Progetto Gilda35: il mio doveroso poscritto – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

Sarà che sono nato con Pong… Sarà che appartengo a una generazione che ha vissuto tutta l’evoluzione dell’informatica contemporanea da Space Invaders alle reti neurali… Sarà che sono un game addicted e un internet addicted… Sarà che nelle primissime generazioni di console la norma era che i giochi non avevano un finale. Decidevi tu quanto […]

Grazie per tutto il Katzing – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

Il (non)Post sull’esperimento Katzing ha ovviamente sollevato un polverone notevole. Come previsto dalla Mente Collettiva di questo prestigioso Progetto, numerosi Cluster parecchio interessati si sono gettati anima e corpo nello studio di questa mirabolante esperienza. Ringraziamenti Ovviamente mentre lanciavamo il (non)Post di spiegazione dell’esperimento Katzing, la Mente Collettiva si gettava in un ardito monitoraggio dei […]

Esperimento Katzing, ovvero come riscrivere la Storia – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Esperimento Katzing, ovvero come riscrivere la Storia – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

E’ con piacere che presentiamo i risultati dell’Esperimento Katzing, che in pochi mesi ha consentito di provare una nostra folle tesi: la possibilità di (ri)attribuire un senso alle parole tramite un accorto uso delle funzionalità di Google.

La Necessaria Premessa
Ebbene sì esimi Ricercatori nei mesi scorsi siete stati coinvolti in una delle cyber beffe più elaborate della Storia di questa prestigiosa Comunità: il Progetto Katzing.

Dopo aver imperversato su Twitter in ogni possibile sezione (Toptweet,Temi di Tendenza, Storie, FollowFriday), dopo aver giocato a Klout a livelli sovrumani, dopo aver costretto persino Zuckerberg a riscrivere il codice di Facebook per fermare la “Stalking Apokalipse”… potevamo tralasciare il Padre Padrone di tutti gli Algoritmi? Potevamo dimenticarci di Google?

Giammai!

Già vedevamo orde di influencer con la bava alla bocca darci dei venduti, dei sicofanti, degli “Slave Over the Top” (la versione digitale dei “Servi dei Poteri Forti”)…

Così ci siamo dedicati ad una delle più grandi burle escogitata da questa Community.

Ma andiamo con ordine come di consueto…

La damnatio memoriae digitale
Lo scorso anno vi deliziai con un raccontino su un futuro, in cui un perfido Leader tramite un abile utilizzo della semantica delle Macchine, riusciva a manipolare la Cloud, procedendo alla riscrittura di passato, presente e futuro.

Quella fu una di quelle storie che mi rimase attaccata addosso.

Sollevò in me una serie di interrogativi molto profondi su come evolvere il Progetto.

Gilda35 ormai viveva di infiniti e vacui thread nei Gruppi Facebook e di sporadiche zingarate nei Temi di Tendenza di Twitter.

Mi annoiavo. E quando mi annoio è sempre un brutto segno.

Decisi di far saltare tutto, più e più volte. E’ un classico test dell’underground di internet e in generale dell’arte dadaista: “distruzione creativa” intesa come quel processo, in cui prendere coscienza dei vicoli ciechi in cui ci si è chiusi. Verificare le reazioni alla rottura del giocattolo.

Purtroppo i Social Network non sono eterni. Se, come me, avete qualche anno di internet sulle spalle, ne avrete visti nascere e morire a dozzine. Il lavoro sui Social è sempre un lavoro che presto o tardi va buttato. I blog e i siti restano, le pinzillacchere che scriviamo, come “contadini digitali” presto o tardi svaniscono.

Man mano che procedevo nella mia opera di distruzione creativa mi rendevo conto di sempre maggiori cose che non andavano: Gilda35 stava venendo lentamente riscritta per fini che le erano estranei.

Probabilmente non era un processo consapevole, né effettuato in malafede, ma stava accadendo.

Raccogliere le lamentele sulla distruzione delle varie Cabine di Regia (dei Cluster, ossia versioni più limitate di una Community, fondamentalmente raccolti attorno a qualche elemento di interesse piuttosto che da veri e propri sodalizi) fu particolarmente istruttivo.

Ogni lamentela palesava un’attribuzione di senso… . Pareva quasi la realizzazione malata del Manifesto del Dadaismo Reloaded: Gilda35 come momento clou del Grande Mud Wrestling degli Influencer, Gilda35 come oggetto da monitorare a caccia di Hacker o presunti tale, Gilda35 comeprossima start up in cui voglio esserci per smezzare dividendi, Gilda35 come l’anti questa o quella Community, Gilda35 come cannone da puntare contro blogger, influencer, gruppi, partiti da abbattere, Gilda35 come esaltazione del Leader Maximo Jovanz, Gilda35 come luogo in cui cercare grattini digitali e attenzioni, Gilda35 come strumento per pompare il proprio Klout, Gilda35 come “alibi dadaista” a proprie becere iniziative…

Odiavo tutto questo.

Così iniziai un percorso per capire: come si può riscrivere il senso di qualcosa nel digitale, e come è possibile difendersi da certe forme di riscrittura.

Ne è nato forse il mio più bel viaggio nell’informatica.
Damnatio Memoriae digitale

ONtro Esimi Ricercatori, in questi giorni mi hanno molto colpito due notizie tra loro apparentemente lontane, che tuttavia hanno suscitato in me alcune suggestioni fantastiche: da un lato il …

http://gilda35.com/2012/03/16/damnatio-memoriae-digitale/
Fase Alfa
Nella Fase Alfa del progetto decisi le linee guida essenziali da seguire. Ovviamente non lo feci nel modo razionale che di seguito esporrò. Si trattò di intuizioni che mi ronzavano in testa, astratti furori, tensioni orgoniche, e tutto il corollario che precede le mie improvvisazioni jazzistiche.

Innanzitutto definii il processo di seguito evidenziato:

Fase Alfa: definizione di processo e obiettivi.
Fase Beta: Preparazione dell’ecosistema linguistico computazionale.Fase Beta 1: Ridefinire il Grafo.
Fase Beta 2: Ridefinire Gilda35.
Fase Beta 3: Ridefinire Giovanni Scrofani.
Fase Beta 4: Individuazione della Case History.
Fase Gold: Progetto Katzing.Fase Gold 1: Elaborazione di un (non)senso.
Fase Gold 2: Verifica stato sulla Cloud del termine “Katzing”.
Fase Gold 3: Ridefinire Katzing.
Conclusioni e prospettive.
Obiettivo: dimostrare la possibilità di ridefinire il significato di un termine fino a stravolgerlo completamente rispetto al suo uso originario, utilizzando in modo accorto le funzionalità degli algoritmi dell’ecosistema di Google.

Di seguito lo sviluppo.

Fase Beta 1: Ridefinire il Grafo.
Una delle operazioni più difficili fu quella di ridefinire completamente il Grafo (la rete di legami forti e deboli), in cui si inseriva Gilda35: tagliare inesorabilmente quei legami, che portavano il progetto verso binari morti evolutivi , verso flame non costruttivi, verso insulsaggini, verso trappoloni.

Fu una bella operazione di pulizia, abbastanza faticosa, ma essenziale.

Per difendersi da una “riscrittura di senso”, ma anche per potenziare il valore di quanto scriviamo è essenziale che il nostro ruolo di snodi nel grafo sia posto in posizione strategica.

Sembra una banalità, ma online, come nella vita reale, il valore lo danno le persone, con cui si spende tempo.

Altra importante operazione in questa fase fu quella di abbandonare quasi completamente le attività sui Gruppi Facebook, in quanto affette da fenomeni di cross posting e partigianeria, estremamente inquinanti. Dedicavo quindi un po’ di tempo, invece, a creare un piccolo Cluster su Google Plus, in cui sostanzialmente gestire in modo organico e ordinato i contributi.

Il risultato di questa operazione di riscrittura, è stato che ho contribuito a testi di carattere scientifico e partecipato come relatore a eventi di spessore culturale. Magari mi sarò perso qualche grattino digitale e qualche aperitivo, ma ne è valsa la pena…

Altro aspetto fondamentale fu quello di concentrare il brain storming in un continuo flusso di comunicazione con Renato Gabriele, Blake, Aldo Pinga e Domenico Polimeno, ribattezzato “Mente Collettiva”, che come vedremo darà sviluppi veramente sorprendenti.

Il grafo in cui si inseriscono le nostre attività online è l’ecosistema in cui attecchiscono le informazioni che immettiamo in Rete. Se non vogliamo che escano inquinate è essenziale che le relazioni forti del Grafo siano con persone che adottano una quotidiana ecologia della mente.

