Pierferdy loves Tonino

  1. Oggi su Twitter abbiamo assistito ad uno splendido scambio di battute tra Antonio Di Pietro e Pierferdinando Casini su: liberalizzazioni, lobby, Silvio Berlusconi, Prima Repubblica… Non so se gli account ufficiali dei due politici siano affidati ad uffici stampa specializzati o gestiti personalmente… fatto sta che il dibattito si è svolto all’insegna di messaggi che sembravano tratti da SMS di liceali in gita scolastica.

    Questo l’elevato dibattito che espongo in tutta la sua inusitata bellezza per i vostri occhi:
  2. Neanche sotto il governo Berlusconi si era verificata una tale invasione di lobbisti all’interno del Parlamento #liberalizzazioni
  3. Il finale con quel suo TVB (ovvero l’adolescenziale acronimo per Ti Voglio Bene) è qualcosa di assolutamente splendido che evoca illustri padri letterari come Fabio Volo e Federico Moccia… ma l’intero scambio punto e contrappunto tra gli esponenti politici è all’insegna di ragionamenti alquanto elementari.

    Più volte è stato scritto che i 140 caratteri di twitter sono troppo pochi, per esprimere un  pensiero articolato. Tuttavia va evidenziato come i due illustri esponenti politici ne utilizzino parecchi di meno, con un singolare utilizzo della punteggiatura…
    Questo è uno di quei classici casi in cui utilizzando i Social Network il VIP di turno, nell’angoscioso sforzo di risultare “vicino alla gente“, finisce per apparire grottesco. Quello che sconcerta nello scambio di battute tra i due non è il TVB di Pierferdinando Casini, è l’intero scambio di battute. I temi sono importanti, le questioni sul tavolo spinose, e tutto si traduce in una rapida serie di battute come quelle che chiunque di noi potrebbe scambiare alla macchinetta del caffè coi colleghi d’ufficio.
    I nuovi media offrirebbero potenzialità espressive incredibili alla politica (penso a quanto accaduto all’estero con la campagna di Barack Obama, la Primavera Araba, gli indignados, Occupy Wall Street, ecc…). Eppure qui da noi ogni qual volta il “Politico” si avventura ad utilizzi dei social network, che esulino dai comunicati stampa in 140 caratteri o dal tazebao via Facebook, scatta il comico involontario.
    Il dibattito tra Pierferdinando Casini e Antonio Di Pietro attesta comunque una vittoria del berlusconismo: quella sul linguaggio politico. Un linguaggio che si è con gli anni così abbassato al livello del proprio uditorio da diventare indistinguibile da quello del comune cittadino… E così la discussione su temi cruciali come le liberalizzazioni diventa solo un’altra chiacchiera da bar…
    Per me un macchiato grazie!

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#censuramiquesto: Twitter contro Twitter

#censuramiquesto: Twitter contro Twitter

Gli utenti di Twitter prendono coscienza delle policy del loro social network e scoppia la mobilitazione digitale all’insegna dell’hashtag #censuramiquesto.

  1. Twitter ha compiuto un atto di trasparenza senza precedenti, annunciando in modo chiaro di avere delle policy in materia di moderazione dei messaggi. Sulle pagine del proprio blog, col post “Tweets still must flow“, lo staff di Twitter ha spiegato che, al fine di consentire la diffusione del proprio social network presso nazioni con un concetto di libertà di parola declinato in modo differente da quello degli USA, hanno attivato un sistema di moderazione selettiva dei messaggi. 

    In pratica grazie ai software di linguistica computazionale (quelli che costantemente scansionano i messaggi nella rete alla ricerca di parole chiave/key words) e ai dati di geolocalizzazione contenuti in ogni messaggio, Twitter è ora in grado di non rendere visibile un determinato messaggio per gli utenti di una specifica nazione, restando perfettamente visibile per tutti gli altri.
  2. Francamente sono tra quelli che non vede in questo messaggio un cambiamento di rotta di Twitter, da tempo studiando le comunità di hacktivisti in giro per la Rete mi ero imbattuto in strani fenomeni nella gestione dei temi di tendenza, che mostravano un utilizzo selettivo dello strumento ai limiti dell’ingegneria sociale.
  3. Twitter come ogni altro social network, se vuole continuare a espandersi in nuovi mercati deve adeguarsi alle leggi locali in materia di libertà di espressione. Se negli USA la libertà di parola di può spingere fino alle affermazioni più estreme in molti paesi, tra cui l’Italia, questa libertà è diversamente declinata (pensiamo ai reati di vilipendio o di apologia, oltre a quelli di ingiuria e diffamazione), mentre in altri addirittura mortificata (v. alla voce stati totalitari o autoritari).

