Lettera aperta al giornalista della sezione “CAZZATE RACCATTATE SUL WEB”

Caro giornalista,

premetto che so benissimo che anche tu devi campare, che tieni famiglia, che hai il mutuo, le bollette e le rate dell’auto da pagare. Premetto altresì che deve essere complicato e ansiogeno svolgere un lavoro, in cui ogni giorno devi inventarti un argomento, con cui riempire una cartella da duemila battute ed elaborare un titolo acchiappa click da ottanta caratteri. Sappi che chi ti scrive comprende le tue difficoltà.

Però…

Però tu hai un titolo di studio universitario, hai svolto una pratica professionale abbastanza rigorosa, da quello che scrivi desumo che tu possieda una certa capacità di elaborare un ragionamento e di esprimerlo in forma scritta in modo compiuto. Mi sento pertanto in dovere di parlarti con una certa schiettezza, perché ti reputo una persona al di sopra della media di quel mondo di webeti e troll, che spesso stigmatizzi.
L’altro ieri una ragazza si è suicidata, per colpa di un video hard diffuso in rete, che è diventato virale rovinandole l’esistenza. Subito ti sei affrettato a parlare di trappola dei social, di troll istigatori al suicido, della gogna delle pagine Facebook, delle maligne parodie su Youtube, delle insopportabili frasi tormentone…

Cerco di farti riflettere un pochino.

So che per te è impossibile assumere la responsabilità morale dei tuoi atti, ma è bene che ogni tanto ti ci confronti.

Partiamo dai fondamentali: tu sai benissimo di scrivere per webeti, troll, stalker, onanisti patologici e analfabeti funzionali. Sono i tuoi lettori. Se scrivi titoli abominevoli tipo “NOME COGNOME diventa la nuova star del web con un video hard diventato virale su WhatsApp” non credo che ti stai rivolgendo a raffinati analisti dell’antropologia netnografica. Sai benissimo che lo hai scritto per i sudici ratti, che tu chiami lettori, che cliccheranno su quel titolo nella speranza di trovare qualcosa di pruriginoso, con cui trastullarsi.

Credo che tu abbia un quoziente intellettivo sufficiente a comprendere che un sudicio ratto, che diffonde un video di porno amatoriale su WhatsApp ai propri amici può raggiungere una platea molto più ristretta della tua, che sei ospitato da testate online di livello nazionale.

Spero che tu comprenda che, una volta che tu hai sottoposto al pubblico ludibrio coi tuoi toni scherzosi e ammiccanti la malcapitata di turno, in primo luogo hai reso un fattaccio privato di dominio pubblico, in secondo luogo stai istigando gli inutili vermi, che chiami lettori, a darci dentro con la social gogna 2.0.

Sì perché poi sarai sempre tu, che per riempire le duemila battute del giorno dopo scriverai “Il video virale di NOME COGNOME scatena la Rete. Ecco le migliori parodie”, raccattando mondezza sotto forma di video, meme e tweet. Lo capisco, fare copia/incolla rende il tuo lavoro molto più semplice. Però devi fare i conti che in questo modo stai gettando benzina sul fuoco. Credo che tu sia in grado di comprendere che in quella folle gara alla popolarità che sono i social il tuo sudicio articoletto getterà benzina nelle menti di quei dementi, che spereranno di essere menzionati nel prossimo parto della tua penna degenere.

So che può essere difficile per te capirlo, perché ti rifiuti programmaticamente di farlo, ma cerco di spiegarti un concetto semplice: se per raccattare visite di onanisti usi il nome e il cognome di una star associato alle parole Video Hard, o Porno, o Sex Tape, puoi ancora farcela a spacciare la cosa per giornalismo di costume. Se usi i dati anagrafici di un privato cittadino associato a qualche sgradevole incidente di natura sessuale, sei tu che lo stai esponendo alla gogna dei social media.

Pertanto, quando muore qualcuno nel Parco Giochi con Suicidio, che avete tirato su tu e i tuoi colleghi della sezione “CAZZATE RACCATTATE SUL WEB PER ACCHIAPPARE QUEI CLICK CON CUI CAMPA QUESTO GIORNALE ATTRAVERSO LA RACCOLTA PUBBLICITARIA” sarebbe il caso che tu avessi la decenza di tacere. Hai fatto il tuo sporco lavoro, qualcuno non ha retto e ci ha rimesso le penne, e non dico che dovresti provare un senso di colpa, perché ciò implicherebbe che tu avessi una qualche morale, però dovresti avere quel briciolo di scaltrezza, che ti imporrebbe di tacere.

Invece no.

Di fronte allo schifo che hai amplificato e aizzato al parossismo, poi hai l’ardire di versare lacrime di coccodrillo, parlando della ferocia del web, della trappola dei social, del patriarcato, dell’arretratezza culturale. Non puoi esimerti da “NOME COGNOME protagonista di un video hard diventato virale in rete, si è tolta la vita”.

Fatti e facci un piacere: smettila. Pare davvero di assistere a un ciclo completo, in cui hai sbranato la vita di qualcuno, l’hai digerita, e ora nelle fasi conclusive della digestione versi pure qualche lacrima. Dirai anche cose giuste e sacrosante, ma in bocca tua suonano atrocemente stonate.

Non vale la pena di vendere l’anima al diavolo per un’esistenza così mediocre. Impegnati un po’ di più, parla d’altro. Tanto troverai sempre qualche scemo che stocazza il politico di turno su Twitter, qualche leader politico che spara a mezzo social sfondoni da bocciatura in Prima Media, qualche catfight tra morti di fama a mezzo social media. Tanto non scrivi per vincere il Pulitzer, vuoi solo pagare il mutuo, non vale davvero la pena sacrificare dei poveracci per questo.

Potrai aver cancellato i post, averli dirottati su edificanti editoriali, aver scritto due righette per autoassolverti, ma non c’è salvezza dalla tua mediocrità. Magari la gogna social si sfogherà su uno dei tuoi colleghi e risparmierà te, ma non credere di essere innocente.

Concludo augurandoti di non associare mai più i dati anagrafici di alcuno a vicende pruriginose solo per alimentare la sezione “CAZZATE RACCATTATE SUL WEB”. Il web è certamente diventato un postaccio, però tu non ti mettere di impegno a renderlo una cloaca.

Con affetto.

Gianni

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3 pensieri su “Lettera aperta al giornalista della sezione “CAZZATE RACCATTATE SUL WEB”

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