Il mio primo Sanremo Social – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

Il mio primo Sanremo Social Lo dico senza ombra di snobismo, ci sono tre cose che detesto cordialmente: Sanremo, i programmi di Fabio Fazio e la svolta addomesticata di Elio e le Storie Tese. Pertanto non potevo non guardare con particolare attenzione il Sanremo di quest’anno. Dopotutto come si dice nei peggiori bar dell’internet “Haters […]

La monotonia di Elio e le Storie Tese – L’aggregato

Elio
Elio (Photo credit: Maurizio Montanaro™ – )

Ieri ho assistito alla tanto attesa esibizione di Elio a Sanremo.

Sulla prima canzone dedicata al rapporto tra fede e onanismo (“Dannati Forever”) ritengo inutile esprimermi più di tanto. Un riempitivo che è stato solo l’occasione per travestirsi da chierichetti e far gridare alla genialata (vista anche la fortunata congiuntura con le dimissioni papali).

Ciò che ho trovato realmente indigesto è stata la “Canzone Mononota”, su cui chiaramente si erano concentrate le energie creative e le aspettative della band…

Seguo gli Elio e le Storie Tese dal loro primo album, quindi non posso essere accusato di antipatie verso la band…

Ma dobbiamo dircelo: i tempi della beffa d’artista della “Terra dei Cachi” sono lontanissimi. Il nuovo brano sanremese è di chiara ispirazione zappiana, sfacciatamente studiato per far gridare al “genio” il critico musicale di turno e il codazzo di starnazzanti pseudo-alternativi di contorno.

Brano troppo ammiccante alle cricche delle redazioni musicali, reazionario e imbarazzante nella sua evidente aspirazione ad essere la “canzone intelligente maschetata da canzone stupida”, privo di passione e di sorprese.

Troppe edizioni di X-Factor hanno evidentemente lasciato il segno.

Speriamo in qualche sabotaggio mediatico nelle prossime esibizioni…

viaLa monotonia di Elio e le Storie Tese – L’aggregato.

Breve guida ai temi di tendenza estivi | Data Manager Online

Illustri manager digitali, ogni estate è la stessa vecchia storia, i temi di tendenza di Twitter sono letteralmente invasi da stranissimi e incomprensibili hashtag (le etichette di ricerca precedute dal segno #). L’agenda politica viene meno, l’attualità viene ingoiata in un buco nero semantico, le notizie si perdono in un rumore di fondo spaventoso. Mi […]

Lo Sconcertone del Concertone | Data Manager Online

Illustri Manager del Digitale il Primo Maggio come è tradizione in Italia si è tenuta quella grande kermesse della musica pseudo-alternativa italiana che è il Concertone.

Su twitter la diretta, come sempre accade con eventi musicali tipo Sanremo, è stata massiva e all’insegna del commento agrodolce e spesso sferzante.

Sotto l’etichetta #Concertone si sono prodotti una quantità di commenti nella stragrande maggioranza negativi sull’evento: le penose cover dei successi stranieri, le stecche continue, un Fancesco Pannofino non all’altezza, i cloni trash di Amy Winehouse, gli Afterhours che non riescono a cantare i propri brani in favore del karaoke, vecchie glorie pronte per l’Isola dei Famosi piuttosto che per il palco, giovani star dei talent show appena nate e già dimenticate, neppure la parvenza di qualcosa possa essere associato al rock… Solo Caparezza in questa desolazione strappa (come sempre) qualche messaggio entusiasta.

Poiché su Twitter è pieno zeppo di musicisti, critici musicali, giornalisti di ogni sorta, potete ben immaginare il putiferio che si è levato. Da un lato i professionisti della comunicazione e gli influencers esprimevano il proprio dissenso su conduzione e interpreti, dall’altro i comuni utenti retwittavano massivamente e si univano al coro greco del disappunto digitale.

Confesso che neppure io mi sono sottratto al coro greco:

Tragedia al #concertone: Bob Dylan per sbaglio ha guardato RAI3 e vedendo la cover di Finardi di Like a Rolling Stone si è tolto la vita.

Evento zombie nella Capitale, John Lennon ascolta Noemi, risorge e semina il terrore al #concertone!

Stupisce come mentre qui in Italia il Primo Maggio si presentava ormai completamente scevro di connotazioni politiche con un dibattito tutto concentrato sulle stecche dei cantanti e le scalette dei conduttori… dall’altra parte dell’Oceano si riscopriva il senso politico di questa ricorrenza.

Il Primo Maggio negli USA è un giorno lavorativo come un altro, eppure quest’anno gli attivisti di Occupy Wall Street hanno deciso celebrarlo a modo loro, con una marcia che si è snodata per le strade di New York e attraverso i Social Network. In particolare su Twitter i manifestanti hanno fornito una diretta utilizzando le etichette #M1GS #mayday #tows. E’ stato utilizzato ogni genere di strumento dai tweet, agli status di face book, ai racconti per immagini utilizzando instagram (in particolare assolutamente splendida la diretta di Claudia Vago).

