Twitter può influenzare la Politica? | Data Manager Online

Dopo la travagliata elezione presidenziale una domanda che rimbalza ultimamente è se Twitter sia in grado di influenzare i Politici a prendere determinate decisioni. La mia personale esperienza col caso Gary McKinnon può offrire sorprendenti risposte.

Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle con le Quirinarie hanno teso un trappolone al Partito Democratico: proporre la candidatura di Stefano Rodotà a Presidente della Repubblica.

Stefano Rodotà rappresentava una candidatura certamente interessante: una delle migliori menti della Sinistra italiana, insigne giurista, gradito alla galassia dei movimenti. Peccato per un dettaglio non da poco: Stefano Rodotà è dichiaratamente laico, leggi ateo.

La cosa in un partito largamente confessionale come il Partito Democratico qualche mal di pancia, ovviamente, l’ha creato. Peraltro Rodotà è sì un esponente di Sinistra, ma di una Sinistra ormai piuttosto eterodossa rispetto alla linea assunta negli anni dal Partito Democratico.

Il resto è il cupio dissolvi del Partito Democratico, capace prima di puntare sul candidato Marini, poi su Prodi, brucando entrambi in due giorni.

Seguono quindi una serie di polemiche in casa PD su come l’appoggio alla candidatura Rodotà espresso da parte della base su Twitter abbia influenzato negativamente i lavori parlamentari. Il tutto è bene espresso dall’onorevole Giuseppe Civati nel suo post “Tutta colpa vostra”.

Come sapete, sono tra quelli che ritengono che Twitter non sia di per sé in grado di “spostare voti”, se non integrato in una campagna di comunicazione dal vivo e attraverso i media tradizionali.

Eppure quando si parla di idoneità di Twitter a influenzare l’umore e talvolta le decisioni dei Politici, devo dire che lo strumento ha una certa potenza di fuoco nelle democrazie, che usano i nuovi media come strumento di generazione e analisi del consenso.

In pratica sono gli stessi Politici che, ritenendo che Twitter sposti voti e che sia espressione della parte meglio informata dell’opinione pubblica nazionale, attribuiscono ai pareri ivi espressi un peso molto maggiore delle accanite assemblee di sezione.

Il caso più emblematico, cui ho partecipato, fu quello di Gary McKinnon.

La storia è presto detta.

Gary McKinnon era un informatico britannico affetto da una forma di autismo, che alla ricerca di prove sull’esistenza degli UFO violò i siti di NASA e Pentagono. Gary non era un hacker, ma un banale smanettone che usando un programma disponibile in commercio sfruttò una serie di falle macroscopiche della sicurezza informatica USA (si parla addirittura di password in bianco).

Gary subì, giustamente, un processo in madrepatria, che gli comminò una serie di pene. Peccato che la cosa all’amministrazione USA non bastò e richiese che McKinnon venisse estradato in America, per essere processato come un “terrorista informatico”, rischiando decenni di carcere speciale.

A molte comunità di hacktivisti la cosa sembrò assolutamente grottesca, esageratamente punitiva, lesiva dei diritti dei disabili mentali, nonché atta a comprimere la sovranità nazionale degli stati europei.

Così svariate Community europee, soprattutto i Tweetstormers in Gran Bretagna e Gilda35 in Italia, ma anche molti Francesi e Portoghesi, iniziarono a tempestare gli account ufficiali dei politici britannici e quello del Ministero dell’Interno di tweet per la liberazione di Gary McKinnon .

Quindi iniziarono anche i primi esperimenti italo-britannici coi temi di tendenza riuscendo a rendere virale la notizia presso le rispettive comunità nazionali di Twitter. Modalità che nei mesi successivi vennero riprese in svariati paesi del mondo (v. Primavera Araba e Occupy Wall Street).

La pressione esercitata via Twitter iniziò a creare parecchi grattacapi alle Autorità britanniche, ben raccontate in un cablogramma successivamente reso pubblico da Wikileaks. Si stavano muovendo poche centinaia di attivisti, ma a tutti gli effetti si sentiva la pressione dell’opinione pubblica.

La pressione continuò con nuove mobilitazioni digitali via Twitter e con produzione di post su blog e testate online di svariate nazionalità.

Il risultato? Alla fine la Gran Bretagna fece l’auspicato scatto di orgoglio e negò l’estradizione di Gary McKinnon negli USA.

Stiamo parlando di una campagna via Twitter che non si è risolta nell’arco di una giornata, ma di qualcosa che ha mosso hacktivisti europei dall’autunno 2010 al novembre 2012. Tuttavia è innegabile come la pressione verso la politica si sia espressa soprattutto via Twitter.

Una storia che racconta come Twitter, se usato con determinazione, può diventare un importante strumento di pressione verso il mondo politico, proprio perché è uno dei luoghi in cui i giornalisti vengono a “cercare storie” e in cui si forma il “senso comune”.

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Twitter e la Sparatoria di Palazzo Chigi | Data Manager Online

Durante l’insediamento del Governo Letta, la piazza antistante Palazzo Chigi diventa teatro di una sparatoria che lascia due Carabinieri gravemente feriti. L’attentatore, tale Luigi Preiti, sembra aver compiuto il gesto preda della disperazione. Le reazioni su Twitter.

Dopo una travagliata elezione presidenziale, che ha lasciato disastrato il Partito Democratico, sotto l’alto patrocinio del Presidente Giorgio Napolitano, al suo secondo mandato, Enrico Letta sta giurando insieme con Ministri appartenenti anche al PDL, ai Montiani e ai Radicali.

Fuori, sulla piazza, esplodono dei colpi di pistola.

Due Carabinieri restano a terra gravissimi. Il primo colpito al collo, il secondo alle gambe.

L’attentatore viene subito arrestato.

La notizia subito esplode su Twitter.

