.

Rickrolling

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Una vicenda esemplare di come la paradossale parabola culturale si esplicata è rappresentata dalla vicenda del c.d. Rickrolling, in cui possiamo scorgere buona parte dei paradossi culturali sopra tratteggiati.

Se nel 2007 frequentavate internet vi sarete sicuramente imbattuti nel Rickrolling. Avrete pensato che era uno scherzo scemo e vi sareste messi l’anima in pace. Eppure è proprio dal Rickrolling che è nato il fenomeno di Anonymous, con buona pace di tante epiche contro-narrazioni odierne.

Come il 90% percento dei fenomeni di internet tutto nasce su 4Chan.

4Chan è una image board (una sorta di forum per immagini) dal look molto spartano, tirato su da un ragazzo americano chiamato Christopher Poole.

La caratteristica principale di 4Chan è quella di non avere un sistema di archiviazione dei contenuti introdotti dagli utenti, il che implica che dopo breve tempo se cercate un thread, che avete letto in precedenza, imbatterete in un perentorio: 404 page not found. Questa caratteristica, unita ad anni di mancata moderazione del sito (parliamo di una image board pensata per postare giapponesate gestita a livello amatoriale da un ragazzino) e alla possibilità di postare contenuti in forma anonima (se non si usa un nick name si viene identificati come “Anon”) ha reso il sito terra di elezione di ogni contenuto considerato inaccettabile presso i forum e i social soggetti a forme di moderazione.

In modo sempre più graduale, a partire dalla sua nascita nel 2003, 4Chan ha sviluppato una particolare (e sconcertante) comunità di utenti: gli Anon.

Su 4Chan è stato pubblicato negli anni letteralmente di tutto. E’ stato definito in modo ficcante come la Ground Zero della cultura digitale occidentale. Ogni oscenità e morbosità ha trovato accoglienza, creando una particolare forma di black humour.

Va anche evidenziato come parecchia gente che si dilettava con forme di comunicazione anti-capitalista proprie dei Culture Jammers e soggetti avvezzi a tecniche più o meno lecite di hacking avesse trovato in 4Chan la propria patria di elezione, rendendo il sito gradualmente una sorta di laboratorio culturale da cui si è generata buona parte della sottocultura dei tormentoni di internet (i c.d. meme) e buona parte dei test che hanno segnato il passaggio dalle ristrette crew di hacker “ricercatori” alle attuali forme di “hacktivismo di massa”.

L’hacking prima di 4Chan era un fenomeno molto ristretto e legato a cerchie molto chiuse, che per lo più faceva ricerca sulle reti informatiche e la tecnologia digitale in generale. Nonostante gli annetti che ha sulle spalle “War Games” rende ancora bene il clima degli anni ottanta e di fanzine come Phrack!.

Su 4Chan le regole del gioco cambiarono radicalmente. Qui era possibile coinvolgere decine di migliaia di persone nei propri “esperimenti” (il sito conta svariati milioni di visitatori giornalieri). Ciò comportò la nascita dei c.d. “raid” di 4Chan, vere e proprie azioni di massa, spesso supportate da tecniche di hacking per attaccare siti o comunità online ostili. Nacque anche il fenomeno degli “internet pranksters”, ovvero della burla digitale elevata a sport di massa.

Le metodologie di sabotaggio culturale originariamente elaborate da dadaisti e situazioni, grazie alla potenza di mezzi concessi dal digitale divennero un concreto sistema di comunicazione accessibile a tutti.

Nel 2007 si generò su 4Chan uno dei détournement più brillanti di sempre: il Rickrolling.

La burla consisteva nello spammare urbi et orbi un link che reindirizzava a un video di Youtube di una vecchia star del britpop anni ’80, che aveva prodotto un unico successo, “Never Gonna Give You Up” appunto.

