La mia giornata al Festival Internazionale del Giornalismo 2015

Se siete lettori assidui di questo blog saprete già che venerdì 17.04.2015 ho partecipato al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia con un evento chiamato “Bufale Senza Latte” insieme a Francesco Lanza e il collettivo di Gilda35.

Per me che faccio il giurista d’impresa è stata una esperienza bizzarra e molto divertente, pertanto mi perdonerete se in questa rapsodica esposizione mischierò note di colore e riflessioni un po’ più strutturate.

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Bufale Senza Latte – #IJF15 Perugia 17.04.2015

Venerdì 17 aprile, ore 19:30 presso la Sala del Dottorato, parteciperò al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia insieme agli amici di Gilda35 (la crew al gran completo Aldo Pinga, Pierluigi Canino, Domenico Polimeno e Renato Gabriele) e al “Giullare Digitale” Francesco Lanza, per l’evento “BUFALE SENZA LATTE – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la politica digitale”.

Arianna Ciccone, deus ex machina del Festival, ci ha invitato, non senza una mia certa dose di sorpresa, ad articolare un intervento durante questa importante manifestazione, che convoglia volontari dalla bellezza di 22 Paesi.

Considerata quantità di burle, che abbiamo accumulato negli anni ai danni di poveri ignari giornalisti, è un po’ come mandare Lady Gaga a fare una catechesi in Vaticano.

Ovviamente abbiamo accettato tutti con piacere.

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Mobility Hackathon

Nelle giornate dal 12 al 14 dicembre scorso si è svolto presso i locali del LUISS Enlabs il Mobility Hackathon, cui ho avuto il piacere di partecipare come giurato per conto del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Questo il mio piccolo resoconto dell’evento.

Enlabs

Un hackathon (da hacking marathon), nella conformazione che ha assunto attualmente il termine, è un evento dedicato all’informatica, in cui in un numero variabile di giorni alcuni team sviluppano un particolare tema di programmazione.

Il Mobility Hackathon in questione aveva come tema quello di individuare soluzioni innovative in tema di mobilità, con particolare riferimento alle seguenti “challenge”:

  1. Crowdsourcing & Gamification.
  2. Mobile Ticketing.
  3. Rilevazione Presenze.
  4. Wearable Devices.
  5. Sviluppo per applicazioni per diversamente abili.
  6. Trasporto sostenibile.

Su invito delle Relazioni Esterne di Gruppo, ho pertanto partecipato all’intervento animato da parecchia curiosità. Come sapete ho una ventennale esperienza da “smanettone”, lavoro come giurista di impresa su temi legati alla mobilità e per qualche annetto mi sono occupato di Carta dei Servizi e rapporti con associazioni di consumatori e diversamente abili… insomma l’evento si preannunciava capace di soddisfare le tante anime, che mi compongono.

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PoliticsTTT: Twitter, politica e… Katzing – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via PoliticsTTT: Twitter, politica e… Katzing – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

(non)Backstage
Esimi Ricercatori, in data 23 marzo 2013 A.D. insieme ad una nutrita delegazione di questa prestigiosa Community ho partecipato, come ospite all’evento PoliticsTTT di Bologna.

Di seguito riporto per i vostri adorati occhietti il (non)Backstage dell’evento… Peraltro il video riporta un grave caso di censura arrecato dall’eroe della sostenibilità digitale Beppe Cataudo nei confronti del sottoscritto… Ma sapete quanto sono buono e sobriamente soprassiedo…

L’intervento
Di seguito riporto qualche estratto dei miei interventi sul tema della comunicazione politica sui social media.

Mi scuso preventivamente per la qualità dell’audio, ma ho dovuto lottare contro la Censura Cataudica per proporre le mie posizioni sul tema.

Il racconto via tweet e foto
Di seguito vi riporto il racconto della diretta dell’evento via Twitter curato da Luigi Mastrandrea.

https://storify.com/lmastandrea/politicsttt-politica-and-social-media

Conclusioni

Come concludere, esimi Ricercatori, se non con un enorme abbraccio rivolto a tutti i miei amici bolognesi e non con cui ho trascorso una memorabile giornata.

Grazie ancora a tutti!

E comunque ciò che Cataudo non mi ha fatto dire è che..

Identità e Anonimato – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Identità e Anonimato – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Resoconto dei viaggio di Jovanz a Vignola e Modena, in cui ha partecipato all’evento “Pozzo di Scienza” raccontando a una bella platea di giovani la propria esperienza eternamente sospesa tra “Name” e “Nickname”

Identità e Anonimato
Pozzo di Scienza
Qualche mese addietro sono stato coinvolto da Alfredo Giordano e Andrea Vico di “Codice – Idee per la cultura” nell’edizione 2013 di Pozzo di Scienza una iniziativa promossa dal Gruppo Hera in vari istituti superiori dell’Emilia Romagna, che quest’anno era incentrata sulla Cultura Digitale.

Ho accolto con piacere l’invito e sviluppato un intervento con un abstract su questa lunghezza d’onda:

L’intervento riguarderà le modalità con cui è evoluta la presentazione della propria personalità dal web 1.0, in cui dominava l’anonimato attraverso l’utilizzo del nickname, al web 2.0, in cui il personal brand e la profilazione dell’identità dell’utente diventano elementi centrali dell’esperienza online, fino ad analizzare le prospettive aperte dalle future tecniche di Influence Engine Optimization. Saranno pertanto analizzate le modalità, con cui le nuove tecnologie stanno facendo evolvere i concetti stessi di identità e personalità, valutandone prospettive ed elementi di criticità.
La scuola ai tempi di Twitter: ecco il Pozzo di Scienza di Hera | Sassuolo 2000
La scuola ai tempi di Twitter: ecco il Pozzo di Scienza di Hera | Sassuolo 2000

Le nuove forme di comunicazione digitale saranno il tema centrale degli eventi di divulgazione scientifica promossi dalla multiutility e rivolti a quasi 1.700 studenti delle scuole superiori di …

http://www.sassuolo2000.it/2013/02/25/la-scuola-ai-tempi-di-twitter-ecco-il-pozzo-di-scienza-di-hera/
Tra Vignola e Modena
Così in un’alba dura come l’acciaio, il primo di marzo, sono partito alla volta di Modena per svolgere i miei interventi. Mi fa sempre un effetto strano partire quando è ancora buio e persino gli spazi familiari della stazione Termini, mio luogo di lavoro, sembravano leggermente alieni.

