Bufale Senza Latte – #IJF15 Perugia 17.04.2015

Venerdì 17 aprile, ore 19:30 presso la Sala del Dottorato, parteciperò al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia insieme agli amici di Gilda35 (la crew al gran completo Aldo Pinga, Pierluigi Canino, Domenico Polimeno e Renato Gabriele) e al “Giullare Digitale” Francesco Lanza, per l’evento “BUFALE SENZA LATTE – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la politica digitale”.

Arianna Ciccone, deus ex machina del Festival, ci ha invitato, non senza una mia certa dose di sorpresa, ad articolare un intervento durante questa importante manifestazione, che convoglia volontari dalla bellezza di 22 Paesi.

Considerata quantità di burle, che abbiamo accumulato negli anni ai danni di poveri ignari giornalisti, è un po’ come mandare Lady Gaga a fare una catechesi in Vaticano.

Ovviamente abbiamo accettato tutti con piacere.

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L’Estate della Cultura Tossica

La guerra non cambia mai

Esimi Ricercatori, chiudo questo lungo digiuno di nonPOST con un malinconico filmato autoprodotto lungo il litorare laziale, condito da alcune segnalazioni e da una possibile chiave di lettura dei comportamenti sempre più anomali che contraddistinguono la scena digitale italiana…

Ma andiamo con ordine come di consueto…

Stavo riflettendo sugli ormai endemici fenomeni di Mud Wrestling tra influencers, che spesso vedono coinvolti anche persone che stimo e che (mio malgrado) vedo dibattersi furiosi armati di machete in mezzo alla mota digitale…

Così sconsolato pubblico questo mesto tweet…

Quindi preda di un furioso raptus creativo prendo il mio fido Samsung Galaxy S3 (ebbene sì il mio fido S2 è deceduto) e mi accingo a fare un lungo e pacifico video di 75 minuti sul mare che si abbatte sulle scogliere…
 
Il video prosegue per una ventina di secondi tranquillo, quando la pargoletta mano di un futuro Analista di Moody’s (un bambino di otto anni di centoventi chili dallo sguardo omicida) lancia una sassata nel mare rompendo l’incanto…

Non dico settantacinque minuti, ma almeno un minuto senza che un atto violento interrompesse la poesia mi sarebbe bastato…

Ma avevano ragione gli autori di Fallout: “War never changes”

Respiriamo bellicosità.

Siamo intrisi di bellicosità.

Se ci tagliano fuoriesce napalm.

Chissà per quale errore di programmazione degli ingegneri sociali da cui è stato generato il Tecnonucleo (la nostra proto-intelligenza collettiva ibrida uomo/macchina)… sta emergendo una quantità di astio sufficiente a sciogliere entrambi i poli entro la fine dell’anno…

Ricordando i tempi felici delle “zergate” contro l’Algoritmo dei Toptweet… dei raid contro i Temi di Tendenza… delle mobilitazioni contro il povero misuratore del Klout… mi viene nostalgia per quei tempi più civilizzati in cui si criticava il cattivo uso degli strumenti digitali, piuttosto che le persone che le usavano…

Segnalazioni estive

Così ovviamente le segnalazioni di questa estate digitale riportano ancora gli echi delle battaglie estive presenti e trascorse…

Iniziamo con questa frizzante intervista doppia rivolta al sottoscritto e al grande Stefano Chiarazzo da Futura Pagano sul tema dello star system sui social network….

Intervista cui sono riuscito a rispondere in modo del tutto fortunoso in una trama di Galaxy S2 moribondi, connessioni Wi-Fi estemporanee, riesumazioni di netbook… Il tutto ringraziando Brin e Page dell’esistenza della Nuvola di Google in cui è tutta la mia vita…

Capisco che i tempi di una campagna sui social siano brevi, ma ricorrere ancora ai BOT nel 2012 è un po’ triste…

Twitter, anche le star della musica comprano i follower? Il caso Dolcenera | Pubblico Delirio

Essendosi aggiornato l’algoritmo, mi riprometto col prossimo nonPOST di riassumere le puntate precedenti degli esperimenti e dei ragionamenti di Gilda35 sul celebre misuratore di influenza digitale…

Articolo divulgativo molto interessante, che riassume oltre un secolo di teorie sulla c.d. ecologia della mente. Appartengo da oltre un ventennio alle sottoculture che fanno riferimento a riviste come ADbusters… pertanto è naturale per me considerare che l’articolo offra una interessante chiave di lettura del mud wrestling tra influencer, dello star system 2.0, dei social BOT, dei misuratori di popolarità online come forme di marcatura del territorio attraverso l’inquinamento mentale…

Altro che fuffa, questa è Cultura Tossica pura…

E ringrazio il cielo di aver avuto tre salutari settimane di semi-disintossicazione!