    A mio avviso c’è stata una sopravvalutazione di Twitter come strumento di libertà espressiva e mi trovo abbastanza d’accordo con Luca Conti che fa un esame obiettivo della questione…
  4. Ovviamente però la vicenda è debordata dal suo alveo originale e la Comunità Italiana di Twitter con la consueta intelligenza ha inventato un hashtag #censuramiquesto, con cui ironizzare sulla vicenda. Di seguito vi riporto una piccola selezione:

  5. Miseri e vecchi demoni del potere, censurate pure. Ma basterà un hacker di 15 anni a fottervi. #CensuramiQuesto
  6. Twitter vuole la censura per entrare in Cina e arrivare a 1mld di account per entrare in borsa.E noi siamo capitale sociale #CensuramiQuesto
  7. #censuramiquesto morto un Twitter si fa un altro social network.poi chissà come farete in borsa
  8. Forse volevano dire #censuramiquesto.
    (ma manche “fammi stare zitto va, che se parlo…”) pic.twitter.com/39A7jBcA
  9. Art. 21 Costituzione “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto…” #CensuramiQuesto
  10. Le tastiere fanno più paura delle pistole…#censuramiquesto
  11. Ti chiedo #CensuramiQuesto : ” #TwitterBlackout ” , fallo ritornare come era alle origini codesto – SocialNetwork! –
  12. Ogni anno deve avvenire qualche fine del mondo! Io sono ancora vivo! #censuramiquesto
  13. Condannate #SOPA e #ACTA? Allora non fate 2 pesi 2 misure con la #TwitterCensura. Non è mai accettabile. #CensuramiQuesto #TwitterBlackOut
  14. La verità è che spesso alcuni tweet sono più veritieri e credibili che articoli di rinomati giornali #CensuramiQuesto
  15. Sia chiaro,il #CensuramiQuesto è 1 atto di protesta contro ogni forma di censura e nn solo contro le nuove policy di twitter (da verificare)
  16. Concludendo, con la solita “intelligenza collettiva” la Comunità Italiana di Twitter ha trasformato quello che poteva essere un bolso borbottio sulla “policy”, in un interessante esperimento creativo, per riflettere più in generale sul tema della censura.

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Happy Birthday Mrs. Janis Sharp! | Fanpage

Gary McKinnon
Gary McKinnon (Photo credit: Wikipedia)

Accolgo l’invito della Comunità Online dei Tweetstormers per rivolgere alla madre di Gary Mc Kinnon i migliori auguri di buon compleanno… e colgo l’occasione per spendere due parole a favore della sua campagna contro l’estradizione del figlio per quello che fu enfaticamente definito “il più grande attacco hacker della storia”.

Oggi è il compleanno di Janis Sharp.

Janis Sharp è una madre.

Janis Sharp è una madre che lotta da quasi dieci anni per la libertà di suo figlio.

Janis Sharp è la madre di Gary McKinnon, l’autore della più grande violazione informatica di tutti i tempi.

La vita di Janis Sharp è stata sconvolta il giorno in cui ha appreso che il proprio figlio Gary, affetto da una particolare forma di autismo detta Sindrome di Asperger, si era introdotto sui server di NASA e Pentagono alla ricerca di prove su UFO, antigravità e “free energy”.