Fase Beta 2: Ridefinire Gilda35
Procedevo contestualmente a riscrivere Gilda35, restituendole centralità nel processo creativo.

Essenziale diventava quindi aggregare in Gilda35 la totalità dei temi precedentemente sviluppati su più piattaforme. A fianco dei tradizionali nonPOST, dovevo affiancare i meme e le risorse di content curation.

In più avevo la necessità che le informazioni di SEO di Gilda35 non fossero completamente in mano a CMS o Blogs “nonModerni” come in precedenza. L’occasione venne da un beta test che sviluppai con Paolo Mulè per Overblog.

Traslocai nel nuovo Gilda35 i vecchi nonPOST, i meme del fu Scemenziario e la content di Gilda35 LAB su Scoop.it.

Il risultato fu quello di trasformare Gilda35 in una sorta di cantiere permanente, consentendo possibilità di scrittura molto più vaste che in precedenza.

In pratica da un solo nonPOST potevano nascere numerose ulteriori informazioni veicolate da meme e content curation, che ne arricchivano ed estendevano i significati.

Grazie ad alcune dritte di Alessandro Vitale, riuscivo peraltro a caratterizzare lato SEO Gilda35 come un blog di satira, nonché a legarlo alla mia authorship…

Gilda35 si poneva, così, come esperienza centrale nell’esperienza di fruizione della Comunità.

I risultati furono sorprendenti: sostanzialmente perdemmo fette di pubblico “casual” e guadagnammo livelli di coinvolgimento sorprendenti. Da ogni punto di vista avevamo “tassi di conversione” superiori a quelli di ogni piattaforma normalmente in uso, con utenti che trascorrevano un sacco di tempo sul sito scaricando immagini, facendo sharing, giocando con gli elementi che gli mettevamo a disposizione.
Gilda35 Vs Facebook: Altro clamoroso GAME OVER

Dopo la pubblicazione dell’articolo ROI Con I Social Network? Parlano I Numeri… GAME OVER, di cose ne sono state scritte e discusse in vari gruppi di addetti ai lavori e in giro per la rete. Anche

http://pro.dbatrade.com/wordpress/gilda35-vs-facebook/
Fase Beta 3: Ridefinire Giovanni Scrofani
Nel mentre ridefinivo i legami forti e deboli del mio grafo e ridefinivo il ruolo del sito, procedevo ad una complessiva ridefinizione del mio ruolo digitale.

Con Gilda35 avevo vissuto il grande passaggio da decenni di anonimato alla piena manifestazione della mia identità. Emotivamente non fu una passeggiata, ma nel magico mondo del web 2.0 fu quasi un passaggio obbligato, se volevo comprenderne le dinamiche.

Rapidamente dopo anni di onorato anonimato, mi trovai trasformato in un influencer. Come sapete stressai il concetto di “influencer da klout” fino a lasciarlo svuotato come una conchiglia morta. Così decisi di gettarmi anima e corpo nella nuova frontiera: la Influence Engine Optimization.

Google con l’integrazione tra Google Plus e la Authorship sta rendendo centrale nel proprio Motore di Ricerca il ruolo dell’identità di chi produce informazione.

Su questo versante ho proceduto quindi su due versanti…

Da un lato ho avviato una collaborazione con una testata online (Datamanager), realizzando una rubrica (Cinguettii), indicizzata anche lato sezione News di Google.

Ho quindi iniziato a lavorare sulla mia autorship lavorando sia lato Google Plus che ottimizzando post, meme e content curation al fine di ottenere un risultato di “scrittura organica”. In pratica ogni racconto sui temi di tendenza del momento che sviluppavo in Cinguettii (indicizzazione SEO+Sezione Google News+Autorship Google), veniva poi ripreso nella sezione LAB (content curation di GIlda), nella sezione MEME (come contenuti visuali), infine integrato (spesso) in un nonPOST (indicizzazione SEO+Autorship Google).

Peraltro spostai la totalità della mia attività sui social in ambito indicizzato da Google. Iniziai ad utilizzare in modo costante Google Plus, che di per sé è già ottimamente indicizzato e collegai la totalità dei miei account social al Social Hub di Overblog, destinandoli al dominio giovanniscrofani.it. La totalità della mia produzione sui social era visibile, con azzeramento delle attività in aree chiuse/segrete.

Il risultato fu abbastanza inaspettato. Con zero cross posting, post sui social vicino ad emissioni zero, annientamento della partecipazione sui Gruppi Facebook, guadagnai una visibilità sui social media molto superiore a quanto fatto in precedenza… Fino al paradosso di diventare una “Twitstar” della sezione Notizie.
The Problem With Measuring Digital Influence

Editor’s note: Michael Wu is the Principal Scientist of Analytics at Lithium. Social media is a required avenue for brands to engage their customers. However, social media engagement is primarily …

http://techcrunch.com/2012/11/09/can-social-media-influence-really-be-measured/
Fase Beta 4: Individuazione della Case History
Insomma il terreno dopo sei mesi era decisamente pronto. Avevo ridefinito l’ecosistema in cui Gilda si muoveva a livello di significati e significanti, ridefinito la compagine societaria, ridefinito il ruolo mio e della Comunità nel Grafo.

Nel mentre facevo tutte queste cose metà del progetto si era realizzata:per difendersi da inopportune riscritture bisognava decidere bene i compagni di viaggio, fuggire dall’idiozia dei grandi numeri, andare al sodo, partire dal concetto che coi propri lettori bisogna essere sempre mortalmente onesti. Insomma difendersi era non solo semplice, ma anche vantaggioso.

Mi mancava solo un caso da studiare, per capire invece come riscrivere consapevolmente un senso.

Per quelle deliziose coincidenze da Teoria del Caos, che mi capitano di sovente, alcuni membri di questa Community, che lascerò anonimi data la delicatezza del tema trattato, mi sottoposero un caso estremamente interessante.

Una grossa realtà, che chiameremo ACME, aveva fatto ingenti investimenti in campo digitale, in particolare per una propria iniziativa particolarmente lodevole, che chiameremo PUCVA (progetto unicorni che vomitano arcobaleni), eppure aveva avuto solo ritorni negativi e svariate attenzioni informatiche indesiderate.

A tempo perso mi gettai nell’enigma e scoprii una cosa estremamente interessante.

Su Google a malapena era visibile il sito dell’ACME, peraltro le informazioni relative al PUCVA rimandavano solo ed esclusivamente a siti esterni soprattutto di detrattori. Peraltro per descrivere l’Iniziativa PUCVA le testate online avevano preso ad usare un altro termine MIMONGO, relativo a esperienze fallimentari di enti simili alla ACME.

Insomma toccavo con mano la possibilità di realizzare una damnatio memoriae digitale…

Fase Gold 1: Elaborazione di un (non)senso
Negli stessi giorni coi miei amici Salvatore Coccoluto e Luca Spinelli discettavamo di varie teorie sull’inutilità degli sforzi umani, che riunivamo sotto il significativo nome di Katzing, ossia l’Engineering del Cazzeggio.

Nei quotidiani deliri linguistici coi miei amici il Katzing andava a connotarsi come due concetti assai seri e intercambiabili:

da un lato andava a definire il concetto fisico di Entropia, ossia come il disordine, che quotidianamente viene prodotto dalle azioni umane;
dall’altro andava a definire il concetto del “Vanitas vanitatum” del Libro di Qoelet, ossia del “vapore prodotto dal vapore” che nella mistica ebraica indica la vanità di ogni azione umana buona o cattiva di fronte agli insondabili misteri di Dio e della Morte.
Insomma il Katzing era un termine tipo “Nirvana”, o “Ubik”, o “Valis, o “Tao”, o “Noumeno” capace di identificare una visione pessimistica e totalizzante dell’essere umano. Negare che esista il Katzing è esso stesso produzione di Katzing, asserire che con i nostri atti produciamo Katzing è esso stesso produzione di Katzing. In pratica un piccolo enigma filosofico, o Koan, non risolvibile.

Insomma Katzing era un termine perfetto, che non appena veniva buttato in una conversazione veniva colto nella sua essenza.

Fase Gold 2: Verifica stato sulla Cloud del termine “Katzing”
Stabilito il (non)senso del Katzing mi gettavo nella Cloud per capire cosa indicasse normalmente questo termine.