Indubbiamente fa effetto la piega gerarchica che la ricorrenza ha preso in Europa ed in Italia in particolare. Se nei telegiornali si assiste allo spettacolo di una nazione in ginocchio, commissariata dai Tecnici per salvarla dal caos, patria di precari, cassintegrati, esodati, pensionati sottopagati… il Giorno del Concertone tutto torna in una sorta di anestetizzata normalità: conduttori impacciati, giovani cantanti reduci dai Talent Show, qualche vecchia star bollita… Tutto è così serio a parole e così ridicolo alla prova dei fatti. Come sempre.

In America invece uno scherzo di dadaismo digitale sfuggito di mano induce a riflessioni serie sull’evoluzione della finanza e della globalizzazione.

Sì perché Occupy Wall Street altro non è che uno scherzo di AD Busters, una comunità creativa di sabotatori dell’advertising. In sostanza gli AD Busters ideano finte campagne pubblicitarie, per palesare l’ipocrisia nascosta dentro il mercato dell’advertising… Le loro immagini provocatorie associano l’alcool all’impotenza, i modelli da macho all’insicurezza sessuale, le campagne social alla ricerca nevrotica di profitto, ecc…

Occupy Wall Street è nato così da un’iniziativa di AD Busters: invece di manifestare su Washington che è un esercizio inutile, manifestiamo nel vero “luogo del potere” Wall Street.

Una provocazione che è stata presa sul serio e che sta sviluppando riflessioni interessanti e colorate manifestazioni espressione di una creatività naif, ma affascinante.

Tuttavia a compensare questo divario tra Italia e USA è arrivato l’ottimo Twittopolis, che con un messaggio semplicissimo (due etichette e una foto) ha espresso la propria insofferenza verso l’attuale contesto politico ottenendo circa 700 retweet.

viaLo Sconcertone del Concertone | Data Manager Online.

Aresenico e il meme di "…non è la Rivoluzione"

ONtro

Esimi Ricercatori, qualche giorno addietro l’amico Andrea Casaleggio ha presentato un curioso videoclip nella Cabina di Regia del vostro beneamato Progetto, il celeberrimo Gruppo “La Rivoluzione è sempre tre quarti fantasia e per un quarto Realtà“…

Ci scrive l’amico Andrea, nel postare il video “La Rivoluzione” della band torinese Arsenico:

Esimi Ricercatori, qualche feedback italico per cosa NON è la Rivoluzione. Forse potrebbe aiutarci a capire qualcosa di più sulla Rivoluzione, sulla fantasia e sulla realtà

Devo ammettere che il video mi ha positivamente impressionato per una serie di considerazioni, che di seguito esporrò compiutamente…

Il metodo di Arsenico

Gli Arsenico sono una band torinese attiva da parecchi anni, che si presenta egregiamente in una bella intervista per Impatto Sonoro, di cui riporto alcuni significativi stralci:

Questo nuovo disco è prodotto da La voce del gregge, una struttura che trovo molto interessante e che ho citato brevemente nella recensione. Ci spiegate meglio di cosa si tratta?
(F.V) Abbiamo sempre prodotto le nostre creazioni in un’ottica di autoproduzione, coinvolgendo conoscenti ed amici per sviluppare i nostri lavori. Quando le cose non sono andate bene in passato è stato proprio perché non ci siamo fidati di questo modus operandi, più puro e “su misura” per noi. Sulle prime La Voce del Gregge voleva essere solo un modo per dare un nome ad alcune collaborazioni che duravano da anni, tenendoci lontano dalla vetusta classificazione di “collettivo”, mantenendo forti le sinergie che si sono create sul nostro percorso.

[omissis]

Parliamo del videoclip di “La Rivoluzione”. Per noi è semplice e geniale, ha molte piccole cose da scovare e nel complesso dipinge alla perfezione la situazione che stiamo vedendo. Vi è anche la partecipazione eccezionale di personaggi come Herbert Ballerina e i Bologna Violenta. Com’è nata l’idea del video? 
(F.V.) Abbiamo realizzato il primo videoclip del brano “La Rivoluzione”, con la partecipazione di amici da tutta Italia. È venuto davvero bene, siamo molto grati per tutti i video che sono arrivati. È una dimostrazione di affetto non indifferente.
Il video ha avuto un lungo periodo di incubazione. Assieme a Filmine, cercavamo come hai detto tu un’idea semplice, che potesse arrivare in poco tempo a tutti. Il pezzo si prestava per il suo significato alla partecipazione delle persone e all’espressione della loro opinione: le persone, con le loro idee, la loro energia e la voglia di cambiare le cose sono la vera rivoluzione.
Ho notato con stupore la partecipazione straordinaria di alcuni personaggi, ammetto che Herbert lo ha fatto su richiesta visto che ho fatto un lavoro con lui, ma era molto interessato e si è prestato volentieri.

