Come insegnare a vostro figlio a giocare a Grand Theft Auto

Oggi mi è capitato di leggere per colpa di Lorenzo Fantoni il roboante articolo: Videogiochi che «allenano» alla violenza E io li stavo per regalare a mio figlio  scritto dalla pediatra Sabrina Salvadori per la 27^ Ora, il blog di tematiche femminili del Corriere della Sera.

Avendo un figlio di nove anni che gioca ai videogame molto meglio di me, mi sembra il caso di fare qualche piccola osservazione sul rapporto tra minori e videogame.

Continua a leggere…

Mass Effect, Skyrim, Deus Ex e i finali penosi

Miranda Lawson secondo Patryk Olejniczak

ONtro

Esimi Ricercatori il mio inverno videoludico è stato all’insegna di tre ottimi videogame:

  • Mass Effect 3: uno sparatutto in terza persona con elementi ruolistici, story driven (in cui la trama conta più del mondo in cui si inserisce e l’esplorazione è limitata) della serie Mass Effect, una gloriosa space opera tipo Star Trek;
  • Skyrim: un gioco di ruolo word driven (in cui il mondo in cui si inserisce il gioco conta più della trama) della serie di ambientazione fantasy medioevale The Elder Scrolls;
  • Deus Ex Human Revolution: uno stealth con influssi ruolistici della serie di ambientazione cyberpunk Deus Ex.

Giochi assolutamente splendidi, ognuno un piccolo capolavoro nel suo genere. Giochi con un impatto narrativo assolutamente notevole, in grado di tenerti inchiodato davanti allo schermo per decine di ore, al fine di spremere ogni singolo dettaglio della trama. Peccato per un piccolo dettaglio: il finale assolutamente penoso. Ovviamente vi invito a fermarvi a questo punto se non volete sorbirvi degli spoiler megagalattici.

Il finale moscio di Mass Effect 3

L'incontenibile gioia espressa l'8 marzo, vigilia dell'uscita...

Il finale di Mass Effect è assolutamente sconcertante.

Dopo circa complessive 150 ore di gioco dipanate su tre dischi si arriva allo scontro finale con i Razziatori, una razza di esseri Tecnorganici che ciclicamente commette genocidi su scala galattica e che ha preso di punta la nostra povera Terra. Peraltro i Razziatori tramite un processo di indottrinamento mentale possono prendere anche il controllo delle personale nemico e utilizzarlo per la propria guerra.

La trama di base è ripresa para para dal Ciclo dei Berserker di Fred Saberhagen, arricchito con ogni genere di elemento di space opera possibile ed immaginabile.

Il protagonista, Shepard, è forzato a prendere scelte durissime, che comportano gioco forza l’estinzione di questa o quella specie galattica. L’effetto è abbastanza logorante, in pratica sulle spalle di un solo uomo risiede la responsabilità della sopravvivenza di intere specie, che spesso vengono sacrificate per motivazioni politiche o di strategia militare.

Il bello è che là dove si opta per desistere dallo sterminio o la sterilizzazione di una razza le conseguenze appaiono ancora più nefaste, col rischio di propagazioni galattiche di razze affette da furia omicida endemica.

Peraltro spesso si è costretti a immolare i propri amici e amanti sull’altare della Missione Suprema, con scene cinematiche assolutamente strazianti.

Ovviamente arrivati al finale con le mani macchiate di sangue, la coscienza sporca e un senso di colpa furibondo, ti girano abbastanza le scatole contro i Razziatori.

