Game of Thrones e il fallimento della scrittura

Qualche giorno fa Filippo Facci, dovendo raccontare della “notte tamarra” del rapper Fedez, ha prodotto una memorabile lamentazione, in cui ha evidenziato come il giornalismo sensazionalista e drogato di social network abbia col tempo prodotto una tristissima generazione di giornalisti falliti, che rincorrono le più basse pulsioni del proprio pubblico.

La lettura di quel pezzo è stata illuminante, per chiarirmi la sensazione di disagio sempre crescente, che mi ha causato la visione di questa quinta stagione del Trono di Spade.

Ora se odi gli SPOILER ti invito caldamente a fermarti qui con la lettura. Procedi oltre a tuo rischio e pericolo. Oh, io ti ho avvertito.

Le prime tre stagioni del Trono di Spade, seppure con qualche piccola deviazione e semplificazione, sono state assai fedeli alla versione originale esposta nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco da George RR Martin. Le ho trovate molto godibili, anche se a tratti eccessivamente “teatrali”. La carenza di budget rendeva buona parte delle battaglie campali Martin una sorta di shakespeariano evento fuori campo, della serie:

Mio re! Oh, che battaglia incredibile si sta svolgendo lì fuori nelle brughiere ghiacciate con migliaia di eroi valorosi, che se le danno di santa ragione! E ora, in luogo della battaglia, proseguiremo a beneficio del pubblico con un gustoso duello tra il protagonista e l’antagonista contornati dall’usuale coro greco.

Già con la quarta serie erano iniziate a saltar fuori delle magagne narrative sempre più intense. In parte perché la serie iniziava ad affrontare gli ultimi due libri della saga (“A Feast for Crows” e “A Dance with Dragons”), che rispetto a quel capolavoro assoluto del trittico iniziale (“A Game of Thrones”, “A Clash of Kings” e “A Storm of Swords”) sono molto piatti, pieni di gente che gironzola senza meta e con turbe di nuovi personaggi, di cui ti chiedi continuamente l’utilità… in parte perché alla HBO, consapevoli delle ricadute “sociali” della serie si iniziava a scrivere per solleticare reazioni sui social network (v. la tecnica dello “spoiler marketing”).

Ma è con la quinta stagione che la serie è stata fatta deragliare (quasi) completamente.

E’ evidente che i due showrunner, David Benioff e Daniel B. Weiss, dopo essere andati da George RR Martin a farsi fare un riassunto di come evolverà la saga, devono essersi chiusi a fare una ricerca su Google sulle proprie keyword… devono essersi sparati tutti i video relativi a “Le reazioni del pubblico alla morte di [PERSONAGGIO CARISMATICO MORTO MALE]”… devono essersi sciroppati fior di analisi sul “sentiment su twitter”… e hanno partorito il mostro.

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Di questa stagione salvo solo la scena del Re della Notte che resuscita legioni di zombie recitando il Padre Nostro, Brienne che volta le spalle al “giuramento” di salvare Sansa e segue la passione, per vendicare l’amato Renly uccidendo Stannis con la spada “Giuramento” (solo per amor di paradosso), l’Erasmus di Arya a Bravos nell’Università per serial killer, il cosplayer di Papa Francesco, che porta il cattocomunismo ad Approdo del Re e la Regina di Spine, cui ormai sono riservate tutte le battute migliori. Per il resto è stata una continua serie di flop narrativi, anticlimax incomprensibili, morti di personaggi a gogo, introduzione di personaggi inutili e (soprattutto) scene brutali, crudeli e insistite, messe lì solo per alzare cagnara sui social…

Nel dettaglio….