Arrivato a Modena mi sono imbarcato alla volta di Vignola con lo staff di “Codice – Idee per la cultura”. Durante il tragitto ho fatto la conoscenza di Frieda Brioschi, la Presidente di Wikimedia Italia. E’ stata una bella occasione per discutere di temi cari a questo nonBLOG su Wikipedia come: il tema del Libro Wikipediano dei Morti, i toni drammatici della campagna di donazioni di Jimmy Wales e la mancata evoluzione verso un modello enciclopedicamente più strutturato.

Ho enormemente apprezzato l’approccio schietto e trasparente di Frieda e compreso meglio il perché della mancata integrazione tra Wikipedia e i grandi istituti enciclopedici, su cui tanto mi sono arrovellato. Sostanzialmente è colpa di questi ultimi, che neppure concedono l’integrazione in Wikipedia di edizioni ormai non soggette a copyright.

Ho avuto la fortuna di avere due gruppi di studenti e docenti molto numerosi (il secondo era di oltre 150 persone), ma veramente attenti, educati e intelligenti. E’ stato molto bello confrontarmi con loro ed ascoltare anche i professori, che ai miei occhi rappresentano una delle ultime “bolle” di rapporto umano rimasto.

Per quanto riguarda la compagnia non posso non ammettere di essermi grandemente rilassato e divertito con Alfredo Giordano (grande organizzatore) e gli amici Alessandro Vitale e Renato Gabriele incontrati cammin facendo…

Identità e AnonimatoIdentità e Anonimato
Identità e AnonimatoIdentità e AnonimatoIdentità e Anonimato
L’intervento
Il mio intervento ha ripreso ed integrato alcuni concetti a suo tempo esposti con riferimento al Cyberdadaismo, al Lato Oscuro della Rete e all’ecologia digitale e in una bella intervista rilasciata a Ivana Pais sull’anonimato, riletti alla luce dei miei recenti studi sull’Analisi Transazionale.

Inizialmente ho affrontato le tematiche connesse alla nascita di internet durante la guerra fredda (l’originario progetto ARPANET della DARPA della Difesa USA), e al suo successivo sviluppo in ambito civile…

Sviluppo in ambito civile, avvenuto negli anni ’70 e ’80 ad opera di comunità di nerd appassionati di fantascienza che esasperarono i concetti di “rete neurale”, sviluppati da Philip K. Dick e il cyberpunk.

Il risultato dell’ossessione dei militari per la parcellizzazione e l’indistruttibilità dell’informazione dei militari e l’appassionato tentativo dei nerd di riprodurre una sorta di immenso cervello digitale distribuito generarono quello che è internet oggi: un ecosistema. Nella felice intuizione di Jaron Lanier: un fenomeno quasi naturale e difficilmente spiegabile.

Quindi ho proceduto ad illustrare i tre successivi approcci identitari sviluppati nel corso degli anni ’90 con riferimento alle prospettive aperte da questa nuova tecnologia. Usando le categorie della “Matrice Spezzata” di Bruce Sterling:

Sharper: rappresentati da Timoty Leary (uno dei padri della controcultura americana), che vedeva nel digitale uno strumento di superamento dei limiti dell’umano, in cui arte e scienza si potessero fondere in qualcosa di inedito che pienamente realizzasse le nostre potenzialità creative.
Mechanist: rappresentati da Nicholas Negroponte e dai Maoisti Digitali che vedono nello strumento tecnologico in sé l’elemento centrale della riflessione, con una esaltazione del ruolo salvifico della macchina. Quasi che la personalità fosse qualcosa che si arricchisce grazie al numero di device utilizzati.
Luddist: rappresentati da Jaron Lanier, che invece vedono nel digitale numerose insidie e anzi uno strumento di impoverimento e irrigidimento della nostra personalità sempre più costretta ad adattarsi a format.
Ovviamente un simile ecosistema, in cui la nostra identità è soggetta a sollecitazioni e sfide tanto forti, viene anche a confrontarsi coi noti processi di mitopoiesi dell’iceberg digitale e di cultura dei tossica. E ho proceduto quindi a spiegare come internet col tempo sia divenuto un gigantesco campo di battaglia, in cui si combatte quella che Marc Augé definiva la Guerra dei Sogni.

Internet così si trasforma in uno strumento di suggestione e manipolazione dell’immaginario potenzialmente tremendo, in cui l’uomo stesso diventa elemento di brand da imporre sull’immaginario delle coscienze altrui.

A livello di approcci identitari nasce quindi un fenomeno abbastanza tremendo…

Il modo più performante, con cui gli Ideologi del “Tutto Gratis” hanno approcciato il mondo digitale è stato quello di creare enormi social network in cui profilare gli utenti accumulando pazzesche quantità di dati su gusti, orientamenti, articolazione del grafo sociale… fino a creare immense masse di dati, che vengono utilizzate dal marketing, come dai moderni algoritmi di speculazione finanziaria, come dalla pubblica autorità.