Scoprii che indicava un’Agenzia Creativa: la Katzing Creative Ways di San Francisco proprietaria del sito Katzing.com…
Katzing

WHO’S DOING MY WORK? Katzing is Susan Katz. So pardon me, while I slip into my first-person voice, because I tell the story best this way. I want you to know that at Katzing, you work with me. From

http://www.katzing.com/
“EXPANDING YOUR PRESENCE ” (sic!)
…indicava peraltro una ridente località in Austria…

…indicava una serie di professionisti ben presenti sui social e soprattutto su Linkedin…

Insomma Katzing appariva come un termine che da una toponomastica locale, si era incardinato come cognome di persone assai probabilmente oriunde della Mitteleuropa, fino a giungere nel magico mondo della Silicon Valley.

Un bersaglio molto interessante.

Fase Gold 3: Ridefinire Katzing
Ovviamente non posso raccontarvi tutti i segreti della riscrittura, perché memore di certe passate distorsioni, non vorrei armare le mani di Lamer incoscienti.

Con la Mente Collettiva stabilimmo dapprima i limiti dell’operazione:

non creare un dominio dedicato a Katzing;
non creare account social dedicati al nick Katzing;
non creare Fanpage dedicate al Katzing;
non inserire nel SEO di Gilda35 riferimenti a Katzing.
Operammo invece nelle seguenti direzioni:

impiantare il termine nei temi di tendenza di Twitter e nelle ricerche Google Plus, stante l’ecosistema sano realizzato in fase Beta fu abbastanza facile, non venne percepito come spam e non causò reazioni di rigetto nelle Community esterne a Gilda35;
sviluppare Katzing secondo lo schema di copywriting sopra descritto a incrocio di news-testo di approfondimento-meme-content curation;
integrare in Gilda35 i contributi prodotti dalla Comunità sul tema (cosa facile data l’ecumenicità del tema);
parlare di Katzing in piccoli cluster, cercando di smorzare sul nascere ogni utilizzo eterodosso del termine (le solite cose odiosette italiche tipo “Noi siamo bravi mentre tizio fa Katzing”);
privilegiare nettamente il coinvolgimento su Google Plus e Twitter rispetto a Facebook.
Il resto è storia. In pratica operammo esattamente secondo una sorta di “Etica Digitale”, fummo diligenti e coscienziosi. Non agimmo da “contadini della cloud”, ma da pionieri. In certi frangenti comprendemmo cose sul funzionamento degli algoritmi di Google, che penso sfuggano anche ai loro autori. Come amo ripetere spesso:
Spesso tra gli addetti ai lavori si ripete a sproposito la roboante frase “Questo non è previsto dall’Algoritmo!” Cosa magari vera nella programmazione originaria del singolo algoritmo. Il problema è che gli Algoritmi si sono fatti sempre più complessi e non operano in uno spazio ideale privo di influenze, ma interagiscono allegramente tra di loro, generando risultati imprevedibili. Pertanto per comprendere appieno il funzionamento di un Algoritmo spesso gli esperimenti di Reverse Engineering, tipo i nostri coccolosi sabotaggi dadaisti, si rivelano particolarmente utili e illuminanti…
Esperimento Twitter Monument
Il risultato dopo un solo mese di Katzing fu sorprendente: la prima pagina di Google su Katzing appariva completamente trasformata. I risultati provenienti da Gilda35 o da blog di membri di questa community riempivano ogni spazio. Katzing.com appariva a mezza classifica, la località di Katzing obliterata, i professionisti non pervenuti.

La ricerca per immagini pure restituiva un gioioso caleidoscopio di immagini prodotte da blogger di questa Comunità su propri siti, blog, account social.

Avevamo provato una tesi al mondo: Katzing era stato riscritto alla velocità della luce.

Conclusioni e prospettive
Concludendo miei esimi Ricercatori, con questo post chiudo il capitolo più bello finora delle nostre ricerche digitali. E’ stato un lungo anno in cui ho riflettuto profondamente sull’ecologia dei nostri comportamenti digitali, sulla necessità di depurare il nostro operato dagli agenti tossici della visibilità patologica.

Sono molto soddisfatto.

Ringrazio tutti voi, soprattutto gli amici della Mente Collettiva. Senza Renato, Blake, Aldo e Domenico tante cose non sarebbero state possibili. Non ho mai avuto amici migliori di questi e li ringrazio di cuore per il tanto lavoro fatto insieme.

Mi piace pensare a Katzing come a un cambiamento di prospettiva, come la fuga da una logica inquinante, aggressiva e vandalica della manifestazione del proprio dissenso e della propria personalità in Rete.

Non ti piace qualcosa? Bene: costruisci qualcosa di più bello, più creativo, più intelligente. Le Macchine, se usate in modo consapevole, non ci rendono più stupidi, anzi ci costringono ad interrogarci su quale sia il potenziale intellettuale che possiamo realizzare

Vuoi migliorare la tua presenza in Rete? Bene: fai qualcosa di interessante. Basta spam, flame e puttanate. Non funzionano più.

Mentre eravamo distratti a misurarci il Klout, a comprare follower, a dopare siti… Google con il proprio ecosistema di algoritmi produceva uno strumento splendido per riplasmare il web visibile.

L’era del vandalismo digitale, forse, è finita. Esistono strade nuove: creare cultura nuova invece di abbattere cose brutte.

Adesso con la Mente Collettiva stiamo pensando a nuove sfide: ripensare integralmente le funzionalità di Gilda35, rendere il Katzing un memento perenne alle possibilità di trasformazione offerte dal web.

Il declino del VIP Digitale – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Il declino del VIP Digitale – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Se il 2011 è stato l’anno i cui i VIP sono calati in massa sui Social Network a far bella mostra di sé, il 2013 sembra l’anno che in qualche modo certifica il loro lento inesorabile scivolare negli abissi del Katzing Assoluto. Erano venuti per cambiare i Social Media e i Social Media li stanno cambiando.

Questo strano concetto di popolarità
Da sempre sostengo che un uso dissennato dei Social Network, laddove non si incardini in un discorso culturale più ampio, può incidere molto negativamente nella costruzione della nostra identità.

Va da sé, esimi Ricercatori, che uno dei momenti potenzialmente più nefasto, in cui può esplicitarsi la nostra personalità, è proprio quell’essere-con-gli-altri-non-comunicando-con-gli-altri rappresentato dalla ricerca della “popolarità” a tutti i costi.

“Popolarità” e tecnologia sono due concetti saldamente connessi.

I sovrani iniziarono a menarsela su quanto erano bravi a uccidere i propri nemici, stuprarne le mogli e scaraventarne i figli dalle mura, non appena inventati i caratteri cuneiformi. Lasciando dietro di sé una eco che dura nei millenni.

Appena Gutenberg inventò la stampa, ogni leader religioso iniziò a stampare proprie versioni dei vangeli da usare per fomentare guerre di religione. Lasciando dietro di sé una eco che dura nei secoli.

Non appena messo in piedi il primo baracchino radio, dittatori di mezzo mondo utilizzarono il nuovo media per indottrinare enormi masse, scaraventarle in una versione allucinata della realtà e renderle anestetizzate ad ogni atrocità commessa in nome del Capo. Lasciando dietro di sé una eco che dura nei decenni.

Affermatosi il cinema, fu possibile per i Leader di tutto il mondo riscrivere a proprio piacimento il passato, regalandosi narrazioni, capaci di sovrapporsi alla Storia fino ad inghiottirla. Lasciando dietro di sé una eco che dura negli anni.

Inventata la televisione invece le cose iniziarono a cambiare un po’… Come tante scimmiette ci si accalcò davanti alle telecamere, cercando dapprima una eco che duri qualche stagione… poi mano, a mano accontentandosi di quarti d’ora di celebrità.

Infine arrivarono i Social Network… eterni come i caratteri cuneiformi, riscrivibili a piacimento, persuasivi come la Radio, spettacolari come la Televisione.

Lo scopo della Popolarità è sempre lo stesso: rendere gli altri oggetti da immolare al proprio ego, per donargli un pizzico di terrena immortalità. Perché se non si sa fare nulla di costruttivo, per lasciare dietro di sé una scia positiva, l’unico rifugio è la Popolarità.

Peccato che i nuovi media, che integrano tutti i precedenti, hanno una caratteristica: inducono a dissolversi.

Il cupio dissolvi di Morgan
Il primo esempio che mi viene in mente è quello di Morgan, di cui qualche giorno addietro ho raccontato il triste declino accelerato dal tremendo (meta)Televisore, che tra i suoi ingranaggi digitali tutto trita incessantemente.

