Gli Occhi del Drago 7 “The Queen’s Justice”

Siamo arrivati a The Queen’s Justice, la terza puntata della settima stagione di Game of Thrones. Tre puntate sono tante, quindi il povero spettatore si aspetterebbe una svolta narrativa importante, un colpo di scena imprevedibile, qualche sequenza epica, qualche morte memorabile…

Invece niente.

Non ci si scolla dalla fiction caciarona alla Boris.

Ora e sempre Gli Occhi del Drago imperversano sulle lande desolate di Westeros.

Seguono spoiler frizzi e lazzi…

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Gli Occhi del Drago 7 “Stormborn”

E anche Stormborn, la seconda puntata di questa settima stagione di Game of Thrones si conferma saldamente all’insegna della sciatteria e dell’improvvisazione più totale. Regia alla cazzo di cane, pardon alla cazzo di metalupo… Sceneggiatura sotto i minimi sindacali… fotografia che varia dallo smaramello blu allo smaramello giallo… Insomma un’altra gloriosa puntata de Gli Occhi del Drago è servita!

Veniamo al consueto dietro le quinte della produzione, usando come sempre i protagonisti della serie Boris per dar voce alle tante bizzarrie, che infestano Stormborn.

Seguono spoiler frizzi e lazzi…

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American Gods, il libro e la serie, dopo sedici anni di guerre divine

Si è  conclusa la prima stagione di American Gods, la serie TV tratta dall’omonimo romanzo di Neil Gaiman. Al di là delle scelte autoriali di Bryan Fuller e Michael Green, mi ha molto colpito l’evoluzione subita da Vecchi e Nuovi Dei dal 2001 a oggi.

[Seguono spoiler per chi non ha letto il libro e/o visto la serie.]

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Il Libretto Russo di Google Plus

E’ con colpevole ritardo, che recensisco  Scopri Google Plus e conquista il webdell’amico Salvatore Russo, finito di leggere l’estate scorsa. Purtroppo le mie rocambolesche attività di trasloco mi hanno spinto in questi mesi su lidi più affini a quelli della carpenteria, che dell’editoria digitale.

E’ tempo di recuperare…

Esiste questa specie di Molise dei social network. E’ una sorta di Zona del Crepuscolo, in cui tutti giurano di essere passati ma di cui non si ricordano nulla. Mi riferisco alla risposta rossa al Blu Cobalto di Facebook e all’Uccellino Azzurro di Twitter. Il social network, cui si viene iscritti coartatamente come i marinai dei ‘700: Google Plus.

Ho trascorso gli ultimi anni a chiedermi perché Google avesse inventato un altro dannato social network. Francamente da utente ho trovato Google Plus poco attraente e a parte qualche piccolo scherzo (v. l’esperimento Katzing con Gilda35), non l’ho mai utilizzato più di tanto.

Evidentemente questa sensazione di spaesamento e di “doppione non necessario” deve essere comune a molti, così il buon Salvatore ha scritto un libro per motivare l’utenza a utilizzare questo strumento non approcciandolo come la fotocopia in rosso di Facebook.

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Dylan Dog n. 337 “Spazio Profondo” – La Recensione

Si è fatto un gran parlare nei mesi scorsi del nuovo corso impresso da Roberto Recchioni a Dylan Dog. Finalmente è arrivato il n. 337, quello della svolta tanto attesa. La Bonelli avrà centrato il colpo?

Lo dico subito: a mio avviso per niente. Quindi se sei un fan sfegatato di Roberto Recchioni e/o Bonelli Editore risparmiati la lettura del resto.

Ti voglio bene, baci. Ciao.

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Jonah Berger “Contagioso” – La Recensione

Su invito di Marco Massarotto (il fondatore di Hakagure), ho partecipato a un interessante evento della LUISS intitolato “Contagious! Why and How Social Communication Generates Viral-like Business Developments” dedicato alla presentazione dell’edizione italiana dell’omonimo libro del prof. Jonah Berger, uno dei massimi esperti di marketing virale.

L’intervento del professore è stato molto simile a quei brillanti TED, in cui solitamente mi dico: “WOW! Interessante! Certo che è stato più furbo che intelligente come intervento, ah come vorrei approfondire!”

Così, poiché il libro faceva bella mostra su un espositore ho acquistato l’opera in un insano raptus da compratore compulsivo.

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Rudy Bandiera “Rischi e Opportunità del Web 3.0” – La Recensione

A forza di finire citato nella saggistica sui social media e di ricevere copie omaggio, mi avvio a svolgere una promettente attività di recensore. Se continua così non mi mancherà mai materiale da leggere.

Quest’oggi tocca a Rudy Bandiera e il suo Rischi e Opportunità del Web 3.0 e delle tecnologie che lo compongono.

L’opera si inquadra nel filone della c.d. “futurologia”, un genere di saggistica che si sforza con piglio più o meno scientifico di predire le future evoluzioni sociali e tecnologiche.

