Apple, pizza e mandolino

Visto che sono parecchi giorni che in privato non faccio che parlare della querelle del centro Apple di Napoli e dei connessi “600 posti di lavoro/tirocinanti”, mi sembra il caso di esporre in modo meno rapsodico il mio pensiero.

La questione nella grande compagnia di giro di specialisti/comunicatori sul tema dell’Innovazione ha creato grande scalpore, generando fenomeni divisivi, cui non assistevo dalla rottura di Albano e Romina.

A mio avviso, invece, è una splendida storia, che racconta in modo desolatamente chiaro quale sia lo stato dell’informazione in Italia, quando si approcciano questi temi.

Cercherò quindi di affrontare la questione col consueto metodo della cipolla agrodolce (ovvero piangiamo, abbracciamoci e ridiamoci su, poi ricominciamo a piangere).

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Milano Sfashion Week e i Chomsky-Ciuski

Eh!? Scusate mi ero distratto un attimo.

(Noam Chomsky, La fabbrica del consenso: l’economia politica dei mass media)

Il Linguista, il Sociologo e il Filosofo

Quando un articolo esordisce con una citazione di Noam Chomsky, Marshall McLuhan o Guy Debord, ho sviluppato taluni anticorpi mentali, che mi rendono immediatamente refrattario alla sua successiva lettura. Per quanto abbia amato questi autori con l’età ho maturato una sorta di repulsione per il mefitico citazionismo di questo terzetto.

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Quale futuro per l’AgID dopo l’addio di Alessandra Poggiani?

Non ho fatto in tempo a descrivere la nobile arte del Duello dei Socialcosi, che Alessandra Poggiani mi abbandona l’ambito scranno di Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), scatenando smodati sogni di scalate al potere nelle menti abitualmente suggestionabili dei Superesperti di vicende digitali. Roba che House of Cards al confronto è una pacata partita a racchettoni.

Giacché è montata subito la polemica più o meno sotterranea sulla successione e giacché questo miserabile raccoglitore di pensieri è letto, bontà loro, anche dai piani alti della scena digitale italica, mi sembra il caso di fornire qualche piccolo spunto di riflessione.

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Il Duello dei Socialcosi

Il primo film di Ridley Scott è un pregevole ritratto dell’Età Napoleonica intitolato “The Duellists”. Il film del 1977, tratto da una novella di Joseph Konrad, racconta l’accesa rivalità tra due ufficiali francesi, che si affronteranno in duello innumerevoli volte durante un arco narrativo che copre un quindicennio. E sempre più di sovente, quando scorro le timeline dei miei account social, mi sembra di vedere la versione digitalizzata di questo mitico film.

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Chiunque può legiferare

Ovvero riflessione semi seria sul perché agli Italiani non interessa scrivere la Dichiarazione dei Diritti di Internet.

Indifferenza

Qualche annetto addietro portai i miei figli a vedere “Ratatouille” un eccellente film di animazione della Disney. La storia è presto detta: un simpatico sorcio dall’olfatto sopraffino, ispirato dal libro “Chiunque può cucinare” di un grande chef francese, si cimentava nell’alta cucina fino a conquistare il palato del più feroce dei critici gastronomici ed aprirsi un ristorantino.

Questa edificante storiella deve aver ispirato le migliori menti della scena digitale italiana nel formulare la strategia sull’elaborazione della c.d. “Dichiarazione dei Diritti in Internet” (comunemente nota col maccheronico “Bill of Rights di Internet”).

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L’insostenibile leggerezza di Magalli Presidente

Dopo aver letto il delirante editoriale di Antonio Padellaro “Quirinale: perché Magalli” sento il dovere civile di scrivere due righe di chiarimento sulla vicenda.