Oltre questo avvengono veri e propri tentativi di ingegneria sociale di massa ed individuale basati sulle relazioni che intercorrono all’interno del nostro grafo sociale.

Ovviamente per trattare questa enorme mole di dati c’è la necessità che le informazioni che immettiamo in rete siano sempre più standardizzate e fruibili dalle macchine. Così la nostra personalità si è col tempo ridotta a una stiracchiata pagina Facebook fatta di contatti, like, cose, fatte, principi e dottrine cui aderiamo on/off con l’accetta… e il nostro modo di esprimersi si è compresso in un tweet di 140 caratteri pieno di hashtag per aiutare a targhettizzare meglio i contenuti. Ovviamente mentre tutto è eternamente riscrivibile e interpolabile a piacimento.

Arriviamo così agli attuali modi di esprimere la propria personalità sui social network:

Anonimato: Il celare la propria identità dietro l’anonimato o un nickname, da un lato diventa esperienza creativa e liberatoria che sottrae dalle griglie del controllo sociale digitale, permettendo di dare voce a parti profonde del nostro essere spesso contraddittorie… dall’altro può diventare vero e proprio strumento di esaltazione dei nostri lati più oscuri… fino ad evolvere in vere e proprie forme di controcultura e lotta politica…
Identità: Se l’anonimato, con le sue contraddizioni offre ancora sprazzi di creatività e desiderio di liberazione, è proprio l’identità ad uscire mortificata nel suo processo di mappatura e standardizzazione, fino a trovarsi imbrigliata in una sorta di panopticon in cui ogni mossa è soggetta a un controllo sociale pressoché assoluto. I “copioni” genitoriali e sociali si impongono con maggiore forza del passato. Creando sempre più spesso effetti tragici nelle personalità più deboli.
Personalità: Così accade che l’individuo sui social, nel suo affannoso tentativo di realizzare i vari copioni da vincente/non-vincente/perdente, inizia ad assumere a seconda del canale di comunicazione più persone (inteso nel senso latino di “maschera”) interpretando varie parti in commedia. Ciò si risolve in un cacofonico tentativo di riempire il web di frammenti della propria persona, che alla fine non raccontano assolutamente nulla.
Leviatano digitale: E in questo folle processo, in cui quanto più la persona emerge nei social network, tanto più diventa astratta e lontana dal proprio Io interiore si arriva al Leviatano Digitale. Somma espressione di individuo divenuto ormai esso stesso ecosistema di personalità umane e artificiali. Puro palinsesto sui cui si svolge la Guerra dei Sogni.
Identità e AnonimatoIdentità e AnonimatoIdentità e Anonimato
Conclusioni
Concludendo esimi Ricercatori, è doveroso prima di tutto ringraziare Alfredo Giordano e gli studenti e i professori dell’Istituto di istruzione Tecnica Superiori “Primo Levi” di Vignola e dell’Istituto Professionale Statale “Fermo Corini”, nonché il personale tecnico del Planetario Comunale di Modena, per il tempo trascorso insieme.

E in chiusura auspicare che proprio dai giovani nascano quelle energie creative e liberatorie capaci di sanare i pasticci che ha fatto la mia generazione col digitale. La mia è stata una generazione animata da una avidità insaziabile e fissata con i concetti di “controllo” e “ingegneria sociale”. I risultati sono purtroppo il quadro con più ombre che luci sopra rappresentato.

Noi la nostra chance l’abbiamo avuta e giocata male, sogno un giorno in cui questi giovani, usino internet per aprire le gabbie mentali in cui ci siamo cacciati.

La minchiata pentagonale più grande del mondo – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

L’Apocalisse Maya incombe, l’Apocalisse Finanziaria imperversa, l’Apocalisse Zombie è in onda a reti unificate. Ma possiamo fare 5 minuti di Apocalisse pure noi? La vera storia della minchiata pentagonale più grande del mondo!

Apocalissi Maya

Esimi Ricercatori, mentre colpito da vari acciacchi mi trascino da un esame medico all’altro, sentendo l’Apocalisse Maya incombere sul mio capo, sono stato raggiunto da un interessante appello del buon Riccardo Mares volto ad un’autogestione della nostra personale Apocalisse Digitale.

In effetti tutti i telegiornali stanno dando ampio risalto all’Apocalisse Maya, raccontandoci di lunghe code ai confessionali per morire con l’anima linda e pinta, lunghe code ai supermercati per comprare generi di prima necessità con cui affrontare la post-Apocalisse, lunghe code ai corsi di sopravvivenza all’Apocalisse, lunghe code da cartomanti, cabalisti e numerologi per farsi spiegare come PSY sia il profeta dell’Apocalisse Maya previsto da Nostradamus (v. la teoria dei nove cerchi allineati dei balletti di Psy, passata perfino al TG2 di ieri)…

Ebbene di fronte a tutto ciò il buon Riccardo si è accorto che oggi si sarebbe verificato l’allineamento numerologico fine di mondo: 12:12 del 12/12/12… producendo immediatamente il relativo pentagono magico di evocazione delle divinità rettiliane…

L’accorato appello alle nostre incoscienze

Così il buon Riccardo ha creato su Google Plus un evento apposito per celebrare (in)degnamente questa fantasmagorica data, presentandolo brillantemente in tal guisa:

Ragazzi un evento unico: anno, mese, giorno, ore e minuti allineati. Cinque numeri, un pentagono del destino. Non perdiamo questa occasione per sparare una minchiata più grossa di quelle che scriviamo solitamente.

Il TweetEvento più breve della storia di G+ e forse il più idiota: solo un minuto per scrivere e condividere una cavolata taggandola con #MinchiataPentagonale su G+ e soprattutto su Twitter: diventiamo il TT più veloce della storia!