Gary McKinnon era solo un “inetto smanettone”, non un hacker, e per entrare sui server più segreti del mondo non utilizzò particolari apparecchiature o sofisticate tecniche di intrusione. Entrò con un tipico trucco da smanettone anni ’90: provò a vedere se gli Amministratori dei server più sicuri del mondo avevano lasciato delle credenziali di accesso in bianco… Banalizzando (ma solo un poco) immaginate che la più grande violazione informatica di tutti i tempi si sia concretizzata in un ragazzo autistico, che ubriaco di birra e fatto di cannabis entra un centinaio di volte nei server di NASA e Pentagono digitando user: ADMIN e password: PASSWORD (o qualcosa del genere) alla ricerca di prove su Area 51 e X-File vari…

Se non fosse una tristissima storia vera ci sarebbe da ridere.

Come potrete ben capire l’Amministrazione Americana non la prese benissimo e dovette spendere circa settecentomila dollari per rivedere i propri sistemi antintrusione. Gary venne processato da un tribunale britannico e condannato a una lunga pena detentiva ai domiciliari, nonché all’interdizione assoluta dall’utilizzo di apparecchiature informatiche.

Purtroppo però tra USA e Gran Bretagna esiste un particolare trattato (Extradiction Act 2003) emesso a seguito dei tragici eventi successivi all’11/09/2001, che consente l’estradizione di cittadini britannici resisi colpevoli di reati commessi, anche in territorio estero, contro le Leggi statunitensi.

L’Extradiction Act 2003 venne così applicato al caso di Gary McKinnon, che venne classificato non come un “inetto smanettone”, affetto da Sindrome di Asperger, ma come un “terrorista informatico”, paventando anche l’applicazione della Legge Militare e l’eventuale incarcerazione nel complesso di Guantanamo, che nonostante le promesse elettorali di Barack Obama è tuttora in funzione.

Solo il coraggio e la tenacia di Janis Sharp, che nel frattempo si è enormemente indebitata in costosissime spese legali, hanno finora evitato l’estradizione di Gary, le cui condizioni di salute sono state tuttavia compromesse dall’angoscioso e direi anche assurdo evolversi della vicenda.

Attorno a Janis e suo figlio peraltro si è costituita una Comunità di Hacktivisti, i c.d. Tweetstormers, che utilizzano da anni Twitter per campagne di sensibilizzazione a favore di Gary McKinnon, riuscendo così a porre al centro del dibattito pubblico britannico il superamento del trattato.

Brown cited deep public concern that McKinnon, with his medical condition, would commit suicide or suffer injury if imprisoned in a US facility.

Louis Susman
Peraltro la vicenda di Gary è stata anche oggetto di un imbarazzante cablogramma diffuso a suo tempo da Wikileaks, da cui emerge la piena consapevolezza dell’Amministrazione USA delle cattive condizioni di salute del presunto hacker, nonché del fatto che lo stesso potrebbe tentare il suicidio laddove estradato.

Sebbene la richiesta di revisione dell’Extradiction Act 2003 (molto caldeggiata dai Tweetstormers) abbia avuto esito negativo e lo stesso sia stato ritenuto Sir Scott Baker non sbilanciato contro i cittadini britannici (come giurista da quello che ho letto mi sembra invece una compressione pazzesca di sovranità), si inizia a intravedere qualche timido segnale di ottimismo.

Da un lato Janis Sharp è stata insignita di un importante premio per i diritti umani per la sua appassionata e convinta lotta contro l’estradizione del figlio, dall’altro Nick Clegg, il Vice Primo Ministro britannico, dopo un iniziale voltafaccia, ha ripreso a spendersi per un superamento del trattato di estradizione con gli USA.

Come ho scritto altre volte ritengo che la vicenda di Gary McKinnon sia di particolare importanza per una serie di fattori:

