Raccontare la frontiera

Ieri ho partecipato alla presentazione di “Cronache di Frontiera” una produzione di Sky TG 24, che attraverso i racconti di undici abitanti del VI Municipio di Roma affronta il tema dell’integrazione nelle periferie urbane senza usare i modi della cronaca giornalistica o del documentario.

Gli otto minuti della presentazione mi hanno colpito molto favorevolmente.

Sono un abitante di Roma Est, per la precisione di Centocelle, che si trova nel V Municipio, area adiacente a quella dove si svolge la serie, per cui i volti, le voci, il tessuto urbano visti nel promo sono parte del mio vissuto quotidiano.

Mi ha positivamente colpito il fatto che senza nulla aggiungere di commento, usando solo un montaggio sapiente e uno sguardo pieno di empatia, gli autori hanno consentito agli undici protagonisti di raccontare il proprio vissuto quotidiano fatto di grandi e piccole difficoltà, occupazioni, tragedie, speranze, studi, paura, disagio, rabbia, miseria, riscatto… Lo sguardo è stato delicato e partecipe, lontano dalle spettacolarizzazioni, cui mi hanno abituato i mass media quando si parla di migrazioni.

Ricordo ancora con sconcerto una straniante diretta televisiva dalla Moschea di Centocelle, che faceva una narrazione talmente spettacolare e artefatta della vita del mio quartiere, che pareva di vivere alle porte del Califfato. In modo del tutto folle veniva chiesto a persone normalissime, con cui condivido lo stesso quartiere di “dissociarsi dall’ISIS”. Come se qualcuno venisse da me e mi chiedesse di dissociarmi pubblicamente dalla Mafia, perché ho il cognome siciliano.

Poi vivo il mio quotidiano fatto del pediatra dei miei figli che è mediorientale, mussulmano ed un professionista e un uomo tra i  migliori che ho incontrato… dei compagni di studi dei miei figli, i cui genitori provengono da tutti i continenti, bambini che non si può definire “integrati”, perché nati e cresciuti al pari dei miei nel nostro quartiere… di una normalità fatta di persone che ogni giorno condividono spazi, servizi, frammenti di vita… e mi chiedo davvero quale “realtà” stia venendo sovrapposta al nostro genuino vissuto.

Si racconta sempre in modo approssimativo e spesso irresponsabile la natura di frontiera del nostro Paese. Certamente raccontare la frontiera è impegnativo. Perché il tema della frontiera riguarda qualcosa che non attiene alla geografia del territorio, ma alla geografia dei corpi e delle anime. La frontiera è fatta di volti, di sguardi, di parole, che generano una trasformazione profonda e inesorabile nel tessuto delle nostre vite.

Forse la vera sfida della narrazione contemporanea sta proprio nel raccontare questa frontiera con le parole dei suoi protagonisti. La sfida sta proprio nel dare voce a chi in questo mare di informazioni alla fine viene silenziato.

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2 pensieri su “Raccontare la frontiera

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