Morgan è uno che col proprio talento avrebbe potuto godere di larga e imperitura fama, corredata una vita ricca di agi e di successi.

Purtroppo Morgan è uno di quei soggetti che hanno due caratteristiche terribili:

riesce ad amare solo soubrette, giornaliste, musiciste eternamente connesse al Tritacarne Mediatico, la cui vita è eterna narrazione e il flame arte sopraffina;
qualunque cosa fa, riesce a scatenare discussioni in Rete e offline.
Morgan emoziona, perché ha sapientemente reso la sua vita una sorta di permanente rappresentazione, circondandosi di comprimari molto adatti allo scopo.

Peccato che il copione è tragico.

E’ curioso e terribile rivedere in Morgan un percorso comune a molti aspiranti alla popolarità povera dei Social Network. Una forsennata ed esibizionistica ricerca di visibilità, in cui affannosamente si intasa il web di ogni tossica suggestione sulla propria vita. Salvo poi venire distrutti da questo processo, perché il web, come la vita, è pieno zeppo di “Leoni, Tigri e Orsi”, che gironzolano cercando chi divorare.

Purtroppo intasare il web di sé è un processo a senso unico e spesso il silenzio e l’oblio necessari per riprendersi sono preclusi se ci si è spinti troppo in là.
La decostruzione digitale di Morgan | Data Manager Online

La popolarità ai tempi di internet è molto difficile da gestire. La storia dei problemi di salute e sentimentali di Marco Castoldi, in arte Morgan, è esemplare di come, purtroppo sempre più spe…

http://www.datamanager.it/news/la-decostruzione-digitale-di-morgan-46154.html
Stefano Chiarazzo e i fake follower di Facchinetti
L’altro caso esemplare me l’ha fatto venire in mente Stefano Chiarazzo qualche giorno addietro, quando mi ha lanciato un gildogramma sul caso dei fake follower di Facchinetti.

Come sapete l’onanistica ricerca di visibilità rappresentata dall’acquisto difake follower ha da sempre suscitato grande ilarità nella nostra Community, che spesso è additata (troppo generosamente) come la prima ad aver scoperto il fenomeno.

Recentemente il buon Stefano Chiarazzo ha scritto un simpatico Manuale per VIP, per aiutarli a gestire la propria presenza online con un aplomb meno simile a quello di scimmiette che fanno sconcezze di fronte ad un palco di debosciati.
Manuale per Vip su Twitter. Guida utile e ironica per celebrità e non! – Pubblico Delirio

Con viva e vibrante soddisfassione vi annuncio che è online il mio primo libro: “Manuale per Vip su Twitter” ! Nell’e-book, edito da 40k unofficial , ho raccolto numeri e curiosità di un anno e …

http://www.pubblicodelirio.it/2013/04/15/manuale-per-vip-su-twitter-guida-utile-e-ironica-per-celebrita-e-non/
Mentre col buon Stefano rievocavamo tante zingarate ai danni delle povere celebrità che ci valsero a suo tempo il nomignolo di Killer di Twitstar, mi raccontava questa gustosa vicenda, che aveva da poco descritto nel su blog…

E allora gli chiedevo di raccontare a nostro uso e consumo uno dei casi di “spompamento” digitale più epocale di sempre… Poiché, come sapete, “the fake is a lie”, i fake follower come arrivano, così se ne vanno.
Acquisto di follower su Twitter. Il dubbio cala su Francesco Facchinetti – Pubblico Delirio

Quando mi capita di discutere in rete dell’ acquisto di follower da parte dei personaggi famosi la reazione più comune é ” ma ancora ti stupisci? dai, ormai chi é che non li compra?”. In effetti…

http://www.pubblicodelirio.it/2012/10/16/acquisto-di-follower-su-twitter-francesco-facchinetti/
Il Gildogramma di Stefano Chiarazzo
Era il 7 marzo e Francesco Facchinetti festeggiava così l’ormai prossimo traguardo dei 700.000 follower.

Siete quasi in 700 mila a seguirmi, LA FEBBRE SALE:-)!

— FrancescoFacchinetti (@frafacchinetti) 07 marzo 2013
Più di due settimane dopo condivideva con la sua “ciurma” (così chiama i suoi fan) la preoccupazione della nonna.
Mia nonna: “quante persone ti seguono su @twitter?”; io: “630 mila”; lei: “ma dove li metti tutti? Non ci stanno in casa!”.

— FrancescoFacchinetti (@frafacchinetti) 25 marzo 2013
Avete notato? I follower anzichè crescere sono diminuiti. E il tracollo è continuato. Mentre scrivo il contatore del Capitano è sceso sotto quota 467.000.
L’inizio di 2013 è stato da mal di mare: Febbraio +93.000, Marzo +60.000, Aprile: -203.000. In pratica casa sua come si è riempita si è anche svuotata!
Il saliscendi è confermato anche dal grafico di Twittercounter.
Già a settembre, dopo una repentina crescita, Facchinetti si era trovato a perdere 14.000 follower. Un disastro, ma di proporzioni molto più ridotte.

Non sono un grande fan della sua strategia di engagement. Nel mio libro l’ho definito un “competitivo”. Come si può vedere dai tweet sopra sembra infatti ossessionato dal numero di follower. Inoltre twitta in modo molto autoreferenziale. Per generare menzioni e retweet fa domande tipo “meglio Playstation o Wii?” o “cosa c’è di bello stasera in TV”, ma impegna la maggior parte della TL per promuovere il suo disco o programma radiofonico.
Nonostante questo, un’improvvisa presa di coscienza con successivo ammutinamento in massa della suddetta ciurma mi sembra poco plausibile. E allora? Bug di Twitter? Acquisto di follower non rinnovati per tempo?
Spero non sia la seconda, perché su Twitter personaggi così popolari non dovrebbero certo avere bisogno di “doping”. Basterebbe regalare ai propri fan tweet interessanti, coinvolgenti e esclusivi. Proprio come questo qui sotto… O anche no!

Disse la vacca al mulo?

— FrancescoFacchinetti (@frafacchinetti) 21 aprile 2013
Tirando le somme
Insomma, esimi Ricercatori, il VIP Digitale sembra avere dei tempi di scadenza, persino più brevi di quelli rapidissimi dell’analogico VIP televisivo.

Il problema principale, a mio avviso, è bene espresso nei due esempi che ho riportato.

Da un lato Morgan sembra comportarsi secondo il classico copione da “Attention Whore”. In una spasmodica ricerca di “reazioni”, continua a immettere sempre più materiale, fino a rendere la propria vita una sorta di continuo allucinato svolgersi di eventi in cui le barriere tra rappresentazione e reale crollano. E come nei copioni più nefasti alla fine tutti cooperano per realizzare un finale distruttivo.

Dall’altro Facchinetti Jr. sembra replicare i classici cliché dei venditori di fumo digitali. E’ una dinamica classica degli influencer truffaldini: continuare a “pompare” i propri account, in una sorta di pubblicità ingannevole per il cliente meno accorto. Il risultato sono questi “pupazzoni” digitali pieni di follower, con un “tasso di interazione” ridicolo. Da mesi non utilizzo più twittercounter e faker su account di “comunicatori digitali” (professionisti e dilettanti), lo spettacolo è troppo desolante.

Sono episodi che farebbero sorridere, se non fosse che ci troviamo di fronte a fenomeni che sono il motore di parte dell’economia digitale contemporanea. La compravendita di fake follower è ormai un mercato consolidato a parecchi zeri. Il gossip autoprodotto dai VIP sui social e ridondato dai mass medi tradizionali, ormai è una vera e propria “industria culturale”.

E più guardo questi VIP, più la loro vita invece di sembrarmi piena, mi sembra come lo svuotamento di Jim Carrey in “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”…

Splendidi esempi di come tanto affannarsi conduca ad un solo scopo… collassare svuotati di tempo, energie, denaro e vita… chiedendosi: “Che Katzing è stato?”

E’ la Popolarità Digitale, bellezza.

International Space Station April’s Fool – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

Storia di un misterioso Pesce d’Aprile che ha attraversato i cieli virtuali dell’internet. Come fare il giro del mondo con Google Analytics comodamente seduto in poltrona. Quest’anno il Primo di Aprile è caduto di Pasquetta, così ho avuto una rara opportunità di smanettare felicemente insieme al Comitato Centrale di questa prestigiosa Community (Aldo, Renato, Blake, […]

Social Winner o Social Loser? – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Social Winner o Social Loser? – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Secondo l’ultimo antologico libro di Riccardo Luna i Social Media hanno giocato un ruolo chiave nelle ultime elezioni. Analizziamo col consueto piglio irriverente questo nuovo viaggio all’interno della Politica Digitale, per vedere se “fu vera gloria”… oppureNO.

