Fastweb e i traslochi impossibili

In questi giorni ho traslocato dalla mia vecchia abitazione nella mia nuova casa. Essendo un inguaribile romantico ho voluto conservare il mio vecchio numero di telefono. Quindi, poiché vedo un sacco di materiale via streaming con PC e smart TV e poiché mi piace giocare online con la Playstation, ho deciso di conservare il mio (oneroso) contratto con Fastweb, richiedendo un trasloco di utenza.

Questa estate mi sono diligentemente recato presso la relativa sezione “Trasloco” del sito di Fastweb, ove ho appreso che l’operazione all’interno dello stesso comune (neppure ho cambiato quartiere tra l’altro) richiedeva a seconda dei casi dai 20 ai 40 giorni. Poiché i giorni nei “bugiardini” delle compagnie telefoniche sono sempre e comunque lavorativi mi sono allertato e ho contattato immediatamente il call center. Era fine luglio, dovevo andare nella mia abitazione a fine ottobre, c’era di mezzo la palude agostana, in cui nulla si muove in Italia, così spiegavo al call center tempi ed esigenze.

Tutto chiaro, no?

No.

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Rudy Bandiera “Rischi e Opportunità del Web 3.0” – La Recensione

A forza di finire citato nella saggistica sui social media e di ricevere copie omaggio, mi avvio a svolgere una promettente attività di recensore. Se continua così non mi mancherà mai materiale da leggere.

Quest’oggi tocca a Rudy Bandiera e il suo Rischi e Opportunità del Web 3.0 e delle tecnologie che lo compongono.

L’opera si inquadra nel filone della c.d. “futurologia”, un genere di saggistica che si sforza con piglio più o meno scientifico di predire le future evoluzioni sociali e tecnologiche.

Sebbene in Italia non abbia mai goduto di particolare attenzione, fu proprio il Club di Roma nel 1973 a cercare di elevare al rango di scienza questa particolare attività. Oggigiorno, soprattutto all’estero, la futurologia è divenuta vera e propria attività consulenziale incentrata sulla “Trend analysis and forecasting”. Ovviamente è interesse delle grandi multinazionali comprendere le evoluzioni dei mercati, anticipando i propri concorrenti. In certi mercati particolarmente competitivi spesso l’individuazione delle tendenze emergenti, o potenziali conta molto di più della padronanza dei grandi trend in atto.

Il libro del buon Rudy si inserisce in questo filone. Siamo di fronte a un testo di “letteratura di impresa”, in cui il noto blogger cerca di accreditarsi, col consueto approccio leggero e colloquiale, come analista delle nuove tendenze in tema di web 3.0, realtà aumentata, web semantico, smart city, internet delle cose, domotica, intelligenza artificiale, ecc…

Devo ammettere che il libro mi è piaciuto a metà.

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#Facciamolagenda e facciamola semplice

Venerdì 11.04.2014 si è svolto presso la Sala Mappamondo di Montecitorio il primo Barcamp organizzato dalla Camera dei Deputati. Scopo dell’iniziativa era quello di avviare un dialogo tra il mondo delle Istituzioni e l’ecosistema di operatori del digitale, per raccogliere proposte e iniziative finalizzate al miglioramento della posizione dell’Italia negli indicatori dell’Agenda Digitale Europea.

L’iniziativa ha visto tra i promotori Anna Masera, approdata al ruolo di Capo Ufficio Stampa della Camera dei Deputati, dopo un’attività di giornalista molto attenta ai fenomeni dei new media, e l’On. Stefano Quintarelli, uno dei volti storici dell’informatica italiana, recentemente approdato alla vita politica.

Quando Anna mi ha invitato non me lo sono fatto ripetere due volte: la cattedrale della formalità, Montecitorio, che ospita una non-conferenza informale come un barcamp. Ero dannatamente curioso di vedere cosa ne sarebbe scaturito.

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Dai a un uomo una connessione internet e lo avrai sfamato per un giorno

Nel Gruppo di Indigeni Digitali, Fabio Lalli ha sollecitato un commento su “Bill Gates, Zuckerberg e il soluzionismo della Rete“, un interessante articolo di Enrico Gianmarco, che sviluppa una serie di temi legati al rapporto tra sviluppo sociale e tecnologico affrontati nella recente intervista rilasciata dal fondatore di Microsoft al Financial Times (v. http://goo.gl/d7EvQt).

Cito il passaggio più significativo:

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International Space Station April’s Fool – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

Storia di un misterioso Pesce d’Aprile che ha attraversato i cieli virtuali dell’internet. Come fare il giro del mondo con Google Analytics comodamente seduto in poltrona. Quest’anno il Primo di Aprile è caduto di Pasquetta, così ho avuto una rara opportunità di smanettare felicemente insieme al Comitato Centrale di questa prestigiosa Community (Aldo, Renato, Blake, […]

Apocalisse Maya 2012 – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet

via Apocalisse Maya 2012 – Gilda35, satira dadaista sul professionismo di internet.

Il 21/12/2012 doveva finire il mondo. La Terra doveva essere sconvolta da un immane cataclisma, solo perché il sistema di calcolo del tempo dei Maya aveva concluso tutte le interazioni possibili. Storia dell’Apocalisse tra cibernetica e memetica.