[Tratto da “Intervista agli Arsenico” di Impatto Sonoro]

Le parole della band mi colpiscono abbastanza per la capacità manifestata dagli autori di riportare in ambito musicale alcune modalità stilistiche tipiche del cyber dadaismo: la tendenza a produrre opere basate sulla relazione… la volontà di far convergere su un progetto influenze e suggestioni esterne, mantenendo comunque la propria voce… il coinvolgimento del pubblico nel processo di produzione artistica, abbattendo le barriere tra fruizione e produzione di prodotti culturali…

Il meme di “…non è la Rivoluzione”

Ovviamente il meme di “…non è la Rivoluzione” mi ha divertito moltissimo: da un lato perché ha coinvolto fan e amici degli Arsenico in un simpatico esempio di ready made, dall’altro perché vi appare Herbert Ballerina che per me è una leggenda, e infine perché utilizza l’amatissima “tecnica del non“…

Un meme è in sostanza un prodotto culturale suscettibile di essere ripreso e rielaborato per fornire significati ulteriori rispetto a quelli originariamente voluti dall’autore (es. la frase “… non è la Rivoluzione“, o i ready made dadaisti o i rage comics). Il video degli Arsenico rappresenta una delle rare (e riuscite) incursioni della musica italiana in questo genere di esperienza. In sostanza invitando le persone a completare la frase non è la Rivoluzione gli Arsenico hanno prodotto una sorta di semplificata versione per Youtube del colossale Vision of Students Today

A ciò si aggiunge la “tecnica del non” da noi tanto amata (es. nonPOST, nonBLOG, OppureNO…), che in sostanza tende a definire qualcosa attraverso la contraddizione. E’ una tecnica cui sono molto affezionato per via del fatto che consente di suggerire il significato dell’oggetto dell’affermazione, contraddicendo una definizione, ma lasciando inalterate tutte le altre possibilità…

Il risultato nel caso del video di “La Rivoluzione” è molto interessante e costruisce una piccola mappa concettuale di pulsioni, aspettative, desideri, sogni di un eterogeneo gruppo di persone… Fornendo un contrappunto perfetto ai testi della canzone.

Conclusioni

Che dire esimi Ricercatori?

Nello sclerotico panorama musicale italiano ci piacerebbe vedere più spesso esperimenti come questo in cui si riesce a trasmettere un’emozione concreta sfruttando pienamente le suggestioni aperte dall’utilizzo del meme…

Questo video è stato realizzato con dei foglietti di carta e dei videofonini… mi chiedo cosa riuscirebbe a realizzare una Major investendo sui meme come strumento di comunicazione musicale…

Ma forse i meme sono dotati di una propria intelligenza, superiore a quella di chi li produce e vanno ad annidarsi proprio là dove le idee sono più genuine…

E poi se penso all’uso dissennato che le Star fanno di Youtube

E comunque… Gilda35 non è la Rivoluzione…

OppureNO

Lettera aperta pro Nonciclopedia ai legali di Vasco Rossi

Egregi avvocati del sig. Vasco Rossi,

Vi scrivo questa lettera aperta, che pubblico sul mio nonBLOG e che provvederò a diffondere nel variegato mondo dei Social Network nella speranza che Vi raggiunga e Vi faccia desistere dalla prosecuzione delle azioni legali, che avete intavolato nei confronti di Nonciclopedia.

Innanzitutto mi presento mi chiamo Giovanni Scrofani e sono un umile giurista d’impresa, con un esperienza ormai ventennale su internet. Nel tempo libero animo una simpatica Comunità Online di performers dadaisti, che si riconosce sotto il nome di Gilda35.

Per una volta pertanto abbandonerò i toni surreali, abitualmente utilizzati per fare satira sul c.d. “professionismo del web 2.0” e cercherò di perorare in modo pacato e composto le nostre umili argomentazioni a difesa della piccola Nonciclopedia.

Bando pertanto all’usuale anarchia creativa e esponiamo pacatamente (ma pur sempre in modo rapsodico e disorganico) le nostre argomentazioni.

Abbiamo notato con piacere che da quando il vostro assistito, il signor Vasco Rossi, si è “dimesso da rock star” ha iniziato a dedicarsi con grande insistenza a postare via Facebook innumerevoli “clippini”, che incitano all’uso delle droghe, fanno apologia di suicidio, si fanno beffe della sicurezza stradale,  parlano di malattie mentali e oncologiche in modo politicamente scorretto, nonché irridono numerosi personaggi politici di spicco primo tra tutti l’on. Giovanardi o esponenti della Chiesa Cattolica.

Vasco Rossi: Sicurezza…sicurezza…primavera di certeeeeezza! (originariamente postato sulla fanpage di Vasco Rossi il giorno 26/09/2011 A.D.)

Ovviamente abbiamo accolto con divertito distacco questa incursione del sig. Vasco Rossi nel c.d. underground di internet, il luogo in cui regnano incontrastati il LULZ, la satira, la scorrettezza politica e spesso il trolling più brutale.

Il fatto che un personaggio “mainstream” come il sig. Vasco Rossi si sia convertito ad alcune delle pratiche più “oscure” e, sotto il profilo comunicativo, eversive della c.d. vita digitale, ci aveva invero sorpreso. Devo ammettere che la maggior parte dei membri di questa  Comunità Online aveva interpretato queste pratiche spesso offensive della sensibilità di milioni di persone, come un becero sistema per farsi un po’ di pubblicità gratis.