E’ come assistere a un puzzle che lentamente si compone. Un puzzle fatto di foto del luogo dell’attentato, del ghigno allucinato dell’attentatore, di nomi delle vittime Giuseppe Giangrande e Francesco Negri, del nome dell’attentatore Luigi Preiti, di accuse, di malattie mentali prima date per acclarate poi smentite, di prese di distanza, di enfasi sulle origini calabresi dell’attentatore, di illazioni sul coinvolgimento delle ‘Ndrine, di drammi da abbandono coniugale, di accuse nemmeno velate alle responsabilità derivanti dalla violenza verbale del Movimento Cinque Stelle, di complotti stile “strategia della tensione reloaded“, di debiti al videopoker, di moventi politici, criminali, folli, suicidi…

Un puzzle che alla fine restituisce un quadro d’insieme folle e incoerente come il sorriso di Preiti all’atto dell’arresto.

Un fenomeno che desta una certa preoccupazione è il fatto che a fianco delle fisiologiche spacconate digitali, da più parti scorrendo la timeline emergono vere e proprie apologie di reato in favore dell’attentatore, colpevole solo di aver sbagliato il bersaglio: i Carabinieri, mentre andavano colpiti i politici. E’ un fenomeno preoccupante, perché manifesta una rabbia, che dalle suggestioni violente, sta passando ad una vera e propria mistica della violenza, come gesto di “soluzione finale” dei problemi.

Altra cosa veramente desolante sono gli scambi di accuse reciproche tra le diverse “tifoserie politiche” (elevarle al rango di fazioni sarebbe troppo generoso). Si assiste a una lunga gara a rivangare i gesti offensivi di sovente prodotti dai leader di Centrodestra (Gasparri, Santanchè e Bossi su tutti), le dichiarazioni simil guerra civile di Beppe Grillo, i vent’anni di antiberlusconismo che il Centrosinistra ha trasformato in una sorta di Götterdämmerung.

In questo vociare affannato, particolare eco hanno le parole del Presidente della Camera, Laura Boldrini, e del Leader Movimento 5 Stelle.

La prima con pochi tweet personali sa esprimere con grande umanità una varietà di considerazioni molto intense e condivisibili sulla vicenda:

#Sparatoria La violenza non deve e non può mai essere considerata tra le opzioni da percorrere per risolvere i problemi

Esprimo vicinanza e solidarietà alla donna e ai due Carabinieri feriti oltre che all’Arma dopo la #sparatoria davanti a #PalazzoChigi

Provo sgomento per carabinieri feriti a #PalazzoChigi: non è giusto che corrano rischi così grandi per la sicurezza di tutti

Chi ha sparato a #PalazzoChigi era disperato per perdita di lavoro. Urge dare risposte perché la crisi trasforma vittime in carnefici

#PalazzoChigi Bisogna stare vicini alla famiglia Giangrande e alla giovane figlia del brigadiere che solo 2 mesi fa ha perso la mamma.

#PalazzoChigi Mi auguro che si possa dare un segnale forte, che quando succede qualcosa ad un servitore dello Stato, lo Stato c’è.

Beppe Grillo, invece tramite un tweet e un breve post sul suo blog prende le distanze da ogni forma di esaltazione della violenza.

#sparatoria Piena solidarietà alle forze dell’ordine e speriamo che sia un episodio isolato e rimanga tale

C’è stato un attentato ai carabinieri davanti a Palazzo Chigi. Vorrei innanzitutto manifestare la mia solidarietà ai carabinieri, alle forze dell’ordine e ai parenti del carabiniere ferito gravemente. Ci discostiamo da questa onda che spero finisca lì perchè il nostro MoVimento non è assolutamente violento. Noi raccogliamo firme ai banchetti, facciamo referendum e leggi popolari. Piena solidarietà alle forze dell’ordine e speriamo che sia un episodio isolato e rimanga tale. (Solidarietà ai carabinieri)

E alla fine della giornata restano una marea di dubbi, un carabiniere che lotta per la vita, un Governo nato in una giornata terribile, un Paese che deve interrogarsi sulla necessità in frangenti così drammatici di abbandonare ogni forma di esaltazione della violenza.

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Il senso di Twitter per il Porno | Data Manager Online

Particolare scalpore hanno destato nelle scorse settimane le sortite digitali di Sasha Grey e Sara Tommasi, che per qualche giorno hanno strappato i temi di tendenza alle usuali parole d’ordine di politica e fanboy. Cerchiamo di comprendere un po’ meglio i primi passi del Twitter a Luci Rosse.

L’ex-porno attrice Sasha Grey porta in Italia il suo DJ set, fa una comparsata a Radio Dee Jay e da Andre Diprè. I temi di tendenza di Twitter esplodono.

L’ex-soubrette Sara Tommasi, durante il proprio cammino di mistica redenzione, pensa bene di chiedere aiuto su Twitter a Papa Francesco e Barack Obama, per sponsorizzare il proprio film porno col disturbatore Paolini e Nando del Grande Fratello. I temi di tendenza di Twitter esplodono.

Sono due casi che raccontano parecchio sull’evoluzione dei linguaggi nei nuovi media.

Ogni tanto qualche tema di tendenza piccante salta fuori, ma per lo più ci si riduce a brevi rigurgiti di #tetteday e #pompinoday, che non escono dalla cerchia delle community, che li hanno generati.

Il caso di Sasha Grey e di Sara Tommasi è differente, perché innanzitutto è stato posto l’accento sulla carriera pornografica delle due, con diffusione di materiale spesso esplicito. La cosa divertente è stata che fondamentalmente gli utenti di Twitter, probabilmente senza capire, si sono esaltati per due tra i casi più controversi della cultura pop contemporanea.