Ormai la serie pare scritta con un canovaccio ciclico del tipo:

  • Apertura contraddittoria: scena che di solito chiude il gancio narrativo della puntata precedente con un anticlimax della serie “credevi che era tutto perduto e invece”, oppure “credevi che ce l’aveva fatta e invece”.
  • Passeggiata Riempitivo: serie di sequenze inutili coi personaggi che vanno a zonzo e si raccontano cose, di cui non importa niente a nessuno, cantano canzoni, bisticciano, ecc…
  • Riempitivo d’Azione: scenetta d’azione tipo quattro sciabolettate tanto per far capire che è un fantasy.
  • Riempitivo Sessuale: roba da commedia sexy anni ’70, che consente di mostrare tette e culi a profusione, in genere la scena dal punto di vista della trama si potrebbe tagliare perché completamente inutile, ma evidentemente secondo gli showrunner aiuta molti ragazzini ad affrontare l’età puberale.
  • Riempitivo Affettuoso: scena in cui si sviluppa con tenerezza il rapporto tra due personaggi, il pubblico sorride sornione e i più smaliziati hanno già capito che uno dei due morirà di lì a breve.
  • Riempitivo in Computer Grafica: scenetta con draghi/zombie narrativamente inutile, ma che è tanto caruccia.
  • Riempitivo con l’attore quello figo: in genere sono scenette in cui Arya o Tyrion danno sfoggio di quanto sono ganzi e il pubblico sorride sornione.
  • Scena madre di Morte/Sevizia: un personaggio cui il pubblico si è affezionato subisce nella migliore delle ipotesi una morte orribile, o gratuita. Nella peggiore ipotesi finisce nelle stanze dei giochi del piccolo Ramsay Bolton. Nel caso in cui la scena riguardi un “cattivo” tutto è amplificato al parossismo.
  • Cliffhanger finale: scena confusa in cui all’improvviso c’è un’apparente svolta narrativa. Di solito c’è gente che urla, qualcuno che sembra morire male, zombie che risorgono…

Il problema è che al netto dei riempitivi ciò che resta è solo una sequenza di scene studiate apposta per far ciarlare il pubblico sui social. Soprattutto il bersaglio preferito sembrano essere i fan della versione letteraria dell’opera, di cui gli showrunner conoscono il rapporto osmotico con George RR Martin, il quale ormai inizia ad odiarli.

La tecnica è: studiamo cosa può creare cagnara tra i social addicted… qualcosa che possa essere vissuta come uno sganassone dalle comunità dei lettori… e spiattelliamolo tra un riempitivo e l’altro.

Si sviluppa il tema dell’amicizia virile tra quel vecchio cowboy di Mance Rayder (vivo e vegeto nei libri) e Jon Snow? Tre minuti dopo Jon ammazza Mance (che nei libri Melisandre a dispetto di Stannis ha salvato, rendendo il rapporto tra i due molto più ambiguo).

In rete si fa un gran baccano sul tema dell’estetica delle decapitazioni dei fondamentalisti? Ed ecco che gli showrunner ci donano la decapitazione gratuita di un piagnucoloso Janos Slynt per mano di uno Jon Snow, che definire arbitrario, crudele e tirannico sarebbe fargli un complimento.

Il buono e bravo Barristan Selmy (vivo e vegeto nei libri) apre il cuore alla sua regina, spiegandole che suo fratello era un principe azzurro e non il rapitore e spulzellatore di dame dipinto dalla propaganda dei Baratheon? Ecco che muore per mano dei Figli dell’Arpia in una sequenza alquanto ingloriosa. Capisco l’età e gli acciacchi però farsi ammazzare da quattro vigilanti armati di coltello, quando nei libri è capace di uccidere le migliori lame delle fosse di combattimento di Meereen, lascia un po’ perplessi. Ma bisogna fare spazio, perché la “svolta” della stagione è che il paladino del pubblico, Tyrion, diventi il nuovo Primo Cavaliere di Daenerys (in una scena ridicola tipo: “E così appartieni alla famiglia che ha fracassato il cranio ai miei nipotini, ucciso mio padre e mia madre… però mi giuri che ti hanno rinnegato… OK Tyrion, comanda tu che vado a scoparmi il mio bel mercenario…”).