Centralità della Politica Digitale: la vicenda nel suo evolversi quasi decennale ha posto al centro dell’attenzione di numerose Comunità Online e dell’opinione pubblica il tema della Politica Digitale e del c.d. hacktivismo. Se si sono sviluppati movimenti come Occupy Wall Street è stato anche grazie a casi come quello di Gary, che hanno sfruttato la Rete come strumento principale di mobilitazione.
Subalternità dell’UE agli USA: trovo inquietante che quando militari americani compiono all’estero delle vere e proprie stragi (v. Cermis) debbano essere giudicati da tribunali militari americani spesso in misura estremamente mite (4 mesi di detenzione a fronte di venti vite umane falciate). Mentre Gary McKinnon rischia tuttora l’ergastolo presso un tribunale americano per la mera manomissione di alcune apparecchiature informatiche. Ritengo che la stessa Unione Europea non dovrebbe accettare simili forme di compressione della propria sovranità.
Tutela dei disabili mentali: mi ha sempre suscitato stupore nella vicenda di Gary il fatto che le Autorità americane non abbiano minimamente preso in considerazione le sue condizioni di salute. Gary McKinnon è affetto da Sindrome di Asperger, assai probabilmente ha agito indotto da un mix di alcool e stupefacenti per motivazioni quantomeno singolari (le prove dell’esistenza della fantomatica Area 51). Come ho ribadito più volte . L’elemento psicologico del reato e l’idoneità del reo a comprendere pienamente il senso dei propri atti, non possono essere completamente ignorati, quasi fossero dettagli. Sono un patrimonio giuridico europeo non negoziabile.
Concludo rinnovando i migliori auguri di buon compleanno a Janis Sharp, nella speranza che questo sia l’ultimo trascorso sotto la minaccia dell’estradizione di suo figlio Gary.

via Happy Birthday Mrs. Janis Sharp!

Palazzochigi: fake, furto di identità o impersonificazione? | Fanpage

Twitter ha chiuso l’account @Palazzochigi su segnalazione dell’on. A. Sarubbi e comuni utenti. L’accusa? Generare confusione con un ipotetico account ufficiale del sen. M. Monti. Sorge spontanea una domanda: quali sono i limiti del “diritto di satira” nel web 2.0?

Il giorno 20 novembre 2011, Twitter ha chiuso l’account @Palazzochigi, che nelle scorse settimane aveva suscitato un vivace dibattito tra le varie comunità virtuali che animano la scena italiana del noto social network.

@Palazzochigi era attivo dal 2009 e proponeva una sorta di parodia di un ipotetico account ufficiale della Presidenza del Consiglio. Per l’evoluzione delle vicende legate a questo account rimando a questa cronaca semiseria estremamente esaustiva: “Palazzo Chigi con serietà e sobrietà“. Partendo da questa sintesi di tre anni di attività possiamo così riassumere le caratteristiche salienti di @palazzochigi:

L’account parodiava dapprima lo stile “rassicurante” dell’on. Silvio Berlusconi, successivamente quello “sobrio” del sen. Mario Monti.
A una lettura superficiale sembrava che i due Presidenti avessero preso il controllo diretto dell’account con il quale fornivano una sorta di strampalata “diretta” della propria giornata.
Il lettore più avveduto avrebbe notato come lo stile dell’account fosse assolutamente in controtendenza con la presenza online dei politici italiani i quali di norma affidano a appositi uffici stampa i propri account Twitter, usati come una sorta di generatore di micro comunicati stampa in 140 caratteri, privi di qualsiasi interazione col pubblico.
L’account utilizzava la tecnica stilistica del c.d. “refrain“. E’ un tipo di satira, molto usata presso i popoli anglosassoni, in cui la stessa “parola d’ordine” cara all’establishment in un dato frangente (es. Austerity) viene ripetuta in modo ossessivo in ogni contesto possibile, per evidenziarne la natura grottesca.
Proponeva una immedesimazione del potere non col nome del Presidente pro tempore (es. @silvioberlusconi o @mariomonti), né con la carica da questi ricoperta (es. @presidenzadelconsiglio e varianti), ma col luogo fisico del “Palazzo”. Ciò con lo scopo di evidenziare in modo sottile l’elemento di continuità che lega qualsiasi Presidenza del Consiglio a prescindere dal suo colore politico, segnalando come il “Palazzo” sia qualcosa di autonomo rispetto alle persone fisiche che lo occupano. Tuttavia, pur rimanendo inalterato il nickname @palazzochigi, nella sua ultima incarnazione venivano utilizzati come nome e cognome dell’account e come avatar quelli del sen. Mario Monti.
A livello qualitativo la satira proposta dall’account era molto sottile (forse troppo), proponendosi come un esempio molto anglosassone di satira dadaista (con Gilda35 ho sempre fatto satira dadaista di tipo continentale esuberante e chiaramente provocatoria). La satira dadaista anglosassone estremizza il concetto di impersonificazione parodistica (v. oltre), fondamentalmente prendendo sul serio lo scherzo e non andando mai fuori personaggio (un esempio su tutti il mitico The Colbert Report).
Quando @palazzochigi impersonava l’on. Silvio Berlusconi (talvolta creando anche buffi “incidenti internazionali”) tutti avevano chiara la natura satirica dell’account, purtroppo invece quando l’account iniziò a impersonare il sen. Mario Monti molti utenti caddero in errore credendolo l’account ufficiale del Presidente.