Sasha Grey è una ragazza estremamente intelligente. Osservando in rete i suoi lavori è un’esegeta di quella particolare forma di comunicazione chiamata “avant pop”, in pratica comunica soprattutto con la fotografia suggestioni molto sofisticate in una cornice apparentemente pop. Musicalmente invece produce una banale forma di house music senza infamia e senza lode.

Quello che molti non sanno è che negli USA la giovane Sasha è stata oggetto di feroci critiche, perché quando giovanissima iniziò a fare porno le sue forme erano particolarmente acerbe. In una celebre puntata del “The Tyra Banks Show” venne ferocemente attaccata, perché fondamentalmente con le sue performance pornografiche ammiccava a scene di stupro di gruppo verso ragazzine in tenera età. In pratica Sasha Grey era una performer di un genere molto in voga di pornografia legale, che ammicca (esplicitamente) alla c.d. Child Pornography.

Nei temi di tendenza Sasha Grey è stata esaltata soprattutto per la sua carriera da porno attrice da parecchie persone, che assai probabilmente non avevano visto neppure un fotogramma della parte più estrema della sua carriera. L’intelligenza della Grey è stata quella di inondare letteralmente internet, finita la propria carriera pornografica, di immagini pop che la ritraggono come matioska russa, santa preda di mistici afflati, contadina, hipster… fino a sommergere il proprio passato e operare una vera e propria riscrittura di senso.

Su Sara Tommasi invece in Italia si è scritto di tutto: possibili disturbi mentali, possibili problemi di droga, la caduta dalle stelle televisive alle stalle dei set porno, il cammino di redenzione, la ricerca di un vero amore…

Si è molto riso delle deliranti richieste di aiuto a “spingere” il proprio porno avanzate da Sara Tommasi, inquadrandole come l’ennesimo delirio di una mente disturbata. Invece la Tommasi ha dimostrato una conoscenza del ciclo, con cui un elemento dai social media passa ai media tradizionali, degna dei migliori Guru della Silicon Valley. Praticamente a costo zero, formulando una surreale richiesta di endorsement rivolta a superstar mediatiche è riuscita per giorni a far parlare di sé, riuscendo a creare interesse sui canali di comunicazione virale e tradizionale per un prodotto di bassa macelleria, che altrimenti sarebbe passato sotto silenzio.

Sorprende che due esponenti di forme di pornografia considerate in passato squallide, che ritraggono ragazze che sembrano bambine e persone con disturbi mentali, alla fine passano nel grosso pubblico con una connotazione divertita e positiva. Forse sarà merito dell’intelligenza due protagoniste, capaci di ribaltare una serie di cliché e di sfruttare con intelligenza e ironia dinamiche mediatiche non proprio semplicissime.

Nell’underground si dice sempre che “il Porno è il motore dell’Internet”, sembra che sta diventando anche quello di Twitter.

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La decostruzione digitale di Morgan | Data Manager Online

La popolarità ai tempi di internet è molto difficile da gestire. La storia dei problemi di salute e sentimentali di Marco Castoldi, in arte Morgan, è esemplare di come, purtroppo sempre più spesso, i social network rischiano di diventare un momento di de-costruzione dell’individuo

Marco Castoldi è stato uno dei pochi cantanti “di rottura”, che ha prodotto la mia generazione. Nel suo periodo più felice e fecondo, quando negli anni ’90 militava con i Bluvertigo, ha scritto alcune pagine veramente notevoli della storia della musica italiana. Forse è stato l’unico realmente in grado di utilizzare in modo genuino e originale tecniche di avant-pop nel campo musicale italiano.

Pertanto non riesco a pensare a Morgan senza ricordare piccoli capolavori, che a distanza di parecchi anni ascolto ancora col medesimo piacere della mia giovinezza. Penso a “Iodio”, “LSD”, “La Crisi”, “Cieli Neri”, “Fuori dal Tempo” e tanti altri che hanno scandito tanti momenti della mia vita.

Col tempo Morgan è evoluto, è cambiato. Ha lasciato i Bluvertigo, si è gettato in relazioni sentimentali con regine dei rotocalchi, ha tentato una carriera solista con buon apprezzamento della critica, infine si è gettato nel mondo allucinato dei Talent Show.

Ovviamente tutto questo in un mondo drogato di tecnologia come il nostro non è senza conseguenze.

Questi pochi passaggi significano oggi essere (ri)mediato dal connubio tra televisione e nuovi media in un elemento di spettacolo permanente.

Il pubblico ne ha bisogno. Perché, come Morgan fa una battuta a X-Factor, i temi di tendenza si popolano di citazioni e reazioni. Perché ogni foto rubata da un paparazzo in atteggiamenti affettuosi con qualche cantante, attrice, o soubrette, diviene immediatamente elemento virale. Perché ogni possibile disavventura, o successo diviene materia di riflessioni interminabili.

Morgan ha il potere di emozionare il pubblico e di farlo reagire sui social media.

Questo è il suo miglior pregio, questa è la sua condanna.

Perché se il pubblico vuole qualcosa, ormai abbiamo schiere di professionisti pronti a servirgliela ad ogni ora del giorno e della notte.

Qualche giorno addietro, Marco Castoldi è stato ricoverato per un problema di salute… Subito Selvaggia Lucarelli, ex-fidanzata di Morgan, ne ha dato notizia via Twitter. Poi Asia Argento, ex-compagna di Morgan e madre della sua primogenita, ha polemizzato con la Lucarelli generando un notevole flame su Twitter… Poi Jessica Mazzoli, ex-concorrente di X-Factor, attuale compagna di Morgan e madre della sua secondogenita, ha proceduto a scaricarlo via Twitter e Facebook…

Questi pochi passaggi hanno attivato un circo mediatico assolutamente straordinario, in cui tutto è stato ridondato e amplificato, oltre i limiti della decenza e del buongusto.

