La vita nella Città Sostituita

Sono strani giorni. Giorni, in cui cammino in una città, che non sento più mia. Sembra la Città Sostituita di un libro di Philip K. Dick. Alla Roma che conoscevo si è sovrapposta un’altra città diversa, più ostile, attraversata da una manichea e contraddittoria visione del mondo, in cui le categorie di nemico e alleato sono quanto mai labili.

Della Roma decadente, opulenta e plebea in cui sono nato resta l’aspetto, ma l’anima non è più quella.

E’ una città strana, sconosciuta.

Alle fermate della metro ci sono sempre due soldati armati coi fucili d’assalto, spesso dotati di un blindato. Nella zona in cui lavoro, tra ambasciate e ministeri, non posso voltare lo sguardo senza incrociare gli occhi tesi di questi ragazzi armati fino ai denti.

Perfino l’ingresso dei miei figli a scuola è sorvegliato da una volante dei Carabinieri.

Vivo in una di quelle frontiere interne alle grandi metropoli, in cui mussulmani e cristiani coesistono da parecchi anni. Gli sguardi si sono fatti duri diffidenti, c’è come una tensione palpabile di reciproche accuse espresse solo da occhiate fuggevoli.

Nei mezzi pubblici si è taciturni, nella quotidiana calca prodotta dai disservizi della nostra municipalizzata neppure si odono più quei battibecchi, che vivacizzavano un po’ il tragitto. Le espressioni sono chiuse, cupe, piene di una pazienza che trasuda rassegnazione.

Perfino il matto di turno, perché a Roma almeno una volta al giorno in metro si incontra qualche matto… Perfino il matto di turno viene lasciato a berciare col proprio amico immaginario di soluzioni finali, di bombe a neutroni che uccidono solo i mussulmani, di fantascientifiche apocalissi… Non è come prima. Nessuno gli dice più di stare zitto. E questo mi lascia inquieto.

Ma deposti i panni da uomini della folla, quando ci si riappropria della parola, le conversazioni di ogni giorno, anche le più frivole, sono attraversate dagli echi di questa guerra. E tutti straparliamo con ogni mezzo possibile di una guerra di cui nessuno in concreto sa nulla, ma per la quale tutti paiono prodighi di ricette e soluzioni. Si parla di guerra alla macchinetta del caffè, sui social network, a mensa, al bar… Una convivialità fatta di terrorismo e scontro di civiltà. Tutto divide, tutto è oggetto di polemiche stanche, neppure i funerali delle vittime sono sottratti a questo naufragio di parole.

La vita nella Città Sostituita è così: intossicata di guerra, militarizzata, diffidente. La Città Sostituita è dove apparentemente la Luce e la Tenebra si combattono, ma nella sostanza è il luogo dove il Bene e il Male si annullano a vicenda.

Sono strani giorni.

Questa Roma, non è la Roma che conosco.

E tutti sanno tutto dell’inizio ma
nessuno può parlare della fine.
(Francesco De Gregori)

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3 pensieri su “La vita nella Città Sostituita

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