Mi spiace, ma qui non è Mr Robot

“Sulla prima pagina è scritto: Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.”

(“Q”, Luther Blisset)

Qualche giorno fa il buon Vittorio Zambardino ha proposto un’alta riflessione sullo stato della cybercultura contemporanea, che invito caldamente a leggere prima di proseguire nella lettura di questa riflessione (“Lasciare Facebook per un po’, per fuggire (invano) dalla Regina Rossa“).

Chiunque conosca il curriculum di Vittorio Zambardino non può certo ascriverlo a un esegeta del luddismo di ritorno, di cui Umberto Eco è il più alto esponente, che vede nel digitale la causa prima di ogni mortificazione del dibattito pubblico. Anzi il buon Zambardino ha rappresentato per parecchi anni il maggior responsabile del processo di digitalizzazione del Gruppo Editoriale l’Espresso, pertanto, quando esprime disaffezione per lo stato dell’informazione digitale, merita una lettura più che attenta (dopotutto è uno dei padri della Colonna Destra di Repubblica e gli sarò eternamente grato per questo… scherzo!).

La lettura di Zambardino mi ha fatto riepilogare mentalmente la mia attività online nel quadriennio 2010-2013, quando ho giocato alla Regina Rossa con discreto successo.

Ecco quello che segue magari può essere visto come il classico monologo del cattivo da fumetto, che quando ormai tutto è perduto svela il Diabolico Piano… Oppure più semplicemente è la “confessione di un artista di merda”…

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Bufale Senza Latte – #IJF15 Perugia 17.04.2015

Venerdì 17 aprile, ore 19:30 presso la Sala del Dottorato, parteciperò al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia insieme agli amici di Gilda35 (la crew al gran completo Aldo Pinga, Pierluigi Canino, Domenico Polimeno e Renato Gabriele) e al “Giullare Digitale” Francesco Lanza, per l’evento “BUFALE SENZA LATTE – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la politica digitale”.

Arianna Ciccone, deus ex machina del Festival, ci ha invitato, non senza una mia certa dose di sorpresa, ad articolare un intervento durante questa importante manifestazione, che convoglia volontari dalla bellezza di 22 Paesi.

Considerata quantità di burle, che abbiamo accumulato negli anni ai danni di poveri ignari giornalisti, è un po’ come mandare Lady Gaga a fare una catechesi in Vaticano.

Ovviamente abbiamo accettato tutti con piacere.

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Kim Jong Un: la minaccia nucleare incombe su Twitter | Data Manager Online

Il dittatore nordcoreano Kim Jong Un minaccia di sferrare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Così su Twitter si respirano toni da black comedy degni de “Il dottor Stranamore” di Stanley Kubrick.

Parliamoci mortalmente chiaro, il “Caro Leader” Kim Jong Un è uno dei personaggi che dominano le sottoculture, che abitano internet. Il giovane dittatore nordcoreano è oggetto di un vero e proprio culto con produzione di ogni genere di meme e beffa informatica possibile e immaginabile.

Molti non lo sanno ma il successo planetario di Gangam Style di Psy, ha ricevuto un generoso supporto da parte della community della image board 4Chan, stante la somiglianza tra il cantante sud coreano e Kim Jong Un. Uno dei meme preferiti dell’underground di internet è proprio il confronto tra il gaudente ambiente del K-pop sudcoreano, incarnato da Psy, e il triste e grigio clima da Cortina di Ferro della Corea del Nord, incarnato da Kim Jong Un. Lo scherzo, nato in opposizione al solito Justin Bieber, sì è spinto talmente in là che alla fine ha prodotto il video più visto di sempre su Youtube.

Esistono poi numerosi exploitable del “Kim Jong Un looking at Things”, ossia foto in cui il dittatore coreano osserva con il suo faccione sognante oggetti, animali e bambini. Foto pronte ad essere trasformate in buffonesche macro, con la banale aggiunta di testi riportanti domande tipo “Can I eat?” (posso mangiarlo?). Così internet è pieno zeppo di foto del dittatore coreano, ritratto in ogni possibile occasione.

Va detto peraltro che anche i media di regime di Cina e Corea del Nord ci mettono del loro. Quando la testata satirica Onion ha dedicato un servizio a Kim Jong Un come uomo più sexy del mondo del 2012, i media cinesi hanno abboccato riprendendo la notizia come un serio riconoscimento. Il tutto tra l’ilarità generale di mezzo mondo.

E non è finita qui. Quando la rivista Time ha avviato un contest online per nominare il personaggio dell’anno del 2012, la community di 4Chan si è di nuovo scatenata, cercando di promuovere in ogni modo la vittoria del “Glorioso Leader”. A un certo punto però vari media hanno mangiato la foglia e alla fine la consultazione online non è stata presa in considerazione ed invece del “Grande Condottiero” nordcoreano, ha vinto d’ufficio Barack Obama.

Fatte queste doverose premesse, per inquadrare l’humus culturale che col tempo si è creato attorno al “Caro Leader”, risulta facile comprendere perché su Twitter l’annuncio del dittatore di voler sferrare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti è stato accolto con toni splendidamente goliardici.

Chi si attendeva un “sentiment” caratterizzato da panico e ansietà, è rimasto completamente deluso.

C’è stata una vera e propria esplosione di motteggi, burle, fotomontaggi e meme, come ne ho davvero viste di rado. La minaccia nucleare di Kim Jong Un ha generato una deflagrante creatività, che ha illustrato con un sorriso agrodolce quanto velleitaria essa sia. L’aeronautica nordcoreana ridotta a lancio di aeroplanini di carta, la missilistica a giochi per l’infanzia attivati a pompa, la nautica a barconi pieni di derelitti. Il tutto ovviamente corredato da testi inneggianti a deliranti sfoggi di potenza in 140 caratteri.

Grazie a Kim Jong Un Twitter ha dato prova delle proprie potenzialità nel veicolare immagini fotografiche. Ero tra quelli che non erano rimasti positivamente impressionati dalla chiusura di Twitter all’importazione delle immagini di Instagram, ormai ridotte a un mero link esterno. A distanza di mesi devo ammettere che questa limitazione ha invece insegnato a parecchi ad utilizzare il social network come strumento di diffusione di foto e meme nativi.

E al carosello di cui sopra si è associata anche il collettivo Hacker di Anonymous, che per sferrare il proprio attacco alla presenza online di Kim Jong Un ha prevalentemente utilizzato l’arma dei meme.

Una cosa che mi ha sempre lasciato molto colpito dell’intelligenza collettiva espressa dai social media è sempre stato, come la minaccia Morte e Distruzione riesce ad attivare improvvisi e gustosissimi guizzi di creatività. Così Kim Jong Un ci ha insegnato, di nuovo, la grande lezione di Stanley Kubrick, ovvero come imparare a non preoccuparci e ad amare la bomba.

viaKim Jong Un: la minaccia nucleare incombe su Twitter | Data Manager Online.

Ma quali primarie imperialiste, io voto Kim Jong Un!

ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU GILDA35

In Italia assistiamo al triste spettacolo delle Primarie del PD, unica nota di colore (rosso) i Marxisti per Tabacci. Negli USA il Socialismo trionfa e il dittatore nordcoreano Kim Jong Un guida la classifica di Uomo dell’Anno.

Ma quali primarie imperialiste, io voto Kim Jong Un!

Primarie Cinguettanti

Esimi Ricercatori, in Italia ormai l’unico tema politico che tiene banco sono le Primarie del PD e il bann di Beppe Grillo a Flavia Vento… colpa o merito di un PDL ormai ridotto ai minimi storici.

