Terremoto, quando il safety check di Facebook diventa esibizionismo

In questi giorni la serie di forti scosse di terremoto, che hanno pesantemente coinvolto Umbria e Marche, hanno scatenato un utilizzo abbastanza dissennato del safety check di Facebook. Per l’ennesima volta mi sono interrogato sull’uso costantemente ego-riferito che facciamo dei nuovi media.

Per chi non lo sapesse il “safety check” è una funzionalità di Facebook, che nelle intenzioni dovrebbe consentire a chi si trova nelle prossimità di un disastro naturale, o una crisi, di avvisare la propria cerchia di amicizie sul fatto che sta bene.

In pratica se sei localizzato a una certa distanza dall’epicentro dell’evento critico Facebook ti chiede:

Stai bene? Sembra che ti trovi nell’area interessata da [EVENTO CRITICO A CASO]. Comunica agli amici che stai bene.

Il safety check avrebbe una sua indubbia utilità.

Non nego che ogni volta che c’è stata una scossa forte sono stato contento di ricevere la notifica dai miei amici di Umbria e Marche sul fatto che stavano bene. Non li ho importunati con richieste di notizie, che in momenti così drammatici potevano risultare antipatiche, ma sono stato rassicurato lo stesso sulle loro condizioni.

Peccato che gli algoritmi di Facebook facciano dei ragionamenti un po’ curiosi ed estendano l’area interessata dall’evento critico fino a lambire i confini dell’universo.

Anche a me è arrivata la richiesta “Stai bene?” sebbene io abiti a Roma a circa 130 Km dall’epicentro del terremoto. Per stare male mi doveva essere preso un infarto perché aveva tremato il lampadario. Così ho ignorato la cosa.

E’ accaduto invece un evento mirabolante di quelli che ormai costantemente si generano nell’Asilo dei Social Network: mi sono iniziate ad arrivare notifiche da tutta Italia sul fatto che i miei amici stavano bene. Stimati professionisti che risiedono o lavorano a centinaia di chilometri dall’epicentro del terremoto mi informavano sul fatto che stavano bene.

Questo è un problema che un po’ ci riguarda tutti. L’ho detto svariate volte negli anni: il concetto di “comunicazione” sui social non è quello di “dialogo”, piuttosto è quello di fare “risonanza del nostro ego”. Sono articolati in questo modo da chi li programma e questo allo scatenarsi di una calamità porta tutti a far risuonare il proprio ego in contemporanea col risultato di un brusio talvolta angosciante.

Mi spiace che anche quando i programmatori di Facebook ne fanno una giusta, il Safety Check, i nostri riflessi siano ormai così abituati a ridondare compulsivamente noi stessi da vanificare ogni cosa. C’è stato un terremoto nelle Marche? Beh da Bolzano a Pantelleria stiamo tutti bene! A un certo punto arriveremo al punto che se l’amico cagliaritano tace inizieremo a preoccuparci.

E’ Facebook che deve circoscrivere l’area in cui è attivo il Safety Check? Dobbiamo essere sempre trattati come bambini, cui devi stare attento a mettere in mano un nuovo giocattolo, altrimenti si fa male? Possibile che non siamo più in grado di auto disciplinarci?

Ricordo quando si parlava di internet, come il motore di una nuova intelligenza collettiva, mi sembra che stiamo scivolando verso la sciocchezza di massa.

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