Qualcuno sentiva il bisogno di super gnocche armate fino ai denti e dall’aspetto pittoresco? Hey è uno show della HBO! Le Serpi delle Sabbie nei libri fanno parte di una sezione alquanto tediosa, giusto il tempo di alzare un po’ di cagnara e finiscono in galera. Gli showrunner hanno avuto la brillante idea di rendere ancora più deprimente questa parte della vicenda, creando una linea narrativa talmente bolsa e tristanzuola, che Jamie lo Sterminatore di Re e Bronn delle Acque Nere finiscono per diventare due macchiette penosissime. Quando una delle Serpi ha fatto vedere le tette a Bronn ho provato una sensazione di forte disagio… Lì per lì ho attribuito la cosa alla giovane età dell’attrice… il giorno dopo mia figlia guardava “Mia e Me” uno show su una ragazzina che si trasforma in folletto… mi prende un mezzo infarto: era la Serpe esibizionista. Ora va bene tutto, ma perché prendere una attrice di film per bambini e usarla per una scena pruriginosa? Capisco fomentare la cagnara, ma anche basta. E in tutto questo la povera Myrcella (nei libri sfigurata nel corso di un goffo rapimento) muore tra le braccia di papino in un addio strappalacrime, ma completamente fuori personaggio (Jamie nei libri se ne sbatte bellamente dei frutti del proprio incesto e la figlia nei suoi confronti è a dir poco indifferente).

Dopo due stagioni a preparare la battaglia finale tra Stannis Baratheon e i Bolton, come finisce l’epico scontro? Con l’infanticidio assolutamente gratuito della piccola Shireen (ovviamente preceduto dalla puntata “Stannis Padre dell’Anno”), l’impiccagione tristissima della regina pazza e una battaglia finale assolutamente ridicola. Due stagioni per preparare “La Grande Battaglia dei Ghiacci” e tutto si riduce in cavalcata-stacco-Ramsay che uccide gente. E’ stato come mettere in scena un tizio con problemi di eiaculazione precoce in un porno. Ridicolo.

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E’ possibile raccontare una storia senza continue scene di violenza e sopraffazione sulle donne, in cui lo sguardo del regista non è mai pietoso, ma sempre laido e disturbante? Sullo stupro di Sansa sorvolo, tanto è stato scritto tutto e il contrario di tutto. Dico solo che è l’ennesima scena scritta apposta per ferire i sentimenti dei fan che si erano affezionati al personaggio (e io la Sansa dei libri non la sopporto). La camminata da collaborazionista nazista di Cersei, c’è anche nei libri, in cui ci sono anche scene più truculente (autocannibalismo, per esempio)… Il problema è che è rappresentata così a lungo, con uno sguardo così insistito, in un contesto in cui ormai si è sono viste le protagoniste femminili subire ogni genere di sopraffazione (no i maschi in GoT non vengono sottoposti alle merdate umilianti riservate alle donne), che veramente uno non ne può più.

Bisogna regalare ad Arya un omicidio alla Dexter? Beh va giustificata, perché è un personaggio che piace al pubblico. Così la vittima di una delle scene più brutali che abbia mai visto in televisione non può che essere un maniaco sessuale della peggior specie. Arya sarà pure pazza e pericolosa, però è “brava” perché rivolge la sua furia su gente schifosa che non merita di vivere… Cesare Beccaria sei morto invano.

Si può mettere in scena lo Jon Snow dei libri, che cadendo in un tranello dei Bolton decide di partire alla volta di Grande Inverno con un’armata di bruti? Si può far vedere quanto è cretino uno che per un foglietto di carta è disposto a distruggere tutto ciò che i Guardiani della Notte rappresentano? Si possono far vedere i confratelli che piangendo lo accoltellano per evitare la catastrofe cui li sta portando? No. Perché Jon è un personaggio positivo nel sentiment digitale, così viene gratuitamente tradito dalla fazione “Aiutiamoli a casa loro” dei Guardiani della Notte, in una scena noiosissima che pare la versione moscia del Giulio Cesare di Shakespeare. Il livello di motivazione psicologica dei “cattivi” è rasente lo zero e Jon è la vittima innocente che voleva solo aiutare la gente.

