La parabola della piscina, ovvero il distorto rapporto degli italiani con le regole

Un simpatico racconto, o parabola, sul distorto rapporto degli italiani con le regole.


“Cioè, come vedete, anche in questo racconto o parabola, a seconda di quella che la vogliamo considerare, ci sono molti elementi analoghi” (Don Alfio)

Questa estate ho avuto qualche problemino alla schiena, che mi ha portato a zoppicare parecchio. Dopo qualche seduta dall’osteopata, che mi ha sistemato un po’ tutto, ho quindi iniziato a frequentare quasi quotidianamente la piscina, per mantenere l’equilibrio faticosamente ristabilito.

Iniziare la giornata in piscina è un piacere di quelli assoluti e, anche se complica alquanto la gestione della giornata, vale decisamente il prezzo del biglietto. La mattina presto in piscina non c’è praticamente nessuno e spesso faccio le mie vasche nella solitudine più completa, trovando l’occasione per rimettere a posto i pensieri, oltre che le articolazioni.
Stamattina è avvenuto un fatto bizzarro, ma istruttivo.

Arriva un ragazzo indossando una di quelle mute da piscina che lasciano scoperte braccia e gambe. Per intenderci quelle che usano i nuotatori professionisti per scivolare meglio nell’acqua, o gli anziani per non sentire freddo. La temperatura della piscina è tipo sauna, il tipo ha a malapena trentanni, quindi penso: “Oh, stai a vedere che stamattina nuoterò con un fenomeno vero.”

Peccato che nonostante l’attrezzatura hi-tech il tizio si è dimenticato di indossare la cuffia. A me non va di bermi i capelli degli altri e probabilmente mi scappa uno sguardo un po’ torvo. Il tipo così inizia a nuotare con un bizzarro stile a cagnolino.

Immaginatevi uno vestito tipo Michael Phelps ai Campionati Mondiali di Nuoto, che nuota a cagnolino, tenendo la testa fuori dall’acqua. Una di quelle cose che mi fanno interrogare parecchio sulla natura bizzarra dell’anima umana.

Però il nostro eroe, dopo qualche vasca prende a nuotare di gusto a stile libero, infilando la folta capigliatura sott’acqua.

Spazientito, redarguisco il capelluto nuotatore e gli dico che non è consentito venire in piscina senza indossare la cuffia. Al ché il nostro eroe mi risponde che l’ha dimenticata a casa perché ha fatto tardi.
Non essendo né suo padre, né il suo maestro non capisco perché si debba giustificare con me, così mi limito a informarlo che in questi casi può passare in segreteria, dove gli possono consegnare una cuffia.
Risponde di nuovo che ha fatto tardi.

A quel punto mi spazientisco ulteriormente e rispondo: “NON. PUOI. NUOTARE. SENZA. CUFFIA. IN. SEGRETERIA. PUOI. FARTENE. DARE. UNA.”
In qualsiasi altra parte del mondo a questo punto si verificherebbero le seguenti possibili reazioni:

  • Reazione Hulk: il tipo si arrabbia e inizia a litigare ribadendo il proprio diritto di violare le regole.
  • Reazione Calimero: il tipo si vergogna e se ne va via dalla piscina, maledicendo il sottoscritto e il mondo intero per la loro assenza di empatia.
  • Reazione Spock: il tipo va in segreteria a farsi consegnare una cuffia e nuota felice e gagliardo per ore, umiliando il sottoscritto con un vigore degno di un oro olimpico.
  • Reazione Saul Goodman: il tipo scusandosi apparentemente, cerca di convincere il sottoscritto a soprassedere, con brillanti argomentazioni.

Invece siamo in Italia, la patria mondiale del pensiero laterale, dove se c’è un problema si inventa una soluzione assurda pur di aggirare le regole, che comunque vanno violate a costo di farsi male.

Il tizio ricomincia a nuotare a cagnolino. Passa più di mezz’ora ad annaspare con le vene del collo, che esplodono, tenendo testa e collo oltre il pelo dell’acqua. Spende mezz’ora in una attività ridicola di nessun giovamento fisico, ma ha fatto tardi, ha dimenticato la cuffia, è in piscina con un rompiscatole e quello è l’unico modo che ha per eludere le regole. Si fa un mazzo così, per non spendere due minuti del suo tempo e godersi la nuotata in santa pace.

Ecco nel nuotatore cagnolino vedo una parabola formidabile del rapporto degli italiani con le regole. Siamo nella massima parte un paese di trasgressori, di persone strette in una compulsione totale alla violazione delle regole del vivere comune. L’unica cosa che ci frena è la minaccia di una sanzione, mai il pensiero di violare la sfera di libertà altrui che quelle regole difendono. Temiamo solo la sanzione. E a costo di elaborare soluzioni controproducenti, viviamo così, annaspando come cagnolini violando le regole, ma cercando di evitare la sanzione.

E questo vale in piscina, in famiglia, sul lavoro, perfino nelle commissioni europee.

Un paese di cagnolini, che annaspano.

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Le provocazioni hanno rotto i coglioni (oh, leggi fino in fondo però)

Che si tratti di stilisti affermati, di scrittrici osannate, o di venerabili giornalisti, nessuno di questi tempi sfugge alla tentazione di esplorare i confini della provocazione. Purtroppo però la provocazione è qualcosa da maneggiare con cura, perché ha la tendenza ferina a rivoltarsi di sovente contro il proprio padrone.