La circostanza generò tre distinti fronti di protesta verso l’account @palazzochigi:

da un lato l’on. Andrea Sarubbi del Partito Democratico, molto attivo su Twitter con le sue dirette da Montecitorio (c.d. #opencamera) su segnalazione di alcuni utenti ha proceduto a segnalare a sua volta la questione alle Polizia Postale, al fine di verificare se ricorressero fattispecie di reato (il c.d. “furto di identità“);
dall’altro alcune comunità virtuali di c.d. influencers (opinion leader dei social network) hanno proceduto a segnalare l’account a Twitter, per violazione delle policy in materia di impersonificazione sulla base dell’assunto che si trattasse di un “fake” (un account falso) del sen. Mario Monti, suscettibile di indurre in confusione l’utente (v. QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE @PALAZZOCHIGI);
infine alcuni blogger hanno prodotto articoli vari articoli di critica verso l’account, tra i tanti segnalo quello di Claudia Vago “Se Palazzo Chigi sbarca su Twitter ma non è quel Palazzo Chigi“, invocando in sostanza un’autoregolamentazione del profilo emendando gli elementi maggiormente controversi.
Premetto che rispetto tutti i punti di vista possibili sulla questione, ma detesto la pratica della chiusura degli account, specie quando viene effettuata senza la necessaria trasparenza. @Palazzochigi è stato chiuso su richiesta della Polizia Postale, perché era stata ravvisata una fattispecie di reato? E’ stato chiuso cautelativamente dallo staff di Twitter perché la Polizia Postale aveva aperto un fascicolo contro ignoti? E’ stato chiuso automaticamente da un software (c.d. BOT) di Twitter per via dell’accumulo delle segnalazioni di violazione delle policy da parte degli utenti?

Basterebbe un piccolo comunicato stampa o addirittura un tweet dello staff di Twitter per chiarire la questione. Tuttavia anche questa volta ci troviamo di fronte al solo fatto materiale della chiusura.

Ritengo però opportuno seguire l’invito espresso dall’on. Andrea Sarubbi in un lungo e interessante tweet, a parlare in merito alla “differenza tra la libertà di espressione e l’assenza di regole“.

Per farlo ritengo tuttavia necessario stabilire la natura di @palazzochigi.

In primis domandiamoci: @palazzochigi è un fake?

Ho affrontato diffusamente la figura “etnografica” del fake in un apposito post di Gilda35, rimando pertanto all’articolo “Se questo è un Fake” per un’analisi più compiuta su detta modalità di approccio alla Rete.

Qui posso ribadire che il fake si pone come la simulazione coerente di una personalità differente da quella reale dell’utente. L’esempio classico è quello del nerd smanettone che prende in giro gli altri utenti fingendo di essere una top model ninfomane. Spesso i fake sono frutto di una costruzione molto articolata con tanto di simulazione di una intera vita sociale virtuale.

Pertanto gli account ufficiali di aziende, account collettivi, sperimentazioni varie non sono classificabili propriamente come fake.

I tweet postati da @PalazzoChigi non erano propriamente quelli di un fake, in quanto non c’era alcuna pretesa di attendibilità, né la creazione di una personalità articolata, né interazione con gli altri utenti. Era chiaramente un account privo di una “psicologia personale” e pertanto non può essere qualificato come fake.

Personalmente, poi, non riesco a immaginarmi il vero sen. Mario Monti che col proprio smartphone fa la cronaca dei propri pasti frugali e delle proprie austere giornate di lavoro. Ma magari manco di immaginazione.

