Progetto Gilda35: il mio doveroso poscritto – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

Sarà che sono nato con Pong… Sarà che appartengo a una generazione che ha vissuto tutta l’evoluzione dell’informatica contemporanea da Space Invaders alle reti neurali… Sarà che sono un game addicted e un internet addicted… Sarà che nelle primissime generazioni di console la norma era che i giochi non avevano un finale. Decidevi tu quanto […]

Le dimissioni del Papa – L’aggregato

Pope Benedictus XVI
Pope Benedictus XVI (Photo credit: Wikipedia)

Lo dico subito: Ho apprezzato il gesto del Papa e lo trovo a suo modo rivoluzionario.

Ha ricordato a milioni di superstiziosi, che il Papa non è una sorta di umana manifestazione della volontà divina.

Ha ricordato che il Papa è un uomo, che svolge un servizio per la comunità di fedeli, cui appartiene.

Ha ricordato ai potenti, che il potere è servizio e che se non sei in grado di svolgere al meglio quel servizio è bene che ti faccia da parte.

Se ne è andato per via dei complotti e degli scandali? Complotti e scandali sono connaturati all’esercizio del potere. Nulla toglierebbero al suo gesto.

Non ho mai amato molto questo Papa, eppure in questo suo umanissimo gesto mi ha fornito una delle migliori testimonianze contro la metafisica del potere.

E penso che i tanti Vecchi al potere, inchiavardati alle loro poltrone, dovrebbero seguirne l’esempio.

viaLe dimissioni del Papa – L’aggregato.

Appunti per un’ecologia di internet

ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU GILDA35

Durante l’evento Web e Sostenibilità si è tenuto l’incontro dedicato ad “App Startup & Co.”, in cui ho presentato i miei appunti per un’ecologia di internet. Perché la Rete è un ecosistema prezioso e andrebbe preservata. Il racconto della giornata.

ONtro

Esimi Ricercatori come sapete, alcuni giorni addietro su invito del nostroGiuseppe Lanzi ho partecipato alla Ecomondo 2012 di Rimini con un intervento dedicato all’ecologia dell’informazione sul digitale…

E’ stata un’ottima occasione per rincontrare alcuni vecchi amici (Giuseppe Lanzi e Diego Orzalesi), finalmente conoscere dal vivo vecchie conoscenze gildesche (Alex Bianchi uno del primissimo nucleo di Ricercatori, Paolo “Spottino” Valzaina e Beppe Cataudo) confrontarmi con personalità della rete del calibro di Marco Zamperini e Miriam Bertoli, nonché fare la conoscenza di tante persone che quotidianamente cercano di conciliare ecologia e digitale.

In Viaggio riepilogando le idee…

Ovviamente la partenza è stata rocambolesca come al solito, col sottoscritto che si precipita dall’ufficio direttamente sui binari di Roma Termini con la testa che ancora ronza di entrate merci, OdA, rilasci, riscontri, validazioni…

Il tutto è ben attestato da questa esplicativa foto che mi ritrae mezzo intirizzito, immerso in prospettive degne di un romanzo futurista con binari in lega d’acciaio e pensiline protese verso magnifiche sorti progressive…

Una cena luculliana…

Dopo quadrature di appuntamento via cellulare, Twitter, mail e financo corvi del Trono di Spade, ho raggiunto il ristorante Sol y Mar di Riccione per una luculliana e splendida cena di pesce offerta dal buon Giuseppe Lanzi.

Inutile dire che è stata una delle migliori cene di pesce della mia vita, ma quando si gironzola con Giuseppe Lanzi la qualità di cibo e vino è sempre sopraffina.

La cena è stata molto interessante con mini reiunion gildesca tra me, Orzalesi e Bianchi e gustosa chiacchierata con Miriam Bertoli, Marco Zamperini, Andrea Di Stefano e Santiago A. Mazza… Sulle tante conversazioni ha tenuto decisamente banco il racconto della campagna virale “Todos por un pelo“, un piccolo capolavoro di advertising surrealsta di Zamperini/Mazza.