ONtro
Esimi Ricercatori l’anno appena trascorso sarà ricordato per una delle migliori mitopoiesi della storia del genere umano: quella dell’Apocalisse Maya.

E’ stata una di quelle vicende assolutamente esemplari di come il mito si integra a pennello nel digitale, che diventa l’ecosistema in cui ogni mass media confluisce e stratifica informazioni, che in quegli infiniti cicli di copypasta-repost-remix generano qualcosa di assolutamente nuovo ed inedito.

Ma andiamo con ordine come di consueto.

Sincronie gildiche
Il 14 dicembre scorso il buon Renato Gabriele mi lancia un intrigante gildogamma…

Secondo me ci puoi fare un megapost. Son sicuro che ti si libera la fantasia… “Er mondo ha da finì er 21 perché se blocca la lancetta ner meccarnismo de lorologio!”
Io ho speso molto tempo in SF, con proff di Berkley, nel studiare la macchina di babbage. L’unica funzionante, ed è noto dalla sua invenzione il problema che senza superare il banale problema del addizione e riporto sui rulli avrebbe avuto un termine oltre il quale non avrebbe potuto calcolare.
Come l’algoritmo inventato dai maya per misurare il tempo.
Come curiosità, uno dei test che ci fecero fu proprio il capirne l’esistenza, individuarlo e spiegare il meccanismo.
Ti ricordi gli scherzi o le visioni apocalittiche quando nel mondo ICT irruppe il millennium bug ? L’anno 2000.
Secondo me, c’è da divertirsi…

Renato Gabriele

…cui allega un interessante video didattico della NASA finalizzato a informare correttamente un’opinione pubblica parecchio suggestionata…
Quasi parallelamente nel novello Gilda35 Hive Cluster il buon Aldo Pinga presentava uno dei suoi uber-meme particolarmente significativo.

A questo punto diventa evidente l’esigenza di dirimere puntualmente questa matassa spazio-temporale, sviluppata da astronomi precolombiani, informatici steampunk e catastrofismo postmoderno.

Il senso degli Antichi per il tempo
A suo tempo accennammo nel trattare i Rettiliani al simbolo, centrale nel mondo antico, dell’Ouroboros, ovvero il serpente che si morde la coda. Questo particolare simbolo rappresenta, tra l’altro, il senso circolare del tempo che avevano le culture pre-cristiane.

Il concetto lineare di svolgersi del tempo, infatti, è un’invenzione abbastanza recente della teologia giudaico-cristiana, che prevede un’eternità che precede la Creazione, la Creazione del cosmo da parte di Dio, la Caduta, lo svolgersi delle vicende umane segnate prima dall’attesa del Messia, la cui venuta segna il “tempo zero”, poi successivamente dall’attesa del Giorno del Giudizio (c.d. Armagheddon o Fine dei Tempi, ma erroneamente chiamata Apocalisse, che significa invece “Libro delle Rivelazioni”), in cui le forze della Luce e delle Tenebre si fronteggeranno nello scontro finale, per concludersi con l’eternità ultramondana della Gerusalemme Celeste, priva di sole e luna (ovvero senza tempo)…

Immaginate quindi il “tempo giudaico-cristiano” come un filo che si svolge in modo lineare con un inizio e una fine ben definiti… Concezione del tempo che a ben vedere poi si riflette anche nella vulgata delle teorie sulla fisica, in cui i concetti di Big Bang e Entropia, vanno a sostituire quelli di Creazione e Fine dei Tempi, senza troppo approfondimento.

Il senso del tempo degli Antichi era completamente differente, essendo caratterizzato dall’osservazione di aspetti naturali come l’alternarsi del ciclo giorno/notte, le fasi lunari, gli equinozi e i solstizi, le eclissi di sole e di luna, le stagioni, i movimenti delle costellazioni celesti. Ne discendeva un concetto dello svolgersi del tempo ciclico.

Il modo migliore per spiegare il concetto degli antichi del tempo è quello utilizzato da Alan Moore in Watchmen (opera tutta incentrata sulle varie simbologie connesse all’Ouroboros): immaginate un gigantesco orologio composto da vari ingranaggi, in cui le ruote più piccole muovono ruote più grandi e così via, in una colossale interazione meccanica.

In una simile concezione del tempo a livello cosmico ciò che è accaduto, tornerà a accadere (l’Eterno Ritorno che tanto appassionava Nietzche). Pertanto è del tutto naturale in questa concezione del tempo che tutto si svolga secondo grandi Ere caratterizzate da periodici cicli di Distruzione/Rigenerazione.

Il calendario Maya, la macchina di Babbage e il Millennium Bug
Come si può ben constatare nel video sopra presentato il calendario Maya altro non era che un gigantesco orologio analogico capace di misurare l’evolvere di intere Ere.