Allora @Palazzochigi ha commesso il reato di “Furto d’identità”?

Precisazione fondamentale: quella del c.d. “furto di identità” è una fattispecie di reato elaborata in via interpretativa dalla Corte di Cassazione , partendo dal reato di “sostituzione di persona” (art. 494 Codice Penale). La Cassazione in una celebre sentenza ha così configurato in ambito informatico la sostituzione di persona , ovvero il c.d. “furto di identità“:

“E’ configurabile il reato di sostituzione di persona nel caso in cui si apra un account di posta elettronica intestandolo al nome di altro soggetto, comportando ciò l’induzione in errore non tanto nell’ente fornitore del servizio quando dei corrispondenti i quali si trovano ad interloquire con persona diversa da quella che ad essi viene fatta credere. (Cassazione Penale, Sezione V 08-11-2007 sentenza n. 46674)
Peraltro la sostituzione di persona così viene definita dal codice penale:

Art. 494 Sostituzione di persona: Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno.
Una più compiuta definzione non derivata per via interpretativa del “furto di identità” è fornita dal decreto legislativo n. 64 dell’11 aprile 2011, in materia di prevenzione di frodi nel credito al consumo:

1. Ai fini del presente decreto legislativo per furto d’identità si intende: a) l’impersonificazione totale: occultamento totale della propria identità mediante l’utilizzo indebito di dati relativi all’identità e al reddito di un altro soggetto. L’impersonificazione può riguardare l’utilizzo indebito di dati riferibili sia ad un soggetto in vita sia ad un soggetto deceduto; b) l’impersonificazione parziale: occultamento parziale della propria identità mediante l’impiego, in forma combinata, di dati relativi alla propria persona e l’utilizzo indebito di dati relativi ad un altro soggetto, nell’ambito di quelli di cui alla lettera a)”.
Comunque anche estremizzando i contenuti delle norme e della sentenza citate gli unici appigli per ipotizzare un furto di identità da parte di @palazzochigi sarebbero stati: il rimando nella biografia dell’account Twitter al curriculum vitae pubblicato sul sito della Presidenza del Consiglio, la foto dell’avatar, la spendita del nome e del cognome del senatore.

Tuttavia i tre elementi testé citati vanno messi in relazione con:

i messaggi parodistici di @palazzochigi, con il loro ossessivo rimando alla frugalità e all’austerità incompatibili con un utilizzo meramente accorto di un account ufficiale;
l’adozione di un nickname che rimanda al Palazzo e non all’istituzione né alla persona del Senatore;
l’assenza del c.d. twitbon (una sorta di sigillo che si appone sull’avatar) di utente verificato da Twitter;
la mancata inclusione nella sezione Politica degli Utenti Consigliati da Twitter, che censisce la totalità dei politici di maggior spicco presenti sulla propria piattaforma.
Gli ultimi due elementi, in particolare, sono essenziali perché si possa asserire che @palazzochigi si sia posto verso l’utenza come l’account ufficiale del sen. Mario Monti. @PalazzoChigi era una delle migliaia di parodie che circolano su Twitter su nostri politici, balzata agli onori della cronaca solo per l’elevato numero di follower raggiunto.

Ma soprattutto manca un elemento essenziale per configurare l’ipotesi di reato: il fine di procurare all’autore dell’account un vantaggio o un danno agli altri utenti.

E’ di tutta evidenza che l’account non rispondeva agli utenti che cercavano di interagire, né li dirottava verso qualche sito di phishing (frodi informatiche) e neppure verso siti commerciali.