Social Winner o Social Loser?
Tutta colpa di Alessandro Vitale
Esimi Ricercatori, lo dico subito: se le mie strade si incrociano di nuovo con quelle di Riccardo Luna è colpa di quel pessimo elemento del mio carissimo amico Alessandro Vitale.

Qualche giorno addietro Alessandro, a valle del PoliticsTTT/BO, mi ha coinvolto per un parere sull’ultima fatica di Riccardo Luna e Soci: “Social winner: Come la rete ha giocato un ruolo decisivo nelle elezioni 2013”.

Ovviamente essendo una persona mostruosamente corretta ho deciso di gettarmi nella lettura del testo, tenuto conto che sembrava essere una dotta analisi dei dati monitorati e organizzati dalla Aida Monitoring di Massimo Spaziani ed Emanuela Zaccone, professionista che stimo molto.

Così abbandonavo per un attimo la lettura dell’ottimo libro di Daniele Chieffi sulle “Social Media Relations” e mi gettavo, lo ammetto con qualche riserva, nella lettura di quello che dal titolo prometteva livelli di Katzing paurosi.

Cosa penso della capacità dei social media di spostare voti, l’ho già espresso in altra sede, quindi gettiamoci anima e corpo nella disamina di questa nuova mirabolante opera di Luna e Soci.

Ottime premesse
Devo ammettere che, al di là del titolo roboante, le premesse erano abbastanza buone.

Il libro prometteva di essere una riflessione molto ragionata della discreta massa di dati raccolta da Aida Monitoring con Italia2013.

Per chi di Voi non lo sapesse, Italia2013.me è stato un sito messo su da Riccardo Luna e Marco Pratellesi con l’aiuto di giovani giornalisti per raccontare in diretta le “prime elezioni social”. Nelle intenzioni, bene espresse da Pratellesi:

Viviamo in una società caratterizzata da un’abbondanza di informazioni e da una scarsità di tempo. Ricostruire una storia, un evento attraverso la rete può richiedere ore di lavoro e ricerca. E il lettore non sempre ha questa disponibilità. Proveremo a fare noi questo lavoro, da oggi e fino alla fine della campagna elettorale, con una redazione di giovani giornalisti che analizzando i flussi di informazioni dai social media ricostruiranno in tempo reale il valore, la qualità, la rilevanza attraverso “il racconto della rete” (omissis) Le nostre fonti siete voi, le “conversazioni” dei cittadini, ma anche quelle dei candidati che per la prima volta sembrano aver capito l’importanza di essere presenti sui social media (anche se, nel loro caso, non proprio per conversare e confrontarsi con gli elettori)

Prime elezioni social: “Il racconto della rete”
Peraltro il sito si appoggiava a numerose elaborazioni di dati effettuati da Aida Monitoring, per evidenziare:

Mention e RT dei politici: ultime 24 ore
I politici e i temi più conversati
I volumi di mentions e RT su Twitter nelle ultime 24 ore
Top 3 Retweeted Tweets
Mappa dinamica
Twitter poll
Era lecito pertanto attendersi a bocce ferme un’analisi dei dati non dico spinta all’eccesso, ma alquanto solida. Da un lato c’era un sito che si sforzava con una Redazione di pulire il rumore e raccontare le elezioni nel loro divenire. Dall’altro c’erano degli analisti che fornivano alla Redazione una serie di dati preziosi per sbrogliare la matassa, non dico con un piglio scientifico, ma quanto meno sanamente divulgativo.

Ovvio per chi come me ha visto nella comunicazione politica coi social media di questa ultima tornata elettorale qualcosa di assolutamente goffo, superficiale e velleitario, il testo appariva particolarmente sfidante.

Peraltro devo dare atto a Riccardo Luna di non essersi perso nei soliti meccanismi narrativi improntati all’eccesso di emotività, bensì di aver scritto una introduzione al libro particolarmente onesta.

È stato detto da tutti gli osservatori che questa campagna elettorale cambierà per sempre la politica nel nostro paese. Noi ci auguriamo che possa cambiare in meglio anche il giornalismo. Nessuno di noi è in grado di dare lezioni, tutti chi più chi meno abbiamo sbagliato. Ma quello che conta è che adesso abbiamo l’occasione di cambiare, provare a fare il nostro mestiere in modo diverso. Che poi non vuol dire inventarsi qualche diavoleria tecnologica. La rete è solo uno strumento, formidabile, in più per avere le nostre antenne sulla società. È quel satellite per le previsioni del tempo sociale che ci mancava. Il resto è fatto dalla voglia di capire cosa succede e dalle infinite storie da raccontare che ci sono nell’aria. Il resto è giornalismo. Farlo bene, farlo meglio, farebbe bene a tutti.

Social Winner, il giornalismo al tempo di Beppe Grillo
Pinocchio e i dottori
E invece nei testi che seguono ci si trova di fronte ad uno spettacolo che lascia alquanto perplessi.

La maggior parte delle “analisi” si riducono a narrazioni di come si sono svolti i temi di tendenza, raccontando al massimo quanto hanno pesato certi termini. Fondamentalmente nulla di molto lontano da quanto fanno blogger (io incluso) quando per far raccapezzare il lettore prendono qualche numero da Twittercounter, Faker, Trendistic, Twitreach, o fanno qualche elaborazione con The Archivist.

Altro che Big Data… altro che algoritmi finanziari che leggono il “sentiment” di Twitter… altro che analisi di linguistica computazionale…

Siamo dalle parti dei dottori di Pinocchio, che declamano al capezzale del malato: “Se il burattino è vivo, allora significa che non è morto.”

Il massimo ragionamento che si trova è: visto che Beppe Grillo ha beccato una caterva di voti, è merito dei social network. Sillogismo tutto da dimostrare, ma non c’è neppure il tentativo di un’analisi minimamente strutturata.

Il colmo si raggiunge quando l’analista Matteo Flora per spiegarci che Twitter è una cosa seria declama con termini pirotecnici che sembrano generati da un algoritmo:

Twitter può quindi essere inteso come il medium ideale per il Cabaret, per i tempi e gli spazi ristretti e serrati. Tuttavia, analizzato nell’ottica dei Big Data e sempre ricordando la presenza di un’oligarchia di opinion leader che hanno influenza su determinati stakeholders e che governano una “terra di mezzo” digitale, rimane sempre la certezza di fondo che, nella limitazione del mezzo, si esprima, forse esacerbata, la vera natura di chi scrive e si esternino i pensieri più immediati e profondi dell’esperienza di vita degli utilizzatori. Quelle esperienze e quegli scritti veloci e d’impulso trasformano Twitter nello specchio delle emozioni più che delle intenzioni; nello specchio di desideri, sogni, amarezze e, perché no, gesti scaramantici e beffardi: il nostro essere irrazionalmente, incoerentemente, superficialmente e, in modo meravigliosamente fallace, completamente umani.

Ma a conti fatti, Twitter è una cosa seria?
Lo ammetto non ridevo così di gusto dai tempi dell’applicazione della Regola G a Gianni Riotta. Altro che analisi, siamo dalle parti del vortice entropico di Katzing Assoluto.

Francamente da Analisti, Giornalisti e Divulgatori scientifici mi aspetto qualcosa di più di qualche roboante parolone lanciato a caso, un paio di infografiche hipster, manciate di tabelle, quattro foto sgranate di Instagram e piccole metanarrazioni.

Insomma mi sono sciroppato tutte le pagine del libro senza aver capito come i Social Media abbiano “vinto” qualcosa. Mi reputo mediamente intelligente: non ho trovato un singolo capitolo che mi abbia aiutato a comprendere come abbiano agito i social media negli spostamenti di voti.

Per carità non mi aspettavo l’analisi netnografica definitiva, ma almeno uno straccio di analisi sì.

Scusate ma raccontare le emozioni di un giornalista di fronte allo svolgersi di un tema di tendenza, è pura narrativa d’evasione.

Concludendo
Esimi Ricercatori, sono rimasto veramente sconcertato da questa pietra miliare dei nostri studi sull’incestuoso rapporto tra Big Data all’italiana e Katzing.

E lo scrivo una volta tanto con dispiacere, perché l’idea alla base di Italia2013.me è sicuramente interessante, perché si capisce che di lavoro dietro le quinte ce n’è stato parecchio, perché probabilmente quello che è uscito è la punta di un iceberg che sarebbe bello ammirare nella sua completezza.