Giova qui ricordare che nessuno ha mai segnalato la pagina di Facebook del sig. Vasco Rossi per le reiterate violazioni dei termini di utilizzo in cui quotidianamente incorre. In particolare mi riferisco alla incitazione a “Comportamento violento o dannoso”… Ne converrete esimi legali che incitare i giovani all’utilizzo di stupefacenti e alla guida in stato di ebbrezza da una Pagina Facebook con 2,5 milioni di fan, a voler essere rigorosi costituisce una incitazione ad un comportamento “dannoso”, per la salute e l’incolumità dei giovani fan della rockstar.

Ebbene nessuno ha mai richiesto il blocco della pagina del sig. Vasco Rossi, peraltro anche quando in passato è girato in Rete qualche #vascomerda si è trattato di un rigoroso esperimento di linguistica computazionale sui temi di tendenza, che nulla, o poco, aveva a che vedere con le attività dell’Artista.

Ebbene se il “Popolo della Rete” non ha “censurato” la condotta del sig. Vasco Rossi, è stato in virtù di alcuni principi di Cultura Digitale che bisognerebbe tenere sempre a mente e che rappresentano patrimonio comune di Nativi e Immigrati Digitali:

  1. Se non ti piace skippa e vai oltre: internet è composto da miliardi di pagine web, nessuno è costretto a visionarne per forza qualcuna. Internet è grande e c’è spazio per tutti.
  2. Do not feed the trolls: se qualcuno compie del trolling ai tuoi danni non rispondere, presto o tardi si stancherà.
  3. No al bavaglio: mai comprimere la libertà di espressione altrui, anche quando come nel caso dei clippini del sig. Vasco Rossi, la propria sensibilità può venirne urtata.
  4. Questa non è una testata online: se qualche dileggio, o informazione errata, perviene da un sito che non costituisce una testata giornalistica e l’utente che ha postato il messaggio non è iscritto all’ordine dei giornalisti, andrebbe applicato un po’ di sano buonsenso e invitare il prossimo alla moderazione, piuttosto che correre dalla Polizia Postale.
  5. No alla legge del più forte: se un “Potente” attacca un comune utente da una posizione di forza, l’istinto gregario delle varie Comunità Online che animano internet prende il sopravvento e vengono poste in essere varie forme di autotutela da quella che viene vissuta come una vera e propria aggressione nei confronti di tutti (es. utilizzo compulsivo di temi di tendenza, proliferazione di commenti negativi sulle pagine Facebook, ecc…).

Il “Popolo della Rete” ha rispettato le prime quattro regole nei confronti del sig. Vasco Rossi, sopportando pacatamente le sue intemperanze ridondate da ogni mezzo di informazione possibile e immaginabile. Pertanto non si capisce perché mai lo stesso sig. Vasco Rossi debba sfogare tutta questa intolleranza verso Nonciclopedia.

Evidentemente non avete compreso appieno la natura di Nonciclopedia.

A Vostro beneficio illustri legali desidero illustrarvi il ruolo che Noncliclopedia svolge nell’ambito della Cultura Digitale italiana.

Nonciclopedia è una enciclopedia in italiano, strutturata come una sorta di parodia satirica del popolare sito enciclopedico Wikipedia. E’ un sito amatoriale realizzato col metodo dei c.d. Media Wiki, grazie al contribuito gratuito e amatoriale di centinaia di volontari.

Per fugare ogni dubbio sui suoi contenuti, illustrissimi giuristi, Nonciclopedia è la più importante risorsa di rete in italiano deputata al c.d. LULZ, la risata sguaiata e politicamente scorretta. Se un utente va su Nonciclopedia si aspetta esattamente quello che trova: contenuti sguaiati, grotteschi, paradossali, satirici, di cattivo gusto, politicamente scorretti, esasperati…

Può piacere, o non piacere. Può entusiasmare, o urtare sensibilità. Può divertire, o disgustare. Esattamente come i clippini dell’Artista.

Per chi, come il sottoscritto, proviene dal c.d. Web 1.0, Nonciclopedia rappresenta inoltre una importante fonte di preservazione di un certo gergo digitale delle Comunità Online che hanno animato la scena underground italiana. Se non fosse stato per il contributo volontario di migliaia di sostenitori, centinaia di termini, miti, personaggi, che hanno contribuito in modo determinante alla costruzione del “lore” del web in Italia si sarebbero persi come lacrime nella pioggia.

Illustri giuristi se un comune utente cerca su Google “Vasco Rossi”, non gli sarà mai restituito come risultato (perlomeno non tra i primi centomila) la pagina di Nonciclopedia a lui dedicata.

Se si va su Nonciclopedia è proprio per cercare del LULZ, non per informarsi, né per intrattenersi con clip musicali.

Nonciclopedia è di cattivo gusto?

Può essere.

E mostrare cateteri tracheali a 2,5 milioni di persone è espressione di buon gusto?