Ebbene dopo aver tritato milioni di Razziatori di tutte le forme possibili ed immaginabili, dopo aver sparato miliardi di proiettili, dopo aver utilizzato ogni arsenale possibile ed immaginabile si arriva macilenti e devastati al confronto finale col Catalizzatore, il Capo Supremo dei Razziatori…

E così Shepard scopre che costui altri non è che l’ologramma di sé stesso da bambino… Ovvero si rende conto di essere stato indottrinato dai Razziatori per tutta la durata dei tre giochi…

Niente mostrone finale, niente combattimento all’arma bianca, niente frasi epiche… Niente: solo il Capo Supremo dei Razziatori, che compito come un medico della ASL, ci spiega che i Razziatori dopo milioni di anni sentono il bisogno di un revamping… che i loro genocidi sono in realtà finalizzati ad evitare che le civiltà più evolute facciano evolvere troppo la vita sintetica che nel lungo periodo spazzerebbe via i propri creatori… che in buona sostanza preservano la biodiversità della galassia… che però si sentono vecchi e iniziano a perdere colpi…

Così il compito olo-bimbetto genocida ci offre tre bellissime opzioni di suicidio in cui i Razziatori in sostanza vincono sempre e comunque:

  • Soluzione A: ti suicidi e distruggi i Razziatori, il che comporta che la vita organica sarà presto o tardi spazzata via dall’evoluzione della vita sintetica. In sostanza si apre la stura ad una futura evoluzione di nuovi Super-Razziatori completamente sintetici.
  • Soluzione B: ti suicidi e prendi il controllo dei Razziatori, il che, avendo capito che Sheppard è indottrinato, fa un po’ ridere e piangere.
  • Soluzione C: ti suicidi e crei una nuova forma di vita tecnorganica, fondamentalmente rendendo tutte le specie della galassia Razziatori tecnorganici (pure le piante!).

Il tutto ovviamente posto come una scelta multipla tipo menù del McDonald’s…

Le cinematiche praticamente clonate e distinguibili l’una dall’altra solo dal colore delle esplosioni, contribuiscono poi a suscitare un senso di profondo sbigottimento nel giocatore, che non può che chiedersi: “Tutto qui?!”

Il finale beffa di Skyrim

Potevo mandarci il mio LOLcat ad affrontare il Drago...

Il finale di Skyrim invece non so se sia frutto di uno dei noti bug che affliggono la serie, o frutto di una folle scelta di programmazione.

Il mio Fabbro Incantatore si era sposato una leggiadra fanciulla, tale Aela la Cacciatrice, che si trasformava in Lupo Mannaro…

Il loro menage familiare prevedeva simpatiche esplorazioni per le lande desolate di Skyrim alla ricerca di mostri da uccidere e tesori da depredare… Ricorderò sempre con affetto i manicaretti che consegnava al marito nel pieno di Dungeon infernali dicendo: “Tieni caro, ho preparato questo per te”.

Purtroppo essendo Aela un Lupo Mannaro, quando i due si appisolavano non forniva al Fabbro Incantatore il bonus del Conforto dell’Amato (un miglioramento delle statistiche derivante dall’espletamento dei doveri coniugali)… Questo non so se fosse un bug, o una scelta voluta dei programmatori… Con un altro personaggio, un Assassino Elfo Oscuro, ottengo dalla sua dolce metà, anch’essa Assassina e Elfo Oscuro, il Conforto dell’Amato… Tuttavia i Lupi Mannari non hanno conforto dal sonno poiché la maledizione li tormenta… così ho il sospetto che le notti del Fabbro Incantatore e di Aela la Cacciatrice, non siano esattamente una passeggiata di salute…

Viene il giorno dello scontro finale con il Drago Nero Alduin “Il Divoratore di Mondi“… Il Fabbro Incantatore saluta la moglie sale in groppa ad un drago, vola sulla cima del mondo, ammazza millemila nemici non-morti, finisce in una sorta di versione videoludica del Valalla e… con poche zaccagnate ammazza il Drago….

Ora dico io, se uno si fregia del titolo di “Divoratore di Mondi” mi aspetto che non muoia come un poveraccio, dopo quattro urlacci e due martellate sul muso. Non dico che deve essere il combattimento della mia vita, ma mi aspetto qualcosa di molto più consistente di un Drago col pannolone da incontinente. Insomma deluso dallo scontro mediocre il Fabbro Incantatore torna nel suo mondo e cosa scopre?