Detto per inciso, durante la cena la conversazione, era così rapsodica, iperbolica e frammentaria che mi chiedevo come avrebbe fatto Miriam Bertoli a moderare un pannel che si preannunciava decisamente impegnativo.

Insomma miei esimi se vi capita di passare dalle parti di Riccione mi permetto di suggerivi un passaggio in questo delizioso ristorante… che mi ha indotto a fantasticare di chiudere col dadaismo, aprire un Foodblog e iniziare a scroccare pranzi, cene e colazioni… neanche il mondo patinato del fashion blogging era riuscito a fare tanto…

Verso Ecomondo…

Così il mattino dopo mi sono svegliato ben rifocillato e pronto per affrontare col dovuto entusiasmo la giornata… non immaginando che durante la colazione dei campioni Giuseppe Lanzi mi avrebbe consegnato un pass significativamente denominato “VIP card“…

Ovviamente la mia testolina ha subito una congestione e sono corso in bagno ad immortalarmi davanti allo specchio (utilizzando la fotocamera posteriore in spregio alle mie stesse regole sull’autoscatto VIP) con in mano smartphone e VIP card… sfumando il tutto con un bell’effetto sgranato anni ’70 di Instagram (non capirò mai perché ci siamo convinti che sia trendy utilizzare fotocamere con millemila megapixel per fare foto a bassa risoluzione)… ovviamente avendo cura di “rivoltare” l’immagine perché si leggesse bene VIP card…

Oh, dopotutto dai flame indegni che leggo in giro, pare che tutto fa curriculum oggigiorno…

Non ero mai stato alla Fiera di Rimini, che distava pochi metri dall’hotel. Sarà che durante il viaggio in treno mi ero trastullato con uno splendido articolo sulla Fisica di Cthulhu, consigliatomi da Luca Sognatore, ma i Quattro Piloni dell’Apocalisse della Fiera di Rimini mi suscitarono qualche fantasticheria non euclidea…

App Startup & Co.

Arriviamo così al cuore del mio intervento, che è tutto racchiuso nelle slide sottostanti.

In estrema sintesi ho ripreso le tematiche sul c.d. “Lato Oscuro della Rete“, affrontandole da un punto di vista “ecologico“:

  • Se come ripete spesso l’amico A. Giovanni Vitaleinternet è un ecosistema” formato da informazioni prodotte, veicolate e ibridate da umani e macchine ne discende che dovremmo per quando possibile tutelarlo e proteggerlo come qualunque altro ecosistema, garantendone biodiversità e purezza.
  • Su internet un simile approccio comporta la necessità di considerare con molta azione il peso delle nostre azioni, valutandone l’impatto ambientale. Se l’ecosistema in cui siamo immersi è un ecosistema di brand commerciali e personali in competizione tra loro (vi invito a fare iltest di tossicità), diviene fondamentale garantire modalità comunicative “equilibrate“.
  • Essendo l’uomo un mammifero che tende gioco forza a marcare il territorio con l’inquinamento ambientale e psicologico, per cui modificare la sfera dell’immaginario altrui è istintivo, come per i salmoni risalire la corrente, è essenziale innescare processi di maggiore consapevolezza… a meno di volerci risvegliare in un futuro neppure troppo remoto in cui la distinzione tra vero/verosimile/falso sia completamente ingoiata da un Sogno Totalizzante, da cui sarà impossibile svegliarsi.
  • Doverosamente dobbiamo tener presente che nell’iceberg digitale impazza quella particolare modalità di creazione di contenuti nota come “mitopoiesi“, pertanto sia e informazioni, sia le scorie di “comunicazione tossica” si sedimentano e si stratificano con esisti spesso imprevisti e sconcertanti.
  • Ovviamente ho fatto alcuni esempi di modalità negative di inquinamento digitale: in primis il livello di annientamento psicologico delle giovani generazioni evidenziato dal raid di #Baldforbieber di 4chan e il triste caso Amanda Todd, in secondo luogo evidenziando l’uso sapiente fatto da Greenpeace con Artic Ready del livello di tossicità mentale del pubblico.