La cosa più tremenda è che se scorrete i nomi del libro non ci troviamo di fronte a pizza e fichi, ma ad alcune delle migliori penne in tema di nuove tecnologie.

Ora mi verrebbe quasi da dire: se loro non sono riusciti ad elaborare neppure la parvenza di analisi e modelli interpretativi, perché non fare una bellissima operazione di civic hacking e mettere la banca dati di Italia2013 a disposizione di tutti gli internauti di buona volontà. Magari corredando il tutto con un paio di informazione sugli algoritmi e le metodiche utilizzate.

Magari qualche simpatico smanettone riuscirà a farci capire se i Social Media nelle elezioni 2013 sono stati Winner o Loser.

PoliticsTTT: Twitter, politica e… Katzing – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via PoliticsTTT: Twitter, politica e… Katzing – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

(non)Backstage
Esimi Ricercatori, in data 23 marzo 2013 A.D. insieme ad una nutrita delegazione di questa prestigiosa Community ho partecipato, come ospite all’evento PoliticsTTT di Bologna.

Di seguito riporto per i vostri adorati occhietti il (non)Backstage dell’evento… Peraltro il video riporta un grave caso di censura arrecato dall’eroe della sostenibilità digitale Beppe Cataudo nei confronti del sottoscritto… Ma sapete quanto sono buono e sobriamente soprassiedo…

L’intervento
Di seguito riporto qualche estratto dei miei interventi sul tema della comunicazione politica sui social media.

Mi scuso preventivamente per la qualità dell’audio, ma ho dovuto lottare contro la Censura Cataudica per proporre le mie posizioni sul tema.

Il racconto via tweet e foto
Di seguito vi riporto il racconto della diretta dell’evento via Twitter curato da Luigi Mastrandrea.

https://storify.com/lmastandrea/politicsttt-politica-and-social-media

Conclusioni

Come concludere, esimi Ricercatori, se non con un enorme abbraccio rivolto a tutti i miei amici bolognesi e non con cui ho trascorso una memorabile giornata.

Grazie ancora a tutti!

E comunque ciò che Cataudo non mi ha fatto dire è che..

Identità e Anonimato – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Identità e Anonimato – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Resoconto dei viaggio di Jovanz a Vignola e Modena, in cui ha partecipato all’evento “Pozzo di Scienza” raccontando a una bella platea di giovani la propria esperienza eternamente sospesa tra “Name” e “Nickname”

Identità e Anonimato
Pozzo di Scienza
Qualche mese addietro sono stato coinvolto da Alfredo Giordano e Andrea Vico di “Codice – Idee per la cultura” nell’edizione 2013 di Pozzo di Scienza una iniziativa promossa dal Gruppo Hera in vari istituti superiori dell’Emilia Romagna, che quest’anno era incentrata sulla Cultura Digitale.

Ho accolto con piacere l’invito e sviluppato un intervento con un abstract su questa lunghezza d’onda:

L’intervento riguarderà le modalità con cui è evoluta la presentazione della propria personalità dal web 1.0, in cui dominava l’anonimato attraverso l’utilizzo del nickname, al web 2.0, in cui il personal brand e la profilazione dell’identità dell’utente diventano elementi centrali dell’esperienza online, fino ad analizzare le prospettive aperte dalle future tecniche di Influence Engine Optimization. Saranno pertanto analizzate le modalità, con cui le nuove tecnologie stanno facendo evolvere i concetti stessi di identità e personalità, valutandone prospettive ed elementi di criticità.
La scuola ai tempi di Twitter: ecco il Pozzo di Scienza di Hera | Sassuolo 2000
La scuola ai tempi di Twitter: ecco il Pozzo di Scienza di Hera | Sassuolo 2000

Le nuove forme di comunicazione digitale saranno il tema centrale degli eventi di divulgazione scientifica promossi dalla multiutility e rivolti a quasi 1.700 studenti delle scuole superiori di …

http://www.sassuolo2000.it/2013/02/25/la-scuola-ai-tempi-di-twitter-ecco-il-pozzo-di-scienza-di-hera/
Tra Vignola e Modena
Così in un’alba dura come l’acciaio, il primo di marzo, sono partito alla volta di Modena per svolgere i miei interventi. Mi fa sempre un effetto strano partire quando è ancora buio e persino gli spazi familiari della stazione Termini, mio luogo di lavoro, sembravano leggermente alieni.

Arrivato a Modena mi sono imbarcato alla volta di Vignola con lo staff di “Codice – Idee per la cultura”. Durante il tragitto ho fatto la conoscenza di Frieda Brioschi, la Presidente di Wikimedia Italia. E’ stata una bella occasione per discutere di temi cari a questo nonBLOG su Wikipedia come: il tema del Libro Wikipediano dei Morti, i toni drammatici della campagna di donazioni di Jimmy Wales e la mancata evoluzione verso un modello enciclopedicamente più strutturato.

Ho enormemente apprezzato l’approccio schietto e trasparente di Frieda e compreso meglio il perché della mancata integrazione tra Wikipedia e i grandi istituti enciclopedici, su cui tanto mi sono arrovellato. Sostanzialmente è colpa di questi ultimi, che neppure concedono l’integrazione in Wikipedia di edizioni ormai non soggette a copyright.

Ho avuto la fortuna di avere due gruppi di studenti e docenti molto numerosi (il secondo era di oltre 150 persone), ma veramente attenti, educati e intelligenti. E’ stato molto bello confrontarmi con loro ed ascoltare anche i professori, che ai miei occhi rappresentano una delle ultime “bolle” di rapporto umano rimasto.

Per quanto riguarda la compagnia non posso non ammettere di essermi grandemente rilassato e divertito con Alfredo Giordano (grande organizzatore) e gli amici Alessandro Vitale e Renato Gabriele incontrati cammin facendo…

Identità e AnonimatoIdentità e Anonimato
Identità e AnonimatoIdentità e AnonimatoIdentità e Anonimato
L’intervento
Il mio intervento ha ripreso ed integrato alcuni concetti a suo tempo esposti con riferimento al Cyberdadaismo, al Lato Oscuro della Rete e all’ecologia digitale e in una bella intervista rilasciata a Ivana Pais sull’anonimato, riletti alla luce dei miei recenti studi sull’Analisi Transazionale.

Inizialmente ho affrontato le tematiche connesse alla nascita di internet durante la guerra fredda (l’originario progetto ARPANET della DARPA della Difesa USA), e al suo successivo sviluppo in ambito civile…

Sviluppo in ambito civile, avvenuto negli anni ’70 e ’80 ad opera di comunità di nerd appassionati di fantascienza che esasperarono i concetti di “rete neurale”, sviluppati da Philip K. Dick e il cyberpunk.

Il risultato dell’ossessione dei militari per la parcellizzazione e l’indistruttibilità dell’informazione dei militari e l’appassionato tentativo dei nerd di riprodurre una sorta di immenso cervello digitale distribuito generarono quello che è internet oggi: un ecosistema. Nella felice intuizione di Jaron Lanier: un fenomeno quasi naturale e difficilmente spiegabile.

Quindi ho proceduto ad illustrare i tre successivi approcci identitari sviluppati nel corso degli anni ’90 con riferimento alle prospettive aperte da questa nuova tecnologia. Usando le categorie della “Matrice Spezzata” di Bruce Sterling:

Sharper: rappresentati da Timoty Leary (uno dei padri della controcultura americana), che vedeva nel digitale uno strumento di superamento dei limiti dell’umano, in cui arte e scienza si potessero fondere in qualcosa di inedito che pienamente realizzasse le nostre potenzialità creative.
Mechanist: rappresentati da Nicholas Negroponte e dai Maoisti Digitali che vedono nello strumento tecnologico in sé l’elemento centrale della riflessione, con una esaltazione del ruolo salvifico della macchina. Quasi che la personalità fosse qualcosa che si arricchisce grazie al numero di device utilizzati.
Luddist: rappresentati da Jaron Lanier, che invece vedono nel digitale numerose insidie e anzi uno strumento di impoverimento e irrigidimento della nostra personalità sempre più costretta ad adattarsi a format.
Ovviamente un simile ecosistema, in cui la nostra identità è soggetta a sollecitazioni e sfide tanto forti, viene anche a confrontarsi coi noti processi di mitopoiesi dell’iceberg digitale e di cultura dei tossica. E ho proceduto quindi a spiegare come internet col tempo sia divenuto un gigantesco campo di battaglia, in cui si combatte quella che Marc Augé definiva la Guerra dei Sogni.