Ormai gli scambi tra i due leader in pectore del Centro Sinistra, che hanno visto in Twitter uno dei capisaldi della loro macchina del consenso, hanno portato anche la televisione a piegarsi a modalità di dibattito politico in “140 caratteri”.

Col duello televisivo tra Matteo Renzi e Pierluigi Bersani penso che abbiamo letteralmente raggiunto l’apice dell’integrazione del Centro Sinistra italiano nel calderone della cultura pop della Guerra dei Sogni.

Come già detto altrove a me questo modello frenetico di dibattito politico inizia a farmi porre delle domande… non è che piuttosto della televisione che è sbarcata su Twitter, è accaduto l’esatto opposto ed ora i format politici inseguono la comunicazione sincopata, frenetica e stingata del noto social network… Se adesso pensiamo le frasi in 140 caratteri, domani penseremo un programma in due minuti di esposizione?

Il ritmo della trasmissione mi ha lasciato veramente senza parole: slogan, battute a effetto, metafore… e poi? Io mica ho capito bene che ricetta hanno in mente sti due… ben inteso che il successivo spettacolo dei pidiellini è stato un momento di incommentabile orrore cosmico e pertanto Totò (Renzi) e Peppino (Bersani) ne sono usciti come due statisti di grande peso.

Marxisti per Tabacci

L’unica nota di colore rosso in questo dibattito colorato e sincopato l’ho trovata proprio su Facebook: la pagina Marxisti per Tabacci.

La pagina tra il serio e il faceto si presenta così:

Perché un marxista dovrebbe appoggiare un democristiano? Perché, ora come nel 1800, per un marxista ciò che importa è la gestione dei mezzi di produzione, l'economia. E nel 2012, in Italia e nel mondo, il nemico principale del marxismo è indubitabilmente il neoliberismo. E di fronte a Bersani (passato alla storia, da ministro, per le sue liberalizzazioni), Renzi (un neoliberista di stampo statunitense), Vendola che ancora sta decidendo cosa fare dell'ILVA e Tabacci, non possiamo che scegliere quest'ultimo: i suoi trascorsi da democristiano di sinistra, la cura che sempre ha avuto per il sociale e per la famiglia, il suo naturale rappresentare, per essenza stessa, la gloriosa Prima Repubblica con il suo corollario di piena occupazione, disavanzo di bilancio e gestione assistenzialistica dello Stato, sono per noi garanzie di un sistema che, lungi dal seguire pedissequamente i diktat libero-efficentisti dell'Europa, sappia invece spianare il terreno, tramite la ristatalizzazione delle grandi aziende ex statali, all'avvento del socialismo in Italia. VIVA TABACCI, VIVA IL SOCIALISMO!

Ma il lato realmente meraviglioso della pagina che seguo con passione da quando muove i suoi primi passi sono i meme che decontestualizzano Bruno Tabacci inserendolo nella storia del Socialismo Reale, le finte prime pagine di Pravda e Unità, le finte foto delle manifestazioni…

Un vero capolavoro per gli amanti della cultura dei meme.

Kim Jong Un uomo dell’anno

Pertanto mentre mi chiedevo come abbiamo fatto a ridurci ad appassionarci per acquisti di pagine di giornali, politici dalla lacrima facile, giovanotti dalla battuta pronta… mi tuffo sotto il pelo dell’acqua

E scopro che il dittatore nordcoreano Kim Jong Un, figura molto cara su questi lidi sia per le sue doti iconografiche, che canore, guida la classifica del Times come Uomo dell’Anno 2012.

Che dire miei esimi Ricercatori, la politica italiana ci lascia delusi e annoiati… la risposta è Kim Jong Un… sapete che è tanti anni che rappresento il mio disappunto sullo scenario politico italiano al grido di “chiedo asilo politico alla Corea del Nord”… aiutatemi a realizzare un sogno votate quel capolavoro di cultura pop, marxismo, cyber dadaismo che è il Caro Leader Kim Jong Un… fatelo per amore della Pace di Internet

Dopotutto è un leade che non vanta genitori democristiani, non piange per l’amico curato di campagna, nel proprio pantheon non ha papi o cardinali, la parola liberismo non riuscirebbe neppure a pronunciarla, non è sostenuto da banche e lobby digitali

Fate il vostro dovere: votate chi Tecnonucleo e l’Oligopolio Digitale non vi farebbero mai votare…

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Gangnam Style è il video più visto di tutti i tempi

ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO SU GILDA35

Gangnam Style è il video più visto di tutti i tempi

Esimi Ricercatori, la buona battaglia è vinta.

Qualche tempo addietro vi raccontammo alcuni ghiotti retroscena che collegavano il successo virale di Gangam Style a un duello a distanza tra gli Anon di 4Chan e gli stregoni del marketing che stanno dietro a Justin Bieber…

Come raccontammo all’epoca si voleva superare la “curva di crescita” di visualizzazioni generata dall’endorsement di Justin Bieber verso “Call Me Maybe” di Carly Rae Jepsen…

Ma avendo stracciato in poche settimane il primato di “Call Me Maybe“, si è rapidamente imposto un obiettivo più ambizioso quest’oggi pienamente raggiunto: spodestare “Baby” di Justin Bieber dal titolo di video più popolare di tutti i tempi.

Gangnam Style è il video più visto di tutti i tempi

Vi faccio notare una chicca esimi… perché quando si lavora a questo genere di cose si aspira sempre alla perfezione maniacale:

  • il video di Justin totalizza 1,435 Milioni di “mi piace” e 3,187 Milioni di “non mi piace”;
  • il video di Psy totalizza invece 5,352 Milioni di “mi piace” e 0,322 Milioni di “non mi piace”.

Peraltro va notato come questo raid abbia segnato una interessante evoluzione nei raid delle Community di c.d. sotto-cultura digitale. Tutto si è fatto molto più deep, sussurrato, niente appuntamenti, ormai tutti sanno quello che devono fare e come farlo, ognuno ha la propria rete di influenza e sa come utilizzarla al meglio, tutti si conoscono tra di loro e fondamentalmente seguono UNA storia, pertanto ora basta un battito d’ali in Corea del Sud per squassare i server della California…

La potenza è nulla senza controllo °L°

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Quando 4Chan diagnosticò il cancro a Justin Bieber | Gilda35

Originariamente pubblicato su Gilda35

Quando 4Chan diagnosticò il cancro a Justin Bieber

ONtro

Esimi Ricercatori, la campagna di sfrenate burle di 4Chan ai danni delle multinazionali dell’intrattenimento non conosce sosta. A farne le spese questa volta sono stati i Belieber, i fan della pop star Justin Bieber… che al grido di #baldforbieber in massa si sono rasati i capelli di fronte al falso annuncio della diagnosi di una leucemia del proprio idolo.