Pertanto non resta che classificare @palazzochigi come “impersonificazione parodistica”, pratica peraltro espressamente consentita dalle policy di Twitter con i seguenti limiti:

L’impersonificazione si verifica quando qualcuno fa finta di essere un’altra persona o azienda ai fini di intrattenimento o per raggirare. L’impersonificazione diversa dalla parodia costituisce una violazione delle Regole di Twitter. I criteri per definire parodia sono i seguenti: “l’utente medio sarebbe in grado di comprendere che si tratta di uno scherzo?” Un account può essere ritenuto responsabile di impersonificazione se confonde o raggira gli altri – o se ha un chiaro INTENTO di confondere o di raggirare e in tali casi potrebbe venire definitivamente sospeso. (estratto da “Che cos’è l’impersonificazione?” dal Centro Assistenza di Twitter).
Le impersonificazioni parodistiche sono molto utilizzate negli USA e in Gran Bretagna: in sostanza sono delle interpretazioni di un VIP (per lo più un politico) atte ad evidenziarne gli aspetti grotteschi tramite l’estremizzazione di alcuni aspetti del linguaggio da questi usato. E’ un particolare tipo di satira molto in voga, sebbene poco nota al grosso pubblico in Italia.

In particolare @palazzochigi aggiungendo in modo ossessivo a qualunque frase richiami alla frugalità, alla sobrietà e all’austerità aveva lo scopo evidente di fare satira sul concetto di Austerity parecchio in voga in questo frangente.

In sostanza una impersonificazione parodistica ha lo scopo tramite una piccola mistificazione, palese ad una lettura più attenta, di demistificare alcune presunte “verità” circolanti presso l’opinione pubblica.

Era chiaro l’intento di confondere o raggirare il prossimo da parte di @palazzochigi? Alla luce delle considerazioni di cui sopra direi proprio di no.

Concludo ritenendo che a mio avviso @palazzochigi non andava chiuso in quanto si era mosso nei limiti di Legge e nel rispetto delle policy di Twitter esercitando quel particolare tipo di libertà d’espressione rappresentato dalla c.d. “impersonificazione parodistica” . @Palazzochigi presentava degli elementi che potevano tuttavia indurre gli utenti meno accorti in confusione, ma la cosa era risolvibile tramite un invito da parte dello staff di Twitter a modificare la biografia dell’account.

Non ero né tra gli autori (come sostengono alcuni), né tra i fan di @palazzochigi, tuttavia la sua chiusura per le modalità con cui è stata effettuata mi infastidisce molto.

In ogni caso…

Se @palazzochigi è stato chiuso per via di una mera segnalazione (l’on. Andrea Sarubbi non parla di denuncia) alla Polizia Postale, siamo di fronte a un’applicazione abnorme della Legge.

Se @palazzochigi è stato chiuso in via cautelativa da parte dello staff di Twitter sarebbe stato più opportuno un invito al cambio della biografia e/o un comunicato (anche breve) di chiarimento.

Se @palazzochigi è stato chiuso in via automatica per accumulo di segnalazioni, invito Twitter a rivedere questa “policy meccanica“, perché domani comunità virtuali di troll e lamer potrebbero utilizzare la cosa contro qualunque bersaglio.

Così ci troviamo di fronte al mero elemento materiale della chiusura, senza possibilità di capire appieno la vicenda. Prendiamo atto, consapevoli che è stata chiusa una piccola voce dissenziente rispetto al coro unanime in favore del nuovo Governo, spianando la strada a chi parla più o meno scherzosamente di “golpe mediatico” e di “doppiopesisimo”. In tempi di globalizzazione del “pensiero“, mantenere viva qualche piccola voce dissenziente sarebbe segno di lungimiranza e di sana ecologia intellettuale.

Certe volte l’applicazione del buonsenso sarebbe più opportuna del ricorso a leggi e policy varie.

via Palazzochigi: fake, furto di identità o impersonificazione?

Piccolo intervento di presentazione | Fanpage

Per iniziare la mia collaborazione con Fanpage racconto la storia di un ossimoro vivente, che vive una straordinaria parabola esistenziale dallo steampunk al web 2.0… la mia storia.

Innanzitutto, prima di dare inizio a questa nuova avventura, mi sembra giusto presentarmi: mi chiamo Giovanni Scrofani, ma per la maggior parte di quelli che mi conoscono via internet sono Jovanz74 quello degli scherzi dadaisti su Twitter.

Non sono un professionista del digitale. Sono solo un appassionato di nuove tecnologie, che nella vita per sbarcare il lunario lavora come giurista d’impresa per il controllo di progetti d’investimento molto complessi.

Posso definirmi uno che gioca con i nuovi media.