Internet così si trasforma in uno strumento di suggestione e manipolazione dell’immaginario potenzialmente tremendo, in cui l’uomo stesso diventa elemento di brand da imporre sull’immaginario delle coscienze altrui.

A livello di approcci identitari nasce quindi un fenomeno abbastanza tremendo…

Il modo più performante, con cui gli Ideologi del “Tutto Gratis” hanno approcciato il mondo digitale è stato quello di creare enormi social network in cui profilare gli utenti accumulando pazzesche quantità di dati su gusti, orientamenti, articolazione del grafo sociale… fino a creare immense masse di dati, che vengono utilizzate dal marketing, come dai moderni algoritmi di speculazione finanziaria, come dalla pubblica autorità.

Oltre questo avvengono veri e propri tentativi di ingegneria sociale di massa ed individuale basati sulle relazioni che intercorrono all’interno del nostro grafo sociale.

Ovviamente per trattare questa enorme mole di dati c’è la necessità che le informazioni che immettiamo in rete siano sempre più standardizzate e fruibili dalle macchine. Così la nostra personalità si è col tempo ridotta a una stiracchiata pagina Facebook fatta di contatti, like, cose, fatte, principi e dottrine cui aderiamo on/off con l’accetta… e il nostro modo di esprimersi si è compresso in un tweet di 140 caratteri pieno di hashtag per aiutare a targhettizzare meglio i contenuti. Ovviamente mentre tutto è eternamente riscrivibile e interpolabile a piacimento.

Arriviamo così agli attuali modi di esprimere la propria personalità sui social network:

Anonimato: Il celare la propria identità dietro l’anonimato o un nickname, da un lato diventa esperienza creativa e liberatoria che sottrae dalle griglie del controllo sociale digitale, permettendo di dare voce a parti profonde del nostro essere spesso contraddittorie… dall’altro può diventare vero e proprio strumento di esaltazione dei nostri lati più oscuri… fino ad evolvere in vere e proprie forme di controcultura e lotta politica…
Identità: Se l’anonimato, con le sue contraddizioni offre ancora sprazzi di creatività e desiderio di liberazione, è proprio l’identità ad uscire mortificata nel suo processo di mappatura e standardizzazione, fino a trovarsi imbrigliata in una sorta di panopticon in cui ogni mossa è soggetta a un controllo sociale pressoché assoluto. I “copioni” genitoriali e sociali si impongono con maggiore forza del passato. Creando sempre più spesso effetti tragici nelle personalità più deboli.
Personalità: Così accade che l’individuo sui social, nel suo affannoso tentativo di realizzare i vari copioni da vincente/non-vincente/perdente, inizia ad assumere a seconda del canale di comunicazione più persone (inteso nel senso latino di “maschera”) interpretando varie parti in commedia. Ciò si risolve in un cacofonico tentativo di riempire il web di frammenti della propria persona, che alla fine non raccontano assolutamente nulla.
Leviatano digitale: E in questo folle processo, in cui quanto più la persona emerge nei social network, tanto più diventa astratta e lontana dal proprio Io interiore si arriva al Leviatano Digitale. Somma espressione di individuo divenuto ormai esso stesso ecosistema di personalità umane e artificiali. Puro palinsesto sui cui si svolge la Guerra dei Sogni.
Identità e AnonimatoIdentità e AnonimatoIdentità e Anonimato
Conclusioni
Concludendo esimi Ricercatori, è doveroso prima di tutto ringraziare Alfredo Giordano e gli studenti e i professori dell’Istituto di istruzione Tecnica Superiori “Primo Levi” di Vignola e dell’Istituto Professionale Statale “Fermo Corini”, nonché il personale tecnico del Planetario Comunale di Modena, per il tempo trascorso insieme.

E in chiusura auspicare che proprio dai giovani nascano quelle energie creative e liberatorie capaci di sanare i pasticci che ha fatto la mia generazione col digitale. La mia è stata una generazione animata da una avidità insaziabile e fissata con i concetti di “controllo” e “ingegneria sociale”. I risultati sono purtroppo il quadro con più ombre che luci sopra rappresentato.

Noi la nostra chance l’abbiamo avuta e giocata male, sogno un giorno in cui questi giovani, usino internet per aprire le gabbie mentali in cui ci siamo cacciati.

Gianni Riotta e la Formula G – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Gianni Riotta e la Formula G – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Ecco la storia di come in una sera di fine febbraio le strade del sabotatore dadaista Giovanni Scrofani e dell’acclamato giornalista Gianni Riotta si sono incrociate per via di un Vortice Entropico Social di quelli spiegabili solo grazie alla Teoria Unificata del Katzing.

Esimi Ricercatori, come sanno i più affezionati tra di voi in questi giorni insieme al nucleo più stretto degli autori di questo prestigioso non-Blog, stiamo affinando la Teoria Unificata del Katzing, cercando di spingerla a spiegare ogni possibile fenomeno umano e psicologico.

Come sapete bene il:

Il Katzing è il principio cosmico che fa perdere tempo alle persone in attività apparentemente complesse ed importanti, ma che in realtà si traducono nella mera produzione di rumore ed entropia.

Per elaborare al meglio questo importante apporto alle scienze fisiche e sociali, mi sto gettando in letture matte e disperate, al fine di dirimere la matassa e capire cosa ci porta inevitabilmente a collassare chiedendoci ansiosamente:

“Che Katzing è stato? Perché ho fatto tante cose ma mi sento di non aver concluso un Katzing? Perché sto buttando la mia vita in questo modo del Katzing? Perché Katzing sono finito a guardare Porta a Porta succhiando filetti di merluzzo ancora surgelati nel salotto di una donna di cui non ricordo il nome?”

Particolarmente utile sta risultando il libro “Ciao e poi?” di Eric Berne, vera e propria bibbia dell’analisi transazionale.

Questa particolare branca della psicanalisi studia l’uomo sotto il profilo delle relazioni che pone in essere col prossimo e pertanto è assolutamente essenziale per chi voglia comprendere appieno le dinamiche di Social Media Katzing.

In particolare mi sono soffermato su uno splendido passaggio in cui l’ottimo Berne, spiega il “gioco” attraverso quella che è una vera e propria formula della trollata perfetta.

La Formula G. (estratto da “Ciao e poi?” di Eric Berne)
Decidevo quindi di verificare l’applicabilità della Formula G di Eric Berne, applicandola per generare un grande classico della Teoria Unificata del Katzing: il Vortice Entropico Social.

Dicesi Vortice Entropico Social quel particolare fenomeno di Katzing Estremo secondo cui un personaggio celebre e affermato sente l’insano bisogno di redarguire un povero nullafacente che perdendo il proprio tempo in attività apparentemente complesse ed importanti sui Social Network, ma che in realtà si traducono nella mera produzione di rumore ed entropia (nella fattispecie spam, trolling, buzz, ecc…).

Mi dedicavo innanzitutto alla ricerca di un Gancio perfetto individuandolo in un articolo dell’ottimo Maurizio Galluzzo, estremamente critico sul tema dei Big Data.

Ora chiariamo un concetto: per tutto il resto del mondo Big Data significa elaborazione e analisi di dati di proporzioni galattiche: tutte le mail di gmail, tutti i profili facebook del mondo, tutti i tweet circolanti nel mondo, tutto lo spam di link nei gruppi facebook, tutti gli inutili bisticci tra influencer, tutte le inutili zappettate dei contadini digitali, tutti le futili mobilitazioni digitali del mondo… In pratica rappresenta lo sforzo sovraumano dell’uomo di tradurre il Katzing in qualcosa che abbia un senso compiuto. Pertanto il Big Data è una sorta di infame e disperata lotta contro il Katzing, che il più delle volte si traduce solo nella generazione di altro Katzing.

In Italia purtroppo il Big Data all’Amatriciana neppure fa lo sforzo di contrastare il Katzing, anzi in genere si impegna ad alimentarlo. In pratica il Social Media Katzer italico non appena con tool patetici come Archivist o Twittercounter riesce a “dominare” 10.000 tweet inizia ad esordire con mirabolanti analisi, che producono solo ondate di rumore pazzesco. Spesso coprendosi di ridicolo tentando di incarnare una moderna Sibilla Cumana.