Il problema è che quando una persona ha problemi di salute e psicologici, avrebbe bisogno innanzitutto di una cosa, per riprendersi: il silenzio.

Ricordo bellissime pagine di scrittori ricoverati per problemi affini a quelli di Morgan, che parlano dell’importanza che ebbe il silenzio nel ritorno alla salute mentale e fisica. Su tutti, gli immortali passaggi di Robert Pirsig nello “Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”. E tutti noi, chi più chi meno, abbiamo fatto esperienza di come in certi momenti, isolarsi ci consenta di ristabilire quelle energie interiori essenziali per il recupero del nostro equilibrio.

Ma ciò nel nostro allucinato Circo Mediatico non sembra essere possibile.

Quello che accade a Morgan mi ricorda in grande stile, ciò che accade spesso alle vittime del c.d. cyber bullismo. Spesso ciò che spinge molti giovani ad atti estremi come il suicidio, non è l’evento scatenante (la molestia di un pedofilo, uno stupro, lo stalking di un ex-fidanzato), ma l’impossibilità di un ritorno alla “vita normale”, che è impedita da un corpo sociale ormai drogato di narrazione permanente e spesso disumana.

Auguro a Marco Castoldi un po’ di silenzio e anonimato.

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Kim Jong Un: la minaccia nucleare incombe su Twitter | Data Manager Online

Il dittatore nordcoreano Kim Jong Un minaccia di sferrare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Così su Twitter si respirano toni da black comedy degni de “Il dottor Stranamore” di Stanley Kubrick.

Parliamoci mortalmente chiaro, il “Caro Leader” Kim Jong Un è uno dei personaggi che dominano le sottoculture, che abitano internet. Il giovane dittatore nordcoreano è oggetto di un vero e proprio culto con produzione di ogni genere di meme e beffa informatica possibile e immaginabile.

Molti non lo sanno ma il successo planetario di Gangam Style di Psy, ha ricevuto un generoso supporto da parte della community della image board 4Chan, stante la somiglianza tra il cantante sud coreano e Kim Jong Un. Uno dei meme preferiti dell’underground di internet è proprio il confronto tra il gaudente ambiente del K-pop sudcoreano, incarnato da Psy, e il triste e grigio clima da Cortina di Ferro della Corea del Nord, incarnato da Kim Jong Un. Lo scherzo, nato in opposizione al solito Justin Bieber, sì è spinto talmente in là che alla fine ha prodotto il video più visto di sempre su Youtube.

Esistono poi numerosi exploitable del “Kim Jong Un looking at Things”, ossia foto in cui il dittatore coreano osserva con il suo faccione sognante oggetti, animali e bambini. Foto pronte ad essere trasformate in buffonesche macro, con la banale aggiunta di testi riportanti domande tipo “Can I eat?” (posso mangiarlo?). Così internet è pieno zeppo di foto del dittatore coreano, ritratto in ogni possibile occasione.

Va detto peraltro che anche i media di regime di Cina e Corea del Nord ci mettono del loro. Quando la testata satirica Onion ha dedicato un servizio a Kim Jong Un come uomo più sexy del mondo del 2012, i media cinesi hanno abboccato riprendendo la notizia come un serio riconoscimento. Il tutto tra l’ilarità generale di mezzo mondo.

E non è finita qui. Quando la rivista Time ha avviato un contest online per nominare il personaggio dell’anno del 2012, la community di 4Chan si è di nuovo scatenata, cercando di promuovere in ogni modo la vittoria del “Glorioso Leader”. A un certo punto però vari media hanno mangiato la foglia e alla fine la consultazione online non è stata presa in considerazione ed invece del “Grande Condottiero” nordcoreano, ha vinto d’ufficio Barack Obama.

Fatte queste doverose premesse, per inquadrare l’humus culturale che col tempo si è creato attorno al “Caro Leader”, risulta facile comprendere perché su Twitter l’annuncio del dittatore di voler sferrare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti è stato accolto con toni splendidamente goliardici.

Chi si attendeva un “sentiment” caratterizzato da panico e ansietà, è rimasto completamente deluso.

C’è stata una vera e propria esplosione di motteggi, burle, fotomontaggi e meme, come ne ho davvero viste di rado. La minaccia nucleare di Kim Jong Un ha generato una deflagrante creatività, che ha illustrato con un sorriso agrodolce quanto velleitaria essa sia. L’aeronautica nordcoreana ridotta a lancio di aeroplanini di carta, la missilistica a giochi per l’infanzia attivati a pompa, la nautica a barconi pieni di derelitti. Il tutto ovviamente corredato da testi inneggianti a deliranti sfoggi di potenza in 140 caratteri.

Grazie a Kim Jong Un Twitter ha dato prova delle proprie potenzialità nel veicolare immagini fotografiche. Ero tra quelli che non erano rimasti positivamente impressionati dalla chiusura di Twitter all’importazione delle immagini di Instagram, ormai ridotte a un mero link esterno. A distanza di mesi devo ammettere che questa limitazione ha invece insegnato a parecchi ad utilizzare il social network come strumento di diffusione di foto e meme nativi.

E al carosello di cui sopra si è associata anche il collettivo Hacker di Anonymous, che per sferrare il proprio attacco alla presenza online di Kim Jong Un ha prevalentemente utilizzato l’arma dei meme.

Una cosa che mi ha sempre lasciato molto colpito dell’intelligenza collettiva espressa dai social media è sempre stato, come la minaccia Morte e Distruzione riesce ad attivare improvvisi e gustosissimi guizzi di creatività. Così Kim Jong Un ci ha insegnato, di nuovo, la grande lezione di Stanley Kubrick, ovvero come imparare a non preoccuparci e ad amare la bomba.

viaKim Jong Un: la minaccia nucleare incombe su Twitter | Data Manager Online.