E giustificare/incitare all’utilizzo di stupefacenti, giovani dai 14 anni in su che frequentano la pagina di Facebook definendo il sig. Vasco Rossi “padre e amico” è un gesto di profonda responsabilità?

Chiedo a voi poi, illustri giuristi, come si configuri giuridicamente inneggiare “con ironia”, rivolti ad un pubblico di minori, all’abuso di sostanze stupefacenti, alla guida in stato di ebbrezza, all’abuso di psicofarmaci…

Veniamo poi alla parte in diritto del nostro ragionamento miei illustri avvocati. Desidero qui riportare alcuni estratti della celebre sentenza della Cassazione sul c.d. Caso Vauro, che mirabilmente illustra i limiti del diritto di satira:

[omissis…]

Il ricorso sottolinea che la satira è tutelata non solo quale libera manifestazione di pensiero, ma quale espressione culturale ed artistica di censura dei modi di esercizio del potere e cioè del costume politico.

In effetti esiste un diritto di satira, riconosciuto in dottrina, distinto da quelli di cronaca e critica soprattutto dalla giurisprudenza di merito. E si rileva che la consistenza dissacratoria della satira contemporanea giunge a livelli surreali, soprattutto perchè sono divenute prevalenti rispetto a quelle del linguaggio parlato, oggetto tradizionale di studio e di analisi, le sue manifestazioni iconografiche, circa le quali gli strumenti consueti, troppo legati alla cultura ufficiale, appaiono inadeguati. E’ necessario pertanto determinarne i confini di liceità. Per quanto interessa, l’attenzione va riposta sulla satira politica.

In particolare, per cultura delle istituzioni, deve intendersi non solo quella ufficiale, che ne implica il rispetto, ma anche la sintesi di nozioni e sentimenti, che ne concerne il rapporto con i cittadini, e che si percepisce nella società, in un determinato momento della vita del paese. Di questa cultura, essenzialmente umorale, è libera espressione la satira politica, che mira all’ironia sino al sarcasmo e comunque all’irrisione di chi esercita un pubblico potere, in tal misura esasperando la polemica intorno alle opinioni ed ai comportamenti. La satira è anche espressione artistica in quanto opera una rappresentazione intuitivamente simbolica che, in particolare la vignetta, propone quale metafora caricaturale. Come tale non è soggetta agli schemi razionali della verifica critica, purché attraverso la metafora pure paradossale, sia comunque riconoscibile se non un fatto o un comportamento storico, l’opinione almeno presunta della persona pubblica, secondo le sue convinzioni altrimenti espresse, che per sé devono essere di interesse sociale. Pertanto può offrirne la rappresentazione surreale, purché rilevante in relazione alla notorietà della persona, assumendone connotati che sfuggono all’analisi convenzionale ed alla stessa realtà degli accadimenti, ma non astrarsene sino a fare attribuzioni non vere (in questo senso va corretto il principio di svincolo assoluto dai canoni del diritto di cronaca e critica, cfr. Tribunale Roma in sede civile 1.3.92 Cassisi ed a. contro Arbore ed a., che si richiama agli artt. 9 e 33 Cost. oltre che all’art. 21; e confermato il principio di coerenza tra dimensione pubblica del personaggio e contenuto artistico, cfr. Pretore Roma 16.2.89, Vanzina c. Videotime).

Sul piano della continenza, infine, il linguaggio essenzialmente simbolico e frequentemente paradossale della satira, in particolare grafica, è svincolato da forme convenzionali, onde non si può applicarle il metro consueto di correttezza dell’espressione (così, v. sopra, e però radicalmente escludendo anche il canone della verità di fatto, Pretore Roma, 5.6.91, Berlusconi c. Espresso). Ma, al pari di ogni altra manifestazione di pensiero, essa non può superare il rispetto dei valori fondamentali, esponendo, oltre il ludibrio della sua immagine pubblica, al disprezzo la persona

[omissis…]

Tratto da Cassazione V Penale n. 13563 del 22 dicembre 1998, Pres. Saulino, Rel. Rotella

Insomma illustri avvocati, non vogliamo aggiungere altre parole a quelle brillantemente esposte dalla Corte di Cassazione. Semplicemente vogliamo inquadrarle per analogia al caso presente.

Il sig. Vasco Rossi rappresenta nel panorama culturale italiano un “potere costituito“. Attorno alla sua figura si articola un enorme giro d’affari legato a canzoni, LP, concerti, video, programmi televisivi, siti internet… Peraltro anche sotto il profilo culturale è evidente il ruolo egemonico che il sig. Vasco Rossi riveste nel panorama musicale italiano. Ogni esternazione del sig. Vasco Rossi, anche la più improbabile, oltraggiosa ed estrema viene ridondata da internet, i social network, la radio, i giornali, la televisione… Se anche si volesse sfuggire alle esternazioni più fastidiose del sig. Vasco Rossi sarebbe di fatto impossibile.

