Blue Fake

Ecco le regole del Blue Fake

Giorno 01 raccatta una notizia sensazionale da un sito straniero a caso dall’internet (meglio se scritto in lingua diversa dall’inglese), che associ almeno tre di questi tag: minori, internet, morte, sesso, vaccini, Insinna, Papa, Trump, suicidio, pizza.

Giorno 02 traduci la notizia sensazionale con Google Translate.

Giorno 03 sistema la traduzione in un italiano passabile adattando il testo a 500/600 parole.

Giorno 04 elabora un titolo sensazionale e allarmista di 80 caratteri.

Giorno 05 presentati dal capo redattore con la tua sensazionale inchiesta documentata, che ha riscontri sulla stampa internazionale.

Giorno 06-10 la notizia viene pubblicata e fermenta, tutti senza verificare rielaborano il tuo articolo e citano le tue fonti.

Giorno 11 ormai sono fonti pure gli articoli derivati dal tuo articolo.

Giorno 12 la polemica imperversa.

Giorno 13 esce l’articolo di debunking (magari lo scrivi proprio tu così arrotondi).

Giorno 14 ne parlano in televisione.

Giorno 15 la Boldrini è atterrita dalla notizia.

Giorno 16 Grillo scrive sul tema qualcosa di sconclusionato sul Sacro Blog.

Giorno 17 arriva il servizio definitivo delle Iene, che ti intervistano come fonte autorevole che ha aperto il caso.

Giorno 18 alcuni fanno debunking del servizio definitivo delle Iene, insulti i debunker come nemici della verità.

Giorno 19 tua madre ti manda una catena di S.Antonio di mamme informate, in cui vieni messo in guardia in merito all’orribile fenomeno descritto nella TUA inchiesta.

Giorno 20 ti lamenti con tua madre, che non ti legge.

Giorno 21 il Moige lancia una petizione a caso, per la salvaguardia dei minori.

Giorno 22-27 tutti impazziscono.

Giorno 28 le Autorità devono fare qualcosa, non si sa bene cosa, ma devono farlo.

Giorno 29 la Boschi inizia a mettere mano a una Riforma, che eradichi il problema.

Giorno 30-40 la polemica politica imperversa.

Giorno 41 interviene una sentenza del TAR a caso sull’argomento.

Giorno 42 il Codacons fa un esposto.

Giorno 43 viene pubblicato il disegno di legge “Norme a caso per il contrasto del problema a caso”.

Giorno 44-49 rileggi tutto quello che è stato scritto sull’argomento a partire dal tuo articolo.

Giorno 50 devi trovare la forza di convivere con ciò che hai fatto.

Comfortably Numb, ovvero il giorno dell’amicizia di Facebook e la bolla informativa

Oggi il buon vecchio Facebook celebrava sobriamente la giornata dell’amicizia, proponendo di pubblicare il video di un osceno pupazzo ballerino composto dalle foto profilo dei nostri amici. Notavo con piacere che nessuno dei miei amici aveva pubblicato questa oscenità e che leggevo solo aggiornamenti di status che si lagnavano dell’iniziativa…

“Sto fatto che non ho visto neanche un video della giornata dell’amicizia, ma solo post che si lamentano di quei video è indice che negli anni ho silenziato le persone giuste.”

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Terremoto, quando il safety check di Facebook diventa esibizionismo

In questi giorni la serie di forti scosse di terremoto, che hanno pesantemente coinvolto Umbria e Marche, hanno scatenato un utilizzo abbastanza dissennato del safety check di Facebook. Per l’ennesima volta mi sono interrogato sull’uso costantemente ego-riferito che facciamo dei nuovi media.

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Lettera aperta al giornalista della sezione “CAZZATE RACCATTATE SUL WEB”

Caro giornalista,

premetto che so benissimo che anche tu devi campare, che tieni famiglia, che hai il mutuo, le bollette e le rate dell’auto da pagare. Premetto altresì che deve essere complicato e ansiogeno svolgere un lavoro, in cui ogni giorno devi inventarti un argomento, con cui riempire una cartella da duemila battute ed elaborare un titolo acchiappa click da ottanta caratteri. Sappi che chi ti scrive comprende le tue difficoltà.