Lo scherzo venne replicato milioni di volte rendendo “Never Gonna Give You Up” uno dei video di maggior “successo” su Youtube. Va detto ad onor del vero che una delle pratiche utilizzate dalle Major discografiche per “pompare” i video su Youtube venne massivamente utilizzata anche in questa occasione. Parliamoci chiaro: se un video ha 300 visualizzazioni istintivamente lo consideriamo più brutto di uno che ne ha 1.000.000. Così è invalso l’uso di fornire un “aiutino tecnologico” alle visualizzazioni al lancio di un nuovo video. Un po’ come i social media manager, che quando creano un account per un VIP glielo danno già dotato di qualche migliaio di follower, per farlo sembrare più interessante. Le dimensioni nel digitale contano. Come nella vita.

Al di la del godimento provato dall’utenza media nell’immaginare l’espressione di sconcerto del proprio amico che aveva rickrollato con l’esca di un link a un video porno, lo scherzo si prestava ad analisi un pelino più approfondite.

Chi poteva analizzare compiutamente il fenomeno dal punto di vista informatico e sociologico poteva scorgere al di sotto della patina da provocatoria idiozia dadaista importanti informazioni sul pattern con cui le informazioni “giravano su internet” e su come con un mix di “aiutini tecnologici” e coinvolgimento ludico potevano far diventare virale qualcosa di assolutamente vomitevole.

Mentre imperversava il rickrolling e gli Anon di 4Chan facevano svariati raid contro le Community ostili, negli USA ebbe vasta eco l’affaire Scientology/Youtube.

In soldoni: Tom Cruise aveva rilasciato una intervista in cui parlava di Scientology con toni talmente entusiastici, da essere ritenuto da più parti folle. Così Scientology ebbe la brillante idea di richiedere l’immediata rimozione del video da Youtube. Il sito gawker.com (una sorta di Dagospia a stelle e strisce) si rifiutò di rimuovere la propria copia del video, sicché Scientology promosse un’azione legale contro gli amministratori del sito, sostenendo che il video fosse una versione alterata del contenuto originale.

Il giornalista Mark “Wise Beard Man” Bunker, autore di innumerevoli reportage contro Scientology, pubblicò un video nel 2008, che in sostanza era una vera e propria chiamata alle armi rivolta agli Anon di 4Chan nonché a numerose altre community riferibili a chan e IRC sparse per gli States, affinché difendessero la sacralità della libertà di parola.

Nel Project Chanology gli Oldanon dei Chan e delle IRC che si erano fatti le ossa nei primi anni duemila diedero il meglio (e il peggio) di loro, realizzando qualcosa di assolutamente inconsueto: l’hacking si riversò nelle strade.

La figura dell’hacktivista isolato era venuta definitivamente meno, per lasciare il posto ad una inconsueta forma di hacktivismo, che generava “situazioni” online, come dal  vivo secondo schemi di mobilitazione assolutamente inconsueti, che ha poi avuto particolare e seminale fortuna nelle sue varie declinazioni come movimento Occupy e con le varie “rivoluzioni dei social network”.

In quella primigenia occasione venne dato fondo a ogni genere di attacco online possibile e immaginabile, unitamente a improvvise “situazioni” dal vivo davanti alle sedi della Chiesa di Scientology, la cui colonna sonora fu proprio “Never Gonna Give You Up”, il cui senso (“non ti lascerò mai stare”) iniziò a suonare vagamente persecutorio.

Per comprendere a portata dell’evento vi invito caldamente a leggere il resoconto discretamente dettagliato del Project Chanology sulla pagina di Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Project_Chanology

FrontCover-24Il dato più sconcertante del tormentone del Rick Rolling, fu la sua capacità di passare da tormentone per nerd burloni a fenomeno virale di massa.

I Mad Man del marketing hanno delle menti parecchio semplici, quindi svilupparono questo splendido sillogismo: se il rickrolling imperversa nelle caselle di posta elettronica e nelle strade, macinando milioni di visualizzazioni su Youtube allora è un segnale irrefutabile che c’è una domanda disperata di Rick Astley.

Quindi nell’aprile 2008 spuntò fuori una surreale “Ultimate Collection” del nostro eroe, che quasi per amore di paradosso riscosse un discreto successo di vendite, finendo nella top twenty di Billboard.