La cosa si chiarisce consultando semplicemente Wikipedia:

Il calendario maya è il calendario che veniva utilizzato dai Maya e da altri popoli dell’America centrale (Aztechi e Toltechi). Si tratta di un calendario molto elaborato, basato su più cicli di durata diversa:

il ciclo Tzolkin aveva una durata di 260 giorni.
il ciclo Haab aveva una durata di 360 giorni, più i “cinque giorni fuori dal tempo”.
il Lungo computo indicava il numero di giorni dall’inizio dell’era maya.

(omissis)

Non si usava numerare gli “anni” né del ciclo Tzolkin, né del ciclo Haab. Invece si utilizzava il Lungo computo: una numerazione progressiva dei giorni in un sistema di numerazione posizionale misto in base 13, 18 e 20. Precisamente si trattava di un numero di cinque “cifre”: la prima (quella delle “unità”) in base 20, la seconda (le “decine”) in base 18, la terza e la quarta di nuovo in base 20, la quinta in base 13. Queste “cifre” si scrivono da sinistra a destra, come per i numeri arabi; nella notazione moderna, si scrivono i numeri corrispondenti separati da punti, ad esempio 12.19.13.7.18 (corrispondente al 4 luglio 2006).

Il ciclo completo del Lungo computo era quindi di 20×18×20×20×13 = 1 872 000 giorni (circa 5125 anni), ed era multiplo del ciclo Tzolkin di 260 giorni. Le prime quattro cifre si contavano a partire da 0 (quindi la seconda andava da 0 a 17, le altre da 0 a 19), la quinta invece andava da 1 a 13, con il 13 avente la funzione di zero. Il primo giorno del lungo computo era il 13.0.0.0.0, data che è ripetuta il 21 dicembre 2012.

Wikipedia

Era in sostanza un antichissimo algoritmo di calcolo del tempo, che ovviamente esaurita ogni combinazione numerica possibile, non faceva altro che azzerare il conteggio e ripartire da zero. Ciò perché i numeri utilizzabili per il calcolo erano limitati.

Il sistema giudaico-cristiano del tempo invece ponendo al centro della storia umana l’evento dell’incarnazione di Gesù Cristo e facendo leva sul sistema numerico decimale arabo/indiano può estendersi all’infinito nel passato e nel futuro secondo una progressione potenzialmente infinita.

La fine del mondo è vicina

COMITATO ITALIANO PER IL CONTROLLO DELLE AFFERMAZIONI SUL PARANORMALE

http://www.cicap.org/new/stampa.php?id=273764

La Macchina di Babbage aveva limiti assai simili.

Il matematico inglese Charles Babbage ideò nell’ottocento un computer a vapore, mai realizzato. Questa opera oltre ad averci regalato tonnellate di splendida letteratura steampunk, basata su universi alternativi in cui Babbage ha effettivamente realizzato e reso industrialmente replicabile la propria opera, ci insegna parecchio sui sistemi di calcolo analogici. La Macchina di Babbage, infatti, potendo operare un numero finito di interazioni meccaniche, poteva operare un numero per l’epoca notevole, ma finito di calcoli matematici.
Lo stesso concetto a ben vedere fu alla base del fenomeno del c.d. Millennium Bug. Molto banalmente la potenza di calcolo dei primi computer digitali era scarsissima. Con così pochi byte a disposizione l’unica soluzione che si trovò fu quella di far calcolare gli anni utilizzando solo gli ultimi due decimali (in pratica 1993 si leggeva 93).

Questa caratteristica, chissà perché, fu trasmessa dai primordiali sistemi operativi a quelli successivi, col risultato che l’anno 2000 avrebbe potuto essere confuso con l’anno 1900 (entrambi infatti venivano letti come 00). Bastò questa banalità a scatenare surreali apprensioni su possibili catastrofi dei sistemi di controllo delle centrali nucleari e di altri sistemi di sicurezza di apparecchiature sensibili.

Millennium Bug

ATTENZIONE, L’INVENZIONE TECNOLOGICA CHE QUESTO ARTICOLO ESPONE È MALVAGIA! Quindi non ti preoccupare se i computer ti taglieranno la testa o se le lavatrici ti laveranno la bocca con il sapone se…

http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Millennium_Bug

Millenarismo Surmoderno
Una rapida lettura del quadro summenzionato è sufficiente a capire come teorie cosmogoniche e strumenti di calcolo del tempo possono generare laddove mal comprese vere e proprie Apocalissi Surmoderne.

In quel calderone di culture ibride che è internet le due concezioni del tempo Antica e Cristiana sono andate a confluire. Pertanto in un poderoso mash-up postmoderno la totalità dei sistemi empirici di calcolo del tempo degli Antichi si sono integrate nello svolgimento lineare del tempo Giudaico-Cristiano. Pertanto ogni fase finale di Distruzione/Rigenerazione del pensiero Antico (il Ragnarork dei Vichinghi, le Yuga degli Induisti, il Lungo Computo dei Maya, ecc…) diviene “profezia” sulla fine dei tempi prossima ventura.

Peccato che, a ben leggere l’Apocalisse di San Giovanni Evangelista, dietro un linguaggio simbolico venivano descritte le persecuzioni subite dai cristiani dell’epoca, a significare che la “Fine dei Tempi” è ogni giorno e che ogni giorno nel cuore dell’uomo si svolge una lotta tra la Luce e le Tenebre.