Perché le campagne elettorali nel digitale sono eccessive | Cinguettii

Originariamente pubblicato su Data Manager Online

Spesso si sostiene che internet sia un media più riflessivo della televisione. Eppure scorrazzando nei social network ci si rende conto di come l’unica cifra possibile nel digitale sia quella di una comunicazione eccessiva, violenta e paradossale.

Spesso capita di sentire lunghe ed erudite disquisizioni su quanto internet sia uno strumento di comunicazione molto più “intelligente” della televisione. Da più parti si osanna un fantomatico “Popolo di Internet” molto meglio informato e preparato di quello televisivo.

Dopodiché arrivano gli stenterelli eredi di Marshall McLuhan a spiegarci in modo pasticciato la differenza tra media caldi e freddi… senza rendersi conto di un piccolo dettaglio: che il web 2.0 è la versione impazzita della televisione.

Chiunque si faccia un giro presso le proprie reti sociali, constaterà come la comunicazione politica declinata nel digitale crei dinamiche eccessive, violente e paradossali. La comunicazione digitale in questi giorni pre-elettorali si svolge come in un gigantesco caleidoscopio di mini canali televisivi che sparano uno straniante spettacolo di politica con contorno di urla, strepiti, frizzi e lazzi…

Il ciclo è facilmente riassumibile:

  • il politico di turno la spara grossa sui media mainstream… riabilitando Mussolini proprio durante il Giorno della Memoria, evocando lupi che sbranano i nemici, invocando attentati di Al Qaeda, rievocano la memoria di magistrati morti, rimangiandosi tasse che ha promosso o votato, sparando sullo Statuto dei Lavoratori… una corbelleria random… un sasso gettato nello stagno…
  • su Twitter, che ormai è saldamente presidiato dalle truppe cammellate delle varie fazioni in lotta, scattano immediatamente due fenomeni antitetici: da un lato sparuti gruppi di sostenitori cercano di tener vivo qualche hashtag stenterello a sostegno del proprio leader (es. il goffo #lisbraniamo degli Spartani di Bersani), dall’altro ben nutriti gruppi di detrattori iniziano ad ironizzare più o meno pesantemente sull’uscita del leader della parte avversa (es. la #propostashock di Berlusconi sulla restituzione dell’IMU)…
  • quindi nei relativi Gruppi Facebook parte una sorta di piagnisteo sulla cifra di “ecco ci temono“, “siamo sotto attacco“, “sono tutti contro di noi“…
  • e alla fine arrivano i mezzi di comunicazione mainstream che raccontano dei patemi del “Popolo di Internet“, raccontando degli umori che si agitano nella rete.

L’ho già detto quando si è tenuto il Monti Live Show, è inutile pretendere che il digitale venga vissuto da comunicatori esperti in propaganda elettorale vecchio stampo, come uno strumento di reale condivisione di contenuti e di formazione delle coscienze.

Questa campagna elettorale dimostra come l’unico scopo perseguito dalle parti in lotta sia la creazione/distruzione di “parole d’ordine“. Goffi tentativi di creare un “senso comune“, che alla fine si risolvono in trite chiamate a “serrare i ranghi“.

Non esiste neppure la parvenza di un tentativo di avviare un dialogo tramite la Rete. La misura è sempre quella dello strepito, del ringhio o del piagnisteo.

Il perché di tutto ciò è abbastanza semplice.

Il digitale è diventato un momento della televisione. La televisione vomita nel digitale le proprie suggestioni, i social network le rielaborano, le stravolgono, le alterano, per poi restituirle raffinate al mezzo televisivo. Un ciclo di autoreferenzialità pazzesco.

Così è tutto un fioccare di finti dialoghi, di finte sollevazioni popolari, di finte iniziative, di finte indignazioni. Internet serve solo a fornire la rappresentazione di una “massa” che esprime delle istanze, che guarda caso sono proprio quelle che incarna il Leviatano Digitale di turno.

Queste sembravano essere le elezioni che avrebbero portato il digitale al centro del dibattito politico. Stanno diventando invece un penoso momento di mortificazione delle potenzialità del digitale. Tutto sta venendo irrigidito e appesantito riducendo la Rete a una sorta di allucinata versione di quei curiosi personaggi che nei salotti televisivi annuiscono alle spalle del politico di turno.

E in questo scenario quanto più la comunicazione si fa rozza, stupida, emotiva, grossolana, tanto più è funzionale al discorso sviluppato da questa brutta politica.

Siamo di fronte all’ennesimo appuntamento perso con il cambiamento?

Le Primarie al tempo di Twitter | Data Manager Online

Da mesi tengono banco su Twitter le Primarie del Partito Democratico. Una partita a tre tra Pierluigi Bersani, Matteo Renzi e Nichi Vendola senza esclusione di colpi. Divertiamoci a esplorare come la comunicazione digitale stravolge (almeno apparentemente) i rapporti di forza.

Illustri Manager Digitali, come ben sapete su Twitter imperversa ormai da settimane il dibattito sulle Primarie del Partito Democratico…

I tre principali candidati Matteo Renzi (@matteorenzi), Pierluigi Bersani (@PBersani) e Nichi Vendola (@NichiVendola) se le danno di santa ragione quasi nella versione digitalizzata di uno sport estremo stile Rollerball…

Della premiata serie chi rimane in piedi all’ultimo round vince.

Ma cerchiamo di esaminare esattamente cosa sta accadendo…

La comunicazione su Twitter di Matteo Renzi

Fondamentalmente Renzi dialoga con pochi soggetti selezionati: Pierluigi Bersani e Nichi Vendola e Jovanotti… Nonostante subisca quotidianamente parecchie provocazioni tira dritto, senza peraltro rispondere neppure ai sostenitori.