Nel clima allucinato sopra tratteggiato quelli di MTV ebbero la brillante idea di indire un sondaggio online per assegnare i premi per l’edizione 2008 degli European Music Awards… Beh indovinate chi vinse con circa il 300% dei voti il premio per il MTV Europe Music Award for Best Act (il premio per il “Miglior Artista di Sempre”…  Surclassando col 300% dei voti mostri come Christina Aguilera, Green Day, Britney Spears, Tokio Hotel e perfino gli U2… Sempre lui: Rick Astley.

Evidentemente dalle parti di Time magazine sono persone poco accorte… mentre la community di 4Chan dilagava generando una quantità di “situazioni” online, televisive e stradali… mentre ogni genere di conversazione online veniva fatta deragliare… mentre video venivano pompati con ogni sistema tecnologicamente concepibile… mentre gli Anon dilagavano per le strade sparando a tutto volume “Never Gonna Give You Up” generando ingorghi davanti le sedi di Scientology… mentre improbabili canzoni fuori tempo massimo scalavano classifiche e vincevano premi… Quelli di Time Magazine ebbero la brillante idea di pubblicare un sondaggio online per determinare quale fosse la persona più influente del 2009.

Vi ho già detto che Christopher Poole è il fondatore di 4Chan, vero?

La community degli OldAnon in quella occasione, per scongiurare la remota ipotesi che qualcuno non capisse che Christopher Poole, non solo era l’uomo più influente del mondo, ma che aveva vinto col 3000% dei voti online grazie all’amore indefesso della propria community, sovvertirono non solo il risultato, ma l’intero ordine della classifica formando coi nomi degli altri VIP in lista la scritta “MARBLE CAKE ALSO THE GAME” (una serie di giochi di parole di tormentoni di 4chan e IRC su cui era stato sviluppato il raid).

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Insomma la burla del RickRolling col suo mix di pratiche digitali e “di strada” s’era fatta con una rapidità spaventosa fenomeno di costume, fenomeno commerciale e perfino fenomeno di mobilitazione politica guadagnandosi le prime pagine dei giornali.

Eredità e Divisioni

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Prima di andare avanti nella trattazione possiamo tirare le somme di quello che diventò il format “RickRolling”:

  • Situazione digitale: ovvero “pompare” con pratiche più o meno nobili di hacking, o sfruttando bug dei siti, qualche metrica vissuta come importante. Visualizzazioni, follower, like e percentuali di voto online qualunque numero gonfiabile, che possa far sembrare ai vari opinion leader che da qualche parte è in corso una storia da raccontare.
  • Ready Made 2.0: prendere qualche elemento di cultura pop facilmente identificabile su cui per gli opinion leader sia facile costruire una storia. In pratica un piccolo cavallo di troia dadaista talmente scemo e vuoto, che chiunque può riempire con ciò che vuole.
  • Situazione fisica: il massimo effetto si raggiunge quando la campagna sembra irrompere nel mondo reale. Quando il “cortocircuito narrativo” scende in strada è il momento in cui si genera il massimo effetto aumentando la percezione della genuinità della mobilitazione.
  • Andamento ondivago: il format alla Rickrolling prevede che la campagna affiori ogni tanto, mutando apparentemente pelle, in un continuo “gioco” a incastri in cui la manipolazione dell’informazione diventa così intensa da diventare comprensibile a stento perfino dai più consapevoli dei partecipanti.

Il Rickrolling produsse però alcuni sottoprodotti imprevisti: l’effetto sciame, l’effetto tecnonucleo, una sorta di polemico scisma interno alle varie comunità facenti riferimento al movimento Anonymous e addirittura la trasformazione in manualistica da marketing di certe pratiche eterodosse…

Spesso si fa riferimento a termini come “intelligenza collettiva”, “mente alveare” e “sciame umano” per definire certe dinamiche che nascono improvvisamente online apparentemente guidate da una qualche forma di misteriosa coerenza di massa.

Quello che si può osservare con il “format Rickrolling” è che quando il gioco è ben architettato le varie situazioni riescono a scatenare improvvise ondate di partecipazione massiva. Basta che il format appaia come “verosimilmente genuino e non guidato” e che raggiunga una “verosimile massa critica di partecipanti” che opinion leader e aspiranti tali nella loro perenne ricerca di storie ci si gettino come api sul miele. Così alla velocità della luce si crea il famoso “evento virale”, in cui dopo un po’ tutti ficcano il ditino.

