American Gods, il libro e la serie, dopo sedici anni di guerre divine

Si è  conclusa la prima stagione di American Gods, la serie TV tratta dall’omonimo romanzo di Neil Gaiman. Al di là delle scelte autoriali di Bryan Fuller e Michael Green, mi ha molto colpito l’evoluzione subita da Vecchi e Nuovi Dei dal 2001 a oggi.

[Seguono spoiler per chi non ha letto il libro e/o visto la serie.]

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Il Libretto Russo di Google Plus

E’ con colpevole ritardo, che recensisco  Scopri Google Plus e conquista il webdell’amico Salvatore Russo, finito di leggere l’estate scorsa. Purtroppo le mie rocambolesche attività di trasloco mi hanno spinto in questi mesi su lidi più affini a quelli della carpenteria, che dell’editoria digitale.

E’ tempo di recuperare…

Esiste questa specie di Molise dei social network. E’ una sorta di Zona del Crepuscolo, in cui tutti giurano di essere passati ma di cui non si ricordano nulla. Mi riferisco alla risposta rossa al Blu Cobalto di Facebook e all’Uccellino Azzurro di Twitter. Il social network, cui si viene iscritti coartatamente come i marinai dei ‘700: Google Plus.

Ho trascorso gli ultimi anni a chiedermi perché Google avesse inventato un altro dannato social network. Francamente da utente ho trovato Google Plus poco attraente e a parte qualche piccolo scherzo (v. l’esperimento Katzing con Gilda35), non l’ho mai utilizzato più di tanto.

Evidentemente questa sensazione di spaesamento e di “doppione non necessario” deve essere comune a molti, così il buon Salvatore ha scritto un libro per motivare l’utenza a utilizzare questo strumento non approcciandolo come la fotocopia in rosso di Facebook.

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Dylan Dog n. 337 “Spazio Profondo” – La Recensione

Si è fatto un gran parlare nei mesi scorsi del nuovo corso impresso da Roberto Recchioni a Dylan Dog. Finalmente è arrivato il n. 337, quello della svolta tanto attesa. La Bonelli avrà centrato il colpo?

Lo dico subito: a mio avviso per niente. Quindi se sei un fan sfegatato di Roberto Recchioni e/o Bonelli Editore risparmiati la lettura del resto.

Ti voglio bene, baci. Ciao.

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Jonah Berger “Contagioso” – La Recensione

Su invito di Marco Massarotto (il fondatore di Hakagure), ho partecipato a un interessante evento della LUISS intitolato “Contagious! Why and How Social Communication Generates Viral-like Business Developments” dedicato alla presentazione dell’edizione italiana dell’omonimo libro del prof. Jonah Berger, uno dei massimi esperti di marketing virale.

L’intervento del professore è stato molto simile a quei brillanti TED, in cui solitamente mi dico: “WOW! Interessante! Certo che è stato più furbo che intelligente come intervento, ah come vorrei approfondire!”

Così, poiché il libro faceva bella mostra su un espositore ho acquistato l’opera in un insano raptus da compratore compulsivo.

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Rudy Bandiera “Rischi e Opportunità del Web 3.0” – La Recensione

A forza di finire citato nella saggistica sui social media e di ricevere copie omaggio, mi avvio a svolgere una promettente attività di recensore. Se continua così non mi mancherà mai materiale da leggere.

Quest’oggi tocca a Rudy Bandiera e il suo Rischi e Opportunità del Web 3.0 e delle tecnologie che lo compongono.

L’opera si inquadra nel filone della c.d. “futurologia”, un genere di saggistica che si sforza con piglio più o meno scientifico di predire le future evoluzioni sociali e tecnologiche.