Sto leggendo in queste ore una tale sequela di bizzosi spiegoni sulla vicenda Magalli, che mi vengono le vertigini: Magalli come incarnazione della protesta, Magalli come eroe di masse di beoti cresciuti a pane e televisione, Magalli come rifiuto della nomenclatura piddina, Magalli sulla Luna…

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Il senso di Gilda per il porno

Il nuovo collettivo di autori di Gilda35 oggi mi ha sottoposto questo spassoso pezzo: “DADA is the new porn”, in cui lamentano la “censura” irrogata dai provider britannici alla mia vecchia creatura a causa dei presunti “contenuti pornografici” ivi presenti.

La vicenda sarebbe apparentemente sconcertante dato che da questo punto di vista Gilda35.com è il sito più innocente del mondo.

La soluzione più ovvia è quella che la questione sia connessa alle campagne di sensibilizzazione promosse proprio da quel sito nel periodo 2010-2011 per impedire l’estradizione del “terrorista informatico” Gary McKinnon, che furono omaggiate anche da un cablogramma.

Ma la verità, a mio modestissimo avviso, è che lo stesso nuovo staff è rimasto vittima di un mio vecchissimo bizzoso esperimento.

Manifesto sin d’ora la mia indignazione perché Domenico Polimeno, con cui ideai la burla di “Porn 4 Peace”, non ricordi questa mirabolante ideazione.

Porn 4 Peace” è uno di quegli scherzi, che avevo intrapreso quando amministravo il sito, ma che per pigrizia poi ho lasciato abbozzati, senza neanche un minimo di indicazioni per i nuovi Amministratori.

Sono una brutta persona. Avete ragione.

Allora la cosa andò grosso modo così.

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#Facciamolagenda e facciamola semplice

Venerdì 11.04.2014 si è svolto presso la Sala Mappamondo di Montecitorio il primo Barcamp organizzato dalla Camera dei Deputati. Scopo dell’iniziativa era quello di avviare un dialogo tra il mondo delle Istituzioni e l’ecosistema di operatori del digitale, per raccogliere proposte e iniziative finalizzate al miglioramento della posizione dell’Italia negli indicatori dell’Agenda Digitale Europea.

L’iniziativa ha visto tra i promotori Anna Masera, approdata al ruolo di Capo Ufficio Stampa della Camera dei Deputati, dopo un’attività di giornalista molto attenta ai fenomeni dei new media, e l’On. Stefano Quintarelli, uno dei volti storici dell’informatica italiana, recentemente approdato alla vita politica.

Quando Anna mi ha invitato non me lo sono fatto ripetere due volte: la cattedrale della formalità, Montecitorio, che ospita una non-conferenza informale come un barcamp. Ero dannatamente curioso di vedere cosa ne sarebbe scaturito.

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Ora vi spiego l’aumento dell’IVA in pillole

Ora vi spiego l’aumento dell’IVA in pillole.

Puoi scegliere:

  • [pillola rossa] colpisci una marea di interessi particolari che vanno dal sovvenzionamento della Sagra di Santoniente all’Ordine Professionale dei Lanciatori di Coriandoli, passando per Associazioni, Sindacati, Enti inutili, Eventi Fuffa, Programmi ecc… così facendo però seghi l’albero su cui sei seduto perché grazie a tutta sta roba organizzi il voto. Parliamoci chiaro.
  • [pillola blu] aumenti l’IVA al 22% i consumi si contraggono, la crisi continua… e ripeti come un mantra “malcomunemezzogaudio”.

Mario Monti LOLdog | Data Manager Online

La strategia di comunicazione digitale dello staff Mario Monti, nel tentativo di svecchiare il personaggio e di avvicinarlo all\’elettorato, sta dando buoni frutti, o piuttosto sta lentamente decostruendo uno dei personaggi più potenti d\’Italia?

Questa domanda mi rimbalza nella testa ogni qual volta i mass media tradizionali rimbalzano le incursioni di Mario Monti su Twitter.

Il Potere in Italia è struttura, si sedimenta addosso per stratificazioni geologiche. Sarà per questo che solo i vecchi in Italia sono davvero potenti.

