Apple, pizza e mandolino

Visto che sono parecchi giorni che in privato non faccio che parlare della querelle del centro Apple di Napoli e dei connessi “600 posti di lavoro/tirocinanti”, mi sembra il caso di esporre in modo meno rapsodico il mio pensiero.

La questione nella grande compagnia di giro di specialisti/comunicatori sul tema dell’Innovazione ha creato grande scalpore, generando fenomeni divisivi, cui non assistevo dalla rottura di Albano e Romina.

A mio avviso, invece, è una splendida storia, che racconta in modo desolatamente chiaro quale sia lo stato dell’informazione in Italia, quando si approcciano questi temi.

Cercherò quindi di affrontare la questione col consueto metodo della cipolla agrodolce (ovvero piangiamo, abbracciamoci e ridiamoci su, poi ricominciamo a piangere).

Fase 1: Il lancio.

Dopo il tour di Tim Cook alla Bocconi, Apple comunica che realizzerà a Napoli il primo Centro di Sviluppo App iOS d’Europa…

Renzi ne dà l’annuncio col consueto piglio affabulatorio, parlando di una…

bella realtà di innovazione con circa 600 persone

Si scatena la consueta orgia di tweet a botte di parole chiave: #Apple, #TimCook, #Napoli, #600postidilavoro, #OneDirection, #escile…

Fase 2: il punto.

Subito le rotative digitali si mettono al lavoro e in sostanza tutte le testate giornalistiche strombazzano urbi et orbi che “Apple creerà a Napoli 600 posti di lavoro”. I toni degli articoli in puro stile di narrativa renziana sono sul “wow, fico, innovazione, investimenti milionari, foto della nuova sede di Cupertino tipo che a Napoli la faranno uguale, Tim Cook che mangia la pizza, mandolini digitali, sperimentazione”.

Renzi: Apple apre a Napoli, 600 posti di lavoro

Apple investe in Italia: a Napoli apre il Centro europeo per le app

Fase 3: il contrappunto.

In contemporanea parte la contronarrazione dell’evento così riassumibile: “ragazzi vi siete dimenticati che la Apple ci deve un miliardo di euro e se la sta cavando così regalandoci bruscolini, maledetto Renzi ti ho scoperto”.

Torna quindi in auge questo articolo che espone come l’azienda di Cupertino se la sia recentemente cavata di lusso con il fisco italiano.

Evasione fiscale, Apple trova accordo con l’erario italiano e paga 318 milioni di euro

Fase 4: la conferma.

Il Presidente del Consiglio, il Presidente della Regione Campania e svariati esponenti della maggioranza iniziano a gongolare in televisione e sui giornali per lo splendido risultato con toni tipo “dite pure quello che vi pare, intanto abbiamo creato 600 posti di lavoro”.

Matteo Renzi a Porta a Porta

Fase 5: la smentita.

Nessuno intanto aveva letto il comunicato stampa di Apple che chiariva in modo lapalissiano lo spirito dell’iniziativa…

“Il Centro di Sviluppo App iOS, sarà situato in un istituto partner a Napoli, sosterrà gli insegnanti e fornirà un indirizzo specialistico preparando migliaia di futuri sviluppatori.”

Quindi, come al solito, arriva il blogger pierino, che fa presente a giornalisti e politici che…

“Apple non assumerà 600 persone come si era compreso all’inizio. Anzi, probabilmente non ne assumerà proprio nessuna… Quindi non si tratta di un centro costruito da Apple, ma la sponsorizzazione di corsi in un istituto partner. Le prime indiscrezioni, inoltre, vogliono che l’Università Federico II sia questo partner.”

Seguono le testate online a rielaborare in varie forme questa “notizia”, che tale non è. In pratica un blogger bravo e volenteroso ha letto un comunicato stampa, che nessun giornalista o politico si era filato.

Fase 6: la cagnara.

Improvvisamente partono bordate di accuse contro la “solita trita propaganda renziana” riassumibili in…

Sì questa uscita becera è mia, ma riassume bene la temperie culturale…

Fase 7: il debunking incrociato.

Iniziano quindi a fioccare riletture dell’intera vicenda…

C’è chi sostiene che effettivamente Renzi all’inizio non ha parlato di 600 posti di lavoro e che l’equivoco è stato creato in primo luogo da un approccio sciatto al giornalismo… E peraltro formare un programmatore di app, nella new economy significa aver formato un libero professionista pronto a lavorare…

Il modello di lavoro sta cambiando e la Sharing Economy, l’App Economy, le Startup rappresentano opportunità soprattutto per i giovani in Italia, soprattutto al Sud, di emergere e fuggire dai vincoli che stanno tutelando molto più i padri e i pensionati che loro.  L’Italia ha un tesoro di talenti nei nuovi ambiti digitali usciti dall’università, soprattutto al Sud, e l’idea di attirare le grandi corporation con questo tesoro, invece di lasciarli andare via a lavorare a Dublino, Londra, Amsterdam, è semplicemente geniale. Forse è la prima volta che abbiamo davvero una strada per la Digital Economy in Italia.

Però in effetti Renzi, successivamente al lancio, ha effettivamente parlato di 600 posti di lavoro e ciò è incontrovertibile…

Seguono un po’ ovunque conversazioni più o meno pubbliche sulla vicenda, che è ghiotta in quanto parla di politiche di governo, di occupazione, di fiscalità, di giornalismo, di propaganda, ma soprattutto di Innovazione…

Fase 8: le conclusioni.

E sostanzialmente sulle testate giornalistiche si chiosa riportando una serafica conclusione governativa:

“Formare un programmatore in Apple è come addestrare un meccanico in Ferrari. Difficilmente resterà disoccupato.”