Ma si sa Hollywood ha bisogno di periodiche e spettacolari “Apocalissi Mediatiche” alla Signore degli Anelli (altra opera che pesca a piene mani dal concetto circolare del tempo con le sue Ere), che ci raccontano un mondo felice e pacificato dopo un’ordalia di fuoco e sangue.

Così è accaduto nell’ultimo ventennio un processo di mitopoiesi assolutamente fantastico.

In un colossale cortocircuito narrativo su internet è confluita ogni tradizione possibile. Come nello splendido meme di Aldo, tradizioni cristiane, esoterismo pagano, culture precolombiane (la celebre immagine del Calendario Maya in realtà è Atzeca), millenarismo medioevale, catastrofismo, meteoriti, epidemie di morti viventi, esseri provenienti dallo spazio interstellare, Macchine Ribelli… tutto è confluito in una pazzesca “Apocalisse Mediatica Permanente”, cui i media tradizionali attingono a piene mani per sceneggiature di film, serial televisivi, programmi di approfondimento e quant’altro.

La cosa farebbe ridere se non fosse che alla fine il 10% della popolazione mondiale (parliamo di seicentomilioni di persone!) era sinceramente preoccupato per l’Apocalisse Maya.

Apocalisse Maya: il 10% del mondo ha creduto alla fine.

Il 21 dicembre 2012 è arrivato (sebbene non ancora finito), i media straripano di ironia sui creduloni superstiziosi che hanno dato credito alla presunta profezia dei Maya, magari in qualche angolo

http://www.lastampa.it/2012/12/21/blogs/underblog/apocalisse-maya-il-del-mondo-ha-creduto-alla-fine-AVIzuXsRBM9SLPzLS3VcCN/pagina.html

E proprio il meme di Aldo col suo richiamo al Killroy, che normalmente uso con l’emoticon °L° e che i bimbiminkia traducono in OuO, richiama quella bibbia della postmodernità che è il V. di Thomas Pynchon.

In quel libro ampio risalto viene dato al Killroy e alle sue connessioni alle teorie del complotto più disparate. V. ci racconta qualcosa di fondamentale sulle “Apocalissi Mediatiche”: rappresentano la pulsione autodistruttiva della Civilizzazione Occidentale.

In quest’ottica fenomeni come i totalitarismi non sono incidenti di percorso, ma realizzazione di profondi bisogni culturali di autodistruzione.

Nel libro di Pynchon come in 2001 Odissea nello Spazio di Kubrick le Macchine ideate dall’uomo non fanno che replicare questo bisogno di violento reset/formattazione.

{0} – La Repubblica

NELLE sue Lezioni americane, Italo Calvino traccia una storia ideale del romanzo come aspirazione enciclopedica. Si parte da Goethe, che voleva scrivere un romanzo sull’ universo; e passando …

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/06/19/pynchon-dell-apocalisse.html

Il dato più preoccupante che offrono queste narrazioni di mitopoiesi è la conferma che non esiste alcuna mega cospirazione internazionale, nessuna oscura minaccia esterna da cui difendersi. Siamo di fronte ad una Civilizzazione ormai moribonda da un paio di secoli, che non si decide a morire, ma che sente un dannato bisogno di farlo.

Forse la trovata più intelligente è stata quella della Community di Canv.as, che ha proceduto a realizzare attraverso i meme un Calendario Maya che esorcizzasse la fine del mondo. L’unica salvezza dalla “Apocalisse Mediatica Permanente”, forse, sta proprio nella cultura dei meme, che rappresenta in ultima analisi un tentativo “morbido” di superamento della cultura occidentale.

Pick a square, Draw a square

ITT: we draw the awesome Sticker del Dia.

http://canv.as/p/w6lby

Conclusioni
Esimi Ricercatori, francamente a me preoccupa un mondo di persone che passivamente si rifugiano in un orizzonte apocalittico, perché è qualcosa che alla lunga deresponsabilizza sul futuro. Non è un caso se la crisi economica attuale può riassumersi nella seguente immagine retorica che spesso ricorre in questi giorni: un nonno che invece di tagliare un albero e ripiantarne uno nuovo per i nipoti, ha dato fuoco alla foresta… Come dare torto a questi nonni se un futuro non c’è…

E per concludere mi affido alle parole con cui ho salutato il nuovo anno…

Buon 2013 a tutti e complimenti: siamo sopravvissuti a Millennium Bug e Apocalisse Maya. Poche generazioni vivono due bufale così grosse.

— Giovanni Scrofani (@Jovanz74) Gennaio 1, 2013
… e al salvifico Calendario Canv.as della non-Apocalisse…

Read more: http://gilda35.com/apocalisse-maya-2012#ixzz3VnsTDpjH
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You Tube Downloader e il Crepuscolo degli Influencer

ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU GILDA35

Un universitario siciliano inventa You Tube Downloader la start up che in breve diventa l’app più scaricata del Samsung Store e vince un premio di $ 100.000. Poi l’invidia italica prende il sopravvento e il giovane perde tutto. E’ andata davvero così?