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IL METODO DI GIANNI IL BUONO PER LIBERARSI DEI CALL CENTER

I call center ti danno il tormento? Sei molestato quotidianamente da operatori di call center che ti tormentano presentando le loro offerte commerciali, di cui non hai assolutamente bisogno? Ormai lasci la suoneria spenta e non rispondi più ai numeri che non conosci?

Allora hai bisogno del Metodo di Gianni il Buono per liberarti dei Call Center!

Funziona grosso modo come descritto nel dialogo sottostante ed è garantito al 100%. In un solo anno le telefonate dei molestatori aziendali si sono ridotte del 90%.

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Perché internet sta morendo (e non è colpa di webeti e troll)

In meno di dieci anni internet è passato da osannato motore di una rivoluzione culturale senza precedenti, a imputato di essere lo sfogatoio dei peggiori istinti del genere umano. Ma siamo sicuri che sia colpa solo di webeti, troll e bufalari?

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La vita nella Città Sostituita

Sono strani giorni. Giorni, in cui cammino in una città, che non sento più mia. Sembra la Città Sostituita di un libro di Philip K. Dick. Alla Roma che conoscevo si è sovrapposta un’altra città diversa, più ostile, attraversata da una manichea e contraddittoria visione del mondo, in cui le categorie di nemico e alleato sono quanto mai labili.

Della Roma decadente, opulenta e plebea in cui sono nato resta l’aspetto, ma l’anima non è più quella.

E’ una città strana, sconosciuta.

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Lost in #ATAC

Visto che sono condannato a perdere tempo, ne approfitto per rendervi partecipi di questa splendida giornata patrocinata dall’ATAC.

Vado solerte come ogni mattina a prendere il 542 a Piazza delle Camelie. Ovviamente l’autobus non c’è e al suo posto c’è un capannello di disperati. Dai mormorii desumo che attendono da venti e più minuti.
Quando si verifica questa situazione l’unica è cercare soluzioni alternative.

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Mi spiace, ma qui non è Mr Robot

“Sulla prima pagina è scritto: Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.”

(“Q”, Luther Blisset)

Qualche giorno fa il buon Vittorio Zambardino ha proposto un’alta riflessione sullo stato della cybercultura contemporanea, che invito caldamente a leggere prima di proseguire nella lettura di questa riflessione (“Lasciare Facebook per un po’, per fuggire (invano) dalla Regina Rossa“).

Chiunque conosca il curriculum di Vittorio Zambardino non può certo ascriverlo a un esegeta del luddismo di ritorno, di cui Umberto Eco è il più alto esponente, che vede nel digitale la causa prima di ogni mortificazione del dibattito pubblico. Anzi il buon Zambardino ha rappresentato per parecchi anni il maggior responsabile del processo di digitalizzazione del Gruppo Editoriale l’Espresso, pertanto, quando esprime disaffezione per lo stato dell’informazione digitale, merita una lettura più che attenta (dopotutto è uno dei padri della Colonna Destra di Repubblica e gli sarò eternamente grato per questo… scherzo!).

La lettura di Zambardino mi ha fatto riepilogare mentalmente la mia attività online nel quadriennio 2010-2013, quando ho giocato alla Regina Rossa con discreto successo.

Ecco quello che segue magari può essere visto come il classico monologo del cattivo da fumetto, che quando ormai tutto è perduto svela il Diabolico Piano… Oppure più semplicemente è la “confessione di un artista di merda”…

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Il certificato in bollo al tempo dell’autocertificazione

Questa mattina mi sono recato in delegazione perché necessitavo di un certificato in bollo.
La prima sconcertante circostanza è stata quella di non trovarmi di fronte un girone dantesco, bensì file rapide e impiegati cortesi.
L’altra buffa circostanza è stata che l’impiegata allo sportello mi ha sottoposto a un lungo, ma garbato,  interrogatorio sul perché ne avessi bisogno (costa oltre sedici euro) in tempi di autocertificazione.
Ho pensato a quanto una piccola idea certe volte può avere positive ricadute sociali in termini di carichi di lavoro della pubblica amministrazione, di tempi per i cittadini…
Però poi mi è presa un po’ di nostalgia perché si è estinta la figura antropologica della “vecchina della delegazione”  che fingendo i più iperbolici malanni chiedeva di saltare quindici ore di fila, generando un arcobaleno di sentimenti che andavano dalla carità cristiana, alla furia vichinga…
Spazzate via dalle autocertificazioni…

Segui il flusso

E’ passato un sacco di tempo dall’ultima volta che ho scritto due righe, peraltro odio l’Ufficio Digitale dei Defunti, ma per Marco Zamperini ne vale decisamente la pena.

Dopo anni di frequentazioni digitali, ho conosciuto personalmente Marco lo scorso anno all’Ecomondo di Rimini, avendo il piacere di trascorrere con lui due giornate bellissime. Una delle parole più abusate della lingua italiana è “carisma“, ecco Marco è una delle poche persone che ho incontrato che ne aveva davvero. Così pieno di vita e di energia, che mi sembra impossibile pensarlo morto.

Lo ricordo con una di quelle sue pennellate genialoidi, con cui in una immagine ti imprimeva a fuoco in testa un concetto… C’era una mega direttrice generale di qualche mega realtà industriale che durante la fiera lo fermò esprimendo le proprie difficoltà nell’utilizzo dei social network. Marco le disse:

Vedi è come nel film la Ricerca di Nemo, quando il padre incontra le tartarughe marine, se vuoi davvero correre, devi viaggiare nel flusso della corrente australiana insieme alle altre tartarughe… segui il flusso!

Semplice, efficace e geniale. Come Marco.