Ergo, mentre per vedere la pagina di Nonciclopedia dedicata a “Fiasco Rossi” (la parodia nonciclopedica del sig. Vasco Rossi) è necessario volontariamente recarsi sul sito, essere “oltraggiati” dalle esternazioni del sig. Vasco Rossi è inevitabile, a meno di costringersi all’eremitaggio.

Perché quindi il “Popolo di Internet”, che tanto viene unanimemente blandito e osannato quando parla contro la “Casta” dei Politici, deve essere brutalmente zittito quando fa satira sulla “Casta” di Rockstar e Discografici?

Non sono ambedue forse dei poteri, che per alcune parti sociali possono essere interpretati come coloro soffocano da un lato le energie produttive, dall’altro le energie creative di un Popolo?

Non possono taluni sentire che il sig. Vasco Rossi mortificato con la sua onnipresenza mediatica qualunque espressione artistica in Italia che non si traduca in suoi bolsi cloni e replicanti?

Illustri giuristi, che male ravvedete nel fatto che in un coro assordante di elogi ed eco alle intemperanze del sig. Vasco Rossi, i poveri burloni di Nonciclopedia lancino una timida pernacchietta?

Suvvia siate ragionevoli e ritirate la denuncia.

Spiegate al Vostro assistito che simili operazioni sono controproducenti. Assumete dei Social Expert degni di questo nome che gestiscano meglio il personal brand del sig. Vasco Rossi. Oggi #vascomerda è diventato primo tema di tendenza mondiale: in pratica anche gli esquimesi sono venuti al corrente dell’intera vicenda, che ha fatto inorridire tutto il web da Manhattan a Bombay, via Tokio.

Pensate illustri giuristi che è la prima volta che un tema di tendenza italiano raggiunge la vetta dei temi di tendenza mondiale, una case history dai contorni quasi surreali.

Lo sconcertante trend mondiale di #vascomerda che ha convogliato su di se lo 0,1% dei contenuti di Twitter

Salvate la reputazione del sig. Vasco Rossi e ritirate la denuncia a Nonciclopedia.

Restituite all’Artista il suo ruolo di Rockstar, fategli compiere un gesto alto e bello, che gli restituisca l’affetto dei suoi vecchi fan.

Fategli comprendere che la Rete è grande e c’è posto per i clippini dell’Artista, come per le pagine di Nonciclopedia.

Dimostri l’Artista di essere un grande uomo magnanimo e misericordioso, una vera Rockstar “che se ne frega di tutto siiiiii!”

Con rispetto e simpatia.

Giovanni Scrofani

 

Amy Winehouse e il libro Wikipediano dei Morti

Il nuovo logo di Wikipedia?

Esimi Ricercatori ed Estimatori, come certamente saprete, lo scorso sabato 23 luglio 2011 A.D. si è spenta all’età di 27 anni la cantante inglese Amy Winehouse.

Lo sapete certamente perché nel Tritacarne Digitale di Tecnonucleo questa notizia vi ha raggiunto sotto forma di lanci di agenzia via testate online, via tweets e temi di tendenza di Twitter, via post di Facebook e della sua variante listata a lutto Google+, via video postati su Youtube, via feed reader, via post di tutti i blog possibili e immaginabili, ecc…

Come ogni volta in cui muore una delle icone biologiche, che animano l’immaginario della Mente Alveare, la reazione è stata abnorme, massiva, totalizzante. Tutto il resto era scomparso dall’orizzonte degli eventi.

Una Star si era spenta.

A me dispiace sempre quando un essere umano muore. Dispiace ancor di più quando muore giovane. Dispiace tremendamente quando muore per una dipendenza.

Certo non mi aspetto un minuto di raccoglimento o la recita dell’Ufficio dei Defunti… Però sabato Wikipedia mi ha realmente sorpreso. Negativamente.
Quando è stata diffusa la notizia era uno di quei rari momenti di relax in cui “leggo il giornale”… ossia surfo tra i vari siti di notizie… quindi sono praticamente inciampato nella notizia, quando ancora non si era propagata. Anzi la notizia doveva essere ancora confermata.

Poiché apprezzavo molto Amy Winehouse (il soul è una delle mie grandi passioni), decidevo di andarmi a leggere la pagina di Wikipedia dedicatale.
Restavo basito.

La pagina italiana già riportava la data della morte.

Stupito controllavo sulle pagine nelle altre lingue.

In ogni lingua, dialetto, lingua morta era riportata la data della morte.

Amy Winehouse era morta da pochi minuti e la data della sua morte era riportata ovunque.

Facevo notare in rete la cosa e Orlando Merone (sempre ottimo), mi segnalava qualcosa di ancor più grottesco: Amy Winehouse era stata inserita nel Club 27 non canonico (v. Club 27 di Wikipedia). Il Club 27 raccoglie le rockstar morte prima dei 27 anni. È una sorta di consacrazione post mortem come artista maledetto.

Ne ho parlato anche con alcuni Ricercatori, che armeggiano con Wikipedia, che ascrivono il fatto alla scarsa presenza di Moderatori.