Big Data? Ok, adesso basta | Maurizio Galluzzo

L’informatica orale, quella fatta di chiacchiere, di retorica, di convegni, di articoli sui giornali, del parlarsi addosso, di chi non sa nemmeno programmare con un linguaggio, periodicamente sforna

http://www.mauriziogalluzzo.it/big-data-ok-adesso-basta

Per creare un gancio (G) perfetto preparavo uno di quei messaggi su Twitter che sono come il miele per la celebrità digitale, pieno di termini altisonanti e spocchia… Per dirla con Eric Berne uno di quei perfidi messaggi da Genitore Critico Negativo, che fanno scattare il c.d. “elettrodo” presente nel Bambino interno di ognuno di noi.

Ecco che cosa è accaduto…

https://storify.com/jovanz74/vortice-entropico-social

Insomma esimi Ricercatori, ringraziamo sentitamente il buon Gianni Riotta per aver consentito alla nostra Teoria Unificata del Katzing di fare ulteriori passi avanti, confermando in un solo colpo l’applicabilità della Formula G alla creazione di appositi Vortici Entropici Social di discrete proporzioni.

Un piccolo passo per l’umanità, un grande passo per la scienza.

Social Media Katzing – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Social Media Katzing – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

La Teoria Unificata del Katzing, ovvero come rumore ed entropia divengono processo identitario, struttura di pensiero e perfino professione. Quando sprecare la propria vita diventa un’arte.

Teoria Unificata del Katzing

Necessaria premessa, con i miei amici Salvatore Coccoluto e Luca Spinelli abbiamo tempo addietro elaborato la c.d. “Teoria Unificata del Katzing” (pronuncia “cazzingh”).

Il Katzing è il principio cosmico che fa perdere tempo alle persone in attività apparentemente complesse ed importanti, ma che in realtà si traducono nella mera produzione di rumore ed entropia.

Principio base della “Teoria Unificata del Katzing” è che tutto tende allo stato di Katzing Assoluto, in cui l’individuo frastornato collassa chiedendosi: “Che Katzing è stato? Perché ho fatto tante cose ma mi sento di non aver concluso un Katzing? Perché sto buttando la mia vita in questo modo del Katzing? Perché Katzing sono finito a guardare Porta a Porta succhiando filetti di merluzzo ancora surgelati nel salotto di una donna di cui non ricordo il nome?”

Va notato che buona parte degli Albi Professionali, delle Burocrazie, delle Chiese, dei Partiti Politici, delle Organizzazioni hanno quale unico scopo quello di portare le persone in una condizione di Katzing Assoluto. Perché in tal modo i propri membri sono sfatti, addomesticati e tendenti all’obbedienza, pur di non veder incrementare il proprio Livello di Katzing Marginale.

Social Media Katzing

Uno dei campi in cui il Katzing esplica al meglio le proprie potenzialità, come sapete miei esimi Ricercatori, è proprio quello dei Social Media.

Ogni giorno milioni di persone si alzano con gli occhi cisposi e la lingua rasposa sapendo che dovranno spingere tonnellate di merda su Facebook, Twitter, Google Plus, Pinterest, Instagram, Youtube… Dovranno produrre quantitativi immondi di post, repost, remix, copypasta, retweet, salvataggi, archiviazioni, pin, tag, codici… Senza comunicare realmente nulla.

Tutto solo per poter collassare a fine giornata sul proprio divano chiedendosi: “Che Katzing è stato?”

Sul piano ambientale, durante l’evento di Ecomondo, mi sono già diffusamente espresso sull’insostenibilità di simili comportamenti, che implicano la creazione di reattori nucleari atti solo ad alimentare compulsive attività di Social Media Katzing. Sul piano comunicativo ho stigmatizzato in ogni modo possibile il proliferare delle mucillagini digitali, del mud wrestling più scafato, della cultura tossica dell’opacità.

Tutto spinge verso il rumore e l’entropia del Katzing Assoluto.
Psicologia del Katzing

E ben descrive sul piano psicologico questa oscura pulsione il buonSimone Corami in questo splendido pezzo sulla Disposofobia Social…

Riporto un passaggio molto significativo:

Ogni giorno si fanno check-in su 4square, ci colleghiamo con altri, vecchi e nuovi amici, scattiamo foto e le condividiamo, diciamo i programmi tv e i film, con Miso e GetGlue, che vediamo, mostriamo anche i libri che leggiamo, fra Anobii e Goodreads mettiamo anche i cibi che mangiamo – per non parlare dei nostri bagni, che una volta erano il luogo eletto alla privacy. Ogni giorno sui social noi accumuliamo. Perchè? Stiamo cercando di costruire un’identità, sempre meno fittizia, ma forse più ingannevole, di noi stessi. Orfani dell’anonimato, oramai mero ricordo dei “bei tempi andati” del web libero, costruiamo un’immagine migliore di noi, o meglio di un simulacro up to date da mostrare al resto degli altri.

Insomma un incredibile accumulo di informazioni su di sé, solo per poter collassare a fine giornata sul proprio divano chiedendosi: “Che Katzing è stato?”

Disposofobia #Social, accumulare senza materia –

Comprare Follower, comprare Like su Facebook sono elementi di un fenomeno che chiamo Accumulazione Social, cioè aumentare i propri contatti per mostrare di essere persone di “successo”. Sappiamo …

http://orson.overblog.com/disposofobia–social,-accumulare-senza-materia

Educazione in Katzing management

Se sul piano psicologico abbiamo visto come il Katzing sia impulso connesso a profonde dinamiche interiori, è solo da un’analisi del sistema educativo, che possiamo comprendere appieno come il Katzing diventa struttura di pensiero.

Ovunque è un fiorire di corsi che promettono mirabolanti carriere nel mondo dei social media: “Diventa Topblogger in un giorno”, “Diventa un Supereroe dei Social Media in Sei Ore”, “Spingi la tua merda con Facebook in una settimana”, ecc…

Così il Katzing diventa professione, si fa teoria, struttura, momento educativo.

E quando il buon Alessandro Vitale a simili fumose impostazioni oppone le proprie razionali esposizioni corroborate da case history e dati, che dovrebbero definitivamente sgombrare il campo dalla fuffa… Come al solito invece di opporre dati si procede a pirotecniche esplosioni di attività di Katzing allo stato puro. Chilometriche disquisizioni solo per poter collassare a fine giornata sul proprio divano chiedendosi: “Che Katzing è stato?”

Academy, corsi in Facebook Advertising e affini: Il Be We Social?

Capire i social network e la loro influenza nel mondo del web marketing in era web 2.0 È sempre più evidente: le attività di un social media marketer sono relative a determinati fattori d’influenza

http://pro.dbatrade.com/wordpress/be-we-social-academy-master-facebook-strategies/

Qualche tool del Katzing

Così quando il buon Francesco Vignotto ha presentato nell’Hive Clusteruna serie di tool per creare da un lato roboanti e vuote qualifiche in materi di Social Media, dall’altro fuffose frasi per slide… la cosa si è rapidamente trasformata in un’epica sessione di picoterapia collettiva via Facebook.

Alla fine ci siamo virtualmente guardati negli occhi ammettendo desolati di aver di sovente incontrato “Brand Identity Specialist” che ci spiegavano come “schierare mercati gestibili via web”, in un apocalittico trionfo del Katzing Assoluto

Tutto solo per poter collassare a fine giornata sul proprio divano chiedendosi: “Che Katzing è stato?”

Il Generatore di Stronzate per la Web Economy – migliai di combinazioni per le tue presentazioni Pow

Siete arenati su quella fottuta presentazione? Il vostro abstract è piatto come una tavola? Il vostro pitch fa acqua da tutte le parti? In un mondo di supercazzoni che snocciolano TED come fossero…

https://giovanniscrofani.it/il-generatore-di-stronzate-per-la-web-economy-migliai-di-combinazioni-per-le-tue-presentazioni-pow

Il Generatore di Qualifiche Stronze per la Web Economy – migliaia di qualifiche per il tuo palloso b

Il vostro biglietto da visita fa cagare? In un mondo di social media expert, SEO, SEM, blogger, web star, twitstar, vi sentite un povero stronzo tagliato fuori dal mercato del lavoro? Ecco l’app che

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Conclusioni

Parliamoci chiaro esimi Ricercatori: il Katzing ha successo.

Sarà perché risponde a un cosmico principio entropico…

Sarà perché risponde a profonde esigenze identitarie…

Sarà perché risponde a complessi processi formativi…

Sarà perché risponde a articolate esperienze professionali…

Ma la verità è che il Katzing ha successo perché è uno splendido sistema per far sprecare soldi alla gente, mentre si sta sprecando il proprio tempo.