Sebbene in Italia non abbia mai goduto di particolare attenzione, fu proprio il Club di Roma nel 1973 a cercare di elevare al rango di scienza questa particolare attività. Oggigiorno, soprattutto all’estero, la futurologia è divenuta vera e propria attività consulenziale incentrata sulla “Trend analysis and forecasting”. Ovviamente è interesse delle grandi multinazionali comprendere le evoluzioni dei mercati, anticipando i propri concorrenti. In certi mercati particolarmente competitivi spesso l’individuazione delle tendenze emergenti, o potenziali conta molto di più della padronanza dei grandi trend in atto.

Il libro del buon Rudy si inserisce in questo filone. Siamo di fronte a un testo di “letteratura di impresa”, in cui il noto blogger cerca di accreditarsi, col consueto approccio leggero e colloquiale, come analista delle nuove tendenze in tema di web 3.0, realtà aumentata, web semantico, smart city, internet delle cose, domotica, intelligenza artificiale, ecc…

Devo ammettere che il libro mi è piaciuto a metà.

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Riccardo Scandellari “Fai di te stesso un brand” – La Recensione

Il libro di Riccardo Scandellari Fai di te stesso un brand è stato il tema che in modo più o meno palese ha tenuto banco nelle conversazioni tra operatori del digitale in questi mesi.

Se c’è un concetto che ho detestato per anni è quello di Personal Brand, per parecchio tempo l’ho interpretato secondo una felice intuizione di Tomaso Ledda come “L’arte di vendere se stessi come se fossi un detersivo”.

Pertanto è un tema dal quale negli anni mi sono tenuto ben alla larga…. Anzi a dirla tutta, quando un anno addietro ho iniziato a vedere che “Giovanni Scrofani” stava diventando un brand, ho letteralmente staccato la spina a questo ingombrante alter ego virtuale.

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Game of Spoiler (no spoiler inside)

SANSA SPOILER

Ultimamente la vita dell’internauta medio è afflitta dal dramma degli spoiler.

Il flusso dei nostri scritti sui social network sembra ormai ridotto a una surreale guerra tra chi anticipa i colpi di scena delle principali serie televisive e chi si lamenta spesso con accenti isterici delle predette anticipazioni… Poi come sempre parte la Compagnia di Giro degli Influencer che inizia a discettare così dottamente del fenomeno, che dopo un po’ ti immagini Platone che si impicca in segno di protesta contro certi ipertrofici pistolotti…

Se ormai è endemico il fenomeno di chi sui vari canali più o meno legali si vede in anteprima lo streaming delle serie americane prontamente tradotte da bravissimi appassionati e non riesce a sopprimere il malignetto impulso a rovinare la festa al prossimo… è pur vero che l’acclamata serie Game of Thrones ha reso l’isteria da spoiler qualcosa di micidiale.

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O così, o stakeholder

Oggi il buon Riccardo Scandellari mi ha segnalato questa chicca…

Sul sito della Pomì (la passata di pomodoro) hanno lanciato questo mitico messaggio:

I recenti scandali di carattere etico/ambientale che coinvolgo produttori ed operatori nel mondo dell’industria conserviera stanno muovendo l’opinione pubblica, generando disorientamento nei consumatori verso questa categoria merceologica.

Il Consorzio Casalasco del Pomodoro e il brand Pomì sono da sempre contrari e totalmente estranei a pratiche simili, privilegiando una comunicazione chiara e diretta con il consumatore. Per questo motivo l’azienda comunicherà sui principali quotidiani nazionali e locali, ribadendo i suoi valori e la sua posizione in questa vicenda.

Si tratta di un atto dovuto non soltanto nei confronti dei consumatori, ma anche nel rispetto delle aziende agricole socie, del personale dipendente e di tuti gli stakeholders che da sempre collaborano per ottenere la massima qualità nel rispetto delle persone e dell’ambiente.