Quello che non emerge mai nelle narrazioni sullo sciame umano e che renderebbe più leggibile i suoi moti è che lo sciame è simile a un incrocio tra uno stormo di storni e una cipolla (sì come quella di TOR). In uno stormo di storni basta muovere un uccellino sito in un punto chiave dello stormo per orientare il movimento dell’intero sciame. E’ allora evidente come sia facile che emerga una volontà coerente dello sciame, quando al suo interno in posti chiave sono siti “uccellini speciali” non solo che sanno coordinarsi in modo efficiente, ma che alla bisogna sanno moltiplicarsi.

Magari nel mondo reale uno vale uno. Online se uno è bene attrezzato vale 10, 100, 1000.

Col termine Tecnonucleo ai tempi in cui scrivevo su Gilda35 amavo indicare il c.d. “ecosistema degli algoritmi”. Come ebbi a scrivere a suo tempo:

Un Algoritmo è un sofisticato software che attraverso un procedimento complesso caratterizzato da atomicità, non ambiguità, finitezza, terminazione, effettività e determinismo risolve un dato problema (es. selezionare tra i miliardi di tweet in circolazione un toptweet, un tema di tendenza, una storia, ecc…). Un aspetto verso il quale non c’è molta attenzione in Italia, è rappresentato dal risultato dell’interazione tra Algoritmi. Spesso tra gli addetti ai lavori si ripete a sproposito la roboante frase “Questo non è previsto dall’Algoritmo!” Cosa magari vera nella programmazione originaria del singolo algoritmo. Il problema è che gli Algoritmi si sono fatti sempre più complessi e non operano in uno spazio ideale privo di influenze, ma interagiscono allegramente tra di loro, generando risultati imprevedibili. Pertanto per comprendere appieno il funzionamento di un Algoritmo spesso gli esperimenti di Reverse Engineering, tipo i nostri coccolosi sabotaggi dadaisti, si rivelano particolarmente utili e illuminanti… Per farvi un simpatico esempio vi riporto questo celebre video in cui l’immenso Kevin Slavin illustra come l’imprevista interazione tra gli Algoritmi di Wall Street abbia vaporizzato il 9% della ricchezza mondiale dando l’avvio all’attuale congiuntura economica…

(La sezione Storie di Twitter: Esperimento #TwitterMonument, Gilda35)

Ora, se le interazioni tra gli algoritmi della finanza possono avere effetti economici devastanti, immaginate che cosa può accadere in un ecosistema informativo in cui la totalità delle informazioni che ci scambiamo sono “mediate” da algoritmi, che le classificano, le pesano, le stabilizzano, le disaggregano, le analizzano, le garantiscono visibilità, ovvero le rendono invisibili.

Eventi come il “format Rickrolling” hanno la capacità di stressare le interazioni tra i vari algoritmi che sovrintendono le comunicazioni online generando improvvisi exploit paradossali, in cui le varie Macchine che formano l’ecosistema finiscono per collaborare con la “situazione digitale”.

Quando mi divertivo a giocare con gli amici di Gilda35 facevamo praticamente i collezionisti di questo genere di exploit. Ci eravamo inventati svariati sistemi, in cui coordinando in modo mirato conversazioni online strutturate secondo elementari principi di linguistica computazionale riuscivamo a far diventare dadaistici nonsense top tweet, generavamo temi di tendenza pregni di non humour, creavamo improbabili cacce allo stalker su Facebook, sovvertivamo i risultati dei motori di ricerca.

Per rispondere all’immortale domanda di Philip K. Dick: sì, gli androidi sognano pecore elettriche.

Tuttavia oltre ad aver ridefinito i rapporti interni tra le comunità online e le Macchine, che leggono, filtrano e gestiscono le loro comunicazioni, il format Rickrolling e quanto ne seguì ha ridefinito buona parte dei rapporti di forza interni all’hacktivismo.