Conto sulla tua presenza: uno come te non può mancare!

La minchiata pentagonale più grande del mondo
Problem?
Ovviamente giravo l’invito allo zoccolo duro dei Ricercatori, preparando il terreno con qualche sporadico tweet stabilizzatore in ossequio alla Teoria dei Delfini di Rosario Di Girolamo…

Alle 12.12 sferravamo massivi l’attacco al grido di #minchiatapentagonale stabilendo il nostro nuovo record di potenza di fuoco.

Infatti dopo soli cinque minuti di sfrenato cazzeggio ci giungeva questo messaggio cinguettane che sanciva la nostra vittoria.
Pochi minuti dopo arrivava la conferma dello stravolgimento dei temi di tendenza in una giornata come questa in cui: il Papa emette il suo primo tweet, Ravi Shankar è morto, c’è l’IMU da pagare, ci sono le epurazioni nel Movimento 5 Stelle, ricorre l’anniversario di Piazza Fontana e ci si prepara per San Remo…

Ecco questa è una di quelle giornate in cui penso che Twitter sia stato programmato da Thomas Pynchon.

La minchiata pentagonale più grande del mondo
Conclusioni
Che altro dire miei esimi Ricercatori che buon divertimento con questa mirabolante sequenza di corbellerie, che forse raccontano più verità di tanti editoriali della carta stampata….

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Blogosfera Anno Zero | Data Manager Online

Nell’arco di una settimana si sono concentrati cinque eventi uno più colossale dell’altro. Dall’accavallarsi dei relativi cinguettii è nato un lungo e a tratti sconcertante dibattito sullo stato dell’arte della blogosfera italiana
La settimana di fuoco dei social media

Illustri Manager Digitali, la settimana appena trascorsa è stata particolarmente piena. A Torino si è svolta la Social Media Week, cui ho partecipato con un intervento sul “Lato Oscuro della Rete” e con una hangout dedicato ai processi di Co-creazione… A Roma si è abbattuto prima il ciclone del lancio dell’Huffington Post presentato da Arianna Huffington in persona, poi l’uragano del Techcrunch Italy dedicato alle start up, infine la bufera del TEDx Transmedia… Ultima in ordine di tempo ma non per importanza si è svolta la tradizionale Blog Fest di Riva del Garda.

Ovviamente ciascuno degli eventi di cui sopra ha tenuto banco tra i cinguettii dei temi di tendenza, con accenti e toni differenti, sviluppando un dibattito pubblico assai interessante soprattutto su temi quali start up e figura professionale del blogger.

Questioni di Forma

L’evento che sicuramente ho trovato più gradevole per i miei standard è stato quello della Social Media Week di Torino, salito tra i temi di tendenza spontaneamente solo grazie alle conversazioni di chi seguiva gli eventi dal vivo e via streaming. Mi ha ricordato molto la bella esperienza del BWENY di New York: una comunicazione priva di ansia da prestazione, chiara e pertinente. Una volta tanto si leggeva tanto “segnale” senza rumore. La scelta di aver “spinto” poco nei giorni precedenti la manifestazione che inizialmente mi aveva lasciato perplesso, alla fine si è rivelata vincente.

Invece ho trovato molto “curiosa” la comunicazione degli eventi legati al lancio di Huffington Post. In pratica la totalità di chi faceva la cronaca via twitter dell’evento nel raccontare le parole di Arianna Huffington procedeva sostanzialmente così: “@ariannahuff TRADUZIONE DEL VERBO DI ARIANNA #hashtag-dell’evento.” Evidentemente avevano dimenticato che su twitter se si inizia un post con una menzione possono leggerlo solo i following che seguono sia il cinguettante che il cinguettato… Oppure eravamo di fronte al solito fenomeno di “quelli che se la suonano e se la cantano da soli”, che cercavano di mostrare alla Huffington le proprie capacità di traduttori. Sconcertanti.

La palma dell’evento più controverso va sicuramente alla BlogFest, che ad un certo punto ha generato perfino il contro-tema di tendenza #derivadelgarda e i Vendommerda Awards 2012. Qui penso che la deriva polemica non sia derivata da chi faceva la cronaca dell’evento, ma dalla (strampalata) evoluzione che ha avuto la manifestazione. La Blog Fest per anni è stata l’evento di riferimento della blogosfera italiana. Un evento centrale ed importante per chiunque fosse appassionato a questa peculiare forma di comunicazione. Con gli anni si è arrivati a questo meta-evento in cui confluiscono senza soluzione di continuità premiazioni di VIP, giornalisti, testate online, siti internet di ogni genere e grado… in cui il lettore perplesso alla fine si chiede: ma che c’entrano i blog?

L’eterna infanzia dell’industria e dell’editoria digitale

Passando ai contenuti, nel dibattito cinguettante sulle start up si sono ripetute le medesime storture comunicative già esaminate ai tempi dell’acquisizione di Glancee da parte di Facebook.

Rimando alle osservazione effettuate allora, ribadendo l’assoluta immaturità delle conversazioni sul tema anche tra professionisti del settore.

L’industria digitale esiste da decenni, eppure in Italia se ne parla sempre come una “novità” sottratta alle regole della produzione industriale e del buonsenso.

Il blogger novello contadino digitale

Sul versante del figura professionale del blogger invece si è aperto un lungo e vibrato dibattito sulla necessaria gratuità dei loro contributi. Hanno echeggiato nei cinguettii le dichiarazioni di Lucia Annuziata, che, nel solco della linea editoriale di Arianna Huffington, ha equiparato i blog a opinioni/commenti generati dalla comunità dei lettori della testata online, ribadendo l’assoluta gratuità di tali collaborazioni.