Personalmente mi sembra una cosa davvero di pessimo gusto…

Professionalmente ritengo che prima di riportare un’informazione su un’enciclopedia bisognerebbe attendere che il cadavere sia freddo, altrimenti si rischia di peccare attualismo…

Su un altro versante invece mi vengono due suggestioni…

La prima quella di centinaia di “api operaie” che trascorrono la vita a setacciare la Rete e alla rapidità di un socialBOT a inserire l’informazione su Wikipedia, solo per postare un minuto dopo in qualche forum: “Hey Mama sono arrivato uno!”

La seconda quella che Wikipedia sia una sorta di Death Note… Un manga giapponese in cui esisteva un quadernetto maledetto, in cui se ci si scriveva il nome di qualcuno quello dopo pochi istanti moriva.. Wikipedia come setta occulta che trascrive PRIMA il giorno in cui le Star moriranno…

E ora mi riascolto “Live in Paradiso” di Amy Winehouse…

Tutta la verità su #Vascomerda!

ONtro

Sarà che sono nato con Pong…

Sarà che quando ero bambino io erano gli anni ’70 e il rock era quasi una religione…

Sarà che tutte le vere Rockstar (a parte Iggy Pop e Lou Reed) sono morte, ritirate o ridotte a essere la karaoke  cover band di sé stesse…

Insomma come capirete una delle cose che più mi fa ribrezzo è vedere una persona che supera i trent’anni che continua a fregiarsi del titolo di Rockstar… senza avere avuto il buon gusto di ritirarsi dalle scene finché poteva fare una bella figura… solo per mungere qualche altro soldino ai propri fans, essendosi ormai esaurita ogni possibile vena creativa…

Così non mi ha assolutamente meravigliato che, quando Vasco Rossi ha annunciato il proprio “pensionamento”, su Twitter l’etichetta #vascomerda è diventata per tre giorni (26-27-28 luglio 2011 A.D.) il primo tema di tendenza d’Italia…

OppureNO.

Il ritiro di Vasco Rossi

Insomma qualche giorno addietro (26/06/2011 A.D.) nel Telegiornale delle 20.00 di Rai Uno, Vasco Rossi annuncia in esclusiva all’inaffondabile Vincenzo Mollica che: “Si dimette da Rockstar”

Chiunque abbia qualche annetto da vecchio rocker sulle spalle avrà mangiato la foglia e avrà capito che è l’ennesima mossa per starsene in disparte un paio d’annetti, pubblicare qualche cofanetto e fare la solita bolsa Rentrée coi fan dai capelli ingrigiti che commossi ringraziano gli Dei del Rock…

Ma lasciamo la parola a un Vasco Rossi in splendida forma…

OppureNO.

Lo sconcerto di Facebook

Subito su Facebook i 2.214.066 fan della sua Pagina Ufficiale (http://www.facebook.com/vascorossi), manifestano il proprio disappunto con le consuete pacate e ragionate manifestazioni emotive tipiche del noto social network:

NON PUOI LASCIARCI COSI’…

io sono cresciuta con te!!!!!! non puoi farlo!!!!!!! mi annullerei!!!!!!!!!…..

nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

vasco non ci voglio credere!!!…

TI AMO VITA MIA

NON PUOI ABBANDONARE TUTTO COSì….soprattutto non puoi abbandonarci…!

padre,amico, sei nella mia vita da sempre…

Giustamente gli amministratori della pagina corrono ai ripari e affidano a una nota ufficiale le motivazioni dell’insano gesto:  “Dialoghi” di Salvatore-IlNero-Martorana. La nota utilizzando la forma del Dialogo Filosofico tanto cara a Platone e Voltaire mette in scena un fantasmagorico confronto tra la Ragione e la Passione, di cui riporto devotamente il passaggio più alto e vibrato:

La Ragione: “Ma no! Ha fatto solo un patto. Con se stesso e con la sua gente. Con quella semplice dichiarazione ha sublimato il valore della libertà e del primo comandamento: “aver rispetto di se stessi”. [omissis]

La Passione: “Inizio a capire. Tu, vacci a prendere da bere. Devo festeggiare.”

L’invidia: “Dici a me?”

La Passione: “Dai cazzo! E per te un succo alla pera.”L’invidia: “Ah, ok.”

Per inciso questo siparietto mi ha fatto rendere conto che ormai il dadaismo, il nonsenso e l’infantilismo dilagano sovrani in internet… quindi la Buona Battaglia è vinta e da domattina mi dedicherò a Noam Chomsky e allo studio della Linguistica Computazionale.

Giuro.

OppureNO.

Lo sconcerto dei Fan di Vasco Rossi corre su Facebook...

Ma su Twitter è subito #VascoMerda

Tuttavia su Twitter esplode il fenomeno virale del meme #vascomerda…

Decine, ma che dico decine, centinaia, ma che dico centinai, migliaia di utenti di Twitter festeggiano l’addio alle scene di Vasco Rossi utilizzando l’hastag #vascomerda…

Così è un fiorire di messaggi dissacratori e genuinamente punk contro il “Mostro Sacro” del rock italico, ne capo dal mazzo qualcuno dalle migliaia che hanno imperversato in rete:

L’hastag #Vascomerda per tre lunghi giorni svetta come primo in classifica tra i temi di tendenza Italiani di Twitter: i c.d. Trend Topic.