Per le slide devo rivolgere una menzione d’onore a Beppe Cataudo che con maestria e sangue freddo riusciva a compatibilizzare con un barbatrucco via iPad un Power Point, che non voleva saperne di girare sul computer Apple connsso al proiettore… Eroe del cyber dadaismo.

Di seguito vi riporto un divertente storify dell’evento, per il quale devo rivolgere i complimenti sopratutto a Miriam Bertoli che ha tenuto saldamente le redini dell’incontro, riuscendo anche a fornire un filo conduttore ai vari interventi, che spaziavano dalla contro-cultura digitale alle start up… e al grande Marco Zamperini che riuscirebbe a ipnotizzarmi anche mentre legge gli ingredienti di una scatola di Kellog’s.

Insomma un evento bello e ricco pieno di spunti interessanti per un’ecologia dei nostri comportamenti in Rete e dal “vivo” (anche se per me la distinzione è sempre più labile)…

Titoli di coda…

Come concludere miei esimi Ricercatori?

Mi sono goduto parte del viaggio di ritorno con Marco Zamperini, che mi ha deliziato con gustosi aneddoti sulla Storia del Digitale in Italia e sulle origini di Facebook, al cui a confronto “The Social Network” di David Fincher è “Happy Days“… Ed ho così chiuso in bellezza una giornata che ricorderò… Se i Grandi sono Grandi un motivo c’è.

Insomma miei esimi Ricercatori vi lascio con questo mirabolante nonSPOT surrealista, che ormai continua a ronzarmi per la testa…

E conlcudo con un doveroso ringraziamento a Giuseppe Lanzi e a tutta l’organizzazione di Assoscai.

Il video completo dell’evento

Amanda Todd quando i Social Network diventano un killer | Data Manager Online

Cosa accade in una società iper-connessa, in cui tutto viene memorizzato e condiviso, quando un’adolescente problematica commette una sequenza di errori? Semplice scatta la più spaventosa delle sanzioni sociali, fino alla completa distruzione fisica della vittima.

Amanda Todd, un’adolescente canadese di soli quindici anni si è suicidata il 10 ottobre scorso.

Immediatamente su Twitter si è scatenata una catena di umana solidarietà all’insegna dell’hashtag #RIPAmandaTodd.

In tutti i popoli anglofoni per tre giorni ci si è fermati a compiangere questa giovane sfortunata.

Di seguito espongo la vicenda per come nei suoi tratti salienti l’ha raccontata la stessa Amanda poche settimane addietro in un video su Youtube: “My story: Struggling, bullying, suicide, self harm“:

* Durante l’equivalente della nostra Seconda Media, Amanda ha iniziato a frequentare delle video chat per fare nuovi incontri. Ha iniziato a ricevere parecchie attenzioni e tanti complimenti. Durante una sessione di videochat uno dei suoi nuovi “amici” le chiese di mostrare il seno. Lei purtroppo lo fece.

* Un anno dopo un utente anonimo lasciò un messaggio sul suo profilo facebook dimostrando di conoscere tutti i dati essenziali della vita di Amanda: indirizzo, scuola, parenti, amici, ecc… Il pedofilo (ricordiamo che aveva meno di quattordici anni all’epoca dei fatti) la ricattò: o Amanda avrebbe fatto uno show pornografico per lui, o avrebbe inviato la sua foto nuda a tutti.

* Alle quattro del mattino di Natale la polizia passò a casa Todd per informarli che le foto erano state inviate via mail a tutti i suoi conoscenti. Questo fatto scatenò ad Amanda una serie di disturbi psichici gravi.