  • In primis a nessuno importa nulla della sua vittoria. Mentre prima tutti erano terrorizzati dal Divoratore di Mondi, adesso tutti proseguono la loro vita con indifferenza. Non un grazie, non una medaglia, neppure una birra alla taverna locale. Completamente ignorato. Il Fabbro Incantatore riceve più commenti per la sua armatura draconica che per aver salvato il mondo. Quando si dice l’importanza dell’outfit.
  • In secundis Aela la Cacciatrice l’ha mollato. Il Fabbro Incantatore torna in tutte le case che ha sparse per Skirim, ma la moglie è assente. Va in ogni luogo visitato in precedenza, ma non trova di lei nessuna traccia. Per carità, l’assenza del Conforto dell’Amato lasciava presagire nefasti sviluppi della vicenda, ma questo mi sembra troppo.

Così il nostro eroe, dopo aver salvato il mondo, solo e sconsolato deve proseguire la propria inutile vita, ignorato da tutti. Forse un finale troppo realistico.

Il finale da sbadiglio di Deus Ex

Adam Jensen faceva meglio a riciclarsi come fashion blogger...

Deus Ex Human Revolution invece è una bella spy story in salsa cyberpunk, che costituisce una sorta di prequel ad uno dei brand di maggior successo della prima generazione di console…

Le possibilità di interpretazione del protagonista offerte dal gioco sono assolutamente splendide, le opportunità di esplorazione innumerevoli e gli approcci per la conclusione delle missioni variegati in modo appagante e coinvolgente. Il Boss finale è particolarmente impegnativo e richiede grossi doti strategiche per sconfiggerlo…

E allora qual è il problema?

E’ presto detto: arrivati alla scelta finale ci si trova davanti il solito super computer che tipo impiegato del catasto ci offre quattro finali, che fanno partire delle cinematiche sconcertanti. Qualsiasi finale si scelga (assecondare i luddisti, i postumanisti, gli illuminati o suicidarsi) il protagonista nella cinematica finale sarà assolutamente entusiasta e convinto della scelta che ha preso. Il bello è che le scelte sono tutte e quattro opzionabili a prescindere se uno abbia o meno ostacolato le varie fazioni in lotta.

Della premiata serie qualunque scelta hai compiuto fin qui non conta nulla e se prendi una scelta in totale controtendenza urlerai comunque il tuo hip hip hip urrà al mondo… Ridicolo.

Conclusione

Che dire, miei esimi Ricercatori? Mi sembra assurdo che si perdano nel finale produzioni così elefantiache, parliamo di giochi che superano per complessità e temi trattati buona parte della cinematografia mainstream in circolazione. Si investe tantissimo in grafica, si elabora il gameplay perfetto, si da vita a personaggi complessi e sfaccettati, si creano ambientazioni immersive, si sviluppano intelligenze artificiali di discreta caratura… e poi ci sono questi finali loffi, burocratici, a tiar via. Investire due euro in più su una sceneggiatura decente è chiedere troppo?

I videogame sono ormai diventato uno strumento narrativo particolarmente potente e coinvolgente, dotati di budget da capogiro, mi sembra assurdo che si scivoli ancora sulla sceneggiatura.

Il finale di Mass Effect peraltro ha così orripilato le Comunità dei Fan che la Bioware si è trovata costretta a sviluppare un nuovo finale che sarà rilasciato questa estate… Così grazie alla damnatio memoriae digitale solo questo nonPOST, insieme a pochi altri testi, resteranno a eterna memoria di quanto facesse schifo.

Il Fabbro Incantatore di Skyrim

Esimi Ricercatori, come sapete ogni tanto mi piace fare qualche piccola digressione su un mio hobby digitale molto caro: i videogame…

Da qualche giorno gioco a Skyrim, un monumentale videogame dell’acclamata serie di The Elder Scrolls della Bethesda…

Mi ha preso moltissimo, un po’ perché il clima che circonda casa mia sembra simile a quello della gelida landa di Tamriel… un po’ perché mentre mi sono trovato in convalescenza è stato la mia “Cura col Sangue di Drago”…

La funzionalità più interessante che ho trovato in questa quinta edizione del gioco è stata quella del crafting… La possibilità cioè di creare manufatti, manicaretti, incantamenti, pozioni, veleni, ecc…