[Tratto da “Pomì Italia“]

Segue una significativa mappa sulle zone di produzione della passata, tutte rigorosamente al di sopra della Linea Gotica.

pomi

Al di là della bontà della campagna, su cui da buon Terrone non mi esprimo, mi ha colpito l’uso del termine “stakeholders“… Incappai in questo termine durante la lettura del libro “Gomorra” di Roberto Saviano, era citato in quel significativo capitolo, che ha sensibilizzato il grande pubblico sul tema delle Ecomafie…

I veri artefici della mediazione però sono gli stakeholder. Sono loro i veri geni criminali dell’imprenditoria dello smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi. In questo territorio, tra Napoli, Salerno e Caserta si foggiano i migliori stakeholder d’Italia. Per stakeholder si intende – nel gergo aziendale – quelle figure d’impresa che sono coinvolte nel progetto economico e che con la loro attività sono direttamente, o indirettamente, in grado di influenzarne gli esiti.
Gli stakeholder dei rifiuti tossici erano ormai divenuti un vero e proprio ceto dirigente. E non era raro sentirmi dire nei periodi di marcescente disoccupazione della mia vita: «Sei laureato, le competenze ce le hai, perché non ti metti a fare lo stake?».

[Tratto da Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori, 2006, p. 169]

E’ un cortocircuito strano e a suo modo meraviglioso.

La mente dei copywriter è un abisso.

Social Winner o Social Loser? – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Social Winner o Social Loser? – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Secondo l’ultimo antologico libro di Riccardo Luna i Social Media hanno giocato un ruolo chiave nelle ultime elezioni. Analizziamo col consueto piglio irriverente questo nuovo viaggio all’interno della Politica Digitale, per vedere se “fu vera gloria”… oppureNO.

Social Winner o Social Loser?
Tutta colpa di Alessandro Vitale
Esimi Ricercatori, lo dico subito: se le mie strade si incrociano di nuovo con quelle di Riccardo Luna è colpa di quel pessimo elemento del mio carissimo amico Alessandro Vitale.

Qualche giorno addietro Alessandro, a valle del PoliticsTTT/BO, mi ha coinvolto per un parere sull’ultima fatica di Riccardo Luna e Soci: “Social winner: Come la rete ha giocato un ruolo decisivo nelle elezioni 2013”.

Ovviamente essendo una persona mostruosamente corretta ho deciso di gettarmi nella lettura del testo, tenuto conto che sembrava essere una dotta analisi dei dati monitorati e organizzati dalla Aida Monitoring di Massimo Spaziani ed Emanuela Zaccone, professionista che stimo molto.

Così abbandonavo per un attimo la lettura dell’ottimo libro di Daniele Chieffi sulle “Social Media Relations” e mi gettavo, lo ammetto con qualche riserva, nella lettura di quello che dal titolo prometteva livelli di Katzing paurosi.

Cosa penso della capacità dei social media di spostare voti, l’ho già espresso in altra sede, quindi gettiamoci anima e corpo nella disamina di questa nuova mirabolante opera di Luna e Soci.

Ottime premesse
Devo ammettere che, al di là del titolo roboante, le premesse erano abbastanza buone.

Il libro prometteva di essere una riflessione molto ragionata della discreta massa di dati raccolta da Aida Monitoring con Italia2013.

Per chi di Voi non lo sapesse, Italia2013.me è stato un sito messo su da Riccardo Luna e Marco Pratellesi con l’aiuto di giovani giornalisti per raccontare in diretta le “prime elezioni social”. Nelle intenzioni, bene espresse da Pratellesi:

Viviamo in una società caratterizzata da un’abbondanza di informazioni e da una scarsità di tempo. Ricostruire una storia, un evento attraverso la rete può richiedere ore di lavoro e ricerca. E il lettore non sempre ha questa disponibilità. Proveremo a fare noi questo lavoro, da oggi e fino alla fine della campagna elettorale, con una redazione di giovani giornalisti che analizzando i flussi di informazioni dai social media ricostruiranno in tempo reale il valore, la qualità, la rilevanza attraverso “il racconto della rete” (omissis) Le nostre fonti siete voi, le “conversazioni” dei cittadini, ma anche quelle dei candidati che per la prima volta sembrano aver capito l’importanza di essere presenti sui social media (anche se, nel loro caso, non proprio per conversare e confrontarsi con gli elettori)