Tra i dibattiti emersi su Twitter segnalo quello tra Domitilla Ferrari, Rocco Rossitto e il direttore del Fatto Quotidiano Peter Gomez. Penso che sia il contraddittorio che meglio rappresenta lo stato dell’arte sulla questione:

* da un lato le testate online considerano il blog un contenuto intellettuale molto meno interessante e valido di un contenuto giornalistico, alla stessa stregua di un articolato commento della propria community di lettori;

* dall’altro i blogger rivendicano l’assoluta originalità dei propri contenuti e la necessità di un superamento dell’attuale modello del “contadino digitale”, che per un pugno di visibilità fornisce gratis ai Signori della Cloud (i meta-editori) i contenuti che ne garantiscono il successo;

* dall’altro c’è chi come Silvio Gulizia fa notare l’assoluta ipocrisia di un simile dibattito tenuto conto di quanti contenuti immettiamo quotidianamente gratis in Rete ogni giorno.

Conclusioni

Concludendo, illustri Manager Digitali, al termine di questa settimana esco con le idee un po’ più confuse di come l’ho iniziata.

Mi inizio a chiedere: noi internauti abbiamo ancora coscienza di cosa sia un blog e cosa rappresenti essere un blogger, o nel tremendo mash-up esistenziale in cui viviamo, ormai abbiamo ridotto tutto alla versione juniores e deteriore del giornalismo?

Il solito paradosso da Fattoria degli Animali, in cui uno strumento nato per scardinare una struttura di potere, alla fine ne diventa lo scimmiottamento.

via Blogosfera Anno Zero | Data Manager Online.

Il Lato Oscuro della Rete

Il Lato Oscuro della Rete

ONtro

Esimi Ricercatori, lunedì scorso ho partecipato all’evento “Il Lato Oscuro della Rete” nell’ambito della giornata dedicata al #PARTECIPARE della Social Media Week di Torino.

E’ stata come sempre una bellissima occasione per incontrare molti di voi, riallacciare dal vivo amicizie pluriennali sviluppatesi nel digitale, aprirsi a nuovi stimoli.

Di seguito riporto qualche appunto buttato giù durante il viaggio, condito dal mirabolante video di un’ora e mezza che costituisce il Kolossal assoluto del nostro glorioso progetto.

Il Lato Oscuro della ReteIl Lato Oscuro della ReteIl Lato Oscuro della Rete

La Retorica della Rete

Come ricorderanno i Ricercatori di lunga data, già un paio d’anni addietro, ai tempi di Internet 4 Peace, mi ero speso contro questa idea balorda di“Internet come Macchina Salvifica”.

Gli stregoni del marketing hanno elaborato questa folle dottrina secondo cui internet sarebbe uno strumento di per sé portatore di valori positivi generatori di fratellanza universale. Ne è nata questa stupida retorica della Rete secondo cui chi accede a internet e vi spende buona parte del proprio tempo rappresenta la parte più saggia ed evoluta del proprio Paese.

Questa assoluta corbelleria nata solo per rifilare materiale per feticisti tecnologici e servizi di telefonia è basata sul solito e trito assunto markettaro di “Metti un Tigre nel motore”, ossia “usa il mio prodotto e sarai associato ai valori positivi di cui questo è portatore”.

Così oggi il mondo della comunicazione è pieno di “Rivoluzioni dei Social Network”, che non appena gratti sotto la patina di like e retweet si rivelano movimenti fondamentalisti sviluppati all’ombra delle parabole televisive (v. Primavera Araba e affini)… C’è questo continuo rimando al roboante Popolo della Rete, che non appena gratti sotto la patina di like e retweet si rivela un ammasso poco coeso di slacktivist (gli attivisti pigroni che lanciano i like come fossero molotov)… E’ un continuo fiorire di velleitarie Agende, Agenzie e Associazioni Digitali, che non appena gratti sotto la patina di like e retweet si rivelano incapaci di incidere sui processi politici…

Perché purtroppo quella della Rete è una gloriosa retorica basata sul nulla.

Una gloriosa retorica di cui beneficia solo l’Oligopolio Digitale.

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Iceberg Digitale

Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con internet riconosce che esiste una sola mappa concettuale davvero calzante per descriverlo: l’iceberg digitale.

Rappresentare internet come un iceberg significa riconoscerne una serie di caratteristiche:

  • Il web visibile si regge sua quella massa indistinta e non immediatamente percepibile rappresentata dal deep web. Come l’iceberg è immerso nell’acqua e da questa trae i propri elementi costitutivi ed in essa si scioglie in un ciclo continuo di coagulazione e scioglimento, così è il rapporto tra internet e il deep web. Solo una minima parte delle informazioni online è visibile via browser, esiste una enorme massa di dati normalmente invisibile in cui si muovono una serie di attori che vanno dai governi, agli hacktivisti ai cibercriminali. Ognuno che persegue scopi non proprio chiarissimi.
  • Solo la cima dell’iceberg è realmente visibile e abitabile. L’idea che abbiamo di internet si riduce a social network, testate online, qualche top blog (e siti porni ovviamente). Già se guardassimo appena sotto il pelo dell’acqua ci renderemmo conto che gran parte del web visibile è composto da forum, image board, blog e siti da cui vengono saccheggiate le idee, i temi e i contenuti che finiscono nella parte “emersa”.

Una simile conformazione comporta una serie di considerazioni: le informazioni nel web, al netto delle fiammate virali che lasciano il tempo che trovano, si stratificano con un processo di vera e propria mitopoiesi. I concetti si radicano per stratificazioni successive. La dimensione è assai simile a quella analizzata dagli antropologi quando studiavano le culture ibride frutto delle colonizzazioni, solo espansa a miliardi di individui che quotidianamente rielaborano mattoncini di informazioni plasmando la propria personale cosmogonia.