Una particolare caratteristica del gioco è rappresentata dal fatto che quanto più a fondo si pratica un’arte, tanto più si diventa esperti in essa…

Così il mio valoroso Nord è diventato un virtuoso delle armi a due mani, dell’uso dell’armatura pesante, ma soprattutto è un impareggiabile fabbro e incantatore… Proprio queste due caratteristiche l’hanno praticamente reso la creatura più pericolosa, ricca e potente di Skyrim… Ricoperto della sua armatura di ebano leggendaria completamente incantata e con l’ausilio dei suoi “Spadone Vampirico”, “Ascia Strappa Anime” e “Martello Gelido” (tutta roba in ebano, “leggendaria” e autoprodotta) scorrazza felice trucidando con 1 massimo 2 colpi la maggior parte dei nemici (giusto i draghi richiedono qualche mazzata in più)…

Ma mentre liquidavo l’ennesimo squadrone della morte di maghi guerrieri, tritavo draghi, spappolavo troll in mirabolanti fatalities, mi sono chiesto: “Possibile che l’essere supremo di Skyrim sia un Fabbro Incantatore? Non un Mago, né un Assassino, né un Ladro, né un Paladino… Un Fabbro Incantatore maniaco del fai da te fantasy, che sa solo dare qualche zaccagnata e incassare colpi!”

La cosa lì per lì nella mia mente di vecchio hardcore gamer suscitò un moto di dispiacere…

Poi venne in soccorso la mia cultura nerd…

Ricordai i fondamentali passaggi del Simmarillion di J.R.R. Tolkien, che narravano della “giovinezza” di Sauron… quando si fingeva buono e gli Elfi lo chiamavano Gothraur… e faceva proprio il “Fabbro Incantatore”…

Esimi Ricercatori, ricordatevi sempre: i Bricofer del Fantasy sono luoghi pericolosissimi… e devo ammettere che l’idea di fare del crafting un punto di forza nello sviluppo di un personaggio fantasy non mi dispiace affatto… Insomma geni della Bethesda sono riusciti a rendere credibile e giocabile un’attività che pur rappresentando il nucleo fondante di tante storie fatasy era rimasta in disparte…

La Tecnologia è potere, pure nei mondi fantasy…

Basta con tutti questi personaggi pretenziosi, viva l’umile e temibile Fabbro…

Vi lascio con questo splendido video sulla vera origine del Sangue di Drago

Adolf Hitler non giocava a Grand Theft Auto

Esimi nonché egregi Ricercatori ed Estimatori, come sapete ho una ormai trentennale esperienza col mondo dei videogame…

Ho iniziato con Pong e non mi sono più fermato, giocando con ogni genere di videogame, con ogni generazione di console…

Quindi non posso che aver accolto con garbato disappunto questo incredibile servizio del TG1 relativo alla Strage di Oslo:

Quando ancora riecheggiava l’eco degli spari della strage di Oslo, il solito cronista balordo correva sulla pagina di Facebook del terrorista Anders Breivik, da cui elaborava questo succinto profilo: amante di videogame violenti, fondamentalista cristiano, estremista di destra…

Il TG1 riprendeva magnificamente la notizia fornendoci il quadro di uno psicopatico che a forza di giocare a Call of Duty Modern Warfare aveva perso il confine tra realtà e fantasia…

Poi salta fuori che il cristiano devoto era massone e voleva ammazzare il Papa…

Poi salta fuori che il pazzoide solitario apparteneva a un movimento terroristico internazionale e aveva un arsenale degno dei migliori reparti d’assalto…

Ma poco importa la verità…

L’importante era a caldo sparare le solite sentenze…

Mai che di fronte a 90 giovani vite falciate da un terrorista si dedichi un momento alla riflessione, al cordoglio…

Quando ancora le dinamiche non sono chiare bisogna trovare una chiave interpretativa che assolva le coscienze…

Un pazzo con l’ossessione per i videogame violenti.

Il sillogismo ha del meraviglioso.