Le foto postate da Renzi via Twitter sembrano quelle di una rockstar, sospese tra foto di adunate oceaniche (quanto piace ai leader italiani il rapporto leader/massa) e quelle del backstage del proprio camper (mancano solo roadie e groupie e il quadretto è perfetto). Quando poi arriva a presentare la propria squadra di tre giovani donne, sceglie una foto che trasmette un effetto molto alla Sex & the City.

La sensazione finale è un po’ quella della Twitstar che parla solo coi propri pari e che pare divertirsi un casino.

Tuttavia va notato un efficace utilizzo dell’hashtag #Adesso adottato da Renzi e dal suo staff. Sotto questa etichetta vengono presentati gli eventi, gli articoli, le punzecchiature agli avversari e le risorse informatiche messe a disposizione dei sostenitori.

A latere è stato anche aperto un account @AdessoPartecipo che dialoga attivamente con la base del PD, sforzandosi di rispondere garbatamente ai detrattori. Un buon esperimento.

La comunicazione su Twitter di Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani è un fulgido esempio di Simulacro Digitale. Non si cura neppure di fornire un barlume di verosimiglianza. Pubblica imperterrito i propri tweet come micro comunicati stampa in 140 caratteri. Anche quelle che apparentemente sembrano sperimentazioni linguistiche altro non sono che la pedissequa riproposizione del parlato di Bersani. Le stilettate verso gli avversari sono sempre lanciate senza neppure nominarli: della serie devo occuparmi di cose serie, sono un uomo concreto.

L’utilizzo delle foto presenta le solite adunate oceaniche, ma è molto più concentrato sul corpo del leader, ritratto ieratico in ogni posa possibile, ivi inclusa l’immagine da socialismo reale stile Caro Leader con in braccio piccola Pioniera della Rivoluzione… Molto intelligente invece l’utilizzo dell’immagine della sua infanzia, che con un effetto “Amarcord” riesce anche a parlare del ruolo avuto dal vecchio PCI e dalle sue successive incarnazioni nella creazione di una classe dirigente basata sul merito.

L’utilizzo degli hashtag invece è legato alle contingenze del giorno, un po’ inseguendo i temi di tendenza o gli eventi in programmazione con esiti più o meno performanti.

E’ un po’ sconcertante invece l’utilizzo degli account @pdnetwork (l’organo ufficiale del PD su Twitter) e @YouDem (la TV ufficiale del PD), ridotti a organo di propaganda pro-Bersani. Sarebbe stato più elegante aprire un account proprio considerate le divisioni interne col “Rottamatore”.

La comunicazione su Twitter di Nichi Vendola

La comunicazione di Nichi Vendola è assai simile a quella di Pierluigi Bersani: piccoli slogan e comunicati stampa in 140 caratteri in cui i soli account menzionati sono quelli di propri compagni di partito e collaboratori.

Nelle foto si fa anche qui ampio ricorso alle immagini di oceaniche masse di sostenitori adoranti. Tuttavia va evidenziato come Nichi Vendola si sta spingendo sempre più verso l’utilizzo del meme (i tormentoni digitali). Da un lato ha modificato il proprio avatar rendendolo un’immagine virale, dall’altro ha lanciato l’hashtag #oppureVendola e il relativo meme, per consentire alla base dei sostenitori di creare contenuti dal basso… Diciamo che per ora a parte Vendola e il suo staff ha scatenato soltanto l’allegra congrega di Burloni Cinguettanti che imperversa sui temi di tendenza.

Personalmente, essendo un appassionato della Cultura dei Meme, per ora il risultato mi lascia poco soddisfatto. Però va certamente lodato l’esperimento.

Piazzamenti digitali

Ma alla fine della fiera di chi è la comunicazione più performante?

A consultare sommariamente i dati pare essere quella di Matteo Renzi. Considerati tutti i commenti negativi che leggo su twitter quotidianamente su Twitter mi sembra incredibile, ma si sa che in Italia il lurker è l’elettore medio.

Utilizziamo l’ottimo Twitter Counter per analizzare la crescita di follower dei tre candidati:

In pratica mentre Pierluigi Bersani e Nichi Vendola crescono al consueto ritmo di 200/300 follower al giorno Matteo Renzi cresce al ritmo di 800/1000 follower giornalieri, sembra essere quello che ha maggiormente beneficiato dell’effetto Primarie.

Se poi analizziamo i follower dei tre candidati con l’ottimo Faker esce un dato ancor più sorprendente…

Faker è uno strumento che analizza i metadati dei follower di un account twitter per dividerli in tre categorie:

* FAKE: in pratica i finti account o socialbot generati artificialmente, che rappresentano ormai una piaga endemica di Twitter, tanto da spingere la società alla ricerca di soluzioni drastiche. Per via della loro programmazione tendono a seguire personaggi popolari, pertanto è facile rinvenirli presso account di politici, anche se questi ultimi non li hanno comprati da servizi come SEOclerks.

*INACTIVE: sostanzialmente account inattivi o utilizzati sporadicamente da puri lurker.

* GOOD: account utilizzati più o meno regolarmente da utenti reali.

Di seguito una piccola tabella riassuntiva dei risultati:

Matteo Renzi

  • follower 166.157
  • FAKE 24% 39.878
  • INATTIVO 45% 74.771
  • GOOD 31% 51.509

Pierluigi Bersani

  • follower 138.959
  • FAKE 34% 47.246
  • INATTIVO 38% 52.804
  • GOOD 28% 38.909

Nichi Vendola

  • follower 228.325
  • FAKE 41% 93.613
  • INATTIVO 37% 84.480
  • GOOD 22% 50.232

In pratica Matteo Renzi nell’ultimo mese e mezzo non solo ha superato in termini assoluti Pierluigi Bersani, ma ha anche sorpassato Nichi Vendola sul piano dell’utenza attiva.

Insomma, almeno su Twitter, il modello della Twitstar supera quello del Simulacro Digitale e del Meme.