* Pur avendo cambiato abitazione Amanda si gettò nel baratro della dipendenza da droghe e alcolici, per sfuggire dalla realtà.

* Un anno dopo il ricattatore pubblicò una Fanpage su Facebook utilizzando il seno di Amanda come foto del profilo e taggandovi tutti gli amici della sua nuova scuola. Ne conseguì il completo ostracismo da parte degli altri alunni.

* Purtroppo Amanda, reagì seguendo l’esempio di molti giovani nordamericani e iniziò a procurarsi automutilazioni. Così cambiò nuovamente scuola.

* Inizialmente nella nuova scuola, nonostante l’isolamento le cose sembravano andare meglio.

* Dopo un mese Amanda riallacciò via internet i contatti con un suo vecchio amico. Sebbene sapesse che il ragazzo era fidanzato, finì per intraprenderci un rapporto sessuale.

* Una settimana dopo Amanda ricevette un messaggio che le intimava di uscire da scuola. Il suo vecchio amico, la fidanzata ed altre quindici persone erano venute a trovarla. Davanti a una cinquantina di studenti Amanda venne insultata, gettata a terra e picchiata, mentre le veniva gridato che nessuno la amava. L’unica reazione avuta dagli astanti fu di filmare il pestaggio e diffonderlo sui social network. Solo gli insegnanti vennero in suo soccorso. Uscì dal fosso in cui era stata gettata, solo quando arrivò il padre.

* Tornata a casa Amanda Todd ingurgitò della candeggina. Venne portata in ospedale per tempo e salvata.

* Dopo il ricovero Amanda tornò a casa, solo per scoprire che il pestaggio e il suo tentativo di suicidio erano argomento di discussione dell’intera comunità scolastica su Facebook. I commenti erano cose del tipo: “se lo meritava”, “l’hai fatto per lavare il fango dai capelli?”, “spero che tu sia morta”. Nessuna solidarietà, nessuna pietà.

* Amanda Todd si trasferì nuovamente in un’altra città.

* Amanda Todd purtroppo era diventata un contenuto virale. La gente pubblicava immagini di candeggina e fossati taggandole al nome di Amanda Todd e associandole a commenti del tipo: “Dovrebbe provare un diverso tipo di candeggina”, “Spero che questa volta muoia veramente”, “Spero che veda questo e si ammazzi”.

* Amanda iniziò ad infliggersi ancor più spesso ferite da taglio e ad assumere psicofarmaci. Andò in overdose e finì nuovamente in ospedale.

* Poi pubblicò il video citato in precedenza, nella vana speranza di suscitare una qualche commozione. Cumulò solo ulteriori commenti negativi e aberranti.

* Poi Amanda Todd si è ammazzata.

Vi racconteranno che Amanda Todd si è tolta la vita per colpa di un cyber-orco.

Vi racconteranno che Amanda Todd si è tolta la vita per colpa di dei cyber-bulli.

Vi racconteranno che Amanda Todd si è tolta la vita per colpa di una delusione affettiva.

Ma la triste verità che emerge dal suicidio di Amanda Todd è che si è tolta la vita per colpa di uno Sciame Umano di persone insensibili, grette e ottuse. Amanda Todd è stata uccisa da uno Sciame Umano che l’ha schiacciata, condannata e spinta al suicidio, con la facilità con cui si commenta uno status su Facebook. Amanda Todd è stata uccisa da una somma pazzesca di interazioni atroci.

E ora quello stesso Sciame Umano, in un’esplosione di ipocrisia la piange morta.

Ad un singolo mostro si può resistere psicologicamente, ma contro una comunità di mostri non si può che soccombere.

via Amanda Todd quando i Social Network diventano un killer | Data Manager Online.