Sarebbe come dire che Adol Hitler era vegetariano, quindi i vegetariani sono potenziali ispiratori di Crimini contro l’Umanitá… Geffrey Damer era omosessuale, quindi gli omosessuali sono potenziali serial killer… Charles Satana Manson era fan dei Beatles, quindi ascoltare il White Album ispira delitti efferati…

Capisco che la televisione si rivolge alle Sore Cesire, ma questo appiattire ogni analisi a sparate sensazionalistiche è assolutamente ripugnante.

Non reputo neppure necessario fare la difesa dei videogiocatori. È un mondo vastissimo pieno di ottime persone, pieno di mediocri, pieno di pessime persone, come qualsiasi fenomeno che riguarda milioni di persone…

Personalmente ho giocato a cose al cui confronto Call of Duty è Mary Poppins, evidentemente un giorno costruirò la Morte Nera e cancellerò la Terra dalle carte astrali.

Concludo invocando una moratoria di dieci anni contro gli articoli cialtroni elaborati, spiando come luridi guardoni le pagine Facebook di vittime e carnefici…

 

Gamer, quando il cinema imita i videogame

La vita imita l’arte più di quanto l’arte non imiti la vita. (Oscar Wilde)

Esimi Ricercatori, questa notte non mi riusciva proprio di dormire. Così mi sono affidato ai servizi di TV on demand di SKY…

Mi guardo un paio di film (l’immortale “Truman Show” e il deludente “Soffocare”), poi poiché l’insonnia non mi abbandona decido di fare un gesto estremo guardare un film che parla di videogame.

Normalmente per principio non guardo mai né film ispirati né film tratti da videogame, proprio perché so che la boiata pazzesca é dietro l’angolo…

Così inizio la visione di “Gamer“, per assistere a una di quelle “tavanate galattiche” che conciliano il sonno…

Gamer, con Gerald Butler (il Leonida palestratone di 300), é la versione cinematografica dei nonSPOT della premiata ditta Alfonso Luigi Marra – Manuela Arcuri.

Gamer è semplicemente un nonFILM. È come assistere impotente a un First Person Shooter (sparatutto) in terza persona, senza poter controllare l’azione col proprio joypad. Frustrante.

Le rare scene non FPS sembrano una di quelle sequenze cinematiche con cui prodotti come Metal Gear e Final Fantasy arricchiscono la narrazione all’interno dell’esperienza di gioco. Peccato che se fossi in un videogioco come direbbe Caparezza avrei “skippato” e sarei andato oltre.

La trama è abbastanza semplice: un ceffo che sembra l’incrocio tra Dexter e Mark Zuckerberg ha inventato un videogame in cui si può “possedere” il corpo di un ergastolano e farlo combattere per la propria libertà in mondovisione.

Di più non so perché a un certo punto il film ha fatto effetto e tra un’esplosione, uno smembramento e un dialogo insulso mi sono assopito.

Questa esperienza però mi ha suscitato una piccola riflessione monocromatica, analogica e bidimensionale.

Spesso le Software House si riempiono la bocca, pavoneggiandosi del fatto che l’ultimo videogioco che stanno lanciando ha uno “spessore cinematografico“.  Addirittura l’imminente L.A. Noire di Rockstar Games è stato presentato al Tribeca Film Festival (v. Un videogame al Tribeca l’interattivo sbarca al cinema)

Però, visti certi film, non è che magari sta accadendo sempre più spesso l’opposto? È la qualità narrativa media dei film che si sta abbassando ogni giorno di più fino a raggiungere il nonsenso di un casual game?

Non sarà che a forza di effetti speciali e sceneggiature insulse molti film ormai rendono l’odioso effetto di guardare una partita di videogiochi, senza poter prendere il controllo dell’azione?

Guardare certi film mi ricorda ogni giorno di più l’odiosa sensazione che provavo da bambino in sala giochi attendendo che il bullo di turno, smettesse la sua interminabile partita…

Comunque Tecnonucleo benedica certi film, perché fanno dormire i poveri insonni come me!

OppureNO.