Come sapete da sempre il piccolo Justin ci suscita qualche inquietudine…

Ogni volta che lo si nomina su twitter, capitano strani e inspiegabili fenomeni che ci sprofondano in un web sospeso tra il fantascientifico e l’onirico…

Il suo corpo elettrico pervade buona parte dell’ecosistema Twitter, garantendo il successo di qualunque start up su cui si posi il suo tocco

Onestamente ho sempre ritenuto che Justin Bieber fosse una delle peggiori emanazioni del Tecnonucleo, la proto-intelligenza artificiale ibrida uomo/macchina che domina internet… La community di 4Chan ha confermato le mie più fosche considerazioni…

Ringraziamo sentitamente il Ricercatore Antonio Avigliano per la gustosa segnalazione:

#BaldForBieber

Di seguito espongo in sintesi la vicenda, condita da qualche elemento che vi aiuterà a non brontolare solamente il solito monotono “non si scherza con queste cose”, perché, come vedremo, la vicenda è più inquietante di quanto sembri

Peraltro le origini dello scherzo sono lontane…

Siamo infatti davanti ad un nuovo scherzo che sfrutta le caratteristiche dimitopoiesi narrativa tipiche del digitale…

Nel febbraio 2011 il piccolo Justin partecipa ad uno spettacolo di Jimmy Kimmel… uno di quei talk che tanto piacciono negli USA in cui un irriverente ed arguto umorista pone domande irriverenti ed argute ad un VIP, che fornisce irriverenti ed argute risposte…

Durante lo show Jimmy Kimmel in un momento di spettacolare ilarità finge di rasare a zero Justn Bieber, che si ripresenta dopo la pubblicità completamente calvo…

Le fan impazziscono di dolore… salvo scoprire il giorno dopo che si trattava di un divertentissimo scherzone della Pop Star, i cui capelli erano stati abilmente celati da un truccatore…

Ovviamente la Rete, quel meraviglioso iceberg digitale, si è riempita di immagini del Bieber calvo, che tuttavia sono andate sedimentandosi sommerse dall’immane quantità di immagini della star giornalmente introdotte nella Cloud.

Così è stato estremamente facile per la community di 4Chan creare un sito (BaldForBieber.com), in cui si lanciava una finta campagna virale #Baldforbieber…

Corredata da uno di quegli appelli “catartici” che tanto appassionano i markettari virali:

The Tragedy: Recently, information regarding our loving artist Justin Bieber has been leaked online. Justin has cancer. At his request, it was kept hidden with help from his agent although some devious people figured out this secret and leaked it over the internet. We would like to embrace this! SUPPORT BIEBER IN HIS STRUGGLE – #BALDFORBIEBER!

Nonché da un finto counter per una finta raccolta fondi per il cancro e da uno struggente video virale…

Dopodiché gli OldAnon hanno proceduto ad invadere Twitter di struggenti appelli per aiutare la pop star nella sua lotta contro la malattia… invitando i fan a “rendersi calvi per Bieber“, per manifestare la propria empatia verso il cantante.

Peraltro qualche star ogni tanto si rapa a zero per esigenze di copione, così rapidamente sono state riprese immagini di attori che si erano fatti calvi per sostenere Justin.

Di seguito una raccolta dei tweet che più hanno fatto sganasciare dalLULZ gli OldAnon:

Ed ecco una selezione delle foto dei “Calvi per Bieber“, in cui pare ci siano anche sorelle e fidanzate dei burloni reclutate per l’occasione per spingere i fan all’azione… Dopotutto che storia virale è senza la “call to action“?

La vicenda imperversava in ogni canale possibile con tentativi di manipolazione anche via Wikipedia e Reddit, il tutto come ben raccontato da questo tread:

Nel bel mezzo della tempesta mediatica una fan interrogava un personaggio importantissimo, che ha oltre un milione di follower su Twitter: Kenny Hamilton.

Chi accidenti è questo tizio? Vi chiederete.

Ebbene costui è famosissimo perché la guardia del corpo personale di Justin Bieber. Interrogato sulla malattia del proprio protetto rispondeva così:

Avveniva così che gli amministratori di BaldForBieber vedevano recapitarsi un’arcigna lettera di diffida che li invitava a desistere dalla loro perniciosa attività.

Quando 4Chan diagnosticò il cancro a Justin Bieber

Conclusioni

Penso che questa storia dovrebbe far riflettere e parecchio.

La cosa più idiota che si potrebbe fare è alzare il ditino, scuotere il capo e biasimare la community di 4Chan per il proprio cattivo gusto.

Ma questa storia, miei esimi Ricercatori, racconta qualcosa di ben diverso.

Sono anni che leggo ovunque nei siti legati al marketing virale il ricorrere ossessivo dei termini “catarsi” e “call to action“.

Gli stregoni del marketing hanno cresciuto le generazioni di nativi digitali a pane e scariche emotive da riversare nella Rete.

La campagna di successo deve essere pulsionale e immediata, deve chiamare tutti ad un’azione di pancia secondo il classico schema orgonico di tensione-carica-distensione.

Si è così creata all’interno della Rete un Internet Broadcast peggiore della televisione. Un televisore con un miliardo di canali che spinge di continuo i giovani contadini della cloud a riversare su internet enormi quantitativi di messaggi promozionali spacciati per comunicazione.

Lo dimostrammo in tempi non sospetti: i nativi digitali per ottenere retweet e follower infarcivano la propria comunicazione di rimandi a brand commerciali, per stimolare i socialBOT specializzati in tale campo… hanno appreso da tempo a dominare i temi di tendenza con esplosioni di esuberante amore per i propri idoli, rendendosi uomini-sandwich a tempo pieno…

La comunicazione commerciale si è fatta comunicazione ordinaria.

La vita è una quotidiana chiamata alle armi per qualche corbelleria inventata dagli Stregoni del Marketing.

Tutto è un continuo reagire a stimoli abilmente attivati tramite la programmazione neurolinguistica.

Ne esce una generazione affetta da un conformismo allucinato e incosciente simile a quello dei cittadini del “Mondo Nuovo” di Aldous Huxley.

Nessuno mi venga a parlare di “Popolo di Internet“, della “Cattiva Maestra Televisione“… nessuno osi proclamare una qualche maggiore dignità culturale del digitale rispetto alla comunicazione analogica. Il digitale grazie al massivo ingresso del marketing in ogni suo anfratto, è diventato il luogo di manipolazione per eccellenza…

Ovviamente il “cattivo” per i Media saranno i Troll, l’anonimato, il deep internet… Il Tritacarne Digitale chiamerà in proprio aiuto l’Autorità per combattere gli orchi del web… Dopotutto questo è solo un altro momento dell’Incidente del Tonchino Digitale.

Il Totalitarismo 2.0 sarà morbito e pop.

Volete vedere il Lato Oscuro della Rete?

Bene andate ad un seminario sul Marketing Virale.

Come 4Chan sta ridefinendo il marketing | Gilda35

Originariamente pubblicato su Gilda35.com

ONtro

Quella appena trascorsa è stata un’estate molto importante e ricca di cambiamenti per la community degli OldAnon di 4Chan

Dopo un silenzio durato quattro anni Christopher Poole ha ricominciato a dialogare con la propria community…

Si è superato il miliardo di post (meglio che non immaginiate cosa ha potuto generare l’annuncio che si era vicini alla mitica soglia)…

E’ stato migliorato il proprio sistema di moderazione dei contenuti (era ora)….

Sono state rilasciate per la prima volta le API (gli strumenti di programmazione per creare applicazioni)… OK API e 4Chan nella stessa frase è inquietante…

E’ stato avviato un particolare modello di donazioni per l’autosostentamento del sito chiamato 4chan Passes.

Infine è stato festeggiato il nono compleanno del sito…

Ovviamente il tutto è stato celebrato in modo un po’ particolare…

Stravolgendo, forse per sempre, le regole del marketing digitale.