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La Cultura Tossica e la Guerra dei Sogni 2.0

Come accennato in precedenza, una delle chiavi di lettura migliori per leggere il web è quella della Cultura Tossica, di cui rappresenterebbe solo uno dei momenti.

In estrema sintesi:

  • tutti i mammiferi hanno la necessità per sopravvivere di marcare il proprio territorio di caccia/riproduzione, attraverso l’immissione nel proprio ecosistema di inquinanti organici;
  • nel caso dell’essere umano, oltre all’ambiente fisico, si aggiunge un ulteriore territorio da “marcare”, l’ecosistema psichico dei gruppi sociali in cui agisce;
  • pertanto l’uomo adotta una serie di strategie atte a immettere degli “agenti inquinanti” nell’ecosistema psicologico;
  • buona parte della comunicazione umana sarebbe pertanto basata sulla produzione di immagini atte ad influenzare il proprio gruppo sociale di riferimento;
  • queste immagini inquinanti devono essere facilmente edibili per la mente per lo più si riferiscono a processi inconsci.

Decenni di uso dissennato di immagini tossiche nella nostra comunicazione sta portando alla creazione di un nuovo tipo di “Manipolatore” delle informazioni. Non siamo più di fronte a un Joseph Goebbels che conosce la differenza verità e menzogna e tramite la reiterazione del messaggio trasforma quest’ultima fino a renderla credibile.

Il moderno Manipolatore è figlio di una cultura della manipolazione, è nato e cresciuto in un ambiente tossico, in cui la distinzione tra realtà, sogno, verità, menzogna, verosimile è completamente crollata.

Con tutto ciò che ne consegue.

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Il video che Tecnonucleo non ti farebbe mai vedere

Così arriviamo al mio intervento con il dott. Michele Di Salvo in cui si ho spaziato sugli argomenti più disparati: lo Stato di Cyberpolizia, l’evoluzione ambigua dell’hacktivismo e delle mobilitazioni digitali, l’origine dei gattini di facebook. Il tutto rievocando alcune nostre mirabolanti peripezie come la campagna dei Toptweets, il #FreeGary, gli studi sui temi di tendenza, la battaglia pro Nonciclopedia e tanto altro…

E adesso, bando alle ciancie, prendetevi mezza giornata di ferie e buona visione:

Conclusioni

Eppure dopo questa abboffata video c’è ancora qualcosa che mi sembra giusto che vediate…

Un breve video, molto interessante, che è il corollario perfetto a quanto testé esposto…

Manco a dirlo…

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Huffington Post spiegato da Arianna Huffington | Gilda35

ONtro

Esimi Ricercatori, quest’oggi sono stato invitato dall’Ambasciata USA a partecipare ad un incontro con Arianna Huffington e Lucia Annunziata volto ad un confronto dal vivo con alcuni blogger della Capitale.

Il clima devo dire è stato rilassato e cordiale con le due celebri giornaliste che non si sono sottratte minimamente al fuoco di fila delle domande, rispondendo con grande chiarezza anche su temi spinosi.

L’intervento è stato preceduto dalle note polemiche sulle “competenze” di Lucia Annunziata a condurre un blog e sulla “gratuità” della partecipazione dei blogger al progetto editoriale. Una polemica, come spiegherò più diffusamente nelle conclusioni parecchio sterile, tenuto conto delle peculiarità dell’esperienza dell’Huffington Post.

Il modo migliore per raccontare la giornata è tramite i tweet dei presenti, che di seguito ho organizzato in uno storify.

Le mie personali considerazioni
In conclusione si confermano le sensazioni che avevo espresso a suo tempo quando trapelò il nome di Lucia Annunziata per la direzione di Huffington Post.

Il progetto appare incentrato sulla medesima struttura della versione americana: un luogo in cui attorno ad un nucleo di giornalisti e di personalità del mondo istituzionale, si raduna una community di lettori/blogger.

La risposta delle Huffington alle polemiche sulla gratuità della partecipazione dei blogger è chiarissima: “vi pagano per vedere la televisone?”

Il blog è vissuto non come un momento “redazionale”, ma come un momento di co-creazione con la propria community di lettori. Tant’è che più volte è stato posto l’accento da parte della Huffington sul meccanismo di moderazione automatica dei contenuti di trolling. In pratica si desidera lo sviluppo di una community ordinata che legge, commenta e produce notizie.

Mi convince questo modello?

Francamente mi lascia molto perplesso. In primis perché non mi convince il modello di business sottostante, che già vede navigare in pessime acque molti operatori che adottano strategie simili . Non ho trovato al momento nelle parole di Annunziata e Huffington quel quid che lo contraddistingua dagli emuli italiani del modello Huffington.

In subordine penso che il modello economico del “contadino digitale che lavora gratis per i signori della cloud con la scusa della co-creazione/visibilità” stia mostrando la corda. Sono curioso di vedere se Huffington sta proponendo il solito modello del “free job”, che disapprovo fermamente, o se davvero stiamo parlando di co-creazione in modo serio.

Nel finale ho molto apprezzato la schiettezza con cui Lucia Annunziata ha rintuzzato noi che le chiedevamo di farsi un account Twitter: “non ho un account twitter perché già mi vedono in televisione, mi leggono sui giornali, sarebbe VIPperia”.

Un fulgido esempio di ecologia della mente!

Comunque in bocca al lupo ad Arianna Huffington e Lucia Annunziata, perché ci donano una voce in più e un grazie a Sandy Polu e Digital Economy Forum per l’organizzazione.