You Tube Downloader e il Crepuscolo degli Influencer

ONtro

Esimi Ricercatori, assistiamo ad un nuovo mirabolante picco della Guerra dei Sogni 2.0: il Kulturkampf di You Tube Downolader, in cui le forze deiMaoisti Digitali e il Resto del Mondo hanno finalmente iniziato a darsele di santa ragione nel Götterdämmerung finale.

Lo dico da subito miei esimi Ricercatori: siamo di fronte alla sessione di Mud Wrestling più mirabolante di tutti i tempi con ondate di melma digitale che vagano per ogni dove…

Quindi perdonatemi, ma per rendere comprensibile la vicenda, dovrò effettuare una doverosa e sobria ricostruzione.

Romanzo Siciliano

Tutto è iniziato quando “Chefuturo! Il lunario dell’innovazione” la testata giornalistica online di CheBanca! Gruppo Mediobanca, Direttore Riccardo Luna (apprezziamo molto il mirabolante gioco di parole Lunario:Chefuturo = Luna:Chebanca), ha pubblicato l’articolo “Andrea Giarrizzo: Come fare la app più scaricata del mondo se hai 20 anni e vivi in un paesino siciliano“.

L’articolo scritto dallo stesso Andrea Giarrizzo raccontava l’esperienza di questo studente universitario siciliano che appena ventenne inziava a produrre applicazioni per smartphone (le c.d. app) per il Play Market di Google e per il Market di Samsung.

Un giorno il giovane programmatore si iscrive al concorso “Samsung Smart App Challenge 2012” indetto dalla Samsung e vince nella categoria NON-GAMES, che essendo questo un nonBLOG riteniamo essere la più prestigiosa. Vince un premio da centomila dollari, un trofeo e gli si spalancano le porte del Paradiso dell’Innovazione.

OppureNO.

Il seme del dubbio

Accade tuttavia che Matteo Bianconi, un giornalista a Voi noto e caro, dal suo account Facebook semina un dubbio non peregrino…

“YOUTUBE DOWNLOADER: è un software che permette di scaricare i video da YouTube, Facebook, e molti altri e convertirli in altri formati video”.

NAPSTER: ha pagato 26 milioni di dollari come risarcimento per utilizzo non autorizzato di brani musicali e 10 milioni di dollari per royalties future.

PEER TO PEER: molte controversie sono legate al traffico dei dati e si “mormora” che i provider limitino questo tipo di traffico.

DDUNIVERSE: hanno provato a chiuderlo più di una volta, come tanti altri forum di sharing. Ci sono anche riusciti, “più di una volta”.

MEGAVIDEO: Kim Schmitz e altri suoi collaboratori arrestati dall’FBI.

E ora a questo ragazzo è stato assegnato un premio di centomila dollari per il “Samsung Smart App Challenge 2012“ e si trova in prima posizione nella classifica delle app gratuite del Samsung Apps di quasi tutti gli stati del mondo, tra cui Italia, Stati Uniti e India.

Io sono per la libera trasmissione dei dati, per la condivisione continua e per il Partito Pirata, ecco, l’ho ammesso. Ma non capisco tutta questa ufficialità per UN’APPLICAZIONE CHE VIOLA TUTTE LE NORMATIVE YOUTUBE.

È come se dessero il Premio Nobel per la Pace a chi ammazzasse Berlusconi, ecco. Ci siamo capiti, vero?

C’è qualcosa che mi è sfuggito?

Matteo Bianconi

Dubbio che viene ripreso da Riccardo Mares, SEO e blogger arcinoto su questi lidi, il quale con estrema schiettezza alcune domande:

Quello che mi sfugge è come sia stato possibile premiare un’applicazione che consente di effettuare una cosa ILLEGALE e addirittura farla promuovere in Italia dai principali influencer del mondo dell’innovazione e delle startup.

Ovviamente l’applicazione non è presente in Google Play, il cui proprietario è proprietario anche di Youtube. Inoltre l’applicazione non è per nulla innovativa: penso che da quando è nato Android sia nata anche una app per fare video downloader. TubeMate ad esempio, presentata proprio qui qualche mese fa, è un’app targata luglio 2011, più di un anno fa.

Ora mi chiedo: di cosa stiamo parlando? Quale innovazione è stata premiata? Nei tempi sicuramente no. Nei modi temo nemmeno: script per il download del sorgente video di Youtube si trovano in ogni dove e in qualsiasi linguaggio, altre applicazioni sono decisamente più potenti, offrendo un browser completo per Youtube e un tasto “download” con tanto di convertitore di formato.

Adesso mi chiedo: era veramente un’app così meritevole? Era veramente un’app che meritava così tanto spazio mediatico? La gente prima di fare un RT o una condivisione legge cosa sta avallando e si pone mai la domanda “sarà roba buona”?

Youtube Downloader: Innovazione?