Il finale pare la versione in armatura di Lost: cliffhanger, che aprono a cliffhanger, che chiudono su cliffhanger. Brienne avrà ucciso veramente Stannis? Theon e Sansa si saranno salvati dal loro salto? Jon sarà veramente morto? Cosa ne sarà di Daenerys circondata dai selvaggi Dothraki? Cersei si vendicherà della qualunque? Arya riacquisterà la vista? I Lannister si vendicheranno dei Dorniani? Tyrion, Varys, Verme Grigio e Misandrei formeranno il “Grande Circo Nani, Eunuchi & Ballerine” di Meereen? Il Campeggio per ex-Fidanzati e Amici del Cuore di Daenerys ci regalerà altri inutili siparietti stile Brienne-Podrick e Jamie-Bronn? Sam e Jilly molleranno tutto e andranno a spassarsela ai party universitari in attesa che gli Estranei ammazzino tutti? Qualcuno si ricorderà di dare da mangiare ai draghi rinchiusi in cantina? I gatti di Tommen come stanno?

La risposta è dipende.

Dipende dall’analisi del sentiment su Twitter.

Dipende dai focus group.

Dipende dai video virali sulle reazioni del pubblico.

Dipende da quantità e propagazione dei meme.

Se i personaggi scompaiono dalla serie non è perché non più funzionali alla trama, ma solo perché indifferenti al pubblico…

Se le morti eccellenti non torneranno dall’oltretomba è solo perché televisivamente ha molto più impatto emotivo e genera molto più buzz digitale una morte definitiva di una resurrezione (a meno che non sia una fiction biblica)…

Passatemi sto sfogo da fan, ma questo modo di scrivere sempre alla ricerca dell’evento scatenante la cagnara in rete non mi piace proprio. Le serie televisive hanno vissuto in questi anni una evoluzione notevolissima, spesso scalzando il cinema tradizionale dal suo piedistallo. Serie come True Detective, Breaking Bad e Better Call Saul sono molto migliori del 99% della produzione cinematografica. La serialità ha fatto passi da giganti nell’ultimo decennio. Il rischio di Game of Thrones è proprio che costituisca un nuovo format, in cui lo sceneggiatore scrive più per i temi di tendenza di Twitter, che per raccontare una storia.

Moriremo di trame bislacche alla Lost, o torneremo alla granitica coerenza di Breaking Bad?

Ah quasi dimenticavo…

Eccovi una bella gallery con spoiler annesso?

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16 pensieri su “Game of Thrones e il fallimento della scrittura

  1. a questo punto mi sorge una domanda: perchè continui a vedere la serie se hai tanto da criticare?
    io ho letto i libri e mi sono ”alterata” per le differenze che purtroppo ci sono state nella serie…ma ho letto le motivazioni e poi, obiettivamente, ci posso fare ben poco
    poi io sinceramente non ci vedo tutta questa ”violenza gratuita” che descrivi…lo stupro di Sansa trattasi della prima notte di nozze, non si vede niente quindi che abbiamo da lamentarci?
    il sacrificio di Shireen? abbastanza pesantuccio ok, ma è stato spiegato che si usava fare un sacrificio per favorire l’esito di una battaglia
    la camminata di Cersei? sono stata felice che quella scena sia stata realizzata così
    ci lamentiamo ancora per le scene di nudo in GoT? ma lo sappiamo di stare guardando Game of Thrones e non Big Bang Theory? 😉
    è lo stile dei libri/serie tv, o lo si accetta o si spegne la tv e ciao 🙂

    • Bella domanda, Lucy! Allora (in ordine sparso)… in primo luogo continuo a seguire la serie perché mi sono appassionato tantissimo alle prime due stagioni e come tutti i fan delle produzioni seriali mi sono “affezionato” ai personaggi e voglio conoscerne le sorti anche se il quadro generale sbraga… poi c’è il fatto che sono un fan della prima ora della serie letteraria e come in tutti i casi in cui ho letto un libro mi sorge l’insana curiosità del “vediamo come avranno tradotto su schermo questo passaggio”… poi c’è il fatto che essendo un osservatore di fenomeni digitali e televisivi, Game of Thrones è un fenomeno quasi unico di programma televisivo che vive in osmosi coi social network e la cosa sul piano culturale mi intriga (quanto meno per vedere dove si va a parare)…

      La violenza di Game of Thrones non la reputo “gratuita”, la reputo eccessivamente “laida”. Uno può raccontare un evento violento in modo durissimo (es. la sequenza dell’omicidio/suicidio di Full Metal Jacket), in modo grottesco (es. gli slasher alla “Non aprite quella porta”)… qui si cerca sempre l’effetto “hai visto che carino questo cucciolo? bello eh? guarda come è contento ora che è salvo e protetto… e ora gli ROMPO IL CULO E LO AMMAZZO!!!” E’ ripetitivo e alla lunga realmente fastidioso.