Sebbene in Italia non abbia mai goduto di particolare attenzione, fu proprio il Club di Roma nel 1973 a cercare di elevare al rango di scienza questa particolare attività. Oggigiorno, soprattutto all’estero, la futurologia è divenuta vera e propria attività consulenziale incentrata sulla “Trend analysis and forecasting”. Ovviamente è interesse delle grandi multinazionali comprendere le evoluzioni dei mercati, anticipando i propri concorrenti. In certi mercati particolarmente competitivi spesso l’individuazione delle tendenze emergenti, o potenziali conta molto di più della padronanza dei grandi trend in atto.

Il libro del buon Rudy si inserisce in questo filone. Siamo di fronte a un testo di “letteratura di impresa”, in cui il noto blogger cerca di accreditarsi, col consueto approccio leggero e colloquiale, come analista delle nuove tendenze in tema di web 3.0, realtà aumentata, web semantico, smart city, internet delle cose, domotica, intelligenza artificiale, ecc…

Devo ammettere che il libro mi è piaciuto a metà.

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Riccardo Scandellari “Fai di te stesso un brand” – La Recensione

Il libro di Riccardo Scandellari Fai di te stesso un brand è stato il tema che in modo più o meno palese ha tenuto banco nelle conversazioni tra operatori del digitale in questi mesi.

Se c’è un concetto che ho detestato per anni è quello di Personal Brand, per parecchio tempo l’ho interpretato secondo una felice intuizione di Tomaso Ledda come “L’arte di vendere se stessi come se fossi un detersivo”.

Pertanto è un tema dal quale negli anni mi sono tenuto ben alla larga…. Anzi a dirla tutta, quando un anno addietro ho iniziato a vedere che “Giovanni Scrofani” stava diventando un brand, ho letteralmente staccato la spina a questo ingombrante alter ego virtuale.

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Game of Spoiler (no spoiler inside)

SANSA SPOILER

Ultimamente la vita dell’internauta medio è afflitta dal dramma degli spoiler.

Il flusso dei nostri scritti sui social network sembra ormai ridotto a una surreale guerra tra chi anticipa i colpi di scena delle principali serie televisive e chi si lamenta spesso con accenti isterici delle predette anticipazioni… Poi come sempre parte la Compagnia di Giro degli Influencer che inizia a discettare così dottamente del fenomeno, che dopo un po’ ti immagini Platone che si impicca in segno di protesta contro certi ipertrofici pistolotti…

Se ormai è endemico il fenomeno di chi sui vari canali più o meno legali si vede in anteprima lo streaming delle serie americane prontamente tradotte da bravissimi appassionati e non riesce a sopprimere il malignetto impulso a rovinare la festa al prossimo… è pur vero che l’acclamata serie Game of Thrones ha reso l’isteria da spoiler qualcosa di micidiale.

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O così, o stakeholder

Oggi il buon Riccardo Scandellari mi ha segnalato questa chicca…

Sul sito della Pomì (la passata di pomodoro) hanno lanciato questo mitico messaggio:

I recenti scandali di carattere etico/ambientale che coinvolgo produttori ed operatori nel mondo dell’industria conserviera stanno muovendo l’opinione pubblica, generando disorientamento nei consumatori verso questa categoria merceologica.

Il Consorzio Casalasco del Pomodoro e il brand Pomì sono da sempre contrari e totalmente estranei a pratiche simili, privilegiando una comunicazione chiara e diretta con il consumatore. Per questo motivo l’azienda comunicherà sui principali quotidiani nazionali e locali, ribadendo i suoi valori e la sua posizione in questa vicenda.

Si tratta di un atto dovuto non soltanto nei confronti dei consumatori, ma anche nel rispetto delle aziende agricole socie, del personale dipendente e di tuti gli stakeholders che da sempre collaborano per ottenere la massima qualità nel rispetto delle persone e dell’ambiente.

[Tratto da “Pomì Italia“]

Segue una significativa mappa sulle zone di produzione della passata, tutte rigorosamente al di sopra della Linea Gotica.

pomi

Al di là della bontà della campagna, su cui da buon Terrone non mi esprimo, mi ha colpito l’uso del termine “stakeholders“… Incappai in questo termine durante la lettura del libro “Gomorra” di Roberto Saviano, era citato in quel significativo capitolo, che ha sensibilizzato il grande pubblico sul tema delle Ecomafie…

I veri artefici della mediazione però sono gli stakeholder. Sono loro i veri geni criminali dell’imprenditoria dello smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi. In questo territorio, tra Napoli, Salerno e Caserta si foggiano i migliori stakeholder d’Italia. Per stakeholder si intende – nel gergo aziendale – quelle figure d’impresa che sono coinvolte nel progetto economico e che con la loro attività sono direttamente, o indirettamente, in grado di influenzarne gli esiti.
Gli stakeholder dei rifiuti tossici erano ormai divenuti un vero e proprio ceto dirigente. E non era raro sentirmi dire nei periodi di marcescente disoccupazione della mia vita: «Sei laureato, le competenze ce le hai, perché non ti metti a fare lo stake?».

[Tratto da Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori, 2006, p. 169]

E’ un cortocircuito strano e a suo modo meraviglioso.

La mente dei copywriter è un abisso.