#Salvaiciclisti per un'ecologia della mente

Con l’automobile la città che era risorsa primaria viene sottratta ai più e al suo posto si organizza uno spazio della circolazione che nulla ha a che fare con lo spazio democratico della polis. L’automobile espropria secoli di diritto d’uso, commons che garantivano fiere, mercati, ambulanti, vita intensa e ricca di faccia a faccia. Inventa un handicappato, il pedone, qualcuno che viene definito da una mancanza.. E inventa le riserve, i recinti chiusi dove questa minoranza può circolare, le zone pedonali. Offre in cambio l’isterica fissità dello sguardo sul parabrezza, l’idiozia di chi seduto crede, accelerando, di vivere una grande avventura. Il corpo è il primo oggetto di ridicolizzazione.

[Tratto da Postfazione di Franco La Cecla al libro “Elogio della bicicletta” di Ivan Illich]

Salva i Ciclisti

Marcel Duchamp – Bicycle Wheel 1913

Esimi Ricercatori, contrariamente alle mie spocchiose abitudini ritengo opportuno scrivere questo breve testo in favore di una campagna di opinione. Sarà perché sin da bambino sono un appassionato di ciclismo, sarà perché la bicicletta per i dadaisti è un oggetto di culto, ma ritengo che l’iniziativa “Salva i Ciclisti” meriti assoluto supporto.

La campagna di opinione, nata sui tipi del Times e successivamente approdata anche in Italia grazie al lavoro degli appassionati e del sito http://www.salvaiciclisti.it/, è volta a migliorare la sicurezza della circolazione stradale da parte di chi, come il sottoscritto, ama usare la bicicletta per spostarsi o nel proprio tempo libero.

Questo il manifesto in otto punti:

  1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.
  2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.
  3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.
  4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.
  5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.
  6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.
  7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays
  8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

 [Tratto dal Manifesto #salvaiciclisti]

Poiché, come giustamente suggerito dai membri del quasi omonimo Gruppo Facebook “Salviamo i Ciclisti”, il modo migliore per parlare dell’iniziativa è descrivere la propria personale esperienza, di seguito vi racconto le mie piccole disavventure di ciclista dadaista.

La Pista Ciclabile di Viale Palmiro Togliatti

La splendida cornice in cui si sviluppa la pista ciclabile di viale Palmiro Togliatti

Il sottoscritto è da sempre un amante della bicicletta e ama scorrazzare quando è bel tempo (anche la mattina di Natale) sulla lunga pista ciclabile che a Roma connette via Prenestina a via Tuscolana.

Tuttavia le mie tranquille pedalate assomigliano sempre di più a uno strano sport estremo tipo Rollerblade.

Uso pochissimo l’automobile. Mi sposto con i mezzi pubblici per i miei tragitti abituali. Ho il terrore degli automobilisti quando sono in sella a una bicicletta.

Pertanto sono il tipo di ciclista, cui la pista ciclabile trasmette una sensazione di sicurezza e direi pure di una certa felicità.

Così non posso che trovare certe scelte costruttive quantomeno bizzarre…

Il tratto che connette il Parco del Forte Prenestino alla Palmiro Togliatti nella sezione di via Prenestina Vecchia che costeggia l’Oratorio di Don Bosco è adibito sia a marciapiede pedonale, che a pista ciclabile. Ciò nonostante sia affiancato da una strada a senso unico a doppia corsia. Risultato: per non togliere poco spazio alla circolazione delle autovetture (non sia mai!), ciclisti e pedoni si trovano costretti a condividere spazi estremamente angusti.

Dopodiché misteriosamente la pista ciclabile a un certo punto scompare e per riconnettersi alla Palmiro Togliatti… restano così solo due soluzioni, prendere il coraggio a due mani ed affrontare la porzione di strada adibita al transito di auto e moto vetture (rischiando scene da Mad Max), oppure fare lo slalom della auto parcheggiate sui marciapiedi, rischiando di scartavetrarsi le braccia contro i muretti (come capita al sottoscritto).

Si arriva quindi alla splendida pista ciclabile della Palmiro Togliatti: due corsie ciclabili, marciapiede pedonale largo dieci metri con alberature e prati verdi.