Quella dei Trend Topic è una funzionalità molto interessante di Twitter: tramite un complicato meccanismo (spiegato in dettaglio in questo nonPOST: “Perché #Wikileaks non può essere Trend Topic” che vi consiglio di rileggere prima di procedere) vengono evidenziati agli utenti del social network i termini maggiormente utilizzati in una data area geografica.

E’ un sistema che fornisce un’importante panoramica delle tematiche più care agli utenti di Twitter (es. in ambito politico v. BOTpolitick: Elezioni Amministrative 2011, o in ambito ricreativo v. Gerardity e #TwitolidiFilm come nasce un meme leggendario)…

Tramite l’utilizzo sapiente dei metadati contenuti in ogni tweet… tramite la geolocalizzazione di ogni messaggio… tramite avanzate tecniche di linguistica computazionale… i tweet vengono sminuzzati, catalogati, conteggiati e restituiti come Temi di Tendenza con precisione millimetrica….

I Trend Topic insomma sono il miglior termometro per misurare cosa è realmente virale in una data area geografica del globo…

OppureNO.

Lo sconcerto di Panorama

Viene poi la volta del giornalismo tradizionale che si getta sulla notizia evidenziando la strana schizofrenia dei Social Network… In particolare Panorma (v. Il “ritiro” di Vasco: Facebook in lutto Twitter in festa) si sofferma sul vecchio luogo comune secondo cui su Facebook gli utenti danno sfogo alla parte migliore di sé perché appaiono col proprio nome e cognome, mentre su Twitter è la fiera del linciaggio mediatico più feroce perché ci si difende dietro l’anonimato…

L’articolo in questione pone una fondamentale domanda:

La rete è sempre più libera o forse è solo uno scudo per offendere in libertà?

Cosa rispondere se non: OppureNO.

La Verità

Tuttavia chi fosse stato un pelino più attento nella propria analisi avrebbe notato che #vascomerda non era un etichetta utilizzata solo da utenti di lingua italiana…

Essendo animati di un pelo di curiosità intellettuale si potevano scovare tweet in portoghese come questo:

Inoltre a fare anche la più sciatta delle analisi utilizzando la funzionalità di ricerca “In tempo reale” di Google (quella che restituisce i risultati dai social network), si sarebbe scoperto che #vascomerda è un hashtag di successo ben radicato nella coscienza degli utenti di Twitter.

Peraltro si sarebbe potuto notare come tra i sobillatori de #vascomerda pensiero appaiano due vecchie conoscenze di noi Sabotatori/Ricercatori di Gilda35: Videosmusic e MisterBlonde84 (v. Project) rispettivamente due importanti influencers twitteri  in campo di musica e gaming… nonché uomini d’arme avvezzi a ogni forma di dadaistico sabotaggio…

L'ondivago andamento di #vascomerda...

#Vascomerda come esperimento di linguistica computazionale

Così il quadro inizia a dipanarsi e l’ottimo Videosmusic affida la sconcertante verità a un proprio comunicato stampa distribuito sulla bellezza di sette tweet…

Qui riporto il testo integrale del Comunicato Stampa Ufficiale di Rivendicazione del Sabotaggio ai danni dell’Algoritmo di Linguistica Computazionale dei Trend Topic di Twitter perpetrato dai nostri beniamini:

ormai posso svelare l’origine di #vascomerda ,visto che non c’è più nei TT … avendo molti followers dal Brasile, e ovviamente maniaci del futebol, quando il Vasco Da Gama giocava contro il Botafogo o il Flamengo… in timeline mi comparivano tanti di quei #vascomerda che neanche immaginate…allora pensavo: per non nominare Vasco Rossi, uso questo..escamotage, anche per cercare di non contribuire a farlo comparire in TT…ma fino a 3 giorni fa il fenomeno era ridotto a poche decine…di persone, mentre questo “annuncio” ha contribuito all’esplosione, e Brasile moltissima gente è entusiasta anche più che in Italia 🙂 …e si è rivelato anche un esperimento social, anche perchè un’altra volta #vascomerda entrò nei TT italiani,ma in concomitanza con …un Botafogo-Vasco De Gama…per capire anche che i TT divisi per nazione possono essere “bypassati”..

Conclusioni

Cari giornalisti prima di saltare alle conclusioni cercate sempre di informarvi un pochino meglio. #Vascomerda è stato un importante esperimento di linguistica computazionale non un banale fenomeno di trolling…

I Sabotatori Supremi Videosmiusic e Mr. Blonde hanno eluso in una sola botta una quantità di vincoli imposti dalle Macchine Ribelli su ciò che può diventare Tema di Tendenza, che il mio dadaistico cuore di sabotatore si scioglie in lacrime di gioia…

Finalmente #Wikileaks è vendicato, “Oh Shiny” brucia tra le fiamme dell’Inferno Digitale e l’onore del rock e del Flamengo è salvo!

Passo e chiudo con un po’ di vero rock.