Come si dice a Roma: “E che je voi dì?” (trad. “come ribattere?”)

confusedrenzi

Qualche considerazione personale…

A me onestamente la vicenda ha lasciato un senso di profondo straniamento, come sempre accade quando la realtà fenomenica viene oscura da una (sur)realtà parecchio artefatta.

Innanzitutto precisiamo gli ambiti, in cui si svolge il nostro racconto:

  • Le fasi 1 (il lancio), 2 (il punto) e 4 (la conferma) coinvolgono una audience potenziale di milioni di persone. La notizia dei 600 posti di lavoro a Napoli viene passata da mass media tradizionali e nuovi media, coprendo ogni anfratto possibile del sistema informativo. La notizia è chiara e inequivocabile (peraltro è passata a Porta a Porta, non so se mi spiego): Apple crea a Napoli un centro che offrirà lavoro a 600 persone.
  • Le fasi 3 (il contrappunto), 5 (la smentita) e 8 (le conclusioni) riguardano, forse, centinaia di migliaia di persone (sicuramente non milioni), che si informano soprattutto leggendo testate giornalistiche (online e cartacee) e interessate al tema dell’innovazione.
  • Le fasi 6 (la cagnara) e 7 (il debunking incrociato), coinvolgono qualche migliaio di addetti ai lavori/appassionati/attivisti, che non si limitano a informarsi, ma sono parte attiva nel processo di formazione delle notizie.

Risulta evidente che per quanti sforzi si possa fare, per meglio precisare la questione, la “notizia” per la stragrande maggioranza dei cittadini resterà una sola: Apple crea a Napoli un centro che offrirà lavoro a 600 persone.

Passiamo alla dinamica di formazione della notizia, che in questo caso è assai simile a quella delle leggende metropolitane:

  • Substrato informativo: Apple deve un sacco di soldi allo Stato Italiano… Apple ha trovato un accordo col fisco, che ha lasciato molti scontenti… in effetti Apple in Brasile ha aperto un polo dedicato all’innovazione… Tim Cook ha fatto un tour italiano strombazzatissimo dai mass media… Su dieci anni di retorica italiana sull’Innovazione con la I maiuscola non reputo necessario dilungarmi troppo (mi limito a rimandare a “Come inguaiammo il Nobel a internet“), ma c’è tanto tanto sostrato… Insomma c’è davvero un terreno fertile, in cui piantare la “notizia”.
  • Annuncio evocativo: parlare con la scioltezza renziana di “bella realtà di innovazione con circa 600 persone” è un colpo da maestro. Si allude, si evoca, si ammicca, ma in sostanza non si dichiara nulla di concreto. Renzi si limita ad alzare la palla, per consentire al sistema informativo di schiacciare in completa autonomia.
  • Deficit cognitivo: si parla tanto di analfabetismo funzionale (sul punto invito alla lettura di questo post di Hybris a Nastro, che è la pietra tombale sul tema: PORNHUB E L’OCSE), ma qui siamo al deficit cognitivo vero e proprio. Abbiamo un giornalismo, che neanche si premura di leggere e capire un comunicato stampa. Sul tema del “tasse evase” da Apple non c’è alcun approfondimento: sono mere pretese del Governo, o parliamo di somme ben documentate e certificate? Quali sono i termini esatti di questo concordato fiscale? Non è dato saperlo. Apple potrebbe benissimo aver voluto chiudere in bonis la questione, per evitare ulteriori grane. Sul tema del Centro di Sviluppo App iOS quale sarà esattamente l’investimento di Apple? Cosa farà esattamente Apple? In sostanza: di cosa accidenti stiamo parlando? Non è dato sapere. Il giornalista 2.0, come ripeto da anni, non indaga, ma raccatta roba a caso da internet e la adatta all’umore, che emerge dai social media (v. “Bufale senza latte“).
  • La politica prende atto: a questo punto il politico di turno non fa che dire: “Cari giornalisti, ma lo sapete che avete ragione?! Questa cosa del Centro Apple di Napoli che sviluppa 600 posti di lavoro è una bellissima narrazione dell’Italia che riparte! Mi avete convinto!” Tecnicamente il politico non mente, in questa fase resta ammaliato dalla narrazione giornalistica dell’evento e segue la notizia.

Quello che mi colpisce del giochino sopra descritto è che non necessita neppure di un articolato meccanismo di propaganda. E’ un metodo, che si basa integralmente su una informazione che ormai vive di tempi di elaborazione della notizia assai effimeri e in cui il momento dell’indagine e dell’approfondimento resta sullo sfondo.

Francamente trovo le prospettive aperte da un simile metodo abbastanza inquietanti. Mi ricorda tantissimo la Biblioteca di Babele di Borges e l’immagine di “Un oscuro scrutare” di Philip K. Dick di un futuro drogato, in cui la gente confezionerà hamburger per altra gente che confeziona hamburger. Neppure c’è più la goebbelsiana menzogna, che ripetuta un numero sufficiente di volte diventa la verità. Siamo alla asserzione sostanzialmente falsa che si autoproduce e che alla fine diventa sostanzialmente veritiera. Un capolavoro.

Ribadisco quanto dico da sempre. Non si può pretendere da un politico la Verità. Un politico deve ispirare, promettere, e sì diciamocelo manipolare l’opinione pubblica (possibilmente verso il bene comune). E’ così dai tempi di Gorgia e non penso che in futuro assisteremo a grandi capovolgimenti sul tema. Il lavoro di scavo alla ricerca della Verità spetta ai giornalisti, che in una società sana dovrebbero svolgere il ruolo di veri e propri anticorpi democratici e non limitarsi a diventare strumenti per raccattare click per le metriche dell’advertising.

E ora vado a confezionare hamburger.

Ciao.

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