Il Potere in Italia è cooptazione, è inclusione, è appartenenza genetica e culturale. Sarà per questo che da noi le \”mappe del potere\” raccontano un Paese chiuso in un eterno Rinascimento, che si trascina fuori tempo massimo con le sue Casate e Camarille.

Il Potere in Italia è segreto, è complotto, è loggia. Sarà per questo che in Italia c\’è questa sostanziale acquiescenza rispetto al Segreto di Stato, che tale rimane anche dopo la morte di tutti i suoi protagonisti.

Ebbene in un Paese come questo, Mario Monti era una sorta di Leader perfetto. La più alta incarnazione del concetto di Leadership espresso dalle élite dell\’Alta Amministrazione italiana. Non incarnava l\’immaginario del Giullare Ribelle come Grillo, non era un Masaniello giacobino come Ingroia, né un Imprenditore Gaudente come Berlusconi e neppure un grigio Funzionario di Partito come Bersani. Incarnava il Potere.

Su Mario Monti girava ogni genere di voce, che apparteneva alla Trilaterale Bilderberg, che dietro le sue spalle c\’erano le lobby di Goldman Sachs. Gli si attribuivano entrature in ogni genere di camarilla possibile e immaginabile dall\’alte sfere del Vaticano alle Logge Massoniche.

Tutto in lui era sobrietà e distacco. Trasmetteva una distanza siderale, dando la percezione di trovarsi su un piano inarrivabile per i propri competitori.

Quel che ha fatto durante il suo Governo su Pensioni e Lavoro non sarebbe stato possibile a nessuno dei nostri Leader Politici. Ammettiamolo.

Mario Monti poteva tutto, perché incarnava un potere quasi assoluto.

Perché gli Italiani, purtroppo, rispettano veramente solo Leader che esprimono siderali distanze.

E per questo non mi riesce di capacitarmi della strategia social del personaggio.

Vengono scomodati guru del digitale come Paolo Iabichino per montare su improbabili teatrini in cui si insegna al Professore come fare le emoticon (v. Monti Live Show).

Ma il punto di massima improbabilità si è raggiunto quando il Premier, dopo una a dir poco sbracata intervista alle Invasioni Barbariche di Daria Bignardi, in una folle rincorsa con Silvio Berlusconi posta su Twitter una foto mentre coccola un cane chiamato “Empy”, Empatia.

Silvio Berlusconi qualche giorno prima si era fatto fotografare mentre abbracciava la cagnetta Vittoria.

Alle Invasioni Barbariche hanno quindi fatto adottare in diretta televisiva il cane Trozzi a Mario Monti, che l\’ha prontamente ribattezzato Empy.

Per chi come il sottoscritto viene dalla cultura digitale underground, vedere questa invasione di “LOLdog” in rete è alquanto sconcertante.

I LOLdog sono la versione canina dei LOLcat. Una pratica mutuata dal vecchio internet di nicchia nell\’attuale mondo social era quella di utilizzare immagini di animali (c.d. advice animals) per trasmettere un feedback emotivo a un dato messaggio. Cani e gatti, specie se cuccioli e carini, sono immancabili compagni di viaggio di ogni internauta. Peraltro il LOLdog da elemento di “comunicazione emotiva”, col tempo si è banalizzato fino a diventare uno strumento per ottenere like e retweet facili.

Lo dico francamente, vedere Mario Monti cedere alla sottocultura del LOLdog, genera in me un sincero sconcerto. E\’ come vedere il Professore decostruirsi sistematicamente, spogliandosi pezzo a pezzo del proprio alone mitico, in una scriteriata rincorsa a imitare i più banali cliché dei propri potenziali elettori.

A questo punto mi aspetto qualche candidato che si fa un bell\’autoscatto a torso nudo allo specchio del bagno col proprio iPhone.

Riusciranno i nostri baldi comunicatori a capire che gli internauti non sono una massa di imbecilli che ha bisogno di vedere i propri Leader che scimmiottano i propri atteggiamenti più balzani, ma cittadini che vorrebbero un dialogo concreto su temi concreti?

viaMario Monti LOLdog | Data Manager Online.