Ne scrissi all’epoca del putiferio seguito all’arresto nel 2012 di Kim Dotcom e alla chiusura di Megaupload e Megavideo (la c.d. “Prima Guerra Digitale“). Erano giorni in cui si susseguivano azioni anonime spesso contraddittorie e ancor più spesso controverse, in cui nell’underground digitale fioccavano prese di distanze tra Anonimi vecchi e nuovi:

Ren? Magritte, The Son of Man, 1964, Restored by Shimon D. Yanowitz, 2009  øðä îàâøéè, áðå ùì àãí, 1964, øñèåøöéä ò"é ùîòåï éðåáéõ, 2009Chi come il sottoscritto si diverte a scorrazzare sui siti generatori di meme, in questi giorni si imbatte spesso in post riguardanti prese di distanza da parte dei “Vecchi Anonymous” verso i “Nuovi Anonymous”… Da un lato un severo volto verdognolo in giacca e cravatta (ai più affezionati lettori di questo blog dovrebbe ricordare qualcosa), dall’altro la stra-nota maschera di Guy Fawkes del film V for Vendetta… Oibò – diranno i meno avvezzi alle vicende digitali – e ora che c’entra questo faccione verde con Anonymous? E perché queste prese di distanza tra vecchi e nuovi Anonymous… Innanzitutto intendiamoci su un concetto fondamentale: Anonymous non è un Partito Politico, non è un’Associazione, non è un Movimento, non è una Religione… è una particolarissima Comunità Online… Questa banale considerazione comporta una conseguenza non prevista dagli originari membri di questa particolare comunità nata su 4chan: l’impossibilità di avere un controllo assoluto sull’azione della propria creatura. (omissis) Come ben spiegato dal sempre ottimo Know Your Meme: l’Old Anon è una tipica espressione di cyber dadaismo (spesso su 4chan e Canvas, nei momenti di follia creativa si utilizza il neologismo “dadaing”) o di cyber surrealismo… L’immagine infatti è una rielaborazione del quadro surrealista “Son of the Man” di Magritte e dal 2003 ha rappresentato il volto più duro e puro di Anonymous. Gli Old Anon si riconoscevano in questa immagine surrealista particolarmente potente ed evocativa, di cui veniva esaltato l’aspetto connesso alla negazione dell’identità personale. Durante gli anni novanta si rifletteva parecchio sul superamento del vecchio concetto di identità. Circolava una quantità pazzesca di scritti sul superamento dell’integrità fisica (il boom di piercing, tatuaggi e scarification è connesso a questi studi)… si parlava di “droghe nootropiche” in grado di cambiare la percezione che l’uomo aveva del sé… si vedeva nel digitale lo strumento definitivo con cui accedere a personalità fluide, molteplici, prometeiche, riscrivibili… Persino in Italia abbiamo avuto esperienze culturali in tal senso, penso ai primi passi del collettivo Luther Blisset e alla comunità creativa del Cyborg di Daniele Brolli… Insomma Anonymous mosse i propri primi passi nell’ambito di una ricerca culturale nichilista fortemente estetizzante. Come spesso si ripeteva in certi siti: qui non si fa hacking o meme, qui siamo Cultura. (omissis) Così Wise Man Beard riuscì a coinvolgere Anonymous nella sua guerra personale contro Scientology… Da un lato vennero intraprese le usuali tecniche di hacktivismo come le si era conosciute per un ventennio: attacchi DDoS, black fax, prank call… insomma ogni genere di coccoloso sabotaggio atto a devastare le capacità di telecomunicazione di Scientology… Dall’altro vennero poste in essere nuove pratiche di presidio territoriale, che cambiarono l’hacktivismo come l’avevamo conosciuto fino ad allora. Internet venne utilizzato per organizzare delle manifestazioni di protesta più vicine ad un flashmob, che a un sit-in politico. Tuttavia c’era un problema molto serio… Scientology ha la cattiva abitudine di intraprendere azioni legali con estrema facilità. Così i manifestanti dovettero organizzarsi per mantenere il proprio anonimato anche nella vita reale. Era uscito da poco il film V, trasposizione cinematografica del celebre fumetto anarchico di Alan Moore… la Time Warner aveva distribuito parecchio merchandising della maschera del controverso supereroe… nella scena finale del film tutti indossavano la maschera di V come segno di ribellione al sistema (scena inesistente nel fumetto in cui un simile atto di omologazione sarebbe assurdo, essendo una storia anarco individualista)… così gli hacktivisti acquistarono in massa la celebre maschera di Guy Fawkes, che sostituì nell’immaginario collettivo il verdognolo Old Anon. La cosa non venne vissuta benissimo dagli Anon della prima ora e ovunque su internet si trovava il celebre messaggio di presa di distanza che ho tradotto per la gioia dei vostri occhietti: biografie di account e forum erano pieni di declinazioni dello stesso messaggio d’odio verso i Newfag di Project Chanology… Lo stesso Mark Bunker divenne un meme: il Wise Man Bear appunto… Da complesso progetto culturale nichilista di cybercultura, Anonymous si avviava a orientare le proprie azioni a “cause buone e giuste”… Passare dal superamento di ogni morale, credo ed etica alla militanza per la Causa, non venne propriamente vissuto bene da tutti… (omissis) Così quando i pazzoidi Culture Jammer di ADbusters ordirono la gloriosa performance cyberdadaista di Occupy Wall Street, i Newfag di Project Chanology vissero la mobilitazione come una sorta di girone di ritorno di Project Chanology… Quindi vennero rispolverate le maschere di Guy Fawkes, cui vennero ad aggiungersi tante altre maschere di Guy Fawkes oltre a ogni genere di altro camuffamento. Questa volta quindi nella totalità dei siti connessi alla Comunità di Anonymous è stato preso in esame il tema della”debrandizzazione di Anonymous” dal merchandising della Time Warner. Il dibattito ovviamente va avanti sui binari usuali per tali comunità: meme, flame, trollate, scherzacci di ottimo e di pessimo gusto. (omissis) Anonymous è una interessantissima Comunità Online. Forse unica. E come ogni Comunità Online che si rispetti vive evoluzioni, conflitti interni, deviazioni, restaurazioni, ibridazioni con realtà esterne… Paradossalmente con gli anni ciò che è andato ad avere una personalità mutevole e riscrivibile è proprio Anonymous…. (“Anonymous vecchi e nuovi“, Gilda35)