      Grazie di avermi consentito di chiarire questi passaggi!

  2. Tutto molto condivisibile e ben espresso, quindi innanzitutto complimenti per l’analisi.
    E’ con un lieve senso di colpa però che devo dissentire.
    Dissonanza Cognitiva.
    Ora so perchè questa serie è confezionata e scritta un po’ alla Cdc, ma non riesco a placare l’ansia di conoscere il futuro dei nostri eroi, guardare riprovevoli video social che espongono teorie bislacche su (FORSE SPOILER ALERT) un john snow di chiare origine targarianensi e l’arrivo imminente dell’unico principe degno, farmi stupire da un finale manieristico.

    • La “dissonanza cognitiva” la condivido anch’io… ormai provo una sorta di concupiscenza nel capire cosa combineranno… in effetti hai ragione, Ale, hanno creato un ecosistema di conversazioni che ormai è più interessante dello show.

  3. ” Arya sarà pure pazza e pericolosa, però è “brava” perché rivolge la sua furia su gente schifosa che non merita di vivere… Cesare Beccaria sei morto invano.”

    Non sono d’accordo su tutto quello che hai scritto (il mio giudizio complessivo sulla stagione è più indulgente del tuo) però questo passo mi ha fatto davvero riflettere.
    Premetto che Arya per me non è un personaggio “bravo”, non lo è nei libri, non lo è nei film. E’ un personaggio a cui ci si affeziona facilmente? sì. Bravo? No.
    A me sembra che tanto gli autori della serie quanto Martin le abbiano sempre affidato un ruolo abbastanza specifico, cioé quello di mostrare cosa accade quando all’inflessibilità cavalleresca di un Ned si associa un’indole selvaggia, che può essere data ad Arya dal temperamento o solo dalla crudezza giovanile. Arya è la più fedele degli amici e la più feroce dei nemici proprio per la particolare combinazione tra severità e passionalità che la caretterizza. L’una e l’altra, unite, la portano a diventare un’apprendista assassina, che è l’apoteosi dell’ingiustizia e – in finale – pure la morte della passione.
    Il fatto che il senso di giustizia possa rispondere in modo inadeguato e/o disfunzionale all’interazione con l’esperienza e con la realtà è uno dei temi che vedo più forti in Martin. Molti personaggi lo svolgono: clamorosamente Stannis e Ned ma in modo più sommesso anche altri, tra cui appunto Aria e misterioso Varis. La serie – con alterne fortune, nevvero – si è sforzata di conservalo.
    Lo scivolone c’è stato proprio sulla faccenda della pedofilia, che ha asperso una strana salsa “Charles Bronson” sulla scena. Questo mutila oggettivamente la tridimensionalità del personaggio e lo rende perfino meno spaventoso (spaventava di più nell’allontanarsi dal Mastino, il “mostro complesso” che tutti noi stavamo cercando di perdonare).
    Invece il registro gore della scena, di suo, a me non è dispiaciuto. Ho trovato carina l’ibridazione tra horror soprannaturale con le pargolette capellone e “torture” addomesticato. Però la sensazione che il personaggio abbia perso qualcosa di importante resta anche a me.