Hitler Did Nothing Wrong

Questa estate la Pepsi Co. ha avuto la cattiva idea di lanciare un contest via internet per battezzare una nuova bevanda, durante una temperie culturale come quella sopra descritta…

Ovviamente ne è nata la totale presa di possesso del sito del contest da parte degli Oldanon che hanno fatto salire col solito sistema del 300% dei voti nomi legati a innominabili secrezioni intime, evocativi di malattie legate al diabete, ecc…

Ma il nome che alla fine ha vinto il contest è stato lo sconcertante: Hitler Did Nothing Wrong (Hitler non ha fatto nulla di sbagliato)…

Come attestato da ricostruzione di Techeconomy, non è stato molto chiaro né lo scopo (su cui mi soffermerò nelle conclusioni), né l’effettivo coinvolgimento di 4Chan nell’iniziativa…

Diciamo però che conosco gente, che conosce gente che grazie alle API recentemente rilasciate… ha installate sul proprio smartphone applicazioni di 4Chan (regolarmente disponibili sul Play Market di Android) e ha assisitito in diretta all’evolvere del tread “Hitler Did Nothing Wrong“…

Vi garantisco che trattasi di 4Chan.

 

Ovviamente la cosa, come spesso accade nel caso delle perfide burle all’insegna del LULZ più scafato, è debordata dal digitale al mondo fisico… Con esiti inquietanti…

 

Se Taylor Swift suona per i sordi

La Chegg, una società che noleggia e vende libri, ha avviato un altro contest online con cui regalare ad una scuola un premio di $ 10.000 e un concerto della pop star Taylor Swift…

Gli Anon di 4Chan hanno pensato bene di avviare una gloriosa campagna da 300% dei voti… spingendo affinché vincesse la più importante scuola per non udenti di Boston…

Ma alla fine tutto il male non è venuto per nuocere…

Sebbene la scuola sia stata squalificata a causa delle pratiche “poco corrette” usate da 4Chan… Alla fine Taylor Swift, recuperando alla grande quello che rischiava di essere un danno di immagine colossale, ha raccolto per la scuola di Boston fondi per $ 50.000, donato essa stessa $ 10.000 e regalato ad ognuno degli studenti un biglietto per il suo prossimo concerto.

Kit Kat & Pedobear

La Nestlé peraltro volendo lanciare la propria pagina su Instagram ha pensato bene di pubblicare una foto che ritraeva… il famigerato Pedobear: il meme sulla pedofilia.

All’articolo di cui sopra ci permettiamo di aggiungere due puntualizzazioni:

  • Esiste una effettiva connessione tra Pedobear e la pedofilia. Nelle image board, essendo difficilmente moderabili, spesso avvenivano incursioni di pedofili che facendosi forti dell’anonimato chiedevano infame materiale pedopornografico. Il Pedobear nacque come “trollata” nei loro confronti. Non è quindi la mascotte dei pedofili, ma la loro caricatura.
  • L’errore di Nestlè probabilmente è dovuto al fatto che su internet girano parecchie foto di costumi da Pedobear (un vecchio scherzo di 4Chan)… Alla fine con le solite dinamiche da iceberg digitale la cosa è riaffiorata perdendo l’originaria connessione.

Il successo virale di Psy

In tutto il mondo si arrovellano per capire come abbia fatto “GANGNAM STYLE” il video di un’oscura popstar coreana, tale Psy, a bruciare ogni record precedentemente detenuto su Youtube con oltre trecentocinquantamilioni di visualizzazioni e quasi tremilioni e mezzo di like.

Poiché non ne posso più di leggere boiate pazzesche su “catarsi”, marketing virale, cultura pop e affini, mi sembra d’uopo rendere un po’ più leggibile la cosa.

Partiamo da un presupposto: le comunità di controcultura odiano visceralmente quel leviatano digitale di Justin Bieber, perché ormai ha invaso tutto il web come un tumore.

Partiamo da un ulteriore presupposto: le comunità di controcultura vedono di pessimo occhio quel leviatano digitale di Barack Obama, perché ormai ha invaso tutto il web possibile e immaginabile (perfino Reddit!)… spingendosi nel terreno su cui 4Chan aspira all’egemonia culturale: i meme (v. Barackolie milioni di meme sulla famiglia Obama che hanno invaso il web).

Ora accade che tale Carly Rae Jepsen, una popstar canadese, nell’autunno 2011 pubblica una canzoncina senza infamia e senza lode, “Call Me Maybe”, che non decolla nelle classifiche.

Per quei pazzeschi casi della vita la stessa canzoncina viene ascoltata da Justin Bieber, che a distanza di quasi un anno la rende un fenomeno virale facendole sforare in pochi mesi il tetto dei duecentomilioni di visualizzazioni.

Per quei rocamboleschi casi della vita Barack Obama adotta Call Me Maybe per la propria campagna elettorale.

I tempi per un nuovo Rickrolling sono maturi.

Dalle parti di 4Chan si inzia a cercare qualcosa da opporre alla Triplice Intesa Jepsen-Bieber-Obama… Ricordiamoci che 4Chan è una Image Board di ispirazione otaku, quindi è piena di estimatori della cultura giapponese e sud coreana…

Per quei processi da mente alveare che non finiranno mai di stupirmi, 4Chan si riempie di meme riguardanti Psy, che viene indicato come la soluzione finale al problema Bieber e One Direction.

Il motivo del successo di Psy nella community di 4Chan è elementare: è considerato la risposta sudcoreana al dittatore nordcoreano Kim Jong-un… che è a sua volta un amatissimo meme di 4Chan poco noto all’esterno del sito.

I motivi del successo sono semplici: quel video è un concentrato di sessualità otaku, anarchia, pop orientale, nonsense… in parole povere 4Chan.

Il resto è la versione apocalittica del Rickrolling parte seconda.

Conclusioni

Ecco esimi Ricercatori, adesso inziate a capire quanto è profonda la tana del Bianconiglio.

Come al solito esporrò le mie personali conclusioni in ordine sparso:

  • Innanzitutto la dialettica sempre più accesa tra Oldanon e Newfag sta portando i primi ad assumere quotidianamente posizioni di rottura. Man mano che la parte attivista dei c.d. Newfag si lascia coinvolgere da iniziative politically correct (es. wikileaks, ecologismo, attivismo politico, ecc…) gli Oldanon diventano più selvaggi. Il razzismo, il sessismo e l’omofobia parossistica di alcuni tread hanno proprio lo scopo di dissuadere le “anime belle” dalla frequentazione delle discussioni. E’ il tentativo di rendere tutto molto più deep.
  • E’ in corso da parte degi Oldanon di 4Chan, dopo il Project Chanology eOccupy Wall Street, di recuperare la propria carica anarchica e selvaggia. Ovviamente l’aspirazione a essere un soggetto culturale nuovo cozza tremendamente con la normalizzazione in corso nell’hacktivismo più politicizzato.
  • E’ innegabile che 4Chan sta cambiando le regole del gioco del marketing a livello internazionale. Francamente non capisco come sia possibile che i grandi investitori di marketing non si affidino a professionisti esperti in cultura del meme e comunità online, per valutare le ricadute possibili delle proprie campagne.
  • Ascrivere ciò che avviene in 4Chan e gruppi similari a puro trolling è un grosso errore, che in futuro potrebbe rivelarsi letale per chi fa comunicazione commerciale e politica.
  • Se vuoi sfondare il tetto del mezzo miliardo di visualizzazioni devi diventare un meme di 4Chan.

Quasi dimenticavo!

Prego i gentili giornalisti che a seguito della pubblicazione di questo nonPOST, come di consueto, pubblicheranno il solito articolo scopiazzato male dal titolo tipo “Intervista ad Anonymous“… di concluderlo con qualcosa tipo “e mando un bacio a Giovanni Scrofani che è tanto carino e coccoloso“.