Per approfondire

Lucia Annunziata e le scelte incomprese di Huffington Post

Come ha reagito la Rete alla nomina di Lucia Annunziata a direttore dell’Huffington Post? Scopriamolo nella come sempre lucida (e dissacratoria) analisi del nostro Giovanni Scrofani per la rubrica …

http://www.datamanager.it/news/lucia-annunziata/lucia-annunziata-e-le-scelte-incomprese-di-huffington-post

Huffington Post, la rivoluzione Annunziata | Riccardo Luna

Potrei sbagliarmi, anzi, probabilmente mi sbaglio, ma ho la sensazione che l’arrivo dell’Huffington Post in Italia sarà quello che gli americani chiamano un “game-changer”, ovvero un fatto destinato

http://www.ilpost.it/riccardoluna/2012/09/24/huffington-post-la-rivoluzione-sara-annunziata/

L’Huffington Post sbarca in Italia. E NON paga i blogger.

Oggi è il giorno del lancio di Huffington Post in Italia. Mi chiedo da tempo quale sia la strategia che ha spinto i vertici di HuffPo a sbarcare nel Bel Paese, dove il numero di utenti in target non

http://blog.tagliaerbe.com/2012/09/huffington-post-italia.html

La Rivoluzione NON è Annunziata

Come previsto, pochi minuti dopo la mezzanotte è stato annunciato che “Huffington Post Italia” è online. Stesso “family feeling”, stessa impostazione grafica delle altre versioni con lo splash fo…

https://giornalaio.wordpress.com/2012/09/25/la-rivoluzione-non-e-annunziata/

Lo #spread della Fuffa e il lancio di #HuffPostItalia

E’ arrivata anche la versione italiana dell’Huffington Post, credo che ce ne siamo accorti tutti dalla miriade di commenti che ne salutavano la venuta quasi “messianica”. Il post che ho trovato più

http://www.intervistato.com/2012/09/lo-spread-della-fuffa-e-il-lancio-di.html

PI: Giornalismo online, startup con l’acqua alla gola

Le nuove realtà online europee hanno molti ostacoli sulla loro strada: la concorrenza con i grandi ed un pubblico parcellizzato non permetterebbero introiti rassicuranti. Lo studio del Reuters …

http://punto-informatico.it/3503792/PI/News/giornalismo-online-startup-acqua-alla-gola.aspx

TOTALITARISMO DIGITALE

C’è un fatto, per niente marginale per chi ha a cuore la “libertà dell’informazione”, che, curiosamente, non ha avuto una adeguata eco tra gli autoproclamati “paladini” di tale “libertà”. Stiamo…

http://quintoelemento.mytrident.net/index.php/totalitarismo_digitale?blog=7

No free jobs, è scoppiata la rivolta in rete

E’ iniziato tutto ieri, e oggi è esplosa la rivolta con tutta l‘indignazione, l’energia e la velocità di condivisione che hanno i social media. Stronco pubblica un post

http://www.linkiesta.it/blogs/viva-l-italia/no-fre

via Huffington Post spiegato da Arianna Huffington – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Verbale del Gilda35 Event del 27 aprile 2012 A.D.

Vento Nei Capelli Style

ONtro

Esimi Ricercatori, ancora stavamo riprendendoci dagli stravizi del Gilda35 Event invernale, che già a gran voce nella Cabina di Regia si esigeva un’anticipata edizione primaverile.

Il sottoscritto sotto la pressione della propria Comunità Creativa d’elezione si trovava così costretto a pianificare un nuovo “non-evento“. Al fine di evitare i soliti strascichi polemici del tipo “Perché a quest’ora? Perché questo giorno? Perché questo posto? Perché Roma? Perché“, commettevo tuttavia l’errore drammatico di avviare un democratico confronto (un banale sondaggio via Facebook).

Non potevo ovviamente immaginare che la cosa sarebbe rapidamente sfuggita di mano facendomi pesantemente interrogare sulla funzionalità degli istituti democratici. Se col precedente dittatoriale Gilda35 Event la coda polemica si era esaurita in qualche borbottio, il democratico evento primaverile ha scatenato uno strascico di polemiche assolutamente mortale.

Peraltro mentre si verificavano scissioni degne di “Romanzo Criminale” tra il Clan dei Romani, il Clan Calabro-Pugliese e il Clan dei Torinesi, nasceva anche tra gli “esclusi” la pratica del funesto “grattino digitale“. Il grattino digitale è una sorta di funesta manifestazione pubblica di affetto che può svilupparsi tra i membri di un Gruppo Facebook… con ritmi via via crescenti… che alla fine può provocare una esplosione di notifiche capace di annichilire un bufalo.

Riportato a randellate l’ordine nella Cabina di Regia, per festeggiare degnamente la nostra primaverile reiunion decido di dedicarmi a un tema su cui da tempo chiedevate il mio parere: il Caso Chiara Ferragni.

Così giusto per preparare il terreno per la serata…

Verbale della sessione del 27/04/2012

Partecipanti:

  • Ada Moretti (Researcher)
  • Alexia Sasson (Researcher)
  • Claudio Biondi (Mentor)
  • Daniele Buzzurro (Researcher)
  • Domenico Polimeno (Technical Committee)
  • Fabrizio Faraco (Researcher)
  • Fabrizio Rinaldi (Researcher)
  • Giovanni Scrofani (Founder)
  • Guido Brescia (Researcher)
  • Maria-Cristina Terenzio (Researcher)
  • Marinella Mana (Researcher)
  • Matteo Pigliapoco (Researcher)
  • Paolo Mulé (Author)
  • Renato Gabriele (Technical Committee)
  • Rosa Cristiano (Researcher)
  • Sabrina Salmeri (Researcher)
  • Vincenzo Bernabei (Researcher)

Ordine del Giorno:

  • Ascesa e caduta delle Twitstar televisive;
  • Cloud Computing;
  • Vento nei Capelli;
  • Frizzi e Lazzi;
  • Varie ed Eventuali.