    • CB, innanzitutto grazie per questo bellissimo commento. Cerco di spiegare meglio come la vedo io. La scena dell’uccisione di Ser Meryn Trant è gore, ma dal punto di vista della coreografia assolutamente perfetta. Rende credibile in modo efficace che una ragazzina minuta riesca a ridurre alla completa impotenza un cavaliere esperto come Meryn. Il problema è che come hai accennato inizia a portare il personaggio lontano dallo spirito dei libri e troppo vicino a una “Charles Bronson in salsa Dexter”.
      Nel corso delle varie stagioni ho sostanzialmente sempre ritrovato la Arya del libro. Magari con alterne fortune, ma il personaggio era sempre centrato. Anche in questa quinta serie il personaggio per 9 puntate è stato azzeccato, poi alla decima ha sbracato.
      La Arya dei libri non vuole raddrizzare torti, non vuole un mondo migliore, vuole solo vendicarsi. Arya è profondamente “ingiusta” nei propri atti, incarnando la Nemesi nel senso greco del termine. Meryn sarebbe stato ucciso anche se aiutava i poveretti mattina sera e colazione. Ha eseguito l’ordine sbagliato e ucciso l’insegnante preferito di Arya e da ciò non c’è riscatto.
      Arya non mi sembra più l’incarnazione della “Vendetta” che è nei libri (ingiusta, inflessibile e cieca al bene), nella versione televisiva sembra diventata la “Giustizia” e paradossalmente è molto più addomesticata.
      Il vero pugno nello stomaco sarebbe stato vedere Arya fare quel che fa a ser Meryn, dopo aver visto che tutto sommato è una brava persona.
      Grazie ancora!

  4. Scusate ero al bagno. Ad ogni modo. Personalmente non trovo niente di strano che la scrittura di una serie sia a doppio filo legata con il pubblico. Finché i film, o le serie, non costeranno quanto una tela, un pennello e una latta di colori, così continuerà a funzionare. Alla fine è il pubblico che paga. Dici, ok, ma perché allora con Breaking Bad tutta sta caciara online non c’era? Fondamentalmente perché sono due prodotti diversi che hanno acquisito audience diversi in maniera diversa. E’ stata questa la “grandezza” di Game of Thrones: spingere il fantasy ad un livello mainstream. Farlo piacere alle ragazze fighettine o ai bimbiminkia che il fantasy non sapevano nemmeno dove stesse di casa e che oggi sballano per Jon Snow. Epperò, spingi spingi, una volta che hai acquisito un certo tipo di pubblico lo devi mantenere e devi stare alle sue regole (di marketing). Da cui twitter, gossip e compagnia bella.
    Altra cosa: le logiche dei libri non sono le logiche dello showbiz, o almeno non lo sono del tutto.
    Secondo me fare il paragone di un film con il rispettivo libro è un discorso (trito e ritrito) che non porta da nessuna parte: la trasposizione cinematografica crea sempre elementi nuovi e ne abbandona altri senza pietà. Deve essere così. Sennò come fai a mettere 3-400 pagine di parole in un’ora e mezza di film? Bisogna fare delle scelte ed in quelle scelte il pubblico ha un suo peso. Quando “Game of Thrones” verrà rivisto tra cinquant’anni (fra gli sghignazzi generali), parlerà del mondo in cui è stato concepito e ci parlerà anche di twitter, un elemento che rimarrà per sempre nei suoi “metadati”.
    Sul mostrare “la violenza per il solo gusto la violenza” concordo e lo trovo preoccupante nella misura in cui queste scene, oltre ad incontrare il gusto del pubblico, lo formano, il tutto in una sorta di circolo “uovogallinesco” (sarà la famosa “spirale della violenza” di cui tutti parlano?).
    Sulle tette non posso che dissentire e meglio di me hanno fatto gli Screen Junkies (consiglio la visione dell’honest trailer di GoT). Cioè, GoT ha una trama così complicata e piena di nomi che HBO cerca di mantenere il tuo interesse “with every boob possible”. Ci sta. Mi viene in mente Californication, “come for the tits, stay for the writing”. Magari qua è “come for the tits, stay for the tweets”? Boh.
    Vabbè stacco, il post è il tuo non il mio e poi tanto tanto la sesta serie ce la vedremo tutti lo stesso. Cmq compliments.