Grazie.

Poscritto

Mi sembra d’uopo rispondere organicamente a tre domande intercorse nei giorni scorsi…

Possibile una connessione tra 4Chan e il successo virale di Gangam Style?

Dopo una rapida consultazione col buon Domenico Polimeno ci sembra opportuno presentarvi questo mitico video che ha raggiunto in pochi giorni la milionata di visualizzazioni, che ci mostra brillantemente cosa accade quando “Hitler Did Nothing Wrong“… incontra “Gangam Style“…

Della serie se volete la prova provata…

Possibile che gli ambienti della sottocultura non apprezzino Obama che è bello, buono e bravo?

Mi sa che non eravate su /b/ ogni qual volta il Presidente Barack Obama è sceso in campo su un nuovo social network…

E poi mi sa che vi siete persi questa notizia uscita questa estate…

Ahem…

Scrivere di 4Chan non costituisce una violazione delle “Rule 1 e 2”?

Le Rule 1 e Rule 2 sono parte di una sorta di articolata netiquette della controcultura digitale detta “Rules of the Internet“.

Nello specifico riguardano :

Rule 1. Do not talk about /b/.
Rule 2. Do not talk about /b/.

Rules of the Internet

Negli anni si è a lungo dibattuto sull’applicazione delle regole summenzionate…

Diciamo che l’ermeneutica tradizionale interpreta le regole come un divieto di trattare fuori da 4Chan temi riguardanti la propria personale partecipazione alla community e di parlare di cosa avviene su /b/, mentre sono in corso dei raid verso altri siti…

Nello specifico essendo più realista del re nel trattare 4Chan adotto le seguenti linee guida:

  • utilizzare solo i meme riportati nella fanpage ufficiale;
  • riportare solo le informazioni contenute nelle news generali del sito;
  • attendere prima di trattare un raid:
  1. che si sia concluso;
  2. sia apparso sulla fanpage ufficiale;
  3. ne abbia dato la notizia una testata online;
  4. magari sia finito in un wiki di dominio pubblico.
  • trattazione asettica e mantenuta su ciò che avviene nella parte visibile dell’iceberg.

Poi se siete interessati a farvi una cultura ecco il resto delle regole…

Mi raccomando attenetevi scrupolosamente.

Il Lato Oscuro della Rete

Il Lato Oscuro della Rete

ONtro

Esimi Ricercatori, lunedì scorso ho partecipato all’evento “Il Lato Oscuro della Rete” nell’ambito della giornata dedicata al #PARTECIPARE della Social Media Week di Torino.

E’ stata come sempre una bellissima occasione per incontrare molti di voi, riallacciare dal vivo amicizie pluriennali sviluppatesi nel digitale, aprirsi a nuovi stimoli.

Di seguito riporto qualche appunto buttato giù durante il viaggio, condito dal mirabolante video di un’ora e mezza che costituisce il Kolossal assoluto del nostro glorioso progetto.

Il Lato Oscuro della ReteIl Lato Oscuro della ReteIl Lato Oscuro della Rete

La Retorica della Rete

Come ricorderanno i Ricercatori di lunga data, già un paio d’anni addietro, ai tempi di Internet 4 Peace, mi ero speso contro questa idea balorda di“Internet come Macchina Salvifica”.

Gli stregoni del marketing hanno elaborato questa folle dottrina secondo cui internet sarebbe uno strumento di per sé portatore di valori positivi generatori di fratellanza universale. Ne è nata questa stupida retorica della Rete secondo cui chi accede a internet e vi spende buona parte del proprio tempo rappresenta la parte più saggia ed evoluta del proprio Paese.

Questa assoluta corbelleria nata solo per rifilare materiale per feticisti tecnologici e servizi di telefonia è basata sul solito e trito assunto markettaro di “Metti un Tigre nel motore”, ossia “usa il mio prodotto e sarai associato ai valori positivi di cui questo è portatore”.

Così oggi il mondo della comunicazione è pieno di “Rivoluzioni dei Social Network”, che non appena gratti sotto la patina di like e retweet si rivelano movimenti fondamentalisti sviluppati all’ombra delle parabole televisive (v. Primavera Araba e affini)… C’è questo continuo rimando al roboante Popolo della Rete, che non appena gratti sotto la patina di like e retweet si rivela un ammasso poco coeso di slacktivist (gli attivisti pigroni che lanciano i like come fossero molotov)… E’ un continuo fiorire di velleitarie Agende, Agenzie e Associazioni Digitali, che non appena gratti sotto la patina di like e retweet si rivelano incapaci di incidere sui processi politici…

Perché purtroppo quella della Rete è una gloriosa retorica basata sul nulla.

Una gloriosa retorica di cui beneficia solo l’Oligopolio Digitale.

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Iceberg Digitale

Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con internet riconosce che esiste una sola mappa concettuale davvero calzante per descriverlo: l’iceberg digitale.

Rappresentare internet come un iceberg significa riconoscerne una serie di caratteristiche:

  • Il web visibile si regge sua quella massa indistinta e non immediatamente percepibile rappresentata dal deep web. Come l’iceberg è immerso nell’acqua e da questa trae i propri elementi costitutivi ed in essa si scioglie in un ciclo continuo di coagulazione e scioglimento, così è il rapporto tra internet e il deep web. Solo una minima parte delle informazioni online è visibile via browser, esiste una enorme massa di dati normalmente invisibile in cui si muovono una serie di attori che vanno dai governi, agli hacktivisti ai cibercriminali. Ognuno che persegue scopi non proprio chiarissimi.
  • Solo la cima dell’iceberg è realmente visibile e abitabile. L’idea che abbiamo di internet si riduce a social network, testate online, qualche top blog (e siti porni ovviamente). Già se guardassimo appena sotto il pelo dell’acqua ci renderemmo conto che gran parte del web visibile è composto da forum, image board, blog e siti da cui vengono saccheggiate le idee, i temi e i contenuti che finiscono nella parte “emersa”.

Una simile conformazione comporta una serie di considerazioni: le informazioni nel web, al netto delle fiammate virali che lasciano il tempo che trovano, si stratificano con un processo di vera e propria mitopoiesi. I concetti si radicano per stratificazioni successive. La dimensione è assai simile a quella analizzata dagli antropologi quando studiavano le culture ibride frutto delle colonizzazioni, solo espansa a miliardi di individui che quotidianamente rielaborano mattoncini di informazioni plasmando la propria personale cosmogonia.

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La Cultura Tossica e la Guerra dei Sogni 2.0

Come accennato in precedenza, una delle chiavi di lettura migliori per leggere il web è quella della Cultura Tossica, di cui rappresenterebbe solo uno dei momenti.

In estrema sintesi:

  • tutti i mammiferi hanno la necessità per sopravvivere di marcare il proprio territorio di caccia/riproduzione, attraverso l’immissione nel proprio ecosistema di inquinanti organici;
  • nel caso dell’essere umano, oltre all’ambiente fisico, si aggiunge un ulteriore territorio da “marcare”, l’ecosistema psichico dei gruppi sociali in cui agisce;
  • pertanto l’uomo adotta una serie di strategie atte a immettere degli “agenti inquinanti” nell’ecosistema psicologico;
  • buona parte della comunicazione umana sarebbe pertanto basata sulla produzione di immagini atte ad influenzare il proprio gruppo sociale di riferimento;
  • queste immagini inquinanti devono essere facilmente edibili per la mente per lo più si riferiscono a processi inconsci.