Insomma a botte di narrazioni e contro-narrazioni finiva che nell’immaginario collettivo Anonymous divenisse paradossalmente un “brand” e le sue mosse oggetto di studio da parte dei Mad Man del Marketing.

E paradossalmente i maggiori beneficiari delle campagne di controcultura basate sulla mobilitazione online furono proprio gli esperti di marketing. Esemplare da questo punto di vista è “Contagioso” di Jonah Berger, che fondamentalmente esplicita uno splendido cortocircuito: i vari movimenti anti-capitalisti più o meno ideologizzati a forza di “combattere il marketing col marketing” hanno insegnato al marketing a rendere le tecniche di sabotaggio informativo colonna portante della manipolazione.

Sostanzialmente Jonah Berger espone i cosiddetti STEPPS, gli ingredienti la cui combinazione rende un virale un prodotto o un’idea: Social Currency: il “valore sociale“, che guadagna agli occhi del proprio gruppo sociale  chi diffonde un’informazione relativa a un prodotto/idea. Condividiamo ciò che ci rende interessanti. Triggers: ciò che rende facile associare un prodotto/idea ad un altro concetto, che lo rende di facile memorizzazione (es. Kit Kat e caffé). Condividiamo ciò che ci salta in mente più spesso. Emotion: la capacità di un prodotto/idea di associarsi a emozioni che a prescindere dal loro contenuto “positivo/negativo” spingano all’azione (es. entusiasmo/allegria, ma anche rabbia/ansia), anziché alla stasi (es. soddisfazione, o tristezza). Condividiamo ciò che abbiamo a cuore. Public: ha maggiore probabilità di condivisione ciò che è pensato sia per essere mostrato, che per crescere. Practical Value: tendiamo a condividere ciò che possiede per noi un qualche valore pratico. Stories: i contenuti che si inseriscono in una storia, hanno una maggiore capacità di memorizzazione e diffusione, utilizzando il racconto come “Cavallo di Troia”. (Jonah Berger “Contagioso” – La Recensione)

Insomma alla fine della fiera dadaismo rimasticato e situazionismo passepartout hanno fatto sì che il moderno Mad Man non calchi più le strade dei “Persuasori Occulti” di Vance Packard, quanto piuttosto la continua stimolazione con giochi, situazioni e deragliamenti narrativi assortiti.