Lo Sconcertone del Concertone | Data Manager Online

Illustri Manager del Digitale il Primo Maggio come è tradizione in Italia si è tenuta quella grande kermesse della musica pseudo-alternativa italiana che è il Concertone.

Su twitter la diretta, come sempre accade con eventi musicali tipo Sanremo, è stata massiva e all’insegna del commento agrodolce e spesso sferzante.

Sotto l’etichetta #Concertone si sono prodotti una quantità di commenti nella stragrande maggioranza negativi sull’evento: le penose cover dei successi stranieri, le stecche continue, un Fancesco Pannofino non all’altezza, i cloni trash di Amy Winehouse, gli Afterhours che non riescono a cantare i propri brani in favore del karaoke, vecchie glorie pronte per l’Isola dei Famosi piuttosto che per il palco, giovani star dei talent show appena nate e già dimenticate, neppure la parvenza di qualcosa possa essere associato al rock… Solo Caparezza in questa desolazione strappa (come sempre) qualche messaggio entusiasta.

Poiché su Twitter è pieno zeppo di musicisti, critici musicali, giornalisti di ogni sorta, potete ben immaginare il putiferio che si è levato. Da un lato i professionisti della comunicazione e gli influencers esprimevano il proprio dissenso su conduzione e interpreti, dall’altro i comuni utenti retwittavano massivamente e si univano al coro greco del disappunto digitale.

Confesso che neppure io mi sono sottratto al coro greco:

Tragedia al #concertone: Bob Dylan per sbaglio ha guardato RAI3 e vedendo la cover di Finardi di Like a Rolling Stone si è tolto la vita.

Evento zombie nella Capitale, John Lennon ascolta Noemi, risorge e semina il terrore al #concertone!

Stupisce come mentre qui in Italia il Primo Maggio si presentava ormai completamente scevro di connotazioni politiche con un dibattito tutto concentrato sulle stecche dei cantanti e le scalette dei conduttori… dall’altra parte dell’Oceano si riscopriva il senso politico di questa ricorrenza.

Il Primo Maggio negli USA è un giorno lavorativo come un altro, eppure quest’anno gli attivisti di Occupy Wall Street hanno deciso celebrarlo a modo loro, con una marcia che si è snodata per le strade di New York e attraverso i Social Network. In particolare su Twitter i manifestanti hanno fornito una diretta utilizzando le etichette #M1GS #mayday #tows. E’ stato utilizzato ogni genere di strumento dai tweet, agli status di face book, ai racconti per immagini utilizzando instagram (in particolare assolutamente splendida la diretta di Claudia Vago).

Indubbiamente fa effetto la piega gerarchica che la ricorrenza ha preso in Europa ed in Italia in particolare. Se nei telegiornali si assiste allo spettacolo di una nazione in ginocchio, commissariata dai Tecnici per salvarla dal caos, patria di precari, cassintegrati, esodati, pensionati sottopagati… il Giorno del Concertone tutto torna in una sorta di anestetizzata normalità: conduttori impacciati, giovani cantanti reduci dai Talent Show, qualche vecchia star bollita… Tutto è così serio a parole e così ridicolo alla prova dei fatti. Come sempre.

In America invece uno scherzo di dadaismo digitale sfuggito di mano induce a riflessioni serie sull’evoluzione della finanza e della globalizzazione.

Sì perché Occupy Wall Street altro non è che uno scherzo di AD Busters, una comunità creativa di sabotatori dell’advertising. In sostanza gli AD Busters ideano finte campagne pubblicitarie, per palesare l’ipocrisia nascosta dentro il mercato dell’advertising… Le loro immagini provocatorie associano l’alcool all’impotenza, i modelli da macho all’insicurezza sessuale, le campagne social alla ricerca nevrotica di profitto, ecc…

Occupy Wall Street è nato così da un’iniziativa di AD Busters: invece di manifestare su Washington che è un esercizio inutile, manifestiamo nel vero “luogo del potere” Wall Street.