Prime elezioni social: “Il racconto della rete”
Peraltro il sito si appoggiava a numerose elaborazioni di dati effettuati da Aida Monitoring, per evidenziare:

Mention e RT dei politici: ultime 24 ore
I politici e i temi più conversati
I volumi di mentions e RT su Twitter nelle ultime 24 ore
Top 3 Retweeted Tweets
Mappa dinamica
Twitter poll
Era lecito pertanto attendersi a bocce ferme un’analisi dei dati non dico spinta all’eccesso, ma alquanto solida. Da un lato c’era un sito che si sforzava con una Redazione di pulire il rumore e raccontare le elezioni nel loro divenire. Dall’altro c’erano degli analisti che fornivano alla Redazione una serie di dati preziosi per sbrogliare la matassa, non dico con un piglio scientifico, ma quanto meno sanamente divulgativo.

Ovvio per chi come me ha visto nella comunicazione politica coi social media di questa ultima tornata elettorale qualcosa di assolutamente goffo, superficiale e velleitario, il testo appariva particolarmente sfidante.

Peraltro devo dare atto a Riccardo Luna di non essersi perso nei soliti meccanismi narrativi improntati all’eccesso di emotività, bensì di aver scritto una introduzione al libro particolarmente onesta.

È stato detto da tutti gli osservatori che questa campagna elettorale cambierà per sempre la politica nel nostro paese. Noi ci auguriamo che possa cambiare in meglio anche il giornalismo. Nessuno di noi è in grado di dare lezioni, tutti chi più chi meno abbiamo sbagliato. Ma quello che conta è che adesso abbiamo l’occasione di cambiare, provare a fare il nostro mestiere in modo diverso. Che poi non vuol dire inventarsi qualche diavoleria tecnologica. La rete è solo uno strumento, formidabile, in più per avere le nostre antenne sulla società. È quel satellite per le previsioni del tempo sociale che ci mancava. Il resto è fatto dalla voglia di capire cosa succede e dalle infinite storie da raccontare che ci sono nell’aria. Il resto è giornalismo. Farlo bene, farlo meglio, farebbe bene a tutti.

Social Winner, il giornalismo al tempo di Beppe Grillo
Pinocchio e i dottori
E invece nei testi che seguono ci si trova di fronte ad uno spettacolo che lascia alquanto perplessi.

La maggior parte delle “analisi” si riducono a narrazioni di come si sono svolti i temi di tendenza, raccontando al massimo quanto hanno pesato certi termini. Fondamentalmente nulla di molto lontano da quanto fanno blogger (io incluso) quando per far raccapezzare il lettore prendono qualche numero da Twittercounter, Faker, Trendistic, Twitreach, o fanno qualche elaborazione con The Archivist.

Altro che Big Data… altro che algoritmi finanziari che leggono il “sentiment” di Twitter… altro che analisi di linguistica computazionale…

Siamo dalle parti dei dottori di Pinocchio, che declamano al capezzale del malato: “Se il burattino è vivo, allora significa che non è morto.”

Il massimo ragionamento che si trova è: visto che Beppe Grillo ha beccato una caterva di voti, è merito dei social network. Sillogismo tutto da dimostrare, ma non c’è neppure il tentativo di un’analisi minimamente strutturata.

Il colmo si raggiunge quando l’analista Matteo Flora per spiegarci che Twitter è una cosa seria declama con termini pirotecnici che sembrano generati da un algoritmo:

Twitter può quindi essere inteso come il medium ideale per il Cabaret, per i tempi e gli spazi ristretti e serrati. Tuttavia, analizzato nell’ottica dei Big Data e sempre ricordando la presenza di un’oligarchia di opinion leader che hanno influenza su determinati stakeholders e che governano una “terra di mezzo” digitale, rimane sempre la certezza di fondo che, nella limitazione del mezzo, si esprima, forse esacerbata, la vera natura di chi scrive e si esternino i pensieri più immediati e profondi dell’esperienza di vita degli utilizzatori. Quelle esperienze e quegli scritti veloci e d’impulso trasformano Twitter nello specchio delle emozioni più che delle intenzioni; nello specchio di desideri, sogni, amarezze e, perché no, gesti scaramantici e beffardi: il nostro essere irrazionalmente, incoerentemente, superficialmente e, in modo meravigliosamente fallace, completamente umani.