Decenni di uso dissennato di immagini tossiche nella nostra comunicazione sta portando alla creazione di un nuovo tipo di “Manipolatore” delle informazioni. Non siamo più di fronte a un Joseph Goebbels che conosce la differenza verità e menzogna e tramite la reiterazione del messaggio trasforma quest’ultima fino a renderla credibile.

Il moderno Manipolatore è figlio di una cultura della manipolazione, è nato e cresciuto in un ambiente tossico, in cui la distinzione tra realtà, sogno, verità, menzogna, verosimile è completamente crollata.

Con tutto ciò che ne consegue.

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Il video che Tecnonucleo non ti farebbe mai vedere

Così arriviamo al mio intervento con il dott. Michele Di Salvo in cui si ho spaziato sugli argomenti più disparati: lo Stato di Cyberpolizia, l’evoluzione ambigua dell’hacktivismo e delle mobilitazioni digitali, l’origine dei gattini di facebook. Il tutto rievocando alcune nostre mirabolanti peripezie come la campagna dei Toptweets, il #FreeGary, gli studi sui temi di tendenza, la battaglia pro Nonciclopedia e tanto altro…

E adesso, bando alle ciancie, prendetevi mezza giornata di ferie e buona visione:

Conclusioni

Eppure dopo questa abboffata video c’è ancora qualcosa che mi sembra giusto che vediate…

Un breve video, molto interessante, che è il corollario perfetto a quanto testé esposto…

Manco a dirlo…

Read more: http://gilda35.com/il-lato-oscuro-della-rete#ixzz3LUPXpqGv
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Mettere le scarpe nel piatto dove mangiano gli Anon

Un folle e malvagio individuo posta su 4Chan una foto delle proprie scarpe dentro l’insalata destinata agli hamburger… Immediatamente la gioiosa macchina da guerra degli Anon si muove con precisione chirurgica per punire l’infame misfatto…

 

ONtro

Esimi Ricercatori, quest’oggi mi sono sollazzato con una meravigliosa storia made in 4Chan. Chiunque bazzichi quella sorta di Tortuga di internet sa che ogni tanto a qualche Anon prende il ghiribizzo di mettersi in mostra pubblicando qualcosa di grottesco ed eccessivo…

Il più delle volte l’Anon sbruffone si becca qualche insulto particolarmente creativo e colorito e la cosa finisce lì…

Tuttavia qualche volta c’è il disgraziato di turno che ne fa davvero una grossa…

 

Lo spaccone

Il giorno 16 luglio un perfido Newfag posta su 4Chan questa orribile foto:

 

Mettere le scarpe nel piatto dove mangiano gli Anon

La foto viene accompagnata da questo significativo messaggio:

This is the lettuce you eat at Burger King.
[Tradotto: questa è la lattuga che mangiate da Burger King]

Originally posted on 4Chan July 16 at 11:38 p.m

Orbene miei esimi Ricercatori, come spiegato diffusamente ai tempi di “Stalking Inverso” prima di postare qualche foto su internet bisogna essere consapevoli che la stessa, se presa con uno smartphone, contiene una gustosa quantità di metadati…

Peraltro non reputo una mossa eccessivamente intelligente rendere edotti gli Anon che si mettono le scarpe nell’insalata dei loro hamburger…

Come prevedibile la reazione è stata composta, sobria e misurata…

Esplosioni di rabbia di una mente collettiva

Esplosioni di rabbia di una mente collettiva

Con le classiche metodiche di lavoro distribuito tipiche delle forme di intelligenza collettiva che animano certe comunità online è scattata immediatamente la caccia all’uomo con accerchiamento digitale:

  • 16 luglio ore 23.38: lo spaccone posta l’immagine infame su 4.chan
  • 9 minuti dopo: un Anon leggermente contrariato posta i metadati di geolocalizzazione dell’immagine, che risulta scattata in Ohio precisamente a Mayfield Heights.
  • 12 minuti dopo: un altro Anon leggermente imbufalito posta l’esatto indirizzo del Burger King dove è stata scattata la foto… e poiché è noto l’esatto orario dello scatto, augura all’autore “buon licenziamento“.
  • 17 minuti dopo: altri Anon iniziano allegramente a spammare la notizia in lungo e in largo coinvolgendo le maggiori testate giornalistiche.
  • 20 minuti dopo: viene debitamente compilato il modulo dei reclami di Burger King’s postando la foto maledetta.

Alla fine i poveri gestori di Burger King’s si sono trovati a dover chiarire non solo che le proprie politiche sul trattamento dei cibi sono estremamente sobrie e rigorose, ma che il ristorante dove era strata scattata la foto opera indipendentemente in franchising e che si sarebbe svolta un’accurata indagine per identificare e punire l’autore dell’infame atto…

Burger King Corp. is aware of a photo that shows a BURGER KING® restaurant employee violating the company’s stringent food handling procedures. Food safety is a top priority at all BURGER KING® restaurants and the company maintains a zero-tolerance policy against any violations such as the one in question.
The restaurant where this photo was taken is independently-owned and operated by a BURGER KING® franchisee. The franchisee has taken swift action to investigate this matter and has terminated the three employees involved in the incident.

Il Comunicato di Burger King’s

Conclusioni

Come concludere?

Penso, miei esimi, che questa storiella ripresa dalla pagina facebook di 4Chan e da un correlato articolo di Mashable, ben descriva i rischi in cui si può incorrere in internet con una gestione poco accorta delle proprie azioni.

E’ una storia che ci fornisce alcune importanti lezioni:

  • tutto quello che fotografiamo è geolocalizzato, quindi se ci teniamo alla nostra privacy o abbiamo problemi di stalking/molestie facciamo una gestione accorta delle nostre immagini online;
  • pensarci dieci volte prima di fare lo sbruffone con una Comunità Online nota per aver mandato in galera con metodiche come quelle sopra descritte delinquenti che postavano foto di animali seviziati;
  • pensarci un milione di volte prima di pubblicare su internet materiale particolarmente sensibile come i selfshot, perché potreste subire visite indesiderate anche gravi;
  • mai fare foto sul luogo di lavoro durante l’orario di servizio;
  • mai mettere i piedi nel cibo del prossimo.

Poche semplici regole per vivere felici.

 

Anonymous vecchi e nuovi

ONtro

Anonymous con la faccia verde? Ma non aveva la maschera di V?

Esimi Ricercatori, l’eco della Prima Guerra Digitale stenta ancora a spegnersi nella Rete e capita spesso di imbattersi in strani frammenti di conversazione, che sembrano quasi paventare una lotta intestina tra vecchi e nuovi membri della Comunità Online di Anonymous.

Chi come il sottoscritto si diverte a scorrazzare sui siti generatori di meme, in questi giorni si imbatte spesso in post riguardanti prese di distanza da parte dei “Vecchi Anonymous” verso i “Nuovi Anonymous“… Da un lato un severo volto verdognolo in giacca e cravatta (ai più affezionati lettori di questo blog dovrebbe ricordare qualcosa), dall’altro la stra-nota maschera di Guy Fawkes del film V for Vendetta…

Oibò – diranno i meno avvezzi alle vicende digitali – e ora che c’entra questo faccione verde con Anonymous? E perché queste prese di distanza tra vecchi e nuovi Anonymous…

Innanzitutto intendiamoci su un concetto fondamentale: Anonymous non è un Partito Politico, non è un’Associazione, non è un Movimento, non è una Religione… è una particolarissima Comunità Online…

Questa banale considerazione comporta una conseguenza non prevista dagli originari membri di questa particolare comunità nata su 4chan: l’impossibilità di avere un controllo assoluto sull’azione della propria creatura.