Una provocazione che è stata presa sul serio e che sta sviluppando riflessioni interessanti e colorate manifestazioni espressione di una creatività naif, ma affascinante.

Tuttavia a compensare questo divario tra Italia e USA è arrivato l’ottimo Twittopolis, che con un messaggio semplicissimo (due etichette e una foto) ha espresso la propria insofferenza verso l’attuale contesto politico ottenendo circa 700 retweet.

viaLo Sconcertone del Concertone | Data Manager Online.

Perché occupare Wall Street non è come occupare Piazza Tahir

È mai possibile tracciare una vera distinzione tra i mezzi di comunicazione di massa come strumenti di informazione e di divertimento, e come agenti di manipolazione e di indottrinamento?
(Tratto da “L’uomo a una dimensione” di Henry Mancuse)

Banchieri che osservano divertiti dei manifestanti

ONtro

Esimi nonché egregi Ricercatori, come sapete, quel piccolo miracolo di ingegneria sociale dei Temi di Tendenza di Twitter non finisce mai di stupirci. Ci siamo di sovente soffermati sul suo funzionamento (v. Perché Wikileaks non può essere Trend Topic), sui suoi Dominatori (v. Le tre Stigmate di Justin Bieber), nonché sulle sue politiche (v. I Temi di Tendenza e le  Policy Ombra di Twitter) giungendo alle conclusioni che siamo di fronte a uno strumento perfetto di infotaiment e gamification dell’informazione… il tutto forse finalizzato al più grande esperimento sociale che mente umana ricordi.

Pertanto ho accolto con la consueta divertita curiosità, questo gildagramma del Ricercatore Maxvurro relativo al tema di tendenza #occupywallstreet:

Occupy Wall Street

Ammetto, esimi Ricercatori, che lì per lì il Tema di Tendenza #occupywallstreet e il correlato #takewallstreet mi hanno fatto un po’ cadere dal pero…

Ho avuto la sgradevole sensazione di essermi perso qualcosa… Ma come?! Gli USA hanno la loro Piazza Tahir (v. “La Primavera Araba e i social network (intervista)” del Ricercatore Luca “Foreign Office” Alagna)? I loro Indignados (v. “Spanish Revolution, rivoluzione social(e): reportage da Puerta Del Sol” del Ricercatore Matteo “Pulitzer” Bianconi)? E io sono l’unico a non saperlo!

Insomma metto da parte il disappunto e mi getto in una ricerca di informazioni in Rete, mettendo in piedi un piccolo Scoop.it (Occupy Wall Street), per registrare qualche appunto.

La cosa veramente sconcertante è che il 17 settembre 2011 A.D. in Rete si trovavano scarsissime informazioni sull’evento, in Italiano poi era peggio che andar di notte (giusto un miserabile trafiletto de il Post)…

Solo verso la sera del 18 settembre, a manifestazione conclusa, di botto l’evento è stato raccontato su ogni media vecchio e nuovo… Con tanto di meraviglioso siparietto del TG1 che ha intervistato una manifestante “fumata”, che si era travestita da Maria Antonietta (giuro che non è una boutade dadaista)…

Ma insomma cos’è “Occupy Wall Street”?

La manifestazione è stata ideata dai “Disturbatori” di ADbusters, che nel loro sito italiano così si definiscono:

I Culture jammers sono un network dissociato e globale di artisti, scrittori, ambientalisti, economisti ecologici, insegnanti dell’alfabetizzazione dei media, sinistroidi rinati, ecofemministi, antiprogressisti, disturbatori di merda dei college, catalizzatori della confusione nelle università, incorreggibili, insoddisfatti e acerbi imprenditori. Siamo idealisti, anarchici, tattici della guerriglia, burloni, poeti, filosofi e punk.
(Tratto da “Chi siamo” di Adbusters.it)

Nello specifico la campagna “#OccupyWallStreet” così viene riassunta nel sito internazionale di ADbusters:

Il 17 settembre, vogliamo vedere 20.000 persone confluire nel centro di Manhattan, piantare tende, cucine, barricate pacifiche e occupare Wall Street per alcuni mesi. Una volta lì, potremo ripetere incessantemente la nostra unica semplice richiesta fino a quando Barack Obama capitolerà.
(Liberamente tradotto da Adbusters.org)

Insomma appare chiaro il riferimento alle modalità di protesta messe in piedi dagli Indignados spagnoli…

All’appello di ADbusters ha fatto quindi eco Anonymus , la nota Online Community di Hacker, pubblicando questo appello alle forze dell’ordine statunitensi:

Peraltro il sito ufficiale della manifestazione https://occupywallst.org/ prende il “toro” per le corna e afferma senza mezzi termini:

Si è detto che il Denaro ha comprato la politica.
[omissis]
Siamo d’accordo che bisogna procedere ad una riforma elettorale [N.d.R. tutto il mondo è paese!].  Tuttavia, la riforma elettorale che è stata proposta ignora le cause che hanno permesso il generarsi di un simile sistema. Alcuni hanno prontamente dato la colpa alla Federal Reserve, ma il sistema politico è stato legato alle macchinazioni politiche delle cerchie dei ricchi prima della sua fondazione.
Abbiamo bisogno di affrontare le questioni basilari: queste Compagnie, anche se non fossero in grado di competere nell’arena elettorale, conserverebbero ancora il controllo della società. Riuscirebbero a mantenere quel controllo economico, che permetterebbe loro di conservare il controllo politico. Un limite di mandato, ancora una volta, non risolverebbe il problema, come hanno fatto molti della classe politica che hanno lasciato la politica solo per ritrovarsi come parte integrante delle élite aziendali.
Abbiamo bisogno di riconquistare la libertà che è stata rubata al Popolo, completamente.
(Liberamente tradotto da https://occupywallst.org/)

Peraltro come attestato da questo interessante articolo del Fatto Quotidiano (“Take the square”, piazze unite contro la speculazione finanziaria) l’iniziativa era stata strutturata a Rete in modo di coinvolgere anche altre Piazze della Finanza mondiale, tra cui la Borsa di Milano.

Insomma l’idea che si fa un povero esserino bidimensionale e monocromatico è che si è di fronte a qualcosa di davvero grosso…

OppureNO.

La copertura mediatica

Quello che invece si poteva scoprire leggendo i tweet di #occupywallstreet è che negli USA era in corso una sorta di black out informativo sulla manifestazione. I media tradizionali (televisione, radio e giornali) evitavano accuratamente qualsiasi menzione.

Fondamentalmente hanno fornito copertura mediatica solo DURANTE la manifestazione e non PRIMA.

Già Valerio Evangelisiti in un articolo per Carmilla (“Dal Wisconsin al Nordafrica, passando per l’Europa: rivolta globale contro il neoliberismo) aveva dato notizia di questi fermenti che agitavano gli USA, che tuttavia trovavano rarissima copertura mediatica al di fuori di poca stampa specializzata…

Così sostanzialmente la manifestazione si è tradotta in un sostanziale flop (v. Usa, “Il giorno della rabbia”): poche centinaia di persone si sono dirette verso Wall Street e sono state bloccate da uno spiegamento imponente di poliziotti (v. video).

A riprova che se non c’è copertura mediatica in Tecnonucleo non c’è evento.

La rumba dei Temi di Tendenza

Gli attivisti, mentre organizzavano la manifestazione, stante l’assordante silenzio mediatico che li circondava, ebbero la brillante idea di avviare con qualche giorno di anticipo il tema di tendenza #occupywallstreet…

I poveri tapini non conoscevano quelle regole di buonsenso che descrivemmo in “Elementi di Attivismo Digitale“: mai avviare un tema di tendenza con troppo anticipo perché entro 24 ore l’Algoritmo li cancella dalla lista dei Temi di Tendenza.