    • Beh esci dal bagno più spesso, che sto commento è spettacolare…

      Allora…

      Quello che critico non è che una “serie sia a doppio filo legata con il pubblico”, un racconto è fatto per essere fruito dal pubblico e suscitarne le reazioni. Quello che dispiace è che su questo versante, per il mio gusto personale, si sono spinti oltre un certo limite di ragionevolezza. Si possono seguire gli umori del pubblico (per restare sulle serie citate, Jessie Pinkman in Breaking Bad doveva morire abbastanza presto nella serie, ma incontrò i favori di pubblico e critica, così gli sceneggiatori riscrissero buona parte della serie), ma farlo a discapito della tensione e della coerenza narrativa a me, da fan delle prime stagioni di GoT, dispiace. Mi sembra che stiamo alle soglie delle sceneggiature tipo ultime stagioni di Lost con le puntate scritte a caso.

      Hai ragione “le logiche dei libri non sono le logiche dello showbiz”. Parliamo di media molto differenti, che a livello di modalità di racconto usano linguaggi differenti. Il problema è che però si è fatto un lavoro di scrittura al contrario di quello che hai ben descritto. Qui non si riducono 400 pagine di parole a un’ora e mezza di film, ma spesso si inventa un’ora e mezza di dialoghi lagnosi, dove nel libro c’era forse una riga. C’è un sacco di azione nel libro su Brienne e Podrick che nella serie è tradotta come ore e ore di inutili spiegoni sul nulla. A me questo ammazza l’interesse.

      Per quanto violenza (“la violenza per il solo gusto la violenza”) e sesso (“come for the tits, stay for the tweets”) nel racconto televisivo sono un puro momento decorativo a differenza dei libri in cui segnano spesso passaggi narrativi fondamentali. Come dici bene stanno lì per tenere vivo l’interesse, il problema è che quando come soprattutto nell’ultima stagione di GoT divengono mero elemento decorativo a me l’interesse lo abbassano.

      Ovvio che ci vedremo la sesta serie, e che diamine!

      Grazie dell’intervento!

  5. “Beh esci dal bagno più spesso, che sto commento è spettacolare…”
    Thanks! E ok, il prossimo commento magari non lo faccio su un articolo di sei mesi prima =)

    “Farlo a discapito della tensione e della coerenza narrativa a me, da fan delle prime stagioni di GoT, dispiace”
    Hai ragione, personalmente provo a non pensarci e prendo atto del fatto che gli standard si stanno abbassando e la superficialità regna sovrana nel mondo (per esempio, può essere che dopo vent’anni hanno fatto un’altra serie su “The Flash” ed è anche questa una ciofeca?).

    “spesso si inventa un’ora e mezza di dialoghi lagnosi, dove nel libro c’era forse una riga. C’è un sacco di azione nel libro su Brienne e Podrick che nella serie è tradotta come ore e ore di inutili spiegoni sul nulla. A me questo ammazza l’interesse.”
    Idem con patate. Comunque il pubblico più esigente la serie la continua a seguire lo stesso e LORO!!!11!(uno)!! lo sanno. È un mondo difficile, io sono anni che mi impegno cercando di diventare più superficiale, con scarsi risultati.

    Consoliamoci, c’e chi sta peggio, tipo quelli che hanno fatto il character design di Apocalypse per l’ultimo X-men. Cioè, sei la Marvel, hai uno zilione di dollari e mi fai un Apocalypse che sembra il cattivo dei Power Rangers che qualsiasi cosplayer lo ha già fatto dieci volte meglio? Su cose come questa non riesco veramente a darmi una spiegazione.

    • Hai ragione, mi scuso se sul punto non sono stato chiaro. Nei libri la decapitazione di Slynt avviene con una vicenda molto più articolata, in cui il potere di Snow viene posto pesantemente in discussione. C’è tutta una dinamica vecchi Guardiani contro giovani Guardiani, che nella serie è solo sfiorata. Così nello show viene esageratamente posto l’accento sulla vendetta filiale, anziché sul tentativo di mantenere serrati i ranghi. L’effetto è troppo: “Slynt non vedevo l’ora di farlo”. Poi in tempi come questi la scena poteva essere sviluppata in cento modi diversi. Grazie ancora per l’intervento.

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