Però…

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La sfida delle mamme

Recentemente sta diventando una disciplina olimpica l’arte di mettere in guardia il prossimo contro le varie declinazioni digitali della truffa, dell’inganno, del raggiro e della menzogna in genere.

Ieri mattina in particolare ho trovato il flusso degli aggiornamenti dei miei amici di Facebook invaso da bonari motteggi contro la nuova tendenza virale della “sfida delle mamme”. Ai summenzionati motteggi si sono aggiunti accorati (e sacrosanti) inviti a non pubblicare foto dei propri figli in un contesto dalla sicurezza parecchio blanda come Facebook.

Ammetto che da appassionato dei fenomeni virali la questione mi ha incuriosito, così ho cercato di informarmi meglio…

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L’impossibilità di essere giapponese

Non fa ridere. Questa non è satira, è bullismo. Assistiamo ad un linciaggio mediatico con hate speech a destra.  Uno c’è morto così.

(Mantra dell’Affliggente)

Ormai nell’ecosistema dei social network si è affermata una nuova specie di predatore seriale: l’Affliggente. Questo particolare individuo quando vede qualcosa di divertente e leggero circolare su internet sente il dovere morale di appesantire il prossimo e di riportarlo al rispetto di quella particolare pietas digitale, che trova nell’Ufficio Digitale dei Defunti e nell’Ostensione Digitale dei Santi Innocenti la propria massima espressione di vitalità.

Di seguito esporrò due esempi recenti, ma già classici, del capovolgimento logico, che tanto piace all’Affliggente medio dei social. Ho Scelto il Giapponese Onesto e Miss 1942 solo per ragioni di attualità, ma ogni qual volta qualcosa fa un po’ ridere all’Affliggente scatta il “riflesso del biasimo digitale”.

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Facebook e il pulsante empatico

Ieri in rete serpeggiava un certo panico. Niente di serio, pareva soltanto che Facebook avrebbe introdotto il tasto “Non mi piace”, ma la questione è stata sufficiente a scatenare profonde inquietudini. L’ansia da rifiuto in salsa social ha iniziato a montare pericolosamente. Il “blocco dello scrittore” serpeggiava tra le dita pacioccone degli utenti.

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Impubblicabile

Quest’estate si è posto con forza il tema dell’opportunità di pubblicare documenti audiovisivi e fotografici “disturbanti”, suscettibili di urtare la sensibilità di una parte del pubblico, che fruisce di contenuti online. Mi è parso quasi un girone di ritorno dell’estate della Cultura Tossica del 2012, in cui il collasso informativo allora preconizzato dalle comunità underground di internet è dilagato presso un’utenza più vasta.

Il tema si è posto soprattutto con riferimento al massacro di Atlanta, in cui lo psicopatico omicida ha ripreso il proprio crimine in soggettiva, usando lo smartphone con uno stile che ricorda gli sparatutto dei videogiochi, e con riguardo alle immagini dei cadaveri dei bambini restituiti dal mare a seguito dell’ennesima tragedia dei flussi migratori nordafricani.

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Quando il Garante ti prese sul serio e scrisse la #cookielaw

Già hai capito che non ti piacerà quel che ho da dirti, ma qualcuno deve farsene carico ed è meglio che sia io. Devi prendere coscienza che è stata un po’ anche colpa tua se sei piombato in un incubo kafkiano di profilazioni, cookie tecnici, cookie di terze parti, informative che non informano, chiarimenti che non chiariscono, spiegoni su provvedimenti bizantini che per contrastare i grandi oligopolisti del digitale finiscono per zittire le voci più piccole.

E’ stata un po’ anche colpa tua. Devi confrontarti con questa cosa e prima lo fai e meglio sarà per tutti.

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Cosa mi ha insegnato il social team di Fastweb

L’altro ieri ho lanciato su queste pagine una lunga lamentazione (diciamo una lagna) su come il call center di Fastweb stava gestendo il mio trasloco.

Come già descritto negli aggiornamenti (quasi una radiocronaca) di quel racconto, sono stato contattato dal social team di Fastweb, che presidia Facebook.

Devo dire che si è aperta per me una eccellente esperienza di customer care, che mi suscita qualche riflessione.

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