I cyberattivisti avevano dimenticato una regola di base: i Temi di Tendenza non servono a organizzare qualcosa, non servono neppure a informare, servono solo a descrivere la “parola del giorno” (che in genere è una corbelleria su Justin Bieber, la Lovato, Lady GaGa e altri Abomini Digitali)…

Così avviene che dopo un glorioso giorno alla guida dei Temi di Tendenza statunitensi (0,3% sul volume totale di tweet mondiali secondo Trendistic), #occupywallstreet diventa un trend “avariato” e viene scartato…

Come si può notare dal report di Trendistic: nel periodo  in cui #occupywallstreet è stato Tema di Tendenza ha vissuto il proprio picco di popolarità, per poi letteralmente crollare un attimo dopo la sua esclusione… pur mantenendo volumi attorno allo 0,1% di traffico generato.

L'andamento di #OccupyWallStreet nella settimana dal 12 al 18 settembre 2011 A.D.

Allora che fanno gli attivisti di Adbusters? Si perdono d’animo?

Giammai iniziano a borbottare di essere stati “censurati” da Twitter, mentre, come avevamo spiegato ai tempi della “censura” del Fatto Quotidiano (v. Quando Zuckerberg censurò Travaglio, OppureNO!) era:

La riprova, se mai ce ne fosse bisogno, che per l’Oligopolio Digitale della Gang of Four (Amazon, Facebook, Apple e Google) esiste una sorta di paradossale democrazia in cui non conta niente nessuno.
Ma quale censura, esimi Ricercatori, questa è l’ennesima riprova che nel Tritacarne Digitale tutti i contenuti, i post, le polemiche, i flame, gli articoli, i commenti, sono solo ammennicoli per dirottare traffico sui SocialADS…
In Tecnonucleo non esiste censura. Perché è tutto rumore bianco.

E quindi, poiché i nostri non si rassegnano, che combinano?

Partono ottusamente con un altro Trend Topic il giorno prima della manifestazione: #TakeWallStreet, che orgogliosamente diventa primo trend topic in USA con oltre lo 0,3% di traffico generato:

L'andamento di #TakeWallStreet nella settimana dal 12 al 18 settembre A.D.

Risultato: passano ventiquattro ore e così il giorno della manifestazione non esiste alcun Tema di Tendenza che descriva cosa accade dalle parti di Wall Street… Gli attivisti twittavano furiosi, ma la schermata dei temi di tendenza USA citava le solite pupazzate su Bieber e Lovato…

E così accade che “Never Say a Wag” (un brano stucchevole del Simulacro Justin Bieber cantato in duetto con Jayden Smith per la colonna sonora del remake di Karate Kid) con un miserabile 0,01% di volume diventi tema di tendenza:

Il miserabile andamento di "Never Say a Wag" nella settimana dal 12 al 18 settembre 2011 A.D.

Due conti che non tornano

In conclusione miei esimi Ricercatori mi sovvengono alcune domande, che come al solito faticheranno a trovare una loro soddisfacente risposta…

Primo: perché i Top Blogger americani (dall’Huffington Post in giù) sono così solerti a parlare di politica mediorientale, inquadrando tutto in una roboante “Twitter Revolution”, e così lenti perfino a parlare di ciò che accade in casa propria?

Secondo: perché gli staff della Gang of Four sono stati così solerti a impegnarsi in prima persona nella “Primavera Araba” (v. il caso Wael Ghonim), tanto da “narrarla” come una gigantesca Rivoluzione Geek?

Terzo: siamo sicuri che nella “Primavera Araba” abbiano avuto un ruolo così rilevante i nuovi media? Non sarà forse che l’analogica televisione di Al Jazeera ha fatto la differenza?

Quattro: come mai quando la “Primavera Araba” era in pieno svolgimento i Temi di Tendenza ad essa relativi duravano per giorni e giorni (#Egypt fu un trend topic in ogni dove per settimane)? L’Algoritmo era in vacanza al Cairo?

Insomma se i Social Network non smuovono le coscienze nella progredita America, siamo sicuri che abbiano scatenato un pandemonio nel Mondo Arabo?

Non sarà forse che ci vengono proposte delle riletture di comodo effettuate a posteriori della premiata serie: la Macchina vi darà libertà, democrazia e benessere?

E comunque per contrappasso chi ha fornito la migliore copertura giornalistica agli eventi del “Giorno della Rabbia” è stata proprio Al Jazeera (v. US protesters rally to #OccupyWallStreet)…

Quanto è meraviglioso il mondo in Tecnonucleo!