Ma andiamo con ordine come di consueto…

Una presa di distanze

Come ricorderete rimasi alquanto interdetto da alcune mosse scomposte di Anonymous intercorse durante la “Prima Guerra Digitale”, che contravvenivano alcune basilari regole dell’hacking… Per carità i tempi dell’Old School, quella della Legion of Doom e dei Masters of Deception per intenderci, sono lontanissimi e spesso parlando di “Etica Hacker” si fa riferimento a fenomeni degli anni ’80 o dei primi anni ’90… Anonymous poi ha sempre brillato per un approccio notevolmente nichilista…

Tuttavia… Dai tempi del Project Chanology, passando per l’Operation Payback Wikileaks, e per l’attribuzione (infondata)  dell’attacco al Playstation Network, va ammesso che l’evoluzione di Anonymous è stata abbastanza sconcertante… Il Cartello economico istituzionale che vuole “blindare” internet (quello che chiamo Tecnonucleo) ha sempre utilizzato pretestuosi riferimenti ai pericoli dell’Cyber Orco (v. COPA) e del terrorismo digitale (v. Gary McKinnon) per togliere spazi di libertà…

Anonymous con le proprie ultime azioni abbastanza scomposte sembra avercela messa davvero tutta per confermare i peggiori pretesti del Cartello… Leggendo in giro per la Rete sembra di assistere alla gamification dell’hacking… Ogni settimana si butta giù qualche sito con motivazioni ideologiche sempre più labili e contraddittorie…

Tutto appare sospeso tra azioni dimostrative superomistiche e anarchia allo stato brado…

E la cosa apparentemente inizia a creare attriti tra vecchi e nuovi Anon…

Ma siamo sicuri che quando si parla di Anonymous parliamo della medesima entità?

In particolare l’amico Numero_sei, nelle sue spericolate ricerche sui meme di 4chan.org si è imbattuto nella seguente invettiva lanciata dai vecchi Anonymous contro i nuovi venuti, rei di non aver compreso lo spirito che anima questa Comunità…

Un esempio del messaggio degli Old Anonymous da 4Chan.org

Lì per lì, pur non essendo mai stato in passato un frequentatore di 4chan  leggendo il testo mi sono venute in mente una quantità di invettive simili lette in passato nei forum dei primi anni 2000… Vi riporto il testo in tutta la sua crudezza:

A message to all the cancerous, witheknignting, hipster newfags:  We aren’t some vigilante group righting wrongs. We aren’t your friends, your buddies or your saviors. Your feelings mean nothing to us. We are human nature unencumbered by pointless ethics, foolish moralities or arbitrary laws and restrictions. We are every dark impulse you have; unrestrained and fully realized. We are what deep down, you wish you were. We exist as a means for instant gratification, purely at our own whim. We have no culture, we have no laws, written or otherwise. We are an autonomous collective, each an insignificant part of a whole. You cannot assimilate us, we do not change. You cannot defeat us, we do not exist. You cannot infiltrate us, we know our own. We do not sleep, we do not eat and we do not feel remorse. We will tear you apart from outside and in, we have all the time in the world. You operate under the delusion that we will someday be outdated, that we might even see the light. You are irrevocably wrong. You are not special, you are not unique and you aren’t crusaders for justice. You’re a blend of college age faggots who think that they can do some sort of good, and who are desperate to belong, to have attention. You have accomplished nothing, and you will fall. Enjoy your AIDS, faggots.

Traduzione libera:

Un messaggio per tutti i cancerosi, paladineggianti, alternativi, “frocetti novellini”  [N.d.A. l’originale “newfag” è un termine spregiativo utilizzato dai vecchi Anon verso i nuovi]: Non siamo una Ronda, venuta a raddrizzare i torti. Non siamo vostri amici, né vostri compagni, né i vostri salvatori. I vostri sentimenti non significano nulla per noi. Siamo la natura umana sgravata da inutili codici etici, da sciocche moralità o arbitrarie  leggi e restrizioni. Siamo ogni oscuro impulso che avete, sfrenato e pienamente realizzato. Siamo quello che in fondo desiderereste essere. Noi esistiamo come strumenti di immediata gratificazione, esclusivamente per soddisfare i nostri capricci. Noi non abbiamo cultura, non abbiamo leggi, sacre scritture o altro. Noi siamo un collettivo autonomo, ognuno è una parte insignificante di un tutto. Voi non potete assimilarci, noi non cambiamo. Voi non potete sconfiggerci, noi non esistiamo. Voi non potete infiltrarvi, noi ci conosciamo. Noi non dormiamo, non mangiamo e non sentiamo rimorso. Vi faremo a pezzi dentro e fuori, abbiamo tutto il tempo del mondo. Voi operate nell’illusione che ci sarà un giorno in cui ci lasceremo tutto alle spalle, che un giorno potremmo anche arrivare a vedere la Luce. Voi siete irrevocabilmente nell’errore. Non siete speciali, non siete unici e non siete Crociati che lottano per la Giustizia. Voi siete soltanto un’amalgama di universitari froci, che ritengono di poter fare qualche sorta di bene, e che che cercano disperatamente di essere parte di qualcosa, per ricevere attenzione. Voi non avete concluso nulla, e cadrete. Godetevi il vostro AIDS, froci.

Penserete, miei esimi Ricercatori, che questa lunga e aspra presa di distanze sia il risultato delle fragilità manifestate da Anonymous durante la “Prima Guerra Digitale” (v. ad es. “Anonymous attacca i siti del Governo, ma svela fragilità” di Dario D’Elia)…

E invece no…

Negli anni mi sono imbattuto in questo messaggio, declinato anche in forme più violente di quella che ho testé liberamente tradotto… Le frasi ricorrenti sono quelle che ho citato, spesso corredate di esempi di cosa diverte gli Anon (es. morti efferati, massacri familiari, mutilazioni, ecc…), per accentuare l’effetto di distanza dai “Crociati”… Questo messaggio circola da anni: da quando Anonymous balzò agli onori delle cronache durante la vicenda Scientology e riappare ciclicamente su forum, siti più o meno underground, perfino Youtube o biografie di Social Network…

Non appena nuove masse di internauti si dichiarano parte di Anonymous si scatena questa correlata presa di distanze…

L’Old Anon

Magritte il padre spirituale di Anonymous

Come ben spiegato dal sempre ottimo Know Your Meme: l’Old Anon è una tipica espressione di cyber dadaismo (spesso su 4chan e Canvas, nei momenti di follia creativa si utilizza il neologismo “dadaing”) o di cyber surrealismo… L’immagine infatti è una rielaborazione del quadro surrealista “Son of the Man” di Magritte e dal 2003 ha rappresentato il volto più duro e puro di Anonymous.

Gli Old Anon si riconoscevano in questa immagine surrealista particolarmente potente ed evocativa, di cui veniva esaltato l’aspetto connesso alla negazione dell’identità personale.