Adesso è da vedere come si trasformeranno in voti.

via Le Primarie al tempo di Twitter | Data Manager Online.

Amanda Todd quando i Social Network diventano un killer | Data Manager Online

Cosa accade in una società iper-connessa, in cui tutto viene memorizzato e condiviso, quando un’adolescente problematica commette una sequenza di errori? Semplice scatta la più spaventosa delle sanzioni sociali, fino alla completa distruzione fisica della vittima.

Amanda Todd, un’adolescente canadese di soli quindici anni si è suicidata il 10 ottobre scorso.

Immediatamente su Twitter si è scatenata una catena di umana solidarietà all’insegna dell’hashtag #RIPAmandaTodd.

In tutti i popoli anglofoni per tre giorni ci si è fermati a compiangere questa giovane sfortunata.

Di seguito espongo la vicenda per come nei suoi tratti salienti l’ha raccontata la stessa Amanda poche settimane addietro in un video su Youtube: “My story: Struggling, bullying, suicide, self harm“:

* Durante l’equivalente della nostra Seconda Media, Amanda ha iniziato a frequentare delle video chat per fare nuovi incontri. Ha iniziato a ricevere parecchie attenzioni e tanti complimenti. Durante una sessione di videochat uno dei suoi nuovi “amici” le chiese di mostrare il seno. Lei purtroppo lo fece.

* Un anno dopo un utente anonimo lasciò un messaggio sul suo profilo facebook dimostrando di conoscere tutti i dati essenziali della vita di Amanda: indirizzo, scuola, parenti, amici, ecc… Il pedofilo (ricordiamo che aveva meno di quattordici anni all’epoca dei fatti) la ricattò: o Amanda avrebbe fatto uno show pornografico per lui, o avrebbe inviato la sua foto nuda a tutti.

* Alle quattro del mattino di Natale la polizia passò a casa Todd per informarli che le foto erano state inviate via mail a tutti i suoi conoscenti. Questo fatto scatenò ad Amanda una serie di disturbi psichici gravi.

* Pur avendo cambiato abitazione Amanda si gettò nel baratro della dipendenza da droghe e alcolici, per sfuggire dalla realtà.

* Un anno dopo il ricattatore pubblicò una Fanpage su Facebook utilizzando il seno di Amanda come foto del profilo e taggandovi tutti gli amici della sua nuova scuola. Ne conseguì il completo ostracismo da parte degli altri alunni.

* Purtroppo Amanda, reagì seguendo l’esempio di molti giovani nordamericani e iniziò a procurarsi automutilazioni. Così cambiò nuovamente scuola.

* Inizialmente nella nuova scuola, nonostante l’isolamento le cose sembravano andare meglio.

* Dopo un mese Amanda riallacciò via internet i contatti con un suo vecchio amico. Sebbene sapesse che il ragazzo era fidanzato, finì per intraprenderci un rapporto sessuale.

* Una settimana dopo Amanda ricevette un messaggio che le intimava di uscire da scuola. Il suo vecchio amico, la fidanzata ed altre quindici persone erano venute a trovarla. Davanti a una cinquantina di studenti Amanda venne insultata, gettata a terra e picchiata, mentre le veniva gridato che nessuno la amava. L’unica reazione avuta dagli astanti fu di filmare il pestaggio e diffonderlo sui social network. Solo gli insegnanti vennero in suo soccorso. Uscì dal fosso in cui era stata gettata, solo quando arrivò il padre.

* Tornata a casa Amanda Todd ingurgitò della candeggina. Venne portata in ospedale per tempo e salvata.

* Dopo il ricovero Amanda tornò a casa, solo per scoprire che il pestaggio e il suo tentativo di suicidio erano argomento di discussione dell’intera comunità scolastica su Facebook. I commenti erano cose del tipo: “se lo meritava”, “l’hai fatto per lavare il fango dai capelli?”, “spero che tu sia morta”. Nessuna solidarietà, nessuna pietà.

* Amanda Todd si trasferì nuovamente in un’altra città.

* Amanda Todd purtroppo era diventata un contenuto virale. La gente pubblicava immagini di candeggina e fossati taggandole al nome di Amanda Todd e associandole a commenti del tipo: “Dovrebbe provare un diverso tipo di candeggina”, “Spero che questa volta muoia veramente”, “Spero che veda questo e si ammazzi”.

* Amanda iniziò ad infliggersi ancor più spesso ferite da taglio e ad assumere psicofarmaci. Andò in overdose e finì nuovamente in ospedale.

* Poi pubblicò il video citato in precedenza, nella vana speranza di suscitare una qualche commozione. Cumulò solo ulteriori commenti negativi e aberranti.

* Poi Amanda Todd si è ammazzata.

Vi racconteranno che Amanda Todd si è tolta la vita per colpa di un cyber-orco.

Vi racconteranno che Amanda Todd si è tolta la vita per colpa di dei cyber-bulli.

Vi racconteranno che Amanda Todd si è tolta la vita per colpa di una delusione affettiva.

Ma la triste verità che emerge dal suicidio di Amanda Todd è che si è tolta la vita per colpa di uno Sciame Umano di persone insensibili, grette e ottuse. Amanda Todd è stata uccisa da uno Sciame Umano che l’ha schiacciata, condannata e spinta al suicidio, con la facilità con cui si commenta uno status su Facebook. Amanda Todd è stata uccisa da una somma pazzesca di interazioni atroci.

E ora quello stesso Sciame Umano, in un’esplosione di ipocrisia la piange morta.

Ad un singolo mostro si può resistere psicologicamente, ma contro una comunità di mostri non si può che soccombere.

via Amanda Todd quando i Social Network diventano un killer | Data Manager Online.