I Raid del 2012

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Nel 2012, proprio sulle ceneri della Prima Guerra Digitale il buon Cristopher Poole ebbe la brillante idea di provare a monetizzare con 4Chan. Fece il solito ragionamento bislacco della serie se fa un sacco di traffico ci sarà un sacco di gente desiderosa di fare “abbonamenti” e “inserzioni”.

I risultati ottenuti dall’Uomo dell’Anno 2009 furono duplici: fare un po’ di debiti, che alla fine lo hanno spinto ad abbandonare il sito nelle mani di nuovi amministratori e scatenare il girone di ritorno del “format Rickrolling”.

Se mi avete seguito fino a questo punto potete ben immaginare cosa scatenò negli OldAnon questo tentativo di “normalizzazione”…

Praticamente nacque una burla al giorno… D’altro canto era l’anno dell’Apocalisse Maya

Innanzitutto prestarono molta attenzione al confezionamento degli hamburger, riuscendo con banali tool alla portata di qualunque internauta ad individuare il fastfood, dove un inserviente si era fotografato con le scarpe nell’insalata e a farlo licenziare nell’arco di una mezz’ora d’orologio (v. “Mettere le scarpe nel piatto dove mangiano gli Anon“, Gilda35).

Poi se la presero nell’ordine con le bevande gassate, facendo vincere a “Hitler Did Nothing Wrong”  un contest online per il nuovo brand della Pepsi… con le cioccolate, facendo vincere al Pedobear (una surreale “mascotte dei pedofili”) un contest fotografico della Kit-Kat… con il povero Justin Bieber, che essendo al centro di un notevole ecosistema di algoritmi e fandom è una sorta di “campo da gioco naturale”, cui diagnosticarono il cancro invitando i fan a rasarsi a zero per solidarietà

Ma la cosa più notevole fu il fenomeno Psy/Kim Jong Un…

In tutto il mondo si arrovellano per capire come abbia fatto “GANGNAM STYLE” il video di un’oscura popstar coreana, tale Psy, a bruciare ogni record precedentemente detenuto su Youtube con oltre trecentocinquantamilioni di visualizzazioni e quasi tremilioni e mezzo di like. Poiché non ne posso più di leggere boiate pazzesche su “catarsi”, marketing virale, cultura pop e affini, mi sembra d’uopo rendere un po’ più leggibile la cosa. Partiamo da un presupposto: le comunità di controcultura odiano visceralmente quel leviatano digitale di Justin Bieber, perché ormai ha invaso tutto il web come un tumore. Partiamo da un ulteriore presupposto: le comunità di controcultura vedono di pessimo occhio quel leviatano digitale di Barack Obama, perché ormai ha invaso tutto il web possibile e immaginabile (perfino Reddit!)… spingendosi nel terreno su cui 4Chan aspira all’egemonia culturale: i meme (v. Barackoli e milioni di meme sulla famiglia Obama che hanno invaso il web). Ora accade che tale Carly Rae Jepsen, una popstar canadese, nell’autunno 2011 pubblica una canzoncina senza infamia e senza lode, “Call Me Maybe”, che non decolla nelle classifiche. Per quei pazzeschi casi della vita la stessa canzoncina viene ascoltata da Justin Bieber, che a distanza di quasi un anno la rende un fenomeno virale facendole sforare in pochi mesi il tetto dei duecentomilioni di visualizzazioni. Per quei rocamboleschi casi della vita Barack Obama adotta Call Me Maybe per la propria campagna elettorale. I tempi per un nuovo Rickrolling sono maturi. Dalle parti di 4Chan si inzia a cercare qualcosa da opporre alla Triplice Intesa Jepsen-Bieber-Obama… Ricordiamoci che 4Chan è una Image Board di ispirazione otaku, quindi è piena di estimatori della cultura giapponese e sud coreana… Per quei processi da mente alveare che non finiranno mai di stupirmi, 4Chan si riempie di meme riguardanti Psy, che viene indicato come la soluzione finale al problema Bieber e One Direction. Il motivo del successo di Psy nella community di 4Chan è elementare: è considerato la risposta sudcoreana al dittatore nordcoreano Kim Jong-un… che è a sua volta un amatissimo meme di 4Chan poco noto all’esterno del sito. I motivi del successo sono semplici: quel video è un concentrato di sessualità otaku, anarchia, pop orientale, nonsense… in parole povere 4Chan. Il resto è la versione apocalittica del Rickrolling parte seconda. (“Come 4Chan sta ridefinendo il marketing“, Gilda35)