Ed in effetti i Termini di Servizio di Youtube parlano abbastanza chiaro:

non è consentito accedere ai Contenuti per qualsiasi ragione diversa dall’uso esclusivamente personale e non commerciale come inteso tramite, e permesso dalla, normale funzionalità del Servizio, ed esclusivamente per Streaming. “Streaming” indica una trasmissione digitale in contemporanea del materiale da parte di YouTube tramite Internet verso uno strumento abilitato all’accesso ad Internet operato da un utente in modo tale che i dati sono resi disponibili per una visione in tempo reale e non sono invece disponibili per il download (sia permanente che temporaneo), per essere copiati, conservati, o ridistribuiti dall’utente

Youtube – Termini di Servizio – art. 5. Limitazioni generali sull’utilizzo lett. L

Come raccontato nel post di Riccardo Mares i dubbi vengono girati via twitter allo staff di Chefuturo, che tuttavia omette di rispondere, come è prassi in questi casi in cui l’incauto piccolo influencer si accosta ai vertici della Piramide Digitale.

Ma il dinamico duo Bianconi-Mares non si perde d’animo e commentando direttamente nell’articolo di Andrea Giarrizzo sottopone all’attenzione degli altri lettori i propri dubbi.

A questo punto interviene lo stesso Riccardo Luna con un commento chiarificatore…

a proposito di quanti sollevano la presunta illegalità del servizio offerto da questa app, ritengo che a rispondere dovrebbero essere nell’ordine: Google, che ospita la app sul suo store e che vede una sua property, YouTube, quale possibile “vittima” di questo servizio; Samsung, che l’ha premiato; e per ultimo Andrea.
Io qui mi limito a riportare quanto leggo sulle FAQ della app, ovvero: I can download the video file into my computer, is legal?Yes, when you watch a video in flash from a website (like YouTube) the video is downloaded into your computer, in the folder “Temporary Internet Files” of your browser. The program does the same thing, allowing you to select the destination folder. This means that the file is saved on your computer while you watch the video and there remains until you do deleteit.What kind of use I can do of video file?You can use the video saved for personal use only. We do not assume any responsibility to content you are attempting to download and strongly recommend that you do not download copyrighted material.

Riccardo Luna

Insomma l’ennesima piccola tempesta perfetta in un bicchiere d’acqua, che si risolve con un’apodittica lettura delle FAQ…

Di fronte a tanto mi limitavo a produrre un mesto meme dedicato al “Gioco a premi con scasso” utilizzando il Lucky Larry (il meme di quelli predestinati al win), come a dire: “finalmente viene ufficializzato anche in Italia come la Cultura della Violazione sia parte integrante del processo produttivo del Maoismo Digitale.”

OppureNO.

You Tube Downloader e il Crepuscolo degli Influencer

Distruttori di sogni

Tuttavia il giorno dopo ci attende una brutta notizia, sempre dalle colonne di Chefuturo! Riccardo Luna ci racconta che i gaglioffi, di cui sopra hanno ucciso i sogni del povero Andrea Giarrizzo, cui la Samsung ha ritirato il premio.

La ricostruzione di Riccardo, da sapiente narratore qual è, tocca le corde dell’emotività, ci parla di un Andrea Giarrizzo irreperibile, di multinazionali che altalenano dalla faciloneria al rigorismo, di innovatori azzoppati dall’italico livore, chiosando con questa iperbolica asserzione:

Con più calma faremo considerazioni più ragionate se ne varrà la pena. Adesso a caldo, più che il dispiacere per il sogno infranto di Andrea Giarrizzo, che in ogni caso ha dimostrato talento e grinta che spero in futuro gli consentiranno una rivincita, mi resta il sapore amaro, livoroso di certi messaggi che invece di vedere e incoraggiare il talento, magari anche consigliando opportune correzioni, hanno puntato l’indice su un ragazzo di 20 anni che, ingenuamente forse, ha fatto quello che in questi venti anni di web è successo altre migliaia di volte, da Napster in poi.
Ma noi non siamo l’America. Un anno dopo che Napster era stato chiuso per illegalità, nel 2002 il suo fondatore Shwan Fanning veniva scelto dal MIT tra i 100 top innovator under 35 del mondo.

La app made in Sicily più scaricata del mondo non c’è più

L’articolo di Luna ovviamente ha scatenato una vasta gamma di reazioni che sono andate dalle bonarie prese in giro, su tutte vi consiglio questi due spassosi e ficcanti articoli di Loffio

…a ragionate dissertazioni sul valore educativo dell’intera vicenda, per le quali rimando a questo articolo di Massimo Melica, che come vedremo scatenerà un polverone…

Nelle Community di specialisti del digitale ovviamente l’articolo di Luna è stato dissezionato a livelli di inusitata precisione, con una prolusione di testi cui l’Occidente non assisteva dai tempi dell’esegesi del Corpus iuris civilis… Con il povero Andrea Giarrizzo che viene dipinto da Maoisti Digitali e loro detrattori ora come un novello Leonardo da Vinci, ora come un bieco procacciatore di bufale…

Il Lato Oscuro della Rete? E’ Massimo Melica!

Nel bel mezzo del polverone di cui sopra Salvo Mizzi fornisce involontariamente il nome del Cuore di Tenebra della Rete che da tanto tempo andiamo cercando: è Massimo Melica!