Blizzard rivoluziona il mondo dei MMORPG con "Crabby the Dungeon Helper"

ONtro

Dal mese di Aprile questo sito sarà sponsorizzato dalla Blizzard Entertainment. Ebbene sì miei cari Ricercatori ci è stata fatta un’offerta che non potevamo rifiutare e così abbiamo deciso di rivedere tutta la nostra “politica editoriale”.

Basta con tutti questi nonPOST inutili, caustici e polemici.

E’ ora di fare qualcosa di costruttivo!

Pertanto a partire da questo mese Gilda35 presenterà i migliori contenuti offerti dalla Blizzard con i suoi celebri brand: Warcraft, Starcraft e Diablo!

Iniziamo oggi con una novità che rivoluzionerà il mondo dei videogiochi: “Crabby the Dungeon Helper”!

Crabby the Dungeon Helper

Quante volte giocando a World of Warcraft vi siete trovati impantanati in un Dungeon troppo difficile?

Quante volte i mob (mostri controllati dall’intelligenza artificiale) vi hanno purgato, piallando ignominiosamente voi e i vostri compagni?

Quante volte avete assaporato l’amaro calice della sconfitta?

Finalmente quelli di Blizzard hanno applicato le più moderne tecnologie per consentirci un’esperienza di gioco quanto mai gratificante e scevra da frustrazioni.

Nasce oggi: “Crabby the Dungeon Heleper

Crubby il tuo Algoritmo a portata di click!

Come riportato dal comunicato stampa ufficiale di Blizzard:

Crabby usa un insieme complesso e vasto di tecniche euristiche sensibili al contesto situazionale per analizzare lo stato attuale in tempo reale. Questa tecnica è detta “Crabby sa sempre cosa accade”, egli osserva ogni tua mossa con i suoi occhi che tutto vedono. Nulla sfugge al suo incrollabile sguardo, neppure la minima sfumatura del tuo stile di gioco passa inosservata. In poco tempo, Crabby sa che cosa hai intenzione di fare prima ancora di farlo. Ed egli userà questa conoscenza per aiutare.

Considerazioni

Penso che l’idea di applicare le più moderne tecnologie per agevolare l’esperienza di gioco abbia notevoli ripercussioni positive:

  1. evitare di dover adottare una “strategia di gioco”, così i giocatori avranno un’esperienza di gioco appagante senza spremere troppo le loro stanche meningi;
  2. smorzare la tensione, attenuando la produzione di adrenalina, eliminando gli annosi problemi delle crisi epilettiche e dei decessi notoriamente connessi al mondo dei videogiochi;
  3. rendere il mondo dei MMORPG accessibile ad una piattaforma utenti molto più vasta (nonni, lattanti, fidanzate…);
  4. consentire una standardizzazione dello stile di gioco, evitando gli odiosi dibatti esistenti nei forum di mezzo mondo;
  5. consentire a tutti di “giocare come macchine“, esercitandoci nell’esatta esecuzione delle routine di gioco proposte dai nostri fidi BOT;
  6. evitare comportamenti “eterodossi” da parte dei giocatori più creativi, che tanto funestano le nostre sessioni di gioco (perché non fanno come tutti gli altri e non cercano su Youtube una strategia standard non lo capirò mai)…

Conclusioni

Quasi dimenticavo Crubby è uno dei soliti scherzi di Aprile (April’s fool) di Blizzard!

E questo nonPOST è un piccolo scherzo di Aprile di Gilda35!

Giocare come Macchine: ONTRO

SupeMario Nuke'em

Cari Ricercatori ci siamo felicemente lasciati alle spalle il 2010 e un coccoloso 2011 nuovo di zecca si distende ai nostri piedi nell’orizzonte elettrico degli eventi. Mi sembra giusto chiudere il digiuno di nonPOST imposto dal Natale, affrontando uno temi dei che ho sempre lasciato in sospeso: i videogame, le varie famiglie di gamers e i bimbiminkia in particolare.

Mi sono sempre riproposto di affrontare questa che è a mio avviso una delle tematiche maggiormente esemplari di come l’uso, anzi l’abuso, delle nuove tecnologie cambia antropologicamente la stessa idea di Persona, che sempre più sta evolvendo verso un sinonimo di “Macchina biologica di Tecnonucleo, che assolve a funzioni di periferica delle Nuvole Computazionali“.