Durante gli anni novanta si rifletteva parecchio sul superamento del vecchio concetto di identità. Circolava una quantità pazzesca di scritti sul superamento dell’integrità fisica (il boom di piercing, tatuaggi e scarification è connesso a questi studi)… si parlava di “droghe nootropiche” in grado di cambiare la percezione che l’uomo aveva del sé… si vedeva nel digitale lo strumento definitivo con cui accedere a personalità fluide, molteplici, prometeiche, riscrivibili…

Persino in Italia abbiamo avuto esperienze culturali in tal senso, penso ai primi passi del collettivo Luther Blisset e alla comunità creativa del Cyborg di Daniele Brolli…

Insomma Anonymous mosse i propri primi passi nell’ambito di una ricerca culturale nichilista fortemente estetizzante.

Come spesso si ripeteva in certi siti: qui non si fa hacking o meme, qui siamo Cultura.

Project Chanology

Ma si sa le Comunità Online sono soggette a ricambi generazionali improvvisi e spesso radicali…

Così avvenne che nel 2008 Anonymous incontrò l’uomo che cambiò per sempre la sua storia: Wise Man Beard, alias Mark Bunker.

Questo quasi omonimo di un celebre fumettista italiano, è un giornalista USA che fa attivamente controinformazione sulla Chiesa di Scentology.

Con un celebre video su Youtube Wise Man Beard si rivolse direttamente alla comunità di Anonymous invitandone i membri ad abbandonare le tradizionali tecniche di “terrorismo mediatico” e nichilista in favore di una campagna nonviolenta contro Scientology.

La Chiesa di Scientology aveva avuto lunghi contrasti con le Comunità Online di hacktivisti americani, con cui negli anni aveva instaurato numerose cause giudiziarie…

Così avvenne che un giorno venne pubblicato su internet un video molto imbarazzante in cui un Tom Cruise allucinato parlava con toni eccessivamente entusiasti di Scientology… Immediatamente gli uffici legali della Chiesa di Scientology chiesero a Youtube la rimozione del video ritenuto lesivo della propria immagine e abusivamente realizzato.

Mark Bunker iniziò quindi una campagna di sensibilizzazione e mobilitazione, perché la cosa avrebbe creato un pericoloso precedente che avrebbe consentito a chiunque di censurare contenuti digitali ritenuti arbitrariamente lesivi. Ricordiamoci che gli USA sono un sistema di common law e i precedenti pesano per i futuri giudizi.

Così Wise Man Beard riuscì a coinvolgere Anonymous nella sua guerra personale contro Scientology…

Da un lato vennero intraprese le usuali tecniche di hacktivismo come le si era conosciute per un ventennio: attacchi DDoS, black fax, prank call… insomma ogni genere di coccoloso sabotaggio atto a devastare le capacità di telecomunicazione di Scientology…

Dall’altro vennero poste in essere nuove pratiche di presidio territoriale, che cambiarono l’hacktivismo come l’avevamo conosciuto fino ad allora. Internet venne utilizzato per organizzare delle manifestazioni di protesta più vicine ad un flashmob, che  a un sit-in politico.

Tuttavia c’era un problema molto serio… Scientology ha la cattiva abitudine di intraprendere azioni legali con estrema facilità. Così i manifestanti dovettero organizzarsi per mantenere il proprio anonimato anche nella vita reale.

Era uscito da poco il film V, trasposizione cinematografica del celebre fumetto anarchico di Alan Moore… la Time Warner aveva distribuito parecchio merchandising della maschera del controverso supereroe… nella scena finale del film tutti indossavano la maschera di V come segno di ribellione al sistema (scena inesistente nel fumetto in cui una simile scena di omologazione sarebbe assurda essendo una storia anarco individualista)… così gli hacktivisti acquistarono in massa la celebre maschera di Guy Fawkes, che sostituì nell’immaginario collettivo il verdognolo Old Anon.

La cosa non venne vissuta benissimo dagli Anon della prima ora e ovunque su internet si trovava il celebre messaggio di presa di distanza che ho tradotto per la gioia dei vostri occhietti: biografie di account e forum erano pieni di declinazioni dello stesso messaggio d’odio verso i Newfag di Project Chanology…

Lo stesso Mark Bunker divenne un meme: il Wise Man Bear appunto…

Da complesso progetto culturale nichilista di cybercultura, Anonymous si avviava a orientare le proprie azioni a “cause buone e giuste“… Passare dal superamento di ogni morale, credo ed etica alla militanza per la Causa, non venne propriamente vissuto bene da tutti…

Debrand Anonymous

Messaggio per la debrandizzazione di Anonymous dai prodotti della Time Warner.

Ovviamente con il Project Chanology venne stabilito un nuovo standard dell’hacktivismo militante…

Così quando i pazzoidi Culture Jammer di ADBusters ordirono la gloriosa performance cyberdadaista di Occupy Wall Street, i Newfag di Project Chanology vissero la mobilitazione come una sorta di girone di ritorno di Project Chanology…

Quindi vennero rispolverate le maschere di Guy Fawkes, cui vennero ad aggiungersi tante altre maschere di Guy Fawkes oltre a ogni genere di altro camuffamento.

Già mi sono espresso sull’intelligenza colorata manifestata dai manifestanti di Occupy Wall Street, paragonata al grigiore italico.

Tuttavia presso i media, e di conseguenza presso gli stessi manifestanti, si iniziò a fare una gran confusione associando i manifestanti con la maschera di Guy Fawkes ad Anonymous.

Peraltro, sebbene nei siti della galassia di Anonymous ci si faceva quotidianamente beffe in modo aspro delle forme più ingenue di mobilitazione degli Indignados… Ovunque nascevano come funghi azioni dimostrative di hacking a sostegno di Occupy, che si richiamavano ad Anonymous.

Ormai chi vuole dilettarsi di hacking può tranquillamente trovare materiale didattico, software e hardware su Amazon (no, non scherzo)… così miei esimi Ricercatori immaginate una sorta di democratizzazione e gamificazione dell’hacking che inizia a lambire anche strati della popolazione non proprio ferratissimi in materia di Etica Hacker, Controcultura, Cybercultura…

Inizia la stagione della gamification of hacking come dicono alcuni tra cui Jaron Lanier.

Questa volta quindi nella totalità dei siti connessi alla Comunità di Anonymous è stato preso in esame il tema della”debrandizzazione di Anonymous” dal merchandising della Time Warner.

Il dibattito ovviamente va avanti sui binari usuali per tali comunità: meme, flame, trollate, scherzacci di ottimo e di pessimo gusto. A titolo di esempio vi riporto un tread, “Masks War“, innescato da una vostra anonima conoscenza per meglio comprendere il sentiment sul tema…

Peraltro il dibattito sulla debrandizzazione di Anonymous ha visto anche la partecipazione dello stesso Alan Moore che ha rilasciato per il Guardian una splendida intervista sul rapporto tra Occupy e Time Warner.

Ovviamente potrete ben capire nell’ambito di questo dibattito quante volte può essere saltato fuori il messaggio di presa di distanze tra Old Anon e Newfag…

Conclusioni

Come concludere esimi Ricercatori?

Spero di avervi fatto comprendere un po’ meglio certe dinamiche, che spesso vi vengono fatte apparire come monolitiche dai media tradizionali.

Anonymous è una interessantissima Comunità Online. Forse unica.

E come ogni Comunità Online che si rispetti vive evoluzioni, conflitti interni, deviazioni, restaurazioni, ibridazioni con realtà esterne…

Paradossalmente con gli anni ciò che è andato ad avere una personalità mutevole e riscrivibile è proprio Anonymous….

C’è una sola morale possibile al termine di questa storia… miei esimi Ricercatori tenete sempre a mente che: per quanto vi possiate sentire Old, ci sarà sempre qualcuno per cui sarete Newfag!

E’ la Comunità Online bellezza!