Ma a conti fatti, Twitter è una cosa seria?
Lo ammetto non ridevo così di gusto dai tempi dell’applicazione della Regola G a Gianni Riotta. Altro che analisi, siamo dalle parti del vortice entropico di Katzing Assoluto.

Francamente da Analisti, Giornalisti e Divulgatori scientifici mi aspetto qualcosa di più di qualche roboante parolone lanciato a caso, un paio di infografiche hipster, manciate di tabelle, quattro foto sgranate di Instagram e piccole metanarrazioni.

Insomma mi sono sciroppato tutte le pagine del libro senza aver capito come i Social Media abbiano “vinto” qualcosa. Mi reputo mediamente intelligente: non ho trovato un singolo capitolo che mi abbia aiutato a comprendere come abbiano agito i social media negli spostamenti di voti.

Per carità non mi aspettavo l’analisi netnografica definitiva, ma almeno uno straccio di analisi sì.

Scusate ma raccontare le emozioni di un giornalista di fronte allo svolgersi di un tema di tendenza, è pura narrativa d’evasione.

Concludendo
Esimi Ricercatori, sono rimasto veramente sconcertato da questa pietra miliare dei nostri studi sull’incestuoso rapporto tra Big Data all’italiana e Katzing.

E lo scrivo una volta tanto con dispiacere, perché l’idea alla base di Italia2013.me è sicuramente interessante, perché si capisce che di lavoro dietro le quinte ce n’è stato parecchio, perché probabilmente quello che è uscito è la punta di un iceberg che sarebbe bello ammirare nella sua completezza.

La cosa più tremenda è che se scorrete i nomi del libro non ci troviamo di fronte a pizza e fichi, ma ad alcune delle migliori penne in tema di nuove tecnologie.

Ora mi verrebbe quasi da dire: se loro non sono riusciti ad elaborare neppure la parvenza di analisi e modelli interpretativi, perché non fare una bellissima operazione di civic hacking e mettere la banca dati di Italia2013 a disposizione di tutti gli internauti di buona volontà. Magari corredando il tutto con un paio di informazione sugli algoritmi e le metodiche utilizzate.

Magari qualche simpatico smanettone riuscirà a farci capire se i Social Media nelle elezioni 2013 sono stati Winner o Loser.

Ciao e poi? (Eric Berne) – L’aggregato

Premetto: poche cose al mondo riescono ad annoiarmi come la saggistica di psicanalisi.

Però, essendo ormai divenute le dinamiche tra influencers splendidamente patologiche, mi sono dovuto rivolgere al padre dell’Analisi Transazionale per capire perché la medesima persona nell’arco di pochi minuti è capace di passare da bambino obbediente, piccolo bullo figlio di puttana, troietta/manico di merda, assennato professionista, moralista duro e intransigente, ecc…

Altra cosa che desideravo capire era perché le persone sui social network (e nella vita reale, ma sui social tutto è stilizzato e si vede di più) sembrano passare attraverso le fasi sopra descritte rispettando un copione spesso rovinoso.

Ebbene il libro fornisce un’ottima introduzione all’Analisi Transazionale, la disciplina che studia proprio queste dinamiche.

Ovvio il libro è serio e non promette di rendervi i supereroi della mente in trecento pagine, ma è un bellissimo e divertente strumento per riflettere in modo strutturato su questi temi.

Molto consigliato per che vuol capire le dinamiche più profonde del nostro comunicare.

viaCiao e poi? (Eric Berne) – L’aggregato.