Nella mia vita ho giocato veramente parecchio, quindi sebbene folle e dadaista parlo con cognizione di causa.

Come sapete ho attaccato lattante con Pong e mi sono fatto il mio bravo cursus honorum tra tutte le generazioni di console e di home computer succedutesi negli anni. Ricordo quando le mie manine pacioccone stringevano le periferiche di PONG, le chiuse a casa degli amichetti con Atari 2600, Intellivision, Atari 5200, ColecoVision, le accanite con NES e Sega Master System, le disfide a suon di Sega Mega Drive, SNES e Neo Geo, l’apoteosi di Playstation, Nintendo 64, Sega Saturn, il resto è console war recente con Sony, Microsoft e Nintendo in ogni declinazione di forma e di approccio… Ma ricordo anche con passione i primi home computer: i VC20, il C64, il mio mitico ZX Spectrum, i 386, i 486, poi la generazione dei processori con i computer customizzati e la gara alla scheda grafica più performante con sistemi di raffreddamento degni di un computer del NORAD.

E’ stata una follia dissennata in cui coi miei amici nerd in ogni fase dello sviluppo abbiamo speso cifre folli e una quantità iperbolica di tempo nella nostra passione divorante: giocare coi pixel.

Chi non è un gamer non può capire lo stato di estasi mistica degna di un derviscio roteante Sufi che ti lasciano 20 ore di videogioco sulle spalle… quando chiudi gli occhi e in sovraimpressione la partita si sta ancora svolgendo sulla tua retina… quando incurante di fame e sonno ti ripeti “un altro quadro e poi smetto” e passano giorni… quando il gioco pervade la tua mente come una scimmia e cerchi in Rete ogni informazione utile per dominarlo… quando ti spingi oltre i limiti imposti dai programmatori e il gioco “impazzisce” riempiendoti di una gioia malata…

Ricordo ancora con commozione il giorno in cui la mia fidanzata dell’epoca mi chiamò al telefono per un incontro romantico e le dissi: “Ma, sai devo studiare…” e alla domanda “C’è un’altra ragazza nella tua vita?” le casse del PC ruggirono: “…shall all feel the wrath of the eternal Swarm…” seguito da un ovvi improperi rivolti alla mia persona.

Sono nel gergo tecnico degli smanettoni un “hardcore gamer“, che talvolta ha operato anche come “beta tester” di alcuni videogame. Quindi qualche parolina sul mio ultratrentennale hobby preferito posso spenderla…

Non so quanti di voi hanno provato l’orribile esperienza di giocare online con dei bimbiminkia… Giocare contro l’intelligenza artificiale di un videogioco è più stimolante: il programmatore un minimo di creatività ce la mette e cerca di dare spessore all’esperienza di gioco… Il bimbominkia no. Il bimbominkia non vuole giocare, vuole vincere. Quindi va su Youtube et similia apprende qualche “routine vincente” e la ripete ossessivamente comportandosi come un programma di quelli sfigati. Se riuscite a interdire la strategia dei bimbiminkia vanno in “crash” e smettono di giocare. Giocare online fornisce lo spaccato di un futuro prossimo in cui persino l’intrattenimento ha perso i connotati di “divertimento, distrazione, evasione” per diventare “compulsione, ripetizione, meccanica“… Dopotutto i bimbiminkia sono la prima generazione nata dopo la nascita di Tecnonucleo, sono creature che pensano in 140 caratteri, hanno personalità strutturate in modo binario “I like/I don’t like”, hanno facce da Avatar, pensano come smartphone… Sono l’avanguardia delle Macchine biologiche sviluppate da Tecnonucleo…

Ovviamente questo nonPOST si distribuirà in tanti “piccoli” POST-it, in luogo dei chilometrici nonPOST cui siete abituati. Il tempo per scrivere è sempre meno e il Tempo è Tiranno e quindi chiniamo il capo ossequiosi…