Svolgimento:

  • Innanzitutto è stata levata una libagione verso gli Account delle Twitstar televisive caduti sul campo della Guerra dei Sogni dopo neppure un paio di stagioni di ostilità. I Ricercatori si sono uniti al cordoglio delle legioni di Vecchiominkia restate orbe di autoscatti al gabinetto dei VIP. L’ennesima affermazione come sofisticati Killer di Twitstar. Sono stati ripercorsi i passaggi della vicenda, godendo di tanti spassosi retroscena noti solo al nucleo più intimo dei Ricercatori.
  • Quindi si è proceduto a divertirsi sulla susseguente emersione di account farlocchi delle Twitstar, immaginandoci le vibrate reazioni dei cultori del furto d’identità sventolanti cartellini rossi digitali.
  • Essendo fresco il lancio di Google Drive ci si è prodotti in ardite analisi dei termini di utilizzo (una pura spoliazione del concetto di proprietà dei propri dati), che costituiscono una sorta di manifesto del servo della gleba digitale… lavora i dati, li affina, li elabora, li archivia, ma tutto è proprietà dei Latifondisti della Cloud… Un nuovo Medioevo Tecnologico, che forse produrrà una Biblioteca di Babele 2.0 in cui solo le Macchine sapranno districarsi.
  • Indi si è analizzato il metodo “Vento nei Capelli” di Paolo Mulè. Consiste in un brillante metodo per non pagare il conto e lasciare comunque una splendida immagine di sé negli altri avventori. In sostanza: si sostiene una conversazione brillante tutta la serata… si ride e si scherza infarcendo la conversazione di frizzi, lazzi e roba da smanettoni… un’ora prima della fine dell’evento ci si alza dal tavolo splendidi e sorridenti, alludendo a improcrastinabili incontri galanti… si inizia a salutare tutti con grande entusiasmo, chiedendo nick di twitter, aggiungendo amicizie su facebook, cerchiando su Google+ anche i camerieri… dopodiché si esce… trascorsi dieci minuti si inizia un’azione di spam via DM su Twitter e messaggio diretto su Facebook con lo stesso accorato messaggio: “OMG sono desolato ho dimenticato di pagare il conto, sono una persona cattiva, bla bla bla“… un masterpiece!
  • Essendo ormai una Comunità Creativa lanciatissima nel mondo del Fashion Blogging, abbiamo diffusamente iniziato ad esaminare perché nerdate assurde come l’informatica, i fumetti di supereoroi, il fantasy, l’horror siano diventate mainstream con gli anni. Siamo quindi giunti alla sconsolata conclusione che è effettivamente vero che in paesi come l’Italia giornalisti, stilisti, designer passano la giornata su internet abbeverandosi di ogni possibile pinzillacchera che venga postata dal solito gruppo di tremila blogger/influencer in cui costantemente si inciampa nella Rete. Tant’è che il sottoscritto è finito in parecchi telegiornali per un’innocente osservazione sulle auto blu…
Il tweet sul meme "Puntuale risposta alle polemiche sull’acquisto di 400 nuove auto blu…" è finito su tutti i TG nazionali
  • Quindi abbiamo ascoltato rapiti la drammatica vicenda di un acclamato social media manager italiano, la cui immagine è stata proditoriamente utilizzata da un noto Topblogger in un libro di quelli che ti insegnano la rava e la fava sul mondo dei social network… Peccato che l’immagine proditoriamente sottratta sia stata utilizzata nella sezione del testo dedicata all’amicizia su Facebook… Così adesso a migliaia hanno inteso che il nostro povero social media manager sia una sorta di versione Facebook di Tom Anderson… ogni giorno il nostro eroe deve declinare migliaia di richieste di amicizia… chi lo ripagherà del suo danno esistenziale digitale?

I temi trattati sono stati davvero troppi per trattarli in un unico nonPOST: rievocazioni del Komunistparty, l’evoluzione delle policy di Facebook per Developpers,  l’estetica del Twittermonument, l’ossessione dei motori di ricerca per la pornografia e i rettiliani (la Genesi non è mai finita), la capacità della politica politicante di ingoiare e digerire la politica digitale, e tante tante tante altre cose…

A fine serata, mentre ilari e felici uscivamo dal locale ci è partito il matto, ci siamo geolocalizzati in massa su Foursquare, intasando la bacheca di Ferrazza (il locale in cui ci eravamo riuniti) di foto di Paolo “Vento nei Capelli” Mulé… e segnalando in massa per incitamento all’odio e violenza la c.d. “foto dell’odio” (un’innocente foto di un drink ritenuta off topic rispetto all’immagine del mitico Paolo)… momenti di delirio digitale…

Nella bacheca di Gilda35 su Pinterest trovate anche qualche sobria foto dell’evento.

Conclusioni

In conclusione miei esimi Ricercatori è stata nell’ennesima buffonesca e splendida serata foriera di innumerevoli e fecondi spunti.

E’ stato un caleidoscopio di suggestioni e ragionamenti.

E’ stato un po’ come abbeverarsi alla fonte dei miei piccoli nonPOST.

Perché in ultima analisi la totalità di quello che scrivo porta dentro di sé le impronte digitali di voi Ricercatori.

Ancora una volta grazie a tutti quelli che erano presenti col proprio corpo biologico e ai Ricercatori che sento sempre vicini col loro corpo elettrico.

Jovanz e il mondo del Fashion Blogging