Esatto il mio amico Melica con cui mi sento tutti i giorni per ridere dal loggione come Statler & Waldorf di questa o quella corbelleria letta in giro sui social…

Ma andiamo con ordine…

Dapprima Salvo Mizzi (Telecom, Working Capital, Agenda Digitale, Adesso! di Renzi, ecc…) sbotta contro i servi dei Giganti dell’industria digitale e i bigotti incattiviti che hanno ucciso la cultura della Rete in Italia…

…per poi prendersela direttamente con l’amico Massimo per l’articolo sopra citato…

Ovviamente Massimo Melica non la prende benissimo e produce un’articolata replica, tutta da leggere, di cui qui riporto il passaggio più vibrato:

I miei non hanno la presunzione di essere degli articoli, non sono un giornalista, non sono un blogger professionista, chi mi legge -che sempre ringrazio – lo fa con clemenza perché mi sente vicino nella dialettica e non dietro un cattedra.

Adesso (non è il motto di Matteo Renzi) i miei studenti dell’università sapranno che sono la rovina del web italico, i miei amici lettori avranno meno considerazione di me e questa mattina non mi sono svegliato allegro.

Forse dovrò evitare certi ambienti e certe personalità digitali e così dovranno fare loro con molta, ma molta, attenzione.

Credetemi con tutto quello che si legge in giro non pensavo proprio io di essere la causa del depauperamento del web italico, sono sincero.

“Povero web italico” ed io pare che ne sia la causa

Comunque per inciso se Massimo Melica impoverisce il web italico, mi chiedo come qualificare le orde di specialisti del nulla che ci ammorbano quotidianamente con le proprie mefitiche campagne di Cultura Tossica.

Tuttavia la questione sul piano giuridico prosegue con ardite e interessanti interpretazioni giuridiche tese a smontare il valore vincolante dei Termini di Servizio…

Così il buon Massimo è costretto di nuovo a tornare a bomba sull’argomento chiarendo la centralità che i Termini di Servizio hanno nel complessivo ecosistema economico e culturale che chiamiamo internet…

E Matteo Bianconi morde la coda del serpente

Alla fine arriva Matteo Bianconi, che come l’ Ouroboros sacro ai Rettiliani, riconduce tutto al punto in cui era iniziato: il proprio ragionamento postato su Facebook.

Ovviamente nel frattempo è scoppiato il finimondo, la cosa è finita sui media tradizionali e il buon Matteo dice la sua con grande schiettezza:

Non mi interessa indorare la pillola. E neanche affogare nelle chiacchiere da social lobby. Ci sono tante, tantissime start up in Italia che meritano luce, attenzione e palcoscenico. Così come ci sono tanti altri giovani che non trovano uno straccio di lavoro, pur avendo menti brillanti e spirito guerriero… e che ci provano, malgrado tutto. Andrea non è il simbolo di un “povero web italico”, non sarà mai il martire che qualcuno desidera per spingere avanti i propri progetti elettorali. Non condivido la commiserazione, figlia d’Italia. Il dramma italico è la prospettiva: chi ha un’idea e fallisce diventa spesso qualcosa che non ha più valore. In America è il contrario: chi ha un’idea e fallisce ci ha provato, cazzo, merita rispetto e forse nuove possibilità. E allora prendiamocela con Samsung che non ha controllato un’app che voleva premiare con 100 mila euro, se davvero abbiamo bisogno di incolpare qualcuno. Vi confido anche un segreto di Pulcinella: con la policy di Youtube, Google difende solo i propri diritti economici. Perché proibire il download? Non c’entra il diritto d’autore: c’entra il fatto che se scarichi il video, non vedrai mai la pubblicità correlata! Ma forse questa è un’altra storia…

Youtube Downloader: come fosse Antani, per due

Eh già! Dopo tante tirate educative, giuridiche, esistenziali… il buon Matteo ci riporta alla cruda realtà del fine ultimo delle scaramucce interne all’Oligopolio Digitale: il vil denaro.

OppureNO.

You Tube Downloader e il Crepuscolo degli Influencer

Conclusioni

Esimi Ricercatori questa storia è troppo ghiotta e pertanto mi fornirà spunti per i mesi a venire su temi quali Cultura della Violazione, Involuzione del Digitale, progettazione in regime di Maoismo Digitale, abolizione del Diritto d’Autore, ecc…

Qui mi limito in primis a farvi notare alcune cosine:

  • innanzitutto il concorso di Samsung non c’entrava nulla con l’innovazione, veniva semplicemente premiata l’applicazione col maggior numero di download (il regolamento parla espressamente di criterio dello “Highest download counts – Consumer Judging“);
  • come sappiamo la Rete è piena di downloader di Youtube (dopotutto trattasi un banale script che invece di scaricare il file nella cartella temporanea lo dirotta tra i documenti), ma desta sorpresa scoprire che lo stesso Play Market di Google presenta app di questo tipo (grazie a Dev Fillib per la segnalazione):
  • dire che un dowloader di Youtube è stato scaricato un milione di volte non significa assolutamente nulla, da Napster in poi qualunque cosa sia borderline in termini di normative e regolamenti viene scaricata alla velocità della luce, nella consapevolezza dell’imminente cancellazione;
  • si continua in sostanza a gettare la croce addosso al duo Bianconi/Mares per aver scatenato il “flame“, senza considerare, che forse il passaggio televisivo di Andrea Giarrizzo a Ballarò può aver destato più di un’attenzione indesiderata;
  • le modalità con cui si è svolta l’intera vicenda sono assolutamente ridicole: multinazionali che indicono concorsi senza controllare i requisiti di validità dei prodotti e poi negano pure il premio, giornalisti a caccia di “belle storie da raccontare” che alla fine scatenano più ondate emotive che ragionamenti, personalità di primo piano della Rete che al minimo incidente di percorso invece di dialogare dichiarano la sopraggiunta morte del web, infinite discussioni sulla qualità dell’app che nessuno ha testato “è una bufala”/”è geniale” a prescindere, solita retorica della startup che da “impresa in divenire” viene ridotta ad “applicazione digitale”