Blogosfera Anno Zero | Data Manager Online

Nell’arco di una settimana si sono concentrati cinque eventi uno più colossale dell’altro. Dall’accavallarsi dei relativi cinguettii è nato un lungo e a tratti sconcertante dibattito sullo stato dell’arte della blogosfera italiana
La settimana di fuoco dei social media

Illustri Manager Digitali, la settimana appena trascorsa è stata particolarmente piena. A Torino si è svolta la Social Media Week, cui ho partecipato con un intervento sul “Lato Oscuro della Rete” e con una hangout dedicato ai processi di Co-creazione… A Roma si è abbattuto prima il ciclone del lancio dell’Huffington Post presentato da Arianna Huffington in persona, poi l’uragano del Techcrunch Italy dedicato alle start up, infine la bufera del TEDx Transmedia… Ultima in ordine di tempo ma non per importanza si è svolta la tradizionale Blog Fest di Riva del Garda.

Ovviamente ciascuno degli eventi di cui sopra ha tenuto banco tra i cinguettii dei temi di tendenza, con accenti e toni differenti, sviluppando un dibattito pubblico assai interessante soprattutto su temi quali start up e figura professionale del blogger.

Questioni di Forma

L’evento che sicuramente ho trovato più gradevole per i miei standard è stato quello della Social Media Week di Torino, salito tra i temi di tendenza spontaneamente solo grazie alle conversazioni di chi seguiva gli eventi dal vivo e via streaming. Mi ha ricordato molto la bella esperienza del BWENY di New York: una comunicazione priva di ansia da prestazione, chiara e pertinente. Una volta tanto si leggeva tanto “segnale” senza rumore. La scelta di aver “spinto” poco nei giorni precedenti la manifestazione che inizialmente mi aveva lasciato perplesso, alla fine si è rivelata vincente.

Invece ho trovato molto “curiosa” la comunicazione degli eventi legati al lancio di Huffington Post. In pratica la totalità di chi faceva la cronaca via twitter dell’evento nel raccontare le parole di Arianna Huffington procedeva sostanzialmente così: “@ariannahuff TRADUZIONE DEL VERBO DI ARIANNA #hashtag-dell’evento.” Evidentemente avevano dimenticato che su twitter se si inizia un post con una menzione possono leggerlo solo i following che seguono sia il cinguettante che il cinguettato… Oppure eravamo di fronte al solito fenomeno di “quelli che se la suonano e se la cantano da soli”, che cercavano di mostrare alla Huffington le proprie capacità di traduttori. Sconcertanti.

La palma dell’evento più controverso va sicuramente alla BlogFest, che ad un certo punto ha generato perfino il contro-tema di tendenza #derivadelgarda e i Vendommerda Awards 2012. Qui penso che la deriva polemica non sia derivata da chi faceva la cronaca dell’evento, ma dalla (strampalata) evoluzione che ha avuto la manifestazione. La Blog Fest per anni è stata l’evento di riferimento della blogosfera italiana. Un evento centrale ed importante per chiunque fosse appassionato a questa peculiare forma di comunicazione. Con gli anni si è arrivati a questo meta-evento in cui confluiscono senza soluzione di continuità premiazioni di VIP, giornalisti, testate online, siti internet di ogni genere e grado… in cui il lettore perplesso alla fine si chiede: ma che c’entrano i blog?

L’eterna infanzia dell’industria e dell’editoria digitale

Passando ai contenuti, nel dibattito cinguettante sulle start up si sono ripetute le medesime storture comunicative già esaminate ai tempi dell’acquisizione di Glancee da parte di Facebook.

Rimando alle osservazione effettuate allora, ribadendo l’assoluta immaturità delle conversazioni sul tema anche tra professionisti del settore.

L’industria digitale esiste da decenni, eppure in Italia se ne parla sempre come una “novità” sottratta alle regole della produzione industriale e del buonsenso.

Il blogger novello contadino digitale

Sul versante del figura professionale del blogger invece si è aperto un lungo e vibrato dibattito sulla necessaria gratuità dei loro contributi. Hanno echeggiato nei cinguettii le dichiarazioni di Lucia Annuziata, che, nel solco della linea editoriale di Arianna Huffington, ha equiparato i blog a opinioni/commenti generati dalla comunità dei lettori della testata online, ribadendo l’assoluta gratuità di tali collaborazioni.

Tra i dibattiti emersi su Twitter segnalo quello tra Domitilla Ferrari, Rocco Rossitto e il direttore del Fatto Quotidiano Peter Gomez. Penso che sia il contraddittorio che meglio rappresenta lo stato dell’arte sulla questione:

* da un lato le testate online considerano il blog un contenuto intellettuale molto meno interessante e valido di un contenuto giornalistico, alla stessa stregua di un articolato commento della propria community di lettori;

* dall’altro i blogger rivendicano l’assoluta originalità dei propri contenuti e la necessità di un superamento dell’attuale modello del “contadino digitale”, che per un pugno di visibilità fornisce gratis ai Signori della Cloud (i meta-editori) i contenuti che ne garantiscono il successo;

* dall’altro c’è chi come Silvio Gulizia fa notare l’assoluta ipocrisia di un simile dibattito tenuto conto di quanti contenuti immettiamo quotidianamente gratis in Rete ogni giorno.

Conclusioni

Concludendo, illustri Manager Digitali, al termine di questa settimana esco con le idee un po’ più confuse di come l’ho iniziata.

Mi inizio a chiedere: noi internauti abbiamo ancora coscienza di cosa sia un blog e cosa rappresenti essere un blogger, o nel tremendo mash-up esistenziale in cui viviamo, ormai abbiamo ridotto tutto alla versione juniores e deteriore del giornalismo?

Il solito paradosso da Fattoria degli Animali, in cui uno strumento nato per scardinare una struttura di potere, alla fine ne diventa lo scimmiottamento.

via Blogosfera Anno Zero | Data Manager Online.