Peccato per un microscopico dettaglio: la presenza di orde di Pedoni Ammazzaciclisti.

La pista ciclabile della Palmiro Togliatti dal sito http://www.piste-ciclabili.com/comune-roma

I Pedoni Ammazzaciclisti

Nonostante immensi spazi a disposizione… gli Ammazzaciclisti si concentrano tutti sulla corsia destinata alle biciclette.

Esiste ampia letteratura sugli Automobilisti Ammazzaciclisti, ma il Pedone Ammazzaciclisti a mio avviso non è mai stato oggetto di adeguate analisi.

Non mi soffermo sulla figura dell’automobilista perché in rapporto al ciclista sarebbe come inveire contro un meteorite che ti cade sulla testa. Per l’automobilista il ciclista semplicemente non esiste, non occupa la corsia, non è visibile. Il ciclista è irrefutabilmente escluso dall’ordine naturale del mondo dell’automobilista.

Ma ciò che trovo inquietante è come questa cultura gli automobilisti la portino con sé anche quando scendono dalle proprie autovetture…

La passeggiata dell’automobilista è quasi una prosecuzione della sua vita in automobile, vissuta con la medesima assenza di riguardi per il prossimo…

Per uccidere o danneggiare un ciclista al Pedone Ammazzaciclisti basta occupare la pista ciclabile e contare nella usuale tendenza del ciclista (essere sommamente civile e responsabile) di ricorrere all’autolesionismo piuttosto che incorrere nell’eventualità di ferire qualcuno.

Sono anni che mi chiedo il perché del loro comportamento dissennato. Sono ormai convinto che il colore delle piste ciclabili faccia insorgere in loro qualche genere di folle patologia omicida.

I Pedoni Ammazzaciclisti si dividono nelle seguenti tipologie:

  • Mamme Infanticide: queste simpatiche signore nonostante abbiano a disposizione una prateria di marciapiede fanno scorrazzare i loro bimbetti di 2 e 3 anni sulla pista ciclabile. I casi sono due o nutrono un odio spaventoso verso i poveri ciclisti, che desiderano che si macchino di infanticidio per ripagarle di chissà quale torto subito dalla categoria. Oppure stanno cercando di risolvere con qualche anno di ritardo il problema di una gravidanza indesiderata. Francamente mi gettano nello sconforto ogni volta, specie per il sorriso distratto che mi rivolgono quando in agghiaccianti scene tipo Ultimo Minuto, mentre chiacchierano amabilmente con le amiche, sottraggono il pargolo a una fine certa (il 99% delle volte evitata solo grazie alla perizia del ciclista, perché chissà per quale insana ragione gli infanti agognano abbracciare ruote in corsa).
  • I Cacciatori di MILF: a causa della presenza delle summenzionate signore è pieno zeppo di trogloditi che preda di fosche fantasie mutuate da American Pie vanno alla ricerca di MILFone in giro per le piste ciclabili. Sono giunto alla conclusione che sono tutti sordi e scemi: puoi suonare campanelli, urlare sbracciarti, loro non ti percepiscono e continuano in tandem a occupare tutta la corsia costringendoti a peripezie folli per evitarli.
  • Gli Allevatori di Dinosauri Pelosi: arriviamo alla categoria più incredibile. Ci sono questi tizi che evidentemente hanno alimentato i propri cani fino a fargli raggiungere le dimensioni di un animale preistorico. Questi mastodonti che ormai di canino hanno solo le zanne, evidentemente si trovano a proprio agio solo sulle piste ciclabili, dove adorano espletare i propri bisogni fisiologici. In questi casi la tensione si taglia col coltello. La belva sbavante ti fissa con i suoi occhi iniettati di sangue… la catena da mastino sadomaso si tende… Passi con la tua bicicletta facendo slalom accanto alle sue zanne. Non puoi non rivolgere uno sguardo di muta disapprovazione agli ebeti padroni, che ti guardano spocchiosi, reggendo guinzagli lunghi chilometri.
  • Le Vecchine inamovibili: nel citato tratto che costeggia l’Oratorio capita di trovarsi davanti queste simpatiche signore che uscendo dalle funzioni religiose camminano appaiate. Ora dico io già lo spazio è poco, perché camminare appaiate? Il bello è che quando si richiama la loro attenzione chiedendo un minimo di spazio, regolarmente compiono un manovra pazzesca: si voltano entrambe e si piantano a muro occupando tutte le corsie, costringendoti a manovre suicide per evitare di maciullarle.

