Le provocazioni hanno rotto i coglioni (oh, leggi fino in fondo però)

Che si tratti di stilisti affermati, di scrittrici osannate, o di venerabili giornalisti, nessuno di questi tempi sfugge alla tentazione di esplorare i confini della provocazione. Purtroppo però la provocazione è qualcosa da maneggiare con cura, perché ha la tendenza ferina a rivoltarsi di sovente contro il proprio padrone.

Alludere ad arditi paragoni sessuali tra l’imponenza dell’italico cannolo e la piccineria dei bocconcini cinesi, equiparare il possesso di un pisellino tra le gambe a una sorta di genetica appartenenza alla mafia, o sbeffeggiare vittime di rapimenti equiparandole a sprovveduti personaggi fiabeschi meritevoli di ramanzine, al di là delle seppur meritevoli intenzioni degli autori, non fanno che declinarsi in razzismo, misandria, o paternalismo becero.

Perché la provocazione, l’arte dell’invettiva, il paragone ardito, un certo gusto per il ragionamento paradossale, vanno saputi dosare con accortezza.

In tempi in cui le nostre menti si sono impigrite, in cui le nostre dita scrivono per le Macchine, in cui i nostri occhi scansionano pigramente testi e video come androidi è possibile ancora provocare?

Ha senso provocare in un contesto in cui una certa ironia provocatoria si è fatta struttura di pensiero unico?

Provocare, essere ironici, essere sopra le righe ormai sono il modo normale di comunicare e ciò comporta un risultato paradossale, ma concreto come un mattone di granito: tutto viene interpretato in senso letterale.

Tra le buone tecniche di scrittura che insegnavano una volta, c’era quella di risvegliare l’attenzione del lettore con una bella provocazione inziale e poi sviluppare in modo articolato il messaggio. Ma di questi tempi il “leggi fino in fondo” non vale più molto.

Se vogliamo dire a qualcuno che lo odiamo, o che lo amiamo, che lo stimiamo, o che lo disprezziamo, usiamo costantemente l’ironia e la provocazione.

Giornalisti, scrittori, creativi, dovrebbero comprendere che i loro testi non si inseriscono più (ormai da un ventennio), in un ecosistema coerente tenuto in piedi da addetti ai lavori.

Oggi tutti scrivono, tutti provocano, tutti ironizzano, tutti.

Perciò non lo fa più nessuno.

Insomma, mettetevi l’anima in pace, nessuna provocazione resterà impunita

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