Il format rickrolling venne applicato fino alle estreme conseguenze con Gangnam Style che diventava il video di Youtube più guardato di sempre, fino a rompere i contatori di Youtube, con Kim Jong-un che divenne l’uomo più sexy del mondo, fino alla pedissequa replica dello scherzetto dell’Uomo dell’Anno di Time.

Ebbene sì, dopo la buriana di Project Chanology/Rickrolling aveva vinto Cristopher Poole? E allora dopo la bufera di Prima Guerra Digitale e Gangnam Style ci poteva essere un solo vincitore, con la solita classifica rimodulata col 3000% dei voti.

Non sia mai che fosse sfuggita a qualcuno la firma.

Ovviamente in ossequio al format ormai rodato i maghi del marketing mangiano la foglia e producono la nuova “Ultimate Collection”: il film “Smiley” una sorta di racconto horror sugli “orchi di 4Chan” e il controverso “The Interview” capace di creare una crisi diplomatica tra Nord Corea e USA.

A forza di “combattere le convenzioni”, perfino le più controverse comunità online sono diventate un mercato di nicchia da coprire con apposite forme di intrattenimento.

Conclusioni

Mentre mi dedicavo alla stesura di questa confutazione della bislacca idea che internet sia un meraviglioso strumento democratico, in cui raccogliere l’opinione della parte più evoluta della popolazione, in america scoppiava il Puppygate.

In pratica utilizzando molte tecniche di mobilitazione esaminate in questo intervento un gruppo molto politicizzato chiamato Sad Puppies è riuscito a pilotare le elezioni della Worldcon, riuscendo a far assegnare la totalità dei Premi Hugo 2015 ad autori di “fantascienza reazionaria” (consiglio la lettura di “Sci-Fi’s Right-Wing Backlash: How a Small Group of Deranged Trolls Can Ruin Any Event“).

Insomma il format della “elezione online” si presta ormai da quasi un decennio ad essere una sorta di campo da gioco per battaglie sempre più ideologizzate e sempre più manipolatorie. Insomma a forza di combattere la manipolazione delle coscienze si è creato uno schema potenzialmente ancor più manipolatorio.

Ma che dire? E’ il mondo rovesciato, bellezza!

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4 pensieri su “Bufale Senza Latte – #IJF15 Perugia 17.04.2015

  1. “Il paradosso esaminato in quell’articolo è che concetti nati per sabotare la c.d. cultura mainstream erano divenuti essi stessi parte del format della “Società dello Spettacolo”- “Combattere l’Impero significa essere contagiati dalla sua follia. Questo è un paradosso; chiunque sconfigge un segmento dell’Impero diventa l’Impero; esso prolifera come un virus, imponendo la sua forma ai suoi nemici. In tal modo diventa i suoi nemici.”

    • Quello che non capirono i fini pensatori che ci hanno preceduto, anche per via della loro formazione elitaria, era l’infinita capacità adattativa ed inclusiva della cultura di massa. La contestazione alla società dello spettacolo è un momento della società dello spettacolo. Se nel 2007 mi avessero detto che Anonymous sarebbe diventato un brand Time Warner e che avrebbero fatto film destinati all’utenza di 4Chan avrei riso. Nel 2007 non sapevo niente.

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