Una Guerra tra Poveri

Ovviamente non voglio scatenare guerre tra poveri.

I pedoni sono le prime vittime degli automobilisti per quanto riguarda la fruizione degli spazi urbani. Eppure il pedone sembra portare dentro di sé una sorta di cultura dell’automobile.

Come già detto altrove. Quello che mi stupisce del “caso della pista ciclabile di viale Palmiro Togliatti” è che anche la dove le cose dal punto di vista dimensionale consentirebbero una forma di convivenza civile, la dimensione del ciclista non trova comunque spazio. E’ come se questo concetto dell’automobile fosse stato interiorizzato.

Come al volante gli automobilisti “non vedono” i ciclisti. Così avviene a piedi. La cultura dell’automobile è come passata a livelli spettacolari nel modo con cui si approcciano gli spazi urbani.

Francamente non vedo nei pedoni degli “alleati“, ma automobilisti a piedi. Non rispettano gli spazi al volante e non lo fanno neppure a piedi.

Le automobili hanno sottratto spazio mentale.

Come se tutto fosse riassumibile in: se non ci passano le auto allora serve per parcheggiare le auto e far defecare i cani.

E’ un problema culturale su cui secondo me si deve lavorare a partire dalle scuole. Educazione stradale intesa come educazione a vivere i vari spazi urbani, restituendo a ognuno di essi le proprie funzioni originarie.

Come più compiutamente descritto in “Homage to New York” ripensare il nostro rapporto con la città, ci porta a ripensare il rapporto col prossimo e in ultima analisi a ridefinire noi stessi.

Conclusioni

Esimi Ricercatori, in ragione di quanto sopra, ben venga la campagna Salva i Ciclisti, cui fornisco tutto il mio sostegno. Mi permetto solo di aggiungere al manifesto di cui sopra un nono umilissimo punto: dedicare qualche minuto nelle Scuole alla formazione non solo sull’uso della bicicletta, ma su come i pedoni debbono far uso delle piste ciclabili. Noi ciclisti piuttosto che torcere un capello a qualcuno siamo sempre disposti a sfracellarci. Gradiremmo un minimo di rispetto da parte dei pedoni di quelli che in ultima analisi sono gli spazi a noi dedicati.

Risorse utili

Ringrazio per l’articolo il Gruppo Salva i Ciclisti per i materiali e gli spunti di riflessione forniti!

Per chi fosse interessato a questa iniziativa vi invito a leggere:

P.S. se avete altri link da segnalare aggiornerò con piacere l’articolo.

Qualche foto della nevicata di Roma del 2012

In questi giorni sto leggendo “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” di George R.R. Martin… Mi viene naturale pensare: “L’inverno sta arrivando”…

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Mi piace molto l’effetto di neve ai tropici dato dalle palmette…

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Sembrano conifere invece sono alberi d’alloro…

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Pista ciclabile, o per sci di fondo?