Pong in tutto il suo splendore

Ma andiamo con ordine e partiamo dal principio: da quando mio padre pose tra le mie manine di bimbo la console di Pong. All’epoca avevamo un televisore in bianco e nero, privo di telecomando, dotato di pulsanti e manopole per la sintonizzazione dei due canali RAI.

Non dimenticherò mai la sconvolgente sensazione che mi trasmise nella sua essenzialità Pong, per la possibilità di interagire con il televisore. Non avevo mai neppure tenuto tra le mani un telecomando e quelle manopoline riuscivano a far giocare due “racchette” e una “pallina” nel televisore…

Avevo pochi anni ed ero già un grande appassionato di fantascienza: intravidi la possibilità di vivere il Futuro, come lo avevo immaginato.

Da lì ha avuto inizio una passione ormai ultra trentennale con le nuove tecnologie, sviluppata attraverso tutto il cursus honorem della mia generazione: i cabinati delle sale giochi, i primi PC domestici, i Vic20, gli ZX Spectrum, i Commodore64, i 386, i 486, i PC ninja overclockati, le playstation, gli smartphone… fino all’invasione del digitale in ogni singolo aspetto della nostra vita moderna…

Questo ha significato una presenza in Rete costante a partire dalla prima metà degli anni ’90, con una formazione da autodidatta in un web 1.0, quando tutto per dirla con Dan Simmons era “Leoni, Tigri, Orsi”. La Rete di quegli anni era una terra inesplorata piena di rischi e di possibilità, che sfuggivano alla nostra comprensione. Imperversava l’anonimato, ma paradossalmente c’era molta più educazione di oggi. Il malware è un po’ ovunque, ma si respirava una inebriante sensazione di libertà.

diventare “autore” di una testata di cui sono stato per tanto tempo “lettore”

Devo ammettere che il passaggio al web 2.0 e al variegato mondo dei Social Network per me, come per molti della mia generazione, fu leggermente traumatico. Trovare la propria creatività costretta negli standard imposti dalle Major dei Social Network… essere costretti ad apparire costantemente con nome e cognome in ogni espressione… alla fine ci azzittì.

Così mentre la Rete cambiava forma, mi allontanai gradualmente da lei concentrandomi sulle attività legate alla mia professione di giurista d’impresa…

Inaspettatamente scoprii Twitter nell’estate del 2010 e quel piccolo Social Network riuscì a trasmettermi le sensazioni di immediatezza e sincerità legate al digitale della mia giovinezza… Ma Twitter come ogni giardino dell’Eden, aveva il suo Serpente: orde di Social Media Expert che iniziavano ad imperversare con massive campagne di marketing occulto…

Così con alcuni amici ideammo un piccolo progetto collettivo “Gilda35″, con cui iniziammo ad ordire alcuni rigorosi “scherzi dadaisti” ai danni dei professionisti del web 2.0… Quando i toptweet impazzivano (v. Project), quando i temi di tendenza vanno pesantemente fuori tema (v. Indigestione di Pizza), quando imperversano improbabili icone digitali (v. Sabotaggio Follow Friday) … beh dietro c’era la nostra Comunità Online di “Ilari Sabotatori Dadaisti”.

Ho quindi proceduto con alcuni amici a narrare le gesta della nostra Comunità su un “nonBLOG” (http://gilda35.com/), che ha ottenuto un discreto successo di “critica” e di “pubblico” coi suoi nonPOST sospesi tra letteratura, satira, inchieste semiserie e sperimentazioni digitali.

E così approdo a Fanpage per scrivere delle mie passioni: nuove tecnologie, arte, politica, cultura pop… e tutte quelle altre cose che rendono la vita degna di essere vissuta.

Concludo ringraziando Massimo Melica e Massimiliano Badolati per l’invito che mi hanno rivolto e che ho accolto con gran piacere essendo un affezionato lettore di questa testata online… cercherò di superare una certa sensazione di straniamento che mi pervade al pensiero di diventare “autore” di una testata di cui sono stato per tanto tempo “lettore”… e speriamo di fare un buon lavoro anche qui.

viaPiccolo intervento di presentazione | Fanpage.