A mio avviso questa storia apre delle domande molto importanti su cui dovremmo interrogarci un po’ tutti…

  • Ha senso continuare a discutere con queste modalità fanciullesche?L’impressione è quella di una Community di quaranta/cinquantenni formatisi sui canaglieschi forum dei tardi anni ’90 che non ha saputo cambiare linguaggio. Per carità la cosa possiede ancora una sua barbara estetica, però inizia ad essere inquietante.
  • Ha senso parlare di innovazione con riferimento alle applicazioni per telefonini? Le applicazioni, non me ne vogliate, ma sono il cancro della Rete, sono un’ulteriore chiusura del web, un ulteriore impoverimento dell’esperienza dell’utente… e soprattutto nella stragrande maggioranza dei casi hanno una logica parassitaria sfruttando codici di altri prodotti.
  • Ha senso continuare a parlare con toni enfatici di start up quando siamo di fronte ad applicazioni che non avviano alcun processo imprenditoriale? Non siamo forse di fronte ai servi della gleba della programmazione? Ogni volta che mi raccontano la storia del “Nuovo Zuckerberg del Mese” io mi chiedo sempre ma questo signore con la sua start up a quante persone dà lavoro? E la domanda non è peregrina.
  • Ha senso dare un valore positivo alla Cultura della Violazione a scopo di lucro? Se un hacker, viola un sistema per motivi ideologici o di sperimentazione è un “terrorista informatico“… se il “Nuovo Zuckerberg del Mese” fa altrettanto a scopo di lucro è un genio, purché riesca a trarne un profitto, altrimenti è un lestofante. E’ questo il futuro digitale che vogliamo? Un sobrio Anarco-Capitalismo Digitale?
  • Ha senso ergersi a difensori dell’Oligopolio Digitale quando questo sa benissimo difendersi da solo? Capiamoci reputo l’ecosistema di Google la più grande invenzione dopo la ruota, ma ormai abbiamo maturato riflessi troppo pronti nella sua difesa. Dobbiamo ragionare con obiettività sulle sue pecche.

Ogni volta che leggo una discussione feroce come quella del caso You Tube Dowloader mi chiedo se il digitale abbia davvero ampliato in noi la capacità di comunicare, o non l’abbia piuttosto atrofizzata. Mi piacerebbe, e non scherzo, che un giorno i maggiori protagonisti di questa storia, Giarrizzo, Bianconi, Mares, Luna, Mizzi e Melica, si incontrassero per discutere i tanti punti importanti lasciati aperti da questa vicenda… L’alternativa è continuare a randellarsi in un Ragnarök sempre più autoreferenziale e scollato dalla realtà.

E nella speranza di ricondurre la Rete ad un arcobaleno di abbracci e di colori vi saluto con Julie Andrews…

OppureNO.

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#iPhone5 tra rivoluzione (mancata) e fede | Data Manager Online

Tim Cooks ha presentato la nuova meraviglia di Apple: l’iPhone 5. Eppure questa volta tra gli addetti ai lavori non si grida al miracolo, anzi si respira scetticismo e delusione. Invece tra l’utenza esplode l’entusiasmo per il nuovo feticcio digitale Illustri manager digitali, i Temi di Tendenza in queste settimane sono stati assolutamente dominati dal […]

L’arto mancante

Grazie a quei cialtroni preparatissimi tecnici della Telecom la centralina telefonica del comprensorio dove abito è saltata…
Gli altrettanto cialtroni preparatissimi addetti del call center della Fastweb (il mio provider) a distanza di una settimana ancora non hanno attivato l’intervento di manutenzione…
Cosi il mio computer è orbo della connessione a internet…
Ed, essendo casa mia una Gabbia di Faraday perfetta, non ho un briciolo di campo…
Poiché non scrocco internet a lavoro…
Così mi trovo a connettermi (leggermente in crisi d’astinenza) nei soli tragitti sul tram che mi porta a lavoro…
Per fortuna il “palliativo” dello smartphone non mi fa provare l’angosciosa sensazione da “arto mancante” di cui avevo letto qualche tempo addietro…
In America avevano fatto un esperimento: lasciare degli studenti “Nativi Digitali” per una settimana sconnessi da internet… In molti impazzirono quasi…
Per fortuna appartengo a una generazione, per cui queste cose sono solo una grandissima rottura di scatole…
Ciò non toglie che odio cordialmente sia Telecom, che.Fastweb.