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Mancano solo i Mammut…

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I pini marittimi innevati mi danno una meravigliosa sensazione di Era Glaciale…

Questi riflettori che non si spengono mai

Mi hanno molto colpito in questi giorni le vicende di Giovanni Scattone e di Erika e Omar, pesantemente riproposte dati Media alla nostra attenzione.
Sarà per la mia formazione in campo giuridico, ma questi strani riflettori che non si  spengono mai mi suscitano inquietudine.
Le persone che ho citato non mi suscitano alcuna simpatia. Tuttavia mi sembra sinceramente inquietante che, solo per fare audience, certe vicende umane delicatissime, che riguardano anche i sentimenti dei parenti delle vittime, vengano riproposte con tanta superficialità.
Dai Media, infatti, non vengono mai trattati gli aspetti giuridici delle vicende che hanno portato alla scarcerazione dei colpevoli. Semplicemente vengono riproposti all’attenzione della folla nella loro eterna qualità di assassini.
Nei Media non c’è spazio né per il sentimenti cristiano del perdono, né per i concetti laici di espiazione della pena e riabilitazione.
Nei Media si resta colpevoli per sempre… Torna con prepotenza la sanzione sociale, in un villaggio globale piccolo piccolo.
Se gli “assassini” sono a piede libero, non è stato per via di un regalo, ma in virtù dell’applicazione di Leggi dello Stato da parte di un Magistrato. Se si vuol fare un discorso serio si affrontino questi aspetti, senza speculare sui sentimenti di pancia della folla.

Riciclaggio del questionario cartaceo del censimento

Ieri ho compilato on-line il questionario del censimento.
Ci ho messo 5 minuti.
Ho inquinato pochissimo (giusto un pizzico di corrente elettrica).
Ho direttamente alimentato la banca dati ISTAT risparmiando un sacco di lavoro inutile a qualche poveraccio.
Ho archiviato ricevuta e questionario compilato nella Cloud, eternamente raggiungibili e al sicuro.
E adesso mi chiedo cosa accidenti ci faccio con l’inutile mammozzone di carta che mi hanno trasmesso i solerti funzionari dell’ISTAT…
Prima di stampare milioni di copie inutili non potevano chiedere agli intervistati come volevano procedere?
Ah dimenticavo poi si metteva in ginocchio il settore delle tipografie.

La mia vita #NoFreeJobs

Ho sempre detestato non valorizzare il mio tempo.
Se faccio qualcosa gratis deve essere per motivi culturali, religiosi, affettivi… E anche in quei casi non sento di averla fatta gratis, perché  in qualche modo ne esco arricchito…
Pertanto ho sempre detestato e deprecato la logica del praticantato gratuito in favore di chi si arricchisce economicamente col sudore della mia fronte…
Quando dovetti svolgere il servizio militare, a ventitré anni, scelsi di fare l’Ufficiale di Complemento… Feci il mio bravo Concorso AUC, faticosamente vinsi, mi sparai il Corso da Allievo Ufficiale (che considerato il mio carattere non fu una passeggiata), feci i miei quattordici mesi di militare PAGATO, lavorando in un’altra città e studiando la notte… Non diedi ascolto a chi mi diceva di tirarla per le lunghe nella speranza che abolissero il servizio… Fu dura ma ne valse davvero la pena e penso di aver reso un ottimo servizio al mio Paese.
Quando dovetti svolgere la pratica forense mi cercai un lavoro, per pagarmi gli “studi”… Fu durissima la mattina in Tribunale per le udienze e poi al lavoro fino alle 21:30… Due anni di fuoco… Ma per me era assurdo trascorre due anni senza retribuzione… Non ascoltai le Sirene del tieni duro ora poi ti si spalancheranno le Porte del Paradiso… E adesso quel lavoro iniziato per permettermi gli studi è diventato la mia professione in cui sono cresciuto un giorno dopo l’altro…
So di essere stato fortunato, ma so anche di essermi costruito la mia fortuna.
Se l’Italia è piena di forme pubbliche e private di medioevale praticantato non retribuito è anche “colpa” di chi “offre” forza lavoro gratis.
Se è vero come dicono gli economisti  che “non esistono pasti gratis”, allora non esistono lavori gratis.
La dignità nessuno ce la riconosce spontaneamente, bisogna prenderla.